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mercoledì 27 maggio 2026

SALUTE, MENSE PIÙ SANE, MENU VEGETALI E MENO SPRECHI: COSÌ L’EUROPA RIDUCE OBESITÀ INFANTILE ED EMISSIONI


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MENSE PIÙ SANE, MENU VEGETALI E MENO SPRECHI: COSÌ L’EUROPA RIDUCE OBESITÀ INFANTILE ED EMISSIONI

Oltre 1 milione di bambini coinvolti in 22 Paesi, quasi 4.000 scuole, più di 100 milioni di pasti l’anno e ritorni sociali fino a 2,69 euro per ogni euro investito:
 i risultati del progetto europeo SchoolFood4Change presentati al Forum Compraverde Buygreen 2026

 

Roma, 27 maggio - Più frutta e verdura, menù con più proteine vegetali, meno cibo ultraprocessato e meno sprechi alimentari. Ma anche nuovi appalti pubblici e filiere locali per trasformare le mense scolastiche in uno strumento di salute pubblica e riduzione dell’impatto ambientale.

È da qui che parte SchoolFood4Change, una delle più grandi sperimentazioni europee dedicate al rapporto tra alimentazione, salute pubblica e sostenibilità ambientale, che coinvolge quasi 4.000 scuole in 22 Paesi, oltre 1 milione di bambini e più di 100 milioni di pasti scolastici serviti ogni anno. Il progetto Ue - coordinato da ICLEI – Local Governments for Sustainability e sviluppato con una rete internazionale di città, istituzioni e organizzazioni partner- presentato da Fondazione Ecosistemi al Forum Compraverde Buygreen 2026 in corso a Roma, ha sviluppato 42 nuove ricette plant-forward (alimentazione in cui gli ingredienti vegetali diventano prevalenti, senza però eliminare necessariamente del tutto carne o prodotti animali), formato oltre 5.000 operatori delle mense e misurato gli effetti concreti della transizione alimentare nelle scuole: dai miglioramenti nelle abitudini nutrizionali alla riduzione delle emissioni climalteranti fino al ritorno sociale degli investimenti pubblici, stimato fino a 2,69 euro per ogni euro speso.

L’iniziativa parte da un presupposto semplice: il cibo servito ogni giorno nelle scuole non è soltanto un servizio mensa, ma uno strumento che può incidere contemporaneamente su obesità infantile, qualità della salute, emissioni climalteranti, sprechi alimentari, educazione e filiere agricole locali.

Per questo SchoolFood4Change ha lavorato in questi anni su più fronti: aumento di frutta, verdura e legumi nei menù scolastici, crescita dei pasti plant-based, riduzione del cibo ultraprocessato, acquisti biologici e locali, formazione dei cuochi, educazione alimentare nelle scuole e nuovi criteri ambientali negli appalti pubblici.

I dati sulla salute: nei campioni monitorati diminuiscono sovrappeso e obesità

Uno dei fronti principali riguarda la salute infantile. In Europa quasi un bambino su tre è in sovrappeso o obeso e l’iniziativa punta a intervenire proprio nel luogo in cui si formano quotidianamente le abitudini alimentari: la scuola.

I dati raccolti nelle scuole pilota mostrano risultati definiti promettenti dai promotori. Nei campioni monitorati in Dordogna e Vienna, la prevalenza di sovrappeso e obesità è diminuita rispettivamente dal 51,5% al 15,2% e dal 17% al 4,1%. Parallelamente è aumentata l’aderenza alle linee guida nutrizionali nazionali: a Madrid si è passati dal 28,5% al 61%, mentre a Milano il dato è cresciuto dal 47% al 65%, segnale di un miglioramento delle abitudini alimentari anche nelle scuole italiane coinvolte nella sperimentazione europea.

Secondo il progetto, la lotta all’obesità infantile non può dipendere soltanto dalle famiglie o dai comportamenti individuali, ma anche dalla qualità dei pasti scolastici, dall’educazione alimentare e dalle scelte delle amministrazioni pubbliche.

Meno emissioni grazie ai menu plant-based e alla riduzione degli sprechi

Accanto alla salute c’è il tema ambientale. Nelle 765 scuole europee coinvolte nella misurazione aggregata dell’impatto climatico, SchoolFood4Change ha registrato una riduzione media del 33% delle emissioni climalteranti associate ai pasti scolastici. Il risultato è stato ottenuto attraverso più leve: aumento dei menu vegetali, prodotti biologici, filiere locali, riduzione degli sprechi alimentari e introduzione di criteri ambientali negli appalti pubblici.

Nelle 765 scuole analizzate, il 39% dei pasti serviti è oggi plant-based. A Leuven, in Belgio, l’introduzione di menu vegetali nel 61% dei pasti ha consentito una riduzione del 92% delle emissioni legate al cibo servito.

Tra le realtà italiane coinvolte emergono Milano e Nuoro: il capoluogo lombardo è indicato tra le città che hanno contribuito maggiormente alla diffusione dei menu plant-based, mentre Nuoro si distingue per l’elevato utilizzo di prodotti biologici e per il rafforzamento delle filiere territoriali nella ristorazione scolastica.

Secondo la ricerca, il 34% dell’impatto climatico complessivo della ristorazione scolastica dipende proprio dagli sprechi alimentari: intervenire su eccedenze, porzioni e organizzazione delle cucine può quindi ridurre drasticamente le emissioni associate ai pasti serviti nelle scuole.

Gli appalti pubblici come leva per cambiare il sistema alimentare

Uno degli aspetti centrali della sperimentazione riguarda il ruolo degli appalti pubblici. Oltre 3.200 scuole europee stanno sperimentando modelli innovativi di approvvigionamento alimentare basati su qualità nutrizionale, sostenibilità ambientale, filiere territoriali e riduzione degli sprechi.

Secondo SchoolFood4Change, la ristorazione scolastica rappresenta una delle forme più concrete con cui la spesa pubblica può orientare il mercato alimentare e sostenere modelli agricoli più sostenibili.

Per ogni euro investito almeno 2,5 euro di ritorno sociale

L’iniziativa ha misurato anche il ritorno sociale dell’investimento in cinque realtà europee — Tallinn, Ghent, Copenhagen, Repubblica Ceca e Nuoro — calcolando gli effetti generati dalla transizione verso sistemi di ristorazione scolastica più sostenibili.

Il risultato mostra che per ogni euro aggiuntivo investito si generano almeno 2,5 euro di valore sociale, considerando benefici sanitari, ambientali, educativi ed economici.

Tra i casi studio compare anche Nuoro, indicata come una delle esperienze più avanzate nell’integrazione di filiere corte e criteri ambientali nei bandi pubblici per la ristorazione scolastica, con effetti positivi sia sull’economia locale sia sulla qualità nutrizionale dei pasti.

Secondo l’analisi, il cibo scolastico non rappresenta quindi soltanto un costo di servizio, ma un investimento pubblico in grado di produrre effetti misurabili sulla salute delle nuove generazioni, sulla sostenibilità ambientale e sulle economie locali.

42 nuove ricette e oltre 5.000 operatori formati

La trasformazione delle mense è passata anche dalle cucine scolastiche. SchoolFood4Change ha formato oltre 5.000 partecipanti tra cuochi, operatori delle mense e personale scolastico, sviluppando 42 nuove ricette plant-forward pensate per aumentare la presenza di ingredienti vegetali senza ridurre il gradimento dei bambini.

Più di 2.300 studenti provenienti da 12 Paesi hanno partecipato ai test sensoriali sui nuovi menu, mentre oltre 1.200 scuole stanno applicando il modello “Whole School Food Approach”, che integra educazione alimentare, orti scolastici, laboratori, visite nelle aziende agricole e coinvolgimento delle famiglie.

Attraverso il Forum Compraverde Buygreen, la Fondazione Ecosistemi porta così al centro del dibattito europeo il tema della ristorazione scolastica come uno dei terreni più concreti su cui si intrecciano salute pubblica, ambiente, educazione alimentare e qualità della spesa pubblica.

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domenica 10 maggio 2026

Studio Internazionale su rischi cardiovascolari per consumo di cibi ultraprocessati

Cibi ultra-processati e salute cardiovascolare: un consenso europeo guida i cardiologi nella pratica clinica

 

Uploaded ImageLe persone che consumano maggiori quantità di alimenti ultra-processati presentano un rischio più elevato di malattie cardiovascolari e mortalità cardiovascolare. 

 

Gli alimenti ultra-processati sono sempre più presenti nelle abitudini alimentari quotidiane e, secondo le evidenze scientifiche accumulate negli ultimi anni, il loro consumo elevato potrebbe avere conseguenze importanti sulla salute cardiovascolare. A richiamare l’attenzione su questo tema è un documento di consenso della Società Europea di Cardiologia n pubblicato sull’European Heart Journal, concepito come strumento pratico per i cardiologi, con l’obiettivo di aumentare la consapevolezza clinica sui rischi cardiovascolari associati a questi alimenti e di supportarne la gestione nella pratica quotidiana.

 

Il lavoro è stato elaborato dal Council for Cardiology Practice della European Society of Cardiology e dalla European Association of Preventive Cardiology, insieme a un gruppo internazionale di esperti coordinato da Luigina Guasti dell’Università degli Studi dell'Insubria di Varese, Marialaura Bonaccio dell’I.R.C.C.S. Neuromed di Pozzilli, Massimo Piepoli dell’Università degli Studi di Milano e Licia Iacoviello della Università LUM di Casamassima e dell’I.R.C.C.S. Neuromed.

 

Basato su una revisione approfondita degli studi disponibili, il documento non si limita a sintetizzare i dati scientifici, ma offre raccomandazioni pratiche e operative per aiutare i cardiologi a integrare la valutazione del consumo di alimenti ultra-processati e il counselling nutrizionale nella cura di routine. Viene inoltre proposto un approccio graduale alla prevenzione cardiovascolare, con strumenti utili a migliorare la comunicazione con il paziente e favorirne il coinvolgimento attivo. Secondo il documento, le persone che consumano maggiori quantità di alimenti ultra-processati presentano un rischio più elevato di malattie cardiovascolari e mortalità cardiovascolare. Questi prodotti sono inoltre associati a obesità, diabete di tipo 2, ipertensione e malattia renale cronica.

 

“Le ricerche sugli alimenti ultra-processati si sono sviluppate in particolare negli ultimi dieci anni. - ricorda Licia Iacoviello, responsabile UOR di Epidemiologia e Prevenzione dell’IRCCS Neuromed e professore ordinario di Igiene all’Università LUM di Casamassima - E’ necessario perciò che la prevenzione delle malattie cardiovascolari, anche nella pratica clinica, non si concentri, come ancora avviene, sui nutrienti, ma anche sul grado di trasformazione industriale degli alimenti. Anche prodotti con un buon profilo nutrizionale possono infatti risultare dannosi se altamente processati.”

 

“Gli alimenti ultra-processati, prodotti con ingredienti industriali e additivi, hanno progressivamente sostituito molti modelli alimentari tradizionali - dice Luigina Guasti, professoressa associata di Medicina Interna all’Università dell’Insubria -. Le ricerche internazionali suggeriscono che questi alimenti siano associati a diversi fattori di rischio cardiovascolare, come obesità, diabete e ipertensione, oltre che al rischio di sviluppare malattie cardiache e di morirne. Tuttavia, questa consapevolezza non è ancora entrata pienamente nella pratica clinica cardiologica”.

 

Tra i dati riportati nel documento, gli adulti con il più elevato consumo di alimenti ultra-processati mostrano fino al 19% in più di rischio di malattie cardiache, il 13% in più di rischio di fibrillazione atriale e fino al 65% in più di rischio di mortalità cardiovascolare rispetto a chi ne fa un consumo ridotto. Il documento sottolinea inoltre che il consumo di questi prodotti è in crescita in molti Paesi europei.

 

Gli autori invitano i cardiologi a includere sistematicamente la valutazione del consumo di alimenti ultra-processati nell’anamnesi alimentare dei loro pazienti, soprattutto in presenza di rischio cardiovascolare, e a discutere strategie concrete per ridurne il consumo, integrando queste indicazioni nei percorsi di prevenzione.

 

“Le associazioni tra alimenti ultra-processati e malattie cardiovascolari sono coerenti e biologicamente plausibili. - dice Marialaura Bonaccio, epidemiologa senior dell’I.R.C.C.S. Neuromed - Gli alimenti ultra-processati aumentano il rischio cardiovascolare soprattutto favorendo obesità, diabete, ipertensione e alterazioni dei grassi nel sangue. Tendono inoltre ad avere elevate quantità di zuccheri, sale e grassi poco salutari. A questo si aggiungono additivi, contaminanti e modifiche della struttura degli alimenti che possono favorire infiammazione, alterazioni metaboliche, cambiamenti del microbiota intestinale e sovralimentazione.”

 

Il documento evidenzia inoltre che, anche in ambito clinico, molte linee guida alimentari continuano a concentrarsi soprattutto sui nutrienti, mentre il grado di trasformazione industriale degli alimenti riceve ancora un’attenzione limitata. In questa prospettiva, il documento di consenso della Società dei Cardiologi Europei si inserisce in un quadro più ampio di strategie di salute pubblica e di politiche alimentari, promuovendo un approccio integrato e centrato sugli alimenti per migliorare la salute cardiovascolare.

 

Gli autori sottolineano infine la necessità di ulteriori studi di intervento a lungo termine per comprendere meglio gli effetti della riduzione degli alimenti ultra-processati sulla salute cardiovascolare e chiarire il ruolo di additivi, composti derivati dalla lavorazione industriale e modifiche della struttura degli alimenti, con l’obiettivo di fornire indicazioni sempre più precise e utili ai cardiologi nella gestione dei loro pazienti e nei programmi di prevenzione della popolazione sana.

  

Ultra-processed foods, lifestyle management, and cardiovascular diseases: a clinical consensus statement of the European Society of Cardiology Council for Cardiology Practice and the European Association of Preventive Cardiology of the European Society of Cardiology”, by Luigina Guasti et al. European Heart Journal.

DOI: https://doi.org/10.1093/eurheartj/ehag226


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