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mercoledì 31 gennaio 2018

Primo Festival della Salute Digitale: Cesena 5-12 febbraio

L'associazione Psichedigitale presenta il primo Festival della Salute Digitale in programma a Cesena, 5-12 febbraio 2018

Smartphone, videogiochi e social, fanno bene o fanno male?

Dieci incontri ad ingresso gratuito rivolti a genitori, insegnanti, ragazzi, professionisti per riflettere sulle conseguenze della diffusione delle tecnologie digitali nella nostra vita, dall'infanzia all'età adulta

Cesena (30 gennaio 2018) - Il primo smartphone? Sempre più spesso regalo della Prima Comunione, a 8 anni. Il primo tablet? Quasi sempre prima dei 2 anni. Quali sono le conseguenze della diffusione sempre più intensa e precoce delle tecnologie digitali, dall'infanzia fino all'età adulta? 

Per riflettere su un nuovo concetto di "salute", che tenga nella giusta considerazione anche gli effetti dell'utilizzo di questi strumenti, nasce il primo Festival della Salute Digitale, in programma a Cesena dal 5 al 12 febbraio, organizzato dall'associazione Psichedigitale in collaborazione con Dipartimento di Psicologia dell'Università di Bologna, ASL Romagna, Comune di Cesena, numerose scuole del territorio e il supporto del Credito Cooperativo Romagnolo e di Romagna Iniziative.

La mission del Festival
Quasi ogni aspetto della vita dell'uomo è oggi mediato da uno schermo: per lavoro, per svago, per apprendimento, le tecnologie sono utilizzate in modo sempre più massiccio, intenso e precoce, in modo particolare smartphone, tablet, tv, e le loro applicazioni (videogiochi, social, app). 

Partendo da questo presupposto, il Festival si propone di sviscerare il nuovo concetto di "salute digitale", per riflettere sul ruolo delle tecnologie nello sviluppo psico-fisico nel bambino/adolescente e nel benessere dell'adulto, per capire meglio la rivoluzione che stiamo attraversando e salvaguardare la salute di tutti sia attraverso la prevenzione, sia con la cura delle nuove patologie dell'era digitale.

Il programma prevede dieci incontri gratuiti (conferenze, seminari, tavole rotonde, laboratori ma anche cineforum, attività teatrali, presentazione di libri) rivolti ad un ampio pubblico che spazia dai ragazzi, agli insegnanti, ai genitori, fino agli educatori e professionisti del settore, per esplorare un tema quanto mai attuale in tutte le sue molteplici sfaccettature. 

Prendendo le distanze dai facili entusiasmi di chi esalta il progresso tecnologico, e dai pregiudizi negativi di chi rifiuta la presenza della tecnologia nella società di oggi, il Festival si propone di fornire chiavi lettura della vita "davanti allo schermo" prendendo in considerazione sia i rischi che i vantaggi della trasformazione che stiamo vivendo. S

i parlerà quindi di cyberbullismo, sicurezza in rete, di videogiochi, delle varie forme di dipendenza da schermo, di suggerimenti per regolamentare l'uso delle tecnologie per una equilibrata vita di famiglia, con uno sguardo rivolto a come prevenire criticità e patologie dell'era digitale, ma anche a mostrare il ruolo straordinario delle tecnologie nel migliorare tanti aspetti della nostra vita.

Gli appuntamenti 

Il Festival si apre lunedì 5 febbraio con la presentazione del libro "Mio figlio è stato rapito da Internet", scritto da tre psicologi dell'associazione Psichedigitale: Francesco Rasponi, Michele Piga, Elvis Mazzoni. 

È un libro divulgativo rivolto agli adulti, in particolare genitori ed insegnanti, che vogliono approcciarsi ad un modello educativo per proteggere bambini e adolescenti dai pericoli derivati dagli usi impropri delle tecnologie, ma nello stesso tempo per proporre il meglio della vita davanti allo schermo. 

Nel libro sono contenute le Linee guida "App" (Accompagnare, Proteggere, Proporre), una serie di indicazioni pratiche per gestire le tecnologie in famiglia da 0 a 18 anni. Saranno presenti Elisabetta Gualmini, Vice Presidente della Regione Emilia Romagna e Simona Benedetti, Assessore al Benessere delle persone del Comune di Cesena (ore 17, Sala Lignea Biblioteca Malatestiana).

Martedì 6 febbraio è il "Safer Internet Day", la giornata mondiale della sicurezza su Internet che si tiene tutti gli anni il martedì della seconda settimana di febbraio. Particolarmente ricco il programma del Festival, con tre proposte durante l'arco della giornata.

Alle 9.30 è previsto un incontro formativo rivolto ad oltre 400 ragazzi delle scuole di Cesena, in collaborazione con esperti della Polizia di Stato e Questura di Forlì-Cesena, per educare i ragazzi ai rischi della vita digitale e per stimolarli a rendere Internet un posto migliore, a partire dai propri comportamenti (Aula Magna Dipartimento di Psicologia).

Alle 14, nel 2° Circolo didattico, si svolgeranno laboratori digitali dal titolo "Io digito, tu digiti, egli digita", rivolti a genitori e figli: per prenotazioni, tel. 0547.330678; cell. 340.5562024; email associazionealighieri@yahoo.it (ore 14, 2° Circolo Didattico – San Mauro in Valle, Via Quarto dei Mille, 175).

L'evento "Epidemiologia e clinica delle dipendenze digitali" è invece rivolto in modo specifico ai professionisti: psichiatri, neuropsichiatri, pediatri, psicologi e alle figure professionali che si occupano di psicopatologia web-mediata. Intervengono Michele Sanza, Direttore Dipartimento Salute Mentale di Cesena, ed altri esperti del settore a livello nazionale (ore 14, Anfiteatro Pombeni, Dipartimento Psicologia Piazza Aldo Moro, 90).

Mercoledì 7 febbraio alle 20,30 si parla di "F@miglia digitale. Uso funzionale e disfunzionale del web nei bambini e nei loro genitori": l'incontro, condotto da Elvis Mazzoni, del Dipartimento di Psicologia di Bologna, aiuterà a riflettere sull'utilizzo di smartphone e tablet da parte di bambini e adolescenti e sulle possibili conseguenze sullo sviluppo psico-fisico dei ragazzi, con alcune indicazioni utili ai genitori (Teatro Victor, San Vittore).

Giovedì 8 febbraio un paio di appuntamenti rivolti in particolare ai giovani. Alle 15 l'incontro "Dalle faccine sulle magliette al blue whale. I meme, lo scherzo più serio del web", vedrà dialogare Michele Piga, Psicologo del Centro Psichedigitale e Alessandro Oro, studente di Psicologia e Nativo Digitale, per riflettere sulle potenzialità e i rischi dei nuovi linguaggi della cultura digitale, così potenti da determinare mode, cyberbullismo e persino l'elezione del Presidente degli Stati Uniti (Aula Cacciaguerra, Banca Credito Cooperativo Romagnolo).

Alle 20.30 un evento dal titolo "Adolescenti sempre più dipendenti dai videogames: i campanelli di allarme", con Francesco Rasponi, dell'associazione Psichedigitale e Gian Piero Travini, dell'associazione Whitebadge, durante il quale si valuteranno sia le risorse che i videogiochi offrono allo sviluppo del bambino/adolescente, sia le problematiche connesse agli usi eccessivi (Aula Magna Ipsia Comandini).

Venerdì 9 febbraio si affronta uno dei temi più caldi legati alle tecnologie digitali: "Cyberbullismo, conoscere prevenire a affrontare il fenomeno". Insieme a Annalisa Guarini, del Dipartimento di Psicologia Bologna, ci si soffermerà sul fenomeno che purtroppo caratterizza la vita digitale di molti adolescenti con rilevanti effetti sulla loro vita reale. 

All'interno della conferenza saranno presentati i risultati del progetto "Il web in famiglia e i robot in classe", condotto nelle scuole FISM (Federazione Italiana Scuole Materne di ispirazione cristiana), a cura di Elvis Mazzoni, Dipartimento di Psicologia Bologna, introduzione a cura di Franca Petrucci (Aula Magna Dipartimento di Psicologia).

Sabato 10 febbraio, alle 11, verrà inaugurato il Centro di ascolto Psichedigitale, un servizio rivolto alle famiglie per affrontare le criticità della vita digitale di bambini, adolescenti e giovani adulti (Foro Annonario, 1° Piano Sala Polivalente - Accademia delle Idee). 

Il Centro è una novità assoluta nel panorama nazionale, ed è il frutto di un percorso di crescita e sviluppo di competenze ed esperienze messe a punto in questi anni dai membri dell'associazione Psichedigitale, che solo nel 2017 hanno tenuto una cinquantina di momenti formativi incontrando centinaia di genitori, educatori, ragazzi in cerca di soluzioni per vivere meglio il proprio rapporto con le tecnologie.

Lunedì 12 febbraio alle 20:30 il festival si conclude in trasferta a Cesenatico, con la presentazione delle Linee guida "App" per educare alla vita digitale dai 0 ai 18 anni, con una serie di raccomandazioni su come utilizzare smartphone, social, e videogiochi in famiglia. Saranno presenti i tre autori del libro "Mio figlio è stato rapito da Internet", Francesco Rasponi, Michele Piga, Elvis Mazzoni dell'associazione Psichedigitale (Aula Magna Scuola Secondaria di 1°grado Arfelli, Via G. Sozzi, Cesenatico).


Associazione Psichedigitale
L'associazione Psichedigitale, fondata a Cesena nel 2013, è composta da psicologi specializzati nello studio tra l'interazione fra le tecnologie digitali e lo sviluppo psico-emotivo dell'individuo nell'intero ciclo di vita (infanzia, adolescenza, età adulta e terza età).

La mission di Psichedigitale è la seguente: "vogliamo crescere bambini e ragazzi che sappiano usare la tecnologia in modo intelligente, in sicurezza, senza esserne dominati. Vogliamo che smartphone, tablet, computer e le loro applicazioni (videogiochi, social-media, app) siano un'opportunità di crescita, a servizio dello sviluppo sano del bambino/adolescente, capace di potenziare gli aspetti cognitivi, emotivi e relazionali, dando un contributo positivo alla persona, alla famiglia e alla comunità."

Queste le principali attività di Psichedigitale: centro d'ascolto, corsi formativi di psico-educazione, percorsi di psicoterapia individuale, interventi rivolti alla coppia genitoriale e alla famiglia, percorsi di gruppo, attività di ricerca e osservatorio permanente, progetti di sensibilizzazione nelle scuole.

I fondatori dell'associazione Psichedigitale sono: Dott. Francesco Rasponi, psicologo psicoterapeuta specializzato presso la Società italiana di psicoterapia psicoanalitica di Roma; Dott. Elvis Mazzoni, ricercatore del Dipartimento di psicologia dell'Alma Mater Studiorum – Università di Bologna; Dott. Michele Piga, psicologo libero professionista, che si occupa prevalentemente di formazione professionale ed interventi nelle scuole.




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lunedì 29 gennaio 2018

Salute. Ictus, nuovo approccio per il recupero della mobilità

L'Istituto di neuroscienze del Cnr e l'Istituto di biorobotica della Scuola Superiore Sant'Anna hanno individuato una strategia terapeutica che prevede l'impiego di strumenti robotici e il ripristino della normale comunicazione dei due emisferi cerebrali. 

Lo studio pubblicato su eLife.

Un nuovo approccio integrato per il recupero delle funzioni motorie lesionate da ictus attraverso la riabilitazione robotica e il ripristino di una normale comunicazione tra i due emisferi cerebrali: questi i risultati dello studio realizzato congiuntamente dall'Istituto di neuroscienze del Consiglio nazionale delle ricerche (In-Cnr) di Pisa e dall'Istituto di biorobotica della Scuola Superiore Sant'Anna, pubblicati sulla rivista eLife, che aprono a nuove possibilità terapeutiche per trattare l'emiparesi dovuta a ischemia cerebrale.

La ricerca, coordinata da Matteo Caleo dell'In-Cnr e da Silvestro Micera della Scuola Superiore Sant'Anna, ha individuato una nuova strategia terapeutica capace di migliorare significativamente la funzione motoria dell'arto superiore colpito da paresi: il trattamento prevede un'inattivazione transitoria di una piccola porzione dell'emisfero sano, combinata con la riabilitazione fisica guidata da strumenti robotici, i quali a loro volta permettono un preciso controllo dell'esercizio svolto e la raccolta di dati su forze, velocità e traiettorie esercitate dal soggetto.

"Siamo partiti dalla nozione che, nel cervello sano, esiste un bilanciamento perfetto tra i due emisferi cerebrali, mediato dal corpo calloso, che consente una precisa coordinazione delle funzioni svolte dalle due metà cerebrali", spiega Cristina Spalletti, ricercatrice dell'In-Cnr e prima autrice del lavoro pubblicato. "Il danno ischemico, tuttavia, altera questo equilibrio e l'emisfero sano prende il sopravvento, limitando il potenziale plastico del tessuto cerebrale intorno alla lesione".

Il trattamento combinato ha portato miglioramenti molto significativi, riequilibrando la comunicazione tra i due emisferi, aumentando la plasticità perilesionale e ripristinando le capacità motorie a valori molto vicini a quelli misurati prima della lesione. "I risultati sono stati valutati mediante tecniche di elettrofisiologia per verificare lo stato di attività cerebrale, di neuroanatomia per visualizzare i cambiamenti plastici nelle aree perilesionali e su compiti motori per misurare il recupero funzionale in un modello animale", aggiunge Spalletti.

Lo studio effettuato fa parte del progetto FAS salute 2014 'Robotica indossabile personalizzata per la riabilitazione motoria dell'arto superiore in pazienti neurologici' promosso dalla Regione Toscana, e del quale fanno parte anche l'Istituto Tecip della Scuola Sant'Anna e l'Azienda Ospedaliera Pisana; si tratta di un progetto multidisciplinare in cui le informazioni raccolte dalla ricerca di base servono da guida per le strategie riabilitative, applicate sui pazienti neurologici grazie a una specifica palestra robotica.

L'ischemia cerebrale, o ictus, è una delle principali cause di disabilità a lungo termine, una condizione che, soprattutto quando affligge l'arto superiore, costituisce un grosso ostacolo allo svolgimento delle attività quotidiane più semplici. 

La riabilitazione motoria rappresenta l'unica speranza di recuperare le funzioni perdute, e negli ultimi anni molte speranze sono state rivolte verso l'utilizzo di dispositivi robotici per aumentare l'efficacia dell'esercizio fisico. 

La comunità scientifica inoltre è andata alla ricerca di trattamenti 'plasticizzanti' che rendano il tessuto cerebrale sopravvissuto più propenso a rimodellarsi per compensare il danno funzionale. "Lo studio recentemente pubblicato offre un esempio concreto di come neuroscienze di base, bioingegneria, robotica e clinica possono costruire insieme percorsi sperimentali con l'obiettivo finale di assicurare ai pazienti neurologici un migliore recupero funzionale dopo ictus", conclude Spalletti. 


Le due immagini al microscopio raffigurano il tessuto che circonda la lesione ischemica dove si vedono in blu tutte le cellule, in verde i neuroni e in rosso il tessuto cicatriziale.

Roma, 29 gennaio 2018

  


La scheda
Chi: In-Cnr di Pisa e Istituto di biorobotica della Scuola Superiore Sant'Anna
Che cosa: Individuato un nuovo approccio terapeutico per il recupero della mobilità dopo ictus: "Combining robotic training and inactivation of the healthy hemisphere restores pre-stroke motor patterns in mice".


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domenica 28 gennaio 2018

‘Buona Sanità’ per l’Innovazione Tecnologica alla Casa di Cura “San Michele” e al direttore sanitario Lucio Delli Veneri Premio alla Carriera


'Buona Sanità' per l'Innovazione Tecnologica alla Casa di Cura "San Michele"

Premio alla Carriera al direttore sanitario Lucio Delli Veneri. 

«Sono felice per me e per tutti gli operatori sanitari della 'San Michele' di vedere ancora una volta riconosciuto il nostro impegno nella ricerca di soluzioni tecnologiche sempre più all'avanguardia per il benessere dei pazienti, e per questo ringrazio la Presidente Maria Rosaria Rondinella e il Comitato tecnico-scientifico del Premio». 

A parlare è Crescenzo Barletta, presidente del CdA della Casa di Cura "San Michele" di Maddaloni (CE), che il 26 gennaio ha ritirato il Premio Nazionale Buona Sanità 2018 nel corso di una cerimonia tenutasi al Teatro Mediterraneo della Mostra d'Oltremare di Napoli.

"Realizzare una struttura sanitaria di nuova concezione per organizzazione e tecnologia d'avanguardia è stata una grande intuizione, che ha portato la Casa di Cura San Michele verso una costante crescita e attrattività, grazie all'offerta di prestazioni di alta specialità e complessità. Se  l'elemento guida dell'organizzazione è la centralità della persona e il suo benessere, l'alta tecnologia della diagnostica e delle terapie è volta ad garantire una sempre maggiore qualità delle cure. Il permanente e persistente ricorso a tecniche sempre meno invasive e traumatiche, evidente con la realizzazione di una sala operatoria ibrida e con l'uso dello stabilizzatore cardiaco FlexHeart e del sistema 'Rhythmia', per riferirsi solo agli ultimi progetti, ci ha spinto ad assegnare alla San Michele il Premio Buona Sanità 2018 per gli Standard elevati nell'Innovazione tecnologica in Sanità".

Questa la motivazione del Premio Nazionale Buona Sanità 2018, che ha assegnato anche un riconoscimento alla carriera al direttore sanitario della struttura maddalonese, Lucio Delli Veneri: "Una vita al servizio della salute, interamente dedicata ai pazienti e a un settore, quello della chirurgia, fondamentale per il buon funzionamento della sanità. 

È quella del dr. Lucio Delli Veneri, al quale abbiamo conferito il Premio Buona Sanità 2018 alla Carriera per essersi contraddistinto con la sua opera innovativa nel campo chirurgico e nelle vesti di direttore sanitario dalla Casa di Cura San Michele".

Edizione speciale quest'anno per la celebrazione dei vent'anni dalla costituzione dell'Associazione "Buona Sanità" che attribuisce il Premio, nato per dare una meritata visibilità a strutture e istituzioni che si adoperano ogni giorno nel fornire un'adeguata assistenza, fronteggiando situazioni difficili con passione, dedizione e umanità. 

 «La buona sanità c'è ed è tanta. Solo viene sommersa da quell'altra che fa più rumore e nasconde quanti nella sofferenza, nella dedizione continuano a credere e a sperare, quasi in un mondo sommerso. Il vero potere è il servizio, un esercito impegnato 365 giorni all'anno in qualsiasi condizione e luogo, un esercito a volte dimenticato e vessato. – spiega Maria Rosaria Rondinella – Questo premio è nato per dare visibilità, luce, coraggio e soprattutto speranza ai quei professionisti della salute che con la loro testimonianza di vita, con la loro professionalità e sacrificio sono d'esempio per il mondo dell'umana sofferenza».

L'evento, organizzato dall'omonima Associazione presieduta da Maria Rosaria Rondinella, sotto l'alto patronato delle Altezze Reali Carlo e Camilla di Borbone delle Due Sicilie, Duca e Duchessa di Castro, ha tra l'altro i patrocini di Regione Campania, Comune di Napoli, Ordine dei Giornalisti della Campania, Unione Industriali di Napoli, Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri di Napoli e provincia, Fondazione Ipasvi.

INFO: 
Casa di Cura "San Michele"
via Montella 16
MADDALONI (CE) 81024

tel 0823.208111 0823.208520 0823.208700 - fax 0823.402474 

facebook : Clinica San Michele srl



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venerdì 26 gennaio 2018

Seni paranasali: Policlinico Campus Bio-Medico di Roma 4° in Italia per volume di interventi

Interventi a naso e orecchio: dove operarsi in Lazio?

Sul portale www.doveecomemicuro.it, le classifiche nazionali e regionali dei centri al top per numero di interventi a seni paranasali, orecchio medio e per impianto cocleare.


In cima, a livello regionale, si posizionano rispettivamente il Policlinico Universitario Campus Bio-Medico di Roma, il Policlinico Umberto I di Roma e l'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Palidoro di Fiumicino.

Il Policlinico Universitario Campus Bio-Medico di Roma figura, inoltre, al quarto posto della classifica nazionale per volume di interventi ai seni paranasali.

Gli interventi chirurgici ai seni paranasali e all'orecchio medio si rendono necessari quando i farmaci falliscono, in caso di rinosinusiti e otiti medie croniche o ricorrenti o di loro complicanze. 

"Effettuati generalmente in Day Hospital, sono considerate operazioni a basso rischio, ma richiedono comunque una preparazione di alto livello e di strumentazione sofisticata. 

Soprattutto nelle situazioni più complesse, in cui è importante garantire non solo il massimo della sicurezza ma anche un buon follow up post-operatorio", spiega Paolo Castelnuovo, responsabile del reparto di otorinolaringoiatria dell'Ospedale di Circolo di Varese.

Quanto all'impianto cocleare, è indicato soprattutto in pazienti affetti da sordità profonda bilaterale dalla nascita o acquisita in età adulta.

Quanti e come sono distribuiti i centri che praticano queste operazioni? Le strutture pubbliche o private accreditate che in Italia eseguono interventi ai seni paranasali sono 486: il 46% è situato al nord, il 27% al centro e il 27% al sud. 

Quelle che effettuano operazioni all'orecchio medio, invece, sono 327: il 49% al nord, il 24% al centro e il 28% al sud. Quelle che svolgono interventi per l'impianto cocleare, infine, sono 69: il 62% al nord, il 20% al centro e il 17% al sud.

In base ai dati del PNE 2017 (Programma Nazionale Esiti gestito dall'Agenas per conto del Ministero della Salute), che si riferisce all'anno 2016, il 61% degli interventi ai seni paranasali è stato effettuato al nord, così come il 58% delle operazioni all'orecchio medio e il 63% di interventi per impianto cocleare. 

Al centro, invece, è stato eseguito il 22% degli interventi ai seni paranasali, il 21% di quelli all'orecchio medio e il 21% di quelli per impianto cocleare. 

Al sud, infine, è stato effettuato il 17% delle operazioni ai seni paranasali, il 21% di quelle all'orecchio medio e il 16% per impianto cocleare.
Come individuare il centro più adatto alle proprie esigenze? "Spesso, per questo tipo di interventi, il criterio adottato dai cittadini è la vicinanza. Un altro parametro che è importante considerare, però, è il numero di interventi eseguiti in un anno, dato indicativo dell'esperienza accumulata dall'ospedale. Una vasta letteratura scientifica, infatti, dimostra come un alto volume di attività abbia un impatto positivo sugli esiti delle cure", spiega Elena Azzolinimedico specialista in Sanità Pubblica e membro del comitato scientifico di www.doveecomemicuro.it

È importante informarsi, poi, anche riguardo al tipo di follow up offerto al paziente dopo l'intervento. "Questo vale soprattutto nei casi più complessi, quando, per esempio, la sinusite cronica si associa ad asma grave. Allora, diventa fondamentale individuare una struttura in grado di gestire la malattia nel periodo post-operatorio a lungo termine. Allo stesso modo, è essenziale poter contare su un centro con una buona organizzazione dopo un intervento per impianto cocleare. Affinché il paziente impari ad utilizzare il dispositivo, infatti, l'operazione dev'essere seguita inevitabilmente da una attenta riabilitazione", spiega Paolo Castelnuovo.

Le informazioni che consentono di confrontare le performance dei centri sono disponibili gratuitamente sul portale di public reporting delle strutture sanitarie italiane, che vanta un database di oltre 2000 strutture: 1300 ospedali pubblici e oltre 800 strutture ospedaliere territoriali, tra case di cura accreditate, poliambulatori, centri diagnostici e centri specialistici.

Come eseguire la ricerca? 
Basta andare sul sito  e inserire nella barra del cerca la parola chiave desiderata, ad esempio "naso". 

Quindi selezionare la voce "Naso – intervento ai seni paranasali" . 
Nella pagina dei risultati compariranno tutte le soluzioni ordinate per numero di interventi effettuati. 

La performance è espressa attraverso una barra che indica il posizionamento di ogni singola struttura nel panorama nazionale: la valutazione viene fatta tenendo conto di indicatori di qualità istituzionali, come appunto i volumi di attività annuali e da altri dati validati e diffusi dal Ministero della Salute e dal PNE (Programma Nazionale Esiti gestito dall'Agenas per conto del Ministero della Salute). 

Per incrociare il dato sul volume con la distanza da casa, è sufficiente circoscrivere la ricerca alla propria Regione o città.

CLASSIFICHE NAZIONALI STILATE SULLA BASE DEI 3 INDICATORI
(Fonte: PNE 2017)
INTERVENTI CHIRURGICI SUI SENI PARANASALI
1. Ospedale di Circolo e Fondazione Macchi di Varese (n° interventi: 631)
2. Ospedale di Manerbio di Brescia (n° interventi: 387)
3. Ospedale San Raffaele – Gruppo San Donato di Milano (n° interventi: 337)
4. Policlinico Universitario Campus Bio-Medico di Roma (n° interventi: 305)
5. Casa di Cura Castelli di Bergamo (n° interventi: 304)
INTERVENTI CHIRURGICI SULL'ORECCHIO MEDIO
1. Casa di Cura Privata Piacenza di Piacenza (n° interventi: 738)
2. Ospedale Borgo Trento di Verona (n° interventi: 294)
3. Ospedale di Parma (n° interventi: 293)
4. Azienda Ospedaliero Universitaria Pisana – stabilimento di Cisanello (n° interventi: 293)
5. Ospedale Civile di Legnano (n° interventi: 289)
INTERVENTI CHIRURGICI PER IMPIANTO COCLEARE
1. Ospedale Guglielmo da Saliceto di Piacenza (n° interventi: 111)
2. Ospedale di Padova (n° interventi: 82)
3. Casa di Cura Privata Piacenza (n° interventi: 60)
4. Ospedale Maggiore Policlinico – Clinica Mangiagalli di Milano (n° interventi: 42)
5. Ospedale Santobono di Napoli (n° interventi: 42)
CLASSIFICHE REGIONALI STILATE SULLA BASE DEI 3 INDICATORI
(Fonte: PNE 2017)
INTERVENTI CHIRURGICI SUI SENI PARANASALI
1. Policlinico Universitario Campus Bio-Medico di Roma (n° interventi: 305)
2. Policlinico Universitario A. Gemelli di Roma (n° interventi: 283)
3. Ospedale San Giovanni Calibita Fatebenefratelli di Roma (n° interventi: 232)
INTERVENTI CHIRURGICI SULL'ORECCHIO MEDIO
1. Policlinico Umberto I di Roma (n° interventi: 239)
2. Policlinico Universitario A. Gemelli di Roma (n° interventi: 141)
3. Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Palidoro di Fiumicino (n° interventi: 109)
INTERVENTI CHIRURGICI PER IMPIANTO COCLEARE
1. Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Palidoro di Fiumicino (n° interventi: 42)
2. Policlinico Umberto I di Roma (n° interventi: 29)
3. Policlinico Universitario A. Gemelli di Roma (n° interventi: 27)



INTERVISTA A PAOLO CASTELNUOVO, RESPONSABILE DEL REPARTO DI OTORINOLARINGOIATRIA DELL'OSPEDALEDI CIRCOLO DI VARESE

In quali casi sono necessari interventi chirurgici ai seni paranasali?
"L'indicazione all'operazione ai seni paranasali può presentarsi in caso di patologia infiammatoria, malformativa o tumorale. Per quanto riguarda la malattia infiammatoria, occorre parlare essenzialmente di rinosinusiti: queste infezioni si riconoscono perché, anziché durare qualche giorno come un raffreddore, persistono per 3-4 settimane. Hanno un innesco virale e un'evoluzione batterica e vanno trattate necessariamente con i farmaci.

La giustificazione all'intervento c'è quando fallisce la terapia medica e la sinusite acuta si trasforma in complicanza (ad esempio orbitaria o meningea). Oppure, quando insorge una forma acuta ricorrente (un raffreddore che dura un mese e che si ripropone 3-4 volte all'anno). O ancora, quando si manifesta una rinosinusite cronica e il problema persiste nel tempo.

Il sistema naso e seni paranasali può essere paragonato a un corridoio con un'entrata e un'uscita. Lungo la parete laterale bisogna immaginare due anticamere: una anteriore, con 3 porte e 3 stanze, e una posteriore, con due porte e 2 stanze. Normalmente l'aria che noi espiriamo dai polmoni entra dall'apertura posteriore del corridoio (naso) e, prima di uscire dall'apertura anteriore (narice), si infila nelle due anticamere. Oltrepassa le porte ed ossigena "la tappezzeria" (mucosa). Quest'ultima è in grado di produrre fino a 1,5 litri di muco al giorno ed ha un'importante funzione difensiva: grazie a un sistema di ciglia, infatti, "cattura" batteri, virus e inquinanti e li trasporta nello stomaco.

Affinché questo sistema sia in benessere, però, è fondamentale che il passaggio che consente l'ingresso dell'aria e l'uscita del muco sia libero. Se insorge il raffreddore, invece, la mucosa interna del naso e quella delle anticamere si gonfiano, le porte si chiudono e si crea ristagno nelle stanze. I farmaci risolvono la situazione sgonfiando la mucosa, ma non sempre funzionano: in alcune particolari situazioni anatomiche, anticamere e porte si restringono (come nel caso delle sinusiti acute ricorrenti) o addirittura si bloccano (come nella rinosinusite cronica). Allora, si rende necessario l'intervento del chirurgo che ha il compito di ristabilire una situazione di normalità così da favorire il successo del trattamento medico.

Quali sono le operazioni oggi in uso?
Per il trattamento delle patologie naso-sinusali, si ricorre alla chirurgia endoscopica dei seni paranasali, che ha una storia abbastanza recente. Nata verso la metà degli anni '60, grazie agli esperimenti effettuati da Messerklinger dell'Università di Graz (Austria), sugli animali da laboratorio, questa chirurgia è stata applicata sull'uomo per la prima volta solo alla fine degli anni '70. Si è poi diffusa a livello internazionale grazie al lavoro di Sammberger e Kennedy, riducendo notevolmente la sofferenza legata a questi interventi e migliorando la cura delle sinusiti. 

La tecnica tradizionale, però, è ormai utilizzata solo in rari casi selezionati perché piuttosto invasiva: prevede, infatti, l'abbattimento delle pareti dei seni paranasali e l'asportazione di tutta la mucosa dei seni. Inoltre, questi vengono raggiunti mediante un accesso esterno da sotto il labbro o da sopra il sopracciglio.

Negli ultimi decenni questa chirurgia è stata soppiantata da quella endoscopica mini-invasiva, comparsa in Europa nella metà degli anni '80 e giunta in Italia all'inizio degli anni '90. Questa si limita ad "aprire le porte" senza abbattere pareti né asportare la mucosa. Inoltre, non comporta accessi esterni perché i seni paranasali vengono raggiunti attraverso la narice grazie all'utilizzo delle fibre ottiche: piccole cannule capaci di portare la luce all'interno dei seni permettendo una visione interna magnificata. Nata per curare la patologia sinusale, è oggi considerata la tecnica di scelta anche in caso di tumori naso-sinusali benigni e maligni.

C'è anche un altro strumento poco invasivo disponibile per il trattamento di queste patologie, che consiste nel gonfiare un palloncino nella narice. All'Ospedale di Circolo di Varese lo abbiamo sperimentato per 10 anni ma lo abbiamo lentamente abbandonato perché, a fronte di costi più alti, non offre maggiori vantaggi rispetto alla chirurgia endoscopica mini-invasiva.

Quando è necessario operarsi all'orecchio medio?
L'operazione all'orecchio medio è giustificata in caso di complicanza o di ricorrenza di un'otite media il cui primo trattamento, come per i seni paranasali, è sempre quello farmacologico. In pratica, se si ha un'otite media cronica purulenta, con perforazione timpanica persistente e continui episodi di riacutizzazione, si può valutare l'opportunità di un intervento che porti alla risoluzione del problema.

L'indicazione più importante, però, si ha quando insorge un'otite media purulenta cronica colesteatomatosa. È una forma caratterizzata dalla costituzione, nelle cavità dell'orecchio medio di un colesteatoma, cioè di una perla di pelle che tende ad aumentare progressivamente di volume. In questi casi, l'operazione è d'obbligo.

Che tipo di interventi sono disponibili?
Quello principale è la miringoplastica, o timpanoplastica di primo tipo, che consiste nel ricostruire la membrana timpanica utilizzando la fascia del muscolo temporale. Poi ci sono interventi più complessi che, oltre a chiudere la perforazione, ricostituiscono ad esempio anche la catena ossiculare utilizzando frammenti della stessa o protesi che vanno a sostituire gli ossicini dell'udito (martello, incudine e staffa).

A chi è indicato l'impianto cocleare?
L'impianto cocleare, capace di convertire il segnale sonoro in segnale elettrico e di bypassare così le strutture danneggiate dell'orecchio interno, è un dispositivo elettronico che ha rivoluzionato la cura della sordità. 

Questo strumento è in grado di migliorare la qualità di vita soprattutto di bambini sordi prelinguali (cioè prima che inizino a parlare), ma è utile anche a chi ha perso l'udito bilateralmente in età adulta, ad esempio a causa di una meningite.

Non serve se l'ipoacusia è causata da otite cronica, perché in questa eventualità basta riparare l'orecchio medio per riacquistare l'udito.

È controindicato, infine, in caso di lesione delle sedi del cervello deputate alla comprensione uditiva come una marcata aterosclerosi cerebrale (malattia cerebrovascolare che comporta un deficit uditivo di tipo progressivo): situazioni che rendono incapaci di interpretare il segnale.

Come scegliere la struttura in cui operarsi più adatta alle proprie esigenze?
Il consiglio, quando si sceglie il centro in cui farsi operare, è di informarsi bene riguardo al tipo di tecniche utilizzate ed alla completezza delle attrezzature e delle specialità mediche coinvolte nel trattamento. 

Inoltre, è importante che la struttura sia organizzata per offrire al paziente un adeguato supporto post-operatorio

Questo vale soprattutto nei casi più complessi, quando, per fare un esempio, una sinusite cronica si associa ad asma grave. Allora, diventa fondamentale individuare una struttura in grado di gestire adeguatamente la malattia nel periodo post-operatorio a lungo termine. 

Allo stesso modo, è essenziale poter contare su una buona organizzazione del centro dopo un intervento per impianto cocleare (al riguardo, l'Ospedale di Circolo di Varese rappresenta un punto di riferimento soprattutto nel trattamento dei bambini). Affinché il paziente impari ad utilizzare il dispositivo, infatti, l'operazione dev'essere seguita da una attenta riabilitazione.


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Al via il nuovo Piano di monitoraggio dell’Assistenza sanitaria del Ministero della Salute

Al via il nuovo Piano di monitoraggio dell'Assistenza sanitaria del Ministero della Salute

IL MINISTERO METTE A DISPOSIZIONE DELLE REGIONI MODERNI STRUMENTI DI MONITORAGGIO DELLA QUALITA' DELL'ASSISTENZA CON PARTICOLARE ATTENZIONE AL TUMORE ALLA MAMMELLA, INFARTI E PUNTI NASCITA.

Un piano di monitoraggio moderno, basato sui flussi informativi, che punta a ottimizzare gli investimenti già disponibili e soprattutto a migliorare l'assistenza grazie a una rete ospedaliera più razionale ed efficiente. 
Il Ministero della Salute avvia una nuova fase di potenziamento del Servizio Sanitario Nazionale dando la possibilità alle Regioni di valutare la propria produttività e le performance di ogni struttura sanitaria, oltre gli strumenti e obiettivi per migliorare cure e assistenza al pubblico. 
Dalla Direzione della Programmazione del Ministero, in questi giorni sono partite 21 lettere alle Regioni e alle Province Autonome per fornire gli elementi utili all'allineamento dell'offerta ospedaliera alle migliori pratiche sanitarie. 
L'obiettivo è quello di indurre un miglioramento che abbracci tutta l'offerta ospedaliera andando in particolare a rafforzare i poli specializzati su patologie e cure a maggior impatto sociale.
Il Ministero della Salute consolida il ruolo di programmatore attento ed informato insito nella propria mission di indirizzo e verifica, in sinergia con le Regioni.
Le indicazioni prendono spunto da un'attenta verifica delle performance raggiunte. Sulla base di quanto previsto dal Decreto Ministeriale 70/2015 "Regolamento degli standard ospedalieri", infatti, è stato istituito un processo di monitoraggio capillare e di verifica costante sull'efficienza di Aziende Ospedaliere, Aziende Ospedaliere Universitarie, Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (IRCCS), Strutture private accreditate. 
Il meccanismo di valutazione e le informazioni raccolte consentono di rilevare e valutare le performance delle strutture ospedaliere al livello del singolo reparto. I dati sono stati vagliati sulla base di criteri oggettivi validati dalla comunità scientifica, prendendo in considerazione anche le specificità del territorio e della popolazione del bacino di riferimento. 
A ogni Regione, sono segnalate eventuali anomalie del singolo reparto: sottodimensionamento, target non raggiunti, sovrapposizioni con altre realtà limitrofe, necessità di riconversione. Al tempo stesso viene indicato l'obiettivo da raggiungere.
I CASI LIMITE E LE INCONGRUENZE - I dati raccolti denunciano piccole e grandi anomalie
Molti punti nascita non raggiungono il target dei 500 parti, che rappresenta la soglia al di sotto della quale è dimostrato che i criteri di qualità e sicurezza dell'assistenza risultano meno garantiti. 
Senza contare che a livello regionale si registrano percentuali variabili di parti cesarei, che vanno dal 20% al 59%. Per quanto riguarda il trattamento dell'infarto miocardico, alcuni reparti specializzati (emodinamiche) praticano poche decine di interventi, mentre è assodato che in caso di Infarto Miocardico Acuto, nelle realtà che effettuano oltre 250 interventi l'anno cresce l'efficacia delle PTCA (Angioplastica Coronarica Transluminale Percutanea). Basti pensare che, laddove si registra una proporzione inferiore al 25% di pazienti con Infarto Miocardico Acuto trattati con PTCA entro 2 giorni, nel 98% dei casi si tratta di strutture che effettuano meno di 250 PTCA/anno. 
Analogamente, si registrano dimissioni da discipline che effettuano meno di 150 primi interventi su tumori della mammella incidenti, mentre numerosi studi dimostrano la correlazione tra il volume delle prestazioni annue realizzate in un reparto ed esito finale delle operazioni. In tutte queste strutture sanitarie sottodimensionate, dunque, si riscontrano due problemi: le cure sono più costose per il SSN e, soprattutto, possono mostrare una minore qualità.
I PRIMI RISULTATI DEL MONITORAGGIO
Dall'analisi effettuata in base ai dati del 2016 è emerso come il 48,3% delle strutture che effettuano l'Angioplastica Coronarica Transluminale Percutanea (PTCA) non rispettano gli standard.
Solo il 16,2% delle strutture che effettuano interventi su tumori alla mammella sono entro gli standard.
Il 22,4% dei punti nascita è sotto la soglia standard dei 500 parti l'anno.

"Il Ministero della Salute - dichiara il Ministro Beatrice Lorenzin - prosegue sulla strada del potenziamento del SSN mettendo a disposizione delle Regioni un nuovo cruscotto di valutazione dell'assistenza sanitaria italiana. Attraverso la misurazione trasparente e condivisa di ciò che avviene nelle strutture sanitarie del paese siamo convinti di contribuire ulteriormente a dare forza al percorso virtuoso già intrapreso da anni. Un nuovo modello di governance che orienta le proprie decisioni sulla base delle evidenze che misuriamo e che tende in ultima analisi a valorizzare chi è capace di creare valore per i pazienti. In questi anni abbiamo rimesso in ordine i conti del SSN, riqualificando e aumentando le risorse disponibili; abbiamo aumentato i Livelli essenziali di assistenza, garantendo nuove prestazioni e cure migliori. Ora siamo pronti a ripensare alla governance in sanità per adeguarla ad un mondo che è cambiato e che continua a cambiare ad una velocità impensabile fino a pochi anni fa".
Il Direttore generale della Programmazione Sanitaria, Andrea Urbani, aggiunge: "Il SSN sta vivendo un profondo cambiamento. Da una gestione incentrata sulla spesa storica aggredita ciclicamente dai tagli lineari, si sta arrivando a un nuovo modello di gestione in cui si punta sull'analisi epidemiologica, sull'attento monitoraggio della spesa, sulla programmazione. Con tutti gli attori della Sanità - Regioni, Aziende ospedaliere, operatori privati - stiamo cercando di costruire una nuova governance che, anche a parità di risorse disponibili, riesce ad ottimizzare gli investimenti determinando un innalzamento dei livelli di assistenza e di cura, all'interno di un quadro di priorità definite con criteri oggettivi. Conclude Urbani – parallelamente  nasce la precisa scelta strategica del Ministero della Salute di potenziare gli sforzi sul fronte delle malattie cardiovascolari, dei tumori al seno e dei punti nascita".


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giovedì 25 gennaio 2018

MINISTERO SALUTE PRESENTA NUOVO PIANO DI MONITORAGGIO DELLE CURE CONFERENZA STAMPA IL 26 GENNAIO ALLE ORE 12

INVITO STAMPA

MINISTERO SALUTE PRESENTA NUOVO PIANO DI MONITORAGGIO DELLE CURE

CONFERENZA STAMPA IL 26 GENNAIO ALLE ORE 12

Domani, 26 gennaio alle ore 12 presso il Ministero della Salute di Lungotevere Ripa, 1 si terrà una conferenza stampa per la presentazione del nuovo Piano di monitoraggio per la valutazione dell'assistenza sanitaria italiana nelle regioni. 

Saranno presenti il Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin e il Direttore generale della Programmazione sanitaria del Ministero della Salute, Andrea Urbani.

Per gli accrediti stampa scrivere a ufficiostampa@sanita.it


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a responsabilità delle strutture sanitarie e degli esercenti le professioni sanitari: luci e ombre della Legge 24/2017

il 26 e 27 Gennaio, a Palermo, con il patrocinio di SIMLA

Milano, 25 gennaio 2018 – Si svolgerà nelle giornate di venerdì 26 e sabato 27 gennaio un importante Congresso e Corso di formazione sul tema della legge Gelli-Bianco, patrocinato da SIMLA Società Italiana di Medicina Legale e delle Assicurazioni; La responsabilità delle strutture sanitarie e degli esercenti le professioni sanitari: luci e ombre della Legge 24/2017 si terrà a Palermo presso l'Ospedale Buccheri La Ferla Fatebenefratelli.

L'evento si propone una formazione continua in vista dell'applicazione, nella pratica quotidiana, dei principi e delle procedure delle linee guida accreditate presso il Ministero della Salute, delle buone pratiche cliniche e dei protocolli, per garantire adeguatezza, qualità, sicurezza e umanità delle cure. 

Il focus sarà dunque sui temi inerenti la responsabilità professionale, in base alle Disposizioni in materia di sicurezza delle cure e della persona assistita nonché in materia di responsabilità professionale degli esercenti le professioni sanitarie

Gli esperti tratteranno la capacità di relazione dei professionisti sanitari con i pazienti e con le assicurazioni; il problema del contenzioso medico-legale e della prevenzione e gestione del rischio; l'obbligo di tentare una conciliazione in caso di danni. Sempre nell'ottica della ricerca di un migliore rapporto tra medico e paziente.

Il Convegno vede l'importante partecipazione del Prof. Riccardo Zoja, Presidente SIMLA; interverranno anche altre personalità rilevanti del mondo accademico, forense, direttori di strutture sanitarie, risk manager e altri esperti.

La giornata del 26 (inizio ore 8.30) prevede due sessioni mattutine (risk management e  mediazione) e una pomeridiana (cartella clinica e consenso informato); anche il 27 prevede due sessioni mattutine (esperienze Uu.Oo. e il problema delle infezioni ospedaliere) e una pomeridiana, (linee operative di consenso), fino alla chiusura dei lavori alle 17.30.

SIMLA, che patrocina l'evento, da sempre si propone di promuovere e tutelare la cultura medico-legale a livello scientifico, legislativo, sociosanitario e professionale e di difenderne i principi etici e deontologici.


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Influenza: -4,6% malati, i virus arretrano per prima volta


Per la prima volta dall’inizio della stagione virale l’influenza arretra. Nell’ultima settimana – spiega Coldiretti su dati dell’Istituto Superiore di Sanità – c’è stato un calo del 4,6% dei nuovi casi con 794mila ammalati messi a letto dal virus contro gli 832mila della precedente settimana, per un totale di 4.728mila persone colpite dall’inizio della stagione secondo l’ultimo rapporto Influnet

Il picco– spiega Coldiretti – sembra così essere stato superato, nonostante la fascia di età maggiormente colpita rimanga quella dei bambini al di sotto dei cinque anni in cui si osserva un’incidenza pari a circa 40,3 casi per mille assistiti e quella tra 5 e 14 anni pari a 21,9. 

A vincere la lotta contro il virus - continua la Coldiretti non sono stati solo farmaci e vaccini, ma anche le scelte a tavola visto che 6 italiani su 10, secondo la rilevazione on line della Coldiretti, cercano di combatterlo seguendo una dieta adeguata e mangiando gli alimenti giusti per rafforzare l’organismo e prevenire i malanni. 

Aumentare le calorie consumate, iniziando la mattina con latte, miele o marmellata e portando poi a tavola soprattutto zuppe, verdure, legumi e frutta, aiuta a rafforzare, con l’apporto di vitamine, le difese immunitarie Oltre a frutta a verdura ricca di antiossidanti nella dieta per sconfiggere l’influenza non devono mancare – continua la Coldiretti – latte, uova e alimenti ricchi di elementi probiotici quali yogurt e formaggi come il parmigiano e, per alcuni esperti, anche il miele e l’aglio, che contiene una sostanza, l’allicina, particolarmente attiva nella prevenzione. 
Con la discesa del termometro arriva anche il “permesso” ad aumentare le calorie consumate in relazione ad attività, sesso, età e necessità personali. 

Fondamentale – sottolinea la Coldiretti – è assumere verdure di stagione, soprattutto quelle ricche di vitamina A (spinaci, cicoria, zucca, ravanelli, zucchine, carote, broccoletti, ottimi anche cipolle e aglio possibilmente crudi per la valenza antibatterica non indifferente) perché danno il giusto quantitativo di sali minerali e vitamine antiossidanti che sono di grande aiuto per combattere le conseguenze dello stress del cambio di stagione sull’organismo. 

Nella dieta – prosegue la Coldiretti – non vanno trascurati piatti a base di legumi (fagioli, ceci, piselli, lenticchie, fave secche) perché contengono ferro e sono ricchi di fibre che aiutano l’organismo a smaltire i sovraccarichi migliorando le funzionalità intestinali. Per la frutta – evidenzia la Coldiretti – di grande importanza per il grande contenuto di vitamina C, è il consumo di frutta di stagione come i kiwi, clementine e arance rigorosamente italiane per evitare che i trasporti ne riducano il contenuto vitaminico. 

Va anche ricordato che in un soggetto normale l’assunzione di proteine deve essere compresa tra 0,8- 1,3 grammi di proteine per chilo di peso corporeo, per cui – conclude la Coldiretti – una buona dose di carne nella dieta non può fare che bene. Non mancano poi i rimedi specifici che ci arrivano dalla tradizione saggezza popolare contadina. 

Se contro mal di gola – continua la Coldiretti – si consiglia di fare gargarismi con succo di due limoni diluiti in mezzo bicchiere d’acqua e sale, in caso di gola infiammata è bene fare degli sciacqui con un infuso di acqua bollente e foglie di basilico fresco, oppure con 6 cucchiai di aceto di mele aggiunto a mezzo bicchiere di acqua. Per la raucedine il toccasana è un centrifugato di carote fresche e un cucchiaino di miele da bere durante la giornata. 

La fastidiosa tosse può essere sedata – spiega Coldiretti – bevendo il succo di un limone con un cucchiaio di miele, mentre sembra addirittura che tagliare delle fette di patata e metterle sulla fronte fermate con un foulard possa aiutare contro il mal di testa. Contro il raffreddore tagliare un limone in due, versarne un po’ di succo nel palmo della mano e aspirarne il succo. 

E se si aggiungono problemi bronchiali i nonni contadini preparavano un decotto con 2 o 3 cucchiai di semi di lino, acqua e mezzo bicchiere di vino rosso fatti bollire per 2 o 3 minuti. Il tutto va versato su una salvietta di cotone o di lino da piegare e mettere sul petto, lasciandolo fino a quando diventerà freddo. E per la convalescenza, nessun dubbio, mangiare pomodori crudi molto maturi o berne il succo aiuta – precisa la Coldiretti – a tornare presto in forma.

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