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giovedì 25 gennaio 2018

Influenza: -4,6% malati, i virus arretrano per prima volta


Per la prima volta dall’inizio della stagione virale l’influenza arretra. Nell’ultima settimana – spiega Coldiretti su dati dell’Istituto Superiore di Sanità – c’è stato un calo del 4,6% dei nuovi casi con 794mila ammalati messi a letto dal virus contro gli 832mila della precedente settimana, per un totale di 4.728mila persone colpite dall’inizio della stagione secondo l’ultimo rapporto Influnet

Il picco– spiega Coldiretti – sembra così essere stato superato, nonostante la fascia di età maggiormente colpita rimanga quella dei bambini al di sotto dei cinque anni in cui si osserva un’incidenza pari a circa 40,3 casi per mille assistiti e quella tra 5 e 14 anni pari a 21,9. 

A vincere la lotta contro il virus - continua la Coldiretti non sono stati solo farmaci e vaccini, ma anche le scelte a tavola visto che 6 italiani su 10, secondo la rilevazione on line della Coldiretti, cercano di combatterlo seguendo una dieta adeguata e mangiando gli alimenti giusti per rafforzare l’organismo e prevenire i malanni. 

Aumentare le calorie consumate, iniziando la mattina con latte, miele o marmellata e portando poi a tavola soprattutto zuppe, verdure, legumi e frutta, aiuta a rafforzare, con l’apporto di vitamine, le difese immunitarie Oltre a frutta a verdura ricca di antiossidanti nella dieta per sconfiggere l’influenza non devono mancare – continua la Coldiretti – latte, uova e alimenti ricchi di elementi probiotici quali yogurt e formaggi come il parmigiano e, per alcuni esperti, anche il miele e l’aglio, che contiene una sostanza, l’allicina, particolarmente attiva nella prevenzione. 
Con la discesa del termometro arriva anche il “permesso” ad aumentare le calorie consumate in relazione ad attività, sesso, età e necessità personali. 

Fondamentale – sottolinea la Coldiretti – è assumere verdure di stagione, soprattutto quelle ricche di vitamina A (spinaci, cicoria, zucca, ravanelli, zucchine, carote, broccoletti, ottimi anche cipolle e aglio possibilmente crudi per la valenza antibatterica non indifferente) perché danno il giusto quantitativo di sali minerali e vitamine antiossidanti che sono di grande aiuto per combattere le conseguenze dello stress del cambio di stagione sull’organismo. 

Nella dieta – prosegue la Coldiretti – non vanno trascurati piatti a base di legumi (fagioli, ceci, piselli, lenticchie, fave secche) perché contengono ferro e sono ricchi di fibre che aiutano l’organismo a smaltire i sovraccarichi migliorando le funzionalità intestinali. Per la frutta – evidenzia la Coldiretti – di grande importanza per il grande contenuto di vitamina C, è il consumo di frutta di stagione come i kiwi, clementine e arance rigorosamente italiane per evitare che i trasporti ne riducano il contenuto vitaminico. 

Va anche ricordato che in un soggetto normale l’assunzione di proteine deve essere compresa tra 0,8- 1,3 grammi di proteine per chilo di peso corporeo, per cui – conclude la Coldiretti – una buona dose di carne nella dieta non può fare che bene. Non mancano poi i rimedi specifici che ci arrivano dalla tradizione saggezza popolare contadina. 

Se contro mal di gola – continua la Coldiretti – si consiglia di fare gargarismi con succo di due limoni diluiti in mezzo bicchiere d’acqua e sale, in caso di gola infiammata è bene fare degli sciacqui con un infuso di acqua bollente e foglie di basilico fresco, oppure con 6 cucchiai di aceto di mele aggiunto a mezzo bicchiere di acqua. Per la raucedine il toccasana è un centrifugato di carote fresche e un cucchiaino di miele da bere durante la giornata. 

La fastidiosa tosse può essere sedata – spiega Coldiretti – bevendo il succo di un limone con un cucchiaio di miele, mentre sembra addirittura che tagliare delle fette di patata e metterle sulla fronte fermate con un foulard possa aiutare contro il mal di testa. Contro il raffreddore tagliare un limone in due, versarne un po’ di succo nel palmo della mano e aspirarne il succo. 

E se si aggiungono problemi bronchiali i nonni contadini preparavano un decotto con 2 o 3 cucchiai di semi di lino, acqua e mezzo bicchiere di vino rosso fatti bollire per 2 o 3 minuti. Il tutto va versato su una salvietta di cotone o di lino da piegare e mettere sul petto, lasciandolo fino a quando diventerà freddo. E per la convalescenza, nessun dubbio, mangiare pomodori crudi molto maturi o berne il succo aiuta – precisa la Coldiretti – a tornare presto in forma.

venerdì 8 dicembre 2017

Produzione agroalimentare, Ambiente e Salute: la Campania è oggi la regione più monitorata d'Italia

Produzione agroalimentare, Ambiente e Salute: la Campania è oggi la regione più monitorata d'Italia.

Oltre il 99,98% dei campionamenti eseguiti su 10 mila aziende agroalimentari regionali ha superato i test dell'IZSM (Ministero della Salute).

Il mercato si lascia alle spalle le speculazioni sulla "terra dei fuochi" e l'export torna a crescere.


Portici, 8 dicembre 2017 - L'Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno (ISZM) ha analizzato 10 mila aziende del settore agroalimentare campano e su circa 30 mila campionamenti sono emersi solo 6 casi di positività. Il 99,98% ha quindi superato i test dell'Istituto.

Si è partiti da questo dato, presentato oggi a Portici nell'ambito dell'iniziativa Le nuove frontiere della Ricerca su Ambiente, Cibo e Salute - promossa dall'IZSM e dalla Regione Campania - per illustrare gli sviluppi di un piano scientifico integrato che per capillarità, durata ed estensione non ha uguali in Europa.

All'evento sono intervenuti il Presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, il Presidente dell'Istituto Superiore di Sanità Walter Ricciardi, il direttore dell'IZSM Antonio Limone e il Direttore del Dipartimento di Agraria dell'Università degli Studi di Napoli Matteo Lorito.

I progetti dell'Istituto, nati per dare una risposta scientifica all'allarme mediatico sulla "terra dei fuochi" e alle preoccupazioni e speculazioni che ne sono seguite, si sono mossi in 3 direzioni: Aziende agroalimentari, Ambiente e Salute.

-    Aziende agroalimentari

Su circa 30 mila campionamenti, effettuati presso 10 mila aziende dell'agroalimentare sull'intero territorio regionale per la ricerca di contaminanti chimici e microbiologici potenzialmente dannosi per la salute del consumatore, sono emersi solo 6 casi di positività. Ciò significa che nel 99.98% dei casi i campionamenti hanno superato i test.

Questo lavoro ha permesso di dare vita a QRCODE Campania, un sistema di certificazione delle produzioni agroalimentari locali grazie al quale il consumatore può facilmente verificare sicurezza e tracciabilità dei prodotti messi in commercio.

-    Ambiente

Attraverso il progetto Campania Trasparente e il lavoro svolto da una Task Force interministeriale è stato condotto un piano di monitoraggio integrato con valutazione analitica sulle principali matrici ambientali: suolo, acqua, aria. L'attività, effettuata sull'intero del territorio regionale, pari a 13.000 km2 centri urbani inclusi, ha dato vita alla più completa analisi mai realizzata in una regione italiana.

Le criticità individuate grazie alla sinergia con il gruppo interministeriale terra dei fuochi riguardano solo 33 ettari che sono stati immediatamente interdetti alla produzione agricola. In collaborazione con le autorità competenti sono in corso ulteriori approfondimenti sulle aree critiche individuate.

-    Salute

Il progetto SPES (Studio di Esposizione nella Popolazione Suscettibile) ha coinvolto 4.200 campani tra 20 e 50 anni residenti in aree a differente pressione ambientale con l'obiettivo di valutarne, attraverso analisi del sangue, la potenziale esposizione ad agenti contaminanti.

I primi risultati sui metalli pesanti indicano che la presenza di questi inquinanti, individuata nei residenti che hanno partecipato allo studio, è inferiore alla media nazionale. È al momento in corso l'analisi dei campioni raccolti per l'eventuale rilevazione di contaminanti organici (diossine e idrocarburi).

Le indagini coordinate dall'IZSM, e tutt'ora in corso, costituiscono una "operazione trasparenza" basata su rigorosi criteri scientifici, con l'obiettivo di fornire risposte ai cittadini, alle istituzioni, agli operatori della filiera agroalimentare ed al mercato. 

Le indagini, durate oltre 3 anni, sono state realizzate con un modello di cooperazione multidisciplinare innovativo e virtuoso che ha visto la partecipazione di decine di istituzioni di ricerca, scientifiche ed accademiche tra cui l'Enea, il CNR, l'Istituto Superiore di Sanità e le principali Università Campane.

Oltre alla grande e legittima preoccupazione della popolazione, la campagna mediatica sulla "terra dei fuochi" ha determinato imponenti danni alla filiera agroalimentare di tutto il territorio ragionale. Danni dovuti a speculazioni sui prezzi e non sui volumi (i prodotti venivano comunque acquistati ma a prezzi molto inferiori) e stimati in 300 Ml. di euro nel 2014 e 200 Ml. di euro nel 2015.

Grazie alle evidenze scientifiche delle analisi finora condotte - dagli Enti pubblici e dagli stessi laboratori della grande distribuzione - e all'impegno del tessuto produttivo regionale oggi si registra un'importante inversione di tendenza.

I più recenti dati sulle esportazioni della Campania resi noti dalla Banca di Italia il mese scorso, indicano che nel primo semestre del 2017 si è registrato un incremento delle esportazioni del 14,3% rispetto allo stesso periodo del 2016 raggiungendo quota 271 milioni di euro. Rispetto al 2015 l'incremento è stato del 19%.

In particolare, la filiera del pomodoro campano ha fatto registrare un +13% e i prodotti ortivi +18%. Oggi nei 2.500 ettari della Piana del Sele viene prodotto circa il 50% dell'insalata in busta dell'intero mercato europeo.

La pasta campana ha registrato un aumento delle esportazioni pari al 12% e un indotto totale di oltre 400 Ml. di euro e per la mozzarella di bufala campana DOP l'esportazione è cresciuta negli ultimi 3 anni del 32%, ciò anche grazie al sistema di tracciabilità di filiera messo a punto dall'IZSM e condiviso con il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali.




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venerdì 24 novembre 2017

Giornata mondiale AIDS. Al via campagna di comunicazione del Ministero della Salute

Risultati immagini per Giornata mondiale AIDS. Al via campagna di comunicazione del Ministero della Salute 
GIORNATA MONDIALE AIDS. AL VIA CAMPAGNA DI COMUNICAZIONE DEL MINISTERO DELLA SALUTE
APPUNTAMENTO IL 27 NOVEMBRE ALLE 10.30 AL MINISTERO DELLA SALUTE DI VIA GIORGIO RIBOTTA
In occasione della Giornata mondiale per lotta all’AIDS che ricorre il prossimo 1° dicembre, il Ministro della salute Beatrice Lorenzin rilancia la comunicazione istituzionale sul tema presentando, lunedì 27 novembre alle ore 10.30 presso il Ministero della salute Auditorium in viale Giorgio Ribotta 5 – EUR, la campagna di comunicazione sulla prevenzione dell’HIV e le infezioni sessualmente trasmesse. 
Alla realizzazione della campagna, dal claim ‘CON L’HIV NON SI SCHERZA, PROTEGGI TE STESSO E GLI ALTRI!’, che prevede iniziative volte a sensibilizzare diversi target di popolazione, hanno collaborato anche l’Istituto superiore di sanità e il Comitato Tecnico sanitario (Sezioni per la lotta all’AIDS e del volontariato per la lotta all’AIDS).
Tra le principali iniziative: due spot video di sensibilizzazione per la popolazione generale realizzati con la collaborazione di due testimonial d’eccezione gli attori Dario Vergassola e Giulia Michelini ed una innovativa campagna sui social destinata ai giovanissimi.
Nel corso della conferenza saranno commentati gli ultimi dati epidemiologici e un’indagine pilota sui gruppi di popolazione a rischio curata dall’Istituto Superiore di Sanità.

Per accrediti stampa scrivere a ufficiostampa@sanita.it comunicando la testata, il nominativo del giornalista e il numero di tessera Odg.

venerdì 16 giugno 2017

Hera e Istituto Superiore di Sanità insieme per l’applicazione dei Water Safety Plans

Con anni di eccellenti risultati alle spalle, Hera rilancia il proprio impegno a favore della qualità dell'acqua potabile e in accordo con l'Istituto Superiore di Sanità applicherà ai  propri sistemi acquedottistici i Piani di Sicurezza dell'Acqua (Water Safety Plans) previsti da Bruxelles.

Mercoledì 21 se ne discuterà a Bologna.                                      Si chiamano Water Safety Plans e sono i protocolli europei per il controllo di tutte le fasi della filiera di produzione e distribuzione dell'acqua potabile. Contemplati nella Direttiva 1787/2015, richiedono agli stati membri diconformarvisi al più presto, ma Hera – fedele alla sua storia - non intende aspettare. 

Attiva da sempre nel monitoraggio puntuale della propria acqua di rete, con performance di servizio in grado di garantire – su tutto il territorio servito – un'acqua potabile economica e di qualità, la multiutility ha così siglato un accordo di collaborazione con l'Istituto Superiore di Sanità (ISS) per applicarenel biennio 2017-2018 Water Safety Planscompleti a due dei propri sistemi acquedottistici. 

In questo modo sarà possibile acquisire la metodologia e le competenze previste nel quadro delle nuove disposizioni, in modo tale da poter poi estendere i Piani di Sicurezza dell'Acqua a tutti i sistemi acquedottistici gestiti. 

L'argomento sarà oggetto di un convegno dedicato agli esperti del settore, che si terrà presso la sede bolognese della multiutility mercoledì 21 giugno, alla presenza dei vertici del Gruppo, nonché di istituzioni ed enti coinvolti nel progetto. La sicurezza, dunque, prima di tutto. 

L'introduzione di uno standard preciso e valido per tutti i Paesi membri, del resto, conferisce un valore ulteriore all'impegno profuso in questi anni da Hera. 

Muovendosi con largo anticipo, infatti, il Gruppo dispone già da tempo di strutture impiantistiche, laboratori d'analisi e sistemi di monitoraggio che operano quotidianamente per consentire a oltre 3,6 milioni di cittadini serviti di poter bere con assoluta tranquillità l'acqua del rubinetto di casa. Garantita da oltre 2.000 controlli al giorno, l'acqua del rubinetto è quindi al centro delle attenzioni di Hera, che vi ha dedicato un report specifico, "In buone acque", giunto ormai alla ottava edizione e pubblicato annualmente per rendicontare nel dettaglio tutti gli aspetti di questo fondamentale servizio. 

Già da alcuni anni, peraltro, il Gruppo collabora con Regione Emilia-Romagna e Arpae per lo sviluppo di una metodologia applicativa basata sull'analisi di rischio per la definizione dei piani di controllo. 

In tale ambito è stato fornito anche un contributo alle Linee Guida sui Piani di Sicurezza dell'Acqua pubblicate dall'Istituto Superiore di Sanità nel 2014 (Rapporto ISTISAN 14/21). 

"Per noi – dichiara Franco Fogacci, Direttore Acqua del Gruppo Hera – garantire un'acqua potabile di qualità rappresenta da sempre un imperativo assoluto e per questo ci troviamo in assoluta sintonia con gli indirizzi tracciati nella Direttiva europea. I Water Safety Plans – prosegue Fogacci – costituiscono una sfida importante per tutti gli operatori del settore, che dovranno essere bravi a strutturarsi in misura tale da darne concreta e puntuale attuazione. Penso anzi che un'esperienzaaziendale come quella di Hera – conclude il Direttore Acqua della multiutility – possa mettere in campo competenze e risorse decisive per favorire processi di questo tipo, non soltanto traducendoli in realtà nel territorio servito ma anche fornendo esempi importanti e utili per altri ambiti locali". 

Luca Lucentini, Direttore del Reparto di Igiene delle Acque Interne dell'Istituto Superiore di Sanità, dichiara: "La volontà di Hera di implementare i piani di sicurezza dell'acqua evidenzia la costante tendenza al miglioramento della società e la fiducia in uno strumento che può assicurare un potenziamento della prevenzione anche in sistemi particolarmente avanzati sotto il profilo gestionale e dei controlli. Il coinvolgimento di ISS, insieme alle Autorità sanitarie regionali e locali del team è per noi un'opportunità di ampliare la gamma di sperimentazione dei Piani di Sicurezza in filiere idro-potabili particolarmente complesse per quanto riguarda le fonti di approvvigionamento e le potenziali sorgenti di pressione come pure per l'estensione e articolazione delle reti. I risultati potranno quindi fornire un contributo significativo allo sviluppo normativo sull'implementazione e approvazione dei Piani, al livello nazionale che il Ministero della Salute sta attivamente coordinando". 

Adriana Giannini, Responsabile del Servizio Prevenzione Collettiva e Sanità Pubblica della Regione Emilia-Romagna dichiara: "L'accordo è un ulteriore passo avanti in un percorso che l'Assessorato alle Politiche per la Salute ha intrapreso già dal 2012, finanziando e coordinando una serie di progetti finalizzati al miglioramento della qualità dell'acqua potabile, attraverso la sperimentazione di un sistema di controllo secondo i principi dei Water Safety Plans. Gli studi condotti hanno portato allo sviluppo di  un modello statistico che, applicato agli acquedotti, consente di  individuare le aree maggiormente stabili e quelle più critiche, per arrivare ad una "categorizzazione del rischio" e, conseguentemente,determinare misure di controllo adeguate. 

I risultati ottenuti sinora sono stati resi possibili grazie all'integrazione delle competenze dei partecipanti al gruppo di progetto (Aziende Usl, Arpae, Hera e Ireti) e al supporto dell'Istituto Superiore di Sanità. Tale collaborazione è fondamentale per favorire il processo di cambiamento in atto sul controllo delle acque potabili ai fini di una tutela sempre maggiore della salute dei consumatori". 

Il Direttore Generale di Arpae, Giuseppe Bortone,dichiara: "Arpae è lieta di essere partner e promotore del progetto di attuazione dei Water Safety Plans in Emilia-Romagna, partecipando sia con la propria capacità progettuale, di elaborazione dati, di conoscenza approfondita della statistica storica della qualità delle acque potabili, sia con la propria rete di laboratori di analisi che quotidianamente portano sicurezza e dati certi riguardo lo stato delle acque erogate dagli acquedotti. L'Agenzia conferma quindi la propria vocazione a contribuire al miglioramento dei processi produttivi nel rispetto della salvaguardia dell'ambiente e della salute delle popolazioni".


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domenica 27 novembre 2016

Situazione sanitaria area di Taranto: il ministro Beatrice Lorenzin istituisce tavolo di lavoro

Roma, 27 novembre 2016 - Con riferimento alle notizie apparse sugli organi di stampa relative la mancata approvazione di un emendamento al DDL di bilancio finalizzato ad attribuire risorse aggiuntive alla Regione Puglia per meglio affrontare le criticità sanitarie dell’area di Taranto, nonché la richiesta di deroga dall’applicazione nella medesima aerea territoriale delle disposizioni del decreto ministeriale n. 70 del 2015 recante Regolamento recante definizione degli standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi relativi all'assistenza ospedaliera, il Ministero della salute precisa quanto segue.

Preliminarmente occorre evidenziare che per derogare alle disposizioni del decreto ministeriale n. 70/2015 (di natura regolamentare) non è necessaria una norma di rango primario e, quindi, una modifica apportata attraverso una norma di legge, bensì è sufficiente operare una modifica dello stesso decreto ministeriale attraverso la medesima fonte regolamentare.
 
Il prossimo 7 dicembre saranno presentati presso l’Istituto superiore di sanità i risultati di uno studio epidemiologico, finanziato dal Ministero della salute, che darà evidenza dell’effettiva situazione sanitaria dei cittadini residenti nell’area di Taranto. 

In attesa della pubblicazione dei risultati dello studio condotto dall’Istituto superiore di sanità, il Ministro della salute, Beatrice Lorenzin, ha già disposto l’apertura di un Tavolo di confronto tra Regione Puglia, le altre istituzioni locali interessate, i tecnici della Direzione generale della programmazione sanitaria del Ministero della salute  e dell’ISS, al fine di approfondire le esigenze correlate alla situazione ambientale-sanitaria dell’area di Taranto, anche nell’ottica di valutare l’esistenza dei presupposti tecnico-scientifici e giuridici che consentano di approntare una deroga al decreto ministeriale n. 70 del 2015.

giovedì 15 settembre 2016

I segnali che predicono lo sviluppo della demenza

La difficoltà nello svolgere attività quotidiane più complesse del semplice lavarsi e vestirsi, come maneggiare il denaro o cucinare, rivela con otto anni di anticipo lo sviluppo della demenza nei soggetti affetti da lieve deficit cognitivo. 

Lo ha evidenziato uno studio condotto dall’In-Cnr e dall’Università di Firenze e coordinato dall’Istituto superiore di sanità. 

La ricerca è stata pubblicata sul Journal of Alzheimer’s Disease.


In persone affette da deficit cognitivo lieve (Mci-Mild Cognitive Impairment), il manifestarsi di difficoltà nell’esecuzione delle attività quotidiane più complesse consente di predire lo sviluppo di demenza con un anticipo di otto anni.  

È quanto emerge da uno studio condotto nell’ambito del progetto Ilsa (Italian Longitudinal Study on Aging), da Antonio Di Carlo dell'Istituto di neuroscienze del Consiglio nazionale delle ricerche (In-Cnr) e Domenico Inzitari dell’Università di Firenze, su 2.400 ultrasessantacinquenni, rappresentativi della popolazione anziana in Italia. La ricerca, coordinata da Emanuele Scafato dell'Istituto superiore di sanità, è stata pubblicata sul Journal of Alzheimer’s Disease

“La vita quotidiana presuppone lo svolgimento di attività elementari, quali lavarsi, vestirsi, alimentarsi, e di attività più complesse, definite strumentali, come usare il telefono, fare acquisti, preparare il cibo, effettuare le pulizie domestiche, utilizzare i mezzi di trasporto, maneggiare il denaro, assumere autonomamente eventuali terapie”, spiega Di Carlo. 

“La ricerca ha dimostrato che avere problemi nelle seconde, le più complesse, permette di predire lo sviluppo di demenza in chi è affetto da Mci, e questo indipendentemente dall’età, dal sesso e dalla presenza di altre malattie”.

Lo studio ha inoltre individuato un legame tra il numero di attività strumentali che creano problemi e lo sviluppo della demenza. “Incontrare difficoltà in una sola delle attività complesse raddoppia il rischio di demenza, mentre se le attività interessate sono più di quattro il rischio aumenta di nove volte nei successivi otto anni”, chiarisce il ricercatore dell’In-Cnr.

Lo studio Ilsa, che ha affrontato per primo a livello nazionale le problematiche relative all'invecchiamento e alle condizioni di salute degli over 65 italiani, ha fornito stime sulla frequenza della demenza nel nostro Paese. 

“In Italia le persone affette da questa patologia sono circa 700 mila e circa 150 mila i nuovi casi ogni anno; gli ultrasessantacinquenni affetti da deficit cognitivo lieve sono circa tre milioni: un anziano su quattro. Per loro il rischio di demenza è significativamente superiore rispetto agli anziani con funzioni cognitive normali”, conclude Di Carlo. 

“Questa ricerca fornisce informazioni utili per la messa a punto di interventi di prevenzione e trattamento, contribuendo così a ridurre i rilevanti costi umani, sociali ed economici di questa malattia”.

Roma, 15 settembre 2016

La scheda
Chi: Istituto di neuroscienze del Cnr di Firenze, Università di Firenze, Istituto superiore di sanità
Che cosa: Studio sulla possibilità di predire con anticipo di 8 anni lo sviluppo della demenza in soggetti affetti da Mci. 
La ricerca è pubblicata sul Journal of Alzheimer’s Disease.

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