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venerdì 28 settembre 2018

OMS e OCSE: in Italia pochi infermieri rispetto agli abitanti

Allarme Ocse e Oms: "Avete pochi infermieri rispetto agli abitanti per l'efficienza dell'assistenza e per affrontare le sfide emergenti di cronicità e invecchiamento"

 

Italia nella bassa classifica del rapporto tra infermieri e abitanti con servizi e assistenza a rischio.

Parla chiaro l'Ocse: "Gli italiani invecchiano e la domanda di assistenza sanitaria sale. La popolazione italiana è una delle più vecchie al mondo: quasi il 20% supera i 65 anni di età e, secondo i dati Istat, nel 2050 circa l'8% degli italiani avrà più di 85 anni. Il sistema sanitario italiano, al momento, potrebbe non essere in grado di far fronte a questi cambiamenti, in particolare per quanto riguarda il rinnovo e l'assunzione del personale infermieristico. Si calcola che la carenza di infermieri, già importante soprattutto al Nord, aumenti ogni anno a causa dello squilibrio tra i pensionamenti (17 mila all'anno) e le nuove assunzioni (8 mila all'anno).

Parla chiaro anche l'Oms che lo ha ribadito anche durante la sua 68esima Assemblea generale svolta dal 17 al 20 settembre a Roma: "L'Italia deve affrontare un quadro di malattie croniche – principalmente a causa dell'invecchiamento della popolazione, che ti chiedono una risposta assistenziale complessa, proattiva, personalizzata".
Per farlo secondo l'Oms l'Italia deve rispondere ad alcune sfide tra cui oltre a difendere meglio l'accesso universale all'assistenza ("una parte della popolazione ha esigenze sanitarie che non ricevono assistenza" secondo l'Oms, specie in alcune Regioni creando diversità e disuguaglianze), deve aumentare ancora una volta il numero di infermieri: "complessivamente il numero degli operatori del sistema sanitario è cresciuto negli ultimi dieci anni ma il numero di infermieri rimane basso: 6.5 ogni 1000 abitanti, mentre la media UE è di 8.4.".

"Lavoriamo a provvedimenti concreti, per questo stiamo pensando di creare un gruppo tecnico stabile tra ministero, Fnopi e rappresentanze dei cittadini – ha dichiarato il ministro della Salute Giulia Grillo, garantendo il suo interessamento sia per la carenza, sia per la copertura del contratto appena chiuso, ma anche per le specializzazioni degli infermieri  a una delegazione dei vertici FNOPI -. Quando parliamo di infermieri, parliamo di 440mila persone che lavorano tutti giorni, tutte le notti, Natale, Pasqua, Capodanno! Non abbiamo la bacchetta magica, ma abbiamo tanta buona volontà, e posso assicurare che il ministro è al lavoro su tutti i dossier e anche su questo perché dobbiamo dare risposte agli infermieri e a tutti coloro che garantiscono la salute dei nostri cittadini". 

Secondo i documenti internazionali di Ocse e Oms, alla luce di una popolazione che invecchia (22% sopra i 65 anni nel 2015, la più anziana in Europa) che spende pochi anni in buona salute (7,7 anni rispetto a 9,4 in media nell'OCSE) e crescenti necessità per un'assistenza sanitaria di lungo termine,  Il numero di infermieri laureati negli ultimi 20 anni è vero che è comunque aumentato , grazie a un migliore iter formativo e a un cambiamento nei requisiti d'ingresso per incentivare l'iscrizione. Ma non basta: il numero di infermieri laureati rimane il quinto più basso nell'Ocse (20,6 per 100 000 persone rispetto alla media Ocse di 46).

E parlano chiaro i dati internazionali, che si affiancano alla carenza già denunciata dalla FNOPI di non meno di 51-53mila infermieri: l'Italia tra i paesi Ocse è al 24° posto (su 35 paesi) nel rapporto infermieri ogni 1000 abitanti (al 15° nell'Ue-28) e dopo di lei, Spagna a parte, ci sono nazioni che non brillano per l'organizzazione dei servizi sanitari, mentre ai primi posti ci sono i Paesi del Nord Europa (Norvegia, Svizzera, Danimarca, Islanda, Finlandia, la stessa Germania e così via), tutti a partire dai 7,9 infermieri per mille abitanti del Regno Unito (che pure chiede infermieri all'Italia) fino ai 17,7 della Norvegia. 

In Italia in realtà la situazione va ogni anno peggiorando e si perdono in media tra i 2.500 e 4.500 infermieri l'anno: dal 2009 (anno dell'ultimo contratto e anno in cui sono iniziati i piani di rientro per le Regioni fortemente in deficit economico, quasi tutte del Sud) si sono perse 12.031 unità di personale.

La carenza di infermieri è considerata un grave rischio per i sistemi sanitari anche a livello internazionale.

La campagna "Nursing Now", avviata quest'anno da Oms e Icn, l'International Council of Nurses, Consiglio internazionale delle infermiere, sottolinea anzitutto che senza interventi – ritenuti necessari e urgenti – nel 2030 mancheranno nel mondo 9 milioni di infermieri e aggiunge che è necessario migliorare la percezione degli infermieri, migliorare la loro influenza e massimizzare il loro contributo per garantire che tutti abbiano accesso alla salute e all'assistenza sanitaria.

La campagna Oms-ICN prevede entro la fine del 2020 di raggiungere cinque obiettivi, analoghi in gran parte a quelli già evidenziati nella ricerca Oasi 2017 dalla Sda Cergas Bocconi:

1. maggiori investimenti per migliorare la formazione, lo sviluppo professionale, gli standard, la regolamentazione e le condizioni di lavoro per gli infermieri;

2. maggiore e migliore diffusione di pratiche efficaci e innovative nell'infermieristica;

3. maggiore influenza per infermieri sulla politica sanitaria globale e nazionale, come parte di un più ampio sforzo per garantire che la forza lavoro della salute sia maggiormente coinvolta nel processo decisionale;

4. più infermieri in posizioni di comando e maggiori opportunità di sviluppo a tutti i livelli;

5. fornire ai responsabili politici e decisionali riferimenti per comprendere dove l'infermieristica può avere il maggiore impatto, cosa impedisce agli infermieri di raggiungere il loro pieno potenziale e come affrontare questi ostacoli. 

 

Infermieri per 1000 abitanti nell'OCSE                             

     

 

 

Infermieri per 1000 abitanti nell'Ue-28

                        

Fonte: OCSE – Health at a Glance 2017



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I nuovi farmaci in pipeline all'XI Convegno Aideco


Nuove Frontiere In Dermatologia: Nuovi Farmaci In "Pipeline"
All'XI Convegno AIDECO, 4 – 5 ottobre a Roma, si espongono le ultime novità in tema farmacologico per contrastare psoriasi, dermatite atopica e melanoma
All'XI Convegno organizzato dall'Associazione Italiana Dermatologia e Cosmetologia (AIDECO) dermatologi, cosmetologi e i maggiori esperti del settore si confronteranno su nuovi temi in campo di salute della pelle.
Il primo intervento, a decretare l'apertura del convegno, sarà: Nuove Frontiere In Dermatologia: Nuovi Farmaci In "Pipeline".
Il prof. Leonardo Celleno, presidente di AIDECO, introduce il tema: "Pipeline è un termine che si riferisce al numero di farmaci che si trovano nelle diverse fasi di ricerca e sviluppo (R&S), prima della commercializzazione. Sono necessari tra i 10 e i 15 anni perché un farmaco possa essere immesso sul mercato e questo principalmente perché, oltre alla necessaria approvazione delle competenti autorità, è d'obbligo proteggere la salute dei soggetti verso effetti collaterali inattesi – anticipa il dermatologo e prosegue – Nel settore dermatologico psoriasi, melanoma e altri tumori della pelle, dermatite atopica (DA) corrispondono alle patologie in cui maggiormente la ricerca è impegnata per il futuro prossimo. La branca dermatologica vanta attualmente numerosi farmaci in via di sviluppo, tra i "biologici" e non, con pipeline di settore promettente anche per indicazioni minori".
 
Tra i relatori dell'intervento è presente la Prof.ssa Clara De Simone, dermatologa e docente presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore, la quale espone gli ultimi sviluppi dei farmaci per curare la Dermatite Atopica, una delle più comuni malattie infiammatorie croniche cutanee. "Le attuali terapie della Dermatite Atopica includono trattamenti locali a base di emollienti, antinfiammatori e immunomodulanti ( come i corticosteroidi e gli inibitori della calcineurina) e trattamenti sistemici come la fototerapia o immunosoppressori ( ciclosporina, azatioprina metotressato) – afferma la Prof.ssa De Simone - La comprensione dei meccanismi patogenetici consentirà a breve l'utilizzo di farmaci biologici e di piccole molecole disegnati per interagire con bersagli molecolari specifici ed amplierà l'armamentario terapeutico specialmente per le forme moderate-gravi di malattia. È questo il caso, ad esempio, del dupilumab, anticorpo monoclonale contro la sub-unità 4-alpha comune al recettore per l'interleuchina 4 e per l'interleuchina 13, di recente disponibile per la terapia della dermatite atopica nei pazienti adulti, essendo risultato efficace e sicuro negli studi clinici registrativi".
 
Il Prof. Claudio Bonifati, medico presso San Gallicano Dermatological Institute, invece, affronta la psoriasi "Nuove possibilità terapeutiche sono all'orizzonte sia nel campo dei farmaci biologici (es: tildrakizumab, risankizumab, mirikizumab, bimekizumab) che di sintesi (es: tofacitinib, baricitinib, solitinib). Anche nel campo delle terapie topiche sono presenti all'orizzonte interessanti novità come ad esempio la combinazione halobetasolo/tazarotene", conclude il professore.
 
L'intervento su i nuovi farmaci per curare il melanoma e altri tumori cutanei è tenuto dal prof. Pietro Quaglino, docente di dermatologia all'Università di Torino.


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mercoledì 26 settembre 2018

Giusta terapia al giusto paziente

Giusta terapia al giusto paziente

Generare, grazie a una bio-stampa 3D, organi-modello per la sperimentazione in batteria di terapie "personalizzate", in sostituzione dei test farmacologici sugli animali. È il primo step di uno studio condotto da Ibcn-Cnr, Campus Biomedico di Roma e Fondazione Giovanni Paolo II di Campobasso, pubblicato su Scientific Report


Sono organi-modello specifici del paziente, in vitro, realizzati con bio-stampa tridimensionale (3D Bio-printing), in grado di sperimentare terapie innovative e su misura, senza ricorrere a test farmacologici sugli animali o a indagini invasive su pazienti affetti da mutazioni genetiche. A metterli a punto un team di ricercatori dell'Istituto di biologia cellulare e neurobiologia del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ibcn), Campus biomedico di Roma e Fondazione Giovanni Paolo II (Fgps) di Campobasso. La ricerca, pubblicata su Scientific Report, costituisce il primo step verso la generazione di organi in piastra sia per sostituire i test sugli animali sia per l'affidabilità dei risultati della medicina personalizzata. "Fino a oggi", spiega Roberto Rizzi, ricercatore Cnr-Ibcn e coordinatore dei lavori, "la sperimentazione animale ha generato la maggior parte delle informazioni sulla validità di un prodotto farmaceutico, considerando, innanzitutto, la diversità specie-specifica del target finale e solo successivamente la causalità dell'insorgenza della patologia nel paziente". Obiettivo del lavoro, sviluppare tessuti umani individuo-specifici per testare l'efficacia di nuovi farmaci, riducendo così il ricorso a terapie non sempre necessarie, costose e, a volte, anche dannose per il paziente. "Su questa linea", afferma Fabio Maiullari, ricercatore Fgps, "è stata realizzata per la prima volta con questa tecnologia, una struttura di stampa tridimensionale cardiaca vascolarizzata, utilizzando cellule multi-specie, sia murine (riprogrammate) sia umane, partendo da differenti geometrie di stampa". Un modello standard da cui partire per sviluppare, in futuro, ulteriori prototipi di organi e tessuti, quali giunzione neuromuscolare, cervello, cervelletto, pancreas, cute, microambienti tumorali, vasi sanguigni, etc., da cellule staminali pluripotenti indotte - iPSC), utili a testare terapie su misura per curare patologie non solo neurodegenerative ma anche oncologiche. Il lavoro rientra nel progetto SATISFY Generazione di tessuti umani individuo-specifici per test di efficacia di nuovi farmaci, coordinato dal Cnr, in collaborazione con il Dipartimento di scienze e biotecnologie medico-chirurgiche dell'Università la Sapienza di Roma e finanziato dal programma di LAZIOINNOVA (2018) Progetto gruppi di ricerca- Conoscenza e cooperazione per un nuovo modello di sviluppo.  "Sviluppare terapie mirate e su misura potrebbe rappresentare una vera e propria rivoluzione nell'assistenza sanitaria, mutuata da una visione clinica paziente-centrica. Attuarla appieno significherebbe fornire la giusta terapia al giusto paziente al momento giusto, evitando così un'esposizione a farmaci potenzialmente inefficaci se non tossici per l'organismo", aggiunge Claudia Bearzi, ricercatrice Ibcn-Cnr.  I risultati, infine, potrebbero essere consultabili su una piattaforma open data. "La medicina personalizzata", conclude Rizzi, "rappresenta la frontiera di diagnosi e trattamento di numerose patologie, verso le quali a oggi molti farmaci non si rivelano efficaci quanto dovrebbero. Si tratta di una sfida a cui il sistema sanitario è chiamato a trovare una risposta in termini di incremento della qualità, sicurezza della cura e ottimizzazione dei costi di assistenza. I vantaggi evidenziati dai progressi della ricerca sono tali da spingere le aziende farmaceutiche ad affiancare linee di sperimentazione che prevedono l'uso di strumenti di analisi e test di diagnostica molecolare, con l'obiettivo di prescrivere farmaci sempre più cuciti su misura". 


Roma, 26 settembre 2018

    

Foto 1: Stampante biologica microfluidica tridimensionale "Cecilia  2.0"

Foto 2: Organoide di tessuto cardiaco in stampa

La scheda

Chi: Istituto di biologia cellulare e neurobiologia del Consiglio nazionale delle ricerche (Ibcn-Cnr), Campus biomedico di Roma e Fondazione Giovanni Paolo II (Fgps) di Campobasso

Che cosa: organi-modello specifici del paziente, in vitro, realizzati con bio-stampa tridimensionale (3D Bio-printing), in grado di sperimentare terapie innovative e su misura. La ricerca A multi-cellular 3D bioprinting approach for vascularized heart tissue engineering based on HUVECs and iPSC-derived cardiomyocytes è stata pubblicata su Scientific Report 

Riparazione lesioni midollo spinale: individuata nuova popolazione cellule staminali - studio Pisa-Yale su "Nature Communication"

Individuata una nuova popolazione di cellule staminali che favorisce la riparazione delle lesioni al midollo spinale
Lo studio condotto dai ricercatori della Yale School of Medicine e del Dipartimento di Biologia dell'Università di Pisa è stato pubblicato sulla rivista Nature Communications


Un team di scienziati della Yale School of Medicine e del Dipartimento di Biologia dell'Università di Pisa ha individuato una particolare popolazione di cellule staminali, dette neuroepiteliali, che si sono rivelate particolarmente efficaci nel riparare le lesioni al midollo spinale. La sperimentazione condotta su modelli animali ha mostrato che queste particolari cellule sono in grado di integrarsi nel tessuto danneggiato, estendere prolungamenti per alcuni centimetri dopo il trapianto e fornire un recupero motorio e funzionale. Inoltre, come hanno evidenziato i test di laboratorio, il recupero è proporzionale all'entità alla lesione: se ad esempio il danno al midollo spinale non supera il 25%, c'è un miglioramento significativo nell'uso degli arti inferiori entro due mesi.

"Per la prima volta, grazie a questo studio è stato quindi dimostrato che l'origine anatomica delle cellule staminali ha una importanza cruciale per il successo del trapianto", spiega Marco Onorati, ricercatore dell'Unità di Biologia Cellulare e dello Sviluppo del Dipartimento di Biologia dell'Ateneo Pisano, e fra i primi autori dello studio pubblicato sulla rivista "Nature Communications".

Infatti, per quanto simili in vitro, le cellule staminali neuronali che hanno un'origine analoga a quella del tessuto ricevente (in questo caso il midollo spinale) si sono rivelate molto più efficienti di quelle con una diversa derivazione (ad esempio provenienti dal cervello) nel ripristinare le connessioni del midollo lesionato e garantire la formazione di nuovi circuiti neuronali.

"Non tutte le cellule staminali hanno quindi le stesse potenzialità – conclude Marco Onorati – e quello che ora sappiamo grazie a questo studio sulle cellule staminali neuroepiteliali e su come agiscono nel caso di lesione al midollo spinale può rivelarsi utile per indirizzare il futuro della ricerca".

Lo ricerca pubblicata su "Nature Communications" è stata coordinata dal professore Steve Strittmatter della Yale School of Medicine. In particolare, Marco Onorati ha guidato la parte sulla derivazione e la caratterizzazione delle cellule staminali neuroepiteliali umane e il loro differenziamento verso neuroni maturi per studiarne la funzione in vitro. Oltre a lui, gli altri primi coautori dell'articolo sono due ricercatori della Yale School of Medicine, Maria Teresa Dell'Anno (che adesso continua i suoi studi sulle cellule staminali in ambito neurologico presso la Fondazione Pisana per la Scienza) e Xingxing Wang.

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Riferimenti all'articolo scientifico:
Dell'Anno MT, Wang X, Onorati M (e altri), "Human neuroepithelial stem cell regional specificity enables spinal cord repair through a relay circuit", Nature Communications

Didascalia immagine:
Cellule staminali neuroepiteliali (in verde) trapiantate nel modello animale di  midollo spinale lesionato (in rosso)

giovedì 20 settembre 2018

CNR: aal lievito di birra individuate possibili cause di malattie neurodegenerative

Uno studio, al quale ha collaborato l'Istituto di bioscienze e biorisorse del Cnr, ha individuato tre geni la cui mancanza o difetto potrebbe essere all'origine di patologie quali l'Alzheimer e il Parkinson. La ricerca è stata pubblicata sulla rivista "Scientific Reports"

 

Uno studio interdisciplinare effettuato su lievito di birra Saccharomyces cerevisiae (S. cerevisiae) ha condotto alla scoperta di tre geni che portano l'informazione genetica necessaria alla fabbricazione di altrettante proteine, la cui mancanza o difetto potrebbe essere la causa di malattie neurodegenerative nell'uomo. Alla ricerca, che ha utilizzato come strumento d'indagine il Tellurito di potassio, un composto la cui tossicità è collegata a malattie quali l'Alzheimer e il Parkinson, hanno partecipato tra l'altro ricercatori dell'Istituto di bioscienze e biorisorse del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ibbr) e del gruppo di ricerca dell'Università del Salento diretto da Pietro Alifano. Lo studio è stato pubblicato su Scientific Reports.

"Le nostre indagini, condotte anche con l'utilizzo di tecniche di genomica e di biologia molecolare sul lievito S. cerevisiae quale sistema modello, sono partite dallo studio della Fratassina, una proteina collocata nei mitocondri, organelli cellulari presenti nell'uomo, nelle piante e nei funghi, la cui funzione è la produzione dell'energia necessaria per la vita della cellula", spiega Luigi Del Giudice del Cnr-Ibbr. "Un difetto o l'assenza della Fratassina nei mitocondri causa nell'uomo la malattia neurodegenerativa conosciuta come atassia di Friedreich (Frda). Essendo stata trovata anche nel lievito S. cerevisiae, la Fratassina ha stimolato la nostra ricerca, nella quale abbiamo utilizzato come strumento di indagine proprio il composto del Tellurio. L'importanza dello studio sta nell'avere individuato un punto intermedio, tre proteine del ribosoma mitocondriale, nel percorso che associa i geni danneggiati alla malattia neurodegenerativa nell'uomo".

I risultati ottenuti sono molto significativi in ambito scientifico. "Quanto da noi individuato costituisce un passo avanti nelle conoscenze scientifiche relative allo studio delle tre proteine ribosomiali mitocondriali coinvolte nella resistenza al Tellurito di potassio nel lievito S. cerevisiae, e al loro possibile ruolo nelle disfunzioni neurodegenerative", conclude il ricercatore del Cnr-Ibbr. "La scoperta dei tre geni del Dna nucleare è poi legata alla possibile produzione di farmaci con potenziale terapeutico per la cura di tali malattie".

Lo studio è stato condotto grazie ai finanziamenti della Compagnia di San Paolo, del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca (Miur) e del Cnr.

 

Roma, 20 settembre 2018

 

La scheda

Chi: Istituto di bioscienze e biorisorse del Consiglio nazionale delle ricerche-Uos Portici (Na)

 

Che cosa: Identificazione di tre geni nucleari che codificano per la fabbricazione di tre proteine del ribosoma mitocondriale la cui mancanza o difetto potrebbe costituire la causa di malattie neurodegenerative nell'uomo


lunedì 10 settembre 2018

Osservatorio Reale Mutua: le propensioni degli italiani in materia di salute digitale

LA SALUTE? PER GLI ITALIANI è SEMPRE PIù DIGITAL


Torino, 10 settembre 2018 – Negli ultimi 12 mesi, ben due italiani su tre (66%) hanno cercato sul web informazioni sulla propria salute o quella di un familiare.

È il dato che emerge dall'ultima ricerca dell'Osservatorio di Reale Mutua dedicato al welfare1, che ha effettuato un'ampia indagine sulla propensione dei connazionali all'utilizzo della rete e della tecnologia in campo sanitario e nella gestione del proprio benessere psicofisico.

 

Dottor Web. Secondo il report, gli italiani si rivolgono al web in primo luogo per cercare informazioni e consigli di autodiagnosi e per capire come affrontare una determinata patologia (66%), ma anche per ottenere indicazioni sull'utilizzo di farmaci (41%), sulle misure da adottare per prevenire l'insorgere di determinate problematiche (28%) e per informarsi sull'impiego di integratori alimentari nella propria dieta (24%).

 

Non solo: 1 italiano su 5 (19%) pensa addirittura che, in futuro, blog, forum e siti Internet, spesso a cura di professionisti, potranno arrivare a sostituire in buona parte la figura del medico più tradizionale.

 

Sanità a tutto digital. Ma, naturalmente, il discorso non si limita all'utilizzo dei motori di ricerca. Gli italiani vedono infatti di buon occhio la sanità digitale e i vantaggi che può apportare.

 

Tra i servizi ritenuti più utili, la possibilità di prenotare esami e visite specialistiche online (59%). Seguono la possibilità di consultare referti medici e altri documenti clinici direttamente dal proprio pc o smartphone (48%) e, per una quota analoga, quella di comunicare con i medici. Un'attenzione particolare viene riposta anche sulla telemedicina (47%), considerata un valido supporto soprattutto in caso di familiari non autosufficienti.

Il vantaggio maggiore? Per il 52% la comodità, intesa soprattutto come risparmio di tempo che risulta dal non dover fare code o doversi recare nella sede. A fronte di questo, tuttavia, gli italiani hanno individuato anche possibili svantaggi: il limite principale è l'esclusione degli utenti che non padroneggiano il digitale (45%), mentre uno su cinque lamenta l'assenza del contatto personale con professionisti e addetti in grado di dare istruzioni o risolvere problemi specifici.

 

Capitolo app e wearable. Ovvero: dispositivi indossabili, come bracciali o orologi, che permettono di monitorare il proprio stato di salute.

 

A riguardo, gli italiani si dimostrano ancora una volta aperti all'innovazione: più di uno su due (55%), infatti, li considera un valido alleato del proprio benessere e si dice propenso ad utilizzarli. Di questi, il 47% li utilizzerebbe per monitorare i parametri vitali e fisici (come ad esempio, pressione, frequenza cardiaca), anche a scopo preventivo. Per il 37%, invece, la loro utilità risiede nel supportare lo svolgimento di un'attività fisica corretta e quindi di contrastare la sedentarietà, mentre il 27% li userebbe come promemoria per l'assunzione di farmaci.

 

Non tutti però sono d'accordo, tanto che permane un 45% piuttosto diffidente a riguardo. Le ragioni? Uno su tre (34%) li considera una spesa non necessaria, il 25% dichiara di non avere la costanza necessaria per utilizzarli in modo corretto, mentre il 24% non li ritiene affidabili, preferendo rivolgersi direttamente a un medico.

 

"Noi di Reale Mutua vediamo positivamente l'avvento della tecnologia in campo medico e sanitario" – commenta Michele Quaglia, Direttore Commerciale e Brand di Gruppo. "Siamo lieti che anche i nostri connazionali riconoscano il potenziale dell'innovazione applicata in questo settore, riconoscendo le migliorie che può apportare senza però andare a sostituire il ruolo del professionista. La nostra Compagnia, in tal senso, pone particolare attenzione a due servizi che l'innovazione ha portato e che abbiamo sviluppato per i nostri clienti: la telemedicina, soprattutto per pazienti non autosufficienti, e le applicazioni per la prevenzione, soprattutto contro la sedentarietà".

 

1 Indagine CAWI condotta dall'istituto di ricerca Nextplora su un campione rappresentativo della popolazione italiana per quote d'età, sesso ed area geografica.

 

Fondata a Torino nel 1828, la Società Reale Mutua di Assicurazioni è la più importante Compagnia di assicurazioni italiana in forma di mutua. È capofila di Reale Group, un Gruppo internazionale nel quale operano più di 3.180 dipendenti per tutelare oltre 3,8 milioni di Assicurati. Reale Mutua offre una gamma molto ampia di prodotti, sia nei rami Danni sia nei rami Vita. I suoi Soci/Assicurati sono quasi 1,4 milioni, facenti capo a 349 agenzie su tutto il territorio italiano. La Società evidenzia un'elevata solidità, testimoniata da un indice di solvibilità che si attesta al 334% (Solvency II).

Polmonite Brescia. “Il ministero della Salute e l’Iss stanno vigilando costantemente sulla situazione”

Polmonite Brescia. "Il ministero della Salute e l'Iss stanno vigilando costantemente sulla situazione"

 

 

Il ministero della Salute sta monitorando con attenzione fin dai primi casi registrati, la situazione che si sta determinando in provincia di Brescia e Mantova dovuta all'intensificarsi di casi di polmonite di origine verosimilmente batterica e particolarmente aggressiva.

L'Istituto superiore di Sanità ha ricevuto tutto il materiale organico relativo ai pazienti ricoverati e sta eseguendo in queste ore le dovute analisi batteriologiche.

Appena i risultati delle indagini saranno completati, il ministero della Salute metterà in atto ogni azione necessaria per il superamento dell'emergenza.

Il ministero è in costante contatto con i responsabili sanitari del territorio.

 

Nota della Direzione generale Prevenzione

In accordo con le Linee guida per la prevenzione ed il controllo della Legionellosi, la Regione Lombardia sta procedendo alla coltura delle secrezioni bronchiali o dell'espettorato di tutti i pazienti ricoverati con diagnosi di polmonite di natura da diagnosticare. La ricerca eziologica è indirizzata anche verso altre possibili cause.

Fermo restando le inchieste epidemiologiche in corso per identificare eventuali luoghi comuni di possibile esposizione, è stata effettuata una verifica con i gestori degli acquedotti dei comuni bresciani interessati, confermando che non vi sono interconnessioni strutturate fra gli stessi che giustifichino un interessamento dei differenti comuni.

Tuttavia, sono in corso le analisi conoscitive sull'acqua potabile prelevata nei comuni con più casi e sono state fornite alla popolazione le informazioni necessarie nei confronti del rischio legionella.

 

La Legionellosi

È un'infezione, causata da un batterio chiamato "Legionella", che colpisce l'apparato respiratorio e può manifestarsi con una grave forma di polmonite. Insorge bruscamente dopo un periodo di incubazione di 2-10 giorni e può essere accompagnata da sintomi quali: temperatura corporea elevata, dolori addominali, diarrea, vomito, confusione mentale, delirio.

La maggior parte degli individui sani resiste alla malattia, ma il rischio di acquisizione è correlato alla suscettibilità individuale del soggetto esposto, alla concentrazione e al tipo di Legionella, al tempo di esposizione.

La Legionella è un microrganismo molto diffuso in natura, in ambienti di acqua dolce (laghi e fiumi, sorgenti termali, ambienti umidi in genere). Da qui, la Legionella attraverso le reti di distribuzione dell'acqua potabile nelle città, dove può essere presente in bassa concentrazione, può colonizzare gli ambienti idrici artificiali come gli impianti idrici dei singoli edifici, grandi impianti di climatizzazione (torri evaporative e di raffreddamento), vasche idromassaggio, fontane, e così via. Quando tali sistemi sono scarsamente manutenuti, si possono creare condizioni di proliferazione del batterio, che può raggiungere anche concentrazioni molto elevate.

La malattia si può acquisire respirando l'aerosol formato da acqua contaminata. La produzione di aerosol può avvenire attraverso l'uso di rubinetti o docce, i cui circuiti siano colonizzati dal batterio. Le grandi epidemie sono tuttavia spesso causate dalle emissioni di aerosol, diffuso anche a lunga distanza, da torri evaporative o di raffreddamento, non adeguatamente pulite e disinfettate in cui l'acqua di raffreddamento è contaminata da Legionella.

La malattia non si contrae bevendo acqua contaminata e neppure per trasmissione da uomo a uomo.

 

giovedì 6 settembre 2018

Vaccini. Giulia Grillo: “Fiducia nel lavoro del Parlamento, avanti con semplificazione e controlli dei Nas”

Vaccini. Giulia Grillo: "Fiducia nel lavoro del Parlamento, avanti con semplificazione e controlli dei Nas"

 

"Rispetto all'emendamento sui vaccini presentato oggi in commissione nell'ambito del decreto Milleproroghe, sono fiduciosa che il Parlamento riesca a individuare, grazie al lavoro della maggioranza e dei relatori, una soluzione equilibrata.

Voglio intanto segnalare che dal 4 settembre, il Nucleo antisofisticazione dei Carabinieri ha avviato controlli a tappeto nelle scuole di tutto il Paese per accertare la veridicità delle dichiarazioni e delle autocertificazioni presentate all'avvio di quest'anno scolastico. Nei primi due giorni di attività sono già stati monitorati 513 istituti, esaminate 15.402 tra certificazioni (7.088) e autocertificazioni (8.314) e rilevate 22 infrazioni (ossia lo 0,14%). Le verifiche proseguiranno nei prossimi giorni e hanno già toccato le principali città italiane: Milano con 155 istituti e 3 infrazioni su 6.209 documenti; Roma con 190 scuole e 7 irregolarità su 3.929 controlli e Napoli con 168 strutture e 12 infrazioni su 3.945 documenti esaminati.

Voglio ringraziare personalmente i Carabinieri del Nas per l'importante lavoro che stanno svolgendo e che rafforza l'alleanza tra le istituzioni e i cittadini. Siamo tutti impegnati nella tutela del diritto della Salute a partire da quella dei più fragili".

 

Giulia Grillo, ministro della Salute

 

domenica 2 settembre 2018

Salute: l’utilizzo del telefono cellulare mette in pericolo la colonna vertebrale cervicale. Quando la testa è inclinata di 45 gradi, agisce una forza di circa 200 Newton sui dischi intervertebrali "Come se avessi 20 chili sul collo".

L'utilizzo del telefono cellulare mette in pericolo la colonna vertebrale cervicale. Quando la testa è inclinata di 45 gradi, agisce una forza di circa 200 Newton sui dischi intervertebrali  "Come se avessi 20 chili sul collo".

 

L'uso intensivo di smartphone può avere effetti negativi su tutto il sistema muscolo-scheletrico del collo: "Puntare l'occhio allo schermo del proprio telefono cellulare con le posture cui siamo abituati, per controllare Twitter, Facebook, o inviare un SMS aumenta notevolmente la forza gravitazionale. E con essa, il peso del cranio umano a cui è purtroppo associata una postura molto sfavorevole ", ha detto venerdì Ingrid Heiller, direttrice dell'Istituto di Medicina Fisica e Riabilitazione Ortopedica dell'unità operativa di ortopedia all'ospedale di Speising a Vienna." I giovani in particolare non usano solo il loro smartphone per fare telefonate. Scrivono messaggi, navigano in Internet, scattano foto e guardano video. L'uso intensivo dei telefoni cellulari ha effetti negativi sull'intero sistema muscolo-scheletrico. Il telefono cellulare è nelle mani, la testa è piegata in avanti. Noi chiamiamo questo 'Anteflessione'. Ciò significa che i tendini sono sovraccaricati nel collo. Questa posizione porta al sovraccarico dei tendini nell'area del collo: anche i dischi intervertebrali del rachide cervicale sono sottoposti a una forte pressione. ", ha inoltre dichiarato la Heiller. Mal di testa e vertigini negli adolescenti sono spesso attribuiti alla tensione. Nel caso estremo, questo potrebbe portare nel tempo all'usura del disco intervertebrale. Una posizione che è causa, tra le altre cose, rallentando il cervello, di mal di schiena, così come di malattie cardiache. Inviare un messaggio di testo graverebbe il collo come se si avessero appesi 20 chili. A riprova di quanto assunto la Heiller  ha riportato uno studio medico pubblicato nella rivista specializzata Surgical Technology International. In media, la testa di un adulto pesa tra 4,5 e 5,5 chili. Quando la testa è inclinata di 45 gradi, agisce una forza di circa 200 Newton sui dischi intervertebrali  "come se avessi 20 chili sul collo". Soprattutto, una persistente e monotona persistenza in questa posizione deve essere vista in modo critico, ha detto l'esperta di movimenti, e raccomanda di fare delle pause e di assumere una postura ergonomica. Di conseguenza, la colonna vertebrale tende continuamente a queste condizioni. Che alla fine portano ad usura e "possibile intervento chirurgico". "In alternativa, è meglio tenere il telefono all'altezza degli occhi, il che è meglio quando si è seduti con il gomito appoggiato sul tavolo." Un'altra alternativa è quella di appoggiarsi allo schienale o sdraiarsi per utilizzare lo smartphone. Un aspetto importante sono i movimenti compensatori. E c'è anche un pulsante di spegnimento. Per ovviare a tale situazione, la dottoressa ha ricordato alcuni semplici consigli. Tra questi: mettere i piedi per terra, non piegare, e tenere le spalle in posizione rilassata. La soluzione migliore, rileva Giovanni D'Agata presidente dello "Sportello dei Diritti" nel primo caso, è però ridurre al minimo l'utilizzo di cellulari e smartphone, anche se ad oggi appare pressoché impossibile per una società che vuole essere iperconnessa. Sul sito dello "Sportello dei Diritti" è possibile vedere le foto con le due posizioni da "evitare" e "assumere" durante l'uso intensivo del cellulare.

Lecce, 2 settembre 2018                                                                                                                                                                                           



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