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sabato 29 dicembre 2018

Professioni Sanitarie: come svilire 30 anni di rivendicazioni con un semplice emendamento nella manovra finanziaria.

  

 

Professioni Sanitarie: come svilire 30 anni di rivendicazioni con un semplice emendamento nella manovra finanziaria.

 

ROMA 29 DICEMBRE - Una vergogna!  Che è stata  perpetrata con parere favorevole della Ministra Grillo, che ora parla di disinformazione, e con l'implicito favore di Cgil, Cisl e Uil che lo hanno ammesso tra le righe in un proprio comunicato in cui si parla di "Allarmismi inutili" e di un "provvedimento che evita l'ingiusta espulsione di qualche migliaio di operatori". 

 

Stiamo parlando, ovviamente, delle disposizioni inserite con il maxiemendamento del Governo, al Senato,   con cui è   stata   disciplinata   la posizione di taluni professionisti in ambito sanitario ai quali è consentito, anche  in  assenza  del  titolo  idoneo  all'iscrizione  ai  rispettivi albi professionali, di continuare a svolgere la loro attività, se hanno svolto la stessa,  in  regime  di  lavoro  dipendente ovvero  libero  professionale,  per almeno  36  mesi,  anche  non  continuativi,  nel  corso  degli  ultimi  10  anni. (Art. 1 comma 283 bis).

 

La verità è che in Senato è passata una Vergogna. E' stato presentato ed è passato  un emendamento con cui si tutela l'abuso di determinate professioni sanitarie. Che guarda caso sono le stesse contro cui la classe medica ha fatto quadrato  e respinto ogni tentativo di applicare il comma 566 (per i medici una eresia da far dimenticare).

 

 Ma cosa c'era scritto in questo ormai fantomatico comma 566 della vecchia legge di Stabilità:  "Ferme restando le competenze dei laureati in medicina e chirurgia in materia di atti complessi e specialistici di prevenzione, diagnosi, cura e terapia, con accordo tra Governo e Regioni, previa concertazione con le rappresentanze scientifiche, professionali e sindacali dei profili sanitari interessati, sono definiti i ruoli, le competenze, le relazioni professionali e le responsabilità individuali e di équipe su compiti, funzioni e obiettivi delle professioni sanitarie infermieristiche, ostetrica, tecniche della riabilitazione e della prevenzione, anche attraverso percorsi formativi complementari. Dall'attuazione del presente comma non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica". 

 

Un testo che oggi, alla luce della manovra attuale, sembra di essere di un'altra epoca, lontana anni luce. Siamo in una nuova epoca in cui per le professioni sanitarie del comparto è possibile sanare degli abusi  che invece rimangono un tabù quando si parla di professioni mediche. 

 

"Ci chiediamo se la legge è uguale per tutti o se per qualcuno è più uguale che per gli altri ?" ha commentato il Segretario Generale, Adamo Bonazzi, che ha anche detto: "si sono travalicati dei principi cardine del diritto sanando, di fatto, degli operatori che non posseggono un titolo atto a svolgere una Professione Sanitaria. Al legislatore forse sfugge il dato concreto che vi è una popolazione di abusivi che operava da anni sul campo a cui – a questo punto – basta trovare chi certifica il proprio operato per acquisire il diritto di entrare all'ordine a testa alta. Siamo consci che la battaglia per il 566 non la fa più nessuno da molto tempo ed è quasi desueta, ma per noi non è così. Capiamo anche che chi si è trovato il proprio posto al sole dentro i nuovi ordini si sia già dimenticato di questa nobile battaglia e di cosa significhi stare in trincea.  Noi però non lo abbiamo né dimenticato né – tanto meno – abbiamo abbandonato la battaglia. Noi siamo ancora in prima linea. Una linea per cui oggi stiamo pagando un prezzo altissimo.  Ma nessun prezzo è troppo alto quando si porta in alto la bandiera delle proprie convinzioni contro i soprusi. Nessun prezzo è troppo alto quando si rivendica e si difende la dignità e la professionalità di una categoria. Nessun prezzo è troppo alto quando si vuole giustizia, quella vera, per delle professioni che da troppo tempo la inseguono, la toccano ma non riescono ad ottenerla".

mercoledì 19 dicembre 2018

AMCLI: INFLUENZA 2018-2019, TARGET 90% VACCINAZIONE PER PREVENIRE GRAVI RISCHI PER PAZIENTI DEBILITATI E PICCOLI

AMCLI: INFLUENZA 2018-2019, TARGET 90% VACCINAZIONE PER PREVENIRE GRAVI RISCHI PER PAZIENTI DEBILITATI E PICCOLI

Ospedali, RSA e comunità primo luogo di propagazione del virus

Milano, dicembre 2018 – Lo scorso anno l'influenza si è rilevata particolarmente aggressiva, provocando un elevato numero di decessi non solo tra pazienti cronici ed anziani ma, inaspettatamente, anche in categorie fino ad oggi ritenute meno critiche (ad esempio persone in sovrappeso, donne gravide, 40-60enni). La specifica natura del virus, tra i più mutanti e ricombinanti, fa sì che anche per la stagione influenzale 2018-2019 il richiamo accorato di microbiologi clinici è di accrescere la copertura vaccinale, partendo proprio da quelle categorie (infermieri, personale ospedaliero, addetti delle RSA) che per il lavoro e l'ambiente in cui operano possono essere portatori e diffusori del virus.

È quanto emerso a Rimini nel corso della sessione del Congresso Nazionale AMCLI dedicato alla previsione della stagione influenzale.

Nel corso dei lavori è stato ricordato come lo scorso anno si siano verificati – stando ai dati di Epicentro dell'Istituto Superiore di Sanità – 764 casi gravi, ovvero connotati da profonda insufficienza respiratoria che ha richiesto il ricovero in rianimazione e terapia intensiva. Nel 22% dei casi si è registrato il decesso dei pazienti, la cui fascia di età era compresa tra 45 e 85 anni. Solo in Lombardia, i casi gravi sono stati oltre 170, con 10 decessi. "Si tratta di un dato molto importante, a conferma della pericolosità e invasività dei virus influenzali i quali possono in certi casi portare ad una grave lesione funzionale del polmone, i cui effetti si riverberano nel prosieguo della vita dei pazienti che ne sono stati colpiti" ricorda Fausto Baldanti, Università di Pavia, IRCCS Policlinico di Pavia e componente del Direttivo AMCLI.

In questo periodo di fine autunno 2018, i dati relativi alla sorveglianza epidemiologica delle sindromi influenzali in Italia, dimostrano che l'attività dei virus influenzali risulta in leggero aumento sebbene, nel complesso, si mantenga ancora a bassi livelli.

Vaccinarsi resta la soluzione più efficace, sicura e, soprattutto, funzionale per contenere la diffusione dei virus, per prevenire la malattia e ridurne le complicanze. Secondo stime recenti si calcola, infatti, che i costi diretti ed indiretti di una stagione influenzale ammontino a circa 11 miliardi di euro.

La vaccinazione è offerta gratuitamente alle persone che rientrano nelle categorie a rischio di complicanze, ma è comunque indicata per tutti i soggetti che desiderino evitare la malattia e che non abbiano specifiche controindicazioni, sentito il parere del proprio medico. È ancora utile vaccinarsi e lo si può fare fino alla fine di dicembre.

"Il tasso di vaccinazione resta ancora troppo basso. Siamo a meno del 50% quando per poter godere dei benefici di massa si dovrebbe toccare il 90%" aggiunge Baldanti.

 "Vorremo fosse sensibilizzata soprattutto la classe medico e infermieristica, la prima a contatto diretto con i pronto soccorsi ed ospedali dove maggiore è il flusso di persone che sono state colpite da influenza. Chi è in prima linea nell'assistenza dei pazienti dovrebbe essere almeno immune e non prestarsi a diffondere il virus" sottolinea Pierangelo Clerici, Presidente AMCLI e Direttore dell'Unità Operativa di Microbiologia dell'Azienda Socio Sanitaria Territoriale Ovest milanese.

In queste ultime settimane - continua Clerici – è stato però registrato un positivo aumento delle domande rispetto agli anni precedenti, soprattutto tra coloro che hanno meno di 65 anni, tra cui il personale sanitario e le forze dell'ordine, e questo ha portato in alcune zone ad un temporaneo esaurimento delle scorte".

 

A Rimini, infine, nel corso dell'incontro, sono stati affrontati aspetti legati al rischio introduzione di ceppi influenzali di origine animale, direttamente o tramite ricombinazioni virali che potrebbero dare origine a nuove pandemie. "È un fenomeno che non dobbiamo tralasciare" conclude Baldanti, "come non dobbiamo abbassare la guardia sullo sviluppo di mutanti aggressivi, evento che si verifica durante ogni stagione e che, almeno in parte, spiega la severità dell'influenza in alcuni soggetti".

Proprio in occasione del Congresso nazionale di Rimini, e per contribuire maggiormente ad una corretta informazione sui grandi temi della salute e della sanità, AMCLI  ha aperto la sua pagina social su Facebook, Associazione Amici, attraverso la quale saranno resi accessibili a tutti gli interessati materiali, interviste e approfondimenti sui grandi temi della microbiologia discussi durante il Congresso.

 

AMCLI - Associazione Microbiologi Clinici Italiani - è stata costituita nel 1970 ed è articolata su delegazioni regionali. L'associazione scientifica ha sede a Milano ed è attualmente presieduta dal prof. Pierangelo Clerici, Direttore U.O. Microbiologia A.S.S.T Ovest Milanese, Legnano. Tra le finalità statutarie di AMCLI, lo sviluppo della Microbiologia clinica. Una delle peculiarità della società scientifica è operare attraverso gruppi di lavoro su specifiche materie d'interesse. Tra questi spiccano quello sulle Infezioni Sessualmente Trasmissibili, sulle infezioni nei Trapianti d'organo, sulle infezioni nell'anziano e nei neonati, sulla Neurovirologia, sulle Infezioni nel paziente critico, sulle infezioni materno-fetali, sull'immunologia e sulle malattie parassitarie.

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GE Healthcare lancia "Edison", piattaforma digitale per l'intelligenza artificiale in Sanità

GE HEALTHCARE LANCIA "EDISON", PIATTAFORMA DIGITALE DI NUOVA GENERAZIONE PER L'INTELLIGENZA ARTIFICIALE IN SANITÀ*

 

·         Il sistema comprende nuove tecnologie per migliorare la coerenza delle scansioni, aiutare i medici a individuare e privilegiare i casi gravi e a prolungare il ciclo vitale delle apparecchiature diagnostiche

 

·         Edison è la più olistica tra le piattaforme digitali di ambito sanitario: combina insiemi di dati globalmente diversi, provenienti da diversi fornitori, modalità, reti di assistenza sanitaria e contesti di scienze della vita

 

MILANO,  dicembre 2018 – Una piattaforma digitale per accelerare lo sviluppo e l'adozione dell'intelligenza artificiale in Sanità e permettere agli operatori del settore di fornire un'assistenza più veloce e di maggiore precisione. È Edison, la nuova soluzione lanciata da GE Healthcare, che va ad arricchire un portafoglio digitale dal valore di 1 miliardo di dollari con l'obiettivo di diventare un punto di riferimento per le collaborazioni e i prodotti dell'azienda nell'ambito dell'intelligenza artificiale. I partner clinici useranno Edison per sviluppare algoritmi, i partner tecnologici lavoreranno con GE Healthcare per apportare gli ultimi progressi nell'elaborazione dei dati alle applicazioni di Edison e ai dispositivi smart. GE Healthcare ha inoltre annunciato nuove applicazioni e tecnologie basate su Edison, che vanno ad aggiungersi alle oltre 200 app di imaging già sviluppate dall'azienda.

 

Il mercato dell'intelligenza artificiale in ambito sanitario raggiungerà i 6,6 miliardi di dollari nel 2021, e il 39% dei direttori sanitari afferma che sta investendo nell'AI, nel machine learning e nelle analisi predittive[1].

 

Edison offre anche un servizio all'avanguardia che permette di tracciare i dati durante l'elaborazione di un algoritmo. Questo strumento, che riflette l'impegno di GE Healthcare per un uso sicuro, etico ed efficace dell'intelligenza artificiale, può aumentare la fiducia dei medici verso questa tecnologia e semplificare radicalmente la capacità degli sviluppatori di software di creare applicazioni compatibili con l'intelligenza artificiale.

 

Le possibilità legate all'IA rappresentano solo alcuni degli oltre 100 servizi di Edison a disposizione di GE Healthcare e sviluppatori di terze parti, offrendo importanti vantaggi a tutti gli utilizzatori.

 

La piattaforma permetterà a GE Healthcare di supportare al meglio i dirigenti ospedalieri, aggiungendo costantemente valore ai milioni di dispositivi medici installati che attuano processi lavorativi intelligenti. Utilizzando le applicazioni di Edison, inoltre, i medici potranno essere certi del fatto che gli algoritmi sono stati sviluppati e convalidati da un eccellente ecosistema di partner clinici e tecnologici.

Infine, gli sviluppatori che useranno Edison beneficeranno di una piattaforma integrata comune in grado di combinare insiemi di dati diversi, provenienti da differenti fornitori, modalità, contesti di cura diversi.

 

"Edison fornisce ai medici una piattaforma digitale integrata, combinando insiemi di dati diversi, provenienti da differenti fornitori, modalità, reti di assistenza sanitaria e contesti delle scienze della vita," ha dichiarato Kieran Murphy, Presidente e CEO di GE Healthcare. "Le applicazioni basate su Edison includeranno le più recenti tecnologie di elaborazione dei dati per consentire agli specialisti di fare scelte consapevoli e più veloci, per migliorare gli esiti clinici dei pazienti."

 

"Ci sono molti significati nascosti nei deep data, ma è necessario un notevole livello di sofisticazione per estrarne il valore," afferma la Dott.ssa Rachael Callcut, Professoressa associata di Chirurgia alla Università della California, San Francisco (UCSF), chirurgo alla UCSF Health e Direttore del dipartimento scienza dei dati allo UCSF Center for Digital Health Innovation, oltre che partner nello sviluppo della Critical Care Suite. "L'IA ci offre l'opportunità di vedere i segni che prima non vedevamo, e di cambiare il modo in cui ci prendiamo cura dei pazienti che può migliorare sostanzialmente gli esiti sanitari".

 

Le applicazioni Edison possono essere utilizzate su dispositivi medici attraverso il cloud o computer presenti nella medesima stanza dei dispositivi.

 

Le nuove applicazioni di Edison

Da software per migliorare la coerenza delle scansione di un esame a programmi per aiutare i medici a individuare e privilegiare i casi gravi o a prolungare il ciclo vitale delle apparecchiature diagnostiche, sono diversi gli ambiti in cui agiscono le nuove applicazioni introdotte da GE Healthcare con Edison. Di seguito alcune tra le più significative:

 

  • AIRx è uno strumento automatizzato di workflow basato sull'Intelligenza Artificiale per la risonanza magnetica dell'encefalo, progettato per incrementare coerenza e produttività, con l'obiettivo di generare immagini che varino il meno possibile tra una risonanza e l'altra e da un tecnico di laboratorio all'altro, per ridurre le probabilità che un paziente venga richiamato a causa di errori nel posizionamento della sezione. Una maggiore coerenza è importante quando si eseguono accertamenti sull'asse longitudinale per malattie come Alzheimer e sclerosi multipla. AIRx è dotato di un modello di rete neurale preformato che sfrutta algoritmi di deep learning e riconoscimento anatomico basato su un database di più di 36.000 immagini provenienti da studi clinici e siti di riferimento.

 

  • Critical Care Suite* su Optima XR240amx è progettato per individuare nella struttura sanitaria i casi in cui vi è la condizione critica del pneumotorace, per consentire la prioritizzazione del riesame delle immagini. Critical Care Suite impiegherà un pacchetto di algoritmi di intelligenza artificiale, come quello per il rilevamento del pneumotorace, progettato per individuare questa condizione potenzialmente letale nelle radiografie al torace con un elevato livello di accuratezza (>0.95 AUC).

 

  • L'abbonamento a CT Smart offre un accesso continuo ai più recenti software per Tomografia Computerizzata, prolungando il ciclo vitale del dispositivo e accrescendone il valore col passare del tempo. Le applicazioni possono essere selezionate basandosi sulle specifiche esigenze di ciascun ospedale o sistema sanitario, con opzioni che vanno dal rilevamento di emorragie intracraniche e ictus alla normale riduzione e ottimizzazione del dosaggio fino alla valutazione delle funzioni cardiache.

 

  • Automated Lesion Segmentation su LOGIQ™ E10 incrementa la produttività attraverso l'automazione. Coloro che utilizzano gli ultrasuoni sperimentano delle notevoli difficoltà di tipo ergonomico dovute alla ripetitività delle fasi dell'esame. La segmentazione automatica della lesione) aiuta ad eliminare il bisogno di misurare le lesioni manualmente, segmentando la lesione identificata a fegato, petto o tiroide e tracciando automaticamente la lesione e l'area corrispondente. Questa funzionalità aiuta anche a garantire la coerenza degli esami, che vengano eseguiti dalla stessa persona o da tecnici diversi, per la documentazione e i seguenti controlli.

 

 

 

[1] Accenture 2018 Consumer Survey on Digital Health, 2018.

*Informazioni rivolte ai professionisti del settore medico-sanitario.

 



[1] Accenture 2018 Consumer Survey on Digital Health, 2018.



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Anoressia e bulimia: docenti e dirigenti sentinelle nelle scuole. A Bergamo App e sportello

ANORESSIA E BULIMIA: IL CDCA DI BERGAMO RAFFORZA LA SUA PRESENZA NELLE SCUOLE. 

AL VIA LO SPORTELLO DI CONSULENZA GRATUITA PER DOCENTI E DIRIGENTI SCOLASTICI

Dopo l'interesse riscontrato dall'App SC(HI)ACCIA, con oltre 4.500 download registrati, il Centro per la diagnosi e la cura dei disturbi del comportamento alimentare di Bergamo mette a disposizione delle scuole uno sportello con due psicoterapeute. 

Ora con il contributo di Fondazione Cariplo le famiglie svantaggiate potranno beneficiare di un supporto per accedere ai percorsi ambulatoriali per il trattamento delle DCA non convenzionati con il SSN. Così anoressia e bulimia fanno meno paura.

Bergamo, dicembre 2018 – Uno sportello dedicato a docenti e dirigenti scolastici degli istituti superiori per aiutarli a gestire casi di disturbi del comportamento alimentare in classe e fuori. È questo il nuovo progetto del Centro per la diagnosi e la cura dei disturbi del comportamento alimentare (CDCA) della Casa di Cura Palazzolo di Bergamo che dopo aver lanciato l'App Sc(Hi)acciaDCA, l'applicazione pensata per sensibilizzare e prevenire i disturbi alimentari, fa ora un ulteriore passo avanti.

Le persone che soffrono di disturbi alimentari sono sempre più numerose e nella maggior parte dei casi sono giovani. I disturbi, infatti, tendono a comparire in età adolescenziale ed è per questo che un intervento tempestivo e proattivo da parte dei docenti può essere fondamentale. Solo una piccola parte di chi soffre di DCA, infatti, si rivolge a un centro di cura specializzato o a una struttura ospedaliera. Per questo il CDCA ha deciso di mettere a disposizione degli educatori degli istituti scolastici superiori, direttamente presso il Centro, uno sportello in cui potranno confrontarsi gratuitamente con due psicoterapeute per capire come meglio intervenire in classe e fuori per supportare studenti potenzialmente a rischio DCA. L'intervento potrà essere concordato con il CDCA telefonando allo 035389206 e sarà disponibile fino a fine maggio 2019 nei giorni di lunedì e di venerdì mattina.

Dal lancio dell'applicazione, nel novembre 2015 al novembre 2018, sono state prese in carico 490 persone alle quali il CDCA ha proposto un percorso con i professionisti (psicoterapeuti e dietiste) in ambulatorio. In particolare, a 106 persone (il 22% dei pazienti) è stato proposto il percorso riabilitativo intensivo in ricovero. Nello stesso tempo il CDCA supporta le famiglie attraverso percorsi di gruppo e terapie famigliari.

Ma non è tutto: dato che il CDCA si occupa in prevalenza di percorsi ambulatoriali che non risultano convenzionati dal SSN (il 78% di tutti i pazienti), ha previsto, grazie al contributo della Fondazione Cariplo, un supporto nei confronti delle persone economicamente svantaggiate, le cui famiglie non riescono a sostenere pienamente il percorso di cura. Il tutto, dando la possibilità al paziente, anche grazie alla stretta collaborazione con il consorzio Solco Città Aperta, di prevedere anche un tutoring a domicilio per un periodo di tre o quattro mesi, in accordo con le famiglie e in loro supporto. Contro i DCA, infatti, è fondamentale giocare in squadra: lo sportello, l'App e gli incontri che il CDCA ha già portato in 10 istituti superiori e 45 classi coinvolgendo 1.125 studenti, sono alleati importantissimi su cui contare.

«Quando entrai al centro di cura di Bergamo avevo quindici anni appena compiuti. Non sono entrata per mio volere, ma per volere dei miei genitori. Lì è iniziata la mia scalata verso la felicità. Ero malata così gravemente da essere convinta di non essere malata. Ma grazie al supporto del Centro sono rinata. E oggi, quando posso, aiuto chi soffre dei miei stessi disturbi a trovare la strada per uscirne. L'ho fatto anche questa estate, consigliando a una ragazza di scaricare l'app: uno strumento bellissimo che può aiutare centinaia di persone, come me, a tornare a sentirsi padrone del proprio corpo, ricominciando a vivere» - racconta una ragazza seguita dal CDCA per anoressia.

L'App è stata scaricata già 4597 volte con un totale di 1391 utenti registrati. Ben 3503 sono stati i "diari" compilati e 1842 i messaggi inviati in chat che hanno avuto risposta entro le 24 ore. Sono diversi, infatti, gli strumenti messi a disposizione dall'app: i test, il Diario personale da utilizzare in forma privata e la chat. Varie strade che consentono a chiunque ne abbia bisogno di chiedere aiuto. Perché la fase più difficile per chi soffre di un DCA è proprio riconoscere la malattia e ammetterne la presenza. Un percorso che spesso avviene solo grazie all'intervento di genitori, amici o insegnanti: persone esterne, ma vicine, che spingono il paziente a fare i conti con la realtà e lo accompagnano verso il percorso di cura presso il CDCA. Questo è quanto emerge dai racconti delle tante persone assistite, per lo più ragazze.

Accedere ai servizi dall'app è estremamente semplice, ma è fondamentale poter unire le forze per indirizzare chi più ne ha bisogno verso questa modalità di presa in carico e gestione del disturbo. Su Sc(Hi)acciaDCA gli esperti saranno sempre disponibili per chiarire dubbi alimentari e fornire informazioni (sull'accesso al servizio, sui diversi servizi e percorsi disponibili), garantendo sostegno e orientamento rispetto a problemi di tipo alimentare, legati alla sfera corporea, al ritiro sociale e al peso. Per usufruire di questi servizi bastano un nickname e un'e-mail per la conferma della registrazione, senza necessità di fornire ulteriori informazioni, come provenienza o età, così da garantire il massimo livello di privacy e tutela dei propri dati personali. ________________

Sc(Hi)acciaDCA per le scuole:

Il Centro per i Disturbi del Comportamento Alimentare della Casa di Cura B. Palazzolo di Bergamo sta promuovendo l'App Sc(Hi)accia DCA negli istituti scolastici della provincia al fine di sensibilizzare e prevenire i disturbi alimentari tra i più giovani. Al progetto hanno già aderito 10 istituti superiori e 45 classi per 1.125 studenti. L'App è stata presentata direttamente nelle scuole e a seguito di tali presentazioni, si è registrato un significativo incremento dei download. Grazie all'intervento di un finanziamento della Fondazione CARIPLO, le scuole potranno usufruire anche per il prossimo anno scolastico di una presentazione della APP mirata ad alcuni studenti (1 h per gruppi di due classi) e, novità di quest'anno, di una consulenza ai docenti presso il Centro DCA per approfondire alcune situazioni delicate di studenti potenzialmente a rischio DCA, capendo come meglio intervenire in classe e fuori. Si tratta di un intervento che potrà essere concordato con il CDCA telefonando allo 035389206. Alcune psicoterapeute saranno a disposizioni nei giorni di lunedì e di venerdì mattina per questo sportello che sarà a titolo gratuito.



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Lotta ai tumori del sangue: da Torino importanti passi avanti

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LOTTA AI TUMORI DEL SANGUE:
DA TORINO IMPORTANTI PASSI AVANTI

EMN Research Italy promuove uno studio con un nuovo trattamento sperimentale per i malati di mieloma multiplo. Il Clinical Trial Office di Torino centralizzerà le operazioni di data management.

Arriva una buona notizia per la lotta ai tumori del sangue e a comunicarla è l'impresa sociale italiana EMN Research Italy s.r.l. con sede a Torino che annuncia l'avvio, a livello europeo (recentemente approvato dall'AIFA in Italia e dalle autorità competenti in Grecia), di un nuovo studio clinico denominato EMN18 che prevede una terapia sperimentale per pazienti affetti da mieloma ed eleggibili al trapianto di cellule staminali. Con il coordinamento dei professori Mario Boccadoro (Torino) e Michele Cavo (Bologna), lo studio EMN18 si colloca all'interno del grande network europeo dell'EMN Foundation, guidato dal prof. Pieter Sonneveld (Rotterdam), e di cui EMN Research Italy costituisce il ramo italiano e si avvarrà della collaborazione di circa 50 centri in Europa, coinvolgendo nazioni quali Olanda, Repubblica Ceca, Irlanda, Grecia e, appunto, Italia, dove il Clinical Trial Office di Torino centralizzerà le operazioni di data management.


EMN18 è destinato ad avere un impatto importante nello scenario internazionale della lotta alle neoplasie del sangue per via dell'elevato numero di pazienti coinvolti (circa 400) e del carattere innovativo della terapia sperimentale proposta. Il Daratumumab, anticorpo monoclonale di nuova generazione, verrà infatti combinato con i farmaci Bortezomib, Ciclofosfamide e Desametasone. In termini di efficacia e sicurezza, la terapia sperimentale verrà confrontata con un trattamento standard (Bortezomib, Talidomide e Desametasone).

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Grecia, Irlanda, Italia, Olanda e Repubblica Ceca sono le nazioni europee dove è stato avviato lo studio clinico EMN18

I passi avanti fatti grazie all'introduzione di nuovi farmaci e nuove combinazioni, e il conseguente aumento della sopravvivenza e delle risposte, sono senz'altro elementi fondamentali che rinvigoriscono le speranze dei pazienti e dei loro familiari. L'adozione del Daratumumab nello studio EMN18 dovrebbe portare a netti miglioramenti sotto questo profilo, oltre a implicare un minore tasso di tossicità e un conseguente incremento della qualità della vita.


Ancora una volta EMN Research Italy e Torino sono dunque in prima linea nel trattamento del mieloma multiplo, un tumore che colpisce prevalentemente i pazienti anziani. Grazie agli sforzi costanti e all'impegno dei ricercatori e di tutte le persone coinvolte nelle sperimentazioni cliniche, negli ultimi anni si è assistito ad un sensibile aumento delle opzioni terapeutiche con un conseguente miglioramento della sopravvivenza e della qualità di vita.

EMN Research Italy in breve


EMN è l'acronimo di European Myeloma Network. Fondata nel 2005, EMN è una rete di eccellenze a livello europeo nello studio e nello sviluppo di cure innovative per il mieloma multiplo che conta 27 istituti di ricerca e 14 gruppi di studio. Ha lo scopo di promuovere la collaborazione tra i centri di ricerca e i gruppi di studio al fine di generare una mutua utilità e, grazie a ciò, ottenere risultati più efficaci ancora più velocemente.


EMN Research Italy, fondata a Torino nel 2016, è il braccio italiano del network EMN con sede in Olanda, ed è la prima impresa sociale in Italia nel campo della ricerca clinica sul mieloma multiplo. La sua natura giuridica le permette di essere promotore e di condurre studi clinici tradizionalmente definiti "profit", ossia i cui dati e risultati possono essere utilizzati dalle aziende farmaceutiche, con lo scopo di sostenere il progresso nella ricerca clinica e offrire terapie sempre più efficaci e sicure ai pazienti. Lo status di "impresa sociale" determina che non ci siano ripartizioni di utili tra i soci ma che gli eventuali profitti realizzati vengano reinvestiti nelle attività core della società stessa, a supporto quindi della ricerca e degli studi clinici.


Frutto del lavoro di varie professionalità, EMN Research Italy è forte dell'esperienza di uno staff che da diversi anni lavora nel campo dei clinical trials sul mieloma multiplo e può contare sull'apporto di un Comitato Scientifico di esperti e leader dell'ematologia italiana e sulla competenza di un team, formato da professionisti e da personale amministrativo, competente in materia fiscale, legale e di gestione del personale.





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Cnr: Fibrosi cistica: la malattia modifica il microbiota intestinale dei bambini

                                                                                   FIBROSI CISTICA: LA MALATTIA MODIFICA IL MICROBIOTA INTESTINALE DEI BAMBINI


Uno studio del Bambino Gesù, CNR, Università Sapienza e Federico II disegna la prima mappa funzionale delle comunità batteriche dell'intestino dei piccoli pazienti. La ricerca è stata pubblicata sulla rivista scientifica PLOS ONE.

 

Esiste un rapporto diretto tra fibrosi cistica e alterazione del microbiota intestinale: è la proteina "difettosa" della malattia, infatti, a guidare la composizione e il funzionamento delle comunità batteriche dell'intestino dei bambini che ne sono affetti. La scoperta è stata fatta dai ricercatori dell'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, del Consiglio Nazionale delle Ricerche e delle Università Sapienza e Federico II che, per la prima volta, hanno disegnato la mappa funzionale del microbiota di pazienti da 1 a 6 anni con fibrosi cistica, facendo luce sui meccanismi che lo regolano. Lo studio, appena pubblicato sulla rivista scientifica PLOS ONE, apre la strada a nuovi modelli di trattamento per le patologie intestinali associate alla fibrosi cistica e per la prevenzione di alcune gravi complicanze come, ad esempio, i tumori. 

 

LA FIBROSI CISTICA E LE COMPLICANZE

La fibrosi cistica è la patologia più frequente tra le malattie genetiche rare. Colpisce circa 1 neonato su 2.500 ed è causata dalle mutazioni del gene CFTR che producono una proteina difettosa non più in grado di svolgere regolarmente la sua funzione di controllo del passaggio di acqua e di alcuni sali all'interno e all'esterno delle cellule. L'alterazione della proteina porta l'organismo a produrre un muco eccessivamente denso che ostruisce l'apparato respiratorio, le vie aeree, l'apparato riproduttivo, il pancreas, il fegato, l'intestino. Espone i pazienti a continue infezioni e, nel tempo, anche a gravi complicanze gastrointestinali e nutrizionali.

 

LO STUDIO

Un team multidisciplinare composto da clinici, microbiologi, chimici e bioinformatici ha studiato 31 bambini di età compresa tra 1 e 6 anni affetti da fibrosi cistica in condizioni cliniche stabili. I pazienti pediatrici sono stati quindi confrontati con un gruppo, comparabile per numero ed età, di bambini sani.

 

Dalla fusione dei dati di metagenomica (analisi dell'intero corredo genetico e delle funzioni potenziali di un campione) e metabolomica (analisi dei metaboliti prodotti dai processi cellulari) è stato definito il profilo del microbiota dei bambini con fibrosi cistica: come è composto, come funziona, in che modo interagisce col metabolismo del paziente/ospite.

 

Per la prima volta è stato dimostrato che il microbiota intestinale è modulato prioritariamente dal difetto della proteina CFTR e che è condizionato solo marginalmente dall'età del paziente (almeno nei primi anni di vita), dalla presenza di infezioni e dal trattamento antibiotico cronico, fattori che in altri modelli di microbiota umano sono, invece, causa primaria di squilibrio tra comunità batteriche e loro metabolismo.

 

MICROBIOTA ALTERATO E INDICATORI DI MALATTIA

Per effetto diretto della proteina difettosa, il microbiota intestinale dei bambini con fibrosi cistica nasce con una struttura e con funzioni alterate. Lo studio ha evidenziato la diminuzione di alcuni batteri (Eggerthella, Eubacterium, Ruminococcus, Dorea, Faecalibacterium prausnitzii), sovrabbondanze batteriche (Propionibacterium, Staphylococcus, Clostridiaceae, Clostridium difficile) e alterati livelli di alcuni prodotti del metabolismo. In particolare, composti organici come alcoli ed esteri possono essere considerati indicatori dell'attività microbica alterata, mentre le molecole GABA e colina (delle quali è stata rilevata una sovrabbondanza) specifici indicatori di malattia di origine umana, poiché riflettono direttamente - a livello dell'intestino - le alterazioni del trasporto di acqua e dei componenti che regolano l'osmosi.

LE PROSPETTIVE TERAPEUTICHE

L'individuazione dei principali "attori" del microbiota collegati con le alterazioni delle funzioni dell'intestino dei pazienti con fibrosi cistica, apre la strada a potenziali nuovi modelli di trattamento per le patologie intestinali associate alla malattia e ad azioni di prevenzione di alcune complicanze gravi, come i tumori, in particolare quelli intestinali che dimostrano una maggiore incidenza con l'aumento della sopravvivenza dei pazienti. Tra le possibilità terapeutiche, la somministrazione di probiotici mirati (ad esempio il Faecalibacterium prausnitzii) per il ripristino di alcune funzionalità del microbiota e il miglioramento delle condizioni cliniche in caso di deficit digestivi e nutrizionali.

 

GLI AUTORI DELLO STUDIO

Allo studio hanno lavorato il gruppo di ricerca della Dott.ssa Lorenza Putignani e in particolare la Dott.ssa Pamela Vernocchi, dell'Unità di Ricerca di Microbioma Umano e Unità di Parassitologia del Bambino Gesù; la Dott.ssa Vincenzina Lucidi dell'Unità di Fibrosi Cistica del Bambino Gesù; la Dott.ssa Ersilia Vita Fiscarelli dell'Unità di Diagnostica della Fibrosi Cistica del Bambino Gesù; il Prof. Danilo Ercolini dell'Università degli Studi di Napoli Federico II; la Dott.ssa Paola Paci dell'Istituto di Analisi dei Sistemi ed Informatica del CNR; il Prof. Cesare Manetti del Dipartimento di Biologia ambientale, il Prof. Alfredo Miccheli e il Prof. Federico Marini del Dipartimento di Chimica e i colleghi dell'Unità di Metabolomica della Sapienza Università di Roma.

 

L'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù e la Task Force di Ateneo per gli Studi sul Microbioma dell'Università degli Studi di Napoli Federico II hanno recentemente siglato un accordo di collaborazione sul tema del microbioma.

 

 

Roma, 18 dicembre 2018

 

La scheda

 

Chi: IASI – CNR,  Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, Università Sapienza e Federico II

Che cosa: studio fibrosi cistica: la malattia modifica il microbiota intestinale dei bambini




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LA SANITA’ ITALIANA PARLA RUSSO. L’ OFFERTA MEDICALE PER RUSSOFONI NEL BELPAESE

LA SANITA' ITALIANA PARLA RUSSO. L' OFFERTA MEDICALE PER RUSSOFONI NEL BELPAESE

 

(Roma, 18 dicembre 2018). Cresce – soprattutto in Europa - la domanda di cure, assistenza e prestazioni mediche all'estero da parte cittadini russi, e l'Italia risponde. Nasce 'Curarsi in Italia', il nuovo progetto per le cure sanitarie in Italia dedicate ai cittadini russi (e alle persone russofone), presentato oggi al Centro russo di Scienza e Cultura di Roma da Raphael Consulting e Investa Finance. Numerosi i livelli di interazione e di servizi messi a punto: dai pacchetti curativi nei settori chirurgico, estetico, odontoiatrico, oftalmico e dermatologico, alle missioni formative in Russia rivolte ai medici russi; dall'assistenza sanitaria in lingua russa su Roma e Padova (prossime aperture: Bari e Pisa), ai presidi medici per le prescrizioni farmacologiche su tutto il territorio nazionale. "L'Italia ha tutte le carte in regola per soddisfare una domanda sempre più importante, se si considera che il mercato del cosiddetto turismo sanitario muove 11 milioni di persone nel mondo ogni anno, con un valore di circa cento miliardi di dollari - ha detto Angiolino Lonardi, presidente di Raphael Consulting -. Secondo le stime dell'Osservatorio Ocps-SDA Bocconi (2018) l'Italia genera un valore pari a 2 miliardi di euro, generato prevalentemente nei 208 ospedali lombardi dove ogni anno, secondo Bloomberg, vengono curati 125 mila pazienti provenienti dall'estero. Ma - ha proseguito Lonardi - la quota di valore della sanità italiana riferita ai soli Paesi dell'Unione economica eurasiatica, che comprende Russia, Bielorussia, Kazakistan, Armenia e Kirghizistan, è pressoché trascurabile, mentre nella sola Germania il turismo sanitario di quest'area realizza un controvalore di 1 miliardo e 200 milioni".

Eppure, il nostro Paese ha sviluppato il più esteso sistema di medici specialistici, 295 per 100 mila abitanti, 50 in più della Germania, 100 in più della Gran Bretagna e 115 in più della Francia: un presidio all'avanguardia per una domanda eurasiatica che solo marginalmente si è indirizzata verso l'Italia.

Il progetto, che prevede anche la messa a disposizione di competenze mediche e specialistiche per la realizzazione di strutture ospedaliere nella Federazione Russa, sarà attivo già da oggi. I servizi "Curarsi in Italia" sono realizzati dalle società team partner Raphael e Investa Finance. Le strutture sanitarie partner del progetto sono: Gruppo Raphael, Clinica Villa Margherita (Roma), Ospedale Internazionale Salvator Mundi (Roma) e Centro medico Valentini (Padova).

I servizi di trasporto Ncc, interpretariato, assistenza legale, traduzioni giurate, accompagnamento e assistenza infermieristica completano l'offerta "Curarsi in Italia".

 

Germania e Svizzera sono le principali destinazioni russe per le cure mediche all'estero (32%), seguite da Israele (22%) e dai Paesi dell'ex Unione Sovietica. Secondo Yandex, il principale motore di ricerca russo, le queries certificate di assistenza, cura e di prestazioni mediche sono state 6,3 miliardi tra luglio 2017 e luglio 2018, in crescita del 15% sullo stesso periodo. 'Oncologia', 'cardiologia' e 'ortopedia' le tematiche più ricercate.


Strutture mediche team partner "Curarsi in Italia".

Raphael Consulting (Roma): società di project management specializzata in medicina specialistica e diagnostica, progettazione e consulenza strutture sanitarie nazionali e internazionali. Attualmente impegnata nella progettazione e realizzazione di uno ospedale nella Regione meridionale della Nigeria, è team partner in Russia nella progettazione di un importante insediamento ospedaliero nel secondo anello di Mosca. Il Gruppo Raphael realizza 25 mila prestazioni l'anno sul territorio di Roma.

Villa Margherita (Roma): 70 anni di storia, è una clinica privata di eccellenza nei settori della chirurgia ortopedica, oculistica e plastica-ricostruttiva.

Salvator Mundi (Roma): eroga trattamenti di alta specializzazione oncologica sia medica che chirurgica, interventi di trapianto di organi, chirurgia pediatrica anche presso strutture internazionali facente parte della rete UPMC (University of Pittsburgh School of Medicine).

Poliambulatorio e Centro medico Valentini (Padova): opera in un territorio a forte frequentazione russa per la vicinanza allo scalo di Venezia, oltre all'offerta termale-curativa di Abano Terme.



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sabato 15 dicembre 2018

Pit Salute 2018: infermieri vittime dei tagli nel rapporto (umano) con gli assistiti

Pit Salute 2018: infermieri vittime dei tagli nel rapporto (umano) con gli assistiti

 

I risultati del Rapporto Pit salute 2018 confermano: ormai gli organici sono ridotti all'osso e chi ne fa le spese, nonostante la buona volontà dei professionisti e l'alto livello clinico dei loro interventi, sono i pazienti che rischiano di non avere nulla dell'umanizzazione prevista dall'ultimo Patto per la salute.

I dati del Pit salute parlano chiaro: crescono i disagi per la scarsa assistenza medico/infermieristica, dal 25,7% al 28,9%, e, collegate a questi, le lunghe liste d'attesa (dal 20,2% al 24,6%: senza personale si deve solo attendere di più). Le strutture in cui è maggiore il disagio sono sempre le RSA (86,5%, in calo rispetto al 89,9% del 2016), mentre le Lungodegenze crescono dal 10,1% al 13,5 per cento.

Anche nei ricoveri la scarsa assistenza medica e infermieristica (dal 17,9% al 16,7%) è la problematica più segnalata, assieme al rifiuto del ricovero dovuto a motivi di tagli ai servizi (dato che raddoppia dal 6% del 2016 al 12,8% del 2017).

E che sia l'organizzazione del sistema a non funzionare, lo dimostra un altro dato rilevato dal Pit Salute 2018: pesa, nelle segnalazioni dei cittadini, soprattutto la carenza di umanizzazione a carico

delle figure che più sono immerse nella presa in carico e nelle procedure relazionali con i pazienti e le famiglie.  Prima di tutto i medici ospedalieri (50,7%, in aumento rispetto al 45,1% del 2016), gli infermieri ospedalieri (26,2%), i medici di base (15,1%) e quelli impegnati in Asl (5,5%).

Segno anche che l'ospedale resta il nodo del sistema dei problemi di organizzazione, rispetto a un territorio pressoché inesistente.

Sono i cittadini a dirlo segnalando al Pit Salute la progressiva riduzione del personale presente nelle strutture e i disagi che ne conseguono proprio in termini della qualità di assistenza erogata, sempre più spesso si verificano le situazioni in cui i pazienti non possono disporre di assistenza appropriata, perché vi sono pochi infermieri o medici in reparto.

Quindi, come spiega lo stesso Pit Salute, da un lato, si verifica un aumento del rischio di non appropriata presa in carico per il paziente, dall'altro, inevitabilmente aumenta anche il peso su infermieri e medici che si trovano la responsabilità di gestire molti pazienti con poco personale a disposizione per cui un aumento del carico di lavoro, maggiore stress, maggiore possibilità di incomprensioni tra pazienti, familiari e operatori sanitari.

Paradossalmente i servizi a domicilio invece di aumentare negli anni, diminuiscono e Cittadinanzattiva fa notare la differenza: quelli ospedalieri erano il 65,5% nel 2016 e aumentano all'85,7% nel 2017, mentre quelli domiciliari erano il 27,7% nel 2016 e sono appena l'8,9% nel 2017.

Per quanto riguarda gli infermieri, in particolare le segnalazioni dei cittadini sono il 23,9% nel 2017, mostrando un lieve calo rispetto al 25,2% del 2016. I cittadini, in questo caso, lamentano la sbrigatività delle procedure e dei modi, con un contatto spesso frettoloso e poco informato con gli operatori.

Anche nei casi in cui è evidente che il disagio dipende dalle condizioni organizzative e non dal comportamento del singolo, i cittadini sono comunque portati a identificare gli operatori come soggetti risolutori delle problematiche (di accesso alle informazioni su cura, condizioni del paziente, eventuale dimissione) e li investono di una aspettativa elevata.

I cittadini raccontano di mancata attenzione nei controlli e di mancati controlli nei casi più estremi: il ridotto numero di infermieri presenti nelle strutture è la causa di questa mancanza di attenzione, che non può assolutamente essere sanata dalla buona volontà e dallo spirito di abnegazione che pure moltissimi

professionisti mettono in campo, perché la particolarità del lavoro che si volge in questo caso richiede lucidità e corretta organizzazione delle mansioni, per offrire al cittadino assistenza competente e appropriata.

Le segnalazioni che si riferiscono a questi disagi sono il 18,6% del totale, in netto aumento rispetto al 12% del 2016, facendo puntare l'attenzione su un problema forse emergente.

"Gli infermieri – ha affermato alla presentazione del Rapporto Pit Salute 2018 Ausilia Pulimeno, vicepresidente della Federazione nazionale degli Ordini delle professioni infermieristiche, il maggior Ordine italiano con i cuoi oltre 440mila iscritti - sono sempre meno; dal 2009 (anno in cui sono iniziati i piani di rientro per le Regioni fortemente in deficit economico, quasi tutte del Sud, e quindi i tagli senza chanche ai bilanci locali col blocco del turn over e dei contratti) si sono perse 12.031 unità di personale. E gli infermieri, quelli del Ssn, quelli che lavorano negli ospedali, sono sempre più anziani: soprattutto in rapporto alle altre professioni tra gli infermieri sono diminuite le età centrali, tra i 35 e i 44 anni (dal 38,0 al 28,3%) e aumentate quelle dei "quasi anziani" tra i 45-54 anni che passano dal 33,8% al 37,9 per cento".

"Senza risorse, che oggettivamente appaiono indispensabili, si tratterebbe – sottolinea Pulimeno - di modificare la composizione del personale. Da questo punto di vista il vincolo reale con cui il sistema deve fare i conti è quello di una carenza di risorse a disposizione per assumere il personale nel suo insieme, fermo paradossalmente al 2004 meno l'1,4%, cosa che ha portato negli anni a far sì che gran parte degli oltre 25 miliardi tagliati alla sanità siano stati presi dal personale. E questi, quelli messi in evidenza dal Pit Salute, sono i risultati".


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venerdì 14 dicembre 2018

Pit Salute 2018: infermieri vittime dei tagli nel rapporto (umano) con gli assistiti

Pit Salute 2018: infermieri vittime dei tagli nel rapporto (umano) con gli assistiti

 

I risultati del Rapporto Pit salute 2018 confermano: ormai gli organici sono ridotti all'osso e chi ne fa le spese, nonostante la buona volontà dei professionisti e l'alto livello clinico dei loro interventi, sono i pazienti che rischiano di non avere nulla dell'umanizzazione prevista dall'ultimo Patto per la salute.

I dati del Pit salute parlano chiaro: crescono i disagi per la scarsa assistenza medico/infermieristica, dal 25,7% al 28,9%, e, collegate a questi, le lunghe liste d'attesa (dal 20,2% al 24,6%: senza personale si deve solo attendere di più). Le strutture in cui è maggiore il disagio sono sempre le RSA (86,5%, in calo rispetto al 89,9% del 2016), mentre le Lungodegenze crescono dal 10,1% al 13,5 per cento.

Anche nei ricoveri la scarsa assistenza medica e infermieristica (dal 17,9% al 16,7%) è la problematica più segnalata, assieme al rifiuto del ricovero dovuto a motivi di tagli ai servizi (dato che raddoppia dal 6% del 2016 al 12,8% del 2017).

E che sia l'organizzazione del sistema a non funzionare, lo dimostra un altro dato rilevato dal Pit Salute 2018: pesa, nelle segnalazioni dei cittadini, soprattutto la carenza di umanizzazione a carico

delle figure che più sono immerse nella presa in carico e nelle procedure relazionali con i pazienti e le famiglie.  Prima di tutto i medici ospedalieri (50,7%, in aumento rispetto al 45,1% del 2016), gli infermieri ospedalieri (26,2%), i medici di base (15,1%) e quelli impegnati in Asl (5,5%).

Segno anche che l'ospedale resta il nodo del sistema dei problemi di organizzazione, rispetto a un territorio pressoché inesistente.

Sono i cittadini a dirlo segnalando al Pit Salute la progressiva riduzione del personale presente nelle strutture e i disagi che ne conseguono proprio in termini della qualità di assistenza erogata, sempre più spesso si verificano le situazioni in cui i pazienti non possono disporre di assistenza appropriata, perché vi sono pochi infermieri o medici in reparto.

Quindi, come spiega lo stesso Pit Salute, da un lato, si verifica un aumento del rischio di non appropriata presa in carico per il paziente, dall'altro, inevitabilmente aumenta anche il peso su infermieri e medici che si trovano la responsabilità di gestire molti pazienti con poco personale a disposizione per cui un aumento del carico di lavoro, maggiore stress, maggiore possibilità di incomprensioni tra pazienti, familiari e operatori sanitari.

Paradossalmente i servizi a domicilio invece di aumentare negli anni, diminuiscono e Cittadinanzattiva fa notare la differenza: quelli ospedalieri erano il 65,5% nel 2016 e aumentano all'85,7% nel 2017, mentre quelli domiciliari erano il 27,7% nel 2016 e sono appena l'8,9% nel 2017.

Per quanto riguarda gli infermieri, in particolare le segnalazioni dei cittadini sono il 23,9% nel 2017, mostrando un lieve calo rispetto al 25,2% del 2016. I cittadini, in questo caso, lamentano la sbrigatività delle procedure e dei modi, con un contatto spesso frettoloso e poco informato con gli operatori.

Anche nei casi in cui è evidente che il disagio dipende dalle condizioni organizzative e non dal comportamento del singolo, i cittadini sono comunque portati a identificare gli operatori come soggetti risolutori delle problematiche (di accesso alle informazioni su cura, condizioni del paziente, eventuale dimissione) e li investono di una aspettativa elevata.

I cittadini raccontano di mancata attenzione nei controlli e di mancati controlli nei casi più estremi: il ridotto numero di infermieri presenti nelle strutture è la causa di questa mancanza di attenzione, che non può assolutamente essere sanata dalla buona volontà e dallo spirito di abnegazione che pure moltissimi

professionisti mettono in campo, perché la particolarità del lavoro che si volge in questo caso richiede lucidità e corretta organizzazione delle mansioni, per offrire al cittadino assistenza competente e appropriata.

Le segnalazioni che si riferiscono a questi disagi sono il 18,6% del totale, in netto aumento rispetto al 12% del 2016, facendo puntare l'attenzione su un problema forse emergente.

"Gli infermieri – ha affermato alla presentazione del Rapporto Pit Salute 2018 Ausilia Pulimeno, vicepresidente della Federazione nazionale degli Ordini delle professioni infermieristiche, il maggior Ordine italiano con i cuoi oltre 440mila iscritti - sono sempre meno; dal 2009 (anno in cui sono iniziati i piani di rientro per le Regioni fortemente in deficit economico, quasi tutte del Sud, e quindi i tagli senza chanche ai bilanci locali col blocco del turn over e dei contratti) si sono perse 12.031 unità di personale. E gli infermieri, quelli del Ssn, quelli che lavorano negli ospedali, sono sempre più anziani: soprattutto in rapporto alle altre professioni tra gli infermieri sono diminuite le età centrali, tra i 35 e i 44 anni (dal 38,0 al 28,3%) e aumentate quelle dei "quasi anziani" tra i 45-54 anni che passano dal 33,8% al 37,9 per cento".

"Senza risorse, che oggettivamente appaiono indispensabili, si tratterebbe – sottolinea Pulimeno - di modificare la composizione del personale. Da questo punto di vista il vincolo reale con cui il sistema deve fare i conti è quello di una carenza di risorse a disposizione per assumere il personale nel suo insieme, fermo paradossalmente al 2004 meno l'1,4%, cosa che ha portato negli anni a far sì che gran parte degli oltre 25 miliardi tagliati alla sanità siano stati presi dal personale. E questi, quelli messi in evidenza dal Pit Salute, sono i risultati".

Infertilità per 6 uomini su 10: al via lo studio che indaga le cause tossiche a partire dal grembo materno

INIZIA IL PRIMO STUDIO NAZIONALE DEL SEME IN ITALIA

  • La contaminazione ambientale dovuta alle sostanze chimiche tossiche è la causa principale della scarsa qualità dello sperma e dell'infertilità
  • Da oggi, gli uomini italiani possono conoscere, gratuitamente ed in modo anonimo, lo stato di salute del loro sperma
  • Numerosi studi mettono in relazione la qualità dello sperma con l'insorgere di alcune malattie, la qualità del seme può essere considerata un biomarker di salute maschile generale


Roma, dicembre 2018
- "Le sostanze tossiche hanno rotto le palle ". Questo è il claim che accompagna il primo studio sulla fertilità maschile, lanciato da Institut Marquès in Italia. Il centro internazionale di riproduzione assistita è stato un precursore nel campo, ha dimostrato alla comunità scientifica che attribuire il peggioramento della qualità dello sperma alle classiche cause (stress, pantaloni attillati, alcol, ecc.) è un mito da sfatare. Grazie agli studi realizzati in Spagna, Institut Marquès ha identificato le sostanze chimiche tossiche come principale causa.


Perché uno studio sullo sperma degli italiani?

L'Italia è il paese con un tasso di natalità tra i più bassi al mondo - nel 2017 si sono registrate 7,6 nascite ogni 1.000 abitanti - e con un tasso di fertilità in calo: si parla di 1,34 figli per donna nell'ultimo anno.

Negli ultimi anni è stata registrata una lenta ma progressiva diminuzione della quantità e della qualità dello sperma, in termini di mobilità e morfologia. In 6 coppie su 10 che ricorrono a trattamenti di riproduzione assistita per diventare genitori, i partner maschili presentano alterazioni dello sperma, più o meno gravi.

In Italia non sono stati mai realizzati studi prospettici che valutino la qualità dello sperma della popolazione maschile. Il primo studio dello sperma nazionale in Italia consentirà di determinare la qualità dello sperma degli italiani e di stabilire in che misura fattori come le tossine ambientali influiscano sul deterioramento dello sperma.


Le sostanze tossiche, la causa principale della scarsa qualità dello sperma

Oltre ai fattori genetici e alla storia medica, la fertilità maschile dipende da fattori ambientali spesso sconosciuti alla popolazione. Si tratta di prodotti chimici da composti organici persistenti (chiamati COP) comunemente usati nell'industria, nell'agricoltura e in casa, che possono interferire con lo sviluppo dei testicoli e che, come dimostrato, possono compromettere la capacità riproduttiva. Secondo la dott.ssa Marisa López-Teijón, direttrice di Institut Marquès, "gli uomini sono molto più esposti delle donne all'infertilità proprio a causa dell'azione di sostanze inquinanti".

Il primo contatto con questi prodotti chimici tossici comincia all'inizio della vita, poiché essi arrivano dal sangue materno, attraverso la placenta, all'embrione. Il tipo di tossine e la quantità dipenderanno dai livelli di sostanze tossiche presenti nell'organismo della madre. I cosiddetti interferenti endocrini sono una lunga lista di composti che nel corpo della donna si comportano come estrogeni, cioè agiscono come ormoni femminili senza esserlo. Durante lo sviluppo del testicolo fetale, intorno al secondo o terzo mese di gravidanza, l'azione del testosterone, l'ormone maschile, è molto importante. Tuttavia, questi falsi estrogeni competono con esso e non gli permettono di svolgere correttamente la sua funzione, si formano meno cellule che producono spermatozoi e nei casi più gravi producono alterazioni cromosomiche (genetiche) in esse.

Queste sostanze sono molto resistenti alla biodegradazione, sono presenti negli alimenti e nell'ambiente, si accumulano nel corpo, specialmente nel grasso, e l'organismo degli esseri umani e degli animali non è in grado di eliminarle.

Il peggioramento della qualità dello sperma dovuto alle sostanze tossiche si sta verificando sia nelle aree industrializzate sia nelle zone rurali a causa del contatto con i pesticidi, pertanto esistono ampie variazioni geografiche. Precedenti studi sulla fertilità maschile effettuati da Institut Marquès in Spagna hanno evidenziato una qualità di sperma peggiore in aree in cui la presenza di questo tipo di sostanza chimica era più elevata.


Analisi dello sperma in forma gratuita e anonima per gli italiani

A partire da oggi, tutti gli uomini italiani maggiori di 18 anni potranno conoscere la qualità del loro seme attraverso un'analisi gratuita e totalmente anonima. L'importanza di un esame del seme non è riconducibile solo alla fertilità. Numerosi studi mettono in relazione la qualità dello sperma con l'insorgere di alcune malattie, la qualità del seme può essere considerata un biomarker di salute maschile generale.

Per iscriversi, basta accedere al portale lesostanzetossichehannorottolepalle .itcompilare un questionario e scegliere giorno e ora per la consegna del campione di sperma a Roma presso le strutture di Institut Marquès a Villa Salaria. Dopo aver analizzato il campione, uno specialista fornirà una relazione completa via telefono o via Skype.

Secondo la Direttrice di Institut Marquès, la Dott.ssa Marisa López-Teijón, lo studio "sarà una buona opportunità per gli italiani di conoscere la qualità del seme in modo semplice, gratuito e anonimo e di ricevere la valutazione di un esperto. Questo genere di informazioni potrà aiutarli ad affrontare, se necessario, eventuali alterazioni seminali mediante una diagnosi precoce".

Gli specialisti del settore della riproduzione assistita considerano che, a partire dai 18 anni, tutti i maschi dovrebbero realizzare uno spermiogramma. "Un risultato alterato di questo test diagnostico può mettere in guardia su importanti anomalie. In molti casi, è utile a prevenire, evitare o curare disturbi che causano sterilità che di solito passano inosservati", avverte il Dott. Ferran García, direttore dell'Unità Andrologia dell'Institut Marquès.


Obiettivi dello studio

Il primo studio sulla fertilità maschile in Italia ha un duplice obiettivo:

- Determinare il possibile impatto ambientale, in base alle aree geografiche in cui risiedevano le madri durante la gravidanza. I risultati saranno elaborati mediante un database che includerà la provincia di residenza delle madri dei partecipanti durante la gravidanza. Esiste una stretta correlazione tra il luogo di residenza della donna incinta e la qualità seminale del figlio dovuta all'influenza di fattori ambientali.

- Sensibilizzare la popolazione maschile sull'importanza della salute riproduttiva come parte del benessere fisico e psicologico, e sensibilizzare la società su possibili misure di prevenzione.


Campagna informativa "Le sostanze tossiche hanno rotto le palle"

Lo studio è accompagnato da una campagna informativa che chiarirà concetti e divulgherà i risultati. Institut Marquès chiede la collaborazione affinché questa campagna raggiunga tutti gli italiani.


Riguardo
Institut Marquès

Institut Marquès è un centro internazionale di riferimento in Ginecologia, Ostetricia e riproduzione assistita con sede a Barcellona e presenza in Italia (Roma e Milano). Con una vasta esperienza in casistiche di particolare difficoltà, aiuta persone provenienti da più di 50 paesi a realizzare il sogno di genitori. Institut Marquès offre le più alte percentuali di successo.

Leader nell'innovazione, sviluppa un'importante linea di ricerca sui benefici della musica nelle prime fasi della vita e sulla stimolazione fetale. Riguardo all' ambiente, Institut Marquès dal 2002 porta avanti studi che collegano le sostanze tossiche ambientali alla sterilità, e con i risultati dei trattamenti di riproduzione assistita.

Dopo aver dimostrato l'impatto che l'inquinamento ha sulla salute e la fertilità, Institut Marquès ha deciso di agire contro questa preoccupante tendenza. Inoltre Institut Marquès appoggia il manifesto dei Citizens for Science in Pesticide Regulation, piattaforma pubblica che lavora per modificare le norme sull'uso di pesticidi nell'Unione Europea e chiede una regolazione indipendente e senza interessi.

Ha messo in marcia la Foresta degli embrioni, un progetto di Responsabilità Corporativa, in collaborazione con l'associazione ambientalista L'escurçó, a Tarragona. Con il tuo aiuto, pianta un albero per ogni bambino che aiuta a venire al mondo.




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LA MOLECOLA DRP1: UN NUOVO ALLEATO NELLA LOTTA CONTRO I TUMORI

Università degli Studi di Roma "Tor Vergata"

LA MOLECOLA DRP1: UN NUOVO ALLEATO NELLA LOTTA CONTRO I TUMORI

La scoperta di un gruppo di ricerca guidato dalla prof.ssa Campello di "Tor Vergata" è stata pubblicata sulla rivista americana Cell Reports

 

Ogni tumore è generalmente riconosciuto da un sistema immunitario correttamente funzionante come un "intruso" per l'organismo, tanto quanto un qualsiasi agente patogeno. In molte, ancora troppe, situazioni il tumore riesce però a crescere e a prendere il sopravvento sull'organismo, poiché ha sviluppato innumerevoli strategie per sfuggire all'attacco del sistema immunitario. Una di queste strategie è quella di rendersi fisicamente inaccessibile all'ingresso di alcune cellule del sistema immunitario, i linfociti; un'altra è invece quella di riuscire in qualche modo a renderle inattive, "spegnerle".  Il gruppo di ricerca diretto dalla Prof.ssa Silvia Campello del Dipartimento di Biologia dell'Università degli Studi di Roma di "Tor Vergata" ha scoperto nuovi meccanismi che controllano proprio la capacità dei linfociti di insinuarsi all'interno dei tessuti, di moltiplicarsi per costituire un "esercito" sufficientemente numeroso per aggredire e sconfiggere "il nemico", e di riuscire a "trasformarsi" nel tipo cellulare più propriamente efficace nel svolgere tale funzione, andando incontro ad uno specifico e virtuoso destino.  La scoperta consiste nell'aver evidenziato come tutte queste funzioni siano controllate dall'attività di un'unica molecola, Drp1.  Drp1 è nota come proteina in grado di modulare la forma, e quindi la funzione dei centri energetici della cellula, i mitocondri. Tali organelli sono estremamente dinamici e giocano ruoli cruciali nella vita e nell'attività di moltissime cellule; spesso agiscono cambiando proprio la loro morfologia, con conseguenze dirette nel metabolismo, nella capacità riproduttiva, nonché nella loro morte programmata.  Senza Drp1, i mitocondri sono allungati, producono energia in modo alterato e i linfociti che li contengono non maturano in modo corretto, sono poco mobili, poco efficaci, e molto più vulnerabili all'azione di "spegnimento" indotta dal tumore.

"La possibilità di 'manovrare' l'efficienza delle cellule del nostro sistema immunitario – afferma la dottoressa Campello –  rappresenta una sfida tanto eccitante quanto promettente, come evidenziato dai traguardi raggiunti in questi ultimi anni, per esempio, in campo onco-ematologico. Immaginate ora di poter 'mettere il turbo' ai linfociti che devono aggredire ed infiltrare un tumore solido oppure di poterne ridurre l'aggressività laddove riconoscano un 'falso' invasore (come accade nelle malattie autoimmuni), utilizzando le dinamiche mitocondriali: abbiamo individuato un bersaglio terapeutico completamente nuovo rispetto a quelli cui si rivolgono i farmaci attualmente in uso"   

Il Dr. Luca Simula, primo autore della pubblicazione apparsa sulla prestigiosa rivista americana Cell Reports del gruppo Editoriale Cell Press, spiega come Drp1 sia in grado di influire, sempre attraverso i mitocondri, sull'attività di difesa contro il tumore e soprattutto sul destino delle cellule del sistema immunitario: "La nostra scoperta, frutto di un lavoro di squadra tra diversi team interamente italiani, e svolto anche presso la Fondazione Santa Lucia di Roma, ha un impatto notevole sulla salute dell'individuo e in campo clinico, in quanto ottenere conoscenze di base sulle molecole chiave che modulano l'attività e l'efficienza del sistema immunitario implica aprirsi l'opportunità di identificare nuove strategie terapeutiche che aumentino l'azione dei linfociti nell'eliminare gli "invasori" dell'organismo, siano essi patogeni o tumori".

Gran parte della ricerca è stata sostenuta dall'Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro (AIRC) e dal Ministero della Salute, esibendo dunque la bandiera italiana anche in ambito di finanziamenti.



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