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domenica 17 febbraio 2019

Salute, uno studio dell'Università di Bari ha svelato i benefici del trattamento dell'ernia del disco con il laser Theal Therapy

SALUTE, UNO STUDIO DELL'UNIVERSITÀ DI BARI HA SVELATO I NOTEVOLI BENEFICI DEL TRATTAMENTO DELL'ERNIA DEL DISCO CON IL LASER THEAL THERAPY

Secondo gli esperti ben 4 italiani su 5 soffriranno di ernia del disco nel corso della propria vita. Una patologia molto diffusa che può essere combattuta grazie a Theal Therapy l'innovativa tecnologia laser di Mectronic, utile a garantire guarigioni sempre più rapide e risultati efficaci. Il suo funzionamento è stato confermato da uno studio condotto da un team di esperti dell'Università di Bari e pubblicato sull'American Journal of Arthritis.

 

Le ernie discali rappresentano un'anomalia della colonna vertebrale molto diffusa e con cui addirittura 4 italiani su 5 saranno costretti a convivere nel corso della propria vita. Da Milly Carlucci a Barbara D'Urso, fino ad arrivare a Gianluigi Buffon e Robbie Williams, sono molteplici i personaggi del mondo dello spettacolo ad aver sofferto di tale patologia. Le ernie discali si manifestano soprattutto nella fascia d'età tra i 35 ed i 45 anni, quando il nucleo centrale è ancora ben idratato e gelatinoso. In genere, con i trattamenti tradizionali, si osserva un buon recupero nell'arco di alcuni mesi, periodo durante il quale la porzione del disco erniata tende a ridursi di volume. Per combattere in maniera più rapida ed efficace l'ernia del disco è stata creata in Italia la Theal Therapy, la terapia laser made in Italy brevettata da Mectronic e scelta da AC Milan e Atalanta BC per la cura dei propri giocatori: la terapia sfrutta diverse lunghezze d'onda che si possono dosare tra loro per ottenere il mix perfetto per una determinata patologia e per un determinato paziente, adattando il trattamento in base a parametri fisiologici come età, dolore, fototipo e tipologia di tessuto, migliorando notevolmente le performance terapeutiche e riducendo i tempi di recupero. L'efficacia di Theal Therapy è stata dimostrata da uno studio condotto dagli esperti della Clinica Ortopedica della facoltà di Medicina e Chirurgia dell'Università degli Studi di Bari, pubblicato recentemente dall'American Journal of Arthritis, che hanno monitorato 20 pazienti dell'età media di 60 anni affetti da dolori lombari cronici. Seguiti minuziosamente attraverso un trattamento di 5 sedute a settimana, per un totale di 10 sessioni, i pazienti hanno riscontrato una notevole riduzione del dolore ed un miglioramento nel recupero del processo funzionale a soli 10 giorni dalla fine del trattamento e in un lasso di tempo compreso tra i 2 e i 12 mesi. Questi risultati clinici si sono rivelati coerenti con gli effetti biologici attesi per ogni lunghezza d'onda somministrata con Theal Therapy.

 

Ma in cosa consiste questa diffusa problematica? L'integrità del disco invertebrale viene compromessa in due fasi: "bulging discale" o profusione, ed ernia discale vera e propria. Nel primo caso le fibre dell'anulus discale sono stirate ed allungate con perdita della loro elasticità. Nel secondo, invece, l'anello fibroso si rompe sotto la spinta del nucleo polposo che fuoriesce al di fuori di esso. Tale patologia si configura molto spesso come il risultato di una progressiva graduale degenerazione del disco. Con il passare degli anni si assiste infatti a una progressiva perdita di idratazione dei dischi che quindi riducono la loro elasticità, diventando più esposti a strappi e rotture anche in seguito a traumi o pressioni di minore entità. Spesso un trattamento conservativo permette di affrontare temporaneamente la situazione: evitando i movimenti e le posizioni che inducono dolore, assumendo farmaci antinfiammatori e ricorrendo alle terapie fisiche è infatti possibile ottenere la riduzione o la scomparsa dei sintomi nel 70% dei casi.

 

"Visito regolarmente pazienti affetti da patologie della colonna come lombosciatalgie, radicolopatie ed ernie discali. Il trattamento conservativo di queste patologie è sempre preferibile ed in quest'ottica Theal Therapy si è rivelato un prezioso alleato di medici e fisioterapisti per ridurre il dolore e per accelerare i tempi di recupero – spiega il dott. Johnny Casagrande, neurochirurgo dell'Ospedale Circolo di Varese – Si tratta di una metodica sicura ed efficace per il trattamento conservativo di tali patologie che agisce direttamente sull'infiammazione, eliminando la componente infiammatoria e quindi il dolore associato. Theal Therapy consente di ridurre e disidratare l'ernia, riducendola di volume e facendo sì che la stessa vada a comprimere meno o non vada più a comprime la radice nervosa. Abbiamo finalmente trovato nella cura conservativa delle patologie discali un grande alleato e i risultati sono stati eccellenti". A livello di prevenzione, alcuni fattori che possono favorire il rischio di una comparsa di un'ernia del disco e che quindi sono da evitare possono essere il sovrappeso, le prolungate posture scorrette e l'esecuzione di attività che sottopongono a eccessivo stress la colonna lombare, come il sollevamento di pesi che vanno a sovraccaricare la schiena. Anche altre condizioni, come la presenza di diabete e il fumo di sigaretta sembrano aumentare il rischio di sviluppare un'ernia del disco, la cui comparsa si fa più comune con il passare degli anni, anche se in genere è difficile che si manifesti dopo i 60 anni.



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GRAZIE AL TESSUTO ADIPOSO SI PUO’ RITARDARE L’INTERVENTO DI PROTESI

GRAZIE AL TESSUTO ADIPOSO SI PUO' RITARDARE  L'INTERVENTO DI PROTESI

 

Il tessuto adiposo viene prelevato direttamente dal paziente, dopo una lavorazione estemporanea viene iniettato direttamente nelle articolazioni. Questo tipo di infiltrazione permette alle articolazioni di riprendere il loro corretto funzionamento.

 

La degenerazione delle cartilagini articolari rappresenta un disagio quotidiano dal grande impatto sociale, infatti, la sua patologia più rappresentativa, l'artrosi è tra le prime 10 cause di disabilità. Si tratta di una patologia che colpisce più del 50% della popolazione al di sopra dei 60 anni e circa il 10% tra i giovani. 

Questa malattia colpisce le articolazioni e quindi incide negativamente sul loro funzionamento, soprattutto di anca, ginocchio e caviglia, ma prima di giungere a una forma degenerativa grave che le comprometta definitivamente e per la quale verrebbe richiesto un intervento chirurgico di implantologia protesica, esiste una fase intermedia che riesce a ritardare la fase chirurgicaSi tratta di una fase intermedia nella quale vengono effettuate una serie di iniezioni di tessuto adiposo all'interno delle articolazioni. All'interno del tessuto adiposo, grazie ad un processo minimo di lavorazione effettuato in maniera estemporanea, vengono isolate le cellule mesenchimali che vengono poi iniettate nella parte interessata. Con questa metodica è possibile procrastinare l'intervento chirurgico soprattutto in quei pazienti che non sono ancora considerati soggetti ideali alla sostituzione protesica. 

 

"Quando usiamo le cellule mesenchimali stiamo riutilizzando le capacità rigenerative del tessuto umano per riparare i danni cartilaginei o tissutali.  – ha spiegato il chirurgo ortopedico Piergiuseppe Perazzini - In ortopedia ovviamente le impieghiamo per le articolazioni cartilaginee, che si sono lesionate a causa di un trauma o per l'usura. Lcellule mesenchimaliopportunamente utilizzate e stimolate, si replicano dando la possibilità ai tessuti di ricostruirsi siano essi cartilaginei, ossei otendinei". Quali sono i vantaggi? "Preservare l'apparato scheletrico – ha sottolineato Perazzini – Si tratta di una metodica curativa che si pone come obiettivo quello di riuscire a rinviare  la sostituzione protesica e quindi l'intervento chirurgico. Mi riferisco soprattutto a quei pazienti che hanno un'età compresa tra i 50 e i 60, che come unica sintomatologia avvertono gonfiore e dolore intermittente e soprattutto che non vedono compromesse le loro attività quotidiane". 

Il potere rigenerativo del tessuto adiposo è stato scoperto e messo a punto dal chirurgo Gino Rigotti per la ricostruzione della mammella dopo una mastectomia. Carpito il funzionamento delle cellule mesenchimali, le quali si attivano per ripristinare una condizione ottimale nel sito dove vengono innestate, si è pensato di applicare questa metodica anche in altre parti del corpo, grazie ad un lavoro condiviso con l'equipé del chirurgo ortopedico Perazzini, che ad oggi utilizza questa metodica con buoni risultati e un positivo riscontro da parte dei pazienti.



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Fondazione Roche premia i sei vincitori del bando “Fondazione Roche per le persone con emofilia”: 120.000 euro a sostegno di progetti sociosanitari e socioassistenziali


Fondazione Roche premia i sei vincitori del bando

"Fondazione Roche per le persone con emofilia":

120.000 euro a sostegno di progetti sociosanitari e socioassistenziali

 

  • Il bando "Fondazione Roche per le persone con emofilia" nasce per sostenere progetti sociosanitari-assistenziali che si impegnano a migliorare la qualità di vita dei pazienti con emofilia e delle loro famiglie.
  • Fondazione Roche, traducendo l'impegno sociale di Roche Italia, pone tra i suoi obiettivi il sostegno responsabile alle associazioni di pazienti e alle realtà no-profit del territorio, nonché la tutela dei diritti della Persona/Paziente.
  • Con il contributo di Fondazione Sodalitas – ente indipendente di riferimento per la sostenibilità d'impresa e con esperienza ultraventennale nello sviluppo di partnership tra aziende e Terzo settore - sono stati valutati e individuati i progetti vincitori del bando.

  

Roma, 15 febbraio – Sono stati annunciati oggi i sei vincitori del Bando "Fondazione Roche per le persone con emofilia" che ha premiato, con un contributo di 120.000 euro, l'impegno e l'innovatività di progetti assistenziali di associazioni di pazienti e realtà no profit, volti a realizzare servizi dedicati alle persone con emofilia e alle loro famiglie, offrendo supporto nella gestione della patologia e costruendo con loro nuove opportunità. 

 

Si sono aggiudicati il premio da 20.000 euro ciascuno:

 

  • A.E.L. (Associazione Emofilici del Lazio) di Roma
  • A.R.L.A.F.E.  (Associazione Regionale Ligure Affiliata alla Federazione Emofilici) di Genova
  • A.S.E. (Associazione Siciliana Emofilici) di Catania
  • ASSOCIAZIONE EMOFILICI E TROMBOEMOFILICI DEL FRIULI VENEZIA GIULIA di Udine
  • ASSOCIAZIONE PER L'EMOFILIA E COAGULOPATIA DELLE TRE VENEZIE di Padova
  • A.V.E.S. (Associazione Volontariato Emofilici e Similemofilici) di Parma

 

Si tratta di un riconoscimento importante a sostegno delle famiglie che convivono con una diagnosi di emofilia, una malattia del sangue rara ed ereditaria che colpisce circa 4.000 persone in Italia, che dedicano gran parte delle loro giornate alle cure dei propri cari e a tutte quelle attività che ruotano attorno ad esse. I servizi di assistenza ai malati e alle famiglie che se ne prendono cura sono uno dei punti cruciali a cui il mondo della salute deve trovare risposte al più presto. Questo è ancora più vero nel panorama delle malattie rare, dove quotidianamente decine di associazioni di pazienti e di volontari si impegnano ogni giorno su tutto il territorio italiano per essere concretamente al fianco di chi ne ha bisogno, affrontando e superando numerosi ostacoli.

 

"Con questo tipo di iniziative intendiamo creare un ponte di collegamento tra le istituzioni e il cittadino, al fine di supportare progetti che possano fungere da trait d'union tra il territorio nazionale e le istituzioni stesse a integrazione del welfare – spiega Mariapia Garavaglia, Presidente di Fondazione Roche - Oggi più che mai ci impegniamo a promuovere e tutelare la salute e l'assistenza sanitaria fornendo un supporto responsabile agli attori che operano a stretto contatto con i pazienti emofilici e i loro familiari".

Le numerose adesioni e la qualità dei 24 progetti presentati testimoniano l'esistenza di bisogni ancora da colmare nella comunità emofilica.

 

"La vera difficoltà oggi è rispondere contestualmente ai bisogni dei malati che chiedono terapie sempre più efficaci, dei ricercatori che chiedono maggiori risorse per rispondere in modo più adeguato alle esigenze dei malati – aggiunge la Sen.ce Paola Binetti, promotrice dell'Intergruppo Parlamentare per le Malattie Rare e intervenuta alla premiazione -  Una buona mediazione viene dalle Fondazioni che, come la Roche, riescono a far incontrare il mondo della ricerca avanzata con l'esperienza consolidata di pazienti che possono orientare programmi e progetti in modo da rendere eticamente ed economicamente sostenibile il lungo cammino verso la speranza di una guarigione definitiva".

 

Le aree d'intervento toccate dai sei progetti vincitori sono state numerose e differenti:

  • la definizione di un sistema di trasporto per i pazienti e programmazione delle visite - A.E.L.
  • la realizzazione di un centro di ascolto sperimentale – A.R.L.A.F.E.
  • la sensibilizzazione all'interno delle scuole con il coinvolgimento di docenti e personale non scolastico per una maggiore conoscenza della patologia - A.S.E.
  • i servizi di supporto logistico e la definizione di un protocollo di accompagnamento del paziente emofilico dal proprio domicilio al Pronto soccorso di riferimento- ASSOCIAZIONE EMOFILICI E TROMBOEMOFILICI DEL FRIULI VENEZIA GIULIA
  • la pratica di attività fisica anche per gli adulti e sotto la supervisione medica - ASSOCIAZIONE PER L'EMOFILIA E COAGULOPATIA DELLE TRE VENEZIE  
  • i servizi di supporto psico-pedagogico - A.V.E.S.

 

 

I progetti sono stati valutati e selezionati sulla base dei potenziali benefici offerti ai pazienti e le loro famiglie grazie a una innovativa collaborazione con Fondazione Sodalitas, in qualità di ente indipendente e con un'esperienza ultraventennale nell'individuazione di nuove soluzioni di welfare e di inclusione sociale.

 

"Fondazione Sodalitas è impegnata a realizzare partnership tra la parte più evoluta del mondo d'impresa  e gli stakeholder più rilevanti, con l'obiettivo di generare valore sociale condiviso – dichiara Massimo Ceriotti, Responsabile marketing associativo di Fondazione SodalitasE' stato quindi particolarmente significativo poter contribuire a questo bando, attraverso l'esperienza maturata nello sviluppo di iniziative che vedono impresa e Terzo settore lavorare insieme a beneficio delle persone e delle comunità".

 

Il bando "Fondazione Roche per le persone con emofilia" rappresenta un'ulteriore testimonianza dell'approccio con cui Fondazione Roche intende generare valore condiviso nella società, mettendo in pratica un concetto moderno di fondazione di impresa, che non si limita a stanziare risorse economiche nel settore sociale, ma che, promuovendo progetti su base meritocratica, pone al centro del proprio impegno la tutela dei diritti del cittadino, della persona a 360° e dei suoi bisogni di salute.

 

Fondazione Roche

La Fondazione Roche persegue lo scopo di favorire la ricerca scientifica indipendente, l'assistenza sanitaria, l'attività delle associazioni che sostengono i pazienti ed il dibattito pubblico su tematiche istituzionali ed organizzative concernenti il sistema sanitario nazionale ed europeo. Tema ispiratore dell'azione della Fondazione Roche è l'attenzione alla persona-paziente e ai suoi bisogni di salute, con il triplice obiettivo di contribuire alla ricerca indipendente, seria e scientificamente solida; intraprendere un dialogo continuo con le istituzioni per trovare strade capaci di abbattere le limitazioni dei diritti del cittadino; sostenere in maniera responsabile le associazioni pazienti e le realtà nonprofit del territorio.

 


Fondazione Sodalitas

Fondazione Sodalitas nasce nel 1995 su iniziativa di Assolombarda e un primo gruppo di imprese e manager volontari come la prima organizzazione in Italia a promuovere la Responsabilità sociale d'impresa. Oggi rappresenta un network di imprese leader impegnate nella CSR e sostenibilità. Promuove l'educazione alla generazione di valore sociale condiviso e, in particolare, la cultura delle partnership orientate a costruire un futuro di crescita, sostenibilità, inclusione e coesione, sviluppo diffuso per la comunità.

La Fondazione è partner dei principali network internazionali sui progetti di diffusione della sostenibilità, tra cui CSR Europe, il business network leader per la Corporate Social Responsibility ed interlocutore privilegiato della Commissione Europea sulla sostenibilità.

 



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Ministero della salute : sbloccati 100 milioni per svecchiare le radioterapie oncologiche del Sud

Sbloccati 100 milioni per svecchiare le radioterapie oncologiche del Sud

 

Alle Regioni del Sud saranno assegnati 100 milioni per l'ammodernamento delle radioterapie oncologiche, e in particolare, per l'acquisizione di apparecchiature dotate di tecnologia robotica o rotazionale.

"In questo momento è particolarmente importante sbloccare risorse assegnate da anni e mai materialmente trasferite ai territori che ne hanno più che mai bisogno" dichiara il ministro della Salute, Giulia Grillo.

"Al ministero stiamo lavorando con impegno per far sì che la burocrazia non tenga mai più imprigionati fondi che legittimamente spettano agli enti territoriali e, quindi, ai cittadini per il miglioramento dei servizi sanitari. Cento milioni "cash" per le cure oncologiche alle regioni più in difficoltà del Paese sono un segnale concreto. Presto le risorse saranno nelle disponibilità degli ospedali che ne hanno fatto richiesta".

 

Il finanziamento è ripartito come segue:

 

 

REGIONI

RIPARTO (in euro)

Abruzzo

6.110.000

Molise

1.450.000

Campania

27.850.000

Puglia

19.310.000

Basilicata

4.030.000

Calabria

9.400.000

Sicilia

24.100.000

Sardegna

7.750.000

TOTALE

100.000.000


Le Regioni Abruzzo, Molise, Puglia, Campania, Calabria, Basilicata, Sicilia e Sardegna hanno presentato, entro la scadenza prevista del 31 dicembre 2018, i programmi di riqualificazione tecnologica e le richieste sono ora all'esame del Comitato tecnico per la valutazione istituito presso il ministero della Salute.

A breve le disponibilità necessarie saranno trasferite agli assegnatari.



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mercoledì 13 febbraio 2019

Come salvare la vista a chi è affetto da cheratocono, una malattia degenerativa che colpisce i giovani? Lo spiega un nuovo ebook

Come salvare la vista a chi è affetto da cheratocono, una malattia degenerativa che colpisce i giovani? Lo spiega un nuovo ebook

Il cheratocono è una deformazione della cornea che si manifesta in genere fra i 20 e i 30 anni e compromette la possibilità di condurre una vita normale. Alberto Bellone, medico specializzato in micro chirurgia oculare, è autore di "Cheratocono? La soluzione esiste!", che fa luce su questa malattia poco conosciuta: «Diagnosi precoce e terapie tempestive sono importantissime»

 

Il cheratocono, malattia della cornea degenerativa e invalidante, colpisce 1 persona su 500, nel 96% dei casi è bilaterale e si manifesta in giovane età, in genere fra i 20 e i 30 anni. Le cause sono ancora sconosciute: in alcuni casi c'è una componente ereditaria, mentre in persone predisposte si pensa che l'uso di lenti a contatto o lo sfregamento continuo degli occhi possano favorirne l'insorgenza. Se il cheratocono non viene fermato con interventi di corneoplastica, nel 22% dei pazienti si arriva al trapianto di cornea nel giro di 7-8 anni dalla prima diagnosi.

Sono solo alcune delle informazioni essenziali contenute in un nuovo ebook che fa luce su una delle patologie degli occhi più pericolose, ma anche meno conosciute: Cheratocono? La soluzione esiste! è l'opera divulgativa di Alberto Bellone, medico specializzato in micro chirurgia oculare che fa luce sulle caratteristiche, sulle tecniche per una diagnosi precoce corretta e sulle nuove terapie disponibili in Italia.

 

Il libro è disponibile in esclusiva su Amazon al prezzo di 2,99€ (gratuito con Kindle Unlimited):

 

«La diagnosi precoce e i trattamenti mirati sono le chiavi necessarie per un buon successo terapeutico e per mantenere la migliore qualità di vita» sottolinea il dottor Alberto Bellone. Il cheratocono è una malattia caratterizzata da un progressivo assottigliamento e deformazione della zona centrale della cornea, che presenta un rigonfiamento irregolare a forma di cono. È una malattia subdola: inizialmente è spesso asintomatica e confusa con altri difetti visivi come miopia e astigmatismo. «La necessità di aumentare con frequenza la gradazione delle lenti è un campanello d'allarme – avverte Bellone –. La scoperta di soffrire di cheratocono, poi, può avere un impatto psicologico molto forte, perché si manifesta in giovane età, quando si ha una lunga aspettativa di vita e di vista: il cheratocono, pur non portando alla cecità, non consente di condurre una vita normale».

Per questo bisognerebbe sottoporsi regolarmente agli esami diagnostici appropriati («già dai 5-6 anni di età per i bambini che hanno una storia familiare di cheratocono», spiega Bellone) come la topografia corneale altitudinale, la pachimetria e la tomografia corneale, che sono semplici, veloci e indolori.

 

Quanto al trattamento della malattia, non vi sono a oggi terapie farmacologiche che possano riportare l'occhio malato a una condizione di assenza di cheratocono. «Tuttavia – spiega Bellone – esistono trattamenti di corneoplastica in grado di fermare la progressione della malattia e consentire al paziente una vita normale»: parliamo di cross linking corneale e impianto di anelli intrastromali (Kerarings), a cui affiancare un successivo impianto di lenti intraoculari fachiche. «Ogni strategia di cura dev'essere altamente personalizzata – conclude Bellone – e l'importante è che sia tempestiva, per non dover arrivare al trapianto di cornea: una soluzione estrema che, torno a sottolinearlo, con la diagnosi precoce e validi e sperimentati trattamenti, si può evitare. Non lasciamo che un problema inizialmente piccolo, se sottovalutato, diventi un problema grave».

 

 

Alberto Bellone. Laureato in Medicina e Chirurgia all'Università di Torino nel 1996, ha conseguito l'abilitazione alla professione di medico chirurgo nel 1997 e si è specializzato in Oftalmologia all'Università di Torino nel 2000. Da anni si interessa di chirurgia refrattiva affinando le tecniche più moderne per il trattamento dei vizi di refrazione. Ha una notevole esperienza nella chirurgia conservativa del cheratocono e delle ectasie corneali con l'impianto di anelli corneali intrastromali (Keraring) e ha acquisito tecniche chirurgiche specifiche per il trattamento delle patologie vitreoretiniche. Ha fatto parte del presidio Valdese di Torino. Riceve e opera in diverse strutture in Piemonte e Lombardia.



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domenica 10 febbraio 2019

Biopsia Prostatica Fusion per diagnosi del tumore: Biopsia Prostatica Fusion per diagnosi del tumore: tecnologia altamente innovativa alla “San Michele” anche in campo urologico

ALLA CLINICA DI MADDALONI IL DR. MARIANO PIZZUTI FONDE ECO E RMN MP

Biopsia Prostatica Fusion per diagnosi del tumore

Tecnologia altamente innovativa alla "San Michele" anche in campo urologico


 

La Casa di Cura "San Michele" si avvale di una tecnologia altamente innovativa anche in campo urologico: si chiama Biopsia prostatica RM-fusion e consente di localizzare con precisione il tumore della prostata. Attualmente è la metodica più moderna e avanzata per la diagnosi del carcinoma prostatico – calcolato oggi il primo tumore per incidenza nel sesso maschile – ed è adottata nella struttura sanitaria di Maddaloni dal dr. Mariano Pizzuti. Si tratta di una prestazione ambulatoriale che non necessita di ricovero.

«La Risonanza Magnetica multiparametrica (RMN mp) e la Biopsia Prostatica Fusion – ravvisa l'urologo – rappresentano la vera innovazione nella diagnostica del tumore della prostata».  Se la biopsia consente di prelevare esili frammenti di tessuto prostatico attraverso una sonda ecografica transrettale, la diagnostica di primo livello viene oggi supportata da procedure strumentali altamente sensibili e innovative che permettono all'urologo una diagnosi sempre più precoce.

«Sfruttando il principio delle radiofrequenze, la Risonanza Magnetica multiparametrica (in inglese mpMRI) costituisce ad oggi la migliore metodica di tipo radiologico sia per delineare l'anatomia della prostata e dei tessuti limitrofi, sia nell'individuare lesioni neoplastiche prostatiche anche di pochi millimetri».

La metodica è estremamente accurata nell'evidenziare la presenza di carcinomi: «La RM multiparametrica – spiega il dr. Mariano Pizzuti – si applica nello studio di pazienti con PSA alterato (cioè l'antigene prostatico specifico) e per individuare quali sono i casi da sottoporre a biopsia, evitando procedure invasive non consigliate. Al tempo stesso, può essere usata sia nella rivalutazione di pazienti con PSA alterato e precedenti biopsie negative, sia per identificare l'eventuale presenza di recidive nel caso di incremento del PSA in seguito a trattamento di tipo chirurgico, radiante oppure farmacologico».

Grazie ad una apparecchiatura ecografica di ultima generazione, dunque, è possibile integrare i dati emersi dalla risonanza magnetica con le immagini ecografiche. In questo modo, millimetrici noduli prostatici possono essere bioptizzati in modo mirato. «In casi selezionati o dubbi (ad esempio pazienti con precedente biopsia negativa ma con indicatori di rischio di neoplasia) – prosegue il dr. Pizzuti – questa tecnica di fusione delle immagini ecografiche con quelle della RM permette di effettuare un campionamento mirato, evitando biopsie multiple. Rispetto ai 14 prelievi compiuti in media dall'urologo, tale metodica consente di ridurre i prelievi e soprattutto di mirare con altissima precisione il punto esatto in cui si trova e cresce il tumore. Confrontando i risultati della biopsia eco-guidata con quelli della tecnica fusion si osserva un netto calo di casi falsi-negativi (biopsie risultate negative in pazienti affetti da cancro prostatico), passando dal 30% a un valore inferiore al 10%».

Con la biopsia prostatica transrettale mirata con tecnica fusion, perciò, i prelievi bioptici risulteranno perfettamente centrati all'interno delle zone sospette identificate dalla RM mp. Questo trasforma la biopsia prostatica in una tecnica bioptica precisa e mirata. La Biopsia prostatica RM-fusion, inoltre, è una prestazione ambulatoriale che non necessita di ricovero.

 

Casa di Cura "San Michele" Maddaloni (CE)

Struttura Ospedaliera
Accreditata con il Servizio Sanitario Nazionale

 

INFO: Casa di Cura "San Michele" - via Montella 16 - MADDALONI (CE) 81024

tel 0823.208111 0823.208520 0823.208700 - fax 0823.402474 



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sabato 9 febbraio 2019

GIORNATA MONDIALE DEL MALATO: L'ISTITUTO SERAFICO NE SARÀ SIMBOLO E DOMENICA 10 FEBBRAIO OSPITERÀ LA SANTA MESSA TRASMESSA IN DIRETTA SU RAI 1


 

GIORNATA MONDIALE DEL MALATO (11 FEBBRAIO 2019)

 

DI MAOLO, PRESIDENTE ISTITUTO SERAFICO: L'ATTO DI CURA È PRIMA DI TUTTO UN ATTO UMANO CHE SI ESPRIME NELLA CAPACITÀ DI TENEREZZA E DI RELAZIONE CON IL MALATO

 

In occasione della Giornata Mondiale del Malato, domenica 10 febbraio alle ore 10:00 il Serafico ospiterà la Santa Messa che verrà trasmessa in diretta su Rai 1, all'interno del programma "A Sua Immagine".

  Francesca Di Maolo, Presidente dell'Istituto Serafico di Assisi, ribadisce l'importanza della cura, intesa come atto umano gratuito che si esprime nella capacità di tenerezza e relazione.

 

L'Istituto Serafico di Assisi è stato scelto come simbolo della XXVII Giornata Mondiale del Malato, in occasione della quale Papa Francesco ricorda che "le strutture cattoliche sono chiamate ad esprimere il senso del dono, della gratuità e della solidarietà, in risposta alla logica del profitto ad ogni costo, del dare per ottenere, dello sfruttamento che non guarda alle persone". Così, in rappresentanza delle strutture sanitarie cattoliche, domenica 10 febbraio alle ore 10:00 il Serafico, che dal 1871 si occupa di bambini e ragazzi con gravi disabilità plurime gravi e gravissime, ospiterà la Santa Messa che verrà trasmessa in diretta su Rai 1, all'interno del programma "A Sua Immagine". La Messa sarà celebrata dal vescovo di Assisi, S.E. Domenico Sorrentino.

 

«'Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date' è il tema che è stato scelto per la Giornata Mondiale del Malato 2019, con il quale il Santo Padre esorta tutto il mondo a "promuovere la cultura della gratuità e del dono, indispensabile per superare la cultura del profitto e dello scarto". Solo i gesti di dono gratuito, come quelli del Buon Samaritano, "sono la via più credibile di evangelizzazione", perché sappiamo "che la salute è relazionale, dipende dall'interazione con gli altri e ha bisogno di fiducia, amicizia e solidarietà, è un bene che può essere goduto "in pieno" solo se condiviso". Nel suo messaggio, il Papa sottolinea che donare si differenzia dal regalare proprio perché contiene il dono di sé e suppone quindi il desiderio di stabilire un legame. Donarsi all'altro in modo gratuito è innanzitutto riconoscimento reciproco e rappresenta uno dei principali valori sui quali si fonda il Serafico. Per questo motivo siamo estremamente felici e grati di essere stati scelti come simbolo di questa importante Giornata proprio perché per noi l'atto di cura, prima di essere un atto tecnico e scientifico, è soprattutto un atto umano che si esprime non solo nella professionalità degli operatori, ma anche nella loro capacità di tenerezza e di relazione. Al Serafico è possibile sperimentare quanto sia forte l'Amore ricevuto e donato, che cancella ogni distanza e rende piena ogni vita», dichiara Francesca Di Maolo, Presidente dell'Istituto Serafico di Assisi.

 

«Per contrastare la cultura dello scarto e dell'indifferenza verso i più fragili, il dono deve essere inteso come modello in grado di opporsi all'allarmante individualismo che si sta diffondendo sempre di più nella nostra società, che purtroppo oggi attraversa un momento di grave crisi perché i valori della diversità rischiano di essere seriamente compromessi da un clima generale di diffidenza e ostilità. Il Papa ci esorta a tenere a mente che siamo tutti bisognosi dell'aiuto altrui e lo saremo in ogni fase della vita, perché è impossibile "strappare da sé il limite dell'impotenza davanti a qualcuno o qualcosa". Solo accettando questa verità possiamo rimanere umili e "praticare con coraggio la solidarietà come virtù indispensabile all'esistenza"», sottolinea la Presidente Di Maolo.

 

«Tuttavia è doveroso ricordare che i centri come il Serafico, che si occupano delle disabilità complesse gravi e gravissime, affrontano oggi la sfida più dura, perché la cultura dello scarto e le politiche selvagge del contenimento dei costi portano spesso a ritenere che le persone con ridotte potenzialità riabilitative siano incurabili. In questa logica, le nostre strutture sono considerate come officine che devono riparare il limite o un organo non funzionante. Ma questa idea è inconcepibile, perché noi non ci limitiamo a curare funzioni compromesse, noi guardiamo alla vita in tutta la sua pienezza e ci battiamo ogni giorno per tutelare i diritti dei malati e delle loro famiglie. "Da passivo oggetto di cure, per noi il malato diventa protagonista di un rapporto di reciprocità, capace di recuperare la speranza all'interno di una relazione" basata sulla fiducia, la solidarietà e sul desiderio di valorizzare le potenzialità di ogni singola persona», continua Francesca Di Maolo.

 

«Sta dunque a tutte le strutture sanitarie di ispirazione cattolica, come il Serafico, fare la propria parte perché i nostri valori si fondano sulla logica evangelica. È anche così che si realizza "l'umanizzazione delle cure" e siamo chiamati tutti a promuovere la cultura del dono e della solidarietà, indispensabile per superare la cultura del profitto ad ogni costo e dello scarto, che non guarda alle persone», conclude la Presidente Di Maolo.

Il Serafico, fondato nel 1871, è un modello di eccellenza italiana ed internazionale nella riabilitazione, nella ricerca e nell'innovazione medico scientifica per i ragazzi con disabilità plurime. Convenzionato con il Servizio Sanitario Nazionale per trattamenti riabilitativi residenziali, semiresidenziali ed ambulatoriali, il Serafico accoglie e cura ogni giorno 157 pazienti, provenienti da tutto il territorio nazionale, per un totale di 14.841 trattamenti riabilitativi e 15.842 trattamenti educativi-occupazionali all'anno (dati 2017). In una superficie complessiva di circa 10.000 mq, posta su di un'area di 40.000 mq, sono disponibili 84 posti letto in regime residenziale, 30 posti letto in regime semi-residenziale, oltre ad un servizio ambulatoriale e di valutazione diagnostica-funzionale. Le persone al servizio degli utenti sono oltre 200: circa 170 tra collaboratori e dipendenti e i numerosi volontari, che mettono in campo non solo capacità e competenze, ma anche un "capitale di umanità" in grado di entrare in sintonia con i pazienti. 



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martedì 5 febbraio 2019

Nominati i 30 membri non di diritto del Consiglio Superiore di Sanità

Nominati i 30 membri non di diritto del Consiglio Superiore di Sanità.

Giulia Grillo: "Orgogliosa della scelta: rappresentano il meglio dell'Italia.

Merito, competenza e trasparenza le uniche bussole.

Il Paese merita valorizzazione e rilancio della scienza". 

 

 

Il ministro della Salute, Giulia Grillo, ha firmato oggi il decreto di nomina dei 30 membri non di diritto del Consiglio Superiore di Sanità.

 

"La squadra è finalmente pronta e sono molto orgogliosa e felice di presentarla a tutti. Abbiamo scelto il top assoluto per esclusivi meriti scientifici e in trasparenza. Il merito dev'essere finalmente la bussola che orienta le nomine in questo Paese" afferma il ministro della Salute.

Analogamente a quanto avvenuto per la nomina del direttore generale dell'AIFA selezionato con una procedura internazionale in blind, la scelta dei componenti del Css si è giocata sui titoli e sulle competenze.

"La selezione, laboriosa e meticolosa, ha privilegiato personalità di chiara fama, inseriti tra i "Top Italian Scientists" con alta reputazione internazionale sulla base dei contributi scientifici pubblicati, del numero di citazioni e dell'impatto che questi lavori hanno avuto nel progresso clinico-scientifico mondiale - dichiara il ministro. - Orientamento politico, religioso, derive personali non rientrano in questi sistemi di valutazione".

Dopo l'insediamento dei 30 membri, il Css deciderà il nuovo presidente che sarà, specifica il ministro: "Un nome condiviso, di prestigio e che interpreterà pienamente l'alto mandato scientifico del Consiglio".

 

Il ministero della Salute ha molti progetti in corso d'opera e molte sfide da affrontare con l'obiettivo di rilanciare e valorizzare pienamente la ricerca scientifica del nostro Paese e il Css giocherà un ruolo attivo nella consulenza per le decisioni strategiche.

"Sono stati reclutati scienziati italiani di fama mondiale nell'ambito delle neuroscienze, dei trapianti di cellule staminali, dello studio di malattie rare. Esperti di scienze omiche (in particolare genomica e proteomica) immunologi e virologi, tra i quali un membro della Commissione Nobel. Ben 4 di loro sono italiani che hanno lasciato il nostro Paese per vari motivi e lavorano oramai da molti anni in importanti istituzioni internazionali con funzioni dirigenziali apicali" continua Grillo.

 

"Nessuno meglio di loro potrà dare un contributo sostanziale nel rilanciare la ricerca competitiva dell'Italia nello scenario internazionale, suggerire le tecnologie diagnostico-terapeutiche necessarie su cui investire, proporre modelli di organizzazione, suggerire linee di ricerca traslazionale con ricadute certe sul Ssn. Infine per gettare i semi necessari a ricostituire gruppi di ricerca competitivi capaci di formare i nostri giovani scienziati e attrarre i migliori dall'estero. Il futuro è nella valorizzazione della ricerca", conclude il ministro della Salute.

 

Particolarmente importante in questo processo di selezione il ruolo del sottosegretario alla Salute con delega alla Ricerca, prof. Armando Bartolazzi: "È di fondamentale importanza modernizzare il SSN e le strutture sanitarie afferenti e portare una visione rinnovata. Per questo motivo nel nuovo Css ci saranno competenze in Computer Science e bioinformatica, accanto all'epidemiologia, l'Immunologia, l'Igiene, la prevenzione Oncologica  e allo studio sulle malattie croniche non trasmissibili soprattutto legate all'invecchiamento della popolazione, unitamente ad esperti di rilevanza mondiale in ambito di farmaci innovativi e terapie cellulari (Car-T e cellule staminali) - spiega - Il ministro ha ritenuto poi necessario acquisire nell'ambito del Css, competenze specifiche in ambito giuridico ed economico".

Tra le personalità selezionate figurano alcuni autorevoli scienziati già presenti nel precedente Consiglio ai quali il ministro ha rinnovato l'incarico.

Così puntualizza ancora il sottosegretario: "Purtroppo alcuni di questi, tra i quali il Prof. Alberto Mantovani avevano da tempo rassegnato le dimissioni a causa dei numerosi impegni internazionali. Il contributo prezioso di questi scienziati ci è stato comunque assicurato anche se non in maniera continuativa nello spirito di una sana e proficua collaborazione.  Un ringraziamento è dovuto al Prof. Silvio Garattini, decano del Css, che sarà ancora fortemente impegnato per questo ministero nel difficile tavolo della Governance Farmaceutica in stretta collaborazione con AIFA e al Prof. Edoardo Boncinelli per i preziosi consigli e per la disponibilità dimostrata" specifica Bartolazzi.

 


 

Di seguito l'elenco dei 30 nuovi membri non di diritto del Css:

 

Prof. Sergio ABRIGNANI

Ordinario di Patologia Generale - Università di Milano

Prof. Adriano AGUZZI

Direttore dell'Istituto di Neuropatologia di Zurigo

Prof. Mario BARBAGALLO

Ordinario di Geriatria - Università di Palermo

Prof. Mario Alberto BATTAGLIA

Ordinario di Igiene e Salute Pubblica - Università di Siena

Prof. Luca BENCI

Docente di diritto sanitario - Università di Firenze

Prof. Renato BERNARDINI

Ordinario di Farmacologia - Università di Catania

Prof. Giuseppe CAMPANILE

Ordinario di Scienze e Tecnologie Animali - Università "Federico II" di Napoli

Prof. Claudio COBELLI

Ordinario di Bioingegneria - Università di Padova

Prof. Giulio COSSU

Ordinario di Medicina Rigenerativa - Università di Manchester

Prof. Giuseppe CURIGLIANO

Prof. Ass. di Oncologia Medica - Università di Milano

Prof. Bruno DALLAPICCOLA

Direttore Scientifico dell'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù

Prof. Domenico DE LEO

Prof. Ordinario di Medicina Legale - Università di Verona

Prof.ssa Paola DI GIULIO

Prof. Ass. di Scienze Infermieristiche - Università di Torino

Prof. Marco FERRARI

Ordinario di Malattie Odontostomatologiche - Università di Siena

Prof. Carlo FORESTA

Ordinario di Endocrinologia - Università di Padova

Prof.ssa Silvia GIORDANO

Ordinario di Istologia - Università di Torino

Prof. Andrea GIUSTINA

Ordinario di Endocrinologia e Malattie del Metabolismo - Università S. Raffaele di Milano

Prof. Andrea LAGHI

Prof. Ordinario di Radiologia - Università La Sapienza di Roma

Prof. Franco LOCATELLI

Direttore Dip. di Onco - Ematologia Pediatrica dell'Ospedale Bambino Gesù

Prof. Francesco LONGO

Prof. Ass. Dip. Analisi Politiche e Management Pubblico - Università Bocconi di Milano

Prof. Vito MARTELLA

Prof. Ordinario di Malattie Infettive degli animali domestici - Università di Bari

Prof.ssa Maria G. MASUCCI

Prof.ssa Ord. di Virologia - Karolinska Institute di Stoccolma - Membro Commissione Nobel

Prof. Marco MONTORSI

Rettore dell'Università HUMANITAS

Prof. Paolo PEDERZOLI

Prof. Ordinario di Chirurgia Generale - Università di Padova

Prof. Giuseppe REMUZZI

Direttore dell'Irccs  "Mario Negri" di Milano

Prof. Camillo RICORDI

Prof. di Chirurgia e Medicina dei Trapianti cellulari - Università di Miami (USA)

Prof. Massimo RUGGE

Prof. Ordinario di Anatomia Patologica ed Oncologia - Università di Padova

Prof. Giovanni SCAMBIA

Direttore Scientifico Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli Irccs Univ. Cattolica

Prof. Fabrizio STARACE

Direttore Dip. Salute Mentale e Dipendenze Patologiche - AUSL di Modena

Prof. Paolo VINEIS

Prof. Ordinario di Epidemiologia - Imperial College di Londra

 




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