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venerdì 13 luglio 2018

EPILESSIA FARMACORESISTENTE, IL SERAFICO DI ASSISI PRESENTA A MALTA IL SECONDO LIVELLO D’INDAGINE SULL’EFFICACIA DELLA MUSICOTERAPIA LUGLIO


EPILESSIA FARMACORESISTENTE, IL SERAFICO DI ASSISI PRESENTA A MALTA IL SECONDO LIVELLO D'INDAGINE SULL'EFFICACIA DELLA MUSICOTERAPIA

 

Il team di specialisti neurologi del Centro di ricerca InVita dell'Istituto Serafico di Assisi ha presentato alla conferenza internazionale di Malta "Psychiatry and the Arts: The nature of the Human Person and the role of Aesthetics in Maintaining Mental Health" la seconda fase di indagine sui benefici della musica nei soggetti con disabilità intellettiva grave affetti da epilessia farmacoresistente.

 

Il nuovo Centro di Ricerca InVita dell'Istituto Serafico di Assisi, coordinato dal Direttore Sanitario Sandro Elisei, ha presentato oggi alla conferenza internazionale di Malta "Psychiatry and the Arts: The nature of the Human Person and the role of Aesthetics in Maintaining Mental Health" i risultati preliminari della seconda fase di indagine relativi allo studio sugli effetti della musica nella epilessia farmacoresistente in soggetti con disabilità intellettiva grave. Si tratta di un'indagine che ha utilizzato l'Elettroencefalogramma allo scopo di individuare eventuali fattori predittivi sull'efficacia terapeutica dell'ascolto musicale.

 

La storia ci insegna che fin dalle origini dell'umanità la musica ha rivestito un ruolo molto importante e già nella Preistoria l'uomo si serviva dei suoni per comunicare con i propri simili e con la natura. Anche gli antichi Greci utilizzavano il suono nella prevenzione e nella cura di malattie fisiche e mentali. Per esempio Platone, ne La Repubblica, affermava che alcune melodie fossero in grado di stimolare differenti stati d'animo: alcune erano ritenute rilassanti, mentre altre erano adatte a suscitare il lamento. Secondo Aristotele, invece, la musica assolveva una funzione catartica, permettendo così all'animo di purificarsi dagli istinti e dai sentimenti negativi.

 

Ma è negli ultimi 20 anni che la ricerca in riabilitazione ha raggiunto i risultati più rilevanti: l'utilizzo della musica in diversi disturbi del sistema nervoso e nell'autismo ha dato il via, infatti, all'uso della musicoterapia nelle patologie neurologiche (Neurologic Music Therapy), le cui applicazioni in campo clinico e terapeutico hanno consentito di sopperire in parte alla mancata efficacia dei trattamenti farmacologici in pazienti affetti da epilessia farmacoresistente. In relazione a questa patologia, i risultati più significativi sono stati ottenuti ascoltando la musica di Mozart[1]. Si parla infatti di "Effetto Mozart", intendendo un cambiamento dell'attività neurofisiologica ed un incremento delle performance cognitive associate all'ascolto della musica del celebre compositore e una prima segnalazione degli effetti positivi sui pazienti epilettici risale al 1998[2]. Le caratteristiche peculiari che renderebbero la musica mozartiana capace di esercitare tali influenze sul cervello sarebbero quelle di una periodicità a lungo termine (20-60 secondi) e della costante ripetizione di sequenze variate[3].

 

«Che la musica abbia un impatto potente sul sistema nervoso è noto ormai da tempo e si è aggiudicata un ruolo indiscusso nella terapia delle patologie neuropsichiatriche. Come ha dimostrato, infatti, lo studio osservazionale sull'efficacia della musicoterapia nel trattamento dell'epilessia farmacoresistente in soggetti con disabilità intellettiva grave, che abbiamo presentato lo scorso anno alla "6th Cambridge International Conference on Mental Health 2017",  l'ascolto della sonata K448 in re maggiore per due pianoforti di Mozart ridurrebbe di circa il 21% la frequenza delle crisi epilettiche e, nel 10% dei casi, si è assistito alla loro scomparsa» – dichiara Sandro Elisei, Direttore Sanitario dell'Istituto Serafico di Assisi e coordinatore del Centro di ricerca InVita.

 

Nonostante vengano continuamente introdotti nella pratica clinica nuovi farmaci antiepilettici (AED), la terapia farmacologica risulta ancora inefficace per un gran numero di soggetti (epilessia farmacoresistente), con percentuali che vanno dal 6 al 69%[4].  Recenti studi hanno inoltre dimostrato che l'epilessia, in particolare quella farmacoresistente, si manifesta con una frequenza più elevata nei soggetti con disabilità intellettiva[5].

 

«L'epilessia è una malattia neurologica caratterizzata dall'insorgenza di manifestazioni cliniche anomale (le cosiddette crisi). Quando i neuroni, per qualche ragione, diventano 'iperattivi', scaricano impulsi elettrici in modo eccessivo e ciò può provocare una crisi epilettica che rappresenta una modalità di risposta anomala in senso eccitatorio di alcune aree cerebrali o di tutto il cervello, per una disfunzione su base sconosciuta o per lesioni di diverso tipo. È una malattia che può essere curata nella maggior parte dei casi con farmaci specifici; esistono tuttavia forme particolari che non rispondono alla classica terapia farmacologica» – spiega il DS Elisei.

 

L'epilessia è una malattia molto diffusa, colpisce 6 milioni di persone in Europa e circa 65 milioni nel mondo, tanto che è stata riconosciuta dall'Organizzazione Mondiale della Sanità come malattia 'sociale'[6]. In Italia ne sono affette circa 500mila persone, con più di 30.000 nuovi casi accertati ogni anno, il cui picco si registra nell'infanzia. I sintomi più conosciuti di questa patologia sono le cosiddette crisi epilettiche, che dipendono da un'alterazione della funzionalità dei neuroni.

 

«Lo studio che stiamo portando avanti nel Centro di ricerca InVita ha l'obiettivo di individuare eventuali fattori predittivi sull'efficacia terapeutica dell'ascolto musicale in pazienti affetti da epilessia farmacoresistente e disabilità intellettiva di grado grave/profondo. Attraverso l'analisi dell'elettroencefalogramma (EEG) che è stata condotta confrontando lo spettro medio in frequenza prima, durante e dopo l'ascolto della musica di Mozart, abbiamo cercato di capire se fosse possibile prevedere chi, dei pazienti presi in esame come campione di riferimento, rispondesse meglio, peggio o non rispondesse affatto alla terapia. Sebbene nessuno dei soggetti esaminati abbia mostrato un peggioramento della condizione clinica, un'efficacia significativa (riduzione superiore al 50%) si è verificata soltanto nella metà del campione. L'altra metà, composta dai soggetti non responders, come condizione di base appare caratterizzata, dal punto di vista clinico, dalla maggiore gravità e più alta frequenza delle crisi epilettiche» – prosegue il DS Elisei.

 

Per i ricercatori del Serafico l'EEG sembra un utile indice predittivo dell'efficacia del trattamento: dopo l'ascolto musicale solo nei soggetti responders, infatti, si è potuta osservare la tendenza a ripristinare il ritmo alfa in sostituzione dei ritmi lenti associati alla patologia. L'indagine suggerisce che i soggetti sensibili all'effetto Mozart possano essere identificati utilizzando l'esame EEG; in prospettiva è previsto anche l'utilizzo della Risonanza Magnetica.

 

"L'ascolto della musica si conferma un'opzione terapeutica di cui chi soffre di epilessia farmacoresistente può usufruire, perché è un potente agente di neuroplasticità capace di modificare le connessioni tra reti neuronali e ripristinare la corretta funzionalità" – conclude il Prof. Elisei.

 

Lo studio è stato realizzato dal team di specialisti del Centro di ricerca InVita del Serafico, composto da: Chiara Bedetti, Patrizia D'Alessandro, Massimo Piccirilli, Moreno Marchiafava, Antonella Baglioni, Domenico Frondizi e coordinato dal Direttore Sanitario Sandro Elisei.

Il team di "InVita" è composto da tanti professionisti che si occupano di differenti specialità, ma che sono accomunati da un unico obiettivo: migliorare le capacità diagnostiche, i percorsi riabilitativi, le prestazioni, ma soprattutto individuare strumenti che possano condurre la persona con disabilità a raggiungere il miglior livello di vita possibile non solo sul piano fisico, ma anche emozionale e relazionale.                                                                                                                                        

 

Il Serafico, fondato nel 1871, è un modello di eccellenza italiana ed internazionale nella riabilitazione, nella ricerca e nell'innovazione medico scientifica per i ragazzi con disabilità plurime. Convenzionato con il Servizio Sanitario Nazionale per trattamenti riabilitativi residenziali, semiresidenziali ed ambulatoriali, il Serafico accoglie e cura ogni giorno 150 pazienti, provenienti da tutto il territorio nazionale, per un totale di 10.895 trattamenti riabilitativi e 12.322 trattamenti educativi-occupazionali all'anno (dati 2015). In una superficie complessiva di circa 10.000 mq, posta su di un'area di 40.000 mq, sono disponibili 70 posti letto in regime residenziale, 20 posti letto in regime semi-residenziale, oltre ad un servizio ambulatoriale e di valutazione diagnostica-funzionale. Le persone al servizio degli utenti sono 267: circa 170 tra collaboratori e dipendenti e un centinaio di volontari, che mettono in campo non solo capacità e competenze, ma anche un "capitale di umanità" in grado di entrare in sintonia con i pazienti.




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giovedì 12 luglio 2018

Sport e Salute: GE Healthcare e FitTrace, un software per l’analisi della composizione corporea in ambito sportivo

GE HEALTHCARE E FITTRACE, INSIEME CON UN SOFTWARE PER L'ANALISI DELLA COMPOSIZIONE CORPOREA IN AMBITO SPORTIVO

 

Milano, 13 Luglio 2018 –  GE Healthcare, divisione medicale di General Electric, ha stretto una partnership con FitTrace una delle principali società di software di analisi e reportistica della composizione corporea basate sul cloud. 

Questa collaborazione integra l'affidabilità e la versatilità della tecnologia DXA (dual energy X-ray absorptiometry) e QUS (quantitative ultrasound) di cui GE Healthcare è leader globale con la funzionalità di reporting, condivisione e analisi avanzate basate su cloud di FitTrace per fornire alle comunità sportive e di fitness informazioni utili per essere atleti più smart.

"Le industrie dello sport e della salute metabolica hanno la missione di migliorare la salute e le prestazioni dell'uomo attraverso una migliore comprensione della composizione corporea, dei disturbi metabolici, della nutrizione e della genetica", ha dichiarato Claudio Mejia, Direttore Generale del business Salute Ossea e Metabolica di GE Healthcare. "Siamo entusiasti di combinare la nostra tecnologia innovativa e all'avanguardia con l'analisi di FitTrace per aiutare gli atleti a comprendere meglio il loro corpo in modo che possano dare le migliori prestazioni possibili e raggiungere i loro obiettivi".

La tecnologia DXA è il punto di riferimento per la misurazione accurata e affidabile della composizione corporea, un metodo pratico adottato dai migliori ricercatori e professionisti nel settore delle prestazioni sportive e della salute metabolica. I sistemi di composizione corporea DXA di GE Healthcare forniscono informazioni sulla salute e sulle prestazioni sportive degli atleti, come la misurazione della distribuzione di grasso e massa magra in tutto il corpo o l'analisi dei cambiamenti nella composizione corporea nel tempo per aiutare i professionisti della medicina sportiva a monitorare l'impatto degli allenamenti e dei programmi dietetici dei loro atleti. Questa tecnologia è utilizzata sia dai team di professionisti che da quelli universitari per ottimizzare le prestazioni atletiche.

FitTrace è un'applicazione cloud-based facile da usare che fornisce una visualizzazione e un'analisi uniche delle misurazioni della composizione corporea basate su DXA. Gli atleti possono essere tracciati e confrontati con altri atleti professionisti. La "Team Edition" fornisce analisi avanzate per aiutare allenatori, preparatori atletici e dietisti sportivi a comprendere la formazione, la nutrizione e le composizioni corporee dei loro atleti su qualsiasi computer portatile o dispositivo mobile.

"Siamo entusiasti di collaborare con GE Healthcare per offrire una soluzione completa ad atleti e squadre sportive al fine di ottimizzare le loro prestazioni e la loro salute", ha dichiarato Mike DiChiappari, CEO di FitTrace. "Questa collaborazione permette una misurazione continua della composizione corporea DXA e dei progressi degli operatori e dei loro atleti. Speriamo che aiuti gli atleti a capire meglio il proprio corpo".

I sistemi DXA di GE Healthcare sono inoltre disponibili per i consumatori presso i centri di analisi metabolica di tutto il mondo.

GE Healthcare

GE Healthcare è la divisione medicale di General Electric (NYSE: GE). In qualità di società leader nella fornitura di soluzioni per l'imaging medico, il monitoraggio, la bioproduzione e di tecnologie per terapie cellulari e geniche, GE Healthcare consente un'assistenza di precisione nella diagnostica, nella terapia e nel monitoraggio attraverso dispositivi intelligenti, analisi dei dati, applicazioni e servizi.  Con un fatturato di 19 miliardi di dollari, più di 100 anni di esperienza nel settore e oltre 50.000 dipendenti in tutto il mondo, l'azienda contribuisce a migliorare l'assistenza sanitaria offrendo risultati migliori per i pazienti, i fornitori di servizi sanitari, i ricercatori e le aziende del settore life science.  



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martedì 10 luglio 2018

Salute. Giulia Grillo: “Perché sono in Campania”. Prime tappe al Monaldi e al Cardarelli

"La Campania merita particolare attenzione. Non per venire a tagliare nastri o fare blitz che non portano a nulla. Siamo mossi da spirito collaborativo e di aiuto nei confronti dei cittadini e di questa Regione. Dal Governo e da parte mia, col ministero della Salute, ci saranno il massimo impegno e la massima cura per aiutare a risolvere i tanti problemi, le difficoltà e le inerzie della sanità locale. In Campania, come in tutte le Regioni in difficoltà.  Faremo tutti gli sforzi possibili per superare i problemi e gli ostacoli di vario genere, purtroppo anche di antica data, che negano il diritto all'assistenza dei cittadini. Perché tutti e dappertutto devono poter godere allo stesso modo del diritto alla salute sancito dall'articolo 32 della Costituzione". Così il ministro della Salute, Giulia Grillo, spiega le ragioni che l'hanno spinta, oggi, a visitare alcune importanti strutture ospedaliere di Napoli, il Monaldi e il Cardarelli.

 

"Credo che questa non sarà l'unica visita in Campania. Ma sia chiaro che oltre all'impegno che il Governo ed io assicureremo - aggiunge il ministro Grillo - il risultato dipende anche dal grado di collaborazione che garantiranno tutti gli attori in campo. Ci vuole una grande spinta politica, che non ho visto. E anche più consapevolezza dei cittadini, che devono pretendere i loro diritti. Forse non tutti sanno come è organizzata la sanità, e cioè che sono le Regioni a nominare i manager, a volte in modo distorto, come da ultimo è accaduto anche in Basilicata, dove addirittura i candidati ai concorsi non raccomandati sono considerati una zavorra". 

 

Nella sua prima visita, al  Monaldi, il ministro della Salute ha incontrato le mamme dei bimbi trapiantati di cuore e in attesa dell'intervento salvavita nel reparto di cardiochirurgia, polo di riferimento del Sud, dove però l'attività è sospesa da due anni per gravi carenze gestionali e organizzative. "Nel 2016 il ministero ha sospeso l'attività trapiantologica pediatrica a seguito di numerose segnalazioni – ha ricordato Giulia Grillo – e nell'aprile scorso  una delegazione di consiglieri  regionali ha incontrato il commissario straordinario e i responsabili  dei reparti, verificando la mancanza di attrezzature, mezzi e  personale adeguato ai percorsi di cura dei piccoli pazienti. Voglio assicurarmi personalmente di verificare l'esistenza di  tutte le condizioni di sicurezza necessarie per la  ripresa delle attività chirurgiche afferenti ai trapianti pediatrici".

 

Al Cardarelli, primo ospedale della Campania e di tutto il Sud, non poteva sfuggire il grave problema dell'affollamento, dei ritardi nelle prestazioni di pronto soccorso e in genere di tutti gli interventi sanitari. "Il Cardarelli - ha  detto Grillo dopo la visita nell'ospedale - indubbiamente soffre del fatto che l'organizzazione della rete ospedaliera non è avvenuta fino ad ora in maniera coerente e quindi deve drenare tutta una serie di necessità del territorio che avrebbero dovuto essere soddisfatte da altre strutture, tra cui anche l'ospedale del Mare''. Struttura, quest'ultima, che il ministro visiterà nel pomeriggio, dopo un incontro col Governatore campano, Vincenzo De Luca, che è anche commissario per la sanità della Regione.



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Salute. Fibrosi cistica, ProCrea: «La prevenzione inizia nel momento in cui la coppia decide di avere un figlio»

Fibrosi cistica, ProCrea: «La prevenzione inizia nel momento in cui la coppia decide di avere un figlio»

Il centro per la fertilità ha presentato al congresso SSGO di Interlaken la propria esperienza con 4.000 casi analizzati. «Specifici test e analisi genetiche preimpianto permettono di non trasmettere la malattia ai figli. La prevenzione deve però partire dai ginecologie e medici di base»

 

«La prevenzione della fibrosi cistica inizia nel momento in cui una coppia decide di avere un figlio. È importante che i medici si facciano promotori di un'accurata informazione e che lo screening sia eseguito nei centri specializzati di PMA». 

Con oltre 4.000 pazienti testati negli ultimi 10 anni, il centro per la fertilità ProCrea di Lugano è intervenuto al congresso annuale della Società svizzera di ginecologia e ostetricia (SSGO) che si è svolto nei giorni scorsi al centro Kursaal di Interlaken. Marina Bellavia, ginecologa e specialista in Medicina della riproduzione del centro Procrea e Giuditta Filippini, direttrice del laboratorio di genetica molecolare ProcreaLab hanno tenuto un workshop su fibrosi cistica e infertilità.

«La fibrosi cistica è la malattia genetica recessiva più diffusa e, nonostante i notevoli passi avanti fatti nelle cure, resta una malattia fortemente invalidante che, ancora oggi, può portare al decesso. Per questo in ProCrea abbiamo deciso non solamente di accogliere le indicazioni europee che prevedono lo screening specifico solo per i trattamenti di fecondazione in vitro, ma, seguendo le linee guida americane, di ampliarle prevedendo le analisi per tutte le coppie che si rivolgono al nostro centro», riferisce Bellavia.

Statisticamente, almeno una persona ogni 20-25 è portatrice sana della fibrosi cistica (presenta quindi una mutazione del gene CFTR senza però avere alcun sintomo) e ogni anno in Italia nascono quasi 200 bambini - 4 ogni settimana - con una forma di questa malattia. In media in Europa, ogni 2.500-3mila neonati sani, uno è malato. «I portatori sani del gene mutato della fibrosi cistica sono abbastanza diffusi: grazie alle statistiche dell'Organizzazione Mondiale della Sanità è possibile stimare che una coppia su 600 circa sia composta da due portatori sani. Nel caso di una gravidanza, questa coppia ha quindi il 25 per cento di probabilità di avere un figlio malato, il 50 per cento di avere un figlio portatore sano e solamente il 25 per cento di avere un figlio effettivamente sano», ricorda Filippini. «Nella larghissima maggioranza dei casi, chi è portatore non sa di esserlo perché non ha dei disturbi evidenti; solo la conoscenza di casi di fibrosi cistica in famiglia spinge a fare delle verifiche in questa direzione. Anche se, come testimoniato da un caso che abbiamo presentato al congresso, ci sono situazioni dove è presente una delle mutazioni del gene che danno origine alla malattia, pur non avendo alcun caso di malattia in famiglia».

Il legame della fibrosi cistica con la fertilità è forte, soprattutto per quanto riguarda l'infertilità maschile. «Nell'80 per cento dei casi di oligospermia o azoospermia dovuta ad agenesia dei vasi deferenti, siamo davanti ad una forma atipica di fibrosi cistica; sono casi in cui si ha un'aplasia dei vasi deferenti e quindi viene ostacolato il passaggio degli spermatozoi», spiega Bellavia. «Con un test di secondo livello è possibile escludere al 98 per cento la presenza di una delle mutazioni del gene CFTR». Ma solamente con l'analisi genetica preimpianto è possibile evitare che la malattia sia trasmessa dai genitori ai figli. «La PGD - pre-implantation genetic diagnosis - permette di individuare l'embrione che non presenta la mutazione genetica; quindi di avere un figlio sano. È questo l'unico strumento di prevenzione che permette di ridurre la diffusione della malattia», concludono le specialiste del centro ProCrea.

 

ProCrea - Con una lunga esperienza nel campo della medicina della riproduzione, ProCrea è il maggiore centro di fertilità della Svizzera ed è un polo di riferimento internazionale. ProCrea è composto da un'équipe professionale di medici, biologi e genetisti specialisti in fisiopatologia della riproduzione. Unico centro svizzero ad avere al suo interno un laboratorio accreditato di genetica molecolare, ProCrea esegue analisi genetiche per lo studio dell'infertilità con tecniche d'avanguardia. La sede principale è a Lugano in via Clemente Maraini, 8. 



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Salute. Fondazione Sacra Famiglia: robotic pet therapy e doll therapy per aiutare i malati di Alzheimer


SACRA FAMIGLIA E INNOVAZIONE:

DOLL E ROBOTIC PET THERAPY PER LA CURA DELL'ALZHEIMER

 

Fondazione propone metodi di cura con bambole e animali robotici

per ospiti affetti da demenza del Centro Diurno Villa Sormani

 

Milano, 10 luglio Fondazione Sacra Famiglia, realtà socio-sanitaria d'eccellenza, continua il suo impegno nell'assistenza e cura di anziani e disabili attraverso la robotic pet therapy e la doll therapy a favore di un gruppo di persone affette da demenza, ospiti del Centro Multiservizi Villa Sormani di Cesano Boscone.

 

I due progetti, infatti, attraverso l'utilizzo di bambole e di animali robotici, sono in grado di generare importanti benefici nei pazienti affetti da Alzheimer. In entrambi i casi si tratta di cure non farmacologiche, utili a rievocare nei pazienti una memoria retrograda, oltre il mero ricordo, che vada a stimolare una riabilitazione nonché il mantenimento delle capacità biopsicosociali.

 

Queste terapie coinvolgono principalmente la figura della terapista occupazionale e hanno richiesto la realizzazione di ambienti di vita funzionali all'orientamento spaziale e procedurale delle persone fragili: una nursering per la doll therapy dotata di zona fasciatoio, abiti da neonato, passeggino e bambole e un angolo salotto per la robotic pet therapy con un gatto robotico e un'ambientazione realistica.

 

Gli utenti interagiscono con la bambola e il robotic pet in tre modalità differenti: su scelta autonoma, su intervento assistenziale in situazioni di disagio emotivo, oppure durante il trattamento riabilitativo in terapia occupazionale per migliorare e mantenere le proprie competenze.

 

"Il contatto quotidiano con la fragilità, in particolare con la malattia di Alzheimer, ci ha spronato a riflettere sulle risposte assistenziali che possiamo e dobbiamo offrire ai nostri ospiti - commenta la dott.ssa Anna Miele, Responsabile del Centro Multiservizi Villa Sormani di Fondazione Sacra Famiglia -. I Servizi  devono tener conto della complessità, della durata e dell'impatto che questa malattia ha sulla rete affettiva e sociale del paziente, dei bisogni e della storia personale dei singoli. Ciò che caratterizza la nostra attività è lo sforzo di adottare ogni giorno un modello di cura che vede la persona fragile come protagonista. Per ciascun ospite proponiamo interventi individualizzati, con l'obiettivo di migliorarne la qualità della vita".

 

"I malati di Alzheimer necessitano di interventi riabilitativi e di un ambiente protesico che possano facilitare il mantenimento delle abilità residue e diminuiscano i comportamenti disadattivi - commenta il dott. Michele Restelli, Direttore Servizi Anziani e Disabili della sede di Cesano Boscone di Fondazione Sacra Famiglia -. Nelle nostre Unità ci siamo dati l'obiettivo di migliorare le prestazioni assistenziali e riabilitative in modo da supportare al meglio le persone affette da demenza. L'Alzheimer è una malattia che taglia i ponti con la vita passata. La Pet Robotic Therapy è uno degli strumenti riabilitativi utilizzati dal nostro personale qualificato per stimolare percezioni, sensazioni, stati d'animo già vissuti dall'anziano. La nostra esperienza pluriennale ci conferma come questi strumenti acquistano valore se facilitano l'interazione con i famigliari, gli amici e i professionisti che si prendono cura dell'anziano".

 

I due metodi innovativi messi in atto da Sacra Famiglia testimoniano a pieno l'orientamento del lavoro svolto dai professionisti della Fondazione: utilizzare possibilmente terapie non farmacologiche e sviluppare progetti di prevenzione, di riabilitazione e di terapia che permettano allo stesso tempo la gestione dei disturbi comportamentali ed il miglioramento o mantenimento delle funzioni corporee frequentemente associati alla demenza. 

Fondazione Sacra Famiglia Onlus

Fondazione Sacra Famiglia Onlus è stata fondata da Don Domenico Pogliani nel 1896, a Cesano Boscone. Di ispirazione cristiana, dal 1997 abbandona la veste giuridica pubblica e assume quella privata di Fondazione Onlus.  Da oltre 120 anni Sacra Famiglia cerca di rispondere ai bisogni della società in Lombardia, Piemonte e Liguria e oggi, con 23 sedi e oltre 2 mila tra dipendenti e collaboratori, segue circa 13 mila persone fornendo 2 milioni di ore di assistenza all'anno. Oggi la Fondazione garantisce cure continuative a persone con disabilità complesse e ad anziani non autosufficienti; il sistema di servizi sanitari e assistenziali che l'Ente fornisce è dedicato a bambini, adulti ed anziani. Sacra Famiglia è al servizio di pazienti accolti in regime residenziale, diurno e ambulatoriale.



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lunedì 9 luglio 2018

La ministra della Salute Grillo: “morbillo, nessun allarme di casi dall’Italia al Regno Unito”

Morbillo, nessun allarme di casi dall'Italia al Regno Unito

 

Il ministero della Salute - come da impegni presi dal ministro Giulia Grillo nel corso della recente conferenza stampa sul tema dei vaccini - attraverso la Direzione generale della prevenzione sanitaria, rende note le informazioni scambiate sui casi di morbillo nell'ultimo semestre tra il nostro Paese ed il Regno Unito (UK), per mezzo del sistema internazionale Early Warning and Response System (EWRS). 

Nessuna delle segnalazioni registrate fa presagire situazioni di allarme per casi di morbillo provenienti dall'Italia. La sorveglianza è molto attiva e dimostra una limitata circolazione di casi di varia provenienza. In proposito, non risultano focolai epidemici attribuibili all'importazione di casi.

Sarà cura del Ministero, attraverso l'interlocuzione con il Commissario Europeo per la salute e la sicurezza alimentare, Vytenis Povilas Andriukaitis, fare piena luce sulle dichiarazioni pubblicate in questi giorni sui quotidiani nazionali al fine di evitare inutili e dannosi allarmismi. 

 

 

Segnalazioni dell'Early Warning and Response System (EWRS) su casi di morbillo tra Italia e Regno Unito nel periodo gennaio – giugno 2018

 

14.01.2018 – UK informa l'Italia di 22 contatti aerei italiani su un volo Antigua – Gatwick. Sorveglianza sui contatti attivata;

 

23.01.2018 – l'Italia informa UK di 1 caso di morbillo di un cittadino italiano in un volo Nuova Delhi – Londra. Inoltrate le informazioni a UK per valutare il contact tracing;

 

23.02.2018 – l'Italia informa UK di 1 cittadina italiana che vive a Londra dal 2017 ma che era in Italia quando ha sviluppato i sintomi. Sono state inoltrate le informazioni al UK per la sorveglianza su contatti lavorativi;

 

10.05.2018 – UK informa l'Italia di 1 cittadino americano infettivo sul volo Roma (ma solo scalo) Londra – UK. Attraverso il contact tracing sono state inoltrate informazioni su 4 contatti italiani ed è stata attivata la sorveglianza;

 

22.06.2018 – UK e Regione Lazio informano di 1 caso di una cittadina inglese arrivata in Italia il 30 maggio che ha sviluppato febbre il 30.05 con successivo ricovero al Gemelli. Sorveglianza contatti attivata.

Ministero della Salute

Lungotevere Ripa, 1 – 00153 Roma



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sabato 7 luglio 2018

Batterio Listeria, ministro Giulia Grillo il ministero della Salute ha subito attivato tutti i controlli. Al momento nessun focolaio di infezione in Italia, il ritiro dei prodotti in via precauzionale

"Batterio Listeria, ministro Giulia Grillo: il ministero della Salute ha subito attivato tutti i controlli".

Al momento nessun focolaio di infezione in Italia, il ritiro dei prodotti in via precauzionale

 

"Sto seguendo con la massima attenzione la vicenda del batterio Listeria. I miei uffici hanno subito  predisposto tutti i controlli e le misure necessarie ".

Così il ministro della Salute Giulia Grillo, rassicura sul pronto intervento attuato dal ministero in questa vicenda.

I ritiri fanno seguito a una segnalazione di allerta europea proveniente dall' Ungheria,  relativa alla presenza di Listeria  monocytogenes in vegetali surgelati. La Listeria é resistente alle basse temperature e provoca tossinfezioni alimentari. Comunque  viene inattivato con la cottura.

Al momento non risultano focolai  di  infezione in Italia ed il ritiro dei prodotti sono effettuati in via precauzionale.



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