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venerdì 10 settembre 2021

Integratori alimentari e farmacia, un matrimonio felice - Integratori Italia a Cosmofarma 2021

INTEGRATORI ALIMENTARI E FARMACIA, UN MATRIMONIO FELICE:

SI CONFERMANO ALLEATI ESSENZIALI PER IL CANALE FARMACIA (+ 4,5% DI FATTURATO DA GENNAIO A GIUGNO 2021*) E PER LE AZIENDE

 

Presente a Cosmofarma, il Vicepresidente di Integratori Italia Alessandro Colombo "Gli integratori, strumento importante per lo sviluppo della "Farmacia di Relazione"

 

Milano, 10 settembre 2021 – Si è svolta oggi, nel corso di Cosmofarma 2021, la tavola rotonda dal titolo "Il ruolo della farmacia nella nuova sanità del territorio" in cui sono stati presentati i dati del Barometro Farmacie 2021, ricerca condotta da Doxa Pharma su 400 farmacie, che rende conto dei nuovi valori al centro di questa professione nel periodo post-covid.

 

In particolare, ciò che emerge in modo rilevante è la crescita del concetto di farmacia "dei servizi", che si affianca alla cosiddetta "farmacia del benessere". Si tratta di un fenomeno che riguarda sia la percezione dei titolari stessi, intervistati nel campione, sia la segmentazione reale delle diverse tipologie di farmacia, che l'indagine di Doxa Pharma del 2021 fotografa soprattutto come il luogo della consulenza e della relazione (26%, + 3% rispetto al 2020) e della capacità di gestione proattiva di numerose categorie merceologiche (24%, + 3% rispetto al 2020). Tra i servizi a cui si orientano maggiormente i farmacisti emergono le attività di diagnosi, controllo e supporto terapeutico, oltre che quelle di formazione professionale.

 

All'evento ha partecipato anche Alessandro Colombo, Vicepresidente di Integratori Italia, a conferma del ruolo strategico, per il banco del farmacista, del mercato degli integratori alimentari. Si tratta di un settore ormai fondamentale per il canale farmacia in quanto legato ai concetti di salute, benessere e prevenzione; concetti basilari anche per realizzare quel modello di farmacia, che dall'indagine di Doxa Pharma risulta essere sempre più dominante chiamata "farmacia di relazione", nella quale, oltre ai servizi citati, viene sviluppata – e sostenuta – una relazione consulenziale diretta con cliente, necessaria per fidelizzarlo sempre di più a questo canale di vendita.

 

"Gli integratori rappresentano una categoria importante per il giro d'affari della farmacia ed addirittura eccellente per aiutare il farmacista a sviluppare pienamente la sua professionalità di consulente della salute verso il consumatore, vantaggio che questo canale di vendita presenta rispetto ad altri in cui non c'è la presenza di un operatore", ha dichiarato Alessandro Colombo.

 

Secondo recenti dati di New Line – Ricerche di Mercato, il fatturato del settore degli Integratori in farmacia è aumentato del 4,5% (da gennaio a giugno 2021 rispetto allo stesso periodo del 2020).

I segmenti che maggiormente stanno contribuendo alla crescita del canale farmacia sono gli integratori connessi al periodo pandemico, quali quelli legati al miglioramento delle funzioni immunitarie, le vitamine e i coadiuvanti del benessere mentale. Dati che testimoniano come "gli integratori, nell'ambito di uno stile di vita sano e corretto, secondo le più recenti linee guida sulla salute, possono essere uno strumento supplementare molto rilevante per realizzare anche in farmacia un modello di "prevenzione" verso numerose condizioni di mancato benessere, modello di cui si parla da anni.

 

"Integratori Italia, nell'ambito della propria missione associativa, continuerà a dare supporto ai farmacisti in un percorso che li conduca a rinforzare il loro ruolo di primo presidio territoriale della salute a 360°." conclude Colombo.

 

*rispetto allo stesso periodo del 2020

 

Integratori Italia

Integratori Italia, l'associazione italiana di categoria aderente a Confindustria, fa parte di Unione Italiana Food, che rappresenta 450 imprese e oltre 20 settori merceologici, che danno lavoro a 65.000 persone e sviluppano un fatturato di oltre 35 miliardi di euro. Unione Italiana Food aderisce a circa 28 organizzazioni europee e internazionali, mentre a livello nazionale aderisce a Confindustria. Per il settore integratori a livello europeo aderisce a Food Supplements Europe e a livello internazionale alla International Alliance of Dietary/Supplement Associations. Integratori Italia rappresenta in Italia il settore degli integratori alimentari e dei prodotti salutistici. La sua missione è quella di contribuire alla crescita della conoscenza, del corretto utilizzo e della qualità dell'integratore alimentare, per favorire scelte sempre più consapevoli del consumatore e lo sviluppo di questo settore in Italia.




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giovedì 5 agosto 2021

Salute. Probiotici contro i processi neuro-infiammatori

Probiotici, utili per proteggere e migliorare le funzioni cerebrali
 
La loro assunzione ha effetti positivi nel combattere la perdita di funzionalità cerebrali causata da infezioni, traumi o dall'invecchiamento, esiste infatti un'interazione tra la flora batterica intestinale e il cervello. A confermarlo, lo studio di un team di ricercatori del Cnr-Ibbc che ha individuato un mix di otto ceppi batterici vivi in grado di contrastare i processi neuro-infiammatori e di stimolare la neurogenesi adulta. La ricerca è stata pubblicata su Pharmacological Research
 
I processi neuro-infiammatori che si instaurano in seguito a infezioni, trauma cranici e a causa dell'invecchiamento possono alterare in maniera significativa la funzionalità cerebrale, con una ricaduta negativa sui processi cognitivi e sulla memoria. In questo contesto, un team di ricercatori dell'Istituto di biochimica e biologia cellulare del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ibbc), ha condotto uno studio pubblicato sulla rivista Pharmacological Research. "È noto da tempo che l'interazione bilaterale fra la flora batterica intestinale e il cervello, il cosiddetto gut-microbioma-brain axis, gioca un ruolo fondamentale nella modulazione dei processi infiammatori sistemici, con conseguenti ripercussioni sul sistema nervoso centrale. La regolazione della flora batterica intestinale mediante l'assunzione di ceppi batterici vivi, i probiotici, rappresenta quindi un approccio molto promettente nella prevenzione e nella cura di numerose malattie", spiega Stefano Farioli Vecchioli, che fa parte del Gut-Brain Microbioma Group (Gbm Group) assieme a Carla Petrella, Francesca De Santa, Georgios Strimpakos, autori dello studio finanziato da Beingpharma srl.
 
"Il nostro lavoro in vivo ha dimostrato che l'assunzione per 15 giorni di un nuovo mix di otto ceppi batterici vivi (OttaBac) è in grado di proteggere e contrastare, in un modello murino, i processi infiammatori a carico del cervello e dell'intestino sottoposti a un'infezione acuta provocata da endotossine batteriche. Inoltre, questa ricerca dimostra per la prima volta che il mix di probiotici induce un aumento significativo di neurogenesi ippocampale, il processo di produzione di nuovi neuroni in grado di regolare i meccanismi di apprendimento e memoria ippocampo-dipendenti", prosegue Farioli Vecchioli. "È importante sottolineare che l'azione pro-neurogenica del probiotico oggetto di studio è chiaramente osservabile sia nel gruppo di controllo sia in quello sottoposto a infezione batterica. Stiamo conducendo ulteriori studi per identificare i meccanismi molecolari e i mediatori proteici alla base dell'azione pro-neurogenica e anti-infiammatoria del mix probiotico".
 
Importanti le ricadute che questa ricerca può avere per combattere la comparsa di deficit cognitivi in età avanzata, anche considerando l'aumento dell'aspettativa di vita. "Riteniamo che questo studio possa fornire indicazioni molto importanti per pianificare e realizzare strategie terapeutiche che prevedano l'utilizzo dei probiotici in ambiti pre-clinici e medici, con l'obiettivo di contrastare i processi infiammatori e migliorare le capacità cognitive, soprattutto nel corso dell'invecchiamento", conclude il ricercatore del Cnr-Ibbc.

   
  Roma, 5 agosto 2021
 
La scheda
Chi: Istituto di biochimica e biologia cellulare (Cnr-Ibbc)
Che cosa:   Uso di probiotici per prevenzione e contrastare i processi neuro-infiammatori che alterano le funzioni cognitive  Pharmacological Research, https://doi.org/10.1016/j.phrs.2021.105795




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lunedì 7 giugno 2021

Fattori sociali e prevenzione delle malattie del cuore

Educazione e condizione lavorativa tra i fattori cruciali per la prevenzione delle malattie del cuore

Lo dimostra uno studio internazionale condotto su ventimila persone in dieci anni e appena pubblicato sull'European Heart Journal; tra gli autori Giovanni Veronesi dell'Università dell'Insubria


Porre alle persone poche e semplici domande sulla loro situazione sociale, oltre a misurare la pressione sanguigna e il colesterolo, darà un quadro più preciso di chi potrebbe avere un attacco di cuore in futuro. Lo sostiene uno studio internazionale condotto, nel corso di un decennio, su 20mila partecipanti provenienti da tutta Europa e appena pubblicato sull'European Heart Journal.


Nell'articolo si mostra per la prima volta che fattori come livello di educazione, occupazione, stato civile, salute mentale, indice di massa corporea e attività fisica potrebbero essere cruciali per identificare chi è più a rischio di malattie cardiache. È stato infatti riscontrato che questi fattori alterano le decisioni di trattamento, sull'opportunità o meno di utilizzare farmaci preventivi chiamati statine, per ben una persona su dieci.


Il professor Giovanni Veronesi, del Centro ricerche in Epidemiologia e medicina preventiva (Epimed) dell'Università dell'Insubria, è tra gli autori dello studio, «che unisce – spiega – due filoni di ricerca caratterizzanti il nostro Centro: quello sulla predizione del rischio e quello sui determinanti psico-sociali delle malattie cardiovascolari. E apre scenari innovativi per la prevenzione primaria delle malattie cardiovascolari: si pensi ad una valutazione iniziale, accurata e a basso costo, sui soli fattori psico-sociali, una valutazione possibile anche a distanza per mantenere attiva la prevenzione in tempi di pandemia».


I risultati forniscono ai medici e agli esperti di salute pubblica nuovi algoritmi di previsione del rischio cardiovascolare convalidati e rafforzano ulteriormente l'argomento secondo cui i fattori psicosociali hanno rilevanza nella vita reale.



Varese e Como, 21 ottobre 2020

mercoledì 26 maggio 2021

Scoperto nuovo antibiotico contro le infezioni batteriche

Nuovo antibiotico scoperto nei laboratori dell'Insubria: un'arma contro le infezioni batteriche

La molecola, in grado di contrastare i meccanismi di resistenza, è stata individuata dal gruppo di ricerca di Biotecnologie microbiche guidato da Flavia Marinelli con un team internazionale; pubblicato un articolo scientifico su Acs Chemical Biology

Varese e Como, 26 maggio 2021 – Un nuovo antibiotico è stato scoperto nei laboratori dell'Università dell'Insubria: è di tipo glicopeptidico, siglato A50926 e prodotto per via biologica da un microrganismo particolare e considerato raro. A comunicarlo è il gruppo di ricerca di Biotecnologie microbiche guidato da Flavia Marinelli, Dipartimento di Biotecnologie e scienze della vita, che ha lavorato in sinergia con il team inglese di Andrew W. Truman del John Innes Centre di Norwich e quello tedesco di Jörn Kalinowski dell'Università di Bielefeld. Un articolo scientifico è stato pubblicato sulla prestigiosa rivista internazionale Acs Chemical Biology https://pubs.acs.org/doi/10.1021/acschembio.1c00170.

Spiega Flavia Marinelli, professore ordinario di Ordinario di Chimica e Biotecnologie delle fermentazioni: «L'impatto scientifico e sociale di questa scoperta, a cui si è arrivati attraverso un approccio genomico sul microorganismo produttore, è facilmente comprensibile se si considera che è stato stimato che nel 2050 le infezioni batteriche causeranno circa 10 milioni di morti all'anno, superando ampiamente i decessi per tumore, diabete o incidenti stradali, peraltro con una previsione di costi proibitiva per il sistema sanitario».

L'attuale pandemia di origine virale ha evidenziato la difficoltà nell'arginare le infezioni a livello globale in mancanza di adeguati strumenti di contrasto. Si stima che l'elevata ospedalizzazione dei pazienti affetti da Covid-19 e l'incremento dell'uso conseguente di antibiotici per infezioni batteriche secondarie avrà come effetto un ulteriore incremento del fenomeno dell'antibiotico-resistenza a livello ospedaliero.

Gli antibiotici sono uno strumento essenziale per contrastare diversi tipi di infezione, basti pensare che le operazioni chirurgiche, semplici o complesse, non potrebbero essere eseguite senza l'ausilio di questi farmaci. Da qui la crescente necessità di nuove molecole, come quella scoperta, in grado di contrastare i meccanismi di resistenza che oggi limitano drammaticamente l'uso dei farmaci esistenti.

  • Nella fotografia, da sinistra: Oleksandr Yushchuk, Andres Andreo Vidal, Flavia Marinelli, Elisa Binda, Melissa Bisaccia, Francesca Berini  


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giovedì 20 maggio 2021

Salute e benessere. Una camminata veloce aiuta a ritornare in forma e allunga la vita

Una camminata veloce aiuta a ritornare in forma e allunga la vita

Il trainer dei vip, Ione Acosta: "Con l'esercizio fisico e specifici integratori possiamo stimolare la produzione delle sirtuine, proteine che 'ringiovaniscono' i muscoli e ci fanno vivere di più"

Per il trainer dei vip - dal calciatore Modibo Diakité alle attrici internazionali Laia Costa e Ida Lundgren, fino alla principessa Arabella von Liechtenstein e a vip italiani come Carolina Rey, Luca Capuano e la cantante Fiordaliso - impegnarsi ad aumentare la velocità di quella che può essere una semplice passeggiata è un obiettivo facilmente raggiungibile. "Un piccolo impegno concreto ogni giorno che può aiutare a rimanere costanti, favorendo il raggiungimento dell'obiettivo", aggiunge.

 Lo studio britannico va anche oltre. I ricercatori hanno scoperto che chi cammina veloce può vivere fino a 20 anni di più. "La camminata veloce migliora il benessere cardiovascolare, che rappresenta un metro di giudizio sull'efficienza del cuore, e l'abilità di utilizzare l'ossigeno, che a sua volta rappresenta un indicatore dello stato di forma", spiega Acosta.

 Che l'esercizio fisico allunghi la vita e ringiovanisca il corpo è qualcosa che la scienza ha già dimostrato da tempo. L'esercizio fisico può essere considerato uno tra i più importanti "attivatori delle sirtuine", una classe di proteine naturalmente presenti nel nostro organismo che regolano importanti vie metaboliche e sono coinvolte, tra l'altro, nell'invecchiamento e nello stress. "L'esercizio fisico attiva queste 'proteine della longevità', che ci fanno vivere bene e più a lungo", dice Acosta. E al contempo hanno effetti benefici sul muscolo e in generale sulla forma fisica. "Integratori come Sirt500, specificatamente sviluppato per attivare le sirtuine, amplificano questo effetto", conclude.



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giovedì 13 maggio 2021

Sclerosi multipla: dal recettore GPR17 una spia precoce di danno infiammatorio e di demielinizzazione

Sclerosi multipla: dal recettore GPR17 una spia precoce di danno infiammatorio e di demielinizzazione

Uno studio condotto dall'Università degli Studi di Milano, con il supporto AISM e la sua Fondazione Italiana Sclerosi Multipla, e pubblicato sulla rivista International Journal of Molecular Sciences, evidenzia l'importanza del recettore GPR17 come marcatore di danno precoce anche nelle lesioni cerebrali umane. L'accumulo di GPR17 in aree cerebrali apparentemente sane, ancora non interessate dalla malattia, offre opportunità farmacologiche nuove e rende possibile pensare allo sviluppo di un 'tracciante' che rilevi l'accumulo precoce del recettore nelle aree cerebrali ancora intatte.


Milano, 13 maggio 2021. La sclerosi multipla è una malattia neurodegenerativa cronica di origine autoimmune che colpisce prevalentemente i giovani adulti e in misura maggiore le donne, con sintomi variabili, tra cui stanchezza, dolore o spasmi, difficoltà motorie, perdita della sensibilità agli arti e disturbi visivi. Questi sintomi, spesso molto invalidanti, sono legati alla presenza di lesioni cerebrali o spinali in cui si verificano fenomeni infiammatori che portano alla progressiva perdita di mielina, la struttura isolante che permette ai neuroni di trasmettere impulsi nervosi in modo veloce ed efficace. Nel tentativo di riparare le lesioni, alcune cellule progenitrici neuronali, chiamate precursori degli oligodendrociti (OPC) proliferano e differenziano, al fine di generare nuovi oligodendrociti, le cellule cioè in grado di produrre mielina, ma spesso falliscono a causa dell'ambiente infiammatorio locale.

Da diversi anni, il gruppo di ricerca diretto dalla Prof.ssa Maria Pia Abbracchio ha identificato GPR17, un recettore normalmente presente sulla superficie degli OPC, come uno dei possibili fattori che, se sregolati dalla malattia, contribuiscono al fallimento della rimielinizzazione. "Avevamo già dimostrato, in diversi modelli animali di malattia, che OPC immaturi esprimenti il recettore si accumulano ai bordi delle lesioni demielinizzanti" spiega il Dr. Davide Lecca, autore senior dello studio "Riteniamo che questo accumulo rifletta il tentativo degli OPC di riparare la lesione. Tuttavia, pur essendo cruciale per attivare il processo di maturazione, quando GPR17 rimane troppo a lungo nella membrana degli OPC senza essere degradato, il processo di maturazione si blocca, inficiando la riparazione della lesione".

Nello studio, per comprendere se quanto osservato nei modelli animali potesse avvenire anche nell'uomo, i ricercatori hanno caratterizzato campioni cerebrali post-mortem di persone con sclerosi multipla, forniti dalla MS Society Tissue Bank dell'Imperial College di Londra, e hanno analizzato la distribuzione di GPR17 in tutte le lesioni presenti in relazione al loro grado di attività. "Pur non avendo osservato differenze significative tra lesioni attive e inattive, abbiamo notato che in alcune aree del cervello apparentemente sane, prive di lesioni, ma caratterizzate da un principio di infiammazione, il numero degli OPC esprimenti GPR17 era maggiore rispetto a tutte le altre aree" spiega il Dr. Jacopo Angelini, uno dei primi autori dello studio. Questo suggerisce che, anche nella sclerosi multipla umana, il recettore possa comportarsi da "sensore" di danno, indicando in modo precoce l'insorgenza delle lesioni ancora prima che queste si formino.

"Nonostante negli ultimi anni siano stati fatti enormi passi in avanti nella terapia immunomodulante della sclerosi multipla, non esiste ad oggi una cura definitiva, e soprattutto non esistono trattamenti efficaci nel promuovere la riparazione del danno alla mielina" comunica il Dr. Davide Marangon, altro primo autore della ricerca. "Questa nuova scoperta valida i nostri precedenti dati su GPR17 nei tessuti di pazienti affetti da sclerosi multipla. L'accumulo di GPR17 in aree cerebrali apparentemente sane, ancora non interessate dalla malattia, offre opportunità farmacologiche finora irrealizzabili" conclude Davide Lecca. "È infatti possibile pensare allo sviluppo di un 'tracciante' che rilevi l'accumulo precoce del recettore nelle aree cerebrali ancora intatte, presupposto fondamentale per interventi farmacologici tempestivi che possano rafforzare le capacità riparative innate degli OPC, prima che queste vengano inficiate dall'eccessiva infiammazione locale".

Link all'articolo:

https://www.mdpi.com/1422-0067/22/9/4574




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martedì 11 maggio 2021

Pandemia, prestazioni sanitarie, adolescenti: lo sviluppo della telemedicina - come quella erogata da Net Medicare - in risposta alle conseguenze del Covid-19

PANDEMIA, PRESTAZIONI SANITARIE, ADOLESCENTI: LO SVILUPPO DELLA TELEMEDICINA COME RISPOSTA ALLE CONSEGUENZE DEL COVID-19

L'isolamento forzato ha creato o amplificato le situazioni di disagio, soprattutto nelle fasce più giovani. E ha diminuito l'accesso a prestazioni sanitarie, come visite ambulatoriali e diagnostica.

La telemedicina e l'e-health come quella erogata da Net-Medicare diventano valide alleate a supporto, specie se complementari alla medicina territoriale.

 

Bergamo, maggio 2021 – Riduzione complessiva del 37% delle prestazioni sanitarie (in particolare visite ambulatoriali -42%); significativo decremento nei ricoveri (-28%), nella diagnostica (-31%) e nei trattamenti terapeutici (-30%) soprattutto verso pazienti con patologie meno severe per i quali comunque il differire l'assistenza ha comportato un grave disagio e un impatto sullo stato di salute. Sono questi i dati emersi da una recente analisi effettuata[1] in circa 20 Paesi, tra i quali l'Italia, che compara i dati complessivi di ricoveri, diagnosi e terapie in piena pandemia Covid-19 con uguali periodi degli anni precedenti. Dati che fanno emergere forte e chiaro quanto le conseguenze del Covid-19 non riguardino solamente chi ha contratto il virus, ma tutti coloro che avevano o hanno delle manifestazioni cliniche in corso e causa pandemia, per diversi motivi, hanno subito un calo consistente delle prestazioni sanitarie.

 

A questo, si aggiunge il consistente aumento di problemi di tipo psicologico e psichiatrico a carico soprattutto gli adolescenti, come riportato da una recente ricerca dell'Università di Pittsburgh[2] che ha preso in esame, tra il 27 aprile e il 13 luglio 2020, 4909 soggetti per una valutazione di esposizione Covid-19 e sintomi psichiatrici. Comparando la popolazione adolescente verso quella adulta, la ricerca ha evidenziato l'aumento di severi sintomi depressivi, di ansia, di disturbi da stress post-traumatico, di intenti suicidi e problemi del sonno. La solitudine imposta uno degli elementi scatenanti anche dell'aumento del numero di ore trascorse sui social media, così come l'esposizione ai media e alle conseguenze del Covid-19.

 

È proprio l'ambito del benessere mentale quello che ha risentito, in positivo, della crescita in Italia di soluzioni di e-health, come la televisita e il telemonitoraggio di pazienti fragili. Pur scontando un forte ritardo nell'innovazione digitale in campo sanitario, la telemedicina si è affermata in modo sempre più concreto come tecnologia fondamentale per integrare l'assistenza sanitaria migliorandone efficienza ed efficacia e aiutare i cittadini ad accedere alle migliori cure possibili. Anche l'OMS ha inserito la telemedicina tra i servizi essenziali per il rafforzamento della risposta dei sistemi sanitari al Covid-19. La possibilità di assistere i pazienti da remoto, senza spostarsi fisicamente, sta rivoluzionando la medicina tradizionale in Italia, soprattutto in questa fase ancora emergenziale e la telemedicina si sta rivelando essenziale anche per gestire le infinite liste d'attesa esacerbate dalla pandemia e migliorare il "triage" prima del ricorso a strutture ambulatoriali.

 

Un esempio di sviluppo della telemedicina è offerto da Net-Medicare, il primo portale di medicina digitale multi-tenant in Italia, certificato CE e conforme al GDPR. Net-Medicare, startup innovativa dal 2020, rende più agevole il rapporto paziente-medico, supportando così diverse esigenze. Da un lato facilita il professionista medico, che può così erogare prestazioni e televisite 'sicure', dall'altro i pazienti, permettendo loro di non muoversi da casa, di essere seguiti con regolarità nelle fasi post-intervento, ad esempio, o nei percorsi di riabilitazione, come quelli previsti nell'ambito psicologico e psichiatrico. Inoltre, i dati sensibili sulla salute personale sono protetti da protocolli di sicurezza severi, così come i pagamenti e le fatturazioni. La piattaforma di telemedicina Net-Medicare tutela rigorosamente tutti i dati.

 



[1] Fonte: "Pandemic impacts on healthcare utilisation: a systematic review", pubblicata il 28 ottobre 2020 -  https://www.medrxiv.org/content/10.1101/2020.10.26.20219352v1

[2] Fonte: "The psychiatric sequelae of the COVID-19 pandemic in adolescents, adults, and health care" pubblicata il 20 dicembre 2021 – https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/33368805/



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