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domenica 25 marzo 2018

Una "Call for Speech" per i medici di domani - Il Festival della Scienza Medica di Bologna cerca idee per la medicina del futuro

UNA "CALL FOR SPEECH" PER I MEDICI DI DOMANI

LA QUARTA EDIZIONE DEL FESTIVAL DELLA SCIENZA MEDICA CHIAMA A RACCOLTA GLI STUDENTI

Durante la 4° edizione del "Festival della Scienza Medica", a Bologna dal 3 al 6 maggio, verranno presentate le idee più innovative di studenti e laureandi: la scadenza per presentare candidature e proposte è il 10 aprile.
 
Bologna, marzo 2018 - Dal 3 al 6 maggio torna a Bologna la 4° edizione del Festival della Scienza Medica, l'appuntamento che vede protagonisti scienziati di fama internazionale, Premi Nobel, massimi esperti in diversi campi della ricerca e dell'innovazione, con l'ambizioso obiettivo di avvicinare e rendere accessibile al grande pubblico la cultura medico-scientifica e le sue sfide.  E lo fa anche lanciando una call for speech rivolta agli studenti di Scuole e Corsi di Laurea in Medicina e Chirurgia, Farmacia, biotecnologie e Scienze Motorie degli Atenei italiani, invitandoli a presentare le loro idee. Uno speaking corner di prestigio dal quale i medici di domani potranno presentare le loro visioni innovative su temi di attualità biomedica. Tra tutti i progetti inviati, i Membri del Comitato Scientifico del Festival ne selezioneranno sei, i cui autori saranno invitati a prendere parte all'iniziativa come relatori durante le giornate del Festival. L'iniziativa, resa possibile grazie al patrocinio e alla collaborazione della CRUI - Conferenza dei Rettori delle Università Italiane, chiama gli studenti a elaborare un breve abstract (massimo 400 battute) sui seguenti argomenti:
 

  • Il ruolo del medico in una prospettiva futura di medicina personalizzata
  • La medicina e il fine vita
  • La corretta comunicazione su tematiche culturalmente controverse, quali le vaccinazioni
  • Il ruolo dello psichiatra e dei farmaci nella cura delle depressioni.
 
Il Presidente del Comitato Scientifico del Festival, Professor Fabio Roversi-Monaco, sottolinea come la Call for Speech sia "un'iniziativa di grande valore e significato culturale, in quanto essa ci consente di coinvolgere in modo attivo e significativo la componente giovanile, dagli studenti di Medicina ai giovani ricercatori".
 
Ciascun candidato, che dovrà avere come requisito l'essere in pari con gli esami del Corso di Laurea, potrà presentare domanda per una sola tematica: il termine per la consegna degli abstract è il 10 aprile 2018.
 
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La quarta edizione del Festival della Scienza Medica, in programma a Bologna dal 3 al 6 maggio, sarà dedicata a "Il Tempo della Cura".  I progressi della scienza medica hanno portato l'aspettativa di vita in molti Paesi occidentali a ottanta anni e oltre. Questo risultato è al tempo stesso conseguenza e causa di un'attenzione crescente per la salute e la cura. Alla medicina si chiede non solo di far vivere ancora più a lungo e di guarire, ma anche se non soprattutto di migliorare la qualità della vita da malati. "La lunga vita" -  tema che ha inaugurato la prima edizione del Festival della Scienza Medica - presuppone dunque "Il tempo della cura".
 
Il Festival - promosso dalla Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna e da Genus Bononiae. Musei nella Città, in collaborazione con l'Università di Bologna - che ha registrato un successo crescente nelle tre edizioni precedenti (50.000 presenze solo nel 2017) - si prepara a una nuova edizione con oltre 50 eventi. Tra gli ospiti dell'edizione 2018 del Festival ci saranno: i Premi Nobel May-Britt Moser, psicologa e neuroscienziata norvegese premiata nel 2014 per i suoi studi sul cervello umano; Robert Lefkowitz, Nobel per la Chimica nel 2012 per le scoperte sui recettori di membrana e Michael Rosbash, Nobel per la Medicina nel 2017 per le scoperte sui meccanismi molecolari che controllano il ritmo circadiano; i neuroscienziati Semir Zeki, pioniere della neuroestetica o "scienza del bello", Giulio Tononi e Chiara Cirelli della University of Wisconsin-Madison, eccellenze mondiali negli studi sul sonno e la coscienza; il virologo Roberto Burioni, in prima linea nella battaglia pro-vaccini; il Presidente del Consiglio Superiore di Sanità, Roberta Siliquini; il chimico, divulgatore e saggista Dario Bressanini e tantissimi altri.
 
Il Festival dedicherà ampio spazio ai temi di attualità, all'innovazione e alla tecnologia, ai temi economici e legali nell'ambito della medicina. Tutti gli eventi del Festival della Scienza Medica sono gratuiti e a ingresso libero fino ad esaurimento posti, salvo differenti indicazioni.


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giovedì 22 marzo 2018

Sonno e italiani: Il 70% si addormenta in mezz’ora, la temperatura della stanza l’elemento più importante, al risveglio 1 su 5 si sente in ritardo

WORLD SLEEP DAY: UNA RICERCA SVELA IL RAPPORTO TRA GLI ITALIANI E IL SONNO

Il 70% si addormenta in mezz'ora, la temperatura della stanza l'elemento più importante, al risveglio 1 su 5 si sente in ritardo, solo 1 su 3 sa scegliere il materasso adatto.

"Join the Sleep World, Preserve the Rhythms to enjoy life" è il claim scelto quest'anno per il World Sleep Day del 16 marzo. Un invito a rispettare i ritmi circadiani per migliorare la qualità della vita. Un invito che sembra calzare a pennello per gli italiani che ritengono il sonno (21,6%) al pari della cucina, elemento essenziale per il benessere personale, secondo solo alla natura (32,8%).

Ma in realtà, nonostante gli italiani riconoscano l'importanza del riposare bene e il 65% dichiari di sentirsi "padrone della propria giornata" dopo una lunga notte di sonno, per il 30% dei nostri connazionali è ricorrente il sentimento di sentirsi "in colpa" al mattino, come se le ore spese di sonno avessero ridotto la possibilità di essere adempiente rispetto ai propri doveri. Per di più il 20%, al risveglio, si sente già in ritardo.  

E' quanto emerge da un'indagine dell'Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia svolta per PerDormire, brand italiano leader nella produzione di materassi e sistemi letto. L'indagine, che ha analizzato il rapporto tra gli italiani e il sonno, è stata condotta su un campione di 1.050 italiani con più di 25 anni, tra cui il 48% uomini e il 52% donne.


Ma quali sono gli elementi più importanti per garantirsi sogni d'oro?                                                  

Primo fra tutti è la temperatura della stanza ad ottenere più consensi (39%), seguito dal silenzio (23%), coperte e cuscini adatti (18%). Mentre, solo per il 15,4% degli intervistati è il materasso l'elemento più rilevante per dormire bene. 

Infine, l'ordine e la pulizia della stanza (3,2%). Sogni d'oro o no, gran parte del campione intervistato pare non avere problemi nell'addormentarsi. Infatti, una volta al letto, entro la mezz'ora lo fa il 70% e, addirittura, il 22,86% si abbandona alle braccia di Morfeo in pochi minuti. 

Infine, anche se ci si trascorre un terzo della nostra vita, un quinto degli italiani ammette di non saper valutare lo stato del proprio materasso. Il 75% crede che abbia una scadenza (tra questi Il 42,7% pensa che duri da 6 a 10 anni, il 34,4% al massimo 5 anni, il 22,9% più di 10 anni), mentre il 2,8% pensa che possa durare per sempre.

Quindi, seppure gli italiani riconoscano al sonno un'importanza centrale nella propria vita, i dati di della ricerca PerDormire, mostrano numerose lacune e confusione sul tema. Per questo, PerDormire ha ideato l'iniziativa "Personal Trainer del Sonno" al fine di promuovere e far conoscere l'importanza e i benefici del dormire bene. In occasione della Giornata Mondiale del Sonno, durante tutto il fine settimana dal 16 al 18 marzo, in più di 60 città Italiane, 150 esperti saranno a disposizione gratuitamente presso gli oltre 100 punti vendita PerDormire di tutta Italia per dispensare consigli mirati e personalizzati su come riposare al meglio.

 

 

Il Decalogo di PerDormire per un buon sonno: 

1.     Un materasso di qualità andrebbe cambiato ogni 7-8 anni in base al materiale di cui è composto (memory, lattice, molle).

2.     Il benessere termico è dato dalla bassa conducibilità del calore dei materiali con i quali il corpo viene a contatto. A questo scopo è indicato un materasso in SoftGel il quale favorisce la circolazione sanguigna e l'ossigenazione dei tessuti; meglio ancora se abbinato al tessuto OUTLAST in grado di equilibrare le oscillazioni della temperatura.

3.     Per il benessere ergonomico è indicato un materasso in Visco Mind che, con la sua alta aderenza al corpo, diminuisce i punti di pressione contribuendo a porre rimedio a lombalgie e dolori cervicali.

4.     Reti a doghe ergonomiche non solo offrono il giusto supporto, ma contribuiscono anche a prolungare la vita del materasso.

5.     Il benessere igienico è garantito da tessuto anallergico capace di inibire la proliferazione di muffe e batteri.

6.     Per chi dorme di lato l'ideale è un guanciale in materiale morbido, come il lattice, con un'altezza intorno ai 12 cm.

7.     Chi dorme supino necessita di sostegno al collo offerto da un guanciale cervicale.

8.     Per poter dormire a pancia in giù è importante che il guanciale non superi i 12 cm di altezza; l'ideale è 9 cm.

9.     I tessuti sono un elemento dominante nella camera da letto. Le lenzuola ideali sono in fibre naturali, come il cotone leggero e fresco.

10.  Mantenere la stanza pulita così da prevenire la proliferazione di acari e non dimenticare di arieggiarla quotidianamente. Una o due volte l'anno è opportuno igienizzare il materasso.



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La mia vita e Mr. Park: l'inedito racconto del Morbo di Parkinson giovanile

La mia vita e Mr. Park

Il Morbo di Parkinson raccontato nel libro di Mario Vegliante

Presentazione 22 marzo 2018

Ore 18.30 Spazio Veneziano di Roma, Via Reno 18/A (Quartiere Coppedè)

Intervengono: l'autore, Maria Giovanna Faiella giornalista e redattrice per Corriere Salute, Nicola Modugno Neurologo e Direttore del centro Parkinson e Disturbi del Movimento I.R.C.C.S. Neuromed di Pozzilli (IS), Filippina Santoro Consigliere Comitato Italiano Associazioni Parkinson Presidente Associazione Parkinson Parthenope, Francesco Florenzano Presidente UPTER

Una patologia infida e di cui si sa poco, una malattia che colpisce anche i giovani, un morbo che porta con sé inaspettate conseguenze, note e meno note, stravolgendo la vita di chi ne è affetto e al tempo stesso compromettendone la vita sociale. Nella maggior parte dei casi.

C'è però chi, scoperto il Parkinson all'età di 39 anni, ha deciso di parlarne, affrontare il problema, comunicare al mondo la situazione: è Mario Vegliante, un tempo manager e imprenditore con carriera avviata e oggi scrittore e poeta che, dopo 9 anni di malattia ha deciso di raccontarsi e raccontare il morbo e la lotta in un libro, La mia vita e Mr. Park che verrà presentato il 22 marzo allo Spazio Veneziano di Roma, nel quartiere Coppedè.

Un evento per conoscere da vicino una storia e una malattia, per parlare del Parkinson attraverso le parole coraggiose di un malato dalle grandi capacità creative, scoprire come affrontare e parlare di questo male con interventi dell'autore, di Maria Giovanna Faiella giornalista e redattrice per Corriere Salute, Nicola Modugno Neurologo e Direttore del centro Parkinson e Disturbi del Movimento I.R.C.C.S. Neuromed  di Pozzilli (IS), Filippina Santoro Consigliere Comitato Italiano Associazioni Parkinson Presidente Associazione Parkinson Parthenope, Francesco Florenzano Presidente UPTER.

Attraverso il racconto autobiografico, poesie, rime ed immagini "La mia vita e Mr. Park" rappresenta infatti un viaggio nel mondo di un giovane parkinsoniano che a soli 47 anni convive da 8 con questa patologia.

Un viaggio ironico e profondo tra i grandi cambiamenti riguardanti la sfera affettiva, professionale, ma soprattutto personale dell'autore che perde prima la salute, poi la famiglia e infine il lavoro, sviluppando contemporaneamente la dipendenza dal gioco d'azzardo.

Un viaggio pervaso dal desiderio di rivalsa e dalla speranza di ricostruirsi una vita malgrado le limitazioni imposte da Mr Park; ma ancor di più dalla voglia di informare il lettore su una malattia di cui sono affette più di 12 milioni di persone al mondo e di cui, purtroppo, si sa ancora troppo poco.

"Sono parkinsoniano da quasi nove anni e, dopo aver girato l'Italia in lungo e in largo, ho deciso di scrivere un libro che parli di me. Oggi mi metto completamente a nudo animato dal desiderio di rivalsa e dalla voglia di informare su una patologia di cui si sa ancora troppo poco. Ho un tatuaggio sotto al collo al quale sono legatissimo, è una scritta: Highlander". Nella sua reazione, Mario Vegliante diventa un esempio positivo, un punto di partenza per sensibilizzare sul Parkinson giovanile e, al tempo stesso, accendere un cono di luce sulla malattia, parlandone senza nascondersi, dichiarandosi e raccontandosi senza paure né veli, nel bene e nel male.

Classe 1970, Mario Vegliante è stato Allievo Ufficiale di Complemento (AUC) e poi Sottotenente di prima nomina di stanza a Ferrara. Ha lavorato come Promotore di servizi finanziari e ha poi girato l'Italia e l'Europa in qualità di manager vivendo tra Veneto, Lazio,  Germania, dove ha diretto la filiale italiana di una multinazionale tedesca. È stato direttore commerciale nel settore horeca, direttore di clinica odontoiatrica Vitaldent e responsabile Marketing per uno storico ristorante veneziano. Una carriera avviata e di successo, fino alla malattia. Poi la reazione, oggi un libro, in cui immergersi e perdersi, a prescindere dalla conoscenza diretta del morbo di Parkinson.

Con "La mia vita e Mr. Park", appuntamento il 22 marzo 2018 a Spazio Veneziano di Roma, nel quartiere Coppedè, Via Reno 18/A, ore 18.30. La serata finirà a tarallucci e vino.



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Nasce l'app che rivoluziona il mondo del primo soccorso


NASCE MEDICBOX, L'APP CHE RIVOLUZIONA IL MONDO DEL PRIMO SOCCORSO. SALVARE DELLE VITE CON LO SMARTPHONE DA OGGI SI PUO'

CATANIA - Tempestività e precisione. Sono questi gli ingredienti fondamentali per un primo soccorso di successo. A confermarlo sono gli studi sempre più assidui per lo sviluppo di sistemi idonei a facilitare le operazioni di salvataggio da parte degli specialisti del settore sanitario.
Da più parti, infatti, provengono proposte di ottimizzazione delle normali tecniche di intervento attraverso lo sviluppo di tecnologie di supporto in grado di aumentare le probabilità di sopravvivenza del soggetto che necessita di soccorso.
IPPOCRATE AS, ente di ricerca e sviluppo nel settore dell'e-health con sede a Catania, ha realizzato un innovativo sistema che permette ai soccorritori di intervenire in modo tempestivo ed efficace.
Dopo oltre due anni di indagini e studi orientati al mondo della salute e del benessere nasce Medicbox, "l'app che può salvarti la vita in caso di emergenza".
Attraverso un semplice click Medicbox archivia i dati sanitari dell'utente e assegna un Codice Salvavita personale. In caso di emergenza – attraverso l'utilizzo del Codice Salvavita – i soccorritori possono avere accesso ai dati del "paziente" per le successive ventiquattro ore e conoscere informazioni preziose sul suo stato di salute (intolleranze ai farmaci, interventi subiti, ecc.).
Il sistema di crittografia dei dati assicura la massima protezione delle informazioni sanitarie.
Basato sul programma ICE (In Case of Emergency) concepito dal paramedico Bob Brotchie nel 2005, IPPOCRATE AS punta alla diffusione di Medicbox come sistema universale in grado di rispondere all'esigenza di rapidità e accuratezza della diagnosi in fase di primo soccorso.
Il software – che ha già superato la fase di test iniziale – consente, inoltre, di abbattere la distanza medico-paziente attraverso un sistema di condivisione di esami e referti con il proprio medico curante o con lo specialista. Un archivio personale, infatti, permette di tenere traccia del proprio quadro clinico e di coinvolgere i propri medici nella gestione del proprio diario sanitario.
"Un progetto ambizioso che punta a portare un miglioramento nel sistema sanitario – commenta Giuseppe Ursino, CEO e Founder di IPPOCRATE AS – Medicbox è un'app facile da usare e adatta a tutti: dal più giovane al più anziano nessuno va più in giro senza uno smartphone. L'ampia diffusione dei telefonini è il nostro miglior alleato. Con Medicbox per migliorare il sistema di primo soccorso non occorrono strumenti sofisticati e costosi, basta un'app."




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martedì 20 marzo 2018

L'élite europea della fisioterapia arriva a Zingonia, domenica si apre il convegno organizzato da Atalanta e Mectronic

L'ÉLITE EUROPEA DELLA FISIOTERAPIA ARRIVA A ZINGONIA, DOMENICA SI APRE IL CONVEGNO ORGANIZZATO DA ATALANTA E MECTRONIC

Domenica il Centro Sportivo Bortolotti, quartier generale dell'Atalanta BC, sarà teatro degli "stati generali della fisioterapia" con la partecipazione dei più importanti esperti a livello europeo. Organizzatori dell'evento lo staff medico della Dea e l'azienda di Grassobbio, leader mondiale nella tecnologia laser per la riabilitazione. Tra gli esperti presenti, oltre a importanti docenti universitari e autorevoli medici, anche i responsabili medici di club del calibro di Manchester City, Inter, Monaco e Cagliari.

Dal prof. Carlo Spignoli, preparatore atletico dell'AS Monaco, al dott. Federico Genovesi, fisioterapista del Manchester City FC, passando per il prof. Gian Nicola Bisciotti, responsabile fisioterapia di FC Internazionale, e il dott. Marco Scorcu, Responsabile Sanitario del Cagliari Calcio. Sono solo alcuni dei massimi esperti a livello internazionale nel campo della fisioterapia e della riabilitazione che domenica 25 marzo a partire dalle 9.00 prenderanno parte presso il Centro Sportivo Bortolotti, quartier generale dell'Atalanta BC di Zingonia aCiserano(BG), all'importante evento dal titolo "Le patologie della giunzione miotendinea e la groin pain syndrome". L'evento rientra nel progetto formativo "Sport&Medicine AtalantaMectronic" che ha l'obbiettivo di fare cultura nel campo della fisioterapia e della riabilitazione organizzando corsi professionali di alto livello, riservati a specialisti del settore che vogliono restare al passo con le più avanzate metodologie e tecnologie. Ideatori dei meeting, veri e propri "stati generali" della fisioterapia europea, Mectronic, azienda di Grassobbio (BG) leader mondiale dei laser per la riabilitazione made in Italy, e lo staff medico della Dea, con il dr. Marco Bruzzone, medico sociale della prima squadra che farà gli onori di casa.

"L'incontro in programma domenica rappresenta un'occasione unica per gli specialisti del settore di incontrare i massimi esperti della fisioterapia e della riabilitazione per conoscere le più aggiornate ed efficienti metodologie di recupero degli atleti – spiega l'ing. Ennio Aloisini, CEO di Mectronic – Un corso davvero speciale e innovativo, sia per gli argomenti trattati sia per gli esperti del settore che vi prenderanno parte, responsabili dei più rinomati e autorevoli club sportivi e centri medici a livello internazionale. Grazie alla rinnovata collaborazione con lo staff medico dell'Atalanta BC, presentiamo un corso di alta formazione dedicato agli specialisti del settore medico-sanitario, approfondendo le più moderne tecniche di prevenzione e riabilitazione degli atleti professionisti".

Nel corso della giornata verranno trattati temi innovativi e fondamentali legati alle terapie riabilitative, come l'imaging delle tendinopatie con il dr. Giulio Pasta, coordinatore Area Medica Parma Calcio 1913, il trattamento delle problematiche miotendinee con il dott. Federico Genovesi, fisioterapista del Manchester City FC, i risvolti della Groin Pain Syndromecon il prof. Gian Nicola Bisciotti, responsabile fisioterapia dell'FC Internazionale, la gestione della Tennis Leg con la dott.ssa Raffaella Giagnorio, Responsabile Medico della S.P.A.L., oltre a un focus sull'utilizzo della THEAL Therapy (Temperature controlled High Energy Adjustable multi-mode emission Laser) ovvero la laser terapia a energia modulata e termo controllata, punto di arrivo dopo anni di ricerca, tecnologia e innovazione che ha stabilito un nuovo standard nel settore dopo essere stata messa a punto e brevettata dalla Mectronic. Importante anche il novero dei moderatori: all'evento prenderanno parte anche il prof. Franco Combi, Responsabile Sanitario del Sassuolo Calcio, il prof. Claudio Castelli, Direttore Medico dell'unità di Ortopedia e Traumatologia dell'Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, il prof. Francesco Cappello, Direttore della Scuola di Specializzazione in Medicina dello Sport e dell'Esercizio Fisico dell'Università degli Studi di Palermo e il giornalista sportivo Xavier Jacobelli. Tra i relatori protagonisti anche il prof. Ramon Cugat, luminare dell'Hospital Quiron Barcellona, il dott. Peter Brucker, specialista di Monaco di Baviera, il prof. Franco Benazzo e il dott. Giacomo Zanon dell'Università degli Studi di Pavia, il dott. Gianpaolo Tenconi, specialista a Genova, e infine il prof. Mauro Daturi Fernandez, Professional Physical Trainer Rehab Fitness Coach & Kinesiologist a Barcellona.



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ALLERGIE E MAL DI PRIMAVERA: ARRIVANO GLI OPEN DAY ANTI ACARO

ALLERGIE E MAL DI PRIMAVERA: ARRIVANO GLI OPEN DAY ANTI ACARO

Il tour partirà da Roma il 22 marzo

Pistoia, 20/03/2018 – Secondo le ultime statistiche, in Europa sono 70 milioni le persone affette da patologie allergiche, nel nostro Paese un italiano su tre lo è, mentre il 50% dichiara di aver avuto almeno una volta un episodio di sospetta natura allergica. Tra i disturbi più diffusi ci sono asma e rinite di cui soffrono, rispettivamente, 3 e 12 milioni di italiani provocate da pollini, acari della polvere o peli di animali, come cani e gatti.

La Primavera, come noto, rappresenta il periodo in cui tali disturbi vivono il loro apice. Per questo PerDormire, brand leader nella produzione e distribuzione di sistemi letto, ha ideato l'iniziativa "No Allergy Days", al fine di promuovere le buone pratiche per contrastare tale fenomeno. L'iniziativa si svolgerà in quattro città italiane presso i negozi PerDormire: si parte il 22 marzo a Roma in Piazza Gondar 18; si proseguirà il 23 marzo a Napoli in via Domenico Fontana 45; a Torino presso I Viali Shopping Park di Nichelino e, infine, il 5 aprile e a Fidenza il 6 aprile presso il Fidenza Shopping Park.

Durante i quattro open day, a ingresso libero, un esperto della sanificazione della camera da letto e un "Personal trainer del sonno" terranno una lezione formativa sul tema al fine di svelare i segreti per sanificare e igienizzare la camera da letto per ridurre al minimo i disturbi causati dalle allergie e garantirsi sonni d'oro.

Durante gli incontri sarà spiegato come una pulizia imprecisa permetta la proliferazione degli acari della polvere in casa, che sono i più importanti allergeni negli ambienti chiusi e costituiscono la principale causa d'asma all'uomo. Seguiranno poi i consigli su come ridurre al minimo la loro presenza con una pulizia accurata, utilizzando prodotti specialistici e atossici, soprattutto in camera da letto, luogo dove trascorriamo la maggior parte del nostro tempo, circa un terzo della nostra vita. Inoltre, durante ogni appuntamento saranno distribuiti campioni omaggio dell'innovativo prodotto Vi-Sept, ideale per bonificare l'intero sistema letto.

Ma quali sono allora le regole per una perfetta pulizia della camera da letto? Ecco il decalogo stilato da PerDormire:  

1.     Arieggiare la camera ogni giorno per almeno per mezz'ora;

2.     Nelle giornate di sole esporre all'aria aperta cuscini, materassi, peluche possibilmente sotto i raggi diretti del sole (Gli acari sono fotofobici cioè muoiono se esposti alla luce solare). L'ideale sarebbe farlo almeno una volta ogni 15 giorni;

3.     Sostituire le lenzuola una volta a settimana e lavarle ad una temperatura di almeno 60°;

4.     Privilegiare per piumoni e coperte il lavaggio ad acqua in lavatrice (la pulizia a secco non è efficace contro gli acari);

5.     Stendere e far asciugare lenzuola e biancheria all'aria aperta;

6.     Lavare frequentemente peluche e tende di stoffa. Se non potete lavare i peluche potete metterli in un sacchetto di plastica e successivamente metterli in freezer per 12- 24 ore, per uccidere gli acari;

7.     Per le pulizie di casa usare un panno umido o antistatico per pulire i mobili, almeno una volta a settimana, ed evitare l'impiego della scopa e dello spolverino, che sollevano la polvere senza eliminarla;

8.     Non utilizzare pulitori al vapore per il materasso, per non aumentare i livelli di umidità;

9.     Durante la pulizia della casa tenere le finestre aperte;

10.  Se la casa è dotata di riscaldamento ad aria o di condizionatori i filtri devono essere puliti ogni mese.



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domenica 11 marzo 2018

Il pomodoro 'bronzeo' per alleviare i sintomi delle infiammazioni croniche intestinali

Il pomodoro 'bronzeo' per alleviare i sintomi delle infiammazioni croniche intestinali

Si chiama 'bronzeo' una nuova linea di pomodoro che contiene una combinazione unica di polifenoli in grado di migliorare i sintomi delle patologie infiammatorie dell'intestino. 

Lo studio, condotto dall'Istituto di scienze delle produzioni alimentari del Cnr, è stato pubblicato sulla rivista Frontiers in Nutrition

 

Più di 2.2 milioni di Europei e 1.5 milioni di Americani soffrono di infiammazioni croniche intestinali, per le quali, ad oggi, non esiste una cura. I polifenoli, una famiglia di metaboliti secondari derivati dalle piante, possono rappresentare una valida strategia terapeutica per la cura dei sintomi di tali patologie. Da una ricerca dell'Istituto di scienze delle produzioni alimentari del Consiglio nazionale delle ricerche (Ispa-Cnr), unità di Lecce, in collaborazione con Cathie Martin ed Eugenio Butelli del John Innes Centre, Norwich e con Marcello Chieppa dell'Irccs 'S. De Bellis' di Castellana Grotte (Ba), emerge che una giusta combinazione di polifenoli può attenuare i sintomi dell'infiammazione intestinale. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Frontiers in Nutrition.

"Frutta e verdura sono alimenti ricchi di polifenoli, ma per ottenere la giusta combinazione e le giuste quantità attraverso la dieta dovremmo assumerne una varietà e quantità elevatissime", spiega Angelo Santino dell'Ispa-Cnr coordinatore dello studio. "Nei nostri laboratori siamo riusciti ad ottenere, attraverso un approccio di ingegneria metabolica, una linea di pomodori, che abbiamo chiamato 'bronzeo' per il colore metallico e bronzato della loro buccia, che contengono una combinazione unica di polifenoli. Si tratta, in particolare di flavonoli, antocianine e stilbenoidi la cui azione sinergica è stata valutata in topi affetti da infiammazione cronica intestinale".

"I risultati ottenuti dalle prove in vivo, dimostrano chiaramente che questa combinazione di polifenoli è in grado di migliorare i sintomi dell'infiammazione intestinale", sottolinea Aurelia Scarano dell'Ispa-Cnr. "Tra gli effetti benefici riscontrati, abbiamo osservato un miglioramento nella composizione del microbiota, con arricchimento in batteri lattici positivi e una riduzione sia nel contenuto di sangue nelle feci sia nella secrezione di fattori infiammatori". 

"È stato interessante notare come gli effetti benefici di un singolo pomodoro 'bronzeo' sulle infiammazioni intestinali siano paragonabili a quelli di 5 Kg di uva rossa, notoriamente ricca in polifenoli", conclude Giovanna Giovinazzo dell'Ispa-Cnr.

L'ingegneria metabolica rappresenta una risorsa importante che consentirà di ottenere in futuro alimenti funzionali arricchiti in specifici elementi fitochimici e dall'elevato potere nutrizionale che potranno essere utilizzati per la prevenzione e come adiuvanti nella terapia di importanti patologie croniche umane.

 

Immagine: pomodoro maturo della linea 'bronzeo'

 La scheda

Chi: Istituto di scienze delle produzioni alimentari del Cnr, unità di Lecce

Che cosa: Studio su una linea di pomodoro ottenuta in laboratorio che contiene una combinazione unica di polifenoli in grado di alleviare i sintomi delle patologie infiammatorie intestinali. 'Combined dietary anthocyanins, flavonols and stilbenoids alleviate inflammatory Bowel disease symptoms in mice', Frontiers in Nutrition, doi: 10.3389/fnut.2017.00075.



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giovedì 8 marzo 2018

L'infertilità nella donna: il 15 e il 24 marzo, doppio incontro per le coppie al centro ProCrea

L'infertilità nella donna: il 15 e il 24 marzo, doppio incontro per le coppie al centro ProCrea

La clinica di medicina della riproduzione di Lugano organizza due "porte aperte" informativi per quanti sono alla ricerca di un figlio. La partecipazione è libera con registrazione

 

Endometriosi, fattori tubarici ed età avanzata. Questi tre elementi sono responsabili di oltre il 50% dei casi di infertilità nelle donne. Le altre cause sono riconducibili a problemi ormonali, di ovulazione o uterine. «Ma resta sempre una quota di casi dove l'infertilità non è riconducibile a nessuna causa apparente. Per questo è importante parlare di infertilità, comprendere di cosa si tratta e conoscere le soluzioni», spiega Michael Jemec, direttore medico del centro di medicina della riproduzione ProCrea di Lugano.

Giovedì 15 e sabato 24 marzo, ProCrea organizza due incontri gratuiti dedicati alle coppie che sono alla ricerca di un figlio. «L'infertilità è un tema delicato, di cui non si parla abbastanza nonostante ci sia bisogno di fare chiarezza perché spesso, anche a fronte di una gravidanza che non arriva, non ci si pone il problema. Eppure l'infertilità è una patologia che statisticamente interessa circa il 15% delle coppie in età fertile», aggiunge Jemec. «Affrontare il tema è quindi fondamentale non solamente perché si possono comprendere meglio le cause che ostacolano una gravidanza, ma soprattutto perché è importante sapere che esistono delle risposte puntuali».

Muoversi tra esami e tecniche di procreazione assistita non è semplice. Il rischio è di perdersi. «Il tema della riproduzione è assolutamente delicato sia sotto il profilo prettamente medico sia sotto quello psicologico. È fondamentale sapere, confrontarsi con esperti del settore per comprendere quali passi fare per arrivare ad una gravidanza», ricorda Jemec. «Sono proprio questi gli obiettivi che ci hanno spinto ad organizzare i nostri "porte aperte": momenti di confronto aperto, occasioni per capire insieme le probabili cause e le possibili soluzioni».

Giovedì 15 marzo dalle 18 alle 21 e sabato 24 marzo dalle 14 alle 17.30 saranno spiegate le cause che possono indurre problemi di infertilità, gli esami cui sottoporsi per avere una diagnosi completa e le possibili strade da percorrere per arrivare alla genitorialità. Dagli esami genetici alle tecniche di fecondazione assistita, fino all'ovodonazione, gli esperti di ProCrea si metteranno a disposizione per spiegare come affrontare un tema spesso difficile.

In entrambi gli appuntamenti il programma prevede l'incontro dal titolo "Trattamento e accompagnamento nell'infertilità" all'interno del quale interverranno medici per spiegare i "Trattamenti della procreazione medicalmente assistita", biologi per parlare di "Analisi genetiche in procreazione medicalmente assistita" e della "Biologia nella medicina della riproduzione". Non ultimo "L'accompagnamento durante i trattamenti" con un aiuto-medico.

Al termine ci sarà la possibilità di incontrare gli specialisti per approfondire gli argomenti e visitare la struttura.

La partecipazione alle giornate "Porte Aperte" è gratuita e aperta a tutti, previa iscrizione alla segreteria di ProCrea: chiamando il numero +41.91.9245555 o lo 02.600.63041 (dall'Italia senza costi aggiuntivi). Oppure inviando una mail all'indirizzo info@procrea.ch indicando nell'oggetto "Giornata Porte Aperte" con la data di interesse.

 

ProCrea - Con una lunga esperienza nel campo della medicina della riproduzione, ProCrea è il maggiore centro di fertilità della Svizzera ed è un polo di riferimento internazionale. ProCrea è composto da un'équipe professionale di medici, biologi e genetisti specialisti in fisiopatologia della riproduzione. Unico centro svizzero ad avere al suo interno un laboratorio accreditato di genetica molecolare, ProCrea esegue analisi genetiche per lo studio dell'infertilità con tecniche d'avanguardia. La sede principale è a Lugano in via Clemente Maraini, 8. 




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Salute. CNR: Un passo avanti contro il cancro al seno

Il Cnr nel team di ricercatori che, attraverso simulazioni al computer, ha compreso i meccanismi molecolari responsabili della la resistenza ai farmaci di uso clinico. Alla base di questo fenomeno ci sono le mutazioni somatiche del recettore estrogenico α che si verificano anche a seguito di lunghi trattamenti terapici. Lo studio è pubblicato su Scientific Reports

I meccanismi molecolari che determinano la resistenza del cancro al seno ai farmaci in uso clinico, come il tamoxifene, sono stati oggetto di uno studio pubblicato su Scientific Reports coordinato da Alessandra Magistrato dell'Istituto officina dei materiali del Consiglio nazionale delle ricerche (Iom-Cnr) di Trieste. L'utilizzo delle simulazioni al computer ha consentito al team di ricercatori di comprendere come le mutazioni degli estrogeni di tipo α (ERα) siano responsabili dell'inefficacia dei trattamenti.

 "Gli estrogeni, ormoni sessuali femminili, sono responsabili della crescita cellulare. Quando un estrogeno si lega al recettore ERα lo attiva, facendolo legare a tratti specifici del DNA, e innesca, di conseguenza, la produzione di RNA messaggero (trascrizione cellulare)", spiega Alessandra Magistrato. "In questo modo, gli estrogeni danno l'ordine alle cellule di crescere, svolgendo funzioni di fondamentale importanza tra cui lo sviluppo dei caratteri sessuali femminili, il ciclo mestruale, il rimodellamento delle ossa. Tuttavia, se prodotti in concentrazione troppo elevata, tali ormoni possono determinare una crescita cellulare innaturale e quindi indurre o peggiorare il cancro".

Il tamoxifene è un farmaco utilizzato per ostacolare il cancro al seno. Legandosi al recettore ERα, il tamoxifene non solo impedisce che gli estrogeni vi si leghino, ma ne cambia anche la forma, impedendo la produzione di RNA messaggero e quindi l'attivazione del segnale di crescita cellulare. "Tuttavia le mutazioni somatiche (cambiamenti di amminoacidi) del recettore ERα, che si verificano con elevata incidenza (fino al 40%) in pazienti con carcinoma mammario metastatico sottoposti a trattamenti medici prolungati, sono responsabili di fenomeni di resistenza ai farmaci in uso clinico", aggiunge la ricercatrice.

Le simulazioni al computer possono essere utilizzate come microscopio che permette di seguire i movimenti di proteine e farmaci e di predire anche alcune importanti proprietà chimico-fisiche. "Gli studi condotti dal nostro team hanno rivelato che alcune mutazioni ricorrenti (cioè L536Q, Y537S, Y537N, D538G) inducono cambiamenti strutturali nel recettore ERα, tali da renderlo attivo in assenza di estrogeni e in presenza di farmaci come il tamoxifene.  Immaginando ERα come un interruttore, che normalmente si accende solo in presenza di estrogeni e si spegne in presenza di tamoxifene, le mutazioni rendono ERα sempre acceso, quindi attivo anche in presenza di farmaci antitumorali.  Ciò, oltre a spiegare i motivi dell'inefficacia del tamoxifene, ha permesso di predire quali caratteristiche i nuovi farmaci dovrebbero avere per poter 'spegnere l'interruttore'; cioè la forma e dimensione di molecole in grado di ostacolare i cambiamenti strutturali di ERa indotti dalle mutazioni. Tale conoscenza consentirebbe di impedire l'attivazione del recettore mutato e permetterebbe di combattere efficacemente i tipi di cancro al seno refrattari alle terapie comunemente utilizzate", conclude Magistrato. I risultati forniscono pertanto informazioni importanti per lo sviluppo di terapie mirate a combattere le forme resistenti di cancro alla mammella e potrebbero in futuro consentire alla comunità scientifica e medica di compiere un passo avanti verso la 'medicina di precisione', calibrata sui profili genetici dei pazienti e sulla progressione della malattia. Lo studio è parte di un progetto finanziato ad Alessandra Magistrato dall'Associazione italiana per la ricerca sul cancro (Airc).

 

Roma, 8 marzo 2018

 

La scheda

Chi: Istituto officina dei materiali del Consiglio nazionale delle ricerche (Iom-Cnr), Trieste

Che cosa: comprensione dei meccanismi molecolari di resistenza del cancro al seno ad alcuni farmaci in uso clinico, attraverso simulazioni al computer.

A Computational Assay of Estrogen Receptor α Antagonists Reveals the Key Common Structural Traits of Drugs Effectively Fighting Refractory Breast Cancers

M Pavlin, A Spinello, M Pennati, N Zaffaroni, S Gobbi, A Bisi, G Colombo, A Magistrato, Scientific reports 8 (1), 649, 2018 



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mercoledì 7 marzo 2018

Atrofia muscolare spinale: nuovo farmaco già disponibile in 11 regioni

Bilancio a tre mesi dall'avvio in Italia del primo trattamento sanitario per la SMA

 

ATROFIA MUSCOLARE SPINALE 
NUOVO FARMACO GIÀ DISPONIBILE IN 11 REGIONI
Terapia Nusinersen: 18 i centri attivi e 19 individuati come prescrittori

 

In undici regioni d'Italia, il trattamento clinico per l'atrofia muscolare spinale – malattia genetica rara conosciuta anche come Sma – è già realtà. A tre mesi dall'avvio della somministrazione ufficiale di Spinraza, primo e unico farmaco al mondo per la patologia, la mappa dei centri ospedalieri dislocati nella penisola restituisce un quadro generale significativo, che mostra quanto è stato realizzato e cosa occorre fare per garantire a tutti i pazienti affetti, bambini e adulti, il diritto alla cura.

«L'obiettivo basilare delle nostre attività e della raccolta fondi è quello di supportare ciascuna regione nella dotazione di almeno una struttura specializzata. Siamo a poco più della metà del percorso e dunque sentiamo il dovere di informare i soci, i donatori e tutti i cittadini, sull'attuale stato dell'arte della terapia Nusinersen in Italia», afferma Daniela Lauro, presidente diFamiglie Sma, la onlus che sta lavorando in prima linea a questo importantissimo progetto sanitario, che ha cambiato in modo epocale l'approccio alla malattia.

 

Ad oggi (7 marzo) sono 18 i centri autorizzati operativi, e si trovano in Campania, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Piemonte, Sicilia, Toscana e Veneto (la mappa dettagliata è consultabile al link (www.famigliesma.org/centri-di-somministrazione/). Inoltre, sempre queste regioni – a cui si aggiungono Calabria, Puglia e Trentino Alto Adige – hanno identificato altri 19 centri prescrittori, avviando l'iter burocratico e amministrativo per l'autorizzazione, e successivamente per la formazione del personale medico. «Dalle risposte ricevute può senz'altro desumersi che i centri si sono fattivamente attivati per rendere operativo il trattamento: riorganizzandosi al proprio interno, creando reti per la condivisione di tecniche e criteri di infusione, sedendo ad appositi tavoli tecnici regionali per lo scioglimento dei nodi finanziari burocratici», spiega la vicepresidente di Famiglie Sma Cristina Ponzanelli che, in qualità di avvocato incaricato dal Consiglio direttivo, ha sollecitato ufficialmente le strutture ad entrare nel circuito nazionale della terapia Nusinersen.

Sono 37 in Italia le strutture ospedaliere finora individuate per poter effettuare l'infusione del farmaco Spinraza, tutte già contattate da Famiglie Sma: la loro adesione è in continuo aggiornamento, settimana dopo settimana. «Possiamo affermare – continua l'avv. Ponzanelli – che per quanto riguarda i pazienti pediatrici la somministrazione è ormai a pieno regime; più complessa invece la situazione per i pazienti adulti, ma ci stiamo muovendo molto anche su questo fronte. Siamo fiduciosi che l'avvio di altri centri sia vicino».

Quali sono le problematiche che rallentano i tempi?«Numerose famiglie chiedono spiegazioni a proposito – spiega la vicepresidente – la ragione è meramente di natura organizzativa. Affinché il centro medico si attivi è necessario attestare prima la disponibilità finanziaria di ciascuna Regione, e per calcolarla occorre censire i pazienti. Bisogna poi identificare il personale medico idoneo e stabilire le modalità opportune con cui seguire i pazienti. Nel compimento di ciascuna di queste fasi l'associazione Famiglie Sma offre un supporto a 360 gradi, attraverso il contributo di una squadra di esperti che interviene nei diversi ambiti: medico-scientifico, legislativo, logistico, psicoterapeutico».cid:image001.jpg@01D3B60F.9CAFD4D0


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STUDIO Studenti a tavola, gli italiani sono tra i più salutisti al mondo: 9 su 10 scelgono di mangiare sano

STUDENTI A TAVOLA, SVELATE LE ABITUDINI ALIMENTARI IN GIRO PER IL MONDO: GLI ITALIANI SONO TRA I PIÙ SALUTISTI IN ASSOLUTO

Un sondaggio internazionale condotta da Sodexo su oltre 4mila universitari ha rivelato che gli italiani sono secondi nella classifica degli studenti che mangiano più sano: quasi 9 su 10 (87%) scelgono quest'abitudine, battuti solo dai cinesi (90%). 

Gli italiani sono anche tra i meno disposti ad imparare a cucinare e a risparmiare saltando un pasto.

Se una volta la felicità era "un bicchiere di vino con un panino", oggi gli studenti italiani ammettono di preferire uno stile alimentare più salutista: addirittura l'87% dei giovani ha infatti sottolineato l'importanza di alimentarsi in maniera sana. Nello specifico il 61% mangia cibo sano ma senza farne un'imposizione, mentre per il 26% è un aspetto fondamentale della propria vita

La medaglia d'oro di questa speciale classifica va però ai cinesi (90%), mentre chiudono il podio a pari merito spagnoli e indiani (84%), seguiti da americani (80%) e inglesi (78%). 

Cifre confermate dalla percentuale di chi invece non si cura minimamente di ciò che mangia, ovvero solo l'1% degli italiani, contro il 4% dei britannici e il 3% degli statunitensi. Il 57% degli studenti italiani consuma il pranzo al sacco preparato a casa, contro il 46% di americani e inglesi, mentre il 35% lo fa all'interno dell'università, dato importante se raffrontato al 19% di iberici e indiani o al 6% dei cinesi. 

A dispetto di quanto si possa pensare, gli italiani sono anche i meno propensi a imparare a cucinare: solo il 30% vorrebbe acquisire competenze in questo campo, superati solo dai cinesi (22%), contro il 42% degli americani e il 39% degli indiani. 

Il cibo rimane comunque un must per i giovani del Bel Paese, infatti piuttosto che risparmiare saltando un pasto (10%), gli italiani non uscirebbero con gli amici (43%), abbandonerebbero un hobby (33%) o addirittura non accenderebbero il riscaldamento (13%).

È quanto emerge dal recente sondaggio a livello mondiale condotto da Sodexo intervistando oltre 4000 studenti in Italia, Cina, Stati Uniti, Spagna, Regno Unito e India relativamente allo stile di vita universitario, per andare a scoprire, tra i diversi aspetti analizzati, quali sono le abitudini alimentari degli studenti italiani rispetto a quello dei pari età internazionali.

"Non sorprende che dove e cosa mangiano gli studenti vari in funzione della cultura e delle strutture; sappiamo infatti quanto diverse siano le abitudini alimentari nelle varie parti del mondo – spiega Franco Bruschi, Head of Schools & Universities Segment Med Region di Sodexo – Il nostro sondaggio ha rivelato che meno della metà degli studenti consuma il pranzo all'interno del campus, presso un ristorante, caffè o negozio dell'università. Questo sembra indicare che le università hanno ancora spazi di miglioramento nel rendere le opzioni per pranzare all'interno dei campus più allettanti, aspetto sul quale possiamo offrire loro il nostro supporto e la nostra vasta esperienza. Dallo studio è anche evidente come non manchi la consapevolezza dei benefici di un'alimentazione sana; proprio per questo Sodexo offre, nei locali da noi gestiti in tutto il mondo, la possibilità di effettuare scelte sane, gustose ed anche consapevoli, grazie ai consigli che i nostri esperti mettono a disposizione dei commensali, per consentire loro di costruirsi liberamente una sana alimentazione e, più in generale, corretti stili di vita".

Tra le usanze più caratteristiche dei corpi studenteschi all'estero, gli studenti cinesi tendono molto di più ad acquistare il pasto che a prepararlo personalmente, con l'82% di loro che pranza nel campus, il 71% che paga in contanti nelle mense e il 52% in bar, caffè o ristoranti all'esterno del campus. 

Solo il 6% degli studenti cinesi mangia un pranzo al sacco nel campus, percentuale che sale al 9% per chi mangia fuori dal campus. 

Gli studenti spagnoli tendono più degli altri a mangiare a casa dei genitori (59%), così come gli studenti indiani (49%). 

Rispetto agli altri, gli americani preferiscono uscire dal campus per il pranzo, con il 46% che mangia un pranzo al sacco o ordina presso un ristorante o un Café. 

Gli studenti del Regno Unito infine prediligono prepararsi personalmente il pranzo e mangiarlo a casa propria.

"Negli ultimi anni è cresciuta la consapevolezza, soprattutto nei più giovani, che alimentarsi in modo sano è un importante investimento a lungo termine per il mantenimento di un buono stato di salute – spiega Paola Palestini, Professoressa di Biochimica, coordinatore del master ADA  Alimentazione e Dietetica Applicata e membro del Presidio della Qualità Didattica presso l'Università degli Studi di Milano-Bicocca – Questa nuova consapevolezza non è solo italiana, come ci si potrebbe aspettare in quanto culla della dieta mediterranea e di una biodiversità agricola di alta qualità, ma è presente, anche se in percentuali minori, in paesi dove questi presupposti sono poco presenti  come USA e Inghilterra. A questa consapevolezza è connessa la ricerca da parte di una buona percentuale di studenti di trovare cibi a basso contenuto calorico e/o vegani/vegetariani nei locali e nei negozi dell'università. Quello che mi ha sorpreso in questo sondaggio, è che gli studenti cinesi sono quelli a cui maggiormente interessa mangiar sano e cercano cibi a basso contenuto calorico, prodotti equo-solidali, di origine locale e sostenibili. Questo risultato stride con i media che riportano spesso di alimenti di bassa qualità provenienti dalla Cina e dati preoccupanti di inquinamento ambientale. Forse nelle nuove generazioni di uno dei paesi popolosi del mondo, si sta facendo strada una consapevolezza virtuosa?".

A livello di tipologia di piatti infatti il 44% circa degli studenti si aspetta di trovare cibi a basso contenuto calorico, privi di allergeni e vegani/vegetariani nei locali e nei negozi dell'università. 
Il Regno Unito e l'India tendono più ad aspettarsi prodotti vegani e vegetariani, mentre gli studenti americani cercano un'ampia offerta di insalate mentre quelli spagnoli piatti privi di allergeni. 

Gli studenti cinesi tendono molto di più a cercare cibi a basso contenuto calorico, prodotti equo-solidali, di origine locale e sostenibili: ben oltre la metà di loro cerca queste opzioni. 

Poco meno di un terzo degli studenti pagherebbe di più per cibi del commercio equo e solidale/prodotti in modo etico, e solo un terzo non sarebbe disposto a farlo

Gli studenti cinesi sono disposti a pagare di più per queste tipologie di cibo e per piatti a basso contenuto calorico, mentre gli studenti indiani pagherebbero di più per opzioni vegetariane o vegane o per un'insalata e gli studenti italiani per cibi di origine locale

Gli studenti britannici sono meno propensi a pagare di più per uno qualsiasi di questi tipi di cibo (40%), così come un terzo degli studenti spagnoli e americani.


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