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sabato 29 dicembre 2018

Professioni Sanitarie: come svilire 30 anni di rivendicazioni con un semplice emendamento nella manovra finanziaria.

  

 

Professioni Sanitarie: come svilire 30 anni di rivendicazioni con un semplice emendamento nella manovra finanziaria.

 

ROMA 29 DICEMBRE - Una vergogna!  Che è stata  perpetrata con parere favorevole della Ministra Grillo, che ora parla di disinformazione, e con l'implicito favore di Cgil, Cisl e Uil che lo hanno ammesso tra le righe in un proprio comunicato in cui si parla di "Allarmismi inutili" e di un "provvedimento che evita l'ingiusta espulsione di qualche migliaio di operatori". 

 

Stiamo parlando, ovviamente, delle disposizioni inserite con il maxiemendamento del Governo, al Senato,   con cui è   stata   disciplinata   la posizione di taluni professionisti in ambito sanitario ai quali è consentito, anche  in  assenza  del  titolo  idoneo  all'iscrizione  ai  rispettivi albi professionali, di continuare a svolgere la loro attività, se hanno svolto la stessa,  in  regime  di  lavoro  dipendente ovvero  libero  professionale,  per almeno  36  mesi,  anche  non  continuativi,  nel  corso  degli  ultimi  10  anni. (Art. 1 comma 283 bis).

 

La verità è che in Senato è passata una Vergogna. E' stato presentato ed è passato  un emendamento con cui si tutela l'abuso di determinate professioni sanitarie. Che guarda caso sono le stesse contro cui la classe medica ha fatto quadrato  e respinto ogni tentativo di applicare il comma 566 (per i medici una eresia da far dimenticare).

 

 Ma cosa c'era scritto in questo ormai fantomatico comma 566 della vecchia legge di Stabilità:  "Ferme restando le competenze dei laureati in medicina e chirurgia in materia di atti complessi e specialistici di prevenzione, diagnosi, cura e terapia, con accordo tra Governo e Regioni, previa concertazione con le rappresentanze scientifiche, professionali e sindacali dei profili sanitari interessati, sono definiti i ruoli, le competenze, le relazioni professionali e le responsabilità individuali e di équipe su compiti, funzioni e obiettivi delle professioni sanitarie infermieristiche, ostetrica, tecniche della riabilitazione e della prevenzione, anche attraverso percorsi formativi complementari. Dall'attuazione del presente comma non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica". 

 

Un testo che oggi, alla luce della manovra attuale, sembra di essere di un'altra epoca, lontana anni luce. Siamo in una nuova epoca in cui per le professioni sanitarie del comparto è possibile sanare degli abusi  che invece rimangono un tabù quando si parla di professioni mediche. 

 

"Ci chiediamo se la legge è uguale per tutti o se per qualcuno è più uguale che per gli altri ?" ha commentato il Segretario Generale, Adamo Bonazzi, che ha anche detto: "si sono travalicati dei principi cardine del diritto sanando, di fatto, degli operatori che non posseggono un titolo atto a svolgere una Professione Sanitaria. Al legislatore forse sfugge il dato concreto che vi è una popolazione di abusivi che operava da anni sul campo a cui – a questo punto – basta trovare chi certifica il proprio operato per acquisire il diritto di entrare all'ordine a testa alta. Siamo consci che la battaglia per il 566 non la fa più nessuno da molto tempo ed è quasi desueta, ma per noi non è così. Capiamo anche che chi si è trovato il proprio posto al sole dentro i nuovi ordini si sia già dimenticato di questa nobile battaglia e di cosa significhi stare in trincea.  Noi però non lo abbiamo né dimenticato né – tanto meno – abbiamo abbandonato la battaglia. Noi siamo ancora in prima linea. Una linea per cui oggi stiamo pagando un prezzo altissimo.  Ma nessun prezzo è troppo alto quando si porta in alto la bandiera delle proprie convinzioni contro i soprusi. Nessun prezzo è troppo alto quando si rivendica e si difende la dignità e la professionalità di una categoria. Nessun prezzo è troppo alto quando si vuole giustizia, quella vera, per delle professioni che da troppo tempo la inseguono, la toccano ma non riescono ad ottenerla".

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