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giovedì 15 febbraio 2018

Miglioramento delle condizioni di salute e sicurezza dei lavoratori. Ministro Lorenzin firma Protocollo d’intesa con Società Italiana di Medicina del Lavoro

Miglioramento delle condizioni di salute e sicurezza dei lavoratori. 

Ministro Lorenzin firma Protocollo d'intesa con Società Italiana di Medicina del Lavoro. 


È stato firmato oggi dal Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin e il presidente della Società Italiana di Medicina del Lavoro (SIML), Francesco Violante un Protocollo d'intesa per programmare, promuovere ed intraprendere attività comuni per il miglioramento delle condizioni di salute e sicurezza dei lavoratori e per la riduzione delle disuguaglianze di salute.

"Con questo protocollo affrontiamo il tema della salute del lavoro – dichiara il Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin - che è una questione importantissima nel nostro Paese. Salute del lavoro vuol dire prevenzione di tutti gli incidenti ma anche aiutare i lavoratori a stare in salute attraverso l'adesione alle attività di screening e la promozione di corretti stili di vita".

"Questo protocollo è importantissimo – ha affermato il presidente della SIML, Francesco Violante - perché permetterà di mettere al servizio delle politiche sanitarie pubbliche un nutrito gruppo di specialisti che si occuperanno, non solo degli obblighi che riguardano la tutela e la sicurezza nei luoghi di lavoro, ma soprattutto del tema della promozione della salute declinato in tutte le sue caratteristiche con un'attenzione particolare ai temi di genere".

I principali temi sui quali è incentrata la collaborazione della SIML nel contesto del protocollo d'intesa sono:

- nell'ambito della sorveglianza sanitaria effettuata dai Medici del Lavoro: la prevenzione di malattie croniche non trasmissibili, il supporto alla adesione alle attività di screening, la promozione di corretti stili di vita
- la valorizzazione dell'approccio scientifico alla tematica della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro e proposta di misure, di provata efficacia, per la riduzione dei fattori di rischio di malattia ed infortunio nei luoghi di lavoro
- la definizione e la gestione, basata su evidenze scientifiche, delle azioni prioritarie volte al controllo dei rischi lavorativi
-  la definizione di un quadro normativo semplice ed efficace per la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro italiani, anche alla luce delle migliori esperienze presenti negli altri Paesi ad economia avanzata
-  l'analisi delle evidenze scientifiche sui rapporti tra insediamenti produttivi e salute della popolazione
La sottoscrizione del predetto Protocollo d'intesa non comporterà oneri economici per il Ministero della Salute né per il Servizio Sanitario Nazionale.


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venerdì 26 gennaio 2018

Al via il nuovo Piano di monitoraggio dell’Assistenza sanitaria del Ministero della Salute

Al via il nuovo Piano di monitoraggio dell'Assistenza sanitaria del Ministero della Salute

IL MINISTERO METTE A DISPOSIZIONE DELLE REGIONI MODERNI STRUMENTI DI MONITORAGGIO DELLA QUALITA' DELL'ASSISTENZA CON PARTICOLARE ATTENZIONE AL TUMORE ALLA MAMMELLA, INFARTI E PUNTI NASCITA.

Un piano di monitoraggio moderno, basato sui flussi informativi, che punta a ottimizzare gli investimenti già disponibili e soprattutto a migliorare l'assistenza grazie a una rete ospedaliera più razionale ed efficiente. 
Il Ministero della Salute avvia una nuova fase di potenziamento del Servizio Sanitario Nazionale dando la possibilità alle Regioni di valutare la propria produttività e le performance di ogni struttura sanitaria, oltre gli strumenti e obiettivi per migliorare cure e assistenza al pubblico. 
Dalla Direzione della Programmazione del Ministero, in questi giorni sono partite 21 lettere alle Regioni e alle Province Autonome per fornire gli elementi utili all'allineamento dell'offerta ospedaliera alle migliori pratiche sanitarie. 
L'obiettivo è quello di indurre un miglioramento che abbracci tutta l'offerta ospedaliera andando in particolare a rafforzare i poli specializzati su patologie e cure a maggior impatto sociale.
Il Ministero della Salute consolida il ruolo di programmatore attento ed informato insito nella propria mission di indirizzo e verifica, in sinergia con le Regioni.
Le indicazioni prendono spunto da un'attenta verifica delle performance raggiunte. Sulla base di quanto previsto dal Decreto Ministeriale 70/2015 "Regolamento degli standard ospedalieri", infatti, è stato istituito un processo di monitoraggio capillare e di verifica costante sull'efficienza di Aziende Ospedaliere, Aziende Ospedaliere Universitarie, Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (IRCCS), Strutture private accreditate. 
Il meccanismo di valutazione e le informazioni raccolte consentono di rilevare e valutare le performance delle strutture ospedaliere al livello del singolo reparto. I dati sono stati vagliati sulla base di criteri oggettivi validati dalla comunità scientifica, prendendo in considerazione anche le specificità del territorio e della popolazione del bacino di riferimento. 
A ogni Regione, sono segnalate eventuali anomalie del singolo reparto: sottodimensionamento, target non raggiunti, sovrapposizioni con altre realtà limitrofe, necessità di riconversione. Al tempo stesso viene indicato l'obiettivo da raggiungere.
I CASI LIMITE E LE INCONGRUENZE - I dati raccolti denunciano piccole e grandi anomalie
Molti punti nascita non raggiungono il target dei 500 parti, che rappresenta la soglia al di sotto della quale è dimostrato che i criteri di qualità e sicurezza dell'assistenza risultano meno garantiti. 
Senza contare che a livello regionale si registrano percentuali variabili di parti cesarei, che vanno dal 20% al 59%. Per quanto riguarda il trattamento dell'infarto miocardico, alcuni reparti specializzati (emodinamiche) praticano poche decine di interventi, mentre è assodato che in caso di Infarto Miocardico Acuto, nelle realtà che effettuano oltre 250 interventi l'anno cresce l'efficacia delle PTCA (Angioplastica Coronarica Transluminale Percutanea). Basti pensare che, laddove si registra una proporzione inferiore al 25% di pazienti con Infarto Miocardico Acuto trattati con PTCA entro 2 giorni, nel 98% dei casi si tratta di strutture che effettuano meno di 250 PTCA/anno. 
Analogamente, si registrano dimissioni da discipline che effettuano meno di 150 primi interventi su tumori della mammella incidenti, mentre numerosi studi dimostrano la correlazione tra il volume delle prestazioni annue realizzate in un reparto ed esito finale delle operazioni. In tutte queste strutture sanitarie sottodimensionate, dunque, si riscontrano due problemi: le cure sono più costose per il SSN e, soprattutto, possono mostrare una minore qualità.
I PRIMI RISULTATI DEL MONITORAGGIO
Dall'analisi effettuata in base ai dati del 2016 è emerso come il 48,3% delle strutture che effettuano l'Angioplastica Coronarica Transluminale Percutanea (PTCA) non rispettano gli standard.
Solo il 16,2% delle strutture che effettuano interventi su tumori alla mammella sono entro gli standard.
Il 22,4% dei punti nascita è sotto la soglia standard dei 500 parti l'anno.

"Il Ministero della Salute - dichiara il Ministro Beatrice Lorenzin - prosegue sulla strada del potenziamento del SSN mettendo a disposizione delle Regioni un nuovo cruscotto di valutazione dell'assistenza sanitaria italiana. Attraverso la misurazione trasparente e condivisa di ciò che avviene nelle strutture sanitarie del paese siamo convinti di contribuire ulteriormente a dare forza al percorso virtuoso già intrapreso da anni. Un nuovo modello di governance che orienta le proprie decisioni sulla base delle evidenze che misuriamo e che tende in ultima analisi a valorizzare chi è capace di creare valore per i pazienti. In questi anni abbiamo rimesso in ordine i conti del SSN, riqualificando e aumentando le risorse disponibili; abbiamo aumentato i Livelli essenziali di assistenza, garantendo nuove prestazioni e cure migliori. Ora siamo pronti a ripensare alla governance in sanità per adeguarla ad un mondo che è cambiato e che continua a cambiare ad una velocità impensabile fino a pochi anni fa".
Il Direttore generale della Programmazione Sanitaria, Andrea Urbani, aggiunge: "Il SSN sta vivendo un profondo cambiamento. Da una gestione incentrata sulla spesa storica aggredita ciclicamente dai tagli lineari, si sta arrivando a un nuovo modello di gestione in cui si punta sull'analisi epidemiologica, sull'attento monitoraggio della spesa, sulla programmazione. Con tutti gli attori della Sanità - Regioni, Aziende ospedaliere, operatori privati - stiamo cercando di costruire una nuova governance che, anche a parità di risorse disponibili, riesce ad ottimizzare gli investimenti determinando un innalzamento dei livelli di assistenza e di cura, all'interno di un quadro di priorità definite con criteri oggettivi. Conclude Urbani – parallelamente  nasce la precisa scelta strategica del Ministero della Salute di potenziare gli sforzi sul fronte delle malattie cardiovascolari, dei tumori al seno e dei punti nascita".


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venerdì 10 novembre 2017

Salute e sanità. Osservatorio Prodeitalia: in aumento i debiti e le richieste d'aiuto delle famiglie italiane per cure mediche, assistenza agli anziani e ai disabili

Prodeitalia: aumentano debiti e richieste d'aiuto famiglie italiane per cure mediche, assistenza agli anziani e ai disabili.

Il 23% degli intervistati si indebita per garantire prestazioni sanitarie a un familiare in condizione di fragilità. 


Cure mediche: aumentano quelli che rinunciano per motivi economici. È salito a 12,2 milioni il numero degli italiani che nell'ultimo anno ha rinunciato o rinviato una prestazione sanitaria per ragioni economiche, 1,2 milioni in più rispetto all'anno precedente. (Dati Censis). 

Sono numeri che spingono a riflettere sulla concreta e drammatica difficoltà economica delle famiglie italiane, una condizione aggravata anche da un Servizio Sanitario Nazionale debole, tra liste d'attesa troppo lunghe per gli esami e l'elenco dei farmaci rimborsabili sempre più esiguo.

Da un'indagine condotta dall'Osservatorio Prodeitalia che, nell'ultimo anno ha analizzato la situazione economica di circa 300 famiglie assistite, è emerso come il 23% dichiara di essersi indebitato per poter garantire un'adeguata assistenza medica ad un proprio familiare invalido o anziano, debiti che, in alcuni casi, arrivano a sfiorare i 3.000 euro; inoltre, sono sempre più frequenti i casi in cui i prestiti presi o i mutui accesi, vanno a gravare o a peggiorare una condizione di indebitamento preesistente. 

Sempre secondo la Ricerca, il 46% dichiara di aver rinunciato da anni alle visite mediche esami e controlli di prevenzione, proprio perché non in grado di far fronte alle spese sanitarie.

"A complicare il quadro, un marcato divario regionale che sottolinea in modo impietoso un diverso accesso alla tutela della salute e alle cure dei cittadini. Sono, infatti, numerose le richieste di aiuto che Prodeitalia riceve ogni giorno da nuclei familiari che non riescono a sostenere le spese mediche. La nostra indagine evidenzia che la maggior parte delle richieste proviene proprio dalle Regioni del Sud Italia, quasi l'80% del totale, ma ci sono anche famiglie provenienti da territori normalmente considerati 'ricchi', come il Veneto e il Trentino. Nelle grandi città, come Roma per esempio, si ricrea questo microcosmo con le sue differenze. Abbiamo notizia di famiglie che nelle periferie rinunciano in qualche caso alle cure mediche e molto spesso alla prevenzione. Questo succede quando si rivolgono ad una struttura sanitaria in cui le liste d'attesa sono impossibili e dove non ci si possono permettere le parcelle del privato. Gravissima poi la situazione di molte famiglie con uno o più disabili a carico. L'assistenza pubblica viene ridimensionata di continuo e molte famiglie a fronte di un'esigenza 24 ore su 24 sono costrette ad indebitarsi"  - dichiara l'Avvocato Francesca Scoppetta, uno degli ideatori del Progetto Prodeitalia.

Progetto Prodeitalia Nasce allo scopo di offrire un aiuto a chi per motivi di salute, economici, organizzativi o di varia natura, non riesce più a onorare i propri debiti. 

Sulla base della legge 3/2012 che regola il sovraindebitamento e introduce nell'ordinamento giuridico italiano la procedura di esdebitazione, Prodeitalia assiste e aiuta le aziende e i cittadini che, almeno in una prima fase, hanno la necessità di essere guidati. 

I professionisti che hanno aderito al Progetto offrono le proprie competenze fornendo una prima consulenza gratuita sugli strumenti che la legge mette a disposizione, trovando lo strumento giuridico utile a risolvere il problema e riducendo i debiti fino all'80%.

Osservatorio Prodeitalia Ideato dalla squadra di professionisti dell'omonimo Progetto, l'Osservatorio si pone l'obiettivo di rilevare dati sulla crisi economica che non compaiono nelle statistiche istituzionali. 

Le ricerche, infatti, si basano sulla raccolta e analisi di dati in riferimento alle esperienze concrete dei soggetti intervistati, allo scopo di fornire numeri e informazioni più aderenti possibili alla realtà.




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giovedì 12 novembre 2015

5 cose che non tutti sanno sulla chirurgia estetica, dagli interventi mutuabili alla scelta del medico

L'Associazione Italiana di Chirurgia Plastica Estetica (Aicpe) fa chiarezza sugli interventi che si possono eseguire con il Servizio Sanitario Nazionale e su come scegliere il professionista a cui affidarsi

Interventi a scopo estetico eseguiti in modo fraudolento in ospedale, medici senza specializzazione che rifanno nasi e seni. Il mondo della chirurgia estetica ha poche regole ed è bene fare chiarezza per aiutare i pazienti a orientarsi. «Da tempo la nostra associazione si batte per ottenere più regole in questo settore. Intanto vogliamo dare alcune indicazioni per aiutare chi decide di approcciarsi alla chirurgia estetica a comportarsi nel modo opportuno» affermano gli specialisti dell'Associazione Italiana di Chirurgia Plastica Estetica (Aicpe), l'unica in Italia dedicata esclusivamente alla chirurgia estetica. 
Ecco quindi il vademecum sulla chirurgia estetica redatto da Aicpe.

Primo: gli interventi prettamente estetici non sono mai a carico del Servizio Sanitario Nazionale. Tuttavia, periodicamente le cronache raccontano di casi di medici accusati di operare pazienti per motivi estetici facendoli passare per funzionali, come nell'indagine che riguarda il caso del dottor Matteo Tutino a Palermo.

«Sicuramente la maggioranza dei colleghi ospedalieri sono persone oneste, che lavorano duramente e seriamente in condizioni non sempre ottimali. Dall'altro lato i controlli compiuti dalla Guardia di Finanza nel 2014 parlano di una voragine nei conti dello Stato provocata dalle truffe al Servizio Sanitario Nazionale, fra le quali molto frequenti quelle che riguardano le operazioni di chirurgia estetica spacciate per interventi su gravi patologie, spesso addirittura tumorali– afferma il presidente di Aicpe, Mario Pelle Ceravolo -. Ben diverso è il caso in cui medici operano in ospedale in rispetto della legge in regime privato, il cosiddetto "intra moenia", anche per interventi di tipo estetico: in questi casi l'intervento non è a carico della sanità pubblica ma è pagato dal paziente, con costi equiparabili a quelli dei privati».

Secondo: esistono alcuni casi in cui il Ssn si fa carico degli interventi di chirurgia plastica fra i quali i più comuni sono quelli legati a esiti di malformazioni (acquisite o congenite) e traumi (come incidenti o ustioni). Altre possibili situazioni sono, ad esempio, il labbro leporino, asimmetrie mammarie importanti, il seno tuberoso, la gigantomastia e la ricostruzione del seno dopo un intervento di mastectomia. 

A carico del Ssn anche gli interventi su obesi in casi ben codificati: quando l'obesità è grave, a rischio è anche la salute quindi la sanità pubblica si fa carico sia degli interventi per perdere peso (la chirurgia bariatrica), sia per correggere gli esiti del forte dimagrimento (per esempio l'addome pendulo). «Ci sono poi dei casi "border line", come le orecchie a ventola dei bambini, a carico del Ssn nel caso in cui tale inestetismo causi problemi psicologici. La rinosettoplastica ossia la correzione del setto nasale deviato, può essere eseguita nel pubblico, ma non così la correzione della "gobbetta" o dei difetti estetici del naso» aggiunge Pelle Ceravolo.

Altra cosa da sapere sulla chirurgia plastica è che per legge basta una laurea in Medicina e Chirurgia per operare, anche senza una specializzazione. «In Italia ogni medico appena laureato e abilitato superando un esame post lauream, è autorizzato dal codice civile a esercitare in tutte le specializzazioni, esclusa radiologia e anestesia – afferma il presidente Aicpe -. Dopo la laurea è possibile iscriversi ai corsi di specializzazione, che sono facoltativi e a cui si accede con concorso nazionale. Il titolo di specialista, certifica che è stata approfondita per vari anni una certa disciplina, ma chiunque, anche senza specializzazione, può eseguire tutti gli interventi, dal lifting al trapianto di cuore.

Solo nelle strutture sanitarie pubbliche è richiesta la specializzazione, nel privato non è necessario quindi, soprattutto nella chirurgia estetica, accade molto spesso che molti medici pratichino senza training e senza titoli. Eseguire un lifting o un rinoplastica estetica o un aumento di volume mammario, al contrario di quanto si crede, non sono assolutamente interventi facili; in alcuni casi sono operazioni estremamente complesse che non devono in alcun modo essere effettuate da chi non ha un'adeguata preparazione e i titoli per farlo» continua Mario Pelle Ceravolo

Quarto, per scegliere il chirurgo plastico non fermatevi alle apparenze o al sito internet. «Spesso i pazienti si basano sul passaparola e sul sentito dire, o magari si fanno lusingare dallo studio elegante o dalla pubblicità sulle riviste patinate o sulla" magica rete", o peggio dal prezzo sospettosamente conveniente. Piuttosto controllate il curriculum, l'aggiornamento e l'appartenenza a una società specialistica, come Aicpe» aggiunge Pelle Ceravolo.

Quinto, non fatevi fuorviare dai casi estremi di chirurgia plastica che spesso sono alla ribalta della cronaca. «I disastri chirurgici tanto illustrati nelle trasmissioni televisive esistono, ma sono episodi molto rari e, nella maggior parte dei casi, provengono da isolati sedicenti e purtroppo spesso "seducenti" pseudo-chirurghi, che lavorano senza preparazione e senza scrupoli. Le conseguenze di questi individui non possono e non devono gettare ombra su una specialità composta da professionisti seri preparati ed eticamente corretti. 

Inoltre la stragrande maggioranza dei pazienti di chirurgia e medicina estetica appartengono ad una categoria ben lontana dalle vistose ed esuberanti soubrette  televisive o dei giornaletti scandalistici. Dall'altro lato anche i nostri pazienti sono per lo più persone equilibrate che soffrono per un naso che causa loro disagio o perché si vergognano del torace piatto o di un invecchiamento precoce del volto. Insomma, persone normalissime che attraverso una chirurgia plastica "seria"  ritrovano spesso il sorriso e la felicità» concludono i chirurghi di Aicpe.

AICPE. L'Associazione Italiana Chirurgia Plastica Estetica (www.aicpe.org), l'unica in Italia dedicata esclusivamente alla chirurgia estetica, è nata nel settembre 2011 per dare risposte concrete in termini di servizi, tutela, aggiornamento e rappresentanza. Ad AICPE, gemellata con l'American Society for Aesthetic Plastic Surgery (ASAPS), la più importante società di chirurgia estetica al mondo, hanno aderito oltre 250 chirurghi in tutta Italia. Membri Aicpe possono essere esclusivamente professionisti con una specifica e comprovata formazione in chirurgia plastica estetica, accomunati da un codice etico comportamentale che li distingue dentro e fuori la sala operatoria. L'associazione ha elaborato e pubblicato le prime Linee Guida del settore, consultabili sul sito internet, che stabiliscono i fondamentali parametri operativi dei principali interventi. Scopo di AICPE è tutelare pazienti e chirurghi plastici: disciplinando l'attività professionale con riferimento sia all'attività sanitaria, sia alle norme etiche; rappresentando i chirurghi plastici estetici nelle sedi istituzionali, scientifiche, tecniche e politiche per tutelare la categoria e il ruolo; promuovendo la preparazione culturale e scientifica.



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