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venerdì 14 settembre 2012

Addio siringa: niente più punture e iniezioni con gli aghi

Niente più punture ed iniezioni con gli aghi, la siringa non servirà più.

Un team di ricercatori della Corea del Sud ha creato un laser capace di iniettare il farmaco

 

Buone notizie per le tante persone che temono gli aghi e le iniezioni come del resto probabilmente non piacciano più di tanto a tutti noi. L'ago per iniezioni potrebbe finalmente essere archiviato ed restare un ricordo della storia medica dopo che gli scienziati hanno scoperto un modo per utilizzare il laser capace di iniettare i liquidi sotto cute.

Alcuni ricercatori dell'Università Nazionale di Seoul della Corea del Sud hanno infatti progettato un dispositivo in grado di iniettare qualsiasi medicinale sottopelle senza la necessità di ricorrere a nessuna dolorosa puntura, rivoluzionando la vaccinazione antinfluenzale annuale, quelle per l' infanzia e altri trattamenti che si compiono grazie all'utilizzo dell'ago.

Il sistema segue il tradizionale principio dello stantuffo che preme sul liquido, svolgendo però l'operazione in maniera molto più rapida, superando addirittura la velocità del suono (circa 340 m/s). Grazie allo straordinario getto il medicinale riesce a penetrare al di sotto della cute senza il classico dolore recato dalle iniezioni, il tutto è paragonabile al "morso" di una zanzara, il più delle volte neanche avvertito durante la puntura.

Il sistema utilizza un laser di 'alluminio ittrio granato' per spingere un piccolo, preciso flusso di liquido con la giusta quantità di forza.

Questo tipo di laser è comunemente usato dai dermatologi, specialmente per trattamenti estetici del viso.

Ora Jack Yoh, un professore di ingegneria meccanica e aerospaziale, ha combinato il laser con un piccolo adattatore che contiene il farmaco per essere trasportato in forma liquida, più una camera contenente acqua che agisce come un fluido 'guida'.

Ogni impulso laser, che dura solo 250 milionesimi di secondo, genera una bolla di vapore all'interno del fluido motore.

La pressione di quella bolla causa una deformazione elastica sulla membrana tra l'acqua e il medicinale, determinando l'espulsione con forza del liquido da un ugello microsopico con un getto sottile.

Il getto corrisponde ad 150 milionesimi di metro (micrometri) di diametro, appena un po' più grande rispetto alla larghezza di un capello umano.

Il Dr Yoh sta lavorando con una società per produrre a basso costo gli iniettori sostituibili per uso clinico.

Per Giovanni D'Agata, fondatore dello "Sportello dei Diritti", una vera rivoluzione per il campo medico, con evidenti vantaggi per la somministrazione in grandi volumi: pensiamo ai vaccini e a chi è costretto a somministrarsi quotidianamente medicinali, per non parlare dei minori rischi di contagio di malattie che l'assenza dell'ago determina.

 




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Redazione del CorrieredelWeb.it


Pomate antidolorifiche. Attenzione all'uso



Roma, 14 Settembre 2012. Iniziano i primi freddi, le piogge e i relativi dolori muscolari e articolari. Una bella pomata applicata sulla zona e passa il dolore o... si complica. Si', perche' queste pomate e cerotti medicati, liberamente in vendita nelle farmacie, possono contenere mentolo, salicilato di metile e capsaicina che possono provocare gravi lesioni alla pelle. L'allarme arriva dalla FDA (Food and drug Administration) americana. Pomate e cerotti, contenenti queste sostanze, possono provocare serie ustioni con formazione di vescicole. In alcuni casi e' stato necessario il ricovero ospedaliero. Dopo l'applicazione e' normale sentire una sensazione di caldo o freddo ma se si sente dolore occorre verificare l'insorgere di bruciature. In ogni caso e' necessario interrompere l'applicazione e rivolgersi al proprio medico.

Primo Mastrantoni, segretario Aduc
Associazione per i diritti degli utenti e consumatori

Aimentazione: mangiando pesci e carne da allevamenti intensivi si rischia di assumere quantità elevate di antibiotici

Solo sporadicamente se n'è sentito parlare sui media nostrani ma il rischio di assumere antibiotici a go go in conseguenza del consumo di carne e pesce provenienti da allevamenti intensivi è più di una preoccupante possibilità, della quali i consumatori italiani non ne hanno la consapevolezza.

La ragione per cui gli allevatori, specie i proprietari di allevamenti intensivi, utilizzano tali tipi di farmaci sta nella circostanza che polli, conigli, pecore, maiali, mucche, ma anche pesci, e così via, chi più chi meno, hanno comunque un sistema immunitario fortemente depresso a causa delle loro terribili condizioni di vita: spazi limitatissimi, luce continua 24 ore al giorno, alimentazione forzata, e  maltrattamenti vari derivanti dalla meccanizzazione. Chiaramente lo stress cui sono sottoposti li rende irrimediabilmente soggetti a malattie il cui solo rischio "costringe" l'allevatore all'utilizzo di antibiotici per scopi non terapeutici e quasi in funzione preventiva.

Alcuni studi, sono arrivati a stabilire che per ogni kilo di carne prodotta negli allevamenti vengono impiegati in media 100mg di antibiotici. Questo vuol dire che, sulla base dei dati sul consumo medio di carne pari a 87 kg di carne ogni anno pro capite, ogni italiano medio assume involontariamente quasi 9 grammi di antibiotici, che costituiscono l'equivalente della somministrazione di circa 4 terapie antibiotiche all'anno.

Guardando le stime sui dati aggregati dell'intera Unione Europea, in tutta l'area vengono usate ben 5.000 tonnellate di antibiotici nella zootecnia. La sola Germania, che nel 2011 ha pubblicato statistiche ufficiali sul punto ne ha registrato l'utilizzo di ben 1.784 tonnellate.

È evidente, quindi, che l'uso massiccio di tali tipi di farmaci anche a piccole dosi per animale può essere causa dello sviluppo di ceppi batterici sempre più resistenti alle cure. Tant'è che l'Efsa (European Food Security Authority), l'Autorità alimentare europea, ha affermato che i cibi di origine animale possono trasmettere all'uomo batteri di tale tipo.

Il consumo continuo di carne e la conseguente assunzione di questi medicinali possono essere causa a lungo andare di disturbi intestinali cronici e l'inefficacia degli antibiotici quando nei casi necessari con il non irrilevante rischio di non riuscire a guarire dalle patologie trasmesse da questi batteri. Tra i vari tipi di batteri che sono diventati resistenti agli antibiotici sono stati studiati: la Salmonella typhimurium e parathyphimurium (l'infezione si trasmette con le uova e la carne, soprattutto avicola e suina), lo Staphylococcus aureus, Campylobacter coli e jejuni e la temibilissima Escherichia coli di cui un ceppo divenuto particolarmente resistente provoca colite emorragica e insufficienza renale. La contaminazione del cibo (carne e latte bovino) avviene attraverso le feci dell'animale, ma anche tramite l'acqua. Il maggior fattore di rischio è rappresentato dal consumo di carne macinata di manzo cruda o poco cotta (hamburger disease), ma è stata isolata anche in carni di pollo, agnello e maiale.

Al di là dei vari tipi di pratiche utilizzate nell'alleva




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giovedì 13 settembre 2012

Dalle cellule staminali nuove speranze per curare la sordità

 

Dopo anni di lavoro di laboratorio, i ricercatori della University of Sheffield hanno trovato un modo per sviluppare le cellule ciliate interne all'orecchio; cellule che sono il cardine per il nostro senso dell'udito e dell'equilibrio. Gli esperimenti sono stati condotti nei topi. Gli esseri umani nascono con 15.000 cellule ciliate per ogni orecchio. Quando un numero significativo di queste cellule sono perse o danneggiate, si verifica la perdita dell'udito. A differenza di altre specie, come gli uccelli, gli esseri umani non sono in grado di rigenerare spontaneamente le cellule acustiche.

I ricercatori, affermano nello studio pubblicato sulla rivista Nature report, che hanno compiuto un enorme passo avanti nel trattamento della sordità dopo che le cellule staminali per la prima volta, sono state utilizzate per ripristinare l'udito negli animali.

Il miglioramento stesso nelle persone consisterebbe in un passaggio dal non essere in grado di sentire il traffico ad ascoltare una conversazione.

Tuttavia, negli esseri umani, nonostante il grande ottimismo, ci vorrà del tempo per avere una terapia alla sordità. Nel frattempo si stanno seguendo due percorsi: la terapia farmacologica, che potrebbe essere semplice come l'applicazione di gocce per le orecchie, e il trapianto di cellule staminali nell'orecchio interno per rimediare la perdita dell'udito, ci vorranno circa cinque.

Ogni anno un europeo su dieci diventa sordo per problemi all'orecchio interno. Per Giovanni D'Agata, fondatore dello "Sportello dei Diritti" ciò può essere evitato e i risultati finora raggiunti sono estremamente promettenti. Se si potessero rafforzare i meccanismi automatici di autoriparazione esistenti o riparare le cellule ciliate mediante cellule staminali adulte, potremmo lottare efficacemente contro i disturbi dell'udito e dell'equilibrio che colpiscono moltissime persone.

 




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Redazione del CorrieredelWeb.it


domenica 9 settembre 2012

Diabete: basta alle punture con ago

Diabete: misurare il glucosio nel sangue ora si può senza dover pungere con l'ago. Merito di un piccolo chip di misura non invasivo

 

Merito è dei ricercatori dell'Istituto Fraunhofer per i Circuiti microelettronici e dei Sistemi di Duisburg (IMS) che hanno realizzato un particolare biosensore: un piccolo chip che combina la misura e l'analisi digitale e può inviare i dati via radio a un dispositivo mobile che supera gli ostacoli tecnologici finora incontrati dagli altri progettisti.

Finalmente una misurazione non invasiva del glucosio nel sangue potrebbe liberare i diabetici dalla tortura delle frequenti punture di ago per il prelievo di una goccia di sangue. Il biochip potrebbe controllare una pompa miniaturizzata, impiantata nel corpo, che basandosi sul valore misurato di glucosio, indica la quantità precisa di insulina da amministrare. In questo modo, i pazienti diabetici potrebbero dire addio anche alle continue iniezioni di insulina. Lo segnala Giovanni D'Agata, fondatore dello "Sportello dei Diritti".

Il sensore è installato sul corpo del paziente. È anche in grado di misurare in continuo i livelli di glucosio, usando i fluidi tissutali diversi dal sangue, come quelli del sudore o delle lacrime. Il nuovo dispositivo è molto migliore di quelli sviluppati finora, che sono troppo grandi, troppo imprecisi consumano troppa energia. Il principio di misurazione comporta una reazione elettrochimica che viene attivata con l'aiuto di un enzima. L'enzima glucosio ossidasi converte il glucosio in perossido di idrogeno (H2O2) e in altre sostanze chimiche, la cui concentrazione può essere misurata con un potenziostato. Questa misura viene utilizzata per calcolare il livello di glucosio. La particolarità di questo biosensore: il chip, che misura solo 0,5 x 2,0 millimetri, ospita non soltanto il nanopotentiostato, ma anche l'intero sistema di diagnostica. Ha anche un convertitore integrato analogico-digitale. Il biosensore trasmette i dati tramite un'interfaccia wireless, per esempio ad un ricevitore mobile. Così, il paziente può tenere sott'occhio in modo costante il suo livello di glucosio nel sangue. In passato, c'era  bisogno di un circuito delle dimensioni di un mezzo foglio di carta e bisognava avere un driver. Col nostro nuovo sensore, tutte queste cose non sono più necessarie.

Il sensore di glucosio è stato progettato dai ricercatori della Noviosens, una società olandese di tecnologia medicale. Poiché può essere fabbricato in modo conveniente, è molto adatto alla produzione di massa. Questi dispositivi di misura non invasivi per il monitoraggio dei livelli ematici di glucosio può diventare la base per un ulteriore sviluppo particolarmente utile in futuro: il biochip potrebbe controllare una pompa miniaturizzata, impiantata nel corpo, che basandosi sul valore misurato di glucosio, indica la quantità precisa di insulina da amministrare. In questo modo, i pazienti diabetici potrebbero dire addio anche alle continue iniezioni di insulina.

 




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Redazione del CorrieredelWeb.it





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sabato 8 settembre 2012

Lenti a contatto per bambini. Perche' si', perche' no

Roma, 8 Settembre 2012. Lenti a contatto per i bambini. Puo' essere una scelta che i genitori devono valutare attentamente e, come in molte scelte, ci sono aspetti negativi e positivi.
Le lenti a contatto offrono una migliore visualita' in caso di attivita' sportiva e per la guida, non si rompono come i tradizionali occhiali e possono migliorare la qualita' della visione in caso di miopia accentuata. Ci sono anche considerazioni estetiche da tener presente, alle quali tengono soprattutto le bambine.
Gli aspetti negativi comprendono le abrasioni e le infezioni, soprattutto per scarsa igiene. Secondo una indagine americana, riportata dalla rivista Pediatrics, circa un quarto dei soggetti analizzati e' dovuto ricorrere al pronto soccorso. Ecco alcuni consigli per evitare guai:
* Lavarsi sempre le mani prima di pulire o di applicare le lenti e asciugare con cura le mani con un panno pulito, privo di lanugine.
* Lavare e disinfettare le lenti a contatto solo con i prodotti e le soluzioni consigliate dal proprio specialista di fiducia.
* Evitare di tenere le lenti troppo a lungo.
* Non mettere mai una lente a contatto in un occhio che e' rosso.
* Non indossare le lenti di qualcun altro.
* Non ignorare prurito, bruciore, irritazione o rossore agli occhi che potrebbero segnalare una infezione. In tal caso rimuovere le lenti e rivolgersi al proprio specialista di fiducia.
* Applicare cosmetici dopo aver inserito le lenti, e rimuovere le lenti prima di togliere il trucco.

Primo Mastrantoni, segretario Aduc
Associazione per i diritti degli utenti e consumatori

Acanthamoeba il parassita presente nell'acqua del rubinetto e delle piscine

Acanthamoeba il parassita presente nell'acqua del rubinetto e delle piscine. A rischio cecità milioni di utilizzatori di lenti a contatto. L'ameba causa dolorose infezioni a chi indossa sempre una singola lente

 

Gli scienziati dell'Università della Scozia occidentale hanno lanciato  un appello ad un uso più attento di questo importantissimo presidio che sono le lenti a contatto. Secondo i ricercatori i portatori di lenti a contatto sono a rischio di un parassita che è stato trovato nell'acqua del rubinetto e penetra  attraverso i bulbi oculari causando cecità,.

Il parassita denominato Acanthamoeba è stato trovato nella polvere, in mare e nelle docce e piscine, e milioni di persone sono a rischio in tutto il mondo, tra cui circa 2 milioni di portatori di lenti a contatto in Italia.

Il numero effettivo di infezioni è piccolo ma il trattamento è lungo, doloroso e non completamente efficace, vale a dire che alcuni Italiano restano cieci ogni anno.

Fiona Henriquez, dell'Università della Scozia occidentale, ha sottolineato che: "È un potenziale problema per chi indossaogni singola lente a contatto".

Quando la lente è introdotta nell'occhio, si inizia a fare strada attraverso la cornea, lo strato esterno del bulbo oculare.

I sintomi sono il prurito agli occhi e lacrimazione, offuscamento della vista, sensibilità alla luce, gonfiore della palpebra superiore e estremo dolore.

Il trattamento comprende l'utilizzo di collirio inizialmente ogni 20 minuti, giorno e notte ed il ricovero ospedaliero fino a tre settimane. I casi più gravi consistono nel trapianti di cornea.

I consigli per evitare il parassita consistono nel mantenere sempre pulite le lenti e nel sostituirele in modo regolare.

La British Contact Lens Association raccomanda a chi indossa le lenti a contatto durante il nuoto, a meno che non si indossi gli occhiali o sotto la doccia gli occhi devono essere chiusi ermeticamente.

Per Giovanni D'Agata, fondatore dello "Sportello dei Diritti" ormai siamo di fronte ad un vero e proprio "esercito" di portatori di lenti a contatto, come conferma una recente indagine condotta da Nextplora per la Società Oftalmologica Italiana (SOI): dei circa due milioni di portatori di lenti a contatto correttive due terzi sono donne tra i 25 e i 34 anni, e più o meno lo stesso numero di portatori preferisce lenti quindicinali o addirittura mensili, che ovviamente necessitano di maggiori cure e attenzioni di quelle usa e getta giornaliere. Quattro su cinque non le curano come dovrebbero, andando incontro a problemi anche invalidanti e, qualche volta, irreversibili.

Troppa leggerezza e superficialità nelle norme igieniche necessarie per un corretto uso delle lenti a contatto. Soprattutto tra i più giovani, con grave rischio di andare incontro a gravi lesioni. Fino al trapianto della cornea. Quindi il nostro intervento è dettato dalla necessità di richiamare i più giovani ad un uso meno scorretto e disattento delle lenti a contatto: non lavarle con l'acqua corrente  ad esempio  e non farci il bagno al mare o la doccia, ricordarsi di non usarle di nuovo dopo averle tolte senza prima pulirle e mettersi gli occhiali al primo disturbo.

 




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