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sabato 16 agosto 2014

Il sale in eccesso è mortale. Ridurre il consumo per vivere meglio

 

Sale in eccesso uccide ogni anno più di 1,6 milioni persone nel mondo. Così una ricerca statunitense pubblicata mercoledì che rileva come campagne per ridurre i consumi costituirebbero un buon incentivo per evitare un gran numero di morti premature. "Si è stabilito che il consumo di elevati livelli di cloruro di sodio aumentano la pressione sanguigna, e portano ad un maggiore rischio di malattie cardiovascolari e ictus," ha detto il dottor Dariush Mozaffarian, Presidente della facoltà di Scienze della nutrizione presso la Tufts University, autore principale dello studio. «Ma gli effetti del sale in eccesso sulle malattie cardiovascolari in tutto il mondo secondo età, sesso e paese non erano accertati fino ad ora», spiega in questa ricerca pubblicata nel The New England Journal of Medicine (NEJM). L'equipe di ricercatori ha determinato che il consumo giornaliero di sale nel mondo nel 2010 era 3,95 grammi in media a persona, ed è quasi il doppio rispetto ai 2 grammi al giorno raccomandati dal Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Tutte le regioni del mondo hanno anche livelli di consumo di sale che superano la raccomandazione, 2,18 grammi/giorno in Africa sub-sahariana fino ai 5,51 grammi in Asia centrale. Nella loro meta-analisi di numerosi studi clinici, gli autori trovarono che riducendo l'apporto di sodio risulta abbassata la pressione sanguigna tra tutti gli adulti, con i più importanti effetti negli anziani, neri e soggetti con predisposizione all'ipertensione. Questi 1,65 milioni di decessi rappresentano quasi il 10% di tutti i decessi dovuti a malattie cardiovascolari e nessun paese e alcune aree del globo sono risparmiati, ha detto il dottor Mozaffarian. "I risultati di questo studio mostrano la necessità di politiche vigorose per ridurre il consumo di sale negli Stati Uniti e in tutto il mondo", insiste. Gli Americani consumano 3,6 grammi di sale al giorno in media nel 2010, che corrisponde all'80% in più della che raccomandazione. Nella guida ufficiale dietetica, le autorità federali raccomandano di non superare 2,3 grammi al giorno. Gli autori di questo studio hanno determinato che quasi 58.000 morti di origine cardiovascolare ogni anno negli Stati Uniti possono essere attribuiti al fatto di assorbire più di due grammi di sale al giorno. Ma questi ricercatori sottolineano anche che i risultati del loro studio, basato su analisi delle urine per determinare i livelli di sodio assorbiti, possono sottovalutare il consumo in tutto il mondo. Essi riconoscono anche la mancanza di statistiche in alcuni paesi. Un editoriale pubblicato anche nel NEJM che accompagna questo studio richiede cautela nell'interpretazione dei loro risultati."Date le molte ipotesi utilizzate dagli autori per compensare la mancanza di statistiche di buona qualità, dobbiamo essere attenti," ha scritto la dottoressa Suzanne Oparil dell'Università dell'Alabama (sud). Inoltre, la stessa rileva che un altro studio pubblicato nello stesso numero del NEJM dimostra che alcune persone nel mondo consumano poco sale, non c'è nessun collegamento con il livello di pressione sanguigna, che può essere alta, bassa o normale. Secondo i suoi risultati, sono necessari ulteriori studi clinici prima di effettuare raccomandazioni di sanità pubblica. L'Istituto americano di medicina (IOM) ha concluso in un rapporto nel 2013 che la maggior parte delle osservazioni ha dimostrato un collegamento tra elevato consumo di sale e malattie cardiovascolari. Ma l'OIM, che è autorevole, ha notato la mancanza di ricerche per sapere con certezza se riducendo il sale assorbito sotto i 2,3 grammi al giorno riuscirebbe ad abbassare il rischio di malattie cardiovascolari nella popolazione. Da parte sua l'American Heart Association ha chiesto all'Agenzia Americana dei Farmaci (FDA), di limitare la quantità di sale consumato a 1,5 grammi al giorno. Secondo l'associazione, più del 75% del sale assorbito dagli americani proviene da ristoranti e dal cibo industriale. Anche se mancano statistiche e dati precisi, rileva Giovanni D'Agata, presidente dello "Sportello dei Diritti", anche in Italia, l'Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione (INRAN) raccomanda meno di 6 g al giorno perchè la connessione tra eccessivo consumo di sale e conseguenze negative sulla salute è un fatto ormai conclamato. Secondo ricerche italiane una riduzione del consumo di 5 grammi (quello che si realizzerebbe passando da un consumo medio di 10,8 g di sale (188,3 mmol di sodio) ad un consumo di 5,8 g (100 mmol di Na) permetterebbe una riduzione del 23% degli ictus e del 17 % della malattie cardiovascolari globalmente considerate (Cappuccio, Strazzullo e Pavan).

Lecce, 16 agosto 2014

                                                                                                                                                                             




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Redazione del CorrieredelWeb.it


venerdì 15 agosto 2014

Moda e salute. Tattoo e piercing addio: adesso crescono i pentiti

.Non è sempre possibile toglierli, ma esistono delle tecniche di chirurgia che in molti casi lo consentono. Anche se ci vuole tempo e soprattutto denaro

Dall'esplosione della moda che imperversa da anni per tattoo e piercing al fenomeno contrario di una sorta di pentitismo di coloro che non riescono più a sopportarli per ragioni strettamente personali o di salute o che per esigenze professionali pensano di fare un passo indietro. Sono infatti sempre più coloro che fanno dietrofront - come sostengono gli specialisti dermatologi del settore - in controtendenza all'euforia dei tatuaggi e dei piercing che tuttora coinvolge giovani anche se l'età non è mai apparsa come un limite. Il rovescio della medaglia è invece quasi impercettibile, pur diventando una realtà sempre più consistente. È costituito da coloro che ricorrono alla chirurgia per ottenere quello che fino a dieci anni fa era ancora ritenuto una sorta di miracolo, ossia la cancellazione totale del tatuaggio, senza che ne rimanga traccia alcuna e senza effetti collaterali sulla salute. Non sempre è possibile, ma esistono tecniche chirurgiche che lo consentono, anche se bisogna mettere mano al portafoglio e perdere un pò del proprio tempo. I soggetti che si rivolgono al medico, come sostengono molti specialisti, lo fanno il più delle volte perchè il tatuaggio rappresenta per molti di essi il segno lasciato da un determinato periodo adolescenziale o da una certa relazione sentimentale che ora la persona in questione (generalmente tra i 20 e i 35 anni) vuole cancellare. Ciò perché non si identifica più con il segno che ci si è fatto incidere nella propria pelle, seguendo una moda o compiendo un viaggio in una località dove l'occasione di farsi tatuare è a portata di mano, se non addirittura offerta con insistenza. Al di là di questa ragione di fondo, in taluni casi la richiesta è suscitata da altri motivi come il disegno troppo banale o il suo posizionamento non ideale. Ma possono esistere anche ragioni socioeconomiche che inducono alla cancellazione del tatuaggio. Per esempio, ci sono posti di lavoro in cui si esige più o meno formalmente che non si portino tatuaggi visibili: sul dorso delle mani o sui polsi per chi lavora in un negozio di un certo livello come le gioiellerie; oppure sulle braccia o sugli avambracci per chi fa il poliziotto. Non mancano, infine, le richieste di togliere il tatuaggio per ragioni strettamente mediche, in particolare per le allergie che può aver sviluppato. Qui la situazione si complica perché non è così automatico, così facile eliminare un tatuaggio che è causa di reazioni fisiche. Siamo anni che mettiamo in guardia i giovani dai rischi di queste mode, rileva Giovanni D'Agata, presidente dello "Sportello dei Diritti", e la nuova tendenza alla rimozione di questi segni sul proprio corpo ci conferma che pensarci più di una volta prima di farsi incidere è una buona prassi per evitare di subire conseguenze dannose per il proprio benessere psicofisico o più semplicemente di pentirsi.

Lecce, 15 agosto 2014                                                                                                                                                                                         



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Redazione del CorrieredelWeb.it


giovedì 14 agosto 2014

A rischio salute i figli di donne obese

La probabilità di finire in ospedale nei primi 5 anni di vita è del 50% superiore, per condizioni che vanno da infezioni a disturbi respiratori, metabolici ed endocrini. 

I figli nati da donne obese hanno un rischio del 50% maggiore di finire in ospedale nei primi cinque anni di vita, per cause che vanno da infezioni a disturbi respiratori, metabolici ed endocrini. Lo indica uno studio della Griffith University, in Australia, condotto su oltre 5.500 donne e sui loro figli, il primo a studiare il legame fra il peso della madre prima della gravidanza e i ricoveri in ospedale della prole. Lo studio, guidato dall'epidemiologa Cate Cameron, "è significativo perché è il primo a collegare il peso della madre basato sull'indice di massa corporea prima della gravidanza e la salute della prole, misurata in termini di ricoveri in ospedale lungo un periodo esteso, di cinque anni", scrive l'autrice sull'International Journal of Obesity. "Non si tratta di incolpare le donne, non vogliamo certo dire che sia colpa della madre se il piccolo finisce in ospedale. Ma se la donna riesce a ridurre il suo peso, se compie qualsiasi passo per essere in buona salute, il beneficio non sarà solo per lei, ma anche per il nascituro". Il prossimo passo, aggiunge la studiosa, sarà di analizzare il materiale genetico prelevato e conservato, per comprendere quale sia il processo biologico in atto, usando i dati del Dna prelevato dal sangue del cordone ombelicale dei neonati. Ancora una volta, rileva Giovanni D'Agata, presidente dello "Sportello dei Diritti", l'obesità e gli stili di vita eccessivi quando si tratta di alimentazione, finiscono nel mirino della ricerca anche se questa volta non per le conseguenze personali che possono portare ma per quelle che riguardano i nostri figli. In tal senso, non finiremo mai di ripetere, attraverso la nostra attività d'informazione che biosgna cercare di condurre uno stile di vita che sia il più sano possibile, partendo dalla nostra alimentazione quotidiana.




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Redazione del CorrieredelWeb.it


mercoledì 13 agosto 2014

Listeria. Dodici danesi sono morti dopo aver mangiato salsiccia


Dodici persone sono morte in Danimarca dopo aver mangiato salsiccia a seguito di un'infezione batterica nota come Listeria, una malattia infettiva, trasmessa in genere con gli alimenti, che si manifesta sporadicamente in forma conclamata, causata da Listeria monocytogenes: batterio Gram positivo, aerobio, dotato di grande mobilità capace di produrre alcune tossine. Fra i sintomi e i segni clinici (a seconda della tipologia), ritroviamo: febbre alta, endocardite, osteomielite, colecistite, peritonite, meningite, paralisi dei nervi cranici, perdita motoria.Principale fonte del focolaio di listeria sarebbe un produttore di carne, che produce salumi e altre carni, ha comunicato il Ministero della Salute danese in data di ieri che ha testualmente dichiarato: "La società è stata pertanto chiusa e tutti i suoi prodotti sono stati ritirati".Dal settembre 2013, 20 persone di età diverse sono stati infettati con Listeria in Danimarca, di cui 15 solo negli ultimi tre mesi, ha riferito il Statens Serum Institute, che indaga circa la causa del focolaio. Gli stessi batteri sono stati scoperti in un tipo di salsiccia della società in questioe.  "Dodici pazienti sono deceduti entro 30 giorni dalla data di degustazione."Non è dato sapere, al momento quale sia la società produttrice delle carni incriminate, rileva Giovanni D'Agata, presidente dello "Sportello dei Diritti", nè se la stessa abbia esportato prodotti al di fuori della Danimarca.Resta il fatto che tutti i turisti e viaggiatori che si devono recare nel paese nordico - alla luce delle dure decisioni prese dal Ministero danese nei confronti del produttore - possono tirare un sospiro di sollievo poichè non dovrebbe essere più in commercio alcun alimento dell'azienda in questione.

Lecce, 12 agosto 2014                                                                                                                                                                                         



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Redazione del CorrieredelWeb.it


Toscana: 4 cani della pet therapy vincitori dell'internazionale PremioFedeltà



GALILEO, GINNY, MUFFIN, POLPETTA
QUATTRO CANI DELLA PET THERAPY DI ANTROPOZOA
VINCITORI DEL 53 ESIMO "PREMIO FEDELTA'"
Saranno premiati il 16 agosto a San Rocco di Camogli 



Lavorano con bambini e nonni in ospedali, scuole, centri anziani e per disabili
Chi sono e alcune storie dei 4 vincitori

Galileo, flat di 7 mesi; Ginny labrador di 8 anni; Muffin e Polpetta, entrambi meticci di barboncino di 3 anni. Sono i "cani dottore" dell'Associazione Antropozoa (con sede in Toscana) ai  quali è stato assegnato il 53 esimo premio internazionale "Fedeltà del cane" che sarà consegnato sabato 16 agosto a San Rocco di Camogli, nel giorno della festa patronale.

Organizzato dall'associazione per la valorizzazione turistica locale con il patrocinio della Regione Liguria, della Provincia di Genova, dell'Ente Parco di Portofino e del Comune, il premio è stato attribuito ai quattro cani, ma si estende – nelle intenzioni dell'organizzazione - a tutti i cuccioli che l'associazione Antropozoa Onlus impiega ormai da oltre 15 anni nella pet therapy sia per i bambini che per gli anziani, in particolare malati di Alzheimer.
Con Antropozoa lavorano in maniera continuativa e costante in ospedali, case di riposo, centri di salute mentale, scuole. Sono loro insieme ad altri cuccioli sempre di Antropozoa i "cani dottore" così preziosi e costantemente presenti all'ospedale pediatrico Meyer di Firenze.


La carta d'identità dei cani premiati nel racconto di FRANCESCA MUGNAI, una delle massime esperte di pet therapy in Italia, con formazione psicologica, educativa e cinofila e presidente di Antropozoa Onlus:

Muffin è un meticcio di barboncino di 3 anni è un cane molto morbido  e gentile. Si avvicina  con gioia a tutti i più piccoli. Ama stare in braccio ed essere coccolato
Ginny è un labrador di 8 anni. Generosa, entusiasta nella collaborazione, sa essere relazionale in maniera molto semplice e pulito. Ha una profonda intesa con chi ha sofferenza e percepisce sempre perfettamente lo stato d'animo dell'altro.
Polpetta è un meticcio di barboncino di 3 anni . È sicuro di sé, ama il contatto con gli altri, in particolare i bambini e strappa sorrisi  a tutti. Ama le coccole. Il suo difetto maggiore è che appena vede avvicinarsi una mano amica, si sdraia in terra a pancia in su per farsi fare i grattini. Ed è difficile farlo rialzare
Galileo è un Flat di 7 mesi. È  un cucciolotto buffo: giovane d'età, da subito ha manifestato una predisposizione al contatto con gli esseri umani, in particolare i bambini.
E' molto curioso, infila il musetto dappertutto e quando vede una pozza d'acqua (spesso di fango) non riesce a trattenersi e si lancia dentro, schizzando chiunque gli stia intorno

I 4 cani sono "esperti" di pet therapy, sia per i bambini che per gli anziani, in particolare quelli con Alzheimer.
Ginny per la sua grandezza fisica lavora molto in reparti di neurochirurgia e o neurosensoriali, adatta per la riattivazione motoria dopo interventi importanti oppure con bambini che hanno caratteristiche depressive, malattie psichiatriche, problemi di iperattività.
I cani piccoli come Polpetta e Muffin sono capaci all'occorrenza di stare in collo ai bambini o di salire sui letti. 
Fanno sorridere, procurano emozioni positive e di tranquillità, fungono da 'rompighiaccio', attirando l'attenzione del bambino anche solo con lo sguardo, laddove non può esserci un'interazione fisica. 

Nella stessa seduta, spesso i cani di taglie diverse vengono condotti insieme. Con i grandi è possibile lavorare sulla riabilitazione motoria, mentre quelli piccini suscitano simpatia, coccole, sono utili nell'accrescere l'autostima e diminuire le paure.

I loro amici a due zampe, grazie anche alla fisicità simpatica di natura, li accarezzano, danno loro da mangiare, li accudiscono e fanno obbedire a semplici ordini, entrano in contatto con il linguaggio non verbale dell'animale. Questa esperienza ha vari riscontri positivi: migliora la qualità della vita, la socializzazione, l'autostima e accelera la guarigione. Per questi pazienti, significa anche trascorrere qualche ora in un ambiente diverso, nella natura, senza barriere e incamerare ricordi che avranno effetti benefici su di loro per molto tempo.

COME VENGONO SCELTI I CANI PER LA PET THERAPY

Non è tanto la razza (anche se alcune sono predisposte per natura)  a far propendere verso un cane della pet therapy, quanto il carattere dell'animale nonché le caratteristiche del soggetto con cui deve relazionarsi.
Per esempio in un reparto oncologico, dove il clima è di paura e il bimbo vive un blocco delle emozioni, è importante attivare una relazione che lavori sugli aspetti depressivi. Il cane 'ideale' dunque deve avere caratteristiche di calma, leggerezza, contenimento, deve far sorridere e procurare emozioni positive e di tranquillità.
In una rianimazione-terapia intensiva dove il bimbo è allettato in mezzo a macchinari e a medici vestiti tutti in un certo modo, è necessario rompere uno schema di quotidianità sempre uguale. L'animale rappresenta una diversità, deve colpire l'attenzione facendo esercizi sorprendenti.
Il cane della pet therapy deve avere in sé caratteristiche diverse, deve saper fare molte cose ma allo stesso tempo essere campo e contenuto.
Il cane dunque viene scelto in base alle caratteristiche e in base al percorso che deve fare in ospedale.
A livello di razza, sicuramente i labrador sono tra i più adatti perché sono cani da riporto e per istinto hanno la generosità e l'entusiasmo nella collaborazione, sanno essere relazionali in maniera molto semplice e pulita, elemento fondamentale quando si opera in un contesto di grande sofferenza, paura e perdita delle coordinate della quotidianità come in un ospedale pediatrico.
Anche i cani più  piccoli come i meticci sono molto adatti perchè mostrano una duttilità mentale e una resistenza psicofisica maggiore.
In ospedale, per esempio, per il tipo di interazione con i piccoli pazienti è importante presentare tipologie e tipicità fisiche e caratteriali diverse in base alle esigenze dei reparti e dei pazienti. I cani piccoli sono capaci all'occorrenza di stare in collo ai bambini o di salire sui letti, mentre quelli di stazza più grande possono portare i p
iccoli a fare una passeggiata nei corridoi. 


Alcune storie dei cani premiati (nel racconto della dott.a Francesca Mugnai)

In alcuni reparti come l'oncoematologia  i nostri cani e gli operatori che li seguono hanno il difficile compito di accompagnare i bambini nelle ultime ore della loro vita. Per alleviare la loro paura parliamo dei cani, raccontiamo le loro storie e ci facciamo raccontare le storie vissute dai bambini

R., una bambina di 4 anni affetta da leucemia, aveva uno splendido rapporto con un labrador, Cannella, conosciuto durante le fasi di ricovero e di chemioterapia in ospedale. Quando R. tornava a casa dopo lunghi ricoveri ripeteva con i suoi gerbilli gli esercizi e l'attività di accudimento provati con il quattro zampe in ospedale.

Un altro esempio: A., 16 anni, affetto da osteosarcoma, durante la degenza nel reparto di oncoematologia, trascorreva insieme alla sua mamma e allo specialista in pet therapy interi pomeriggi con Muffin e a parlare della scelta del cucciolo che avrebbero preso dopo la fine del percorso di cura.

O ancora L.: 12 anni, ricoverato in rianimazione, durante il ricovero in ospedale ascoltava, insieme al suo papà che con premura lo assisteva, lezioni di "canologia" per poi al suo rientro a casa riapplicarle con l'amatissimo pastore tedesco.

S., una bambina di 6 anni ricoverata in neurochirurgia dopo un delicatissimo intervento, si rifiutava di tornare a camminare. Lo ha fatto solo quando Polpetta ha perso il suo biscottino e lei, per aiutarlo, istintivamente si è alzata dal letto ed è andato a cercarlo.

Tutte storie in cui l'elemento animale unisce nella dimensione del tempo della cura tutta la famiglia, anche in momenti della vita molto complicati. I cani hanno effetti benefici anche per i genitori, soprattutto in situazioni disperate per i loro figli: permettono di vivere un momento di distrazione.


Molte persone anziane e malate che raggiungiamo negli istituti di cura e che si rifiutano di camminare per paura del dolore, si alzano per accompagnare Ginny a fare una piccola passeggiata nel corridoio.


I ragazzi con disturbo dello spettro autistico sorridono meno, hanno difficoltà di socializzazione o a interpretare l'espressione e il tono della voce altrui, vivono in un mondo tutto interiore. Necessitano di tanto affetto e di una educazione specifica. Trovano grande beneficio nello stare in particolare con Galileo: con lui e con gli altri animali della fattoria fanno ottimi esercizi che hanno risultati positivi anche nella vita familiare.

Il piccolo T., 8 anni, con DSA, ha avuto un rapporto speciale con il cane che ha inaugurato la pet therapy all'ospedale Meyer di Firenze: Quelo, un meticcio. Quando il cagnolino è morto, T. ha chiesto di dedicargli una strada, "Via Quelo": da un rapporto di amore e amicizia unico tra un bambino speciale che vive di affetti e di relazioni speciali e un cane speciale che ha lasciato un ricordo che mai nessuno potrà cancellare.



ANTROPOZOA ONLUS

Antropozoa da oltre 15 anni collabora in maniera continuativa e costante sia nel panorama regionale che extraregionale con strutture pubbliche e private, ospedali, case di riposo, centri di salute mentale, scuole e Università, con progetti e interventi che prevedono l'ausilio degli animali. Il gruppo Antropozoa è costituito e collabora attivamente con professionisti specializzati con conoscenza ed esperienza nel campo delle scienze psicologiche educative e riabilitative e specialisti del mondo animale.
È l'unica associazione in Italia a lavorare in modo costante e continuativo in una struttura sanitaria pubblica, ossia l'AOU pediatrica Meyer di Firenze. Qui gli animali entrano in ogni reparto, inclusi i più delicati come l'oncoematologia e la rianimazione.

Antropozoa opera con circa una ventina di cani, di diverse razze e molte altre specie animali, quali asini, caprette altri animali da fattoria e sta ultimando la realizzazione di una 'therapy farm" a Castelfranco di Sopra (Ar).

Il principio caratterizzante il "Modello Antropozoa" è che l'operatore è l'attivatore e facilitatore insieme e con all'animale di dinamiche relazionali complesse e strategiche, in cui si realizza il cuore dell'intervento di pet therapy.

L'associazione Antropozoa si occupa di
Interventi di alta specializzazione negli ospedali pediatrici e nei reparti di pediatria;
Progetti per psicopatologie pediatriche (in particolare autismo)
Progetti per anziani (in particolare Alzheimer)
- Interventi nelle scuole di ogni ordine
- Formazione professionale nei programmi assistiti con l'ausilio degli animali, con particolare attenzione al lavoro negli ospedali;
- Giornate ed incontri con i bambini ospedalizzati nelle aree rurali;
- Organizzazione di gruppi di studio, di ricerca , seminari e convegni;
- Incentivazione di studi e ricerche sulle attività e terapie assistite con l'ausilio degli animali.

L'associazione ha ricevuto in questi anni importanti riconoscimenti scientifici. Nel 2002 ha vinto a Stoccolma, al Congresso Internazionale IAHAIO, il premio "The Best Poster" sull'attività con gli animali condotta nel reparto di Oncoematologia dell'Ospedale Meyer. Ha partecipato come relatore al convegno internazionale quadriennale sulla pet therapy a Chicago
A giorni è prevista l'uscita dell'edizione italiana del libro "Attachment to pets" di Turner et al., il primo libro scientifico sulla pet therapy edito da Hogrefe per il quale la presidente di Antropozoa Francesca Mugnai si è occupata della cura della traduzione e dell'integrazione sulla pet therapy in Italia. La presentazione del libro sarà il 30 ottobre a Palazzo Medici Riccardi a Firenze preceduta da una lectio del prof. Dennis Turner e della professoressa Andrea Beetz, massimi esperti internazionali di pet therapy.

 Nella foto, Francesca Mugnai con i 4 cuccioli premiati e due immagini di Polpetta e Galileo, utilizzabili citando Antropozoa. 




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Redazione del CorrieredelWeb.it

martedì 12 agosto 2014

Epidemia di Ebola in Africa occidentale. Aggiornamento epidemiologico sui dati OMS

L'8 agosto scorso, l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato lo scoppio del virus Ebola (EVD) che sta evolvendosi in Africa occidentale, al livello di emergenza di sanità pubblica di preoccupazione internazionale (PHEIC). Come associazione che per prima ha reso pubblica in Italia il diffondersi della malattia, rileva Giovanni D'Agata, presidente dello "Sportello dei Diritti", continueremo ad informare e fornire i dati aggiornati rilevati dagli organismi internazionali. L'epidemia ha avuto il suo inizio nel dicembre 2013 e sta attualmente accelerando e sta crescendo in Guinea, Liberia, Sierra Leone e, più recentemente, in Nigeria, un paese appena colpito con infezioni acquisite localmente. La trasmissione si è verificata nelle grandi città di questi quattro paesi (Conakry, Freetown, Monrovia e Lagos). A partire dal 6 agosto, il numero cumulativo di casi segnalati è stato di 1779, tra cui 961 morti, rendendo questo scoppio di EVD di gran lunga il più grande mai registrato in termini di estensione geografica e numero di casi e decessi segnalati. Di questi, 815 casi (46%) tra cui 358 decessi sono stati segnalati nelle ultime quattro settimane. Il 29 luglio 2014 è stato notificato un probabile caso di EVD in Nigeria. Il paziente ha viaggiato in aereo ed è giunto a Lagos, in Nigeria, il 20 luglio via Lomé, Togo e Accra, in Ghana ed era sintomatico al momento dell'arrivo. A partire dal 7 agosto, sono state effettuate evacuazioni mediche di pazienti ammalati USA (due pazienti) e Spagna (un paziente). La distribuzione dei casi secondo il report settimanale dall'inizio dello scoppio è il seguente:

Numero di casi di EVD della scorsa settimana in Africa occidentale (Guinea, Sierra Leone, Liberia e Nigeria) fino al 06/08/2014 per ogni paese sulla base dei dati aggiornati dell'OMS. I dati per la settimana 32/2014 sono comunque incompleti.

Situazione nei singoli paesi fino al 6 agosto (fonte OMS)

Guinea: 495 casi (355 confermati), tra cui 367 morti (rapporto tra contagio-morte 74%).

Liberia: 554 casi (148 casi confermati), tra cui 294 morti (rapporto tra contagio-morte 53%).

Nigeria: 13 casi (0 confermati, sospettati di 7 probabili e 6), tra cui 2 morti.

Sierra Leone: 717 casi (631 confermati), tra cui 298 morti (rapporto tra contagio-morte 42%).

Panoramica dei casi EVD (confermati, probabili e sospetti) e morti in Guinea, Liberia, Sierra Leone e Nigeria, fino al 6 agosto 2014

 

Paese          Numero di casi    Numero di morti         CFR *

Guinea                        495                             367                  74%

Sierra Leone   717                             298                  42%

Liberia            554                             294                  53%

Nigeria              13                                 2                  15%

Totale              1779                            961                   54%

* CFR - caso tasso di mortalità




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Redazione del CorrieredelWeb.it


Diabete: insulina per inalazione. Sanofi lancia inalatore per l'insulina

 Il gruppo farmaceutico francese Sanofi ha scommesso investendo fino a 925 milioni dollari su un nuovo metodo di somministrazione dell' insulina. Da subito disponibile in commercio

La francese Sanofi ha scommesso investendo fino a 925 milioni di dollari su un nuovo metodo di somministrazione dell' insulina: insulina per inalazione, dovrebbe essere sola da subito in commercio.  Sanofi ha concesso in licenza il prodotto, chiamato Afrezza, alla società biotech americana MannKind Corporation. Le due società hanno rilasciato a tal proposito una dichiarazione congiunta.  L'accordo riguarda la polvere con un piccolo inalatore denominato Afrezza. Il gruppo francese sarà responsabile degli aspetti dello sviluppo, di regolamentazione e di commercializzazione del prodotto, mentre in MannKind produrrà il farmaco nel suo stabilimento di Danbury (Connecticut).  Afrezza ha ricevuto nel mese di giugno il via libera da parte della FDA, l'agenzia americana della salute, e il lancio del prodotto negli Stati Uniti è prevista per il primo trimestre 2015 Sanofi pagherà a MannKind un anticipo di 150 milioni di dollari, e poi i restanti pagamenti ad intervalli vincolati allo sviluppo e alle vendite fino a 775 milioni dollari, pari a un massimo di 925 milioni dollari (circa € 690.000.000).  I ricavi saranno condivisi tra Sanofi e MannKind al 65%  e 35%.Sanofi ha inoltre convenuto di anticipare a MannKind 175 milioni di euro per la sua quota di spese.  Il gruppo francese ha comunicato che il nuovo prodotto completa la sua gamma di soluzioni per il diabete, che comprende farmaci e dispositivi per la gestione e il monitoraggio del glucosio nel sangue.Già la rivale statunitense Pfizer nel mese di ottobre 2007 aveva ritirato la commercializzazione di insulina per inalazione chiamata Exubera, in quanto aveva causato un aumento dei casi di cancro al polmone tra ex pazienti fumatori. Per Giovanni D'Agata, presidente dello "Sportello dei Diritti", finalmente una somministrazione dell'insulina non invasiva che potrebbe liberare i diabetici dalla tortura delle frequenti punture di ago. In questo modo, i pazienti diabetici potranno dire addio alle continue iniezioni di insulina.




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Redazione del CorrieredelWeb.it


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