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mercoledì 27 maggio 2026

SALUTE, MENSE PIÙ SANE, MENU VEGETALI E MENO SPRECHI: COSÌ L’EUROPA RIDUCE OBESITÀ INFANTILE ED EMISSIONI


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MENSE PIÙ SANE, MENU VEGETALI E MENO SPRECHI: COSÌ L’EUROPA RIDUCE OBESITÀ INFANTILE ED EMISSIONI

Oltre 1 milione di bambini coinvolti in 22 Paesi, quasi 4.000 scuole, più di 100 milioni di pasti l’anno e ritorni sociali fino a 2,69 euro per ogni euro investito:
 i risultati del progetto europeo SchoolFood4Change presentati al Forum Compraverde Buygreen 2026

 

Roma, 27 maggio - Più frutta e verdura, menù con più proteine vegetali, meno cibo ultraprocessato e meno sprechi alimentari. Ma anche nuovi appalti pubblici e filiere locali per trasformare le mense scolastiche in uno strumento di salute pubblica e riduzione dell’impatto ambientale.

È da qui che parte SchoolFood4Change, una delle più grandi sperimentazioni europee dedicate al rapporto tra alimentazione, salute pubblica e sostenibilità ambientale, che coinvolge quasi 4.000 scuole in 22 Paesi, oltre 1 milione di bambini e più di 100 milioni di pasti scolastici serviti ogni anno. Il progetto Ue - coordinato da ICLEI – Local Governments for Sustainability e sviluppato con una rete internazionale di città, istituzioni e organizzazioni partner- presentato da Fondazione Ecosistemi al Forum Compraverde Buygreen 2026 in corso a Roma, ha sviluppato 42 nuove ricette plant-forward (alimentazione in cui gli ingredienti vegetali diventano prevalenti, senza però eliminare necessariamente del tutto carne o prodotti animali), formato oltre 5.000 operatori delle mense e misurato gli effetti concreti della transizione alimentare nelle scuole: dai miglioramenti nelle abitudini nutrizionali alla riduzione delle emissioni climalteranti fino al ritorno sociale degli investimenti pubblici, stimato fino a 2,69 euro per ogni euro speso.

L’iniziativa parte da un presupposto semplice: il cibo servito ogni giorno nelle scuole non è soltanto un servizio mensa, ma uno strumento che può incidere contemporaneamente su obesità infantile, qualità della salute, emissioni climalteranti, sprechi alimentari, educazione e filiere agricole locali.

Per questo SchoolFood4Change ha lavorato in questi anni su più fronti: aumento di frutta, verdura e legumi nei menù scolastici, crescita dei pasti plant-based, riduzione del cibo ultraprocessato, acquisti biologici e locali, formazione dei cuochi, educazione alimentare nelle scuole e nuovi criteri ambientali negli appalti pubblici.

I dati sulla salute: nei campioni monitorati diminuiscono sovrappeso e obesità

Uno dei fronti principali riguarda la salute infantile. In Europa quasi un bambino su tre è in sovrappeso o obeso e l’iniziativa punta a intervenire proprio nel luogo in cui si formano quotidianamente le abitudini alimentari: la scuola.

I dati raccolti nelle scuole pilota mostrano risultati definiti promettenti dai promotori. Nei campioni monitorati in Dordogna e Vienna, la prevalenza di sovrappeso e obesità è diminuita rispettivamente dal 51,5% al 15,2% e dal 17% al 4,1%. Parallelamente è aumentata l’aderenza alle linee guida nutrizionali nazionali: a Madrid si è passati dal 28,5% al 61%, mentre a Milano il dato è cresciuto dal 47% al 65%, segnale di un miglioramento delle abitudini alimentari anche nelle scuole italiane coinvolte nella sperimentazione europea.

Secondo il progetto, la lotta all’obesità infantile non può dipendere soltanto dalle famiglie o dai comportamenti individuali, ma anche dalla qualità dei pasti scolastici, dall’educazione alimentare e dalle scelte delle amministrazioni pubbliche.

Meno emissioni grazie ai menu plant-based e alla riduzione degli sprechi

Accanto alla salute c’è il tema ambientale. Nelle 765 scuole europee coinvolte nella misurazione aggregata dell’impatto climatico, SchoolFood4Change ha registrato una riduzione media del 33% delle emissioni climalteranti associate ai pasti scolastici. Il risultato è stato ottenuto attraverso più leve: aumento dei menu vegetali, prodotti biologici, filiere locali, riduzione degli sprechi alimentari e introduzione di criteri ambientali negli appalti pubblici.

Nelle 765 scuole analizzate, il 39% dei pasti serviti è oggi plant-based. A Leuven, in Belgio, l’introduzione di menu vegetali nel 61% dei pasti ha consentito una riduzione del 92% delle emissioni legate al cibo servito.

Tra le realtà italiane coinvolte emergono Milano e Nuoro: il capoluogo lombardo è indicato tra le città che hanno contribuito maggiormente alla diffusione dei menu plant-based, mentre Nuoro si distingue per l’elevato utilizzo di prodotti biologici e per il rafforzamento delle filiere territoriali nella ristorazione scolastica.

Secondo la ricerca, il 34% dell’impatto climatico complessivo della ristorazione scolastica dipende proprio dagli sprechi alimentari: intervenire su eccedenze, porzioni e organizzazione delle cucine può quindi ridurre drasticamente le emissioni associate ai pasti serviti nelle scuole.

Gli appalti pubblici come leva per cambiare il sistema alimentare

Uno degli aspetti centrali della sperimentazione riguarda il ruolo degli appalti pubblici. Oltre 3.200 scuole europee stanno sperimentando modelli innovativi di approvvigionamento alimentare basati su qualità nutrizionale, sostenibilità ambientale, filiere territoriali e riduzione degli sprechi.

Secondo SchoolFood4Change, la ristorazione scolastica rappresenta una delle forme più concrete con cui la spesa pubblica può orientare il mercato alimentare e sostenere modelli agricoli più sostenibili.

Per ogni euro investito almeno 2,5 euro di ritorno sociale

L’iniziativa ha misurato anche il ritorno sociale dell’investimento in cinque realtà europee — Tallinn, Ghent, Copenhagen, Repubblica Ceca e Nuoro — calcolando gli effetti generati dalla transizione verso sistemi di ristorazione scolastica più sostenibili.

Il risultato mostra che per ogni euro aggiuntivo investito si generano almeno 2,5 euro di valore sociale, considerando benefici sanitari, ambientali, educativi ed economici.

Tra i casi studio compare anche Nuoro, indicata come una delle esperienze più avanzate nell’integrazione di filiere corte e criteri ambientali nei bandi pubblici per la ristorazione scolastica, con effetti positivi sia sull’economia locale sia sulla qualità nutrizionale dei pasti.

Secondo l’analisi, il cibo scolastico non rappresenta quindi soltanto un costo di servizio, ma un investimento pubblico in grado di produrre effetti misurabili sulla salute delle nuove generazioni, sulla sostenibilità ambientale e sulle economie locali.

42 nuove ricette e oltre 5.000 operatori formati

La trasformazione delle mense è passata anche dalle cucine scolastiche. SchoolFood4Change ha formato oltre 5.000 partecipanti tra cuochi, operatori delle mense e personale scolastico, sviluppando 42 nuove ricette plant-forward pensate per aumentare la presenza di ingredienti vegetali senza ridurre il gradimento dei bambini.

Più di 2.300 studenti provenienti da 12 Paesi hanno partecipato ai test sensoriali sui nuovi menu, mentre oltre 1.200 scuole stanno applicando il modello “Whole School Food Approach”, che integra educazione alimentare, orti scolastici, laboratori, visite nelle aziende agricole e coinvolgimento delle famiglie.

Attraverso il Forum Compraverde Buygreen, la Fondazione Ecosistemi porta così al centro del dibattito europeo il tema della ristorazione scolastica come uno dei terreni più concreti su cui si intrecciano salute pubblica, ambiente, educazione alimentare e qualità della spesa pubblica.

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domenica 10 maggio 2026

Studio Internazionale su rischi cardiovascolari per consumo di cibi ultraprocessati

Cibi ultra-processati e salute cardiovascolare: un consenso europeo guida i cardiologi nella pratica clinica

 

Uploaded ImageLe persone che consumano maggiori quantità di alimenti ultra-processati presentano un rischio più elevato di malattie cardiovascolari e mortalità cardiovascolare. 

 

Gli alimenti ultra-processati sono sempre più presenti nelle abitudini alimentari quotidiane e, secondo le evidenze scientifiche accumulate negli ultimi anni, il loro consumo elevato potrebbe avere conseguenze importanti sulla salute cardiovascolare. A richiamare l’attenzione su questo tema è un documento di consenso della Società Europea di Cardiologia n pubblicato sull’European Heart Journal, concepito come strumento pratico per i cardiologi, con l’obiettivo di aumentare la consapevolezza clinica sui rischi cardiovascolari associati a questi alimenti e di supportarne la gestione nella pratica quotidiana.

 

Il lavoro è stato elaborato dal Council for Cardiology Practice della European Society of Cardiology e dalla European Association of Preventive Cardiology, insieme a un gruppo internazionale di esperti coordinato da Luigina Guasti dell’Università degli Studi dell'Insubria di Varese, Marialaura Bonaccio dell’I.R.C.C.S. Neuromed di Pozzilli, Massimo Piepoli dell’Università degli Studi di Milano e Licia Iacoviello della Università LUM di Casamassima e dell’I.R.C.C.S. Neuromed.

 

Basato su una revisione approfondita degli studi disponibili, il documento non si limita a sintetizzare i dati scientifici, ma offre raccomandazioni pratiche e operative per aiutare i cardiologi a integrare la valutazione del consumo di alimenti ultra-processati e il counselling nutrizionale nella cura di routine. Viene inoltre proposto un approccio graduale alla prevenzione cardiovascolare, con strumenti utili a migliorare la comunicazione con il paziente e favorirne il coinvolgimento attivo. Secondo il documento, le persone che consumano maggiori quantità di alimenti ultra-processati presentano un rischio più elevato di malattie cardiovascolari e mortalità cardiovascolare. Questi prodotti sono inoltre associati a obesità, diabete di tipo 2, ipertensione e malattia renale cronica.

 

“Le ricerche sugli alimenti ultra-processati si sono sviluppate in particolare negli ultimi dieci anni. - ricorda Licia Iacoviello, responsabile UOR di Epidemiologia e Prevenzione dell’IRCCS Neuromed e professore ordinario di Igiene all’Università LUM di Casamassima - E’ necessario perciò che la prevenzione delle malattie cardiovascolari, anche nella pratica clinica, non si concentri, come ancora avviene, sui nutrienti, ma anche sul grado di trasformazione industriale degli alimenti. Anche prodotti con un buon profilo nutrizionale possono infatti risultare dannosi se altamente processati.”

 

“Gli alimenti ultra-processati, prodotti con ingredienti industriali e additivi, hanno progressivamente sostituito molti modelli alimentari tradizionali - dice Luigina Guasti, professoressa associata di Medicina Interna all’Università dell’Insubria -. Le ricerche internazionali suggeriscono che questi alimenti siano associati a diversi fattori di rischio cardiovascolare, come obesità, diabete e ipertensione, oltre che al rischio di sviluppare malattie cardiache e di morirne. Tuttavia, questa consapevolezza non è ancora entrata pienamente nella pratica clinica cardiologica”.

 

Tra i dati riportati nel documento, gli adulti con il più elevato consumo di alimenti ultra-processati mostrano fino al 19% in più di rischio di malattie cardiache, il 13% in più di rischio di fibrillazione atriale e fino al 65% in più di rischio di mortalità cardiovascolare rispetto a chi ne fa un consumo ridotto. Il documento sottolinea inoltre che il consumo di questi prodotti è in crescita in molti Paesi europei.

 

Gli autori invitano i cardiologi a includere sistematicamente la valutazione del consumo di alimenti ultra-processati nell’anamnesi alimentare dei loro pazienti, soprattutto in presenza di rischio cardiovascolare, e a discutere strategie concrete per ridurne il consumo, integrando queste indicazioni nei percorsi di prevenzione.

 

“Le associazioni tra alimenti ultra-processati e malattie cardiovascolari sono coerenti e biologicamente plausibili. - dice Marialaura Bonaccio, epidemiologa senior dell’I.R.C.C.S. Neuromed - Gli alimenti ultra-processati aumentano il rischio cardiovascolare soprattutto favorendo obesità, diabete, ipertensione e alterazioni dei grassi nel sangue. Tendono inoltre ad avere elevate quantità di zuccheri, sale e grassi poco salutari. A questo si aggiungono additivi, contaminanti e modifiche della struttura degli alimenti che possono favorire infiammazione, alterazioni metaboliche, cambiamenti del microbiota intestinale e sovralimentazione.”

 

Il documento evidenzia inoltre che, anche in ambito clinico, molte linee guida alimentari continuano a concentrarsi soprattutto sui nutrienti, mentre il grado di trasformazione industriale degli alimenti riceve ancora un’attenzione limitata. In questa prospettiva, il documento di consenso della Società dei Cardiologi Europei si inserisce in un quadro più ampio di strategie di salute pubblica e di politiche alimentari, promuovendo un approccio integrato e centrato sugli alimenti per migliorare la salute cardiovascolare.

 

Gli autori sottolineano infine la necessità di ulteriori studi di intervento a lungo termine per comprendere meglio gli effetti della riduzione degli alimenti ultra-processati sulla salute cardiovascolare e chiarire il ruolo di additivi, composti derivati dalla lavorazione industriale e modifiche della struttura degli alimenti, con l’obiettivo di fornire indicazioni sempre più precise e utili ai cardiologi nella gestione dei loro pazienti e nei programmi di prevenzione della popolazione sana.

  

Ultra-processed foods, lifestyle management, and cardiovascular diseases: a clinical consensus statement of the European Society of Cardiology Council for Cardiology Practice and the European Association of Preventive Cardiology of the European Society of Cardiology”, by Luigina Guasti et al. European Heart Journal.

DOI: https://doi.org/10.1093/eurheartj/ehag226


mercoledì 15 marzo 2023

Gli ormoni che ci fanno bene: siamo pronti alla Giornata della felicità?

Ormoni e neurotrasmettitori, gli alleati della felicità:
sappiamo dove sono ma non li stimoliamo abbastanza

Tutte le emozioni sono il prodotto dei neurotrasmettitori e degli ormoni, i nostri messaggeri chimici. In occasione della Giornata della felicità (20/3) un sondaggio conferma quanto siamo consapevoli dell'esistenza e quanto poco interagiamo per stimolarli
Spesso pensiamo che la felicità sia una sensazione soggettiva, ma ci sono molti i fattori che possono influenzare il nostro stato d'animo, come ad esempio la produzione ormonale, che a sua volta si attiva a seguito di reazioni biochimiche indotte dal nostro cervello.
"Per aiutare il corpo a produrre gli ormoni della felicità è importante dormire a sufficienza, fare esercizio regolarmente ed essere socialmente attivi. Ma non basta. Ci si può allenare alla felicità. In alcuni periodi del ciclo mestruale, infatti gli ormoni influenzano notevolmente l'umore - spiega Alessandra BITELLI, Woman Empowering Coach per INTIMINA - ma si può imparare a riconoscerne i segnali e attuare delle strategie "antidoto" che permettano di contrastare gli effetti sulla felicità. Una di queste è esercitare e stimolare il pensiero a spostare l'attenzione dalla negatività e orientarlo verso una maggiore fiducia negli altri, ma anche verso sé stessi o nelle possibilità che la vita offre. Bastano pochi minuti al giorno dedicati a immaginare scenari nuovi e fiduciosi e magicamente l'attitudine a pensare negativo si trasformerà in una fabbrica di felicità".

SAPPIAMO QUALI SONO (87%) MA SOLO IL 45% DEDICA DEL TEMPO ALLE EMOZIONI
Il sondaggio di INTIMINA(1) ha rivelato che l'87% degli intervistati ha identificato correttamente i 4 ormoni responsabili della felicità (serotonina, ossitocina, endorfine e dopamina), ma solo il 45% dedica 30 o più minuti al giorno ad attività che li aiuta a sentirsi meglio. Oltre il 64% degli intervistati ha notato un aumento del benessere quando si sentiva felice e soddisfatto, mentre il 90% concorda sul fatto che l'isolamento sociale può portare a un aumento della depressione e dell'ansia, evidenziando l'importanza di sentirsi amati, accettati e vicini agli altri per la nostra salute generale.

LA DIFFERENZA TRA ORMONI E NEUROTRASMETTITORI
La principale differenza è che gli ormoni viaggiano attraverso il flusso sanguigno, mentre i neurotrasmettitori lavorano principalmente nel cervello e nel sistema nervoso centrale. Gli ormoni prodotti dalle ghiandole endocrine circolano nel sangue e raggiungono cellule e organi specifici, regolando molte funzioni corporee come la crescita, il metabolismo e i processi riproduttivi. Svolgono anche un ruolo nelle nostre emozioni, influenzando l'umore positivo o negativo. I neurotrasmettitori, invece, aiutano il sistema nervoso a comunicare, influenzando le funzioni corporee e i processi mentali e controllando le nostre emozioni.

LA SEROTONINA, L'ORMONE DELLA FELICITA'
La serotonina è un messaggero chimico (neurotrasmettitore) che svolge un ruolo chiave nella regolazione dell'umore al punto che quando i livelli sono alti nel cervello, sono associati stati di benessere, felicità e soddisfazione. È coinvolta in molti processi fisiologici come la regolazione del sonno, dell'appetito e della temperatura corporea. Svolge un ruolo nella regolazione del comportamento sociale e dell'aggressività, aiutando il controllo degli impulsi, il processo decisionale e la cognizione sociale. Inoltre la serotonina modula anche la percezione del dolore e la risposta allo stress. La serotonina è ottenuta dal triptofano (presente nelle uova, nel pesce, nella carne e nelle noci). È  prodotta dalle cellule intestinali e si stima che circa il 90% della serotonina totale del corpo si trovi nell'intestino.

L'OSSITOCINA, L'ORMONE DELL'AMORE
L'ossitocina viene spesso definita "l'ormone dell'amore" perché viene rilasciata in grandi quantità durante i legami sociali, il sesso, il parto e l'allattamento. È anche coinvolto nei processi legati alla fiducia e nella regolazione delle risposte allo stress. Oltre al suo ruolo nel comportamento sociale, ha dimostrato di avere effetti positivi sulla salute mentale, compresa la riduzione dell'ansia e della depressione.

LE ENDORFINE, GLI ANTIDOLORIFICI NATURALI
Le endorfine sono un gruppo di neurotrasmettitori prodotti dal corpo e agiscono come antidolorifici naturali. Come la serotonina, a volte vengono definiti "ormoni del benessere" perché possono creare sensazioni di euforia e benessere. Il rilascio di endorfine può anche portare a una diminuzione dello stress e dell'ansia e a un aumento del legame sociale. Le attività fisiche, come l'esercizio, lo yoga, il sesso e persino le risate, possono stimolare il rilascio di endorfine, motivo per cui possono essere associate al "runner's high" o alla sensazione di "benessere" che segue l'intensa attività fisica. Le endorfine hanno anche alcuni benefici per la salute, come abbassare la pressione sanguigna, migliorare il sistema immunitario e ridurre il rischio di malattie cardiache.

LE DOPAMINE PER REGOLARE LE EMOZIONI, L'APPRENDIMENTO E LO STRESS 
La dopamina è un neurotrasmettitore prodotto in diverse aree del cervello e viene secreto come reazione a "stimolanti" piacevoli come il cibo e il sesso. La dopamina oltre ad aiutare l'equilibrio emotivo, è utile per l'attenzione, la memoria e l'apprendimento. Contribuisce a regolare il flusso di informazioni nel cervello, permettendoci di conservare nuove informazioni. Fattori come lo stress, il sonno e la dieta possono influenzarne i livelli, come anche alcuni farmaci come gli antidepressivi.


FONTE
1.    Sondaggio INTIMINA (2022, su oltre 500 partecipanti di età compresa tra 18 e 50 anni)

Informazioni su Intimina: 
Fondata nel 2009, Intimina è la linea completa di prodotti a marchio svedese per il benessere intimo delle donne. Con tre gamme di cure - Mestruale, Rinforzo del pavimento pelvico e Benessere femminile - Intimina ha prodotti per donne di tutte le età. Ogni prodotto è realizzato con materiali di alta qualità sicuri per il corpo ed è stato progettato e testato con il supporto di un gruppo mondiale di consulenti medici e ginecologi.

martedì 28 febbraio 2023

Carestream presenta la sua ampia gamma di prodotti e soluzioni per immagini diagnostico


ALL'ECR 2023 (CONGRESSO EUROPEO DI RADIOLOGIA) CARESTREAM PRESENTA LA 

SUA AMPIA GAMMA DI PRODOTTI E SOLUZIONI PER IMAGING DIAGNOSTICO

 

L'azienda accoglierà i propri ospiti allo stand X2 - 220

 

Vienna, 28 febbraio 2023 – Carestream Health, azienda leader nei sistemi di imaging diagnostico, è tra i partecipanti dell'edizione 2023 del Congresso Europeo di Radiologia (ECR), il più grande appuntamento dedicato alla radiologia in Europa che si aprirà il 1° marzo a Vienna. 

 Evidenziando i più recenti progressi tecnologici raggiunti nell'ambito della diagnostica per immagini, l'azienda presenterà la gamma di prodotti e soluzioni nuove ed esistenti che contribuiscono a migliorare l'acquisizione e l'elaborazione delle immagini, a potenziare il flusso di lavoro degli operatori sanitari, ad aumentare l'efficienza e a migliorare l'assistenza e l'esperienza dei pazienti.


 "Il nostro crescente portfolio di soluzioni di imaging medicale si basa su una profonda ricerca scientifica, integrata dall'ascolto delle sfide, degli obiettivi e dei feedback dei nostri clienti", ha dichiarato Brian Calderbank, Global Marketing Director di Carestream. "Queste intuizioni guidano i nostri continui sforzi per sviluppare e fornire soluzioni che migliorano i risultati clinici, semplificano i workflow di imaging e riducono i costi, con vantaggi tangibili sia per i fornitori che per i pazienti".

 Tra le numerose novità, ricordiamo:

Il DRX-Evolution Plus System, la sala a raggi X digitale di Carestream che offre funzionalità e opzioni nuove per migliorare il comfort del paziente e il workflow, tra cui un piano d'appoggio piatto che consente di spostare i pazienti sul tavolo d'esame in modo più comodo e semplice. Inoltre, un nuovo vassoio di rotazione consente ai tecnici di cambiare l'orientamento del detettore all'interno del tavolo - eliminando la necessità di posizionarlo direttamente sotto il corpo del paziente - facendo risparmiare tempo ai radiografi e riducendo il rischio di far cadere il detettore.  

Il DRX-Revolution Mobile X Ray System, una "sala di imaging su ruote" potente e portatile dotata di funzioni che contribuiscono a snellire e migliorare il flusso di lavoro del radiologo e il comfort del paziente. Le caratteristiche includono una colonna collassabile per una migliore visibilità e freni e motori di azionamento più silenziosi. 

Una gamma più ampia di detettori DR, con due nuovi detettori con pixel di dimensione di 100 micron progettati per offrire immagini di qualità ottimale a un costo accessibile. I modelli Focus HD 35 e Focus HD 43 offrono alta risoluzione e definizione per una migliore qualità dell'immagine e sono dotati di uno scintillatore allo Iodurio di Cesio ideale per i pazienti pediatrici. Lux 35, il detettore wireless ergonomico, leggero e senza vetro, offre una risoluzione eccellente, migliori dettagli e una dose di esposizione ridotta rispetto ai detettori al gadolinio. 

Il detettore  DRX-LC, la nuova generazione di detettori per esami dei segmenti lunghi. Questo detettore acquisisce immagini di ossa lunghe e della colonna vertebrale con una singola esposizione, rendendolo ideale per l'imaging pediatrico. Inoltre offre la potenza di X-Factor e può essere condiviso con sale DRX, sistemi mobili e retroft. 

Il software ImageView, alimentato dal motore Eclipse, offre capacità di elaborazione delle immagini senza eguali. Eclipse utilizza algoritmi proprietari e intelligenza artificiale per amplificare il valore dell'intera catena di imaging. Le funzionalità di Imaging Intelligence e Workflow Intelligence aiutano a migliorare la chiarezza e la qualità delle immagini, a ottimizzare la dose e ad aumentare l'efficienza del flusso di lavoro.

Il 2 marzo alle ore 12,30 Carestream trasmetterà in livestream un tour del suo stand all'ECR. 

"Dalle sale radiografiche ricche di funzioni alle rivoluzionarie soluzioni di imaging mobile, da un'ampia gamma di detettori al software di imaging con intelligenza artificiale, il nostro portafoglio completo di soluzioni contribuisce a fornire un'eccellente assistenza ai pazienti, offrendo al contempo alle strutture la flessibilità di trovare la soluzione ottimale che soddisfi i loro specifici requisiti di flusso di lavoro e di budget", ha aggiunto Calderbank.




lunedì 23 gennaio 2023

Integratori, no agli abusi. I consigli dell'esperto per un corretto utilizzo

SPORT E INTEGRATORI: I CONSIGLI DELL'ESPERTO PER USARLI CORRETTAMENTE

Il dottor Edoardo Tacconi: "Non sono una necessità ma un aiuto da bilanciare con l'alimentazione. Alcuni sono deleteri". 


Pisa, 23 gennaio 2023 – Fare sport richiede una serie di buone pratiche che mettano il fisico nelle condizioni migliori per andare sotto sforzo. Tra queste, sicuramente un'alimentazione sana ed equilibrata che può contemplare l'utilizzo di integratori. Senza abusarne però, e soprattutto tenendo presente il proprio fabbisogno. Troppo spesso infatti, si fa ricorso a prodotti di cui non si conosce realmente il contenuto, anche perché non tutti hanno consapevolezza di come assumere gli integratori dopo la pratica sportiva. A fare chiarezza ci pensa Edoardo Tacconi, Dottore in nutrizione umana, Chinesiologo di base e consulente e divulgatore per GensanUna serie di consigli utili per un perfetto equilibrio psico-fisico partendo da quello che succede al nostro corpo quando andiamo sotto sforzo.

CORPO E SPORT - Durante un esercizio fisico consistente, l'intensità della contrazione muscolare determinerà necessariamente una produzione di energia che aumenterà la temperatura corporea, difatti si comincia a sudare per bilanciare questo incremento. Il battito cardiaco aumenterà di frequenza e anche la forza di contrazione del cuore, così che maggiori quantità di sangue arrivino nei distretti muscolari interessati.  Anche la frequenza della respirazione aumenterà perché c'è bisogno di più ossigeno per continuare le attività aerobiche glicolitiche e lipolitiche.

QUANTO SPORT FARE? - Le linee guida internazionali indicano che si dovrebbero fare 30-60 minuti per 5 giorni di attività fisica aerobica d'intensità moderata oppure almeno 15-30 minuti per cinque giorni di attività vigorosa più esercizi di rafforzamento dei maggiori gruppi muscolari almeno 2 volte a settimana. "Mi permetto di consigliare una sintesi delle due indicazioni – sottolinea il Dottor Tacconi - con un mix di 2-3 volte a settimana di attività intensa e vigorosa per 30-45 minuti come allenamenti con carichi esterni volti al miglioramento della massa muscolare, più 2-3 di attività moderata aerobica da 30-60' come corsa, bicicletta, nuoto o corsi in palestra che facciano sudare e sentire di essersi allenati".

INTEGRATORI SI, MA CON EQUILIBRIO - L'utilizzo di integratori alimentari deve essere inteso come un aiuto e non come una necessità. "Erroneamente – fa notare Tacconi - consideriamo gli integratori di proteine, di qualsiasi tipo, come un'aggiunta alla normale alimentazione, quando invece rappresentano un vero e proprio alimento da utilizzare ad esempio per comodità, praticità ed anche economicità se non si riesce a fare uno spuntino con una fonte proteica solida". Anche gli integratori di sali minerali – prosegue il Dottor Tacconi - possono essere utilizzati laddove ci sia necessitàÈ il caso di un'attività molto lunga ed estenuante o di condizioni climatiche che lo richiedono. In caso contrario  basterà bere più acqua, mangiare più frutta e verdura e aggiungere un pizzico di sale in più per poter recuperare i sali perduti. È comunque sempre importante affidarsi ad un professionista della nutrizione come il biologo nutrizionista, dietista o medico specializzato in nutrizione.

L'IMPORTANZA DEI PASTI - Il pasto dopo l'attività fisica è fondamentale, soprattutto per gli atleti ed amatori che si allenano più volte al giorno. Ma per chi si allena solo per il suo benessere psico-fisico senza nessuna velleità agonistica, lo è di più l'alimentazione della restante giornata. Per cui è importante mangiare solido e reintegrare i liquidi persi con acqua prima di tutto. Laddove non sia possibile mangiare solido – evidenzia Tacconi - non appena la sensazione di fame sopraggiungerà, sarà importante utilizzare proteine in polvere (preferibilmente del siero del latte poiché le più complete come spettro aminoacidico, con proprietà antimicrobiche, anti-infettive, ed anche le più economiche), un mix di carboidrati a veloce e a lento rilascio (fruttosio e glucosio contenuti nei succhi di frutta; polimeri del glucosio come ciclodestrine),  eventualmente creatina per ripristinare velocemente e mantenere le scorte di creatina fosfato. Ulteriori integratori – conclude Tacconi - potrebbero essere superflui o addirittura deleteri, come ad esempio gli antiossidanti   che diminuirebbero lo stato infiammatorio funzionale che permetterebbe quello che tecnicamente chiamiamo adattamento, cioè la progressione fisica e di performance".




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lunedì 27 settembre 2021

Vaccinazione nei bambini: le raccomandazioni della Società Allergologia Pediatrica

Vaccinazione Covid e allergie nei bambini: un po' di chiarezza

Il timore di reazioni allergiche è fra i più diffusi in chi si deve vaccinare contro il Covid-19. 
Per questa ragione la Società Italiana di Allergologia e Immunologia Pediatrica ha messo a punto delle raccomandazioni grazie alle quali è possibile suddividere i pazienti in tre fasce di rischio. 
Per la maggior parte degli allergici la luce è comunque verde

Milano, 27 settembre 2021 - Qualche perplessità nei confronti del vaccino anti Covid-19 viene sollevata dagli allergici: chi soffre delle classiche allergie stagionali corre qualche rischio in più? E chi ha avuto uno shock anafilattico? E gli asmatici? Dubbi che sono sentiti in maniera particolare quando si tratta di vaccinare un bambino. 

LE RACCOMANDAZIONI SIAIP SOTTO FORMA DI DECALOGO
Un aiuto viene dalla Società Italiana di Allergologia e Immunologia Pediatrica (SIAIP) che ha messo a punto delle raccomandazioni per la "Gestione della vaccinazione per Covid-19 in soggetti di età 12-18 anni con allergie, asma, anafilassi e immunodeficienze". 
 "L'idea di fornire uno strumento di questo tipo era nata in occasione dell'ultimo congresso SIAIP nel corso del quale molte relazioni sono state dedicate proprio al Covid-19" - spiega Gian Luigi MARSEGLIA Direttore della Clinica Pediatrica della Università degli Studi di Pavia, Policlinico San Matteo - Si tratta di una sorta di Decalogo che fornisce dei consigli utili in primo luogo ai medici, ma anche agli utenti su come gestire i soggetti con una storia di allergie e che è frutto del lavoro di un  gruppo di studio che abbiamo creato con questo proposito". 

LE TRE FASCE A RISCHIO
La premessa è che la vaccinazione è raccomandata in tutti i soggetti di età pari o superiore ai 12 anni che non abbiano specifiche controindicazioni.  
"Per quanto riguarda le allergie, abbiamo individuato tre fasce di rischio, basso, medio e alto, indicate rispettivamente in verde, giallo e rosso e per ciascuna di esse suggeriamo di seguire determinati comportamenti. Alla fine - aggiunge MARSEGLIA- seguendo i suggerimenti della SIAIP, il semaforo per la vaccinazione è quasi sempre verde. Ed ecco cosa consigliano di fare gli esperti per i diversi tipi di pazienti. 
È sicuramente rassicurante l'indicazione che riguarda la quasi totalità degli allergici: chi soffre del classico raffreddore da fieno o di asma, purché sia ben controllata dalle terapie, presenta un rischio analogo a quello degli individui non allergici e può essere quindi vaccinata senza alcun particolare problema"

INDICAZIONI PER CHI HA AVUTO UNA REAZIONE ALLERGICA
Lo stesso dicasi anche per chi in passato abbia presentato una reazione allergica in seguito all'assunzione di un alimento o a causa di una puntura d'insetto o per un'allergia al lattice, a patto che questa non si sia manifestata con un'anafilassi.
"Quest'ultimo è il fenomeno in assoluto più grave fra le reazioni allergiche, con la comparsa di sintomi che coinvolgono l'apparato respiratorio e cardiocircolatorio, spesso accompagnati da manifestazioni cutanee, gastrointestinali, neurologiche. Chi abbia avuto in precedenza un'anafilassi per esempio da alimenti, lattice o punture di insetti – prosegue MARSEGLIA - va considerato a rischio medio. In questi casi è necessaria molta cautela e prima dell'eseguire la vaccinazione è indicata l'esecuzione di una visita allergologica per confermare la diagnosi e fornire le opportune indicazioni".

COSA FARE CON LA FASCIA A RISCHIO MEDIO
Appartengono alla fascia di rischio medio anche gli asmatici con malattia non adeguatamente controllata - in cui si raccomanda per prima cosa di correggere la terapia in modo da raggiungere il miglior controllo possibile - sia coloro che abbiano avuto una reazione cutanea estesa dopo la somministrazione della prima dose del vaccino anti Covid-19, sia coloro che abbiano avuto reazioni allergiche a farmaci e vaccini. 
"In tutti i pazienti con rischio medio il documento SIAIP raccomanda una valutazione allergologica – precisa MARSEGLIA - e comunque la somministrazione del vaccino in un ambiente protetto; viene inoltre indicato di prolungare il periodo di osservazione dopo la vaccinazione a un minimo di 60 minuti".

CHI SONO I BAMBINI AD ALTO RISCHIO
Devono infine essere considerati ad alto rischio coloro che hanno avuto una reazione generalizzata dopo la somministrazione della prima dose del vaccino anti Covid-19 o ad altri farmaci o sostanze contenenti gli eccipienti presenti nel vaccino (che sono ritenuti responsabili della reazione allergica) e coloro che siano risultati positivi ai test cutanei per gli eccipienti del vaccino. 
"In questi soggetti la cautela è massima: deve essere consultato un allergologo e va valutato attentamente il rapporto rischi benefici. Nei casi in cui si decida di effettuare la vaccinazione – conclude MARSEGLIA - questa deve essere praticata in un ospedale che garantisca l'immediata disponibilità dei presidi necessari per affrontare l'emergenza di un'anafilassi o di uno shock anafilattico. Va comunque detto che il rischio di reazioni anafilattiche in seguito alla vaccinazione contro il Covid-19 è molto basso, si stima circa 11 casi per milione di dosi per i vaccini a mRNA".




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venerdì 10 settembre 2021

Integratori alimentari e farmacia, un matrimonio felice - Integratori Italia a Cosmofarma 2021

INTEGRATORI ALIMENTARI E FARMACIA, UN MATRIMONIO FELICE:

SI CONFERMANO ALLEATI ESSENZIALI PER IL CANALE FARMACIA (+ 4,5% DI FATTURATO DA GENNAIO A GIUGNO 2021*) E PER LE AZIENDE

 

Presente a Cosmofarma, il Vicepresidente di Integratori Italia Alessandro Colombo "Gli integratori, strumento importante per lo sviluppo della "Farmacia di Relazione"

 

Milano, 10 settembre 2021 – Si è svolta oggi, nel corso di Cosmofarma 2021, la tavola rotonda dal titolo "Il ruolo della farmacia nella nuova sanità del territorio" in cui sono stati presentati i dati del Barometro Farmacie 2021, ricerca condotta da Doxa Pharma su 400 farmacie, che rende conto dei nuovi valori al centro di questa professione nel periodo post-covid.

 

In particolare, ciò che emerge in modo rilevante è la crescita del concetto di farmacia "dei servizi", che si affianca alla cosiddetta "farmacia del benessere". Si tratta di un fenomeno che riguarda sia la percezione dei titolari stessi, intervistati nel campione, sia la segmentazione reale delle diverse tipologie di farmacia, che l'indagine di Doxa Pharma del 2021 fotografa soprattutto come il luogo della consulenza e della relazione (26%, + 3% rispetto al 2020) e della capacità di gestione proattiva di numerose categorie merceologiche (24%, + 3% rispetto al 2020). Tra i servizi a cui si orientano maggiormente i farmacisti emergono le attività di diagnosi, controllo e supporto terapeutico, oltre che quelle di formazione professionale.

 

All'evento ha partecipato anche Alessandro Colombo, Vicepresidente di Integratori Italia, a conferma del ruolo strategico, per il banco del farmacista, del mercato degli integratori alimentari. Si tratta di un settore ormai fondamentale per il canale farmacia in quanto legato ai concetti di salute, benessere e prevenzione; concetti basilari anche per realizzare quel modello di farmacia, che dall'indagine di Doxa Pharma risulta essere sempre più dominante chiamata "farmacia di relazione", nella quale, oltre ai servizi citati, viene sviluppata – e sostenuta – una relazione consulenziale diretta con cliente, necessaria per fidelizzarlo sempre di più a questo canale di vendita.

 

"Gli integratori rappresentano una categoria importante per il giro d'affari della farmacia ed addirittura eccellente per aiutare il farmacista a sviluppare pienamente la sua professionalità di consulente della salute verso il consumatore, vantaggio che questo canale di vendita presenta rispetto ad altri in cui non c'è la presenza di un operatore", ha dichiarato Alessandro Colombo.

 

Secondo recenti dati di New Line – Ricerche di Mercato, il fatturato del settore degli Integratori in farmacia è aumentato del 4,5% (da gennaio a giugno 2021 rispetto allo stesso periodo del 2020).

I segmenti che maggiormente stanno contribuendo alla crescita del canale farmacia sono gli integratori connessi al periodo pandemico, quali quelli legati al miglioramento delle funzioni immunitarie, le vitamine e i coadiuvanti del benessere mentale. Dati che testimoniano come "gli integratori, nell'ambito di uno stile di vita sano e corretto, secondo le più recenti linee guida sulla salute, possono essere uno strumento supplementare molto rilevante per realizzare anche in farmacia un modello di "prevenzione" verso numerose condizioni di mancato benessere, modello di cui si parla da anni.

 

"Integratori Italia, nell'ambito della propria missione associativa, continuerà a dare supporto ai farmacisti in un percorso che li conduca a rinforzare il loro ruolo di primo presidio territoriale della salute a 360°." conclude Colombo.

 

*rispetto allo stesso periodo del 2020

 

Integratori Italia

Integratori Italia, l'associazione italiana di categoria aderente a Confindustria, fa parte di Unione Italiana Food, che rappresenta 450 imprese e oltre 20 settori merceologici, che danno lavoro a 65.000 persone e sviluppano un fatturato di oltre 35 miliardi di euro. Unione Italiana Food aderisce a circa 28 organizzazioni europee e internazionali, mentre a livello nazionale aderisce a Confindustria. Per il settore integratori a livello europeo aderisce a Food Supplements Europe e a livello internazionale alla International Alliance of Dietary/Supplement Associations. Integratori Italia rappresenta in Italia il settore degli integratori alimentari e dei prodotti salutistici. La sua missione è quella di contribuire alla crescita della conoscenza, del corretto utilizzo e della qualità dell'integratore alimentare, per favorire scelte sempre più consapevoli del consumatore e lo sviluppo di questo settore in Italia.




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giovedì 5 agosto 2021

Salute. Probiotici contro i processi neuro-infiammatori

Probiotici, utili per proteggere e migliorare le funzioni cerebrali
 
La loro assunzione ha effetti positivi nel combattere la perdita di funzionalità cerebrali causata da infezioni, traumi o dall'invecchiamento, esiste infatti un'interazione tra la flora batterica intestinale e il cervello. A confermarlo, lo studio di un team di ricercatori del Cnr-Ibbc che ha individuato un mix di otto ceppi batterici vivi in grado di contrastare i processi neuro-infiammatori e di stimolare la neurogenesi adulta. La ricerca è stata pubblicata su Pharmacological Research
 
I processi neuro-infiammatori che si instaurano in seguito a infezioni, trauma cranici e a causa dell'invecchiamento possono alterare in maniera significativa la funzionalità cerebrale, con una ricaduta negativa sui processi cognitivi e sulla memoria. In questo contesto, un team di ricercatori dell'Istituto di biochimica e biologia cellulare del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ibbc), ha condotto uno studio pubblicato sulla rivista Pharmacological Research. "È noto da tempo che l'interazione bilaterale fra la flora batterica intestinale e il cervello, il cosiddetto gut-microbioma-brain axis, gioca un ruolo fondamentale nella modulazione dei processi infiammatori sistemici, con conseguenti ripercussioni sul sistema nervoso centrale. La regolazione della flora batterica intestinale mediante l'assunzione di ceppi batterici vivi, i probiotici, rappresenta quindi un approccio molto promettente nella prevenzione e nella cura di numerose malattie", spiega Stefano Farioli Vecchioli, che fa parte del Gut-Brain Microbioma Group (Gbm Group) assieme a Carla Petrella, Francesca De Santa, Georgios Strimpakos, autori dello studio finanziato da Beingpharma srl.
 
"Il nostro lavoro in vivo ha dimostrato che l'assunzione per 15 giorni di un nuovo mix di otto ceppi batterici vivi (OttaBac) è in grado di proteggere e contrastare, in un modello murino, i processi infiammatori a carico del cervello e dell'intestino sottoposti a un'infezione acuta provocata da endotossine batteriche. Inoltre, questa ricerca dimostra per la prima volta che il mix di probiotici induce un aumento significativo di neurogenesi ippocampale, il processo di produzione di nuovi neuroni in grado di regolare i meccanismi di apprendimento e memoria ippocampo-dipendenti", prosegue Farioli Vecchioli. "È importante sottolineare che l'azione pro-neurogenica del probiotico oggetto di studio è chiaramente osservabile sia nel gruppo di controllo sia in quello sottoposto a infezione batterica. Stiamo conducendo ulteriori studi per identificare i meccanismi molecolari e i mediatori proteici alla base dell'azione pro-neurogenica e anti-infiammatoria del mix probiotico".
 
Importanti le ricadute che questa ricerca può avere per combattere la comparsa di deficit cognitivi in età avanzata, anche considerando l'aumento dell'aspettativa di vita. "Riteniamo che questo studio possa fornire indicazioni molto importanti per pianificare e realizzare strategie terapeutiche che prevedano l'utilizzo dei probiotici in ambiti pre-clinici e medici, con l'obiettivo di contrastare i processi infiammatori e migliorare le capacità cognitive, soprattutto nel corso dell'invecchiamento", conclude il ricercatore del Cnr-Ibbc.

   
  Roma, 5 agosto 2021
 
La scheda
Chi: Istituto di biochimica e biologia cellulare (Cnr-Ibbc)
Che cosa:   Uso di probiotici per prevenzione e contrastare i processi neuro-infiammatori che alterano le funzioni cognitive  Pharmacological Research, https://doi.org/10.1016/j.phrs.2021.105795




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lunedì 7 giugno 2021

Fattori sociali e prevenzione delle malattie del cuore

Educazione e condizione lavorativa tra i fattori cruciali per la prevenzione delle malattie del cuore

Lo dimostra uno studio internazionale condotto su ventimila persone in dieci anni e appena pubblicato sull'European Heart Journal; tra gli autori Giovanni Veronesi dell'Università dell'Insubria


Porre alle persone poche e semplici domande sulla loro situazione sociale, oltre a misurare la pressione sanguigna e il colesterolo, darà un quadro più preciso di chi potrebbe avere un attacco di cuore in futuro. Lo sostiene uno studio internazionale condotto, nel corso di un decennio, su 20mila partecipanti provenienti da tutta Europa e appena pubblicato sull'European Heart Journal.


Nell'articolo si mostra per la prima volta che fattori come livello di educazione, occupazione, stato civile, salute mentale, indice di massa corporea e attività fisica potrebbero essere cruciali per identificare chi è più a rischio di malattie cardiache. È stato infatti riscontrato che questi fattori alterano le decisioni di trattamento, sull'opportunità o meno di utilizzare farmaci preventivi chiamati statine, per ben una persona su dieci.


Il professor Giovanni Veronesi, del Centro ricerche in Epidemiologia e medicina preventiva (Epimed) dell'Università dell'Insubria, è tra gli autori dello studio, «che unisce – spiega – due filoni di ricerca caratterizzanti il nostro Centro: quello sulla predizione del rischio e quello sui determinanti psico-sociali delle malattie cardiovascolari. E apre scenari innovativi per la prevenzione primaria delle malattie cardiovascolari: si pensi ad una valutazione iniziale, accurata e a basso costo, sui soli fattori psico-sociali, una valutazione possibile anche a distanza per mantenere attiva la prevenzione in tempi di pandemia».


I risultati forniscono ai medici e agli esperti di salute pubblica nuovi algoritmi di previsione del rischio cardiovascolare convalidati e rafforzano ulteriormente l'argomento secondo cui i fattori psicosociali hanno rilevanza nella vita reale.



Varese e Como, 21 ottobre 2020

mercoledì 26 maggio 2021

Scoperto nuovo antibiotico contro le infezioni batteriche

Nuovo antibiotico scoperto nei laboratori dell'Insubria: un'arma contro le infezioni batteriche

La molecola, in grado di contrastare i meccanismi di resistenza, è stata individuata dal gruppo di ricerca di Biotecnologie microbiche guidato da Flavia Marinelli con un team internazionale; pubblicato un articolo scientifico su Acs Chemical Biology

Varese e Como, 26 maggio 2021 – Un nuovo antibiotico è stato scoperto nei laboratori dell'Università dell'Insubria: è di tipo glicopeptidico, siglato A50926 e prodotto per via biologica da un microrganismo particolare e considerato raro. A comunicarlo è il gruppo di ricerca di Biotecnologie microbiche guidato da Flavia Marinelli, Dipartimento di Biotecnologie e scienze della vita, che ha lavorato in sinergia con il team inglese di Andrew W. Truman del John Innes Centre di Norwich e quello tedesco di Jörn Kalinowski dell'Università di Bielefeld. Un articolo scientifico è stato pubblicato sulla prestigiosa rivista internazionale Acs Chemical Biology https://pubs.acs.org/doi/10.1021/acschembio.1c00170.

Spiega Flavia Marinelli, professore ordinario di Ordinario di Chimica e Biotecnologie delle fermentazioni: «L'impatto scientifico e sociale di questa scoperta, a cui si è arrivati attraverso un approccio genomico sul microorganismo produttore, è facilmente comprensibile se si considera che è stato stimato che nel 2050 le infezioni batteriche causeranno circa 10 milioni di morti all'anno, superando ampiamente i decessi per tumore, diabete o incidenti stradali, peraltro con una previsione di costi proibitiva per il sistema sanitario».

L'attuale pandemia di origine virale ha evidenziato la difficoltà nell'arginare le infezioni a livello globale in mancanza di adeguati strumenti di contrasto. Si stima che l'elevata ospedalizzazione dei pazienti affetti da Covid-19 e l'incremento dell'uso conseguente di antibiotici per infezioni batteriche secondarie avrà come effetto un ulteriore incremento del fenomeno dell'antibiotico-resistenza a livello ospedaliero.

Gli antibiotici sono uno strumento essenziale per contrastare diversi tipi di infezione, basti pensare che le operazioni chirurgiche, semplici o complesse, non potrebbero essere eseguite senza l'ausilio di questi farmaci. Da qui la crescente necessità di nuove molecole, come quella scoperta, in grado di contrastare i meccanismi di resistenza che oggi limitano drammaticamente l'uso dei farmaci esistenti.

  • Nella fotografia, da sinistra: Oleksandr Yushchuk, Andres Andreo Vidal, Flavia Marinelli, Elisa Binda, Melissa Bisaccia, Francesca Berini  


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giovedì 20 maggio 2021

Salute e benessere. Una camminata veloce aiuta a ritornare in forma e allunga la vita

Una camminata veloce aiuta a ritornare in forma e allunga la vita

Il trainer dei vip, Ione Acosta: "Con l'esercizio fisico e specifici integratori possiamo stimolare la produzione delle sirtuine, proteine che 'ringiovaniscono' i muscoli e ci fanno vivere di più"

Per il trainer dei vip - dal calciatore Modibo Diakité alle attrici internazionali Laia Costa e Ida Lundgren, fino alla principessa Arabella von Liechtenstein e a vip italiani come Carolina Rey, Luca Capuano e la cantante Fiordaliso - impegnarsi ad aumentare la velocità di quella che può essere una semplice passeggiata è un obiettivo facilmente raggiungibile. "Un piccolo impegno concreto ogni giorno che può aiutare a rimanere costanti, favorendo il raggiungimento dell'obiettivo", aggiunge.

 Lo studio britannico va anche oltre. I ricercatori hanno scoperto che chi cammina veloce può vivere fino a 20 anni di più. "La camminata veloce migliora il benessere cardiovascolare, che rappresenta un metro di giudizio sull'efficienza del cuore, e l'abilità di utilizzare l'ossigeno, che a sua volta rappresenta un indicatore dello stato di forma", spiega Acosta.

 Che l'esercizio fisico allunghi la vita e ringiovanisca il corpo è qualcosa che la scienza ha già dimostrato da tempo. L'esercizio fisico può essere considerato uno tra i più importanti "attivatori delle sirtuine", una classe di proteine naturalmente presenti nel nostro organismo che regolano importanti vie metaboliche e sono coinvolte, tra l'altro, nell'invecchiamento e nello stress. "L'esercizio fisico attiva queste 'proteine della longevità', che ci fanno vivere bene e più a lungo", dice Acosta. E al contempo hanno effetti benefici sul muscolo e in generale sulla forma fisica. "Integratori come Sirt500, specificatamente sviluppato per attivare le sirtuine, amplificano questo effetto", conclude.



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giovedì 13 maggio 2021

Sclerosi multipla: dal recettore GPR17 una spia precoce di danno infiammatorio e di demielinizzazione

Sclerosi multipla: dal recettore GPR17 una spia precoce di danno infiammatorio e di demielinizzazione

Uno studio condotto dall'Università degli Studi di Milano, con il supporto AISM e la sua Fondazione Italiana Sclerosi Multipla, e pubblicato sulla rivista International Journal of Molecular Sciences, evidenzia l'importanza del recettore GPR17 come marcatore di danno precoce anche nelle lesioni cerebrali umane. L'accumulo di GPR17 in aree cerebrali apparentemente sane, ancora non interessate dalla malattia, offre opportunità farmacologiche nuove e rende possibile pensare allo sviluppo di un 'tracciante' che rilevi l'accumulo precoce del recettore nelle aree cerebrali ancora intatte.


Milano, 13 maggio 2021. La sclerosi multipla è una malattia neurodegenerativa cronica di origine autoimmune che colpisce prevalentemente i giovani adulti e in misura maggiore le donne, con sintomi variabili, tra cui stanchezza, dolore o spasmi, difficoltà motorie, perdita della sensibilità agli arti e disturbi visivi. Questi sintomi, spesso molto invalidanti, sono legati alla presenza di lesioni cerebrali o spinali in cui si verificano fenomeni infiammatori che portano alla progressiva perdita di mielina, la struttura isolante che permette ai neuroni di trasmettere impulsi nervosi in modo veloce ed efficace. Nel tentativo di riparare le lesioni, alcune cellule progenitrici neuronali, chiamate precursori degli oligodendrociti (OPC) proliferano e differenziano, al fine di generare nuovi oligodendrociti, le cellule cioè in grado di produrre mielina, ma spesso falliscono a causa dell'ambiente infiammatorio locale.

Da diversi anni, il gruppo di ricerca diretto dalla Prof.ssa Maria Pia Abbracchio ha identificato GPR17, un recettore normalmente presente sulla superficie degli OPC, come uno dei possibili fattori che, se sregolati dalla malattia, contribuiscono al fallimento della rimielinizzazione. "Avevamo già dimostrato, in diversi modelli animali di malattia, che OPC immaturi esprimenti il recettore si accumulano ai bordi delle lesioni demielinizzanti" spiega il Dr. Davide Lecca, autore senior dello studio "Riteniamo che questo accumulo rifletta il tentativo degli OPC di riparare la lesione. Tuttavia, pur essendo cruciale per attivare il processo di maturazione, quando GPR17 rimane troppo a lungo nella membrana degli OPC senza essere degradato, il processo di maturazione si blocca, inficiando la riparazione della lesione".

Nello studio, per comprendere se quanto osservato nei modelli animali potesse avvenire anche nell'uomo, i ricercatori hanno caratterizzato campioni cerebrali post-mortem di persone con sclerosi multipla, forniti dalla MS Society Tissue Bank dell'Imperial College di Londra, e hanno analizzato la distribuzione di GPR17 in tutte le lesioni presenti in relazione al loro grado di attività. "Pur non avendo osservato differenze significative tra lesioni attive e inattive, abbiamo notato che in alcune aree del cervello apparentemente sane, prive di lesioni, ma caratterizzate da un principio di infiammazione, il numero degli OPC esprimenti GPR17 era maggiore rispetto a tutte le altre aree" spiega il Dr. Jacopo Angelini, uno dei primi autori dello studio. Questo suggerisce che, anche nella sclerosi multipla umana, il recettore possa comportarsi da "sensore" di danno, indicando in modo precoce l'insorgenza delle lesioni ancora prima che queste si formino.

"Nonostante negli ultimi anni siano stati fatti enormi passi in avanti nella terapia immunomodulante della sclerosi multipla, non esiste ad oggi una cura definitiva, e soprattutto non esistono trattamenti efficaci nel promuovere la riparazione del danno alla mielina" comunica il Dr. Davide Marangon, altro primo autore della ricerca. "Questa nuova scoperta valida i nostri precedenti dati su GPR17 nei tessuti di pazienti affetti da sclerosi multipla. L'accumulo di GPR17 in aree cerebrali apparentemente sane, ancora non interessate dalla malattia, offre opportunità farmacologiche finora irrealizzabili" conclude Davide Lecca. "È infatti possibile pensare allo sviluppo di un 'tracciante' che rilevi l'accumulo precoce del recettore nelle aree cerebrali ancora intatte, presupposto fondamentale per interventi farmacologici tempestivi che possano rafforzare le capacità riparative innate degli OPC, prima che queste vengano inficiate dall'eccessiva infiammazione locale".

Link all'articolo:

https://www.mdpi.com/1422-0067/22/9/4574




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martedì 11 maggio 2021

Pandemia, prestazioni sanitarie, adolescenti: lo sviluppo della telemedicina - come quella erogata da Net Medicare - in risposta alle conseguenze del Covid-19

PANDEMIA, PRESTAZIONI SANITARIE, ADOLESCENTI: LO SVILUPPO DELLA TELEMEDICINA COME RISPOSTA ALLE CONSEGUENZE DEL COVID-19

L'isolamento forzato ha creato o amplificato le situazioni di disagio, soprattutto nelle fasce più giovani. E ha diminuito l'accesso a prestazioni sanitarie, come visite ambulatoriali e diagnostica.

La telemedicina e l'e-health come quella erogata da Net-Medicare diventano valide alleate a supporto, specie se complementari alla medicina territoriale.

 

Bergamo, maggio 2021 – Riduzione complessiva del 37% delle prestazioni sanitarie (in particolare visite ambulatoriali -42%); significativo decremento nei ricoveri (-28%), nella diagnostica (-31%) e nei trattamenti terapeutici (-30%) soprattutto verso pazienti con patologie meno severe per i quali comunque il differire l'assistenza ha comportato un grave disagio e un impatto sullo stato di salute. Sono questi i dati emersi da una recente analisi effettuata[1] in circa 20 Paesi, tra i quali l'Italia, che compara i dati complessivi di ricoveri, diagnosi e terapie in piena pandemia Covid-19 con uguali periodi degli anni precedenti. Dati che fanno emergere forte e chiaro quanto le conseguenze del Covid-19 non riguardino solamente chi ha contratto il virus, ma tutti coloro che avevano o hanno delle manifestazioni cliniche in corso e causa pandemia, per diversi motivi, hanno subito un calo consistente delle prestazioni sanitarie.

 

A questo, si aggiunge il consistente aumento di problemi di tipo psicologico e psichiatrico a carico soprattutto gli adolescenti, come riportato da una recente ricerca dell'Università di Pittsburgh[2] che ha preso in esame, tra il 27 aprile e il 13 luglio 2020, 4909 soggetti per una valutazione di esposizione Covid-19 e sintomi psichiatrici. Comparando la popolazione adolescente verso quella adulta, la ricerca ha evidenziato l'aumento di severi sintomi depressivi, di ansia, di disturbi da stress post-traumatico, di intenti suicidi e problemi del sonno. La solitudine imposta uno degli elementi scatenanti anche dell'aumento del numero di ore trascorse sui social media, così come l'esposizione ai media e alle conseguenze del Covid-19.

 

È proprio l'ambito del benessere mentale quello che ha risentito, in positivo, della crescita in Italia di soluzioni di e-health, come la televisita e il telemonitoraggio di pazienti fragili. Pur scontando un forte ritardo nell'innovazione digitale in campo sanitario, la telemedicina si è affermata in modo sempre più concreto come tecnologia fondamentale per integrare l'assistenza sanitaria migliorandone efficienza ed efficacia e aiutare i cittadini ad accedere alle migliori cure possibili. Anche l'OMS ha inserito la telemedicina tra i servizi essenziali per il rafforzamento della risposta dei sistemi sanitari al Covid-19. La possibilità di assistere i pazienti da remoto, senza spostarsi fisicamente, sta rivoluzionando la medicina tradizionale in Italia, soprattutto in questa fase ancora emergenziale e la telemedicina si sta rivelando essenziale anche per gestire le infinite liste d'attesa esacerbate dalla pandemia e migliorare il "triage" prima del ricorso a strutture ambulatoriali.

 

Un esempio di sviluppo della telemedicina è offerto da Net-Medicare, il primo portale di medicina digitale multi-tenant in Italia, certificato CE e conforme al GDPR. Net-Medicare, startup innovativa dal 2020, rende più agevole il rapporto paziente-medico, supportando così diverse esigenze. Da un lato facilita il professionista medico, che può così erogare prestazioni e televisite 'sicure', dall'altro i pazienti, permettendo loro di non muoversi da casa, di essere seguiti con regolarità nelle fasi post-intervento, ad esempio, o nei percorsi di riabilitazione, come quelli previsti nell'ambito psicologico e psichiatrico. Inoltre, i dati sensibili sulla salute personale sono protetti da protocolli di sicurezza severi, così come i pagamenti e le fatturazioni. La piattaforma di telemedicina Net-Medicare tutela rigorosamente tutti i dati.

 



[1] Fonte: "Pandemic impacts on healthcare utilisation: a systematic review", pubblicata il 28 ottobre 2020 -  https://www.medrxiv.org/content/10.1101/2020.10.26.20219352v1

[2] Fonte: "The psychiatric sequelae of the COVID-19 pandemic in adolescents, adults, and health care" pubblicata il 20 dicembre 2021 – https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/33368805/



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CHIROPRATICA E PSICHE SENZA RICORSO ALL'USO DI FARMACI

 
 CHIROPRATICA E BENESSERE PSICOLOGICO
Viano (AIC): "La Chiropratica agevola il paziente a non usare farmaci intervenendo in modo naturale sul benessere psicofisico"

 
L'emergenza determinata dalla pandemia Covid-19 ha pesanti effetti sulla vita di tutti, ma ancora più gravi per le persone con sofferenza mentale, come anche per anziani e disabili. Proprio in questi giorni è stata diffusa dall'Oms la guida "Covid-19", che indica tra i servizi essenziali da garantire quelli per la salute mentale, che riguardano ogni anno in Italia circa 900 mila persone. Questa la segnalazione della Società Italiana di Psichiatria (Sip), con il sostegno della Società Europea di Psichiatria (Sep), che accoglie le indicazioni delle società scientifiche più accreditate, a tutela di chi ha disturbi mentali, e degli operatori che li assistono.
Dopo il Covid-19 si rischia un'ondata di patologie psicologiche e psichiatriche. La lunga quarantena, la solitudine e l'isolamento, i problemi economici, i lutti e lo smembramento delle famiglie hanno acuito le difficoltà della nostra società, colpendo in maniera ancor maggiore quella parte fragile della popolazione che già era in difficoltà. Le maggiori società scientifiche italiane e mondiali hanno avvertito da mesi il rischio di uno tsunami psicopatologico, che inonderà il già precario sistema sanitario nazionale. Ciò che si teme è anche uno smodato ricorso ai farmaci per fronteggiare l'emergenza legata a queste patologie. Per evitarlo è possibile fare ricorso alla Chiropratica. In che modo? Lo spiega il Dottore in Chiropratica Giancarlo Viano.
 

Come interviene la Chiropratica sul benessere psicologico?
«Per prima cosa va ricordato che lo stato emotivo di una persona non esiste solo nella sua mente, ma agisce in maniera uguale anche sul corpo, creando alterazioni del metabolismo e della struttura corporea: le tensioni emotive diventano istantaneamente tensioni corporee. La Chiropratica agisce positivamente sul sistema nervoso centrale che è celato all'interno della colonna vertebrale, ne favorisce il corretto funzionamento e al contempo aiuta a ridurre gli stati tensivi a livello muscolo-scheletrico».

Perché è possibile evitare l'uso di farmaci?
«Attraverso l'aggiustamento vertebrale chiropratico, i segmenti vertebrali che costituiscono la colonna riprendono a funzionare meglio e con maggiore libertà, la conseguenza diretta è che questo permette in primo luogo di ripristinare la normale trasmissione degli impulsi neurologici che intercorrono tra cervello e organi, in secondo luogo, l'aggiustamento chiropratico ha un effetto regolatore sul sistema nervoso. Tutto questo si traduce in una sensazione di benessere generale, di minore tensione e stress, e di riduzione o scomparsa di quelle condizioni che spingerebbero il paziente ad usare farmaci per sopprimere il sintomo».

Come funziona e cosa cura?
«Il range di azione della Chiropratica è vastissimo: attraverso la colonna vertebrale passano tutti i segnali neurologici che dal cervello vanno al resto del corpo e viceversa, quindi il Dottore Chiropratico, agendo in modo strutturato e specifico può generare effetti positivi sia sulla struttura muscolo scheletrica, sia sul metabolismo e la sfera emozionale».


Come si fa a sapere se la Chiropratica "fa al caso mio"?
«Basta rivolgersi ad un Dottore Chiropratico dell'Associazione Italiana Chiropratici contattando l'associazione stessa al numero 800 017806 ed esporre i propri quesiti o dubbi in merito. La Chiropratica è comunque una disciplina che tratta pazienti da 0 a 100+ anni ed ha protocolli specifici per affrontare in sicurezza una vasta gamma di problematiche, l'importante è rivolgersi ad un Dottore Chiropratico, e l'Associazione Italiana Chiropratici è il riferimento giusto».

Possono collaborare Chiropratica e medicina tradizionale?
«Già accade, sono molti i Dottori Chiropratici che interagiscono efficacemente con Dottori in Medicina di diverse specialità. Purtroppo in Italia i Dottori Chiropratici laureati secondo gli standard internazionali sulla professione sono pochissimi mentre c'è un elevato numero di operatori vari che dicono di fare "chiropratica" o dicono di essere "chiropratici" senza avere la suddetta formazione o addirittura con falsi titoli di studio o fantomatiche lauree da parte di istituzioni già segnalate nella black list del ministero dell'istruzione. Questo fa sì che molti medici e operatori sanitari sono stati esposti ad una visione della Chiropratica del tutto sbagliata, generando una vera e propria mal-informazione, è necessario quindi informare anche queste categorie in merito alla figura del Dottore Chiropratico».

Come si diventa Dottore in Chiropratica?
«Conseguendo una laurea magistrale presso college e università accreditate internazionalmente, è un percorso di un minimo di 5 anni a frequenza obbligatoria e a tempo pieno; in Italia questa formazione non esiste ancora, di conseguenza tutti i Dottori  Chiropratici si sono laureati all'estero, ma il paziente deve fare molta attenzione: vedere un "chiropratico" con una laurea estera appesa al muro non è una garanzia proprio perché esistono molte false lauree o percorsi di studio ben lontani dalla giusta formazione chiropratica. L'Associazione Italiana Chiropratici è una garanzia assoluta in questo senso, in quanto accetta e riunisce solo Dottori Chiropratici con la corretta formazione, a garanzia di sicurezza e professionalità».

L'Associazione Italiana Chiropratici (AIC) nasce nel 1974 per rappresentare la professione Chiropratica, promuoverla e per garantire ai pazienti operatori qualificati. La Chiropratica è una professione sanitaria primaria che riconosce la capacità intrinseca del corpo di raggiungere e mantenere uno stato sano individuando i fattori esterni ed interni che possono interferire con il corretto funzionamento e interazione tra tutti i sistemi corporei. Il Dottore Chiropratico individua i fattori causali ed elimina l'interferenza neurologica funzionale (sublussazione) ottimizzando l'integrità della colonna vertebrale. Assiste anche i pazienti nella identificazione e nella gestione degli stress di vita quotidiana che potrebbero compromettere quello stato di salute, in modo conservativo, e senza l'uso invasivo di farmaci o interventi chirurgici. In Italia sono membri AIC tutti i Dottori in Chiropratica che hanno conseguito la laurea presso i Colleges riconosciuti dall'Organismo Mondiale sulla Chiropratica.
 



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