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sabato 6 aprile 2019

Essere giovani a 75 anni: a Monza un convegno dedicato al nuovo "invecchiamento attivo"

ESSERE GIOVANI A 75 ANNI: A MONZA UN CONVEGNO DEDICATO AL NUOVO "INVECCHIAMENTO ATTIVO"

#50annidisalute: come preannunciato, si susseguono le iniziative di Synlab CAM Monza in occasione del proprio cinquantesimo.

Lunedì 15 aprile si terrà un incontro aperto gratuitamente al pubblico.

  

Monza,  aprile 2019 –  Continua il cammino di Synlab CAM Monza verso i suoi primi 50 anni: il 2019 si anima di eventi e attività incentrati su ognuna delle aree che hanno contraddistinto la storia del centro polidiagnostico monzese. Si spazia dalla medical excellence all'impegno verso il territorio e la promozione della salute, dall'attenzione verso le generazioni future all'interesse nella medicina di genere, fino ai grandi investimenti nelle apparecchiature all'avanguardia per offrire le diagnosi più accurate.

 

Il prossimo appuntamento è per lunedì 15 aprile, quando, presso l'Auditorium "Angelo Gironi" di viale Elvezia, si terrà il convegno aperto al pubblico "Il nuovo anziano: ancora giovani a 75 anni?": una serata dedicata a quei sette milioni di italiani che, da dicembre 2018, "non sono più anziani". All'ultimo congresso nazionale di Geriatria e Gerontologia, infatti, l'inizio della terza età è stato ufficialmente spostato dopo i 75 anni. Ma quali risorse hanno a disposizione sessantacinquenni e settantenni di oggi per garantirsi una buona qualità di vita durante questi 10 anni appena guadagnati?

 

Durante l'incontro si cercherà di dare una risposta a questo quesito con la clinica (attraverso una voce autorevole nel campo della Geriatria), con la genetica (grazie a un innovativo progetto scientifico "antiaging"), con l'analisi del passato (tramite un excursus di storia della medicina) e avvalendosi dell'esperienza di tutti i giorni (grazie alle importanti testimonianze del territorio).

 

Il convegno, aperto gratuitamente al pubblico, inizierà alle ore 19:30 con il benvenuto di Alberto Angelini - Direttore Sanitario Polidiagnostico Synlab CAM Monza, che darà parola ai relatori: Maurizio G. Biraghi - Specialista in Oncologia, Coordinatore Progetti Scientifici Synlab Lombardia, Synlab CAM Monza, Angelo Bianchetti - Specialista in Geriatria e Neurologia, Responsabile Dipartimento Medicina e Riabilitazione Istituto Clinico S.Anna - Gruppo San Donato, Brescia; Segretario Scientifico Associazione Italiana di Psicogeriatria, Michele Riva - Ricercatore in Storia della Medicina, Università degli Studi Milano Bicocca, Tosco Giannesi - Presidente Auser Monza- Brianza e Désirée Chiara Merlini, Assessore alla Famiglia e alle Politiche Sociali del Comune di Monza. Modereranno il convegno Maurizio G. Biraghi e Giorgio Annoni - Direttore U.O. Clinicizzata di Geriatria Ospedale San Gerardo Monza, Direttore Scuola di Specializzazione in Geriatria Università degli Studi di Milano - Bicocca.

 

Il convegno ha ricevuto il patrocinio del Comune di Monza, Auser Monza - Brianza e OMCeOMB. La partecipazione è gratuita, ma è richiesta l'iscrizione 039.2397.450 - sara.casati@synlab.it.

   

SYNLAB CAM MONZA: da 50 anni cresciamo ogni giorno

Primo laboratorio di analisi mediche aperto nel 1970 nel cuore di Monza, il CAM diviene presto un punto di riferimento per la salute dei monzesi. Negli anni, il centro sviluppa l'indirizzo diagnostico, fino all'apertura, nel 1980, di un piccolo poliambulatorio, dove, tra i primi centri in Italia, si inizia a utilizzare la metodica ecografica. Nel 2001 viene inaugurata la sede di viale Brianza, che accoglie un ampio Polidiagnostico, il reparto di Fisioterapia con piscina riabilitativa, il blocco operatorio per la Day Surgery e nuovi spazi per la ricerca scientifica. La crescita costante della domanda porta il centro ad aprire, nel 2012, la sede di viale Elvezia: oltre seimila metri quadri dedicati all'educazione sanitaria, alla prevenzione e alla salute della popolazione del territorio (e non solo). A gennaio 2016 si inaugura Synlab CAMLei, il primo centro medico dedicato al benessere e alla Salute della Donna in ogni fase della vita. Nello stesso periodo, CAM entra a far parte di SYNLAB, il più grande gruppo europeo di diagnostica medica.




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GE Healthcare: una risonanza magnetica su ruote per raggiungere i pazienti nei luoghi più remoti

UNA RISONANZA MAGNETICA SU RUOTE PER RAGGIUNGERE I PAZIENTI NEI LUOGHI PIU' REMOTI*
  • Succede in Finlandia: una risonanza magnetica di GE Healthcare è stata installata su un camion così da poter raggiungere i pazienti nelle zone appena a sud del Circolo Polare Artico

Milano, 02 aprile 2019 Un camion nuovo di zecca con la scritta "RMI mobile" sulla fiancata, all'interno una risonanza magnetica di GE Healthcare, divisione medicale di General Electric, pronta per raggiungere i pazienti che ne hanno bisogno, anche nei luoghi più remoti della Finlandia. È questo il progetto messo in campo dall'Oulu University Hospital per garantire l'accesso all'assistenza sanitaria specialistica anche agli abitanti delle zone scarsamente popolate a nord del Paese.

Una soluzione fuori dagli schemi, anzi, fuori dall'ospedale. Questa tipologia di servizio si rivela di grande utilità in un Paese come la Finlandia dove le condizioni climatiche non sempre permettono ai cittadini di raggiungere la struttura clinica di riferimento.

La nuova risonanza magnetica mobile su ruote di GE Healthcare è la seconda acquistata dall'ospedale - la prima ha esaminato i pazienti per ben 11 anni – e verrà usata principalmente per i pazienti delle piccole città di Oulaskangas e Raahe, entro un raggio di circa cento miglia da Oulu.

GE Healthcare crea, supervisiona ed esegue l'intero progetto, fornendo l'attrezzatura e provvedendo alla manutenzione della stessa. La vera sfida sono le condizioni meteorologiche nordiche che la risonanza magnetica mobile deve affrontare. Il sistema deve infatti funzionare perfettamente anche in giornate estremamente fredde, anche in caso di forti nevicate. Le pareti, i pavimenti e le porte sono tutti riscaldati, l'unità mobile e il sistema RMI stesso sono perfettamente isolati, e ci sono diverse opzioni tra cui scegliere a seconda della temperatura esterna. Inoltre essendo in costante movimento, il macchinario è suscettibile a colpi e scossoni e necessita di monitoraggio costante.

"Ci sono determinate sfide e aspetti da considerare quando si installa un sistema delicato come una risonanza magnetica in un'unità mobile: durante l'installazione, e la manutenzione del sistema, oltre che durante le scansioni, devono essere considerati anche i cambiamenti di temperatura e le condizioni meteo," afferma Roope Salonen, ingegnere di GE Healthcare.  

Oltre agli elevati requisiti tecnici, molta attenzione viene dedicata all'esperienza del paziente. Il sistema SIGNA Voyager 1.5T è progettato per massimizzare la produttività e il flusso di lavoro offrendo al tempo stesso il potenziale clinico e il comfort necessario al paziente. Il tunnel largo 70 cm è spazioso e, nonostante la scansione MR possa produrre un leggero rumore, la tecnologia SilentScan lo riduce senza compromettere la qualità dell'immagine. Durante la scansione, il paziente viene dotato di cuffie ed incoraggiato ad ascoltare le sue canzoni preferite mentre la macchina fa il suo lavoro, così da distrarsi e rilassarsi il più possibile.



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SALUTE, EPAC A GOVERNO: SENZA FONDI DEDICATI A RISCHIO OBIETTIVI OMS SU EPATITE C



SALUTE, EPAC A GOVERNO: SENZA FONDI DEDICATI A RISCHIO OBIETTIVI OMS SU EPATITE C


L'allarme dell'associazione dei pazienti in occasione
della Giornata Mondiale della Salute indetta dall'OMS


Roma, 5 aprile 2019. "L'Italia può diventare il primo Paese europeo a raggiungere l'obiettivo dell'eliminazione totale dell'epatite C. Ma senza un impegno delle istituzioni e, in particolare, del Governo non sarà possibile garantire l'accesso alle cure a tutti i malati che ancora devono essere trattati. Abbiamo alla portata di mano un obiettivo storico che, tuttavia, senza le risorse necessarie rischia di rivelarsi una
meta irraggiungibile".

È quanto afferma Ivan Gardini, Presidente di EpaC Onlus, l'associazione dei pazienti con epatite C e malattie del fegato, in vista della Giornata Mondiale della Salute indetta dall'Organizzazione Mondiale
della Sanità (OMS) e in programma per domenica 7 aprile. La stessa OMS, nell'ambito della Global health sector strategy on viral hepatitis 2016 – 2021, ha indicato nel 2030 l'orizzonte temporale per l'eliminazione dell'epatite C, esortando tutti i governi ad adottare strategie nazionali per affrontare e sconfiggere l'HCV.

"Nel nostro Paese – ha aggiunto Gardini – secondo le nostre stime il numero dei malati di epatite C, noti e non noti, ancora da curare si aggira tra i 230mila e 300mila. Il trattamento di 70/80mila pazienti l'anno renderebbe possibile, nel giro di 3 o 4 anni, eliminare completamente l'HCV in Italia. Quello in corso è l'anno decisivo per questa battaglia. Entro il 2019 i farmaci antivirali ad azione diretta, attualmente rimborsati attraverso il meccanismo del fondo per i farmaci innovativi, verranno progressivamente esclusi dal fondo stesso, con il rischio di rallentare i trattamenti e incrementare le complicanze nei pazienti ancora malati: cirrosi, tumore, trapianto. L'analisi dei dati è impietosa: un paziente su tre arriva alle strutture ospedaliere per essere curato con un fegato già in cirrosi o in uno stadio molto avanzato della malattia. Tutto questo nonostante ci siano risorse per farmaci, strutture, bravi specialisti e farmaci che eliminano l'infezione quasi nel 100% dei casi. È necessario dunque un rinnovato impegno da parte delle istituzioni, in particolare della Ministra della Salute, Giulia Grillo, per scongiurare uno scenario estremamente preoccupante. Servono piani regionali di eliminazione e un fondo dedicato ai farmaci ma anche e soprattutto per le necessarie attività di screening e accesso alle cure. Il Governo ci ascolti" conclude il Presidente di EpaC Onlus.



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Giovani e diabete: più autonomi e consapevoli con la tecnologia che "si indossa" _vedi ricerca IQVIA-Theras


Sabato 06 aprile a Bari c/o Convegno Associazioni Italiane Giovani con Diabete (AGD)

Giovani e diabete: più autonomi e consapevoli
grazie alla rivoluzione tecnologica che "indossano" sempre più volentieri

Una rivoluzione tra i giovani con diabete emersa anche dalla ricerca IQVIA-Theras che conferma la soddisfazione per l'innovatività e la tecnologia di dispositivi senza fili per l'infusione di insulina (Omnipod) e il monitoraggio in continuo della glicemia (Dexcom G6)

Bari, 05 aprile 2019 – Tra i giovani è la malattia metabolica più diffusa che colpisce circa 20 mila piccoli italiani. Se ne discute domani a Bari c/o Hotel Excelsior nel corso del Convegno AGD "Ricerche, cure e tecnologie: quale futuro per I giovani con diabete di tipo 1". Tra le tecnologie condivise, emergono le innovazioni che Theras Group sta proponendo nella gestione del diabete, nati per essere proprio "indossati" perchè senza fili e tubi, sviluppati per il rilascio di insulina e il monitoraggio in continuo della glicemia.

"Dai risultati della ricerca, è apprezzato soprattutto dai giovani l'innovatività e la tecnologia dei sistemi, la percezione di utilizzare gli strumenti più avanzati, la miglior terapia possibile per il diabete – spiega Isabella Cecchini, Head of Primary Market Research IQVIA che ha condotto la ricerca sui portatori di device per il diabete - Tra i giovani intervistati emergono tutti i vantaggi degli strumenti che favoriscono il sentirsi "normali" e tecnologici, aprono alla socializzazione, a condividere con gli altri la propria malattia. Si rafforza una soddisfazione che deriva dall'affidabilità delle misurazioni, che si traduce in un benessere fisico, superiore livello di autonomia e incremento di consapevolezza e stima". L'esperienza dei pazienti e dei loro caregiver ha messo in luce non solo l'effetto positivo dei nuovi device sulla gestione della malattia, ma anche e soprattutto il grande impatto che gli strumenti hanno avuto sulla qualità della vita.

"Dopo quella dell'insulina, sono due le grandi rivoluzioni tecnologiche nel diabete – spiega nel corso del suo intervento c/o il Convegno Isabella Alessandrini, Medical&Scientific Advisor Theras-Group - La prima è il dispositivo (POD) che si indossa per 72 ore senza doverlo cambiare, senza tubi e cateteri. La più recente, invece, permette un monitoraggio "in real time" della glicemia in modo più semplice, accurato, sicuro e con un elevato livello di predittività. Siamo molto attenti alle esigenze dei nostri pazienti, soprattutto quelli nella fascia più giovane che si ritrova a gestire il diabete, specie nella fase adolescenziale già ricca di cambiamenti fisici e psicologici. L'innovazione tecnologica sviluppata da Theras Group è in grado di offrire soluzioni innovative scientificamente e tecnologicamente evolute e in linea anche ai bisogni dei più giovani alla ricerca di una maggiore autonomia e attenzione anche nell'estetica e vestibilità dello strumento".

In linea con quanto indicato, due sono le innovazioni che Theras Group sta proponendo nella gestione del diabete. Il primo è il sistema Omnipod, un microinfusore che rilascia insulina e che si indossa comodamente, senza fili, molto piccolo e impermeabile.

Il secondo è il nuovissimo sistema di monitoraggio glicemico in continuo ad altissima precisione, una sorta di "GPS della glicemia" (Dexcom G6, ora disponibile anche in Italia), una vera e propria guida intelligente e automatica nel mondo della glicemia. L'autocalibrazione automatica (che evita le 2 punture capillari al giorno), i livelli di sicurezza ed efficacia, il sistema di applicazione automatico, le dimensioni ridotte, la lunga durata (da sostituire dopo 10 giorni, senza ricalibrazioni perchè automatico), fanno di questo dispositivo l'ultima generazione di monitoraggio in continuo della glicemia, in grado di segnalare i pericoli in anticipo e in tempo utile per intervenire.

Per quanti devono gestir quotidianamente il diabete, "Indossare" la tecnologia si sta rivelando una scelta vincente nella direzione di una maggiore sicurezza, autonomia e consapevolezza. Soprattutto per un pubblico molto giovane ed esigente come quello under 16. 



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CNR-Humanitas: un nuovo approccio alla terapia genica per malattie genomiche

Un nuovo approccio alla terapia genica per le malattie 'genomiche'

Eliminare le numerose alterazioni genomiche attualmente incurabili trapiantando un intero cromosoma nelle cellule che presentano il difetto genetico. Questo il nuovo metodo proposto da un team di ricercatori del Cnr-Irgb e Humanitas per il contrasto alle malattie genomiche, come la Malattia granulomatosa cronica o la Distrofia di Duchenne. Il lavoro pubblicato su Stem Cells

 

Negli ultimi anni abbiamo assistito alla messa a punto di interessanti approcci alla terapia genica per le malattie ereditarie, basati sulla tecnologia CRISPR/Cas9 e sull'uso di speciali vettori virali che hanno semplificato notevolmente la correzione di piccole alterazioni genetiche. Purtroppo non tutte le patologie ereditarie sono curabili con queste strategie, poiché alcune di esse sono dovute ad alterazioni genomiche di grandi dimensioni come aneuploidie, duplicazioni, inversioni e altri riarrangiamenti complessi. Ricercatori dell'Istituto di ricerca genetica e biomedica (Cnr-Irgb) e dell'Irccs Humanitas di Milano hanno messo a punto un nuovo metodo che potrebbe consentire di curare anche queste malattie. Lo studio è pubblicato sulla rivista Stem Cells.

"Questo nuovo metodo si basa sull'idea di trapiantare un intero cromosoma nelle cellule che presentano il difetto genetico", spiega Marianna Paulis del Cnr-Irgb. "Il principio è che sostituendo l'intero cromosoma si eliminano numerose alterazioni genomiche attualmente incurabili. Per trapianto cromosomico si intende proprio la sostituzione del cromosoma alterato con quello di un donatore sano: in tal modo il genoma della cellula torna perfettamente normale".

Finora era possibile trasferire un intero cromosoma da una cellula all'altra, ma si riteneva che non fosse possibile eliminare nel contempo il cromosoma danneggiato. "Dopo anni di esperimenti su modelli sperimentali abbiamo potuto dimostrare che con questo approccio è possibile curare in provetta cellule di una grave immunodeficienza quale la Malattia Granulomatosa Cronica, in cui alcune cellule del sangue non sono in grado di eliminare le infezioni", prosegue Paulis. "Ora abbiamo riprogrammato le cellule del portatore di questa patologia ottenendo cellule staminali pluripotenti capaci di differenziarsi verso qualsiasi tipo di tessuto, ed in particolare in quelli che presentano il difetto funzionale. Le cellule così resettate sono state corrette con il trapianto cromosomico e poi differenziate nelle cellule del sistema immunitario (granulociti) che sono quelle non funzionanti in questa malattia. Tali cellule hanno acquisito il nuovo cromosoma sano con la contemporanea eliminazione del cromosoma danneggiato".

Nel presente lavoro, gli autori hanno dimostrato che le cellule corrette avevano riacquistato la capacità di eliminare i batteri patogeni, il che equivale ad aver potenzialmente curato la malattia.  Il passaggio successivo su cui i ricercatori stanno lavorando è quello di trasferire la metodica del trapianto di cromosoma a cellule umane. Sono molte le malattie che potrebbero trarre giovamento da questo approccio, prima fra tutte la Distrofia di Duchenne, una grave malattia muscolare. La ricerca è stata resa possibile dal sostegno economico della Fondazione Nicola del Roscio.

 


La scheda

 

Chi: Cnr-Irgb, Irccs Humanitas

Che cosa: Castelli A, Susani L, Menale C, Muggeo S, Caldana E, Strina D, Cassani B, Recordati C, Scanziani E, Ficara F, Villa A, Vezzoni P, Paulis M. Chromosome Transplantation: Correction of the Chronic Granulomatous Disease Defect in Mouse iPSCs. Stem Cells. 2019 Mar 20. doi: 10.1002/stem.3006



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mercoledì 3 aprile 2019

FIBROSI CISTICA. LIFC: “MONITORAGGIO RISORSE E UNIFORMITA’ DELLE CURE, LE NUOVE SFIDE PER UNA PATOLOGIA CHE CAMBIA”


Su iniziativa della Senatrice Paola Binetti in collaborazione con Lega Italiana Fibrosi Cistica

FIBROSI CISTICA. "25 ANNI DI TUTELE E DIRITTI DALLA LEGGE 548/93": COSA E' CAMBIATO

 

LIFC: "MONITORAGGIO RISORSE E UNIFORMITA' DELLE CURE, LE NUOVE SFIDE PER UNA PATOLOGIA CHE CAMBIA"

 

 

Roma, 3 aprile 2019. Fibrosi cistica: si allunga l'aspettativa di vita per i pazienti. È il momento di impegnarsi a fondo per migliorarne anche la qualità. È l'appello promosso dalla Lega Italiana Fibrosi Cistica (LIFC) nel corso dell'evento realizzato su iniziativa della Senatrice Paola Binetti, in collaborazione con la Lega Italiana Fibrosi Cistica, "25 anni di tutele e diritti dalla Legge 548/93", in corso a Roma presso la Sala dell'Istituto di Santa Maria in Aquiro (ISMA) presso il Senato della Repubblica.

 

Tra il 2014 e il 2016 l'aspettativa di vita per i malati di fibrosi cistica è cresciuta del 5,38% passando da 35,3 a 37,2 anni. Un dato che assume valore ancor più significativo se confrontato con quanto accadeva nel periodo immediatamente precedente l'entrata in vigore della Legge 548/93 sulle Disposizioni per la Prevenzione e la Cura della Fibrosi Cistica. Tra il 1988 e il 1991, infatti, l'età mediana di sopravvivenza si attesta sui 14,7 anni (+152 per cento al 2016). È quanto emerge dall'analisi dei report storici del Registro Italiano Fibrosi Cistica (RIFC). La popolazione adulta nel 2016 rappresenta il 56,7% del totale dei soggetti affetti dalla patologia.

 

"Siamo di fronte a una trasformazione importante della malattia, che non può più essere considerata solo pediatrica. – commenta Gianna Puppo Fornaro, Presidente LIFC – Nel nostro Paese, la lungimirante Legge n. 548 del 1993 ha istituito in ogni Regione un Centro specializzato per la cura della fibrosi cistica, assicurato ai malati la gratuità dei farmaci prescritti dai centri e stanziato fondi per la ricerca, oltre ad aver implementato il ricorso allo screening neonatale. Tutti elementi che hanno contribuito ad allungare l'aspettativa di vita, a partire dalla necessità di garantire alle persone in età adulta la migliore qualità della vita che passa anche dalla piena realizzazione professionale e dalla possibilità di curarsi presso strutture adeguate, non più pensate a misura di bambino".

 

In particolare, la LIFC pone l'accento sulla necessità di adottare strumenti di monitoraggio in grado di ottimizzare e controllare l'uso delle risorse pubbliche a sostegno delle strutture dedicate ai malati di fibrosi cistica, al fine di garantire ai pazienti uniformità ed elevati standard di cura. Un intervento in linea con il bisogno di garantire, su tutto il territorio nazionale, la corretta applicazione della Legge 548/1993.  

 

"Rendere efficiente e uniforme la Sanità su tutto il territorio nazionale, garantire equità nell'accesso alle cure e collaborare alla costruzione di modelli organizzativi più efficienti, in grado di garantire una corretta presa in carico del paziente, sono linee d'intervento sulle quali da anni abbiamo aperto un confronto con le Istituzioni, tra cui il Ministero della Salute, che intendiamo portare avanti nell'interesse delle persone affette da fibrosi cistica, la malattia genetica grave più diffusa", aggiunge Gianna Puppo Fornaro.

 

A chiudere i lavori della giornata il tavolo scientifico che ha visto protagonisti il Presidente della Società Italiana per lo Studio della Fibrosi Cistica Valeria Raia, il Direttore Centro Fibrosi Cistica dell'Istituto Gaslini Carlo Castellani, il Professore ordinario malattie dell'apparato respiratorio del Policlinico di Milano Francesco Blasi, il Professore Ordinario Chirurgia Toracica dell'Università degli Studi di Milano Luigi Santambrogio. Coordinati da Cesare Braggion, già Responsabile della Struttura Semplice Dipartimentale U.O. Fibrosi Cistica dell'Azienda Ospedaliero-Universitario A. Meyer.




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martedì 2 aprile 2019

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