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lunedì 23 luglio 2018

Salute: Italia-Cina verso il rinnovo della cooperazione bilaterale Bartolazzi nuove opportunità per ricerca e personale qualificato

Italia-Cina: verso il rinnovo della cooperazione bilaterale

Bartolazzi: nuove opportunità per ricerca e personale qualificato

 

Il viceministro cinese Wang Hesheng e la Commissione Nazionale della Salute cinese (NHC) sono stati ricevuti oggi al ministero della Salute di Lungotevere Ripa dal sottosegretario prof. Armando Bartolazzi.        

In particolare, nel corso dell'incontro sono stati approfonditi i temi che saranno oggetto del nuovo Piano di Azione per la cooperazione sanitaria tra Italia e Cina da sottoscrivere a gennaio. Tra questi, la gestione e il controllo delle malattie croniche e infettive, il management ospedaliero, la formazione continua del personale medico (medici di medicina generale e specialisti).

"L'incontro di oggi conferma il forte interesse della Cina verso il nostro sistema sanitario e rappresenta un altro passo verso la piena maturazione delle relazioni bilaterali nel settore. In arrivo nuove opportunità per la ricerca traslazionale, lo scambio di know-how tecnologico per il miglioramento delle cure e dell'accesso alle terapie" dichiara il sottosegretario Bartolazzi, che precisa: "Siamo pronti per avviare un proficuo scambio a livello di personale altamente qualificato. Una nuova era di rapporti bilaterali è alle porte, vogliamo raccogliere tutte le sfide che possono portare un reciproco vantaggio scientifico, tecnologico e di sviluppo nella formazione dei ricercatori". 



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GE Healthcare e sanità 4.0: realtà virtuale per formare ed assistere i professionisti della gestione di tecnologie medicali

SANITÀ 4.0: GE HEALTHCARE INTRODUCE LA REALTÀ VIRTUALE PER FORMARE I PROFESSIONISTI DELLA GESTIONE DI TECNOLOGIE MEDICALI

 

  • La divisione medicale di General Electric ha lanciato – ad oggi solo negli Stati Uniti – una nuova soluzione interattiva e personalizzabile per la formazione del personale tecnico tramite dispositivi indossabili e tecnologia web-enabled

 

  • Le nuove tecnologie di realtà virtuale e realtà aumentata hanno permesso di introdurre in Italia il sistema Drive, un servizio di assistenza tecnica 4.0 per guidare da remoto le procedure di manutenzione di apparecchiature medicali

 

Milano, 23 Luglio 2018 Valorizzare le potenzialità della realtà virtuale per formare nuovi professionisti del settore sanitario, rispondendo al crescente bisogno di tecnici per la gestione delle apparecchiature mediche. È questo l'obiettivo di GE Healthcare, divisione medicale di General Electric, che ha lanciato una nuova soluzione per la formazione interattiva e personalizzabile tramite dispositivi indossabili e tecnologia web-enabled.

Le innovazioni introdotte puntano ad affrontare una delle grandi sfide davanti a cui si trova oggi la Sanità: la necessità crescente di nuove figure specializzate nel settore della gestione delle tecnologie medicali. Si prevede infatti che nei prossimi 10 anni circa il 25% degli esperti del settore andrà in pensione e gli ospedali e i sistemi sanitari dovranno formare la prossima generazione di professionisti in modo sicuro, economico ed efficiente. In quest'ottica GE Healthcare – che ogni anno forma oltre 8.000 professionisti della gestione di tecnologie medicali – ha sviluppato una nuova soluzione per gli operatori che si occupano della manutenzione di tomografi computerizzati (Tac) e risonanze magnetiche.

La nuova tipologia di formazione, per ora introdotta solo negli Stati Uniti, prevede un corso "mixed reality" che utilizza dispositivi indossabili e una tecnologia web-enabled per supportare l'istruzione guidata per l'assistenza e le riparazioni, consentendo di impartire corsi di formazione in loco presso la sede del fornitore.

I vantaggi della formazione Virtual Reality sono molteplici e vanno dall'impatto sulla produttività del fornitore all'offerta di un ambiente di apprendimento sicuro, passando per una riduzione dei costi.

Innanzitutto gli "studenti" acquisiscono esperienza nella manutenzione e nella risoluzione dei problemi di un sistema sul posto di lavoro. Ciò consente loro di evitare di abbandonare la loro postazione per recarsi in una struttura di formazione, dalla quale non sarebbero in grado di fornire un sostegno di emergenza, ma anche di evitare viaggi di lavoro che sottrarrebbero tempo alla loro vita privata. La riduzione degli spostamenti si traduce inoltre in un risparmio sui costi.

Importante infine l'impatto sul fronte della sicurezza, dato che la formazione VR offre un ambiente di apprendimento a basso rischio e consente un apprendimento guidato dagli errori, in cui i dipendenti possono commettere sbagli e imparare lungo il percorso.

 

"Formare la prossima generazione di professionisti della gestione di tecnologie sanitarie è attualmente una priorità molto importante e la realtà virtuale sarà un grande fattore di crescita", ha dichiarato Art Larson, GM, Global Services Training & Documentation, GE Healthcare. "Questa tecnologia consente la flessibilità e la personalizzazione che i fornitori di servizi sanitari desiderano, rendendo disponibile la formazione quando e dove funziona meglio per loro".

Anche in Italia stanno prendendo piede nuove tecnologie di realtà virtuale e realtà aumentata. GE Healthcare ha infatti sviluppato il sistema Drive (Digital Reality & Intelligent Virtual Experience), un servizio di assistenza tecnica 4.0 che sfrutta la tecnologia della realtà aumentata per creare un sistema di comunicazione in olopresenza, con cui i tecnici di GE possono fornire un supporto da remoto sempre più efficace, tempestivo e di elevata qualità al personale presente in loco. In questo modo è possibile guidare passo passo gli operatori durante gli interventi di riparazione e manutenzione delle apparecchiature medicali con indicazioni pratiche o tramite la condivisione di informazioni utili, come se si trovassero nella stessa stanza e stessero intervenendo direttamente sul sistema malfunzionante.

Il sistema si colloca all'interno dell'ampia offerta di GE Healthcare nel campo della Sanità 4.0, incentrata su Big Data, analisi avanzata delle informazioni, algoritmi, machine learning, intelligenza artificiale.


GE Healthcare

GE Healthcare è la divisione medicale di General Electric (NYSE: GE). In qualità di società leader nella fornitura di soluzioni per l'imaging medico, il monitoraggio, la bioproduzione e di tecnologie per terapie cellulari e geniche, GE Healthcare consente un'assistenza di precisione nella diagnostica, nella terapia e nel monitoraggio attraverso dispositivi intelligenti, analisi dei dati, applicazioni e servizi.  Con un fatturato di 19 miliardi di dollari, più di 100 anni di esperienza nel settore e oltre 50.000 dipendenti in tutto il mondo, l'azienda contribuisce a migliorare l'assistenza sanitaria offrendo risultati migliori per i pazienti, i fornitori di servizi sanitari, i ricercatori e le aziende del settore life science. 



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Il sistema sanitario basato sul valore: secondo uno studio BCG, un modello che può salvare 25mila vite ogni anno in Italia

Il sistema sanitario basato sul valore: un modello che può salvare 25mila vite ogni anno in Italia

Milan
o,  luglio 2018 Oltre 25.000 vite potrebbero essere salvate all'anno in Italia se i tassi di mortalità delle regioni con performance peggiore raggiungessero il valore medio nazionale. Questa riduzione del 5% del tasso di mortalità nazionale è solo un esempio del grande impatto che un sistema sanitario basato sul valore avrebbe in Italia, come descritto nel nuovo studio di The Boston Consulting Group "Generare valore, un approccio in tre fasi" sullo stato attuale della salute pubblica.

La ricerca di BCG svela alcune tendenze significative del sistema sanitario nazionale:

·   Italiani più longevi, ma meno sani: il dato di aspettativa di vita, che continua ad aumentare leggermente, non dice tutto dello stato di salute della popolazione. Tra il 2005 e il 2015, infatti, la percentuale di cittadini che lamentano un cattivo o un pessimo stato di salute è cresciuta dal 9,9 al 12,5%: un fenomeno che non ha paragoni negli altri quattro principali Paesi dell'UE (Francia, Germania, Regno Unito, Spagna).

·   Finanziamenti in calo per la sanità pubblica: la percentuale di spesa sanitaria sostenuta dal finanziamento pubblico è in continua riduzione (78% nel 2008, 76% nel 2012, 75% nel 2016), avvicinando sempre più l'Italia a Paesi storicamente meno universalistici, come Svizzera (64%) e Stati Uniti (49%).

·   Variabilità regionale, l'ospedale più vicino non è necessariamente il migliore: ospedali poco distanti possono mostrare differenze significative in termini di processi ed esiti clinici. Ad esempio, in una delle regioni più avanzate dal punto di vista degli esiti di salute, la possibilità di subire, entro due giorni, l'intervento chirurgico necessario per una frattura al femore può variare dal 15 al 95%, mentre in un'altra regione la mortalità a 30 giorni a seguito di infarto miocardico acuto varia dal 5 all'11% a seconda della qualità e dell'efficienza dell'ospedale in cui si è trattati.

Un sistema sanitario basato sul valore per il paziente parte da un concetto semplice: per ottenere risultati migliori gli esiti vanno guardati non solo con gli occhi dello specialista, ma anche con quelli del paziente. E creare valore per il paziente deve essere sia l'obiettivo ultimo, che un vantaggio competitivo sempre più strategico per payer e provider del settore sanitario. La divisione Health Care di BCG Italia supporta gli attori principali del settore, a livello nazionale e internazionale, nella trasformazione dei loro modelli di business, affinché possano offrire servizi economicamente competitivi ma, al tempo stesso, in grado di migliorare i risultati dei pazienti e garantire la crescita sostenibile delle organizzazioni.

Quanto alla possibilità di mettere in pratica tale sistema basato sul valore, Stefano Cazzaniga, Principal di BCG, commenta: "Nonostante le numerose sfide, il sistema sanitario italiano resta uno dei migliori al mondo. Affinché questo eccellente posizionamento sia sostenibile nel tempo, bisogna innescare un nuovo cardine, legato al concetto di valore e di impatto sulla vita del paziente. Sono necessarie azioni decise e rapide, come affrontare in maniera sistematica l'eterogeneità fra gli esiti delle regioni e dei singoli ospedali e intervenire per scongiurare l'insostenibilità dei costi, che si traduce in una difficoltà degli accessi e in un'impennata della spesa privata. Sempre coniugando la prospettiva dei pazienti (gli esiti clinici) con quella del sistema (la sostenibilità)".


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sabato 21 luglio 2018

Alimentazione e salute. Sali nascosti: semaforo rosso per integratori, succhi di frutta e bevande industriali

Sali nascosti: semaforo rosso per integratori, succhi di frutta e bevande industriali.

Via libera al sale di nuova generazione

 

Milano, 19 luglio 2018 – Una silhouette a prova di bikini si conquista innanzitutto a tavola, abbinando ad un'alimentazione bilanciata un menù a ridotto apporto di sodio. In collaborazione con Aquasalis Gmbh, l'innovativa azienda svizzera che ha formulato il primo "sale senza sale", la prima soluzione salina iposodica naturale con il 75% in meno di sodio, la nutrizionista Elisabetta Orsi svela preziosi consigli per riconoscere il sale nascosto.

"La ritenzione idrica che provoca inestetismi su glutei, gambe e pancia spesso è causata da scarsa idratazione, ma anche da eccesso di sale. Per eliminarla basta fare attenzione al sale nascosto, non solo nei prodotti confezionati industrialmente, ma anche negli alimenti naturalmente ricchi di sodio, come le uova di gallina, la salsa di soia o il salmone affumicato", spiega Elisabetta Orsi, nutrizionista e naturopata già consulente ufficiale della F.I.G.C Nazionale di Calcio Italiana per i Mondiali 2014.

 

Come non eccedere, allora, nell'assunzione di sodio?

 

1.       occhio alle etichette:

le informazioni nutrizionali riportate sull'etichetta consentono di  individuare il sodio "nascosto" presente negli alimenti confezionati, nei condimenti e nei piatti pre-cotti. Fate attenzione, ad esempio, alle sigle E250-E251 nitrato e nitrito di sodio, presenti nei prodotti conservati, oppure alle SIGLE DA E620 A E625, alla presenza di acido glutammico e glutammato monosodico.

 

2.       nel mirino dell'OMS anche alcuni prodotti "cult":

gli alimenti trasformati hanno maggiori probabilità di contenere elevate concentrazioni di sodio, anche quando riportano la dicitura "light". Il sale è presente nei prodotti conservati (salumi e formaggi), trasformati (scatolame, patatine, snack), nei sughi pronti, nei surgelati, in cracker, pane e biscotti. Non a caso l'OMS, che raccomanda un consumo giornaliero di sodio inferiore ai 5 mg. per un adulto, sta valutando la possibilità di creare etichette speciali per alcuni dei prodotti a maggior apporto di sodio – come il Prosciutto di Parma e Parmigiano reggiano, ma anche la pizza, il vino e l'olio extravergine, per frenarne il consumo.

 

3.       anche i dolci contengono sodio:

Nemmeno i dolci si salvano dall'eccesso di sodio. Qualche esempio? In media dentro a 20 grammi di biscotti ci sono 0,1 gr. di sale e in una brioche da 40 gr. sono presenti 0,4 gr. di sale. E ancora: in quattro cucchiai di cereali per la prima colazione ci sono 0,3 gr. di sale, mentre una merendina da 35 gr ne contiene 0,3 gr. 

 

4.       bevande industriali e succhi: si, ma con parsimonia

prive di colesterolo, lattosio e caseina, le bevande vegetali sono ricche di zuccheri semplici e forniscono energia pronta all'uso con un apporto calorico contenuto e pochi grassi. Tuttavia, la maggior parte di queste contiene da 0,02 a 0,1 mg. di sodio, così come le bevande gasate industriali – basti pensare che una lattina di coca cola da 330 ml contiene 50 mg di sodio. Ma non solo: molti succhi di frutta confezionati contengono addirittura 1mg. di sodio per 100 ml.

5.       attenzione agli integratori di sali minerali

alcuni dei più comuni integratori di sali minerali contengono, oltre a zucchero, coloranti, conservanti, quantitativi di sodio più o meno elevati. È necessario, quindi, dopo aver individuato per quali specifiche esigenze vanno assunti – ad esempio, per compensare iper sudorazione, stanchezza, crampi, nervosismo, dolori muscolari ed eventuale difficoltà nel recupero post attività fisica, scegliere il prodotto più indicato per il reintegro. In mercato ce ne sono davvero molti e di facile accesso. Oltre a leggere le etichette, è consigliabile affidarsi ad un nutrizionista che possa valutare, di caso in caso, la scelta migliore.

 

6.       Crudo, vivo e colorato: almeno 5 porzioni di frutta e verdura

Con il loro contenuto di vitamine e sali minerali, frutta e verdura di stagione sono la miglior fonte di acqua (dall'80% al 95%), di sostanze antiossidanti protettive e di enzimi per le nostre funzioni metaboliche. La verdura "viva" e cruda è ideale per aprire il pasto per il suo apporto di enzimi digestivi, mentre quella cotta è preziosa per il suo contenuto di fibra. La frutta consumata a metà mattina e pomeriggio negli spuntini è un ottimo spezzafame, nutriente e salutare, oltre che fresco e dissetante.

 

Il consiglio in più:

ü  per capire se un prodotto è ricco di sale, controllate la tabella nutrizionale degli alimenti e considerate che il valore di riferimento dovrebbe essere inferiore a 1-1,2 g ogni 100 grammi

ü  per insaporire le vostre pietanze privilegiate le spezie ed il limone

"In aiuto di chi desidera conciliare il sapore in tavola con la salute ed il benessere, senza far salire l'ago della bilancia, arrivano anche i sali spray di nuova generazione, come Aquasalis, una soluzione salina del tutto naturale che regala ai piatti la stessa sapidità del sale in grani con un apporto di sodio molto ridotto, che non supera il 25%", consiglia la nutrizionista.

 

Il profilo della nutrizionista

 

Elisabetta Orsi, nutrizionista e naturopata, si occupa da vent'anni di nutrizione e terapia naturale. La sua filosofia si basa sulla nutraceutica ovvero cibo funzionale. Ha lavorato come responsabile del servizio dietetico dell'Ospedale S. Raffaele di Milano dal 1985 al 1995 e negli stessi anni ha collaborato con A.C. Milan per la parte nutrizionale della prima squadra. Ha collaborato (1992-95) con la FISI per i programmi nutrizionali e di integrazione degli atleti  tra i quali Di Maio, Belmondo e Di Centa. È stata nutrizionista ufficiale della F.I.G.C Nazionale di Calcio Italiana per i Mondiali 2014. Collabora con realtà Italiane ed internazionali per il welfare aziendale seguendo progetti business tra cui SKY Italia, Autogrill S.p.A., Galbusera S.p.A., Sea Aeroporti S.p.A., Fortevillage Resort Sardegna.

 

Aquasalis in breve.

Aquasalis, con quartier generale e sede produttiva nel Canton Ticino, è una start up ad alto contenuto di innovazione che si distingue per lo sviluppo di soluzioni all'avanguardia nel settore alimentare. L'azienda nasce nel 2014 dall'intuizione imprenditoriale di un team di professionisti con esperienze manageriali diverse, ma accomunati dall'ambizione di entrare in un mercato ad alto potenziale di crescita come quello degli alimenti funzionali al benessere e alla salute. Il processo industriale e produttivo sul quale si basa il core business di Aquasalis promette di rivoluzionare non solo il mercato alimentare, ma anche la cultura culinaria e della sana alimentazione. Presentata in anteprima ad EXPO 2015, nel corso di un evento dedicato, Aquasalis ha già riscosso un notevole successo di pubblico. Aquasalis ha conseguito la certificazione "Swiss Made",  sinonimo in tutto il mondo di eccellenza tecnologica, know-how, attenzione a tutte le fasi del processo produttivo e detiene anche le prestigiose certificazioni BRC (British Retail Consortium) e IFS Food (International Featured Standards), che garantiscono l'altissimo standard di sicurezza del prodotto. 



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Salute: Atrofia muscolare spinale, avvio in Italia della terapia genica con trial per nuovi nati

Entro fine luglio 2018 esordio della sperimentazione AveXis 302 al Policlinico Gemelli di Roma

ATROFIA MUSCOLARE SPINALE AVVIO IN ITALIA DELLA TERAPIA GENICA CON IL TRIAL PER I NUOVI NATI

Famiglie Sma: «È l'orizzonte di una possibile cura per questa malattia genetica rara» 

 

È molto di più di un progresso scientifico, è un'emozione potentissima, quella delle centinaia di Famiglie SMA italiane a cui è stato annunciato che entro la fine di luglio nel nostro Paese sarà avviata la sperimentazione per la terapia genica contro l'atrofia muscolare spinale (SMA, dall'acronimo inglese Spinal Muscolar Atrophy). Si chiama AveXis 302 – questo il nome del trial – e suona come un urlo liberatorio di speranza, perché può permettere ciò che poco tempo fa era davvero impensabile: curare una malattia genetica rara come la SMA, "disattivare" quel gene che impedisce ai muscoli volontari del corpo di camminare, stare in piedi, sedersi, deglutire.

 

«A poco meno di un anno dall'avvento ufficiale in Italia del primo farmaco al mondo che può trattare la patologia, siamo travolti da un'altra gioia immensa – afferma Daniela Lauro, presidente dell'associazione nazionale Famiglie SMA che riunisce pazienti e genitori di figli con la patologia – Il trattamento con Spinraza contiene la malattia, ed è già una conquista epocale, mentre la terapia genica potrebbe essere una vera e propria cura. Fino ad oggi la "guarigione" era solo sinonimo di "miracolo", adesso diventa invece un orizzonte a cui possiamo guardare con fiducia, visti i buoni risultati della sperimentazione che negli Stati Uniti è già in fase avanzata».

 

AveXis 302 arriva infatti da oltreoceano e con prospettive incoraggianti. Il Policlinico Gemelli di Roma è già pronto ad intercettare i bambini da inserire nel programma: neonati da 0 a 6 mesi a cui è stata diagnosticata la SMA di tipo 1 (la forma più grave), che non abbiano iniziato la somministrazione di altri farmaci e che abbiamo completato almeno la 35esima settimana di gravidanza. La Struttura complessa di Neuropsichiatria Infantile, guidata da Eugenio Mercuri, inizierà la sperimentazione tra poche settimane, poi seguirà il coinvolgimento di altri quattro centri clinici – il NeMO Sud di Messina, il Gaslini di Genova, l'Istituto Besta e il Policlinico di Milano – confermando il primato europeo in Italia nella ricerca su questa malattia neuromuscolare.

 

«La nostra associazione sta già compiendo il primo passo – dichiara la presidente di Famiglie SMA – cioè sensibilizzare affinché questa opportunità venga colta subito dai genitori interessati ma anche da pediatri e genetisti che intercettano nuove diagnosi. In Lazio stiamo lavorando al progetto pilota di screening neonatale, ci auguriamo quindi che presto possa allargarsi anche a tutto il territorio nazionale. Inoltre, come per l'accesso al farmaco Spinraza, la nostra Onlus sarà impegnata in prima linea per informare costantemente i pazienti, ma anche l'opinione pubblica, sui progressi che si compiranno e sulle possibilità di accesso al trial. Di certo, la strada è ancora lunga, ma ormai in discesa». 

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Salute. Protesi articolari: il nuovo protocollo multidisciplinare del Koelliker mette il paziente al centro


Il nuovo protocollo multidisciplinare

del Koelliker mette il paziente al centro

 

 

La tendenza a rimandare un intervento considerato necessario è spesso connessa ad una mancanza di consapevolezza e di conoscenza, a timori di varia natura legati all'anestesia, ai tempi di recupero post-intervento e al dolore, oltre che alla preoccupazione di gravare sui familiari che devono farsi carico dell'assistenza nei primi giorni dopo l'operazione.

Un problema importante, una situazione che spesso mina la qualità di vita della persona, che il Koelliker ha deciso di affrontare puntando sull'informazione: la struttura ospedaliera torinese ha infatti in programma, per il prossimo 18 settembre alle ore 18, un incontro rivolto a quanti è stata diagnosticata la necessità di impiantare una protesi articolare ma che, per le ragioni più diverse, non hanno ancora deciso di affrontare l'intervento.

L'appuntamento, basato su un nuovo approccio di tipo integrato, vedrà la partecipazione di un team multidisciplinare composto da chirurghi ortopedici, fisiatri, anestesisti e psicologi che, attraverso il racconto dettagliato del processo di preparazione, chirurgia e riabilitazione, prenderà per mano il paziente e lo accompagnerà in un percorso di consapevolezza che gli permetterà di valutare con serenità se affrontare un intervento che potrebbe migliorare nettamente la qualità della sua vita.

Questo incontro si inserisce in un progetto di più ampio respiro, che vede il Koelliker impegnato a strutturare un iter lineare e completo per il paziente, fulcro dell'intero processo di cura, seguito da un team multidisciplinare prima, durante e dopo l'intervento, dal punto di vista chirurgico, psicologico, riabilitativo e persino della gestione del dolore, il tutto senza mai lasciare la struttura.

 

Le tre fasi attraverso cui il paziente viene guidato si svolgono in maniera sinergica e coordinata. Nella fase pre-operatoria ogni individuo viene valutato in tutti i suoi aspetti e in tutte le sue caratteristiche fisiche e psicologiche, così da accompagnarlo verso una condizione psico-fisica ottimale, che gli consentirà di affrontare l'intervento al meglio e di accelerare considerevolmente i tempi di ripresa. Fra gli obiettivi della pre-abilitazione: il recupero della percezione corporea del paziente, l'ottimizzazione dei parametri sanguigni, cardiaci e respiratori e il rafforzamento della muscolatura.

Il paziente in attesa di intervento viene di fatto inserito, fin dal primo giorno, in un percorso multidisciplinare di affiancamento che lo porterà ad avere una maggiore consapevolezza non solo del tipo di operazione che andrà ad affrontare, ma anche del proprio corpo, in modo che possa fin da subito sapere come dovrà comportarsi una volta dimesso e cosa dovrà fare nei mesi a seguire

Con oltre 500 interventi di chirurgia protesica all'anno, l'ospedale Koelliker è un centro altamente specializzato e all'avanguardia e si pone come una delle strutture di riferimento per l'impianto di protesi articolari in Piemonte: la scelta della sedazione loco-regionale piuttosto che dell'anestesia generale, fatta in base alle necessità fisiche e psichiche del paziente, l'utilizzo di protesi di ultima generazione in titanio o in ceramica, progettate per durare nel tempo e ridurre al minimo le complicanze legate all'usura, tre equipe mediche che lavorano in sinergia con gli altri reparti dell'ospedale, creano le condizioni ottimali per la buona riuscita dell'intervento.

Spiega il Dott. Andrea Losana, responsabile del reparto di Ortopedia dell'ospedale Koelliker: "Dal momento in cui stabiliamo la necessità di applicare una protesi articolare al giorno stesso dell'entrata in sala operatoria, accompagniamo il nostro paziente in un percorso pre-riabilitativo che vede il coinvolgimento dei colleghi del reparto di anestesia e di fisioterapia, che permette ai pazienti di tornare in piedi già dal giorno successivo all'impianto protesico e, quando questa cooperazione è particolarmente virtuosa, di dimetterli già dopo soli 3 giorni dal reparto di Ortopedia".

La fase post-operatoria ha inizio nelle prime ore che seguono l'intervento: i pazienti sono seguiti dal team del reparto di fisiatria – guidato dal Dott. Giuseppe Larosa - per riprendere immediatamente la funzionalità e la mobilità delle articolazioni.

Il centro Koelliker Fisio, recentemente inaugurato e dotato di piscina per l'idrokinesiterapia, si avvale di personale altamente qualificato e offre i migliori standard in termini di macchinari e tecniche utilizzati: per ottimizzare i risultati, ogni paziente beneficia di un percorso di recupero funzionale su misura, pensato in un'ottica multidisciplinare che tiene conto dei vari aspetti dell'individuo.

 

È prevista inoltre la presenza di un sostegno psicologico, che subentra nei momenti di difficoltà e fornisce al paziente e ai familiari gli strumenti per affrontare le eventuali difficoltà e le problematiche legate ad una mobilità ridotta, alla gestione del dolore e per individuare eventuali segnali di un disagio o di una degenerazione psichica.

 

"Riteniamo che una sanità evoluta debba dare una risposta integrata e multidisciplinare alle esigenze del malato, spesso complesse e da trattare in modo articolato. Questo richiede un efficiente modello organizzativo ed una forte integrazione tra i medici - afferma Alberto Ansaldi, AD dell'ospedale KoellikerLa nostra ambizione è quella di fornire risposte sempre più adeguate alle necessità degli utenti sotto ogni punto di vista: qualità dei servizi offerti, tempi d'attesa ridotti e costi che si avvicinano a quelli del SSN".

 

L'incontro del 18 settembre rientra nell'ambito degli Open Days, appuntamenti e visite specialistiche aperti gratuitamente al pubblico, volti a diffondere la cultura sanitaria e l'educazione alla salute e a sensibilizzare la collettività sull'importanza della prevenzione. L'appuntamento sarà rivolto sia a chi ha in programma un intervento di protesi sia a quanti necessitano di maggiori informazioni, a prescindere che siano pazienti del Koelliker.

 

Per prenotarsi è necessario scrivere a: eventi@osp-koelliker.it








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venerdì 13 luglio 2018

EPILESSIA FARMACORESISTENTE, IL SERAFICO DI ASSISI PRESENTA A MALTA IL SECONDO LIVELLO D’INDAGINE SULL’EFFICACIA DELLA MUSICOTERAPIA LUGLIO


EPILESSIA FARMACORESISTENTE, IL SERAFICO DI ASSISI PRESENTA A MALTA IL SECONDO LIVELLO D'INDAGINE SULL'EFFICACIA DELLA MUSICOTERAPIA

 

Il team di specialisti neurologi del Centro di ricerca InVita dell'Istituto Serafico di Assisi ha presentato alla conferenza internazionale di Malta "Psychiatry and the Arts: The nature of the Human Person and the role of Aesthetics in Maintaining Mental Health" la seconda fase di indagine sui benefici della musica nei soggetti con disabilità intellettiva grave affetti da epilessia farmacoresistente.

 

Il nuovo Centro di Ricerca InVita dell'Istituto Serafico di Assisi, coordinato dal Direttore Sanitario Sandro Elisei, ha presentato oggi alla conferenza internazionale di Malta "Psychiatry and the Arts: The nature of the Human Person and the role of Aesthetics in Maintaining Mental Health" i risultati preliminari della seconda fase di indagine relativi allo studio sugli effetti della musica nella epilessia farmacoresistente in soggetti con disabilità intellettiva grave. Si tratta di un'indagine che ha utilizzato l'Elettroencefalogramma allo scopo di individuare eventuali fattori predittivi sull'efficacia terapeutica dell'ascolto musicale.

 

La storia ci insegna che fin dalle origini dell'umanità la musica ha rivestito un ruolo molto importante e già nella Preistoria l'uomo si serviva dei suoni per comunicare con i propri simili e con la natura. Anche gli antichi Greci utilizzavano il suono nella prevenzione e nella cura di malattie fisiche e mentali. Per esempio Platone, ne La Repubblica, affermava che alcune melodie fossero in grado di stimolare differenti stati d'animo: alcune erano ritenute rilassanti, mentre altre erano adatte a suscitare il lamento. Secondo Aristotele, invece, la musica assolveva una funzione catartica, permettendo così all'animo di purificarsi dagli istinti e dai sentimenti negativi.

 

Ma è negli ultimi 20 anni che la ricerca in riabilitazione ha raggiunto i risultati più rilevanti: l'utilizzo della musica in diversi disturbi del sistema nervoso e nell'autismo ha dato il via, infatti, all'uso della musicoterapia nelle patologie neurologiche (Neurologic Music Therapy), le cui applicazioni in campo clinico e terapeutico hanno consentito di sopperire in parte alla mancata efficacia dei trattamenti farmacologici in pazienti affetti da epilessia farmacoresistente. In relazione a questa patologia, i risultati più significativi sono stati ottenuti ascoltando la musica di Mozart[1]. Si parla infatti di "Effetto Mozart", intendendo un cambiamento dell'attività neurofisiologica ed un incremento delle performance cognitive associate all'ascolto della musica del celebre compositore e una prima segnalazione degli effetti positivi sui pazienti epilettici risale al 1998[2]. Le caratteristiche peculiari che renderebbero la musica mozartiana capace di esercitare tali influenze sul cervello sarebbero quelle di una periodicità a lungo termine (20-60 secondi) e della costante ripetizione di sequenze variate[3].

 

«Che la musica abbia un impatto potente sul sistema nervoso è noto ormai da tempo e si è aggiudicata un ruolo indiscusso nella terapia delle patologie neuropsichiatriche. Come ha dimostrato, infatti, lo studio osservazionale sull'efficacia della musicoterapia nel trattamento dell'epilessia farmacoresistente in soggetti con disabilità intellettiva grave, che abbiamo presentato lo scorso anno alla "6th Cambridge International Conference on Mental Health 2017",  l'ascolto della sonata K448 in re maggiore per due pianoforti di Mozart ridurrebbe di circa il 21% la frequenza delle crisi epilettiche e, nel 10% dei casi, si è assistito alla loro scomparsa» – dichiara Sandro Elisei, Direttore Sanitario dell'Istituto Serafico di Assisi e coordinatore del Centro di ricerca InVita.

 

Nonostante vengano continuamente introdotti nella pratica clinica nuovi farmaci antiepilettici (AED), la terapia farmacologica risulta ancora inefficace per un gran numero di soggetti (epilessia farmacoresistente), con percentuali che vanno dal 6 al 69%[4].  Recenti studi hanno inoltre dimostrato che l'epilessia, in particolare quella farmacoresistente, si manifesta con una frequenza più elevata nei soggetti con disabilità intellettiva[5].

 

«L'epilessia è una malattia neurologica caratterizzata dall'insorgenza di manifestazioni cliniche anomale (le cosiddette crisi). Quando i neuroni, per qualche ragione, diventano 'iperattivi', scaricano impulsi elettrici in modo eccessivo e ciò può provocare una crisi epilettica che rappresenta una modalità di risposta anomala in senso eccitatorio di alcune aree cerebrali o di tutto il cervello, per una disfunzione su base sconosciuta o per lesioni di diverso tipo. È una malattia che può essere curata nella maggior parte dei casi con farmaci specifici; esistono tuttavia forme particolari che non rispondono alla classica terapia farmacologica» – spiega il DS Elisei.

 

L'epilessia è una malattia molto diffusa, colpisce 6 milioni di persone in Europa e circa 65 milioni nel mondo, tanto che è stata riconosciuta dall'Organizzazione Mondiale della Sanità come malattia 'sociale'[6]. In Italia ne sono affette circa 500mila persone, con più di 30.000 nuovi casi accertati ogni anno, il cui picco si registra nell'infanzia. I sintomi più conosciuti di questa patologia sono le cosiddette crisi epilettiche, che dipendono da un'alterazione della funzionalità dei neuroni.

 

«Lo studio che stiamo portando avanti nel Centro di ricerca InVita ha l'obiettivo di individuare eventuali fattori predittivi sull'efficacia terapeutica dell'ascolto musicale in pazienti affetti da epilessia farmacoresistente e disabilità intellettiva di grado grave/profondo. Attraverso l'analisi dell'elettroencefalogramma (EEG) che è stata condotta confrontando lo spettro medio in frequenza prima, durante e dopo l'ascolto della musica di Mozart, abbiamo cercato di capire se fosse possibile prevedere chi, dei pazienti presi in esame come campione di riferimento, rispondesse meglio, peggio o non rispondesse affatto alla terapia. Sebbene nessuno dei soggetti esaminati abbia mostrato un peggioramento della condizione clinica, un'efficacia significativa (riduzione superiore al 50%) si è verificata soltanto nella metà del campione. L'altra metà, composta dai soggetti non responders, come condizione di base appare caratterizzata, dal punto di vista clinico, dalla maggiore gravità e più alta frequenza delle crisi epilettiche» – prosegue il DS Elisei.

 

Per i ricercatori del Serafico l'EEG sembra un utile indice predittivo dell'efficacia del trattamento: dopo l'ascolto musicale solo nei soggetti responders, infatti, si è potuta osservare la tendenza a ripristinare il ritmo alfa in sostituzione dei ritmi lenti associati alla patologia. L'indagine suggerisce che i soggetti sensibili all'effetto Mozart possano essere identificati utilizzando l'esame EEG; in prospettiva è previsto anche l'utilizzo della Risonanza Magnetica.

 

"L'ascolto della musica si conferma un'opzione terapeutica di cui chi soffre di epilessia farmacoresistente può usufruire, perché è un potente agente di neuroplasticità capace di modificare le connessioni tra reti neuronali e ripristinare la corretta funzionalità" – conclude il Prof. Elisei.

 

Lo studio è stato realizzato dal team di specialisti del Centro di ricerca InVita del Serafico, composto da: Chiara Bedetti, Patrizia D'Alessandro, Massimo Piccirilli, Moreno Marchiafava, Antonella Baglioni, Domenico Frondizi e coordinato dal Direttore Sanitario Sandro Elisei.

Il team di "InVita" è composto da tanti professionisti che si occupano di differenti specialità, ma che sono accomunati da un unico obiettivo: migliorare le capacità diagnostiche, i percorsi riabilitativi, le prestazioni, ma soprattutto individuare strumenti che possano condurre la persona con disabilità a raggiungere il miglior livello di vita possibile non solo sul piano fisico, ma anche emozionale e relazionale.                                                                                                                                        

 

Il Serafico, fondato nel 1871, è un modello di eccellenza italiana ed internazionale nella riabilitazione, nella ricerca e nell'innovazione medico scientifica per i ragazzi con disabilità plurime. Convenzionato con il Servizio Sanitario Nazionale per trattamenti riabilitativi residenziali, semiresidenziali ed ambulatoriali, il Serafico accoglie e cura ogni giorno 150 pazienti, provenienti da tutto il territorio nazionale, per un totale di 10.895 trattamenti riabilitativi e 12.322 trattamenti educativi-occupazionali all'anno (dati 2015). In una superficie complessiva di circa 10.000 mq, posta su di un'area di 40.000 mq, sono disponibili 70 posti letto in regime residenziale, 20 posti letto in regime semi-residenziale, oltre ad un servizio ambulatoriale e di valutazione diagnostica-funzionale. Le persone al servizio degli utenti sono 267: circa 170 tra collaboratori e dipendenti e un centinaio di volontari, che mettono in campo non solo capacità e competenze, ma anche un "capitale di umanità" in grado di entrare in sintonia con i pazienti.




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