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martedì 3 settembre 2013

Codacons su AVIARIA


AVIARIA: DOPO IL PRIMO CASO DI CONTAGIO UMANO IL CODACONS ATTACCA IL MINISTERO DELLA SALUTE

 

DICHIARAZIONI RASSICURANTI INUTILI E FUORI LUOGO. SUBITO INTERVENTI SU ALLEVAMENTI A RISCHIO

 

 

Dopo il primo caso di contagio umano da aviaria, che ha visto protagonista un lavoratore presso un allevamento di Mordano, il Codacons critica fortemente l'operato del Ministero della Salute.


"Come sempre avviene in questi casi, quando un virus passa dagli animali agli uomini il Ministero si appresta a fornire dichiarazioni rassicuranti, che appaiono inutili quanto fuori luogo – afferma il Presidente Carlo Rienzi – Già lo scorso aprile, in occasione dell'allarme mondiale relativo al virus H7N9, avevamo chiesto al dicastero misure d'emergenza a tutela della salute dei cittadini, per evitare contagi e il diffondersi della malattia nel nostro paese. E anche allora il Ministero aveva minimizzato l'allarme fornendo rassicurazioni agli italiani".


"A seguito del contagio umano registrato presso l'allevamento di galline di Mordano, il Ministero della salute deve ora intervenire per arginare la diffusione della malattia, individuando prodotti, animali e allevamenti a rischio e adottando, se necessario, provvedimenti anche drastici" – conclude Rienzi.


Alzheimer, un convegno per capire - Invito

Invito all'incontro organizzato da Villaggio Amico in occasione della XX Giornata Mondiale dell'Alzheimer.

Il Convegno ha il patrocinio del Comune di Gerenzano e dell'ASL della Provincia di Varese.

 

 

Per motivi organizzativi preghiamo di volerci confermare la gradita presenza.


AVIARIA: AUMENTANO CONSUMI POLLO (+6 %) E UOVA (+4%)

Di fronte al forte calo dei consumi alimentari del 4%, l'unica voce ad è la spesa per le uova e per la carne di pollo naturale (+6 per cento) perché assicura anche a chi è in difficoltà economiche il necessario apporto proteico a prezzi piu' contenuti.


E' quanto afferma la Coldiretti che in riferimento agli ultimi sviluppi dell'influenza aviaria sottolinea l'importanza di evitare psicosi ingiustificate che danneggerebbero produttori e consumatori, sulla base dei dati relativi al primo semestre del 2013.


Le rassicurazioni del Ministero della Salute sulla assoluta assenza di rischi dal consumo di carne e uova è un segnale importante in un situazione in cui il consumo di prodotti avicoli ha raggiunto oltre 19 chili per persona all'anno, spinti dal difficile momento di crisi.


Nel settore - sottolinea la Coldiretti - trovano peraltro possibilità di lavoro circa centomila  persone tra dipendenti diretti e indotto.

Si tratta di difendere uno dei pochi comparti in cui l'Italia è praticamente autosufficiente che produce 1,3 milioni di tonnellate di carni avicole e oltre 12 miliardi di uova con fatturato di settore pari a 5,7 miliardi di euro (dati 2012).


A preoccupare gli allevatori infatti - conclude la Coldiretti - sono soprattutto i danni economici che rischiano di far chiudere le aziende e per questo serve intervenire urgentemente con misure eccezionali  di sostegno al settore che ha già subito perdite per alcune decine di milioni di euro.

 


Tonno rosso con monossido di carbonio


Roma, 3 Settembre 2013. Tonno al monossido di carbonio? No, grazie. Eppure, grazie al Sistema rapido di allerta europeo per alimenti e mangimi, si e' scoperto che filetti di tonno, proveniente dalla Spagna, sono stati trattati con monossido di carbonio (un gas) che ne "ravviva" il colore. Cerchiamo di capire. Al consumatore piace il tonno rosso. Al tonno possono essere aggiunti coloranti permessi dalla attuale normativa (E 162, rosso di Barbabietola) o puo' essere trattato, illegalmente, con monossido di carbonio che ha l'effetto di "ravvivare" il colore. Il trattamento con il monossido e' proibito perche' puo' mascherare una cattiva conservazione, con possibili danni alla salute. Insomma, occhio al tonno con colori eccessivamente vivaci. Leggere sempre le etichette che devono riportare le caratteristiche del prodotto e le indicazioni del colorante aggiunto.

Primo Mastrantoni, segretario Aduc
Associazione per i diritti degli utenti e consumatori


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Redazione del CorrieredelWeb.it


GNP PARKINSON: estrogeni hanno ruolo terapeutico. Rallentano morte neuroni.


RUOLO TERAPEUTICO DEGLI ESTROGENI NEL PARKINSON

Rallentano la morte dei neuroni

 

Milano, 3 settembre 2013 La malattia di Parkinson è presente in tutto il mondo e in tutti i gruppi etnici. Si riscontra in entrambi i sessi, ma con una lieve prevalenza in quello maschile. Da anni si discute sulla possibilità che la causa della ridotta prevalenza della malattia nel sesso femminile sia da imputare al possibile ruolo "protettivo" degli estrogeni, i principali ormoni sessuali femminili. La possibilità che essi costituiscano un efficace strumento terapeutico rimane oggetto di studio. Questo e altri aspetti della patologia saranno approfonditi il 30 Novembre prossimo, in occasione della V Giornata Nazionale di sensibilizzazione sul Parkinson, promossa dal Comitato Limpe e Dismov-Sin.

 

Nelle donne vi è una maggiore quantità di terminazioni nervose dopaminergiche rispetto agli uomini e quando sviluppano la malattia presentano più frequentemente forme con tremore che sono generalmente ad andamento più lento e meno grave. Da numerosi studi recenti si evince che nella donna solitamente le forme di Parkinson sono meno gravi, perché protetta dagli ormoni femminili.

Gli ormoni sessuali influenzano infatti in maniera significativa il sistema dopaminergico, che risulta alterato nella patologia. I ricercatori stanno iniziando a comprendere l'effetto degli estrogeni sul suo sviluppo e sulla sua progressione e le ricerche più attuali suggeriscono l'esistenza di un rapporto inverso fra l'esposizione a essi nel corso della vita e il rischio di sviluppare la malattia.

E' stato osservato che gli estrogeni modulano la trasmissione dopaminergica, promuovendo la presenza di dopamina tra i neuroni.

Le evidenze sperimentali ottenute in laboratorio sono molto promettenti. Negli animali da esperimento come i topi, nei quali il patrimonio genetico è sovrapponibile a quello dell'uomo per l'85%, gli estrogeni aiutano le cellule nervose a riparare i danni dovuti all'età e, cosa ancor più importante, facilitano i neuroni, soprattutto nell'area nigrostriatale, a produrre una migliore e maggiore quantità di neurotrasmettitori. Gli estrogeni aumentano quindi la presenza di dopamina che diminuisce nel Parkinson, riducendo così il danno indotto dalla patologia.

Il ruolo neuroprotettivo degli estrogeni è determinato anche dalla loro capacità di abbassare la produzione dell'interleuchina 6 (IL-6). L'IL-6 è una proteina che agisce a livello sia pro sia anti-infiammatorio. Ha il compito di stimolare la risposta immunitaria, per esempio durante un'infezione o in seguito a un trauma o altri danni tissutali che portino a infiammazione. Dati recenti hanno dimostrato il ruolo che l'infiammazione gioca nella patogenesi della malattia e quest'ultima sembra proprio essere indotta da aumentati livelli di IL-6. Da tempo nell'ambito della ricerca si è assodato quanto sia indispensabile cercare di identificare meccanismi e molecole in grado di diminuirne i livelli. Questo è il motivo per cui la scoperta sulla capacità degli estrogeni di diminuire il danno tissutale nei pazienti con Parkinson, è la strada che viene maggiormente percorsa da molti studiosi.

 

"La comprensione delle basi cellulari e molecolari delle differenze di sesso nella fisiologia del cervello e le risposte agli estrogeni - sostiene il Prof. Ubaldo Bonuccelli Direttore UOC Neurologia-AOUP del Dipartimento Neuroscienze-Università di Pisa e parte del Comitato Limpe e Dismov-Sin, promotore della Giornata Nazionale – può essere importante per comprendere la natura e le origini della condizione patologica sesso-specifica che risulta nel Parkinson e per la possibile progettazione di nuovi agenti terapeutici a base di ormoni che potrebbero avere ottimale efficacia negli uomini e nelle donne".

 

La terapia con estrogeni potrebbe rivelarsi utile per la cura di diversi disordini cerebrali, tra cui il Parkinson. Ci sono molti studi in letteratura che sottolineano l'esistenza di differenze nella morfologia, nella neurochimica e nella funzionalità cerebrale tra uomini e donne.

La terapia estrogenica può dare benefici generali, sulle vampate di calore, sull'umore, il sonno, i dolori articolari, la salute urogenitale, la sessualità, ma anche benefici specifici sulla salute del cervello.

E' stato inoltre dimostrato che la riduzione precoce dei livelli di estrogeni possa essere associata a un aumento del rischio di sviluppare la malattia. Un dato rilevante pubblicato da Walter Rocca e i suoi collaboratori della Mayo Clinic, ci indica che le donne che hanno subito una asportazione delle ovaie, entrando quindi precocemente in menopausa, hanno un rischio maggiore di sviluppare il Parkinson. Senza di essi sembra che il cervello invecchi prima e molto peggio. Assumere gli estrogeni non significa comunque distruggere la malattia, ma la terapia ormonale ha l'importante vantaggio di consentire una progressione della patologia più graduale e quindi meno aggressiva.

 

In definitiva, studiare l'origine delle differenze cerebrali tra uomo e donna e le risposte sesso-specifiche agli estrogeni, è fondamentale per capire suscettibilità, prevalenza, progressione e gravità del Parkinson. Raggiungere queste informazioni è determinante per poter avviare terapie personalizzate sesso-specifiche che potrebbero portare a una migliore condizione e miglior decorso nel Parkinson.

lunedì 2 settembre 2013

8 missioni operatorie di Bambini Cardiopatici



Dal 2 al 15 settembre 2013, SMS solidale al 45506
per sostenere il progetto dell'associazione Bambini Cardiopatici nel Mondo

8 missioni operatorie chirurgiche in 4 Paesi del Sud del Mondo
per visitare 2000 bambini cardiopatici e salvare loro la vita


7 mesi di tempo, 8 missioni operatorie cardiochirurgiche da realizzare in 7 giorni l'una, 4 Paesi del Sud del Mondo, 250 bambini cardiopatici da visitare in ogni missione.

 
Questi i numeri del prossimo progetto dell'associazione Bambini Cardiopatici nel Mondo - A.I.C.I. Onlus, che partirà a settembre 2013 e che prevede il termine ad aprile 2014 per organizzare nel complesso 8 missioni operatorie cardiochirurgiche in 4 Paesi: Kurdistan Iracheno (3 missioni presso l'Azadi Heart Center di Duhok), Egitto (2 missioni presso il Police Hospital del Cairo), Camerun (2 missioni presso il Cardiac Center di Shisong) ed Etiopia (1 missione presso il Children Cardiac Center di Addis Abeba).

Le missioni salva-vita sono gestite da equipe mediche composte da diverse professionalità (il gruppo varia da 9 a 18 professionisti tra cardiologi interventisti, cardiochirurghi, perfusionisti, anestesisti rianimatori, infermiere di terapia intensiva e di sala operatoria).
Durante ogni missione, che dura mediamente 7 giorni, l'equipe medica si occupa di visitare circa 250 bambini, effettuare le diagnosi e identificare le relative cure e operare i 10 casi più gravi. Le 8 missioni si pongono quindi l'obiettivo di visitare nel complesso 2.000 di bambini cardiopatici.

Nell'ambito di questo progetto – e proprio in occasione del suo ventennale - l'associazione Bambini Cardiopatici nel Mondo promuove una campagna di sensibilizzazione e raccolta fondi per sostenere queste missioni. Dal 2 al 15 settembre è possibile quindi donare 2 euro inviando un SMS o chiamando il numero 45506.




Numero di SMS solidale: 45506.
Periodo: dal 2 al 15 settembre 2013.
Il valore della donazione sarà di 2 euro per ciascun SMS inviato da cellulari TIM, Vodafone, WIND, 3, PosteMobile, CoopVoce e Nòverca. Sarà di 2 euro anche per ciascuna chiamata fatta allo stesso numero da rete fissa Telecom Italia, Infostrada, Fastweb, TeleTu e TWT.


Nel mondo ci sono più di 5 milioni di bambini malati di cuore.
Ogni anno ne nascono 1.000.000, di cui 800.000 non hanno speranza di vita perché nati in Paesi poveri, privi di medici e strutture ospedaliere adeguate.

L'associazione Bambini Cardiopatici nel Mondo – A.I.C.I. Onlus è stata fondata nel 1993 con il supporto volontario dei più affermati cardiochirurghi e specialisti, guidati dal Prof. Alessandro Frigiola e dalla Prof.ssa Silvia Cirri. Oggi si avvale di oltre 150 volontari provenienti da tutto il mondo e organizza periodicamente missioni di speranza e progetti di sviluppo in grado di salvare la vita a molti bambini. 

Ogni missione si svolge con la partenza di una equipe specializzata che spesso porta con sé parte dei materiali sanitari necessari (strumenti chirurgici, medicinali, protesi cardiache, etc.). Nei Paesi in via di Sviluppo i medici si appoggiano alle strutture locali, visitano i bambini e identificano quelli da operare subito. Nei 5 giorni della missione vengono fatte le analisi e le diagnosi a circa 250 bambini, se ne operano 2 al giorno mentre gli altri vengono curati e assistiti per quanto è possibile. 

L'Associazione, oltre a intervenire sul campo e operare direttamente, partecipa alla costruzione di 'Ospedali della Speranza' (ovvero di centri specializzati per le cardiopatie congenite), fornisce strumentazione scientifica e forma i cardiologi e i cardiochirughi pediatri locali. In questo modo i progetti, oltre a dare un futuro di vita a tanti bambini cardiopatici, creano autonomia alla struttura sanitaria locale e sostengono in modo concreto lo sviluppo del Paese.

In 20 anni di attività l'Associazione ha effettuato oltre 310 missioni operatorie e più di 2.116 interventi cardiochirurgici. Ad oggi ha finanziato 282 borse di studio per medici stranieri e ha partecipato alla realizzazione di due centri cardiochirurgici a Damasco (Siria) e a Shisong (Camerun) e di 2 Terapie Intensive Pediatriche post operatorie a Lima e al Cairo.

domenica 1 settembre 2013

Un bicchiere di vino al giorno diminuisce il rischio di depressione

Un bicchiere di vino al giorno diminuisce il rischio di depressione. La dieta mediterranea, riduce del 30% le malattie cardiovascolari. Lo dice uno studio spagnolo 

 

Com'è noto l'associazione "Sportello dei Diritti" ha promosso da anni una battaglia senza sosta contro l'eccessivo consumo di alcolici che, specie fra i più giovani, é una piaga diffusa e difficile da sconfiggere. Fatta questa doverosa premessa, Giovanni D'Agata, presidente dello "Sportello dei Diritti", rileva che l'ente no profit non vuole opporsi drasticamente a tutto ciò che contiene alcol anche perché non possiamo dimenticare che, solo per fare un esempio, il vino costituisce una componente quasi essenziale di una dieta, quella mediterranea, che da tempo difendiamo come stile di vita in grado di far stare meglio la nostra salute.


Ecco perché riteniamo utile portare all'attenzione una ricerca condotta su più di 5.000 persone dall'Università della Navarra sul valore di questa bevanda specie se consumata in quantità alquanto misurata.Lo studio PREDIMED (prevenzione dieta mediterranea), che ha analizzato l'effetto della dieta mediterranea sulla salute continua a fornire preziose informazioni. Gli ultimi dati sono stati pubblicati nella rivista BMC Medicine ed hanno evidenziato che il consumo moderato di alcol (2-7 bicchieri a settimana, l'equivalente di un bicchiere al giorno) riduce il rischio di depressione.


L'equipe guidata dal dottor Miguel Angel Martínez-González, ha monitorato per sette anni un gruppo di 5.500 bevitori "leggeri" e il consumo moderato di alcol, tra i 55 e gli 80 anni. L'esito é stato sorprendente: "I risultati hanno mostrato un'associazione inversa tra questi livelli basso-moderati di alcol e l'insorgenza di nuovi casi di depressione".


Infatti, lo studio si è concentrato sulla misurazione dell'effetto protettivo della dieta mediterranea, rafforzata con olio extravergine di oliva, nelle malattie cardiovascolari, e ha scoperto che le persone che hanno seguito questi modelli alimentari avevano un rischio inferiore del 30% di avere un attacco di cuore o ictus.

 


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