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lunedì 9 novembre 2015
Cnr: trovato nuovo ruolo per la proteina p53 nel metabolismo dei tumori
venerdì 6 novembre 2015
La carne? Un alimento essenziale in ogni dieta equilibrata. Dal convegno di Confagricoltura Asti la risposta attesa dai consumatori
Un chiaro messaggio a chi sta cercando, invano, di affossare il settore della carne, soprattutto quella degli allevamenti piemontesi: la nostra eccellenza non teme intimidazioni e i consumatori non si lasceranno soggiogare da trattati pseudo-giornalistici che, quelli sì, hanno aspetti “probabilmente cancerogeni” almeno per l'intelletto.
E' quanto emerso dal convegno Alleviamo Salute: la carne tra timori e verità, promosso da Confagricoltura Asti nella locale Camera di Commercio, una “picconata” al muro di menzogne eretto in questi giorni sul tema carne: “La carne non ha colpe - ha puntualizzato il direttore di Confagricoltura Asti Francesco Giaquinta - e questo processo mediatico servirà ad offrire un nuovo slancio al comparto, facendo emerge la qualità nostrana”. Le parole di Giaquinta trovano fondamento in dati inequivocabili: “Siamo al paradosso – ha proseguito il direttore - c'è chi ha paragonato i rischi della carne a quelli di fumo ed alcool senza degnarsi di leggere i dati”.
Che parlano chiaro: a fronte di 50.000 e 34.000 decessi potenzialmente correlati ad un eccessivo consumo di carni rosse e lavorate, i rischi legati al fumo sono di trenta volta superiori. Tutta colpa dell'OMS e dello IARC? No, affatto, il mondo scientifico si è limitato a indicare i possibili fattori di rischio e lo stesso IARC ha precisato che il consumo di carni rosse “non è stato ancora individuato come una causa di cancro”. “Il messaggio dell'Oms è stato chiaramente travisato – ha precisato Massimo Forno, presidente di Confagricoltura Asti – prendiamo le distanze dalle troppe inesattezze e difendiamo la filiera della carne, che è motore pulsante dell'economia nazionale e locale”, dove nella sola provincia di Asti conta circa 3000 addetti nel settore.
Un concetto ribadito da Renato Erminio Goria, presidente della Camera di Commercio di Asti: “Questi attacchi non fanno bene all'economia locale, sono necessarie stabilità e certezza nel mondo del lavoro”. Nessuna difesa “d'ufficio” per la carne, l'ultima parola resta alla Scienza: “Negli allevamenti piemontesi – ha dichiarato il veterinario Fulvio Brusa – il livello qualitativo ha raggiunto i massimi livelli al punto che possiamo definire la carne piemontese la più sicura del mondo”.
E' tempo quindi di lavorare sulla comunicazione anche in campo agroalimentare “senza eccessi di superficialità e di contrasto alle grandi lobby”, ha ammonito l'assessore regionale all'Agricoltura Giorgio Ferrero. Certezze sono giunte anche dalla nutrizionista Sara Cordara: “Lo Iarc ha preso a campione studi elaborati principalmente negli States, la nostra realtà è ben diversa sia in termini di consumo sia di salubrità delle carni. La carne è un alimento necessario, l'importante è consumarne la giusta quantità (al massimo 500 grammi a settimana), puntare su metodi di cottura non aggressivi e controllare la provenienza d'origine”.
E' evidente che il castello di carte (stampate) è già crollato ma non è tempo di rimuginare: “Non serve attendere delle scuse – ha precisato Paolo Massobrio, giornalista enogastronomico e moderatore dell'incontro – puntiamo invece a valorizzare la biodiversità italiana, un aspetto che ci viene invidiato in tutto il mondo ma che abbiamo difficoltà a presentare con la giusta efficacia”.
| Mario Guidi |
La comunicazione deve essere un aspetto fondamentale anche per il settore zootecnico italiano, dobbiamo affermare i valori della nostra agricoltura in maniera più efficace, cosa che non è accaduta ad Expo, grande vetrina mondiale ma che non ha affrontato il tema fondante, ossia, come “nutrire il pianeta” ponendo al centro il settore agricolo. Impariamo a comunicare al mondo la nostra unicità”.
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Palatoschisi e il labbro leporino.
Quando si è in attesa di un bimbo, iniziamo a fantasticare su di lui dal primo già dalle prime settimane, sognando per lui un futuro sano e fisicamente perfetto, ma a volte può succedere che il bambino nasca con delle malformazioni più o meno gravi, come ad esempio la palatoschisi e il labbro leporino. In realtà cosa sono, nello specifico, la Palatoschisi e il labbro leporino?
La palatoschisi e il labbro leporino sono malformazioni facciali e orali che avvengono molto presto nella gravidanza, mentre il bambino si sta sviluppando, risulta non esserci abbastanza tessuto nella zona della bocca o delle labbra.
Il labbro leporino è una malformazione congenita del neonato, coinvolge la zona sul piano labiale e nasale e talvolta si estende anche alle gengive, definita cheilognatoschisi, o al palato, definita labiopalatoschisi, è un’apertura al centro delle labbra superiori, causata dalla cattiva o assente coesione dei tessuti e della cartilagine sotto la fossa del naso.
La palatoschisi è una divisione o apertura nel tetto della bocca, può coinvolgere il palato duro, cioè la porzione anteriore ossea del tetto della bocca, e/o del palato molle, cioè la porzione posteriore morbido del tetto della bocca.
La palatoschisi e il labbro leporino possono manifestarsi su uno o entrambi i lati della bocca, perché il labbro e il palato si sviluppano separatamente, quindi potrebbe essere possibile avere un labbro leporino senza palatoschisi, una palatoschisi senza labioschisi, o entrambi un labbro leporino e palatoschisi insieme.
Chi è soggetto a palatoschisi e il labbro leporino? E le loro cause?
Il labbro leporino, con o senza palatoschisi, colpisce circa 700 bambini l’anno, si verificano più spesso nei bambini di origine asiatica, latina, o la discesa dei nativi americani, colpendo maggiormente le ragazze, che sono circa il doppio dei ragazzi.
Nella maggior parte dei casi, la causa del labbro leporino e palatoschisi è sconosciuta, e purtroppo queste condizioni non possono essere evitate, gli scienziati ritengono che siano sono dovute a una combinazione di fattori genetici e ambientali.
Quello che si sa è che si sviluppano nel feto entro il terzo mese di gravidanza, periodo in cui i lati del viso si formano individualmente per poi saldarsi insieme.
Il labbro leporino e la palatoschisi possono verificarsi anche a seguito di esposizione a virus o a sostanze chimiche, da parte della madre che aspetta il bambino in grembo. Purtroppo, le cause di queste malformazioni congenite non sono ancora del tutto chiare e sono molteplici i fattori che potrebbero incidere sull’insorgere delle schisi, primi fra tutti, appunto, quelli ereditari.
Nel 20% dei casi, infatti, è presente una trasmissione ereditaria dovuta alla presenza di casi analoghi in famiglia, nell’80%, invece, potrebbero incidere notevolmente, il fumo, le infezioni, l’uso di alcuni farmaci e l’abuso di alcolici da parte della madre.
Per quanto riguarda la diagnosi delle schisi, questa è possibile grazie alle visite ecografiche a partire dalla dodicesima settimana di gravidanza.
Sarà possibile intervenire con un'operazione di chirurgia plastica da eseguirsi il prima possibile, entro i primi due mesi di vita, con successive revisioni nel corso degli anni. L'intervento di solito è eseguito in anestesia generale, il chirurgo lavora ricostruendo la pelle e i muscoli del labbro, senza dover usare tessuti prelevati da altre parti del corpo.
Nell'intervento di correzione della palatoschisi si praticano delle incisioni lungo i due lati della fessura; i due bordi sono poi avvicinati e fissati con punti di sutura per permettere la cicatrizzazione del palato.
Sarà necessario, dopo l’intervento, fare molta attenzione affinché il bambino non si tocchi o non si sfreghi il labbro, così da evitare l'apertura dei punti di sutura e permettere una rapida cicatrizzazione.
Luigina Mariani
giovedì 5 novembre 2015
Sindrome di Down. Cnr: "è necessario prevenire i danni al DNA"
Lorenzin e Cantone presentano il Piano Nazionale Anticorruzione in sanità
Domani, 6 novembre, alle ore 13 presso l'Auditorium "Cosimo Piccinno" del ministero della Salute, Lungotevere Ripa 1 - Roma, il ministro Beatrice Lorenzin e il presidente dell'A.Na.C Raffaele Cantone, presenteranno alla stampa l'aggiornamento del Piano Nazionale per la Prevenzione della Corruzione (PNA) – Sezione Sanità.
Al via il Primo sondaggio in Italia riguardante le modalità di utilizzo di pc, telefoni cellulari e altri dispositivi mobili
Si ritiene pertanto che comprendere il livello di penetrazione sul territorio dei prodotti tecnologici e, conseguentemente, stilare una statistica sulle abitudini e sugli strumenti utilizzati da chi non vede, sia molto importante in quanto permetterà di avere un quadro generale, il meno approssimativo possibile, di come non vedenti e ipovedenti interagiscono con le nuove tecnologie.
Grazie per la gentile attenzione e pubblicazione.
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