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lunedì 9 novembre 2015

Cnr: trovato nuovo ruolo per la proteina p53 nel metabolismo dei tumori

Svelato da ricercatori dell’Ieos-Cnr di Napoli e dell’Università di Salerno il ruolo della proteina p53 nell’eccessiva proliferazione di alcuni tipi di cellule tumorali. Lo studio, pubblicato sulla rivista Cell Death & Disease, individua nuovi possibili bersagli terapeutici.

Ricercatori dell’Istituto per l’endocrinologia e l’oncologia 'Gaetano Salvatore' del Consiglio nazionale delle ricerche (Ieos-Cnr) di Napoli e dell’Università di Salerno hanno scoperto che la proteina p53, già nota per essere coinvolta nello sviluppo delle neoplasie, regola la via metabolica del mevalonato (fondamentale per la proliferazione cellulare) la cui produzione incontrollata è stata associata a diversi tipi di tumori: carcinomi mammario, polmonare ed epatico, linfomi, leucemie e tumori cerebrali quali i glioblastomi. Il lavoro, pubblicato sulla rivista Cell Death & Disease, potrebbe favorire l’identificazione di nuovi bersagli terapeutici.

“Esistono oncogeni ed oncosoppressori, geni normalmente presenti nel nostro DNA che regolano numerose funzioni cellulari e che sono coinvolti nella trasformazione neoplastica, cioè da cellule ‘normali’ a tumorali, quando subiscono mutazioni perdendo la loro corretta funzionalità”, spiega Chiara Laezza dell’Ieos-Cnr, che ha coordinato il gruppo di ricerca insieme a Maurizio Bifulco, presidente della facoltà di Farmacia e Medicina dell’Università di Salerno. 

“Tra questi, il fattore trascrizionale p53, originariamente noto come oncosoppressore, è certamente uno dei più importanti, perché quando subisce mutazioni non solo perde la sua attività soppressiva sul tumore ma acquisisce nuove funzioni oncogeniche, ovvero in grado di sostenere i diversi aspetti del processo di cancerogenesi tra cui un’alterata attività metabolica. In particolare, il nostro studio si è concentrato sulla regolazione da parte di p53 dell’espressione di alcuni enzimi del metabolismo del mevalonato nel glioblastoma multiforme, un tumore cerebrale altamente aggressivo”.

Nel processo tumorale le cellule proliferano in maniera incontrollata, anche in condizioni sfavorevoli alla sopravvivenza. “Questo accade a causa di uno squilibrio nel metabolismo del mevalonato che fornisce quelle molecole, come colesterolo e isoprenoidi, indispensabili per alimentare la crescita cellulare e che nelle cellule normali risulta invece finemente regolato da meccanismi di controllo. 

Nelle cellule normali, a regolare il metabolismo sono altri fattori trascrizionali”, precisa Maurizio Bifulco, “mentre abbiamo osservato che l’attività regolatrice di p53 si esplica principalmente nel compartimento tumorale. In particolare, p53 è capace di legarsi a regioni specifiche dei promotori dei geni di diversi enzimi, attivandone la trascrizione: questi risultati rivelano un nuovo e più ampio ruolo di p53 nella biologia umana. Una migliore comprensione dei processi che regolano la via metabolica del mevalonato nelle cellule neoplastiche potrebbe aprire la strada a nuovi approcci terapeutici”, conclude Bifulco.

Roma, 9 novembre 2015

venerdì 6 novembre 2015

La carne? Un alimento essenziale in ogni dieta equilibrata. Dal convegno di Confagricoltura Asti la risposta attesa dai consumatori


Mario Guidi (presidente nazionale Confagricoltura): “Il settore zootecnico deve puntare sulla comunicazione delle proprie eccellenze”

Un chiaro messaggio a chi sta cercando, invano, di affossare il settore della carne, soprattutto quella degli allevamenti piemontesi: la nostra eccellenza non teme intimidazioni e i consumatori non si lasceranno soggiogare da trattati pseudo-giornalistici che, quelli sì, hanno aspetti “probabilmente cancerogeni” almeno per l'intelletto.

E' quanto emerso dal convegno Alleviamo Salute: la carne tra timori e verità, promosso da Confagricoltura Asti nella locale Camera di Commercio, una “picconata” al muro di menzogne eretto in questi giorni sul tema carne: “La carne non ha colpe - ha puntualizzato il direttore di Confagricoltura Asti Francesco Giaquinta - e questo processo mediatico servirà ad offrire un nuovo slancio al comparto, facendo emerge la qualità nostrana”. Le parole di Giaquinta trovano fondamento in dati inequivocabili: “Siamo al paradosso – ha proseguito il direttore - c'è chi ha paragonato i rischi della carne a quelli di fumo ed alcool senza degnarsi di leggere i dati”.

Che parlano chiaro: a fronte di 50.000 e 34.000 decessi potenzialmente correlati ad un eccessivo consumo di carni rosse e lavorate, i rischi legati al fumo sono di trenta volta superiori. Tutta colpa dell'OMS e dello IARC? No, affatto, il mondo scientifico si è limitato a indicare i possibili fattori di rischio e lo stesso IARC ha precisato che il consumo di carni rosse “non è stato ancora individuato come una causa di cancro”. “Il messaggio dell'Oms è stato chiaramente travisato – ha precisato Massimo Forno, presidente di Confagricoltura Asti – prendiamo le distanze dalle troppe inesattezze e difendiamo la filiera della carne, che è motore pulsante dell'economia nazionale e locale”, dove nella sola provincia di Asti conta circa 3000 addetti nel settore.


Un concetto ribadito da Renato Erminio Goria, presidente della Camera di Commercio di Asti: “Questi attacchi non fanno bene all'economia locale, sono necessarie stabilità e certezza nel mondo del lavoro”. Nessuna difesa “d'ufficio” per la carne, l'ultima parola resta alla Scienza: “Negli allevamenti piemontesi – ha dichiarato il veterinario Fulvio Brusa – il livello qualitativo ha raggiunto i massimi livelli al punto che possiamo definire la carne piemontese la più sicura del mondo”.

E' tempo quindi di lavorare sulla comunicazione anche in campo agroalimentare “senza eccessi di superficialità e di contrasto alle grandi lobby”, ha ammonito l'assessore regionale all'Agricoltura Giorgio Ferrero. Certezze sono giunte anche dalla nutrizionista Sara Cordara: “Lo Iarc ha preso a campione studi elaborati principalmente negli States, la nostra realtà è ben diversa sia in termini di consumo sia di salubrità delle carni. La carne è un alimento necessario, l'importante è consumarne la giusta quantità (al massimo 500 grammi a settimana), puntare su metodi di cottura non aggressivi e controllare la provenienza d'origine”.

E' evidente che il castello di carte (stampate) è già crollato ma non è tempo di rimuginare: “Non serve attendere delle scuse – ha precisato Paolo Massobrio, giornalista enogastronomico e moderatore dell'incontro – puntiamo invece a valorizzare la biodiversità italiana, un aspetto che ci viene invidiato in tutto il mondo ma che abbiamo difficoltà a presentare con la giusta efficacia”.

Mario Guidi
La carne non deve mancare sulle nostre tavole e allora #iostoconlapancetta: il presidente nazionale di Confagricoltura, Mario Guidi, ha ben compreso l'efficacia della comunicazione 2.0 e tramite i social network ha voluto lanciare un hashtag simbolico. “La responsabilità di questo attacco alla carne – ha attaccato Guidi - è da imputare ai media, hanno bisogno di spettacolarizzare quello che succede non curandosi dell'influenza negativa che possono avere sui consumatori.

La comunicazione deve essere un aspetto fondamentale anche per il settore zootecnico italiano, dobbiamo affermare i valori della nostra agricoltura in maniera più efficace, cosa che non è accaduta ad Expo, grande vetrina mondiale ma che non ha affrontato il tema fondante, ossia, come “nutrire il pianeta” ponendo al centro il settore agricolo. Impariamo a comunicare al mondo la nostra unicità”.

Il Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, al 4° Healthcare Summit. I nuovi modelli del sistema Sanità: sostenibilità, digitalizzazione e innovazione

Roma, mercoledì 11 novembre
Roma Eventi Fontana di Trevi, dalle ore 9.30



·        “PATTO PER LA SALUTE”, L’INTESA: la Sanità pubblica e la manovra 2016
·       SSN: prospettive future, tra sostenibilità e innovazione“
·       ‘SANITÀ DIGITALE: le imprese della salute e la sfida dell’innovazione
·       BUSINESS MODELS:  risparmiare innovando nel SSN
OSPEDALI IN RETE: ristrutturazioni, qualità, sicurezza e accesso alle cure

Il 4° Healthcare Summit del Sole 24 Ore e  in programma l’11 novembre 2015 dalle ore 9.30 a Roma presso Roma Eventi Fontana di Trevi, rappresenta l'appuntamento annuale di riferimento per il settore della salute e della sanità nel nostro Paese, a cui parteciperà il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin, che aprirà il convegno.

Organizzato dal Sole 24 Ore in collaborazione con il suo periodico Il Sole 24 Ore –Sanità e Sanità24, l’Healthcare Summit raccoglie ormai da tre anni in un unico grande momento di confronto i principali rappresentanti del settore sanitario e farmaceutico e le istituzioni, che discutono sulle principali dinamiche che regolano il mercato sanitario in Italia. 

Con il Patrocinio del Ministero della Salute, il Summit ospiterà il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin, che interverrà in apertura alle 10.00 sul nuovo “Patto per la salute” e la manovra 2016 sulla sanità pubblica.  

Tra gli altri ospiti della tavola rotonda sul “Patto per la Salute” Emilia Grazia De Biasi, Presidente della 12° Commissione permanente Igiene e Sanità del Senato della Repubblica, Mario Marazziti, Presidente Commissione Sanità Camera dei Deputati, Walter Ricciardi Presidente Istituto Superiore di Sanità. 

Inoltre tra le imprese e le istituzioni saranno presenti Luigi Boggio, Presidente Assobiomedica, Alberto De Negri, Partner di KPMG, Stefano Folli CEO di Philips Italia, Israele e Grecia e Carlo Camnasio, Business Leader Health Systems Philips Italia, Luigi Marroni, AD Consip, Massimo Scaccabarozzi Presidente Farmindustria, Rosanna Bellotti Direzione Regionale per lo Sviluppo Economico e le Attività Produttive Regione Lazio e Francesco Ripa di Meana Presidente FIASO.   

I nuovi modelli per la sanità del futuro e gli impatti sul sistema sanitario nazionale sono due tra i temi trattati durante l’incontro, arricchiti da focus su nuove tecnologie, digital health, ricerca e sviluppo e biotecnologie.

I dibattiti saranno moderati da Roberto Turno, Vice Direttore del Sole24 Ore-Sanità, e da Rosanna Magnano, giornalista del Sole24 Ore-Sanità.

Tutte le informazioni su temi e ospiti della giornata sono consultabili sul sito dedicato all’evento:

Palatoschisi e il labbro leporino.

Quando si è in attesa di un bimbo, iniziamo a fantasticare su di lui dal primo già dalle prime settimane, sognando per lui un futuro sano e fisicamente perfetto, ma a volte può succedere che il bambino nasca con delle malformazioni più o meno gravi, come ad esempio la palatoschisi e il labbro leporino.
 

In realtà cosa sono, nello specifico, la Palatoschisi e il labbro leporino?

La palatoschisi e il labbro leporino sono malformazioni facciali e orali che avvengono molto presto nella gravidanza, mentre il bambino si sta sviluppando, risulta non esserci abbastanza tessuto nella zona della bocca o delle labbra.

Il labbro leporino è una malformazione congenita del neonato, coinvolge la zona sul piano labiale e nasale e talvolta si estende anche alle gengive, definita cheilognatoschisi, o al palato, definita labiopalatoschisi, è un’apertura al centro delle labbra superiori, causata dalla cattiva o assente coesione dei tessuti e della cartilagine sotto la fossa del naso.

La palatoschisi è una divisione o apertura nel tetto della bocca, può coinvolgere il palato duro, cioè la porzione anteriore ossea del tetto della bocca, e/o del palato molle, cioè la porzione posteriore morbido del tetto della bocca.

La palatoschisi e il labbro leporino possono manifestarsi su uno o entrambi i lati della bocca, perché il labbro e il palato si sviluppano separatamente, quindi potrebbe essere possibile avere un labbro leporino senza palatoschisi, una palatoschisi senza labioschisi, o entrambi un labbro leporino e palatoschisi insieme. 


Chi è soggetto a palatoschisi e il labbro leporino? E le loro cause?

Il labbro leporino, con o senza palatoschisi, colpisce circa 700 bambini l’anno, si verificano più spesso nei bambini di origine asiatica, latina, o la discesa dei nativi americani, colpendo maggiormente le ragazze, che sono circa il doppio dei ragazzi.

Nella maggior parte dei casi, la causa del labbro leporino e palatoschisi è sconosciuta, e purtroppo queste condizioni non possono essere evitate, gli scienziati ritengono che siano sono dovute a una combinazione di fattori genetici e ambientali.

Quello che si sa è che si sviluppano nel feto entro il terzo mese di gravidanza, periodo in cui i lati del viso si formano individualmente per poi saldarsi insieme.

Il labbro leporino e la palatoschisi possono verificarsi anche a seguito di esposizione a virus o a sostanze chimiche, da parte della madre che aspetta il bambino in grembo. Purtroppo, le cause di queste malformazioni congenite non sono ancora del tutto chiare e sono molteplici i fattori che potrebbero incidere sull’insorgere delle schisi, primi fra tutti, appunto, quelli ereditari.

Nel 20% dei casi, infatti, è presente una trasmissione ereditaria dovuta alla presenza di casi analoghi in famiglia, nell’80%, invece, potrebbero incidere notevolmente, il fumo, le infezioni, l’uso di alcuni farmaci e l’abuso di alcolici da parte della madre.

Per quanto riguarda la diagnosi delle schisi, questa è possibile grazie alle visite ecografiche a partire dalla dodicesima settimana di gravidanza.

Sarà possibile intervenire con un'operazione di chirurgia plastica da eseguirsi il prima possibile, entro i primi due mesi di vita, con successive revisioni nel corso degli anni. L'intervento di solito è eseguito in anestesia generale, il chirurgo lavora ricostruendo la pelle e i muscoli del labbro, senza dover usare tessuti prelevati da altre parti del corpo.

Nell'intervento di correzione della palatoschisi si praticano delle incisioni lungo i due lati della fessura; i due bordi sono poi avvicinati e fissati con punti di sutura per permettere la cicatrizzazione del palato.

Sarà necessario, dopo l’intervento, fare molta attenzione affinché il bambino non si tocchi o non si sfreghi il labbro, così da evitare l'apertura dei punti di sutura e permettere una rapida cicatrizzazione.

Luigina Mariani

giovedì 5 novembre 2015

Sindrome di Down. Cnr: "è necessario prevenire i danni al DNA"

Danni al DNA associati ad un difetto nella loro riparazione sono caratteristiche intrinseche di alcune cellule di pazienti affetti dalla sindrome di Down. Lo studio dell’Igm-Cnr e dell’Università degli studi di Pavia, pubblicato sulla rivista Mutation Research, indica la necessità di una prevenzione precoce.


La sindrome di Down, o Trisomia 21, è caratterizzata dalla presenza di una copia extra del cromosoma 21, uno sbilanciamento nel corredo genetico che risulta nell’aumento dell’espressione di alcuni geni localizzati su questo cromosoma e che si traduce poi in varie forme di disabilità intellettuale, di invecchiamento precoce, nella propensione a sviluppare una patologia simile all’Alzheimer o alcuni tipi di leucemia. 

“L’anomala espressione dei geni associati al cromosoma 21 causa uno squilibrio nel funzionamento di alcune proteine che regolano il metabolismo dell’ossigeno, dando luogo allo ‘stress ossidativo’, ovvero un accumulo dei prodotti di scarto del metabolismo stesso, forme molecolari altamente reattive e tossiche per le cellule”, spiega Ennio Prosperi dell’Istituto di genetica molecolare del Consiglio nazionale delle ricerche (Igm-Cnr) di Pavia. “Si ritiene che gli aspetti patologici della sindrome di Down siano correlati con un aumento dello stress ossidativo, che può danneggiare diversi componenti cellulari ed in particolar modo il DNA. La nostra ricerca si è concentrata sulla capacità delle cellule dei pazienti Down di far fronte a questo ‘stress’, e su altri aspetti sinora non chiari come l’insorgenza temporale e le conseguenze di questi danni”.

Lo studio, condotto da ricercatori dell’Igm-Cnr e del Dipartimento di scienze del farmaco dell’Università degli studi di Pavia, è stato pubblicato sulla rivista Mutation Research (Fundamental and Molecular Mechanisms of Mutagenesis).

“Abbiamo analizzato alcuni parametri indicatori della difesa cellulare dallo stress ossidativo in fibroblasti fetali, provenienti dalla Biobanca dell’Ospedale Galliera di Genova, e in quelli ottenuti da pazienti adulti, e li abbiamo poi confrontati con fibroblasti ottenuti da individui sani di pari età”, chiarisce Daniela Necchi dell’Università di Pavia. “In particolare abbiamo studiato la capacità delle cellule a segnalare la presenza di un danno al DNA (indotto sperimentalmente) e a ripararlo. I risultati mostrano che i meccanismi di risposta ai danni al DNA sono attivati anche in assenza di uno danno indotto, sia nelle cellule fetali sia in quelle di pazienti adulti, suggerendo che le cellule dei soggetti Down possano essere esposte a un aumentato stress ossidativo già nello stadio fetale”. 

“La ricerca dimostra inoltre che le cellule dei pazienti Down sono meno capaci a riparare i danni ossidativi a causa di un accumulo anomalo di fattori della riparazione del DNA, la cui origine rimane da chiarire”, conclude Prosperi. “Da queste informazioni emerge la necessità di una maggiore salvaguardia dall’esposizione a fattori di rischio, come gli agenti chimici e fisici di natura genotossica, non solo dei pazienti Down ma anche delle future madri con diagnosi accertata, allo scopo di ridurre l’insorgenza di patologie correlate al danno ossidativo ed associate alla sindrome di Down. Infine, è importante approfondire gli studi sull’utilizzo precoce di antiossidanti, già in corso in diversi paesi, per prevenire più efficacemente l’accumulo di stress ossidativo nei pazienti Down”.

Didascalia immagine: Visualizzazione delle lesioni di tipo ossidativo nel DNA di cellule del derma (fibroblasti) da paziente Down, rispetto a cellule di individuo sano. L’immagine ottenuta mediante microscopia in fluorescenza mostra i nuclei cellulari contenenti il DNA (in blu) e la presenza delle lesioni ossidative (indicate dalla freccia) evidenziate mediante reazione immunofluorescente (in verde). La barra bianca corrisponde ad un centesimo di mm.

Lorenzin e Cantone presentano il Piano Nazionale Anticorruzione in sanità


Ministero della Salute

                                                                                           

Domani, 6 novembre, alle ore 13 presso l'Auditorium "Cosimo Piccinno" del ministero della Salute, Lungotevere Ripa 1 - Roma, il ministro Beatrice Lorenzin e il presidente dell'A.Na.C Raffaele Cantone, presenteranno alla stampa l'aggiornamento del Piano Nazionale per la Prevenzione della Corruzione (PNA) – Sezione Sanità.



Al via il Primo sondaggio in Italia riguardante le modalità di utilizzo di pc, telefoni cellulari e altri dispositivi mobili

TecnoIndagine “Vedo/Non Vedo”
Sondaggio di NvApple sull’uso di tecnologie assistive
da parte di persone non vedenti e ipovedenti


Immagine con un occhio ingrandito con una lenteA partire dagli anni 2000 la tecnologia ha assunto un ruolo di primaria importanza per le persone disabili. Se prima risultava un aspetto indubbiamente importante ma non obbligatorio, oggi giorno dispositivi di ogni genere invadono le nostre case, il che, volenti o nolenti, ci fa rimanere al passo con la società e con le abitudini di tutti. NvApple si occupa di presentare ed effettuare formazione sui prodotti Apple, ma non è certo possibile ignorare tutti gli altri dispositivi esistenti sul mercato. Per questo, si è deciso di lanciare il primo sondaggio in Italia riguardante le modalità di utilizzo di pc e telefoni cellulari o comunque dispositivi mobili da parte delle persone non vedenti e ipovedenti.

Il sondaggio prende il nome di “TecnoIndagine Vedo / Non Vedo”, si partecipa on line sul sito ufficiale di NvApple ed è aperto a tutti, a partire da oggi, 5 novembre, e fino alla fine del mese. La compilazione potrà essere effettuata sia dagli utenti registrati al sito NvApple che da normali visitatori. Il periodo scelto non è casuale ma coincide con l’avvio dei lavori del XXIII Congresso Nazionale dell’UICI (Chianciano, 5/8 novembre 2015). Si compone di una sezione generica, di una relativa all'utilizzo di computer e screen reader / ingranditori, di una per i telefoni cellulari o tablet, ed infine di una conclusiva. I dati raccolti verranno utilizzati soltanto a fini statistici e sarà cura di NvApple eliminarli dopo aver elaborato i risultati, e non saranno per alcun motivo ceduti a terzi.

Al fine di stimolare gli utenti a partecipare numerosi, sarà messo in palio un buono Amazon del valore di 25 euro, che verrà estratto a sorte tra tutti i partecipanti che si saranno registrati sul sito. La comunicazione del vincitore sarà effettuata in concomitanza con la pubblicazione dei risultati statistici.

A livello mondiale, questa indagine conoscitiva è una prassi che viene effettuata una volta l'anno, ma ben pochi italiani partecipano, vuoi perché non sono a conoscenza dell'iniziativa, vuoi perché obbligati a compilare un modulo completamente in lingua inglese.
Si ritiene pertanto che comprendere il livello di penetrazione sul territorio dei prodotti tecnologici e, conseguentemente, stilare una statistica sulle abitudini e sugli strumenti utilizzati da chi non vede, sia molto importante in quanto permetterà di avere un quadro generale, il meno approssimativo possibile, di come non vedenti e ipovedenti interagiscono con le nuove tecnologie.

Grazie per la gentile attenzione e pubblicazione.

Alcuni collegamenti utili:

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