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mercoledì 10 luglio 2013

Farmaci antidepressivi: aumenta il consumo in Europa

In Italia risultano al primo posto tra i farmaci a prescrizione per il sistema nervoso centrale

 

Una ricerca della London School of Economics and Political Science pubblicata sulla rivista online PLoS (plosone.org) ha fatto emergere dati inquietanti circa l'aumento del consumo di farmaci antidepressivi come il Prozac che risulta salito in tutta Europa dell'incredibile percentuale del 20% ogni anno tra il 1995 e il 2009.

Lo studio si basa sui dati raccolti di 29 paesi europei in un periodo assai lungo di oltre 30 anni. Secondo l'indagine sono due paesi scandinavi quali la  Svezia (oltre il 1000% tra il 1980 e il 2009), e la Norvegia (566%) ed a seguire la Slovacchia con la stessa percentuale del secondo paese a registrare i maggiori aumenti nel consumo di farmaci.

Tra gli europei sarebbero però gli islandesi i maggiori consumatori di antidepressivi, quasi il 9% della popolazione dell'isola dell'estremo nord atlantico ha ingerire almeno una dose giornaliera.

L'Italia non risulta essere da meno: gli antidepressivi risultano al primo posto tra i farmaci a prescrizione per il sistema nervoso centrale (SNC), i quali ultimi sono al quarto posto per consumi e al quinto per spesa pubblica sul totale farmaci prescritti.

Infatti, i farmaci per il sistema nervoso centrale, al quarto posto per prescrizione, vantano 78,7 dosi giornaliere ogni 1.000 abitanti e si posizionano al quinto posto per spesa pubblica, con 24 euro pro capite; tale categoria rappresenta il 6,9% del consumo totale di farmaci e il 10,1% della spesa farmaceutica. Mentre le crescite più lente, ma comunque crescite, si sono potute osservare in paesi come Olanda, Svizzera, Bulgaria, Francia e Lussemburgo. Tra i paesi "occidentali" spicca il Regno Unito, che ha registrato un aumento di cinque volte (495%) nell'uso di antidepressivi dal 1991, ma anche Germania (555%), Austria (521%). Ci sono poi casi come Finlandia, Repubblica Ceca e Danimarca, che pur mostrando nella lista pubblicata dati molto alti (rispettivamente 1761%, 1229% e 766%) non risultano nominati nel sito LSE tra i paesi con i più grandi incrementi di consumo. I tassi più bassi di crescita annua di appena il 3% sono stati visti in Olanda e in Svizzera, seguita da Bulgaria, Francia e Lussemburgo (tutti gli 5%), con il più alto tasso di crescita del 59% visto in Finlandia, seguita dalla Repubblica Ceca (41%), Slovacchia (40%) e Svezia (34%).

Vi è da precisare che a tali dati non corrisponderebbero  risultati negativi nel trattamento delle patologie ed anzi, dimostrerebbero che ci sono prove evidenti che i farmaci in esame sarebbero decisivi nell'aiutare la cura della depressione, che con un uso appropriato aiuterebbero a ridurre il rischio di suicidio anche se non si può ancora dire di avere in tal senso prove inconfutabili. Resta il fatto che, mentre l'uso dei farmaci è cresciuto del 20%, il tasso di suicidi nel periodo indicato si è intanto ridotto dello 0,8% annuo (in calo ben del 14% nel Regno Unito). Ma altri fattori sono comunque da prendere in considerazione, dice lo studio, come il PIL di un Paese, i costumi culturali e l'accesso ai servizi psicologici. Il rapporto degli studiosi della LSE non rileverebbe comunque relazioni importanti tra i suicidi e altri fattori come il consumo di alcol, il divorzio, o il tasso di disoccupazione. E pur essendosi ridotto un po' in tutta Europa, il tasso di suicidi rimane ancora un grave problema di salute pubblica nell'UE, con una scia di 60.000 morti all'anno.

L'alone negativo che da sempre caratterizza chi utilizza antidepressivi, sottolinea lo studio, è progressivamente diminuito con una migliore consapevolezza dei problemi di salute mentale nel corso degli ultimi 30 anni, con più servizi di consulenza e farmaci più sicuri, oltre che più accessibili.

In ogni caso, per Giovanni D'Agata presidente e fondatore dello "Sportello dei Diritti", è necessario che da una maggiore consapevolezza non si passi agli abusi e agli eccessi nel  consumo di questo tipo di medicinali come è stato registrato da qualche decennio a questa parte in alcuni Paesi come gli USA e negli ultimi anni, in minor incidenza ma sempre in maniera significativa anche nei centri metropolitani europei e tra questi nei più importanti del Belpaese.

 




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Redazione del CorrieredelWeb.it

lunedì 8 luglio 2013

Epidemia di morbillo e di varicella di cui l'OMS non sembra accorgersi. Nuovi casi in Italia ed in Europa

Dobbiamo preoccuparci?

Nonostante il morbillo sia da eliminare nel nostro Paese e nel resto d'Europa, continuano a verificarsi epidemie. Nel periodo 2010-2012 il sistema di sorveglianza speciale del morbillo ha raccolto più di 8000 segnalazioni solo in Italia. Il numero è certamente non trascurabile tenendo conto che in questi ultimi giorni in Veneto sono stati segnalati casi di complicanze da morbillo e varicella in persone non vaccinate. Sul sito della Ulss 13 Mirano, il 10 giugno 2013, sono stati segnalati due casi di gravi complicanze da morbillo e varicella in persone non vaccinate. Il primo riguarda una giovane donna che a fine aprile è stata ricoverata presso l'ospedale dove lavora, con diagnosi di morbillo. Successivamente la donna è stata ricoverata una seconda volta per l'insorgenza di una neurite ottica con gravissima compromissione della vista in entrambi gli occhi. Il caso di varicella riguarda, invece, un'infermiera che lavora in una casa di cura per anziani e a cui è stata diagnosticata una meningite virale da varicella. La fonte di contagio di quest'ultima è stata individuata in un altro operatore sanitario in servizio presso la stessa struttura. Nella Svizzera centrale e in Ticino sono stati registrati dall'inizio di giugno rispettivamente 29 e 8 casi di morbillo. In altri cinque cantoni le persone che hanno contratto la malattia infettiva sono state cinque, una per cantone, viene indicato oggi nel bollettino dell'Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP). La maggior parte dei malati non erano stati vaccinati. Nella sola ultima settimana le persone che si sono ammalate di morbillo sono state 27, viene precisato. Nei primi sei mesi i casi registrati sono stati 68, già più di quelli segnalati nell'intero anno scorso (63), sottolinea l'UFSP.

Tra il 1 marzo 2012 e il 28 febbraio 2013, 29 Paesi dell'Unione europea (Ue) e dello Spazio economico europeo (See) più la Croazia hanno segnalato 8499 casi di morbillo pari a un'incidenza di 16,6 casi/milione di abitanti, dato di molto superiore all'obiettivo di un caso per milione che definisce l'eliminazione della malattia. Da segnalare inoltre che i dati non sono completi per tutti i 12 mesi considerati, visto che il Lussemburgo non ha fornito i dati degli ultimi 4 mesi di rilevazione, il Belgio non li ha forniti per i mesi di gennaio e febbraio 2013 e i Paesi Bassi per il mese di febbraio 2013. Il 94% dei casi segnalati proviene da 5 Paesi: Romania (4087), Regno Unito (2314), Francia (679), Italia (592) e Spagna (334). Le incidenze più elevate sono state riportate in Romania (190,9 casi per milione di abitanti), Regno Unito (37 casi/milione), Irlanda (23,9 casi/milione), Francia (10,4 casi/milione), Italia (9,8 casi/milione) e Spagna (7,2 casi/milione). Sedici Paesi hanno riferito meno di 1 caso di morbillo per milione di abitanti (soglia target di eliminazione). L'82% dei casi di cui si conosceva lo stato vaccinale (6655) si è verificato in persone non vaccinate. Non sono stati riportati decessi ma sei casi sono stati complicati da encefalite acuta. Sono alcuni dei dati che emergono dal rapporto Ecdc "Measles and rubella monitoring - April 2013", pubblicato nel mese di maggio 2013. I dati sulla rosolia, raccolti in 26 Paesi dell'Ue e del See, indicano che tra il 1 marzo 2012 e il 28 febbraio 2013, sono stati segnalati 21.549 casi. Di questi, il 99% è stato rilevato in Romania (11.020 casi, 514,6 casi/milione di abitanti) e Polonia (10.326, 270,3 casi/milione). Mancano tuttavia i dati del Lussemburgo per gli ultimi 4 mesi della rilevazione, dell'Italia per l'intero periodo in esame e di Grecia e Paesi Bassi per il mese di febbraio 2013.

Il morbillo è contagioso da cinque giorni prima delle manifestazioni cutanee fino a cinque giorni dopo l'inizio della malattia e può avere complicanze (encefalite, polmonite e otite media).

Per Giovanni D'Agata presidente e fondatore dello "Sportello dei Diritti" è fondamentale ricordare che il morbillo e la varicella possono portare a gravi complicanze, come purtroppo testimoniano i i casi descritti. E la prima difesa nasce innanzitutto dall'essere informati e dal conoscere.

 




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Redazione del CorrieredelWeb.it

OPTISSIMO: ONLINE NUOVO SITO WEB SUL BENESSERE VISIVO

 

 

Strutturato per fornire informazioni al consumatore sul benessere visivo, facilmente navigabile anche su tablet e smartphone: è online il nuovo sito web di OptissimO, primaria catena di ottica con 102 negozi in Italia. Il nuovo portale permette di accedere, con un semplice click, attraverso percorsi semplici e intuitivi, a prodotti e servizi offerti dall'azienda. Le informazioni sono rappresentate in modo chiaro e conciso, evitando termini eccessivamente tecnici o specialistici.

 

Optissimo.it presenta un layout pulito e una veste grafica decisamente rinnovata, miscelando la facilità di navigazione delle sue sezioni alla versatilità e gradevolezza delle cromie e delle grafiche.

 

Il consumatore può conoscere direttamente in home page sia le promozioni del momento, sia le novità all'interno dei punti vendita: cliccando sui tre button dedicati agli occhiali da vista, da sole e alle lenti a contatto.

Vi è anche una sezione del sito web dedicata ai servizi offerti direttamente in negozio: dal test della vista gratuito alla corretta applicazione delle lenti, fino alle garanzie.

Inoltre è stato sviluppato un approfondimento relativo al negozio OptissimO, punto di riferimento per il consumatore, per raccontarne l'evoluzione dal primo format sino alla scelta ambientale dell' ecostore. Il cliente, attraverso lo strumento del "Trova Negozio", può anche localizzare il punto vendita più vicino a lui.

 

Una accurata sezione dedicata al "Benessere Visivo" è stata sviluppata per fornire a chi naviga sul sito una serie di informazioni utili relative alla vista, ai difetti visivi, i suggerimenti dell'esperto e alcune curiosità.

 

Il sito web presenta in tutte le pagine rinvii ai social network (Facebook, Twitter e Linkedin) come link per comunicare l'offerta di OptissimO e per avere un filo diretto con i clienti.

 

"Abbiamo rinnovato il nostro sito web con il preciso intento di essere sempre più vicini ai nostri consumatori" afferma Stefano Erculei, Direttore Operativo del Gruppo Randazzo "desideriamo aggiornarli costantemente sulle soluzioni proposte dall'azienda e fornire le informazioni e le ultime novità  attinenti al benessere visivo, di cui ci occupiamo ogni giorno con i nostri professionisti".

 

 



Da uno studio USA, aumentati i casi di ictus legati alla gravidanza


Ictus: la gravidanza può essere considerata un fattore di rischio?
I casi di ictus legato alla gravidanza sono "solo" 26 su 100.000, ma negli ultimi 10 anni c'è stato un incremento del 54%


Quello che dovrebbe essere il momento più bello della vita di una donna, talvolta può, invece, trasformarsi in un evento tragico. Secondo alcuni studi, i cambiamenti corporei che avvengono nel periodo della gravidanza possono rendere la donna più predisposta all'ictus cerebrale. In base ai dati pubblicati su Stroke, il giornale ufficiale dell'American Heart Association, l'incidenza del fenomeno è di "solo" 26 casi su 100.000, ma a preoccupare è il significativo incremento registrato negli
ultimi 10 anni, con un aumento del 54%. Questi dati hanno allertato la comunità scientifica spingendo molti specialisti, in particolar modo americani, ad approfondire il rapporto tra ictus e gravidanza, suscitando la preoccupazione di molte future mamme e l'interesse generale per la questione.

"E' inevitabile che nel periodo di gestazione il corpo di una donna subisca dei cambiamenti profondi a livello ormonale e fisiologico: ipervolemia (aumento del volume del sangue circolante), vasodilatazione e trombofilia. - Ha commentato Valerio Sarmati, specialista in riabilitazione neurocognitiva post ictus cerebrale. - Principalmente, questi episodi di verificano con soggetti che presentano specifici fattori di rischio, che possono essere accentuati dalla gravidanza, ma che in ogni caso
andrebbero tenuti sotto controllo. Purtroppo è vero anche che esistono problemi
specifici legati alla gestazione che possono aumentare il rischio di ictus: la preeclampsia, spesso asintomatica, e l'eclampsia (o tossiemia). La gestione dell'ictus in gravidanza è una questione estremamente complessa, poiché se è estremamente necessario intervenire con dei farmaci, c'è comunque da tenere conto dell'eventuale tossicità che gli stessi possono avere per il feto. E' quindi necessario che, quando possibile, si prevenga l'insorgenza dei fattori di rischio stessi, cercando di
evitare l'obesità, il fumo e curando l'alimentazione, e per quei problemi su cui non si può intervenire cambiando lo stile di vita è bene rivolgersi a un medico che potrà tenere la situazione sempre sotto controllo."

"Le storie di ictus legate alla gravidanza sono tra le più sconvolgenti anche dal punto di vista emotivo, infatti seguire una famiglia che nel momento più alto e più bello dell'attesa di un figlio, si vede spezzare il sogno e catapultare in una dimensione diametralmente opposta dove si deve lottare per la vita e per il recupero, è un'esperienza alla quale è impossibile abituarcisi. Ma è proprio in queste situazioni in cui ho visto il liberarsi di una quantità considerevole di energie
all'interno della famiglia, energie propositive al recupero dell'autonomia e della propria vita che hanno bisogno di essere ben indirizzate e convogliate verso l'obiettivo di offrire di nuovo alla neomamma la gioia di godersi il proprio figlio ed il proprio recupero." Conclude Sarmati.


Chi è Valerio Sarmati?
Attualmente proprietario e responsabile del Centro Fisioterapia Roma, Valerio Sarmati è esperto in riabilitazione neurologica post ictus cerebrale secondo il metodo Perfetti. Sarmati è stato il primo ad associare a questo metodo rivoluzionario l'approccio tecnologico della tele-riabilitazione in famiglia. Valeio Sarmati è, inoltre, docente di Riabilitazione neuro traumatologica presso l'Università Sapienza di Roma. http://www.riabilitazione-ictus-cerebrale.it/

Salute ed estetica. Il forellino per gli orecchini non sempre è senza rischi


Troppo spesso si sottovalutano piccoli rischi del quotidiano poiché alcune abitudini o prassi diventano così consolidate nel tempo e diffuse che ogni problema anche potenziale, diventa secondario o addirittura percepito come insussistente. Ma noi, spiega Giovanni D'Agata presidente e fondatore dello "Sportello dei Diritti", periodicamente vogliamo informare i cittadini a prestare maggiore attenzione anche a tali gesti o comportamenti, perché la conoscenza dei problemi e l'educazione, ci possono far evitare conseguenze negative e comunque preventivabili.

In tal senso, millenni di storia - per quello che è ormai diventato negli ultimi decenni un must unisex, mentre prima era quasi esclusivo appannaggio degli ornamenti delle donne, il classico forellino nel lobo delle orecchie per poter infilare gli orecchini - ci hanno portato a considerare questa pratica come assolutamente innocua e senza alcun tipo di conseguenza per la salute e a sottovalutare i rischi d'infezione o di allergie che sono sempre, in realtà, dietro l'angolo.

È vero che il foro è quasi sempre il risultato di un intervento rapido, semplice e in genere indolore, ma poiché comunque consiste in una procedura invasiva, per quanto ridotta al minimo, può causare fastidiosi infiammi e pruriti poiché quel piccolo buco è pur sempre una porta d'ingresso per germi e batteri ed il punto di contatto immediato e diretto della nostra pelle con materiali non sempre anallergici. Di conseguenza, è necessario che sia garantita la sterilità degli oggetti che vengono a contatto con l'epidermide. E ed è ovvio, che non è bene procedere con il fai-da-te, ma bisogna affidarsi a personale qualificato.

Ci sono persone che sono allergiche ai metalli e in particolare ad alcuni tipi di metalli, che possono contenere leghe di argento e nichel, che magari sono mal tollerate. Se nel giro di poche ore si ha una sensazione di irritazione o si ha prurito e la pelle si arrossa, allora ci si trova di fronte ad una classica dermatite da contatto.

Per evitare questo tipo di disturbi, bisogna stare attenti ad usare orecchini con la scritta "nichel free" oppure di oro, che è un metallo che genericamente non comporta intolleranze, anche se ciò non è vero sempre e per tutti. Dunque, fatto il forellino, bisogna usare orecchini sterilizzati e monouso, cioè non bisogna scambiarseli.

Inoltre, è da considerare una possibilità per quanto non remota che residuino delle cicatrici,  specie quando i fori non siano stati eseguiti correttamente. Ed invero, in una bassa percentuale di persone, nel punto dove è stato eseguito il foro, può comparire una formazione anomala di tessuto, detta anche cheloide. Queste cicatrici sono piccole e non creano particolari disturbi, ma sono antiestetiche e possono comparire in quelle persone che hanno vasi sanguigni fragili. I dermatologi consigliano di evitare di effettuare forature se sono presenti esiti cicatriziali anomali in altre sedi del corpo.

Per ciò che concerne l'età, non vi sono differenze a seconda che si tratti di bambini o adulti perché  i rischi sono uguali. La più alta frequenza di esiti cicatriziali o reazioni infiammatorie o allergiche nei più piccoli sta nel fatto che tra di essi è una pratica molto più diffusa.

È noto, infatti, che in certe zone dell'Italia, ma anche di altri Paesi è una tradizione che affonda le radici nel remoto passato forare i lobi delle orecchie alle bambine fin da neonate. Questo dovrebbe far riflettere i genitori a prestare maggiore attenzione, perché i bambini si muovono, si grattano e possono ferirsi più facilmente degli adulti. Ciò deve comportare una maggiore consapevolezza nella pratica, prestando una maggiore attenzione a chi ci si affida, al rispetto di alcune norme igienico-sanitarie basilari per evitare piccole conseguenze per la salute che comunque sono preventivabili. È buona prassi, in tal senso che tutta la zona del lobo e la parte posteriore dell'orecchio siano disinfettate con cura, indossando una mascherina e guanti sterili.

Anche la sterilizzazione è un aspetto fondamentale al fine di eliminare o ridurre al minimo i rischi d'infezione: non basta l'alcol perché come ormai (quasi) tutti sappiamo non garantisce l'eliminazione completa di batteri e germi. È buona prassi, pulire quotidianamente la zona con garza sterile imbevuta di acqua ossigenata. Nei primi giorni non sarebbe male applicare anche una crema antibiotica e non togliere l'orecchino fino a quando la ferita non si è rimarginata.

Un ultimo consiglio: è bene dormire senza orecchini perché una volta che la ferita si è cicatrizzata, l'aria che circola all'interno del foro diminuisce la possibilità d'infiammi. Va ricordato che comunque all'interno del foro può verificarsi un ristagno di germi a causa della mancanza di una sana e profonda igiene di tutta la zona. L'igiene personale e quotidiana, come al solito, ci aiuta a vivere meglio.

 




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Redazione del CorrieredelWeb.it

martedì 2 luglio 2013

Osteoporosi: rischio di infarto miocardico con medicinale a base di stronzio



Roma, 2 Luglio 2013. Le donne in post menopausa prendendo un medicinale a base di stronzio (Protelos), hanno un rischio maggiore di infarto del miocardio e sono esposte ad altri gravi effetti collaterali. E' quanto scrive la rivista francese di medicina Prescrire.
Il ranelato di stronzio (Protelos) e' indicato nel trattamento dell'osteoporosi nelle donne in post menopausa per ridurre il rischio di fratture vertebrali e dell'anca.
Prescrire cita l'Agenzia europea per i medicinali (EMA) che ha condotto studi clinici su 7.500 donne in post menopausa con osteoporosi e che hanno mostrato un aumento del rischio statisticamente significativo di infarto miocardico nei gruppi di donne che hanno ricevuto il farmaco. Un eccesso di morti cardiovascolari era stato segnalato nel 2004 nel file di autorizzazione in commercio di questo farmaco. Il ranelato di stronzio espone ad altri eventi avversi, tra cui trombosi venosa ed embolia, reazioni allergiche e gravi disturbi della pelle.
In pratica, l'efficacia di stronzio non e' dimostrata nella prevenzione delle fratture sintomatiche da osteoporosi, conclude Prescrire, e non e' giustificato correre il rischio di questi gravi effetti collaterali.
Abbiamo sollecitato la ministra della Salute, Beatrice Lorenzin, ad avviare gli opportuni accertamenti sul farmaco.

Primo Mastrantoni, segretario Aduc

COMUNICATO STAMPA DELL'ADUC
Associazione per i diritti degli utenti e consumatori

Parkinson: nessun trattamento risolutivo ma terapie con efficacia sintomatica.


Farmaci & Parkinson

 

Non esistono trattamenti risolutivi ma terapie con efficacia sintomatica

 

Nelle Linee Guida sul Parkinson, Limpe e ISS affrontano gli aspetti farmacologici

 

Milano, 2 luglio 2013 – Tradizionalmente la terapia farmacologica nella malattia di Parkinson si avvale di due classi di farmaci: Levodopa e agonisti dopaminergici cui si affiancano poi sostanze in grado di inibire gli enzimi COMT e MAO-B responsabili della distribuzione di dopamina. "La terapia farmacologica dopaminergica appare efficace nel migliorare solo alcuni dei sintomi del Parkinson, perdendo efficacia con l'avanzare della condizione e mostrandosi scarsamente utile nel modificare i sintomi assiali come disturbi del linguaggio, rigidità, alterazione della postura, del cammino e della stabilità posturale" sostiene il Prof. Fabrizio Stocchi di LIMPE che con l'Istituto Superiore di Sanità ha promosso e pubblicato le Linee Guida sulla diagnosi e il trattamento della malattia. Limpe e Dismov-Sin insieme sono i promotori della campagna permanente di sensibilizzazione sul tema che culminerà nella V Giornata Nazionale Parkinson del prossimo 30 Novembre.

 

Il Parkinson è noto per essere una malattia neurodegenerativa causata dalla diminuzione di dopamina nella sostanza nera cerebrale. Lo squilibrio inibitorio che ne deriva è responsabile dei disturbi motori di chi ne è affetto. Vi sono poi sintomi non motori e non dopaminergici che si palesano nella progressione della patologia e che possono anche precedere l'esordio dei disturbi motori, determinando disabilità e influenzando negativamente la qualità di vita. Essi danno scarsa responsività alla terapia con L-dopa, precursore della dopamina, che agisce nel sistema nervoso centrale ripristinandone i livelli. "A oggi non esiste un trattamento risolutivo in grado di migliorare la degenerazione e arrestare la malattia" dichiara il Prof. Stocchi che aggiunge: "Le strategie terapeutiche adottate hanno efficacia sintomatica, mirata al controllo dei sintomi senza capacità di interferire, modificandolo, con il decorso della malattia". Una terapia prolungata con L-dopa può portare a una riduzione nella risposta al trattamento proprio per la natura cronico-degenerativa della patologia e la sua breve durata di azione può determinare fluttuazioni dello stato clinico che oscillano tra benessere psicofisico (fase ON) e malessere, con riduzione delle performances motorie (fasi OFF). Per ovviare a tali criticità la L-dopa viene somministrata in associazione a una molecola che riduce il metabolismo periferico e ne aumenta la disponibilità a livello centrale. Vi è poi una seconda classe di farmaci definiti agonisti dopaminergici che attivano i ricettori di dopamina in sua assenza e che vengono solitamente prescritti ai soggetti cui viene diagnosticata la malattia. Tali agonisti sembrano però associati a un maggiore rischio di valvulopatia, fibrosi pleuropolmonare e in alcuni casi comporterebbero un aumento di disturbi del controllo degli impulsi e della sonnolenza.

Di recente si sono studiate le relazioni e gli effetti di molti integratori alimentari come omega 3 e coenzima Q10 per identificare una loro possibile azione protettiva dei sintomi motori e non motori della malattia. Sono stati condotti trial clinici che hanno rilevato come il coenzima pur essendo sicuro e ben tollerato non è, però, utile al trattamento della malattia, mentre per quanto concerne gli acidi grassi essenziali sono necessari nuovi studi che indaghino una loro eventuale efficacia come terapia coadiuvante. In generale, precisa il Prof. Stocchi: "Le prove sugli interventi con integratori, composti vitaminici e antiossidanti non forniscono elementi tali da incoraggiare l'uso di questi prodotti nella terapia della fase iniziale o avanzata del Parkinson".

La malattia di Parkinson si presenta in prevalenza in soggetti al di sopra dei 60 anni e ciò rende particolarmente critica l'elaborazione di una terapia in grado di produrre risultati efficaci limitando gli effetti collaterali o le interazioni con altre patologie.

Dalle Linee Guida appare quindi urgente l'attivazione della ricerca attorno a tre poli principali:

·         studi clinici sui trattamenti farmacologici per il controllo dei sintomi non motori

·         caratterizzazione dei meccanismi di insorgenza dei disturbi del controllo degli impulsi in relazione alla personalità dei pazienti e all'uso concomitante di terapie farmacologiche

·         ideazione di scale validate che tangano conto dell'ambiente specifico di vita del paziente in tutte le fasi della malattia

 

Sono le condizioni di ciascun paziente a dettare l'approccio farmacologico adottato dal medico, in relazione alla progressione della malattia. La valutazione clinica complessiva a opera del neurologo per la definizione dell'approccio farmacologico è legata alle condizioni del singolo soggetto e comprende non solo gli aspetti della disabilità ma anche le sue necessità, l'età, l'attività lavorativa e il contesto sociale in cui si muove, oltre allo stadio di progressione della patologia. Un monitoraggio attento e costante dei possibili eventi avversi associati all'uso di farmaci antiparkinsoniani è fondamentale per migliorare l'appropriatezza prescrittiva in una valutazione complessiva dei rischi-benefici.

 

La V edizione della Giornata Nazionale Parkinson sarà arricchita dall'importante patrimonio informativo fornito dalle Linee Guida che rappresentano un'occasione di consapevolezza per il pubblico e uno strumento di utilità pubblica tanto sul fronte dei pazienti quanto su quello degli addetti ai lavori.

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