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sabato 18 novembre 2017

Salute: E-CIG. MENTRE IN ITALIA E' IL CAOS, A LONDRA SI PARLA SOLO DI “ZERO RISCHI”

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E-CIG - MENTRE IN ITALIA E' IL CAOS, A LONDRA SI PARLA SOLO DI "ZERO RISCHI"

Catania 18/11/2017 - Presentato questa mattina alla Royal Society di Londra il nuovo studio sulle sigarette elettroniche denominato "Zero Rischi" e appena pubblicato oggi sulla rivista "Scientific Report" del gruppo Nature

Si tratta del primo studio al mondo che dimostra l'assenza di danni a carico delle vie aeree e dei polmoni in utilizzatori che hanno fatto uso regolare e protratto di sigarette elettroniche.

A presentare i dettagli alla stampa estera, quest'oggi è stato il prof. Riccardo Polosa, docente di Medicina Interna dell'Università degli Studi di Catania, già noto per essere lo scienziato più autorevole al mondo nel campo della ricerca applicata in questo campo e coordinatore del Comitato Scientifico Internazionale per la ricerca sulle sigarette elettroniche. 

La ricerca condotta dal team del docente catanese risponde alla principale preoccupazione rispetto all'utilizzo delle e-cig e cioè ad eventuali pericoli per la salute derivanti dall'esposizione agli aerosol prodotti dalle sigarette elettroniche, in quanto dimostra attraverso diverse metodiche (spirometria, test dell'ossido nitrico esalato, TAC del torace) che le emissioni da e-cig non provocano modifiche di parametri respiratori in soggetti non fumatori che hanno fatto uso regolare e prolungato nel tempo di sigarette elettroniche.

"Studiare i cambiamenti nella salute degli svapatori che non hanno mai fumato nella loro vita è chiaramente il maggior punto di forza del nostro studio – ha detto - È rassicurante sapere che l'uso a lungo termine dell'e-cig in questi soggetti non ha causato alcuna significativa preoccupazione. E sebbene non si possa escludere che alcuni danni possano verificarsi negli stadi successivi o in individui con alti valori di consumo di e-liquid – ha aggiunto - i nostri risultati sono rassicuranti in quanto non sono stati associati problemi di salute con l'uso a lungo termine di e-cig in utenti relativamente giovani che non avevano mai fumato tabacco".

D'altro canto, in Italia proprio in queste ore la questione "svapo" è al centro di un dibattito mediatico e istituzionale senza precedenti. La notizia è la tripla mazzata che ha visto confermata una tassa da 5 euro su tutti i liquidi destinati alla sigarette elettroniche, lo stop alla vendita via web e l'emendamento al decreto fiscale con il quale si stabilisce il passaggio ai Monopoli. 

"Mi sembrano inverosimili le scelte intraprese dal Governo italiano – ha commentato lo scienziato catanese - come è possibile aumentare le tasse su un prodotto che potrebbe ridurre i danni da fumo? Come si può fermare un cambiamento che potrebbe salvare migliaia di vite umane con poco? In tutti gli altri Paesi del mondo le leggi si basano sulle evidenze scientifiche, anche l'Italia dovrebbe iniziare ad adeguarsi proprio nell'interesse dei fumatori italiani".




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martedì 3 ottobre 2017

Salute, 70mila vite all’anno in fumo per le sigarette - Anafe e Intergruppo Parlamentare e-cig: soluzione è riduzione del danno

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Salute, 70mila vite all'anno in fumo per le sigarette
 

Anafe e Intergruppo Parlamentare e-cig: soluzione è riduzione del danno

  • Sigaretta elettronica del 95% meno dannosa delle tradizionali

  • In Italia 11 milioni di fumatori e oltre 70mila decessi all'anno

  • Il 65% dei fumatori prova a smettere di fumare senza riuscirci e solo lo 0,1% si rivolge ai Centro Antifumo

  • L'e-cig come strumento sostitutivo e l'esempio che arriva dal Regno Unito: la campagna Stoptober

Roma, 3 ottobre 2017. La sigaretta elettronica? E' del 95% meno tossica rispetto alla sigaretta tradizionale. Come combattere il tabagismo? Con la riduzione del danno. Sono queste le principali conclusioni ai cui è giunto il convegno dal titolo Un futuro senza sigarette. La riduzione del danno tra sicurezza e informazione. 

L'evento – organizzato da Anafe, l'Associazione Nazionale Produttori Fumo Elettronico aderente a Confindustria, in collaborazione con l'Intergruppo Parlamentare per la sigaretta elettronica, presso la Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani al Senato - ha visto gli interventi, tra gli altri, del Presidente dell'Intergruppo, Ignazio Abrignani, del Presidente di Anafe, Massimiliano Mancini, e del Direttore S. C. Otorinolaringoiatria e Centro Antifumo dell'Ospedale S. Giovanni Bosco di Torino, Fabio Beatrice.

Ed è proprio Fabio Beatrice ad aver messo in guardia dai rischi di un'impostazione eccessivamente "passiva" nei confronti dei fumatori. "Troppo spesso - ha spiegato - i fumatori appaiono abbandonati, se non ghettizzati, e le proposte presentano una quasi esclusiva attenzione per normative ispirate a principi fiscali e divieti. Ed è anche a causa di questa impostazione che perdiamo una grande chance di aiuto gli 11,5 milioni di tabagisti italiani continuano ad ammalarsi e, purtroppo, a morire".

Secondo le cifre esposte dal prof. Beatrice, infatti, circa il 65% dei fumatori ha provato a smettere, senza però riuscirci. Con solo lo 0,1% di essi che si reca nei Centro Antifumo per smettere e il tentativo di abbandonare le bionde che si riduce all'avanzare dell'età . 

In altre parole, "l'offerta della cessazione – ha sottolineato Beatrice – non è gradita ai fumatori, crea una barriera e si rivela una terapia non ricevibile. La scelta dei decisori è quindi tra uno stallo che produce non meno di 70mila morti l'anno ed una pragmatica azione di contenimento della tossicità del fumo di sigaretta". 

Ecco perché secondo il responsabile del Centro Antifumo San Giovanni Bosco di Torino occorre "offrire con chiarezza e onestà intellettuale una proposta migliorativa ricevibile. In questo senso, percorrere la strada della riduzione del danno significa agire nel presente creando alleanze secondo una politica di ascolto della parte più debole, i fumatori, e formulando proposte ricevibili e percorribili".

Un esempio da seguire c'è. Ed è quello della Gran Bretagna dove proprio la Public Health England[1] sta per lanciare una campagna rivolta ai fumatori con l'incentivazione all'uso della sigaretta elettronica. 

Una decisione suffragata dai dati provenienti da oltre Manica: nel Regno Unito quasi 3 milioni di persone utilizzano oggi le e-cig e più della metà ha abbandonato definitivamente il fumo di sigaretta convenzionale. 

E mentre aumenta il numero di fumatori elettronici, diminuisce quello dei "convenzionali": dal 21% del 2007 al 15% del 2017[2]

Ha spiegato ancora Beatrice: "E' la combustione la principale responsabile della tossicità delle sigarette. I fumatori che non sono riusciti a smettere con i metodi tradizionali dovrebbero essere supportati ad utilizzare la sigaretta elettronica, che è del 95% meno tossica della sigaretta normale. D'altra parte, il vero interesse per l'e-cig e i riscaldatori non riguarda esclusivamente un uso medicale nell'ambito del sostegno alla cessazione, ma più semplicemente un processo di sostituzione della sigaretta, con l'obiettivo ultimo di ridurre le malattie fumo correlate e i decessi. Sta ai decisori di oggi – ha concluso – immaginare e pianificare un futuro senza sigarette".

E i decisori, almeno per quanto riguarda i componenti dell'Intergruppo Parlamentare per la Sigaretta Elettronica, raccolgono l'invito: "E' compito della politica – ha detto il Presidente dell'Intergruppo, On. Ignazio Abrignani - prendere consapevolezza del fatto che tutti i nuovi prodotti a rischio ridotto, a cominciare dalle e-cig, vanno tutelati non tanto come strumento per smettere di fumare, ma proprio come strumento per la riduzione del rischio rispetto alle sigarette tradizionali". 

"L'aspetto fiscale – ha aggiunto - è senza dubbio centrale. E' necessaria una tassazione sostenibile, ma è opportuno attendere il pronunciamento della Corte Costituzionale che dovrà decidere la cornice entro la quale sarà opportuno e giusto muoversi". 

E poi, l'appello rivolto alle aziende e alla filiera del settore: "La politica – ha sottolineato  – deve fare la sua parte. Ma anche il mercato e le imprese devono garantire alle istituzioni il proprio sostegno, contribuendo ad individuare con i decisori pubblici le priorità e la direzione da percorrere". "In definitiva – ha concluso Abrignani – tutti devono fare, ciascuno del proprio ruolo, la propria parte. Per farlo, lancio la proposta di un'associazione del rischio ridotto che si faccia promotrice di queste istanze".

A rappresentare le imprese, sollecitate dall'intervento dell'On. Abrignani, è stato Massimiliano Mancini, presidente di Anafe – Confindustria. "Il tema medico scientifico – ha detto Mancini – è strettamente legato al tema fiscale. Attendiamo con rispetto il pronunciamento della Corte Costituzionale. Ma se un prodotto fa meno male deve essere incentivato anzitutto attraverso una tassazione agevolata, legittima sotto il profilo costituzionale, sostenibile e coerente con gli interessi delle aziende che vogliono svilupparsi, fare investimenti e creare occupazione. La filiera industriale è pronta a fare le sua parte. Abbiamo avviato una nuova stagione di confronto con le istituzioni, fatto di dialogo e ascolto reciproco, che auspichiamo ci consenta di raggiungere quei risultati che in passato ci sono stati preclusi. Il convegno di oggi non è un punto d'arrivo, ma un nuovo inizio".


[1] https://campaignresources.phe.gov.uk/resources/campaigns/6-stoptober/overview

[2] LIAF 2017


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