CorrieredelWeb.it Arredo&Design Arte&Cultura Cinema&Teatro Eco-Sostenibilità Editoria Fiere&Sagre Formazione&Lavoro Fotografia


IltuoComunicatoStampa ICTechnology Marketing&Comunicazione MilanoNotizie Mostre Musica Normativa TuttoDonna Salute Turismo



Cerca nel blog

Visualizzazione post con etichetta sigarette elettroniche. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta sigarette elettroniche. Mostra tutti i post

sabato 25 gennaio 2020

Salute e Vaping: campagna OMS su e-cig, Fontem Ventures esprime disappunto


DISAPPUNTO PER LA DISINFORMAZIONE GENERATA DALL’OMS SUL VAPING

Amsterdam, 25 gennaio 2020 - Per Fontem Ventures, azienda olandese proprietaria del marchio di sigarette elettroniche blu®, la campagna lanciata dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) relativa alle sigarette elettroniche pubblicata il 21 gennaio scorso, contiene una serie di affermazioni fuorvianti ed erronee, oltre ad ignorare le numerose evidenze scientifiche a sostegno del continuo contributo della categoria alla riduzione del consumo e dei danni provocati dal tabacco.

Tra le altre dichiarazioni, la campagna lanciata su Twitter:
• erroneamente lascia intendere che esista un reale dibattito sui pericoli del vaping rispetto al fumo;
• erroneamente attribuisce i casi di malattia e morte negli USA (la cosiddetta EVALI) all’utilizzo di prodotti contenenti nicotina;
• erroneamente suggerisce che il vaping sia pericoloso per gli astanti, nonostante le schiaccianti prove scientifiche dimostrino il contrario;
• erroneamente afferma che i liquidi per sigarette elettroniche siano “altamente infiammabili”.

Ross Parker, Director of Corporate & Legal Affairs di Fontem Ventures, dichiara: “È sconcertante e deludente che l'OMS abbia suggerito che il vaping potrebbe essere più dannoso del fumo, data la sua influenza e reputazione significative in materia di salute pubblica. Ciò è inutile nella migliore delle ipotesi - e, nella peggiore, rappresenta un allontanamento dai suoi stessi doveri - sia nei confronti deifumatori adulti che del grande pubblico che meritano di essere accuratamente informati sui rischi relativi a questi comportamenti”.

L’Articolo 1(d) del Framework Convention on Tobacco Control (FCTC) dell’Organizzazione Mondiale della Sanità definisce il controllo del tabacco come “un insieme di strategie di offerta, riduzione della domanda e del danno che mirano a migliorare la salute della popolazione eliminando o riducendo il consumo di prodotti del tabacco e l'esposizione al fumo”.

I prodotti per il vaping non contengono tabacco [1] e studi scientifici peer-reviewed [2] suggeriscono che il passaggio al vaping dalle sigarette tradizionali riduce sostanzialmente l'esposizione alle sostanze tossiche nocive [3] presenti nel fumo di tabacco combustibile.


[1] https://www.blu.com/en/US/explore/explore-vaping/e-liquid/what-is-an-eliquid.html

[2] L’Articolo 14 del Framework Convention on Tobacco Control dell'OMS afferma che “ciascuna Parte deve sviluppare e diffondere linee guida appropriate, complete e integrate basate su prove scientifiche e migliori pratiche, tenendo conto delle circostanze e delle priorità nazionali e adottando misure efficaci per promuovere la cessazione dell'uso del tabacco e un trattamento adeguato per la dipendenza da tabacco”. Il corpus di prove scientifiche a supporto del potenziale di riduzione del danno delvaping è ora significativo e un utile sommario può essere rintracciato a questo link: https://assets.publishing.service.gov.uk/government/uploads/system/uploads/attachment_data/file/457102/Ecigarettes_an_evidence_update_A_report_commissioned_by_Public_Health_England_FINAL.pdf

[3] https://gfn.net.co/archive/downloads/2018/POSTERS/Grant%20O’Connell%20(POSTER%20II).pdf


martedì 15 maggio 2018

Sigarette Elettroniche: Italia "Stato-balia". Ecco il Nanny State Index 2018

Nanny State Index 2018: Italia "stato-balia" anche sulle sigarette elettroniche
Il nostro Paese bocciato sulle politiche sullo "svapo" e del rischio ridotto: meno libertà e più rischi per la salute

Da Anafe Confindustria appello al prossimo Governo: Subito riduzione delle tasse



 
Roma, 15 maggio 2018. In Italia le sigarette elettroniche sono "sotto attacco" da anni. Il nostro Paese, nel 2014, è stato il primo in Europa ad introdurre una tassazione sui liquidi da "svapo" per far fronte alla diminuzione delle entrate erariali derivanti dalle sigarette tradizionali. E la tassa negli anni ha conosciuto un aumento  fino a quasi 0,40 euro a millilitro. 

Una condizione, questa, che ha estremamente limitato il settore del fumo elettronico italiano, oltre a ridurre il numero dei fumatori che hanno scelto le e-cig. In definitiva, nonostante la comunità scientifica sia ormai ampiamente concorde sul fatto che le sigarette elettroniche siano almeno del 95% meno dannose delle tradizionali, l'interesse e le scelte dei governi italiani sui prodotti nicotinici a rischio ridotto – come le e-cig – sono state finora ispirate a motivi di natura esclusivamente finanziaria.


A tracciare questo profilo della situazione del fumo elettronico in Italia è l'European Policy Information Center (Epicenter), Think Tank indipendente che elabora ogni anno il Nanny State Index, la classifica degli Stati che si distinguono per un approccio proibizionista, se non "paternalista", nella tassazione e regolamentazione di beni di consumo come alcolici, cibo, sigarette, tabacco, bibite gassate. 

Per il 2018 l'Epicenter - promosso da una serie di organizzazioni tra cui, per l'Italia, l'Istituto Bruno Leoni - ha elaborato un report supplementare che riguarda esclusivamente le politiche relative ai prodotti nicotinici a rischio ridotto, a cominciare dalla sigaretta elettronica. E il risultato, almeno per il nostro Paese, non è affatto lusinghiero.
 

Nella classifica dei 30 Paesi presi in considerazione (i 28 dell'UE, più la Norvegia e la Svizzera), l'Italia si pone al 21° posto, a diverse lunghezze di distanza dagli altri grandi Paesi dell'Unione come la Germania (2°), la Francia (8°), la Spagna (13°), il Regno Unito (2°). 

Ad incidere maggiormente sulla performance negativa dell'Italia è anzitutto l'eccessivo peso del fisco sul settore. 
Su questo, infatti, il nostro Paese ha ricevuto il maggior punteggio, cioè il peggiore secondo i criteri dell'Index. Oltre all'aumento dei prezzi, determinato dalla tassazione o dal monopolio, i criteri utilizzati per la definizione della classifica sono: la «stigmatizzazione» dei consumatori, la limitazione della scelta dei prodotti, il disturbo arrecato ai consumatori, i limiti posti all'informazione dei cittadini anche attraverso i divieti alla pubblicità, la limitazione della qualità dei prodotti dovuto anche a divieto di utilizzo degli aromi.
 
Così, se le cose vanno male anzitutto per le tasse, risultati meno negativi si registrano invece per quanto riguarda la possibilità di utilizzare prodotti da svapo nei luoghi pubblici, i divieti sul prodotto e la pubblicità. Anche se – si legge nel rapporto – nel gennaio 2018 il Governo "ha creato di fatto un Monopolio di Stato per la vendita delle sigarette elettroniche, vietato le vendite transfrontaliere e proibito tutte le vendite on line".


"Si tratta purtroppo di un ritratto molto fedele alla realtà" - ha commentato Umberto Roccatti, Presidente di ANAFE, l'Associazione Nazionale Produttori Fumo Elettronico aderente a Confindustria che ha aggiunto: "E' lo stesso rapporto ad affermare che posizioni e scelte «paternalistiche» possono certamente tutelare i cittadini dal fumo di tabacco e da abitudini non proprio sane legate agli eccessi del cibo e di alcune bevande. Tuttavia, leggi e regolamenti che limitano o scoraggiano l'uso delle e-cig non solo rischiano di restringere la sfera delle libertà personali ma, con ogni probabilità, possono anche danneggiare la stessa salute dei cittadini. Lanciamo quindi un appello alle forze politiche e al prossimo governo per invertire questa tendenza, a cominciare anzitutto dal fattore fiscale ormai insostenibile per un settore capace di generare sviluppo economico e occupazionale, ma in grado anche di rappresentare una valida alternativa per la riduzione del rischio".
 
Oltre a stilare la classifica degli Stati più o meno "liberali" nel settore delle sigarette elettroniche, il Nanny State Index fa il punto sulle abitudini legate all'uso delle e-cig e le caratteristiche che ne fanno un prodotto a rischio ridotto. 

Non c'è solo l'ampio consenso della comunità scientifica sulla minore tossicità, pari almeno al 95% rispetto al fumo di tabacco tradizionale. 

Il rapporto ricorda anche che la grande maggioranza degli "svapatori" sono ex o attuali fumatori. Inoltre, raramente le e-cig sono utilizzate da minori, o giovani, che non hanno mai fumato prima e sono infondate – sottolinea il rapporto Epicenter – le posizioni di coloro che considerano le e-cig una porta d'accesso al fumo tradizionale. 

In Europa, infatti, meno dello 0,5% di chi non ha mai fumato utilizza le sigarette elettroniche, e molti fumatori hanno scelto le e-cig come sostituito permanente del tabacco combusto. Non è un caso se in un mercato di riferimento, come quello della Gran Bretagna, la percentuale di fumatori sia diminuita a ritmi particolarmente veloci dal 2012, anno in cui le e-cig diventano definitivamente un prodotto di consumo ampiamente diffuso, dopo anni di stasi.



--
www.CorrieredelWeb.it

sabato 18 novembre 2017

Salute: E-CIG. MENTRE IN ITALIA E' IL CAOS, A LONDRA SI PARLA SOLO DI “ZERO RISCHI”

Risultati immagini per E-CIG
E-CIG - MENTRE IN ITALIA E' IL CAOS, A LONDRA SI PARLA SOLO DI "ZERO RISCHI"

Catania 18/11/2017 - Presentato questa mattina alla Royal Society di Londra il nuovo studio sulle sigarette elettroniche denominato "Zero Rischi" e appena pubblicato oggi sulla rivista "Scientific Report" del gruppo Nature

Si tratta del primo studio al mondo che dimostra l'assenza di danni a carico delle vie aeree e dei polmoni in utilizzatori che hanno fatto uso regolare e protratto di sigarette elettroniche.

A presentare i dettagli alla stampa estera, quest'oggi è stato il prof. Riccardo Polosa, docente di Medicina Interna dell'Università degli Studi di Catania, già noto per essere lo scienziato più autorevole al mondo nel campo della ricerca applicata in questo campo e coordinatore del Comitato Scientifico Internazionale per la ricerca sulle sigarette elettroniche. 

La ricerca condotta dal team del docente catanese risponde alla principale preoccupazione rispetto all'utilizzo delle e-cig e cioè ad eventuali pericoli per la salute derivanti dall'esposizione agli aerosol prodotti dalle sigarette elettroniche, in quanto dimostra attraverso diverse metodiche (spirometria, test dell'ossido nitrico esalato, TAC del torace) che le emissioni da e-cig non provocano modifiche di parametri respiratori in soggetti non fumatori che hanno fatto uso regolare e prolungato nel tempo di sigarette elettroniche.

"Studiare i cambiamenti nella salute degli svapatori che non hanno mai fumato nella loro vita è chiaramente il maggior punto di forza del nostro studio – ha detto - È rassicurante sapere che l'uso a lungo termine dell'e-cig in questi soggetti non ha causato alcuna significativa preoccupazione. E sebbene non si possa escludere che alcuni danni possano verificarsi negli stadi successivi o in individui con alti valori di consumo di e-liquid – ha aggiunto - i nostri risultati sono rassicuranti in quanto non sono stati associati problemi di salute con l'uso a lungo termine di e-cig in utenti relativamente giovani che non avevano mai fumato tabacco".

D'altro canto, in Italia proprio in queste ore la questione "svapo" è al centro di un dibattito mediatico e istituzionale senza precedenti. La notizia è la tripla mazzata che ha visto confermata una tassa da 5 euro su tutti i liquidi destinati alla sigarette elettroniche, lo stop alla vendita via web e l'emendamento al decreto fiscale con il quale si stabilisce il passaggio ai Monopoli. 

"Mi sembrano inverosimili le scelte intraprese dal Governo italiano – ha commentato lo scienziato catanese - come è possibile aumentare le tasse su un prodotto che potrebbe ridurre i danni da fumo? Come si può fermare un cambiamento che potrebbe salvare migliaia di vite umane con poco? In tutti gli altri Paesi del mondo le leggi si basano sulle evidenze scientifiche, anche l'Italia dovrebbe iniziare ad adeguarsi proprio nell'interesse dei fumatori italiani".




--
www.CorrieredelWeb.it

martedì 3 ottobre 2017

Salute, 70mila vite all’anno in fumo per le sigarette - Anafe e Intergruppo Parlamentare e-cig: soluzione è riduzione del danno

Risultati immagini per sigarette elettroniche

Salute, 70mila vite all'anno in fumo per le sigarette
 

Anafe e Intergruppo Parlamentare e-cig: soluzione è riduzione del danno

  • Sigaretta elettronica del 95% meno dannosa delle tradizionali

  • In Italia 11 milioni di fumatori e oltre 70mila decessi all'anno

  • Il 65% dei fumatori prova a smettere di fumare senza riuscirci e solo lo 0,1% si rivolge ai Centro Antifumo

  • L'e-cig come strumento sostitutivo e l'esempio che arriva dal Regno Unito: la campagna Stoptober

Roma, 3 ottobre 2017. La sigaretta elettronica? E' del 95% meno tossica rispetto alla sigaretta tradizionale. Come combattere il tabagismo? Con la riduzione del danno. Sono queste le principali conclusioni ai cui è giunto il convegno dal titolo Un futuro senza sigarette. La riduzione del danno tra sicurezza e informazione. 

L'evento – organizzato da Anafe, l'Associazione Nazionale Produttori Fumo Elettronico aderente a Confindustria, in collaborazione con l'Intergruppo Parlamentare per la sigaretta elettronica, presso la Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani al Senato - ha visto gli interventi, tra gli altri, del Presidente dell'Intergruppo, Ignazio Abrignani, del Presidente di Anafe, Massimiliano Mancini, e del Direttore S. C. Otorinolaringoiatria e Centro Antifumo dell'Ospedale S. Giovanni Bosco di Torino, Fabio Beatrice.

Ed è proprio Fabio Beatrice ad aver messo in guardia dai rischi di un'impostazione eccessivamente "passiva" nei confronti dei fumatori. "Troppo spesso - ha spiegato - i fumatori appaiono abbandonati, se non ghettizzati, e le proposte presentano una quasi esclusiva attenzione per normative ispirate a principi fiscali e divieti. Ed è anche a causa di questa impostazione che perdiamo una grande chance di aiuto gli 11,5 milioni di tabagisti italiani continuano ad ammalarsi e, purtroppo, a morire".

Secondo le cifre esposte dal prof. Beatrice, infatti, circa il 65% dei fumatori ha provato a smettere, senza però riuscirci. Con solo lo 0,1% di essi che si reca nei Centro Antifumo per smettere e il tentativo di abbandonare le bionde che si riduce all'avanzare dell'età . 

In altre parole, "l'offerta della cessazione – ha sottolineato Beatrice – non è gradita ai fumatori, crea una barriera e si rivela una terapia non ricevibile. La scelta dei decisori è quindi tra uno stallo che produce non meno di 70mila morti l'anno ed una pragmatica azione di contenimento della tossicità del fumo di sigaretta". 

Ecco perché secondo il responsabile del Centro Antifumo San Giovanni Bosco di Torino occorre "offrire con chiarezza e onestà intellettuale una proposta migliorativa ricevibile. In questo senso, percorrere la strada della riduzione del danno significa agire nel presente creando alleanze secondo una politica di ascolto della parte più debole, i fumatori, e formulando proposte ricevibili e percorribili".

Un esempio da seguire c'è. Ed è quello della Gran Bretagna dove proprio la Public Health England[1] sta per lanciare una campagna rivolta ai fumatori con l'incentivazione all'uso della sigaretta elettronica. 

Una decisione suffragata dai dati provenienti da oltre Manica: nel Regno Unito quasi 3 milioni di persone utilizzano oggi le e-cig e più della metà ha abbandonato definitivamente il fumo di sigaretta convenzionale. 

E mentre aumenta il numero di fumatori elettronici, diminuisce quello dei "convenzionali": dal 21% del 2007 al 15% del 2017[2]

Ha spiegato ancora Beatrice: "E' la combustione la principale responsabile della tossicità delle sigarette. I fumatori che non sono riusciti a smettere con i metodi tradizionali dovrebbero essere supportati ad utilizzare la sigaretta elettronica, che è del 95% meno tossica della sigaretta normale. D'altra parte, il vero interesse per l'e-cig e i riscaldatori non riguarda esclusivamente un uso medicale nell'ambito del sostegno alla cessazione, ma più semplicemente un processo di sostituzione della sigaretta, con l'obiettivo ultimo di ridurre le malattie fumo correlate e i decessi. Sta ai decisori di oggi – ha concluso – immaginare e pianificare un futuro senza sigarette".

E i decisori, almeno per quanto riguarda i componenti dell'Intergruppo Parlamentare per la Sigaretta Elettronica, raccolgono l'invito: "E' compito della politica – ha detto il Presidente dell'Intergruppo, On. Ignazio Abrignani - prendere consapevolezza del fatto che tutti i nuovi prodotti a rischio ridotto, a cominciare dalle e-cig, vanno tutelati non tanto come strumento per smettere di fumare, ma proprio come strumento per la riduzione del rischio rispetto alle sigarette tradizionali". 

"L'aspetto fiscale – ha aggiunto - è senza dubbio centrale. E' necessaria una tassazione sostenibile, ma è opportuno attendere il pronunciamento della Corte Costituzionale che dovrà decidere la cornice entro la quale sarà opportuno e giusto muoversi". 

E poi, l'appello rivolto alle aziende e alla filiera del settore: "La politica – ha sottolineato  – deve fare la sua parte. Ma anche il mercato e le imprese devono garantire alle istituzioni il proprio sostegno, contribuendo ad individuare con i decisori pubblici le priorità e la direzione da percorrere". "In definitiva – ha concluso Abrignani – tutti devono fare, ciascuno del proprio ruolo, la propria parte. Per farlo, lancio la proposta di un'associazione del rischio ridotto che si faccia promotrice di queste istanze".

A rappresentare le imprese, sollecitate dall'intervento dell'On. Abrignani, è stato Massimiliano Mancini, presidente di Anafe – Confindustria. "Il tema medico scientifico – ha detto Mancini – è strettamente legato al tema fiscale. Attendiamo con rispetto il pronunciamento della Corte Costituzionale. Ma se un prodotto fa meno male deve essere incentivato anzitutto attraverso una tassazione agevolata, legittima sotto il profilo costituzionale, sostenibile e coerente con gli interessi delle aziende che vogliono svilupparsi, fare investimenti e creare occupazione. La filiera industriale è pronta a fare le sua parte. Abbiamo avviato una nuova stagione di confronto con le istituzioni, fatto di dialogo e ascolto reciproco, che auspichiamo ci consenta di raggiungere quei risultati che in passato ci sono stati preclusi. Il convegno di oggi non è un punto d'arrivo, ma un nuovo inizio".


[1] https://campaignresources.phe.gov.uk/resources/campaigns/6-stoptober/overview

[2] LIAF 2017


--
www.CorrieredelWeb.it

Disclaimer

Protected by Copyscape


Il CorrieredelWeb.it è un periodico telematico nato sul finire dell’Anno Duemila su iniziativa di Andrea Pietrarota, sociologo della comunicazione, public reporter e giornalista pubblicista, insignito dell’onorificenza del titolo di Cavaliere al merito della Repubblica Italiana.

Il magazine non ha fini di lucro e i contenuti vengono prodotti al di fuori delle tradizionali Industrie dell'Editoria o dell'Intrattenimento, coinvolgendo ogni settore della Società dell'Informazione, fino a giungere agli stessi utilizzatori di Internet, che così divengono contemporaneamente produttori e fruitori delle informazioni diffuse in Rete.

Da qui l’ambizione ad essere una piena espressione dell'Art. 21 della Costituzione Italiana.

Il CorrieredelWeb.it oggi è un allegato della Testata Registrata AlternativaSostenibile.it iscritta al n. 1088 del Registro della Stampa del Tribunale di Lecce il 15/04/2011 (Direttore Responsabile: Andrea Pietrarota).

Tuttavia, non avendo una periodicità predefinita non è da considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n.62 del 07/03/2001.

L’autore non ha alcuna responsabilità per quanto riguarda qualità e correttezza dei contenuti inseriti da terze persone, ma si riserva la facoltà di rimuovere prontamente contenuti protetti da copyright o ritenuti offensivi, lesivi o contrari al buon costume.

Le immagini e foto pubblicate sono in larga parte strettamente collegate agli argomenti e alle istituzioni o imprese di cui si scrive.

Alcune fotografie possono provenire da Internet, e quindi essere state valutate di pubblico dominio.

Eventuali detentori di diritti d'autore non avranno che da segnalarlo via email alla redazione, che provvederà all'immediata rimozione oppure alla citazione della fonte, a seconda di quanto richiesto.

Per contattare la redazione basta scrivere un messaggio nell'apposito modulo di contatto, posizionato in fondo a questa pagina.

Modulo di contatto

Nome

Email *

Messaggio *