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giovedì 24 marzo 2016

Juventus e SCG: nasce a Torino J Medical, centro all'avanguardia per cura di atleti e pazienti







NASCE J MEDICAL: UN MODELLO SANITARIO INNOVATIVO PER IL BENESSERE E LA SALUTE DI TUTTI


TORINO, 24 MARZO 2016 – Inaugurato ieri J Medical, un centro medico all'avanguardia che porta a Torino un nuovo modello sanitario pensato per la cura della persona a 360 gradi.

J Medical nasce da un'idea di Juventus e Santa Clara Group e unisce le competenze sanitarie della più importante società calcistica italiana, con l'esperienza decennale di un affermato operatore della salute presente sul territorio nazionale. Due promotori d'eccellenza per una formula che garantisce il top di gamma dei servizi sanitari.

Il progetto J Medical è stato realizzato per rispondere a un bisogno crescente e insoddisfatto di larga parte della popolazione: potersi affidare tempestivamente e a costi sostenibili a un'équipe medico specialistica di alto livello supportata da tecnologie di ultima generazione. Il principio che guida tutte le attività è porre il paziente al centro: che si tratti di esami diagnostici o di percorsi riabilitativi, J Medical propone un approccio modellato sulle effettive necessità della persona, pensato per ottimizzare i tempi di diagnosi e di cura, fornire prestazioni di eccellenza, attraverso una relazione agile e organizzata tra medico-paziente.

Il centro medico, ubicato sul lato est dello Juventus Stadium, si estende su una superficie di oltre 3.500 metri quadrati e propone una struttura sanitaria all'avanguardia, con un'ampia gamma di servizi: diagnostica, medicina specialistica, sportiva e rigenerativa, riabilitazione. Oltre a un'équipe d'eccellenza composta da 60 specialisti di primo livello, J Medical è dotato di macchine diagnostiche uniche in Italia, ambulatori polispecialistici e due sale operatorie per interventi di chirurgia ambulatoriale; per la riabilitazione il centro mette a disposizione due palestre, una piscina per l'idroterapia e uno spazio esterno attrezzato per la riatletizzazione.

Uno dei tanti punti di forza di J Medical sono le apparecchiature cliniche di ultima generazione per la diagnosi e la cura di GE Healthcare, divisione medicale di General Electric, che consentiranno di migliorare l'accuratezza diagnostica con innovativi software di gestione e condivisione dei dati che abbinano all'efficacia clinica la riduzione della dose di radiazioni erogate ai pazienti durante gli esami.

L'integrazione tra apparecchiature medicali di prima fascia e tecnologie digitali, l'eccellenza del team medico consentirà a J Medical di rispondere alle sfide della sanità di oggi e di dom




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martedì 22 marzo 2016

Cassazione: riconosciuta indennità di accompagnamento anche per le patologie neurologiche

Ennesimo riconoscimento a favore dei malati. Nel darne l'annuncio, il segretario regionale FAVO Campania dr. Sergio Canzanella ha sottolineato:

"Finalmente dopo i malati oncologici, le patologie neurologiche danno diritto all'indennità di accompagnamento di € 512,34 al mese, ed è compatibile con lo svolgimento di attività lavorative, con la pensione di inabilità e con le pensioni. Nella valutazione del diritto occorre tenere conto della concreta incapacità di compiere autonomamente gli atti elementari della vita quotidiana nei tempi dovuti ed in maniera adeguata a salvaguardare la propria salute e la propria dignità personale senza creare pericoli a sé o agli altri. Con l'ordinanza n.5032/2016, la Corte di cassazione ha chiarito, con riferimento alle malattie psichiche, chel'indennità di accompagnamento va riconosciuta anche a coloro che siano materialmente capaci di compiere gli atti elementari della vita quotidiana ma che in concreto lo facciano incorrendo nei predetti limiti in ragione di gravi carenze intellettive o stati patologici e necessitino, così, della presenza di un accompagnatore. Per presentare la domanda occorre prima richiedere al medico di base il c.d. certificato medico introduttivo con il relativo codice identificativo da allegare alla domanda. A quel punto la domanda va presentata per via telematica sia attraverso i servizi online dell'INPS. infoline www.hospicecampania.it"









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Expert System: siglato accordo commerciale con INSERM, Istituto Nazionale francese per la Salute e la Ricerca Medica

L'Institut National de la Santé et de la Recherche Médicale (Inserm) ha scelto l'intelligenza semantica di Expert System per l'identificazione dei ricercatori da inserire nei comitati scientifici 


Modena, 22 marzo 2016 – Expert System, leader nello sviluppo di software semantici per la gestione strategica delle informazioni e dei big data, quotata sul mercato AIM di Borsa Italiana, ha siglato un contratto con Inserm, l'Istituto Nazionale francese per la Salute e la Ricerca Medica. Grazie all'applicazione di text analytics sviluppata da Expert System per la sanità e l'industria farmaceutica, Inserm potrà analizzare più velocemente i documenti scientifici per identificare in modo preciso ed efficace i migliori talenti del mondo in ambito farmacologico, selezionando i profili più qualificati per i comitati di valutazione e revisione dei farmaci (da tre a cinque esperti).

In tale attività Inserm si avvale della valutazione del proprio dipartimento dedicato all'esame e alla strutturazione delle attività di ricerca. Il compito di Inserm è di identificare i migliori talenti per ciascun ambito di ricerca, analizzando le proposte e i risultati raggiunti da tutti i potenziali candidati. L'applicazione di Expert System verrà utilizzata con l'obiettivo di superare le difficoltà derivanti dalla mancanza di strutturazione dei documenti utilizzati nella selezione, rendendone l'analisi più rapida, completa e omogenea e mantenendo livelli di accuratezza elevati grazie alla capacità di comprendere il significato delle parole nel contesto.

"L'avvio dell'accordo con l'istituto nazionale francese per la salute e la ricerca medica ha un valore strategico per il nostro Gruppo perché ci permette di comprendere più da vicino le reali esigenze delle organizzazioni che operano nel mondo della ricerca medica e dell'industria farmaceutica", ha dichiarato Charles HuotCorporate Development OfficerExpert System. "Puntiamo a potenziare le funzionalità dell'applicazione per il settore con l'obiettivo di garantire risultati sempre migliori e rendere l'interazione ancora più semplice e immediata."

"L'applicazione di Expert System ci consente di tracciare e ordinare per rilevanza i profili degli esperti partendo da una visione globale che non prende in considerazione solo keyword relative, come ad esempio i nomi degli esperti, ma liste di pubblicazioni, informazioni legate alla produzione, altri collaboratori affini, e anche i dati di contatto, come ad esempio gli indirizzi", ha spiegato Nicole Haeffner-CavillonManager dell'unità MeasurementsIndicatorsBibliometrics del Dipartimento di Inserm dedicato ai programmi di valutazione e monitoraggio.

Al pieno rispetto dei principi applicati da Inserm alla selezione dei talenti, improntati all'indipendenza e all'imparzialità, Expert System aggiunge una maggior produttività e risultati migliori, ottimizzando il reclutamento dei talenti. Maggiori informazioni sulle attività svolte dall'Institut National de la Santé et de la Recherche Médicale sono disponibili sul sito www.english.inserm.fr. 

Expert System S.p.A., quotata sul mercato AIM Italia di Borsa Italiana, è leader nel settore del Cognitive Computing e Text Analytics. Attraverso la tecnologia proprietaria Cogito, basata sull'analisi semantica, Expert system innova il modo con cui le aziende elaborano le informazioni, offrendo il proprio tool di intelligenza artificiale per comprendere il significato di grandi quantità di documenti, e ricavare conoscenza strategica dai big data per accrescere il proprio vantaggio competitivo e migliorare i processi decisionali. Fra i principali clienti del Gruppo, che ha sedi in Italia, Francia, Spagna, Germania, UK, USA e Canada: Shell, Chevron, Gruppo Eni, Telecom Italia, Intesa Sanpaolo, Il Sole 24 ORE, Ely Lilly, BAnQ, Biogen, Bloomberg BNA, Elsevier, Gannett, IMF, RSNA, Sanofi, SOQUIJ, The McGraw-Hill Companies, Thomson Reuters, Wiley, Wolters Kluwer, Networked
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Ogm: Aics, dopo record 2014 biologico +20% nel 2015, dov’è l’affare OGM?


"Dopo la crescita a due cifre del 2014, per il biologico arriva il +20% del 2015. Una crescita che sembra inarrestabile e che è in linea con i principi di rispetto dell'ambiente e di valorizzazione delle colture di qualità. Con il biologico la salute e l'opportunità economica convivono pacificamente e spianano la strada ad una interpretazione sostenibile del business agricolo italiano" così Andrea Nesi responsabile nazionale ambiente di AICS

"Nonostante la crisi, secondo 
Bio Bank, aumenta il numero di aziende che operano nel settore, aumentano i ristoranti ad offerta totalmente o parzialmente biologica. E l'aumento del consumo ha favorito l'abbattimento dei prezzi rendendo il biologico sempre più alla portata di tutti - non sarà sfuggito a nessuno che di anno in anno il bio prende maggiore spazio sugli scaffali!!. Un mercato più grande può spingere aziende con sistemi di coltivazione tradizionali a convertirsi al biologico con indiscutibili vantaggi per ambiente e salute. Ma venendo agli OGM, è noto che richiedano largo utilizzo di diserbanti, a differenza del BIOLOGICO. A tal proposito, l'OMS si è espressa a riguardo 
negli ultimi mesi dichiarando potenzialmente cancerogeno il glisofate, alla base del diserbante RoundUp di Monsanto, multinazionale leader mondiale del settore ogm"  continua Nesi


"Tornando al mercato, secondo gli ultimi dati resi disponibili da Assobio (ricerca Nielsen) nel giugno 2015, 
 18,4 milioni di famiglie italiane acquistano prodotti bio. Nel dettaglio 3,2 milioni (+14,8% rispetto all'anno precedente) sono clienti abituali e acquistano bio tutte le settimane, altri 3,2 milioni (+8,4%) acquistano bio 1 volta al mese e 12 milioni di famiglie acquistano bio ogni 3 mesi. In concreto parliamo di un fatturato di 2,5 miliardi di Euro in costante incremento. Invece che aprire agli OGM la cui utilità (evitando l'argomento salute e sostenibilità.....), almeno in Italia, non c'è, diamo spazio al biologico ed a ricerca/innovazione in agricoltura attraverso le nostre università con metodiche moderne, efficaci ma non OGM, sostenendoli" conclude Nesi. 



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Alzheimer e rette di ricovero. Cure sanitarie e costi a carico Asl. Tribunali di Verona e di Brescia

Firenze, 22 Marzo 2016. Dopo la già nota sentenza della Cassazione n. 4558 del 22.3.2012 *, questa volta è il Tribunale Ordinario di Verona a ritornare sull'argomento Alzheimer e costi delle rette, con una sentenza del 21 marzo 2016 ** con cui si affronta il delicato problema della duplice natura socio-sanitaria delle prestazioni rese ad anziani e ai disabili. A chi spetta pagare i costi di ricovero dei malati affetti da patologie mentali croniche e degenerative?

La sentenza ripercorre in modo esaustivo e chiaro le norme di legge e le interpretazioni consolidate della giurisprudenza, ri-affermando che il soggetto gravemente affetto da morbo di Alzheimer, ricoverato in istituto di cura, riceve cure prevalentemente sanitarie, che come tali, a prescindere dall'età del paziente ricoverato e a prescindere dalle (im)possibilità riabilitative, dovranno esser interamente a carico del Sistema Sanitario Nazionale.

In sintesi:

1. l'art. 3-septies d.lgs 502/1992 effettua una distinzione fra le prestazioni socio-sanitarie:

- a) le prestazioni sanitarie a rilevanza sociale

- b) le prestazioni sociali a rilevanza sanitaria

- c) le prestazioni socio-sanitarie ad elevata integrazione sanitaria

2. Il D.P.C.M. San Valentino (14.2.2001) ha ulteriormente specificato che le prime (sub a) sono di competenza e a carico delle aziende sanitarie locali; le seconde (sub b) sono di competenza ed a carico dei comuni con la compartecipazione alla spesa dell'utenza, le terze (sub c) sono erogate ed a carico del Fondo Sanitario nazionale.

3. Le prestazioni rese ai soggetti affetti da patologia di Alzheimer, in grave stato di avanzamento, rientrano in questa terza categoria, caratterizzate, ai sensi del comma 4 dell'articolo su citato, "da particolare rilevanza terapeutica e intensità della componente sanitaria ed attengono prevalentemente alle aree materno-infantile, anziani, handicap, patologie psichiatriche e dipendenze da droga, alcool e farmaci, patologie per infezioni da HIV e patologie in fase terminale, inabilità o disabilità conseguenti a patologie cronico-degenerative". Non può, infatti, porsi in dubbio che, le cure prestate ad un malato di Alzheimer in stadio avanzato, comportino la preminenza dei fattori produttivi sanitari rispetto a quelli meramente assistenziali, poiché "la mancanza di un continuo e assiduo monitoraggio sanitario avrebbe messo in gioco le condizioni di vita e di sopravvivenza della paziente."

4. Conseguentemente, nulla è dovuto dall'utenza o dal Comune, in quanto non può dirsi sussistente alcuna componente sociale della retta, esclusivamente santitaria. Ciò comporta, altresì la nullità di qualsivoglia "patto" siglato tra l'utente o i suoi parenti e le Strutture di ricovero, volti a corrispondere alla struttura parte o l'intera quota sociale. A tal proposito si legge: "Come ha affermato anche la Corte di Cassazione, una volta accertata, per i motivi di cui si è detto, l'insussistenza del rapporto obbligatorio, l'accordo eventualmente firmato dall'assistito o dai suoi congiunti non può che esser considerato nullo per difetto di causa, posto che sarebbe riscontrabile una totale assenza di una reale funzione economica del negozio, vale a dire un difetto genetico della causa intesa come ragione giustificativa, in concreto, del contratto, stante la evidente irrealizzabilità dell'assunzione dell'obbligazione altrui, per le considerazioni esposte, assolutamente insussistenze" (Cass. n. 4558/2012 cit.).

Anche il Tribunale ordinario di Brescia ***, con ordinanza dello scorso 27 gennaio 2016, il Tribunale di Milano (sent. n. 7020 del 5 giugno 2015 e 9017 del 23 luglio 2015) ed il Tribunale di Treviso del 17 marzo 2015, avevano espresso gli stessi principi, che possiamo ormai ritenere consolidati.




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www.aduc.it/articolo/rette+rsa+morbo+alzheimer+cassazione+comune+non+puo_20281.php

** si ringrazia l'Avv.Maria Luisa Trezza

***si ringrazia l'Avv. Francesco Trebeschi

Claudia Moretti, legale Aduc


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lunedì 21 marzo 2016

Calcio a cinque: il gioco che fa bene alla salute!

Recenti studi scandinavi hanno dimostrato come il gioco del calcio a cinque a quattro a otto o fra amici, sia un vero toccasana per tutti.


Studi recenti hanno dimostrato che praticare il meraviglioso gioco del calcio, anche a livello amatoriale come ad esempio il calcio a cinque, migliori la salute ancora di più della corsa e del body building

A dirlo sono stati gli esperti dell'Università di Copenaghen, le cui conclusioni a riguardo sono state pubblicate sulla rivista Scandinavian Journal of Medicine and Science in Sports.

In particolare gli scienziati hanno revisionato precedenti studi condotti da volontari praticanti di sport in 50 Paesi diversi: il calcio risulterebbe il vincitore nel promuovere la salute fisica. 

E questo vale non solo per il calcio giocato al completo e su campi regolari, ma anche per il calcio a cinque e quello praticato in 4 o in 8, per strada o fra amici, insomma in qualsiasi forma

Sembra dunque che giocare a calcio con regolarità, due o tre volte a settimana, migliora la crescita e la forza muscolare e cardiocircolatoria, indipendentemente dal livello di allenamento, esperienza, sesso o età.

Questo perché il gioco del calcio comporta tutta una serie di movimenti complessi come gli sprint, le giocate improvvise, gli scatti in avanti e indietro, offrendo così un allenamento più che completo e ad alta intensità ed efficacia. 

Gli studi condotti hanno rilevato come sia proprio la varietà e l'organicità dei movimenti richiesti da questa disciplina, che coinvolgono tutti i muscoli e le articolazioni del corpo, a farne proprio lo sport ideale per tutti

Nello specifico questi esercizi e attività contribuiscono in modo notevole a prevenire malattie cardiache e riducono drasticamente la pressione sanguigna e i livelli di colesterolo.

Nel corso dell'indagine scientifica è stato infatti chiesto a 47 uomini con la pressione alta di giocare a calcio o di correre per un'ora due volte a settimana per tre mesi.  

Per l'appunto inseguire e tirare calci al pallone ha ridotto la pressione arteriosa in media due volte di più rispetto al running 

Sarebbe inoltre risultato che il calcio rinforza la densità ossea, il doppio di quanto faccia la corsa.

È ben noto che l'inattività fisica possa essere un fattore di rischio nello sviluppo delle malattie (cardiache), ma è bello che uno sport di squadra come il calcio sia efficace nel trattamento della pressione alta.  

Infatti il calcio interessa numerosi fattori di rischio cardiovascolare come l'assorbimento di ossigeno, la funzione cardiaca, la pressione sanguigna, il colesterolo e la massa grassa molto più dell'allenamento per la forza e più della corsa. 

Cosa particolare che hanno rilevato gli studiosi di Copenaghen è che il calcio fa bene anche alle donne: dopo due allenamenti settimanali di un'ora per 4 mesi, infatti anche nelle signore che non hanno mai messo piede in un campo da pallone, il fabbisogno di ossigeno migliora del 15% e la massa muscolare delle gambe dell'11%. 

Più capillari (18%) e metabolismo del glucosio e dei grassi migliorato rispettivamente del 9 e dell'11%.

Va inoltre sottolineato che il calcio a cinque o quello professionale, come gli altri sport di squadra, oltre a fare bene alla salute, fa bene anche all'umore e contribuisce a mantenere viva la socialità.


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domenica 20 marzo 2016

TB elimination at stake unless Europe cares urgently for vulnerable, poor and marginalized populations and migrants

World health organization regional office for Europe
European Centre for Disease Prevention and Control

 
 

Copenhagen and Stockholm, 20 March 2016 --- New data released by the European Centre for Disease Prevention and Control (ECDC) and WHO/Europe ahead of World TB Day show that an estimated 340 000 Europeans had tuberculosis (TB) in 2014, corresponding to a rate of 37 cases per 100 000 population.
With new TB cases decreasing by 4.3% on average between 2010 and 2014, the WHO European Region has met the Millennium Development Goal target of reversing the incidence of TB by 2015. However, high rates of multidrug-resistant (MDR) TB and of TB in vulnerable populations, such as the homeless, drug and alcohol abusers and migrants from countries with high numbers of cases of TB continue to challenge TB elimination.

"One quarter of all 480 000 patients sick with MDR-TB globally were in the European Region in 2014. This alarmingly high number is a major challenge for TB control," says Dr Zsuzsanna Jakab, WHO Regional Director for Europe. "The most vulnerable groups, including poor and marginalized populations and migrants and refugees, are at greater risk of MDR-TB. Because of their living conditions, TB is often diagnosed late, and it is harder for them to complete a treatment course. If we really want to eliminate TB from Europe, no one must be left behind. This is in line with the framework of Health 2020 and the global agenda of the Sustainable Development Goals."

"Some social circumstances or lifestyles may make it more difficult for people to recognize the symptoms of TB, access health care services, follow treatment or attend regular health care appointments. We need to find tailored interventions for such vulnerable people, which can include outreach teams or directly observed treatment," says ECDC Acting Director Dr Andrea Ammon. "In the EU/EEA, the number of new TB cases is decreasing only slowly, by around 5% each year, and, if TB is not successfully tackled in vulnerable groups, it will not be eliminated as planned. This is why ECDC is issuing scientific advice today to support countries in reaching poor and marginalized populations that are particularly vulnerable to TB."

No systematic association between migration and transmission of TB
The risk that migrants and refugees will be infected or develop TB depends on several factors, including the TB rates in the country of origin. New TB cases in some of the countries of origin are lower than the European Region average. In the Syrian Arab Republic, for example, the rate of new TB cases is 17 per 100 000 population, which is less than half the European Region average (37) and not much higher than the EU/EEA average (12). In addition, as TB is not easily transmitted and contacts are limited, there is a low risk that migrants will transmit the disease to resident populations.

Universal health coverage should be ensured not only for the resident population but also for refugees and migrants, both documented and undocumented. The European Region is the only one in the world with a consensus document on the minimum package of cross-border TB control and care interventions. These include ensuring access to medical services, irrespective of a migrant's registration status, and a non-deportation policy until intensive TB treatment has been completed.

WHO recommends that TB screening be targeted to those at greatest risk. Among refugees and migrants, those at highest risk are people coming from countries with many new TB cases or who have been living or travelling in precarious situations and may have been exposed to TB infection. The recently published Systematic screening for active tuberculosis: an operational guide provides guidance on targeting and tailoring TB screening in order to detect active disease and provide immediate treatment, thus breaking any chain of transmission among refugees and their close contacts. TB screening must never be used as a reason to reject a refugee or a migrant


NOTES

World Tuberculosis Day is celebrated on 24 March each year around the world. The overall goal of the Day is to raise awareness about the burden of tuberculosis (TB) worldwide and the status of TB prevention and control efforts.
TB elimination is defined as less than one case of TB disease per 1 million population per year.

The WHO European Region comprises 53 countries with a population of nearly 900 million, of whom around 508 million live in the EU and the EEA (28 EU Member States plus Iceland, Liechtenstein and Norway).

The 18 high-priority countries in the WHO European Region are: Armenia, Azerbaijan, Belarus, Bulgaria, Estonia, Georgia, Kazakhstan, Kyrgyzstan, Latvia, Lithuania, the Republic of Moldova, Romania, the Russian Federation, Tajikistan, Turkey, Turkmenistan, Ukraine and Uzbekistan.

The low-incidence countries in the EU/EEA, which report fewer than 20 TB cases per 100 000 population, are: Austria, Belgium, Croatia, Cyprus, the Czech Republic, Denmark, Estonia, Finland, France, Germany, Greece, Hungary, Iceland, Ireland, Italy, Luxembourg, Malta, the Netherlands, Norway, Poland, Slovakia, Slovenia, Spain, Sweden and the United Kingdom.

LINKS
ECDC-WHO report Tuberculosis surveillance and monitoring in Europe 2015

www.euro.who.int/en/health-topics/communicable-diseases/tuberculosis/publications/2016/tuberculosis-surveillance-and-monitoring-in-europe-2016    

WHO resources
World TB Day 

www.who.int/campaigns/tb-day/2016/en/
Systematic screening for active tuberculosis: an operational guide

www.who.int/tb/publications/systematic_screening/en/
Global tuberculosis report 2015  

www.who.int/tb/publications/global_report/en/

ECDC resources
http://ecdc.europa.eu/en/healthtopics/Tuberculosis/world-tb-day/Pages/World-TB-Day-2016.aspx
ECDC guidance on tuberculosis control in vulnerable and hard-to-reach populations
ECDC tuberculosis infographic
Policy brie




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