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giovedì 21 aprile 2016

Benessere & Piacere: le due anime del caffè - post evento CHICCHI DI BENESSERE

Da degustare con tutti i sensi, il caffè – consumato in quantità moderata – è un noto alleato del benessere; grazie alle sue note amare, può essere utile anche per ridurre la sensazione di appetito. Consorzio Promozione Caffè ci guida in questo viaggio alla scoperta dei segreti e dei benefici della bevanda tanto amata dagli italiani

Milano, 21 aprile 2016 – Il caffè è un piacere da gustare con tutti i sensi, conviviale e allo stesso tempo intimo e personale, è tradizione ma anche innovazione, è gusto e contemporaneamente beneficio per il nostro organismo. Il caffè è tutto questo e molto di più. Indubbiamente può essere definito la bevanda nazionale degli Italiani: ben il 96,5% consuma caffè o bevande a base di caffè o che lo contengono, almeno saltuariamente.

"Gli amanti del caffè non sempre conoscono i benefici che un consumo corretto ed equilibrato di questa bevanda può apportare al benessere dell'organismo" afferma Patrick Hoffer, Presidente del Consorzio Promozione Caffè
Lo dimostra una ricerca internazionale dell'Institute for Scientific Information on Coffee (ISIC) su 4.000 consumatori in 10 Paesi europei (http://coffeeandhealth.org/): 7  europei su 10 ritengono di seguire uno stile di vita salutare, ma più di metà degli intervistati non conosce quali benefici possano derivare dal consumo di questa bevanda. 
"L'alimentazione, i liquidi e l'esercizio fisico sono essenziali per il mantenimento di uno stato di benessere. 400mg di caffeina da varie fonti, l'equivalente di 5 tazzine di caffè al giorno, è coerente con uno stile di vita sano ed equilibrato"  sottolinea Patrick Hoffer.

Eppure la conoscenza pubblica degli elementi che fanno parte di uno stile di vita sano è limitata e il 76% degli Europei intervistati dall'ISIC ha ammesso di aver bisogno di maggiori informazioni su salute e benessere.

Il caffè è la bevanda più studiata al mondo e i suoi molteplici effetti sull'organismo e le rinnovate scoperte continuano a stupirci. 
A questo proposito il prof. Luca Piretta, gastroenterologo e nutrizionista dell'Università Campus Biomedico di Roma, precisa: "Oltre ai ben conoscuti effetti della caffeina contenuta nel caffè sullo stato di vigilanza e concentrazione e sulle performace fisiche (resistenza), tra i vari fronti della ricerca uno certamente molto soprendente è quello relativo al nostro "secondo cervello", l'intestino. Infatti si è scoperto che l'intestino possiede numerosissimi recettori del gusto amaro, che inviano segnali al cervello per ridurre l'appetito e rallentare lo svuotamento gastrico. Il caffe, ricchissimo di sostanze amare, potrebbe rivelarsi anche attraverso questa via un importante alleato della salute"[1].

Su questo tema il prof. Piretta precisa che "Da alcuni anni la ricerca scientifica ha infatti permesso di scoprire l'esistenza dei recettori del gusto lungo tutto il tratto intestinale e perfino sul pancreas. In particolare sono stati osservati i recettori del gusto dolce, del grasso e del gusto amaro. I recettori del gusto amaro sono decisamente più complessi e articolati, tanto da avere un famiglia di oltre 25 geni deputati alla loro espressione. 
Recentemente si è messa in relazione la stimolazione di questi recettori con la produzione di alcune sostanze (come il GLP-1, Glucagon-Like Peptide-1 e la CCK, colecistochina, ormone gastrointestinale) che notoriamente agiscono a livello del sistema nervoso centrale riducendo l'appetito e a livello gastrico riducendo la velocità del suo svuotamento".

I benefici del caffè non sono legati strettamente solo ad aspetti salutari e fisiologici, ma rappresentano una fonte di piacere da scoprire quotidianamente. La preparazione e il consumo di caffè regalano, infatti, un'esperienza multisensoriale che nasce dalla combinazione dei sensi della vista, dell'olfatto, del gusto e del tatto. L'esperienza è influenzata anche dalla temperatura e dal contesto in cui si consuma il caffè e si propaga fino alla fruizione. Essa inizia dall'aroma che si sprigiona con l'apertura del contenitore, fino agli stimoli visivi durante la preparazione, inclusi il colore del caffè e la presenza di crema o schiuma
Probabilmente l'esperienza sensoriale di gustare una tazzina di caffè inizia nel momento in cui entrando in un bar si sente il suono di una macchina da caffè che, come suggerito da recenti ricerche, giocherebbe un ruolo fondamentale nel rapporto giornaliero del cliente con i prodotti, spesso influenzandone i processi cognitivi, le emozioni e il comportamento. Prove aneddotiche suggerirebbero inoltre che la percezione dell'aroma del caffè possa avere un impatto sulla concentrazione, scatenando anche emozioni ed evocando ricordi.

"L'esperienza sensoriale di bere una tazzina di caffè è uno degli aspetti chiave della bevanda e regala aromi, gusti e sapori unici. Il tipo di caffè, il grado di tostatura e il metodo di preparazione influenzano l'esperienza sensoriale del caffè nel suo complesso. Ma anche altri elementi quali il contesto e  il tipo di tazza contribuiscono a influenzare l'esperienza. L'aroma del caffè si sprigiona dai diversi composti volatili prodotti durante la tostatura. I lipidi del caffè, che rappresentano circa il 10% nei chicchi di caffè tostati, contengono la maggior parte del sapore" dichiara Luigi Morello, Responsabile MUMAC Academy.

Un'ampia letteratura scientifica dimostra che il caffè rientra pienamente in uno stile di vita attivo e in un'alimentazione corretta e bilanciata (http://www.coffeeandhealth.org). 
Le evidenze scientifiche ad oggi suggeriscono anche che un moderato consumo di caffè per tutta la vita può rallentare il fisiologico declino cognitivo legato all'età, riducendo inoltre il rischio di malattie neurodegenerative (come ad esempio il morbo di Alzheimer e il morbo di Parkinson), il rischio di diabete di tipo 2 e di una serie di malattie del fegato. Sul fronte della ricerca sui tumori, dopo l'ultima revisione IARC – come riportato dall'Institute for Scientific Information on Coffee (ISIC) – oltre 500 studi epidemiologici in America, Europa e Giappone hanno indagato il possibile legame tra consumo di caffè e rischio di sviluppo del cancro. 
In particolare, una recente meta-analisi di 40 studi su oltre 2 milioni di partecipanti tra Europa, Nord America e Asia ha evidenziato che il consumo di caffè non è correlato ad un aumento dei rischi di sviluppo di tale malattia e anzi, per alcune tipologie di cancro, il consumo di questa bevanda risulterebbe associato ad una diminuzione del rischio.

Il Consorzio Promozione Caffè riunisce Aziende che producono e commercializzano le diverse tipologie di caffè torrefatto, caffè decaffeinato, caffè solubile e capsule e cialde di caffè. Da oltre 20 anni il Consorzio è impegnato a promuovere un programma di educazione e informazione su caffè e caffeina e i loro effetti sulla salute, sulla base delle evidenze scientifiche pubblicate.


[1] Taste Receptors in the Gastrointestinal Tract.  IV. Functional implications of bitter taste receptors in gastrointestinal chemosensing, Catia Sternini, Am J Physiol Gastrointest Liver Physiol 292: G457–G46 1, 2007. 
Bitter taste receptors and α-gustducin regulate the secretion of ghrelin with functional effects on food intake and gastric emptying.  Janssen S, Laermans J, Verhulst PJ, Thijs T, Tack J, Depoortere I. Proc Natl Acad Sci U S A. 2011 Feb 1;108(5):2094-9.
Targeting extra-oral bitter taste receptors modulates gastrointestinal motility with effects on satiation. Avau B1, Rotondo A1, Thijs T1, Andrews CN1, Janssen P1, Tack J1, Depoortere I1.Sci Rep. 2015 Nov 6;5:15985. doi: 10.1038/srep15985.


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venerdì 13 novembre 2015

Giornata Mondiale del Diabete. Italiani e Diabete 2: tra i più informati e consapevoli

In occasione della Giornata Mondiale del Diabete, l'Institute for Scientific Information on Coffee – ISIC  presenta i risultati della nuova survey europea "Coffee & Diabetes report 2015" effettuata su oltre 2.800 cittadini di sette paesi europei.


Milano, 13 novembre 2015 – Nonostante ormai tutti possano al giorno d'oggi accedere a informazioni di tipo medico-scientifiche come mai prima d'ora, una nuova ricerca dimostra che in Europa i cittadini hanno idee ancora confuse sul regime alimentare e sullo stile di vita che potrebbe causare l'insorgere del diabete di tipo 2, ma italiani e finlandesi sono più informati e consapevoli. 

L'indagine, infatti, rileva che la consapevolezza nei confronti di questa malattia varia molto da una parte all'altra del continente, e che esiste un divario considerevole tra quello che i cittadini europei sanno, quello che dovrebbero fare e quello che realmente fanno per ridurre il rischio di sviluppare questa patologia (es. il 59% degli italiani intervistati ai quali  è stato diagnosticata la patologia ha ammesso di aver incrementato l'attività fisica dopo la diagnosi).

La ricerca del 2015, condotta dall'ISIC (Institute for Scientific Information on Coffee), è stata effettuata su un campione di 2.800 cittadini europei adulti in UK, Germania, Italia, Spagna, Danimarca, Paesi Bassi e Finlandia per identificare conoscenze e disinformazioni relativamente all'incidenza del ruolo della dieta e dello stile di vita rispetto all'insorgenza del diabete di tipo 2. 

In base ai dati raccolti,  l'Italia si classifica al secondo posto tra i paesi più informati, preceduta dalla Finlandia e seguita da Danimarca, Germania, Spagna e Paesi Bassi; ultimo in classifica, il Regno Unito. 

Le principali evidenze emerse dal campione italiano:
·         in Italia c'è una maggiore consapevolezza sugli elementi di rischio legati al diabete di tipo 2 rispetto agli altri paesi europei;
·         il campione analizzato ritiene che i fattori che aumentano il rischio di diabete di tipo 2 siano principalmente tre: il consumo di alimenti zuccherati (85%), le bevande zuccherate (74%) e il consumo di bevande alcoliche (53%);
·         l'85% degli italiani, che sale al 93% degli over 55 anni, è consapevole che l'essere in sovrappeso rappresenta un fattore di rischio per l'insorgere del diabete di tipo 2, ma molti di essi non hanno ben chiaro cosa significhi l'indice di massa corporea (IMC);
·         il 65% degli italiani è convinto che seguire una dieta non salutare aumenti il rischio di diabete di tipo 2;
·         i 5 fattori chiave che aiutano a ridurre il rischio di sviluppo del diabete di tipo 2, secondo gli italiani, sono: seguire una dieta bilanciata (75%), fare esercizio fisico leggero, ad esempio camminare (72%), tenere il peso sotto controllo (72%), evitare o limitare il consumo di zuccheri (62%) e ridurre gli spuntini (45%);
·          quasi otto italiani su dieci afferma che, in caso di diagnosi di diabete 2, per prima cosa migliorerebbe il proprio regime alimentare; le donne sono ancora più consapevoli di questo: quasi 9 su 10 tra le intervistate lo confermano;
·         Alla domanda: quale specifico nutriente cambieresti nella tua dieta per abbassare la soglia di rischio del diabete 2?
o   Nove persone su dieci sono d'accordo sulla riduzione dell'apporto di zucchero, il 67% diminuirebbero l'apporto calorico
o    79% aumenterebbe il consumo di vegetali a foglia

Nell'indagine si è inoltre indagato il grado di  consapevolezza dei consumatori rispetto ai benefici derivati dal consumo di caffè e benessere. Dall'indagine innanzitutto risulta che 1 italiano su 4 beve dalle 3 alle 5 tazzine di caffè al giorno, mentre 6 su 10 ne bevono in media 1-2.

Buona la conoscenza del ruolo del caffè nelle performance mentali – quasi la metà degli intervistati ritiene che il caffè aumenti attenzione, concentrazione e vigilanza – per cuore e circolazione (il 37% pensa che abbia effetti favorevoli) e per la digestione (34% lo affermano).

Tuttavia vi è ancora poca conoscenza del ruolo del caffè sul diabete 2: il 30% degli intervistati ritiene che il caffè non abbia alcun impatto sul diabete, il 18% ritiene invece che un consumo moderato può contribuire a ridurre il rischio di sviluppo della malattia. Solo il 20% del campione afferma di conoscere l'esistenza di studi che indicano che un consumo moderato e regolare di caffè contribuisce a ridurre il rischio di sviluppare il diabete di tipo 2 (l'evidenza epidemiologica ha dimostrato che il consumo di tre o quattro tazze di caffè al giorno, comparato con il consumo nullo o inferiore a due tazze al giorno, può essere associato a una riduzione approssimativa del 25% dello sviluppo del diabete di tipo 21-2).

IL PARERE DELLA SOCIETA' ITALIANA DI SCIENZA DELL'ALIMENTAZIONE (SISA)

Purtroppo sono molti gli aspetti dei rapporti fra nutrizione, stili alimentari e salute sui quali la conoscenza di gran parte dei consumatori è insufficiente, confusa e spesso errata. Di conseguenza è del tutto normale che l'opinione pubblica non abbia la percezione di quanto le ricerche degli ultimi anni abbiano ampliato e anche modificato ciò che sappiamo sul caffè, sui suoi innumerevoli componenti e sui relativi effetti sull'organismo. Anzi, a ben vedere il fatto che il 20% del campione interpellato sapesse che esistono studi che sembrano comprovare un effetto protettivo di un moderato consumo di caffè nei confronti del rischio di insorgenza del diabete dell'adulto è abbastanza sorprendente.

Si tratta invece di una realtà che é nota agli addetti ai lavori da vari anni e della quale si cominciano anche a delineare i possibili meccanismi. Ad esempio: una azione dell'acido clorogenico presente nel caffè nell'ostacolare l'assorbimento intestinale del glucosio, riducendone così le concentrazioni ematiche; un effetto benefico degli antiossidanti del caffè nel controllare il danno cellulare;   maggiori concentrazioni plasmatiche (per 4 o più tazze di caffè al giorno) di adiponectina (una adipochina che sensibilizza alla azione dell'insulina) e al contrario concentrazioni minori di markers di stress ossidativo notoriamente associati ad un aumento del rischio di diabete di tipo 2, quali la interleuchina-18 e l'8-isoprostano. In sintesi, principalmente effetti anti-infiammatori e notevole potenziale antiossidante.

Come commento finale è doveroso ribadire, in particolare dal punto di osservazione di una Società Scientifica da sempre impegnata sul fronte di una corretta informazione sugli alimenti e sulla nutrizione, che sarebbe estremamente importante che nel nostro Paese programmi ed iniziative a favore di una migliore educazione alimentare della popolazione venissero istituzionalizzati, oltre che potenziati e resi più continui, capillari e credibili. Una qualità, la credibilità, che può essere garantita solo dalla partecipazione e dall'avallo delle Società e degli Istituti Scientifici che operano nel settore.

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Per maggiori informazioni: www.coffeeandhealth.org
Copia del report completo ISIC Coffee & Diabetes 2015, contattare isic.kaizo@kaizo.co.uk

Riferimenti bibliografici
1.International Diabetes Federation. (2012) Diabetes Atlas, 5th Edition.
2.Jiang X. et al. (2014) Coffee and caffeine intake and incidence of type-2 diabetes mellitus: a meta-analysis of prospective studies. European Journal of Nutrition, 53(1):25–38.

Il Consorzio Promozione Caffè riunisce Aziende che producono e commercializzano le diverse tipologie di caffè torrefatto, caffè decaffeinato, caffè solubile e capsule e cialde di caffè. Da oltre 20 anni il Consorzio è impegnato a promuovere un programma di educazione e informazione su caffè e caffeina e i loro effetti sulla salute, sulla base delle evidenze scientifiche pubblicate.

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