- Il sonnellino dopo pranzo aiuta a dormire bene. Non è un vizio per persone pigre: una pennichella a metà giornata aiuta a rilassarci e ad arrivare alla sera più disposti al sonno notturno. Ma non deve superare i 15-20 minuti.
- Le donne dormono poco più degli uomini. Una mezz’ora in tutto: le donne tendono ad andare a dormire un po’ prima e si alzano poco dopo, secondo uno studio dell’Università del Michigan. Le donne risentono di più delle variazioni di luce e stagioni. Man mano che l’età avanza, abitudini maschili e femminili diventano più simili.
- È vero che, quando non siamo nel nostro letto, dormiamo peggio. Una ricerca svolta alla Brown University di Providence, USA, e pubblicata su Current Biology ha evidenziato che, quando dormiamo fuori casa, l’emisfero sinistro del nostro cervello è semi-vigile e più attento ai rumori. Per questo, quando si è in hotel, è frequente svegliarsi poco riposati.
- Essere mattinieri o tiratardi è questione di genetica. Sono state identificate dagli studiosi quindici regioni del DNA umano direttamente coinvolte nello svolgimento ritmi circadiani, quelli che fanno sì che alcuni di noi siano particolarmente attivi nelle prime ore del giorno e altri, invece, “ingranino” più tardi.
- Per cominciare a fare yoga non è mai troppo tardi. Sono noti i benefici dello yoga e della meditazione per il benessere generale e la flessibilità del corpo. Per quanto riguarda la qualità del sonno, sono gli over 50 a ottenere i maggiori vantaggi: non si è mai troppo vecchi per raggiungere il benessere attraverso questi metodi di rilassamento.
- Passeggiare favorisce il sonno. Bastano 15 minuti dopo cena e non solo si riuscirà a prendere sonno prima, ma anche la qualità e la durata risulteranno migliorati.
- Il caffè aiuta a stare svegli, ma se il debito di sonno è troppo grande perde la sua efficacia. Gli studi dell’American Academy of Sleep Medicine evidenziano che il caffè perde il suo potere stimolante dopo solo due nottate con poche ore di sonno. Si sperimenta solo un effetto placebo.
Salute
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giovedì 16 marzo 2017
Domani è la giornata mondiale del sonno: sette curiosità sul dormire
mercoledì 21 settembre 2016
Alzheimer e caffè: un consumo moderato può contribuire a ridurre il rischio fino al 27%
Milano, 21 settembre 2016 – In occasione della Giornata Mondiale Alzheimer, ISIC (Institute for Scientific Information on Coffee) ha pubblicato oggi la terza edizione del Report “Le cose buone della vita: il consumo di caffè può ridurre il rischio di sviluppare l’Alzheimer?” che raccoglie le più recenti evidenze scientifiche su consumo di caffè e morbo di Alzheimer.
- Una metanalisi pubblicata quest'anno su Nutrition evidenzia che il consumo moderato di caffè può ridurre fino al 27% il rischio di sviluppare il morbo di Alzheimer3.
- Il ruolo della dieta mediterranea: alcuni frutti, ortaggi e bevande – tra cui il caffè - contengono polifenoli. Queste molecole, presenti anche nel caffè, agiscono sulle cellule cerebrali per ridurre l'infiammazione, diminuire la mortalità dei neuroni e mantenere bilanciati i livelli di acetilcolina, una sostanza chimica che funge da neurotrasmettitore e che viene rilasciata dalle cellule nervose per inviare segnali alle altre cellule. Tra i polifenoli, viene segnalato l'acido ferulico per il suo effetto positivo nella prevenzione dai problemi alla vista 4-8.
- La caffeina, contenuta nel caffè, inoltre ha mostrato di ridurre due marcatori tipici dell’Alzheimer: l'accumulo del peptide beta-amiloide, e la iperfosforilazione di proteina tau9. Inoltre ridurrebbe anche la morte dei neuroni, soprattutto nelle aree del cervello che giocano un ruolo nella memoria10. Infine, come neuro-stimolante, produce elevati livelli di acetilcolina11.
- Un ulteriore recentissimo studio ha evidenziato il ruolo svolto dalla quercetina, uno dei componenti del caffè, quale neuroprotettore nei confronti sia della malattia dell’Alzheimer che nel morbo di Parkinsons 12.
- Una vasta letteratura scientifica riporta i numerosi benefici associati ad un moderato consumo di caffè su ulteriori importanti aspetti della fisiologia umana: dalla memoria alla concentrazione, dalla performance fisica al rallentamento del fisiologico declino cognitivo legato all’età, dalla riduzione del rischio di malattie neurodegenerative (come appunto il morbo di Alzheimer e la malattia di Parkinson) a una forte azione preventiva e protettiva nei confronti del diabete di tipo 2 e di alcune malattie del fegato tra cui cirrosi, steatosi ed epatite.
Il caffè, assunto quotidianamente in sicurezza per centinaia di anni, è parte integrante della storia e della cultura nel nostro Paese; il suo consumo è fortemente radicato nei costumi alimentari degli italiani, che si esprimono attraverso le pratiche e i valori della dieta mediterranea, riconosciuta tra le migliori del mondo.
- EFSA (2015) Scientific Opinion on the Safety of Caffeine. EFSA Journal, 13(5):4102.
Da oltre 20 anni il Consorzio è impegnato a promuovere un programma di educazione e informazione su caffè e caffeina e i loro effetti sulla salute, sulla base delle evidenze scientifiche pubblicate.
L'Istituto per l'Informazione scientifica sul caffè (ISIC) è un’organizzazione internazionale senza scopo di lucro costituita nel 1990 e dedicata allo studio, alla raccolta e alla divulgazione di studi e ricerche scientifiche in tema di "caffè e salute".
ISIC rispetta l'etica della ricerca scientifica in tutte le sue attività e la sua comunicazione si basa su solide basi scientifiche, studi pubblicati su riviste scientifiche “peer-reviewed”.
Fanno parte di ISIC alcune tra le principali aziende europee del caffè.
ISIC organizza e aggiorna il sito www.coffeeandhealth.org che mette a disposizione della comunità scientifica, dei professionisti del settore e dei media un database di oltre 600 abstract degli studi internazionali più significativi in tema di caffè e salute, con più di 400 articoli scientifici resi disponibili negli ultimi sei anni.
giovedì 21 aprile 2016
Benessere & Piacere: le due anime del caffè - post evento CHICCHI DI BENESSERE
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www.CorrieredelWeb.it
venerdì 13 novembre 2015
Giornata Mondiale del Diabete. Italiani e Diabete 2: tra i più informati e consapevoli
In base ai dati raccolti, l'Italia si classifica al secondo posto tra i paesi più informati, preceduta dalla Finlandia e seguita da Danimarca, Germania, Spagna e Paesi Bassi; ultimo in classifica, il Regno Unito.
Purtroppo sono molti gli aspetti dei rapporti fra nutrizione, stili alimentari e salute sui quali la conoscenza di gran parte dei consumatori è insufficiente, confusa e spesso errata. Di conseguenza è del tutto normale che l'opinione pubblica non abbia la percezione di quanto le ricerche degli ultimi anni abbiano ampliato e anche modificato ciò che sappiamo sul caffè, sui suoi innumerevoli componenti e sui relativi effetti sull'organismo. Anzi, a ben vedere il fatto che il 20% del campione interpellato sapesse che esistono studi che sembrano comprovare un effetto protettivo di un moderato consumo di caffè nei confronti del rischio di insorgenza del diabete dell'adulto è abbastanza sorprendente.
Si tratta invece di una realtà che é nota agli addetti ai lavori da vari anni e della quale si cominciano anche a delineare i possibili meccanismi. Ad esempio: una azione dell'acido clorogenico presente nel caffè nell'ostacolare l'assorbimento intestinale del glucosio, riducendone così le concentrazioni ematiche; un effetto benefico degli antiossidanti del caffè nel controllare il danno cellulare; maggiori concentrazioni plasmatiche (per 4 o più tazze di caffè al giorno) di adiponectina (una adipochina che sensibilizza alla azione dell'insulina) e al contrario concentrazioni minori di markers di stress ossidativo notoriamente associati ad un aumento del rischio di diabete di tipo 2, quali la interleuchina-18 e l'8-isoprostano. In sintesi, principalmente effetti anti-infiammatori e notevole potenziale antiossidante.
Come commento finale è doveroso ribadire, in particolare dal punto di osservazione di una Società Scientifica da sempre impegnata sul fronte di una corretta informazione sugli alimenti e sulla nutrizione, che sarebbe estremamente importante che nel nostro Paese programmi ed iniziative a favore di una migliore educazione alimentare della popolazione venissero istituzionalizzati, oltre che potenziati e resi più continui, capillari e credibili. Una qualità, la credibilità, che può essere garantita solo dalla partecipazione e dall'avallo delle Società e degli Istituti Scientifici che operano nel settore.
giovedì 20 novembre 2014
Il nuovo progetto Chiacchiere e Caffè dell'Unità di Strada di Forlì
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