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venerdì 25 maggio 2018

Alimentazione: mangiare meno carne. Il manifesto dei “Meatless lovers”

Il manifesto dei "Meatless lovers":
1. Il cibo deve essere buono, bello e vario perché mangiare è uno dei piaceri della vita. Esso deve essere dal gusto deciso e fruibile in ogni occasione della giornata, senza dimenticare che anche gli altri sensi vogliono la loro parte.
2. Hanno rispetto per ciò che mangiano. Il Meatless Lover sta attento a non sprecare quanto cucinato sia perché è un atto di inciviltà sia perché il tempo corre velocemente e non può essere perso, tanto più nella preparazione di pietanze che sono destinate a non essere consumate.
3. Sperimentare è un'opportunità, non un rischio, poiché il mondo vegetale offre un'infinità di combinazioni e sapori, provate anche dai migliori chef nazionali e internazionali. Per questo motivo sperimentano, associano e azzardano anche gusti impensabili, ma con ottimi risultati.
4. Spendono più tempo a tavola che in cucina, durante la settimana sono sempre divisi tra carriera, famiglia, amici, divertimento ed esperienze che li portano a conoscere il meglio del mondo e loro stessi. Da qui nasce la necessità di potersi affidare anche a prodotti già pronti al consumo ma ricchi di sapore e innovazione.
5. Sono trendy e open-minded, dato che essere "Meatless lovers" non deve essere inteso in modo restrittivo ma è uno stile di vita aperto alle novità, interessato,  pronto a scoprire cosa le cucine mondiali hanno da offrire ai loro palati.
6. La tavola rappresenta un momento per la socialità, perché il cibo è più buono se condiviso e rappresenta anche un momento di dialogo importante nella società di oggi veloce, intensa e proattiva.
7. Amano informarsi quotidianamente, studiano, si documentano, confrontano prodotti e si confrontano tra loro su come migliorare il loro stile di vita ma sempre in maniera attenta a ciò che accade attorno a loro.
8. Sono attenti al sociale: combattono per le loro cause, aiutano gli altri e sono sempre in prima linea per difendere le loro abitudini, non solo culinarie. Condividono il loro pensiero tramite social, blog e tweet. Comunicano anche attraverso la cucina.
9. Innovatori si nasce, cultori si diventa poiché sperimentano sempre nuovi piatti e altre culture creando ogni volta qualcosa di unico che può essere condiviso con gli altri tramite cene, blog, video e ricette online.
10. Sono degustatori, non riducono il pasto al semplice consumo ma lo vivono velocemente, intensamente ed in buona compagnia. Assaggiano di tutto ma sempre in linea con i loro principi e le loro aspirazioni.


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venerdì 19 gennaio 2018

Osservatorio nutrizionale: il segreto della longevità degli italiani

LA DIETA MEDITERRANEA ALLUNGA LA VITA

A seguito di una importante ricerca pubblicata da "The Lancet", l'Osservatorio nutrizionale Grana Padano ha effettuato uno studio sull'alimentazione che conferma la longevità degli italiani.

 

(Desenzano del Garda, 19 gennaio 2018) - Dopo i recenti studi pubblicati sulla prestigiosa rivista scientifica "The Lancet" nell'ambito del progetto Prospective Urban Rural Epidemiology (P.U.R.E.), gli esperti dell'Osservatorio Grana Padano hanno valutato le abitudini alimentari di 4500 italiani, adulti, 57% donne 43% maschi di età media 52 anni per identificare il rischio di mortalità correlata all'alimentazione in relazione ai dati emersi dallo studio P.U.R.E.. Lo studio dell'Osservatorio conferma che le abitudini alimentari del campione di italiani studiati forniscono la quantità di macronutrienti che lo studio associa ad una minore mortalità.
I due studi di Lancet, infatti, hanno cercato di comprendere a livello globale il rapporto tra alimentazione e mortalità. Secondo un primo studio, di Miller e colleghi, un'alimentazione con un apporto moderato di frutta, verdura e legumi, e un basso contenuto di carboidrati, è associata a un rischio inferiore di morte e un alto consumo di vegetali non è necessario perché non diminuisce ulteriormente il rischio. Invece, secondo l'altro studio di Dehghan e colleghi, un più alto contenuto di grassi nell'alimentazione, pari a circa il 35% dell'apporto energetico, è associato a un rischio inferiore di morte. Una dieta ricca di carboidrati, fino a rappresentare oltre il 60% dell'apporto energetico, è legata invece a una mortalità più alta.
Dallo studio fatto dall'Osservatorio Grana Padano, è emerso che il consumo calorico medio giornaliero è di 2000 Kcal per le donne e 2200 Kcal per gli uomini. Non vi è nessuna differenza significativa tra uomini e donne nella ridistribuzione dei macronutrienti e mediamente gli intervistati introducono 16,2 % di energia proveniente da proteine, 1.15 g\kg di peso corporeo per le donne 1g\kg di peso corporeo per gli uomini, 49.3% dell'energia da carboidrati e il 34.5% da lipidi.
La Dott.ssa Michela Barichella del comitato scientifico OGP e Presidente di Brain and Malnutrition Association Onlus afferma:
"Lo studio dell'Osservatorio evidenzia che le abitudini degli Italiani intervistati si avvicinano molto alle percentuali di energia derivate da macronutrienti correlate a un più basso tasso di mortalità emerse dallo studio P.U.R.E. Questo potrebbe spiegare in parte il fatto che la nostra popolazione è tra le più longeve al mondo, ed anche che la dieta mediterranea in generale è la più salutare".
Dai dati Istat 2016 si evidenzia, infatti, che la vita media in Italia per le donne è di circa 85 anni mentre per gli uomini è di circa 80 anni. Le percentuali di macronutrienti associate a un minor rischio di mortalità dello studio P.U.R.E. sono molto simili alle percentuali consigliate secondo i LARN (livelli di assunzione di riferimento di Nutrienti ed energia per la popolazione italiana) che raccomandano di trarre dai carboidrati un rapporto medio tra i 50-55% di energia e dai lipidi tra 20-35% dell'energia totale introdotta. 

I LARN suddividono i vari tipi di lipidi e consigliano una quota di grassi saturi inferiori al 10% del totale e i PUFA (grassi polinsaturi tra i quali omega 3 e omega 6) compresi tra 5-10%. Dallo studio OGP emerge che gli intervistati introducono l'11% di energia proveniente da grassi saturi e il 4.9% dell'energia totale deriva dai PUFA.
I dati sul consumo di lipidi saturi e PUFA del campione dello studio OGP si discostano dai valori consigliati dai LARN, ma il totale dei lipidi consumato è praticamente identico (34,5 vs. 35%) ai dati emersi dallo studio  americano che ha coinvolto, diciotto Paesi e più di 135.000 persone, il quale afferma che è l'apporto totale di grassi: saturi, monoinsaturi e polinsaturi, indipendentemente dal rapporto tra loro, a essere associato a un minore rischio di malattie come infarto, o morte per malattie cardiovascolari. I grassi, saturi, vengono in un certo senso "riabilitati" e cade quella "demonizzazione" tipica degli ultimi decenni che ci porta a ridurre i grassi nella nostra alimentazione, in particolare quelli di latte e derivati.
Da quanto emerge dallo studio P.U.R.E. e dai risultati dell'indagine OGP si può evincere che si possa mangiare con più tranquillità i piatti della tradizione gastronomica italiana, come le prelibatezze mangiate durante le passate feste natalizie e di fine anno, senza ovviamente dimenticare il valore calorico dei grassi che quei piatti apportano e ricordare di limitare sempre gli zuccheri e gli alcolici.
Gli esperti dell'Osservatorio hanno stilato 5 utili consigli per introdurre la "giusta" quantità di grassi.
  1. Utilizzare olio extravergine d'oliva, come condimento (20-30 grammi al giorno, 4-6 cucchiaini), è un alimento ricchissimo di proprietà nutritive grassi monoinsaturi e vitamina E: dal gusto e dal sapore intenso, ha un'elevata digeribilità ed è stabile alle alte temperature.
  2. Consumare latte e latticini, tutti i giorni. Due porzioni di latte (cad. 200 ml) o yogurt (cad.125 g) oltre alla ricotta, che non è un formaggio fresco come spesso si pensa, ma un latticino ottenuto lavorando il siero del latte. È ricca di lattoferrina una proteina importante per i suoi effetti antinfiammatori.
  3. Formaggio fresco o stagionato è consigliato come secondo piatto 2-3 porzioni a settimana (cad.100 g fresco e 50 g stagionato). I formaggi stagionati come il Grana Padano DOP sono ricchi di vitamine, proteine ad alto valore biologico e soprattutto calcio; pertanto oltre a consumarlo come secondo, questo formaggio si può mangiare anche tutti i giorni, per esempio 2-3 cucchiai di grattugiato (cad. 10 grammi) per insaporire i primi piatti al posto del sale.
  4. Il pesce, in particolare quello azzurro e il salmone, è ricco di omega3; nella dieta mediterranea, il pesce andrebbe consumato almeno tre volte a settimana per un totale di almeno  600 grammi di parte edibile.
  5. La frutta secca, noci, mandorle, ecc., è ricca di acidi grassi polinsaturi se ne può consumare 15-20 grammi ogni giorno. L'avocado, un frutto ricchissimo di diverse vitamine come la vitamina A, B, C, E, apporta tanta fibra, sali minerali come potassio e magnesio e alte quantità di omega3, se ne può tranquillamente mangiare 1-2 a settimana. 
SCHEDA INFORMATIVA
L'Osservatorio Grana Padano nasce nel 2004 grazie all'impegno del Consorzio Tutela Grana Padano in collaborazione con FIMP (Federazione Italiana Medici Pediatri) e SIMG (Società Italiana di Medicina Generale). Dall'inizio del 2005 sta fotografando gli stili alimentari della popolazione italiana con appositi questionari somministrati da Medici e Pediatri di libera scelta ai loro assistiti, ai quali nel 2007 si sono aggiunti Dietisti e altri Medici Specialisti. Dal 2015 un'equipe di Dietisti residenti in tutte le regioni d'Italia affiancano i medici del territorio offrendo nei loro ambulatori il servizio di anamnesi alimentare e sugli stili di vita, utilizzando il nuovo software online. I dati raccolti con le anamnesi, oltre che informare l'assistito, sono elaborati per dare informazioni di carattere osservazionale-epidemiologico che periodicamente sono diffusi alla società civile.
Stato dell'arte
Ha coinvolto 1.451 Medici di Medicina Generale, 673 Pediatri, 372 Dietisti che hanno somministrato 30.493 anamnesi alimentari (interviste) di cui 14.347 in età pediatrica e 16.146 adulti.
Obiettivi
Educare l'intervistato ad una corretta alimentazione e suggerire uno stile di vita quale prevenzione primaria, secondo quanto identificato dal programma "Guadagnare Salute" del Ministero della Salute.
Ottenere una stima qualitativa dell'assunzione di nutrienti e delle abitudini quali fumo e attività fisica.
Fornire al medico un pratico strumento operativo per somministrare l'anamnesi nutrizionale.
Identificare i principali errori nutrizionali e di stile di vita degli italiani e diffondere la cultura della good practice.
Metodologia
Ogni medico, pediatra, dietista e operatore sanitario, effettua l'anamnesi in un'area riservata online dove risiede il software. L'anamnesi è somministrata solo a soggetti che non soffrono d'importanti patologie ed è effettuata come una ricerca osservazionale (il medico intervista il suo assistito, o il genitore nel caso di minori) l'intervista è guidata da un questionario elettronico che raccoglie: età, sesso, peso e altezza per calcolare il BMI, la circonferenza addominale, lo svolgimento di attività fisica, il tempo trascorso in attività sedentarie (guardare la TV, utilizzare il PC, fare giochi elettronici) e l'abitudine al fumo.
La parte alimentare valuta la frequenza di assunzione settimanale o mensile dei più importanti e diffusi alimenti consumati in Italia, i dati dichiarati vengono elaborati dal software che calcola il contenuto in macronutrienti e micronutrienti e di conseguenza quanti se ne sono assunti con la dieta abituale. Il software elabora e somma i nutrienti assunti e li paragona al fabbisogno giornaliero di ogni individuo, distinto per età e sesso, per valutarne lo scostamento rispetto ai valori standard. Le eccedenze e deficienze di nutrienti significative vengono evidenziate per correggere l'errore nutrizionale emerso dall'anamnesi. Gli scostamenti dei nutrienti vengono poi riclassificati in cibi da assumere più o meno frequentemente. Oltre a ciò il software permette, solo al medico, di suggerire comportamenti personalizzati in base al quadro clinico del soggetto e produce un documento che può essere consegnato agli intervistati.
Comitato scientifico OGP
Proff.ssa Michela Barichella: Medico specializzato in scienza dell'alimentazione, Presidente di Brain and Malnutrition Association, Prof.ssa ac. Università degli Studi di Milano.
Prof. Claudio Maffeis: Medico Pediatra, Direttore Unità Operativa Complessa di Pediatria ad Indirizzo Diabetologico e Malattie del Metabolismo,  Azienda Ospedaliera Universitaria Integra di Verona,
Direttore Centro Regionale Diabetologia Pediatrica - Professore Ordinario di Pediatria, Università di Verona.
Prof. Sergio Coccheri: Medico specializzato in cardiologia e angiologia Ordinario di Malattie cardiovascolari dell'Università di Bologna.
Prof. Davide Festi: Medico specializzato in gastroenterologia, Ordinario di Gastroenterologia, Direttore della Scuola di specializzazione e Preside del corso di laurea in dietetica dell'Università di Bologna.
Prof. Alessandro Lubisco: statistico, Docente di scienze statistiche dell'Università di Bologna.



mercoledì 18 ottobre 2017

Salute e Slow Food. Dieta Mediterranea: pubblicato per la prima volta in italiano il best seller mondiale di Ancel e Margaret Keys


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Pubblicato per la prima volta in italiano
un best seller mondiale:
La Dieta Mediterranea di Ancel e Margaret Keys

Era il 1975 quando i ricercatori americani Ancel e Margaret Keys pubblicarono Oltreoceano il libro How To Eat Well and Stay Well. The Mediterranean Way, destinato a passare alla storia facendo conoscere la Dieta Mediterranea in tutto il mondo.

In questo testo, diventato una pietra miliare della cultura gastronomica, per la prima volta viene usata l'espressione "dieta mediterranea".

Va a Slow Food Editore e all'associazione Dieta Mediterranea Ancel Keys Pioppi: alimentazione e stile di vita il merito di aver tradotto e pubblicato, per la prima volta in Italia, questo best seller mondiale con il titolo La dieta mediterranea. Come mangiare bene e stare bene.
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Un lavoro attualissimo che fonda le sue radici nel 1952 quando i coniugi Key appresero di come nelle corsie del Policlinico napoletano non ci fossero pazienti con malattie cardiovascolari

Nacque così la ricerca che portò i due ricercatori, fisiologo lui e chimico lei, a stabilirsi nel Cilento: i Keys si resero presto conto di come la Dieta Mediterranea non fosse solamente un fatto di nutrizione ma anche uno stile di vita.

Furono gli stessi studiosi a intuire la comunicabilità della scoperta, coniando quel termine che oggi tutti collegano alla longevità, nonostante la parola dieta rischiasse, allora come oggi, di allontanare gli interessati dalla tavola. 

Questo è anche uno dei motivi per cui la gastronomia mediterranea è stata spesso mal interpretata, guardata con sufficienza dall'alta cucina perché considerata troppo popolare, quasi sempliciotta.

Invece, scrivono i due ricercatori, mostrando tutto il loro entusiasmo nell'avventura che li aveva portati a visitare osterie e friggitorie, recensendo parmigiana di melanzane e alici fritte, pasta e fagioli e pizza: «La cucina mediterranea ci regala una tale ricchezza di delizie gustative, tante e felici sorprese a tavola, tanto piacere per la gola in piatti che sono per la maggior parte economici e facili da preparare, che meriterebbe di essere esaltata comunque, anche se non esistessero prove della sua straordinaria salubrità».

Collana: asSaggi
Confezione: cartonato con sovracoperta
Formato: 13x21 cm
Pagine: 591
Prezzo di copertina: 18 Euro

Nello shop on line di Slow Food Editore a 15,30 Euro anzichè 18




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giovedì 5 ottobre 2017

Il Mediterraneo, culla della Dieta più salutistica, è sempre più obeso

Il professore dell'Università di Siena Angelo Riccaboni, presidente della Fondazione Prima, ha presentato in apertura di "Siena Food Innovation" i risultati dell'SDG Index Report 2017 di UN SDSN con riferimento al Mediterraneo.


Santa Chiara Lab Università di Siena, 5 ottobre 2017. Quello che qualche decennio fa sarebbe stato considerato un paradosso, oggi è diventato realtà. Le popolazioni del Mediterraneo, ovvero dell'area unanimemente considerata la culla del più sano regime dietetico possibile, la dieta conosciuta in tutto il mondo proprio come 'Mediterranea', sono caratterizzate, purtroppo, dalla forte presenza di adulti sovrappeso e obesi. Fra il 20 e il 30 per cento dei cittadini dell'area, infatti, si trova in tale condizione (l'Italia è al quinto posto nel bacino con il 21%).

Va sottolineato che tale condizione convive, nei paesi della costa sud ed est, con il 5% di sottonutriti, in linea con quella coesistenza di obesità e sottonutrizione sempre più spesso rilevabile nei Paesi meno sviluppati.

Lo evidenzia il Report MED 2017 sull'attuazione dell'Agenda 2030 nel Mediterraneo, predisposto da SDSN Med, think tank coordinato dal professore Angelo Riccaboni dell'Università di Siena, che riunisce oltre 50 tra centri di ricerca ed università. L'analisi è stata condotta declinando per l'area del Mediterraneo, per la prima volta, i risultati del SDG Index Report 2017 inerente all'attuazione dell'Agenda 2030 dello sviluppo sostenibile, approvata dai Paesi delle Nazioni Unite il 25 settembre 2015.

L'ex rettore e attuale docente dell'Università di Siena Angelo Riccaboni da pochi mesi è stato nominato presidente della Fondazione, con sede a Barcellona, incaricata di attuare PRIMA (Partnership on Research and Innovation in the Mediterranean Area). PRIMA è un programma euro-mediterraneo di ricerca e innovazione sui temi delle risorse idriche e dei sistemi agro-alimentari che nei prossimi dieci anni prevede l'investimento di 500 milioni di euro.

Tra le risorse messe a disposizione per l'attuazione del programma, 220 milioni arriveranno dalla Commissione europea nell'ambito del programma quadro per la ricerca Horizon 2020, 300 milioni dai 19 Paesi partecipanti, che attualmente sono 11 Paesi dell'Unione europea (Cipro, Croazia, Francia, Germania, Grecia, Italia, Lussemburgo, Malta, Portogallo, Slovenia e Spagna) e 8 Paesi non Ue (Algeria, Egitto, Giordania, Israele, Libano, Marocco, Tunisia, Turchia).

Dallo studio emerge, innanzitutto, come, in generale, i Paesi dell'Europa mediterranea presentino una situazione sensibilmente peggiore in termini di sostenibilità ambientale, economica e sociale rispetto ai Paesi del Nord Europa, che peraltro riportano i migliori risultati a livello mondiale (con 8 Paesi ai primi 8 posti).

"L'indagine – spiega il professor Riccaboni - pone particolare riguardo ai sistemi agro-alimentari, nella consapevolezza della loro centralità ai fini della promozione di condizioni ambientali, sociali ed economiche migliori, in ragione delle loro conseguenze sull'ambiente e sulla salute dei singoli e delle comunità nonché dell'ampia occupazione che inducono".

Per quanto concerne tali sistemi nel Mediterraneo, i dati della ricerca SDSN evidenziano che i Paesi dell'area condividono situazioni assai simili in termini di carenza di acqua, aumento delle zone aride e desertiche, perdita di biodiversità, ricorso a pratiche agricole non sostenibili dal punto di vista ambientale, sfruttamento del suolo, diffusione dell'obesità e (con pochissime eccezioni) insufficienti investimenti in ricerca e sviluppo.

I dati relativi all'inquinamento da pesticidi, allo spreco di cibo e alla diffusione dell'obesità, specialmente presso le fasce marginali della popolazione (per la prima volta il numero degli obesi nel mondo supera quello di chi soffre la fame), dimostrano, dunque, che occorre fare molto di più di quello che si sta facendo adesso.

"Gli indicatori relativi ai Paesi del Mediterraneo – puntualizza Riccaboni - evidenziano che le nostre società hanno bisogno non tanto di maggiori produzioni, anche se il tema non va trascurato, quanto di sistemi alimentari in grado di produrre cibo di qualità, nutriente e sicuro, utilizzando meglio le scarse risorse naturali disponibili, suolo e acqua prima di tutto".

"A tal fine - spiega sempre il professore - due fattori si rivelano indispensabili: la concreta applicazione di innovazioni tecnologiche, organizzative e sociali in grado di indurre pratiche agricole e produttive più sostenibili, in termini di utilizzo delle risorse naturali e di efficiente uso dell'acqua, e l'adozione, da parte dei consumatori, di scelte dietetiche sostenibili, anche sulla base di idonee politiche educative. La ricerca scientifica dimostra con chiarezza, infatti, che un'agricoltura più sostenibile e scelte alimentari corrette portano impatti positivi sull'ambiente, la salute, la società e l'economia".

Piuttosto che produrre in maggior quantità, la risposta più efficace per molte delle questioni che assillano le nostre società è, dunque, quella di mangiare meglio, e in tal modo influenzare in senso sostenibile le scelte dei produttori.

"Nel corso del Festival – conclude Angelo Riccaboni - saranno presentate soluzioni concrete a tali questioni, nella consapevolezza che la ricerca e l'innovazione, sempre più globali, sono in grado di fornire risposte alle questioni delle nostre comunità e società. Su questi stessi temi verranno lanciati, a partire dalla primavera 2018, i bandi della Fondazione PRIMA".


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martedì 3 ottobre 2017

Organizzazione Mondiale della Sanità: la dieta mediterranea fa salire l’Italia ai vertici della longevità mondiale


OMS: COLDIRETTI, CON DIETA MEDITERRANEA +2 ANNI VITA

La dieta mediterranea fa salire l'Italia ai vertici della longevità mondiale dopo il Giappone con un'età media della popolazione di 44,9 anni che si è allungata di due anni esatti nel giro dell'ultimo decennio. 

E' quanto afferma la Coldiretti il riferimento allo studio dell'OMS sull'invecchiamento della popolazione che vede l'Italia ai vertici. 

Un risultato che è il frutto di un calo delle nascite che scendono nel 2016 ad appena 473.438, il minimo storico dal 2008, ma anche – sottolinea la Coldiretti – delle scelte salutiste a tavola che nel 2017 hanno visto un aumento record dei consumi dei prodotti della dieta mediterranea che va dal +7% per il pesce fresco fino alla crescita del 6% per la frutta fresca, che non è stata mai cosi' presente in tavola da inizio secolo. 

La dieta mediterranea fondata principalmente su pane, pasta, frutta, verdura, carne, olio extravergine e il tradizionale bicchiere di vino consumati a tavola in pasti regolari è stata riconosciuta universalmente essere un elisir di lunga vita tanto da meritarsi l'iscrizione nella lista del patrimonio culturale immateriale dell'umanità dell'Unesco il 17 novembre 2010. 
L'apprezzamento mondiale per la dieta mediterranea - spiega la Coldiretti - si deve agli studi dello scienziato americano Ancel Keys che per primo ne ha evidenziato gli effetti benefici dopo aver vissuto per oltre 40 anni ad Acciaroli in provincia di Salerno. 

La dieta mediterranea riconosciuta dall'Unesco non è solo alimentazione ma – conclude la Coldiretti – un insieme di competenze, conoscenze, pratiche e tradizioni che vanno dal paesaggio alla tavola, tra cui la coltivazione, la raccolta, la pesca, la conservazione, la trasformazione, la preparazione e, in particolare, il consumo di cibo.



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giovedì 28 settembre 2017

2 ottobre: Festa dei nonni gli alimenti giusti per loro secondo il DNI

Festa dei Nonni: gli alimenti più indicati per la terza età


Con l'avanzare dell'età, quando il sistema immunitario si indebolisce e si può diventare più soggetti alle malattie, l'alimentazione sana diventa un alleato ancora più prezioso. 

In occasione della Festa dei nonni, gli scienziati del Dole Nutrition Institute spiegano quali sono i nutrienti da assumere per mantenersi in forma quando non si è più giovani, per una generazione di "nonni smart" sempre più dinamica e impegnata a sostegno di figli e nipotini.

Nell'età silver frutta e verdura ancor di più rappresentano un vero e proprio elisir di benessere e longevità. Uno studio del dottor David Nieman (Direttore del laboratorio Human Performance Appalachian State University, membro del College of Health Sciences dell'Appalachian University e collaboratore con il North Carolina Research Institute) infatti, ha evidenziato che negli individui in età senile che mangiano più di due porzioni di verdura al giorno si registra un tasso minore del 38% del declino cognitivo.

Decisamente consigliabile è, inoltre, assumere cibi ricchi di vitamina C che, oltre a favorire la produzione di collagene assicurando elasticità e giovinezza alla pelle, è in grado di contrastare i radicali liberi che danneggiano gli occhi e causano la cataratta, ossia l'opacizzazione del cristallino, disturbo molto comune con l'avanzare dell'età.

Da uno studio condotto a Pechino su più di 23.500 persone di otto paesi differenti, è risultato che al più alto livello di vitamina C corrispondeva il 19% di probabilità in meno di incorrere nel rischio di questa patologia.

Via libera dunque agli agrumi e all'ananas, eccellente fonte di questa vitamina. Una sola tazza, infatti, ne contiene il 132% del fabbisogno giornaliero. Ma anche fragole (una tazza ne contiene il 143%), kiwi (149% per frutto), broccoli e cavolini di Bruxelles.

Una dose extra di vitamina E, poi, come dimostrato in uno studio della Tufts University, può aiutare le persone anziane a scongiurare il pericolo di contrarre la polmonite. Questo potente antiossidante, infatti, contribuisce a ridurre l'infiammazione polmonare associata alla malattia, incrementando la risposta dei globuli bianchi in difesa dell'organismo, oltre ad agire prevenendo eventuali danni cerebrali e la conseguente perdita di peso.

La vitamina E è racchiusa in una grande varietà di frutta come avocado, kiwi, mango, ma anche in molte verdure come spinaci, patate dolci, peperoni rossi e broccoli.

Un altro segreto di longevità è rimanere attivi: da un altro studio del dottor Nieman, si evince che le donne anziane più attive hanno cellule immunitarie che funzionano il 67% in più rispetto a quelle meno attive.

Questi e ulteriori consigli di benessere li trovi nei quaderni #My Energy del DNI, come ad esempio Benessere della mente e Benessere del cuore.

Per festeggiare i nonni all'insegna della salute e della leggerezza, quindi, via libera a tanta frutta e verdura, movimento e positività, con Dole e il DNI.


Dole Italia è la filiale italiana della Dole Europe GmbH, ramo della Dole Food Company Inc con sede in California, azienda che da oltre un secolo e mezzo di storia è specializzata nella produzione, distribuzione e commercializzazione di una vastissima selezione di prodotti di alta qualità: frutta fresca, frutta da coltura biologica e frutta snack già pronta da gustare. Impresa familiare guidata da David H. Murdock, venne fondata nel 1851 con la creazione della società Castle&Cooke e la cui attività proseguì con la costituzione, per mano di James Drummond Dole, della HawaiianPineapple Company, dedita alla coltivazione degli ananas alle Hawaii. 

150 anni di storia che hanno permesso a Dole Food Company di divenire il più importante player mondiale di ortofrutta, rinnovando quotidianamente ai propri consumatori, quella promessa sulla quale James Drummond Dole fondò la sua attività "Qualità, qualità e ancora qualità". Eccellente qualità dei prodotti che si traduce in alta qualità nella vita e, dunque, in responsabilità sociale e ambientale con ampi programmi di sostegno nei paesi di coltivazione, nella garanzia di un sistema alimentare sicuro, salutare e piacevole e nell'assicurazione del migliore benessere per le persone, per i clienti e i partner e per i consumatori. 

martedì 26 settembre 2017

Salute: speranza vita al top dove dieta mediterranea

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Salute: speranza vita al top dove dieta mediterranea
Francia, Spagna e Italia sul podio dei Paesi con popolazione più longeva in Ue


La dieta mediterranea fa salire Francia, Spagna e Italia sul podio dei Paesi europei con maggiore speranza di vita a conferma dell’impatto della sana alimentazione sulla salute. 

E’ quanto afferma la Coldiretti sulla base del report Istat "Anziani: le condizioni di salute in Italia e nell'Unione Europea" dal quale si evidenzia che in Italia la speranza di vita a 65 anni è pari a 18,9 anni per gli uomini e a 22,2 per le donne che la colloca al terzo posto dopo Francia e Spagna nella graduatoria europea nel 2015. 

La dieta mediterranea fondata principalmente su pane, pasta, frutta, verdura, carne, olio extravergine e il tradizionale bicchiere di vino consumati a tavola in pasti regolari ha consentito - sottolinea la Coldiretti - di conquistare valori record nella longevità tanto che l’Italia si è collocata ai vertici della classifica Bloomberg Global Health Index su 163 Paesi per la popolazione maggiormente in salute e sana a livello mondiale nel 2016. 

Il ruolo della dieta mediterranea per la salute è stato riconosciuto da numerosi studi scientifici ed anche dall’iscrizione nella lista del patrimonio culturale immateriale dell’umanità dell’Unesco avvenuta il 17 novembre 2010. 

L’apprezzamento mondiale per la dieta mediterranea – spiega la Coldiretti - si deve agli studi dello scienziato americano Ancel Key che per primo ne ha evidenziato gli effetti benefici dopo aver vissuto per oltre 40 anni ad Acciaroli in provincia di Salerno. 

La dieta mediterranea riconosciuta dall’Unesco non è solo alimentazione ma – sostiene la Coldiretti - un insieme di competenze, conoscenze, pratiche e tradizioni che vanno dal paesaggio alla tavola, tra cui la coltivazione, la raccolta, la pesca, la conservazione, la trasformazione, la preparazione e, in particolare, il consumo di cibo. 

La dieta mediterranea (da greco diaita, o stile di vita) promuove infatti - conclude la Coldiretti - l’interazione sociale, dal momento che i pasti collettivi rappresentano il caposaldo di consuetudini sociali ed occasioni di festa.

domenica 11 dicembre 2016

Le diete più sane del mondo: l'infografica di Medigo.com

La dieta tradizionale giapponese e quella mediterranea sono considerate tra le più sane al mondo, con benefici che vanno da una più alta aspettativa di vita alla riduzione di malattie come quelle cardiovascolari, diabete e cancro. 
Queste diete, molto diverse dal punto di vista degli ingredienti utilizzati e dei metodi di preparazione, condividono molti dei nutrienti necessari a vivere più a lungo e in maniera più sana.

Questa infografica confronta i principi nutritivi che rendono queste diete così sane, i piatti in cui possono essere trovati e gli step necessari per migliorare la propria alimentazione in maniera rapida e indolore.

MEDIGO – Le diete più sane del mondo

mercoledì 21 settembre 2016

Alzheimer e caffè: un consumo moderato può contribuire a ridurre il rischio fino al 27%

21 settembre 2016
XXII GIORNATA MONDIALE DELL’ALZHEIMER

Il rapporto dell’Institute for Scientific Information on Coffee pubblicato oggi presenta le più recenti ricerche scientifiche sugli effetti benefici derivati dal consumo di caffè e il morbo di Alzheimer


Milano, 21 settembre 2016 – In occasione della Giornata Mondiale Alzheimer, ISIC (Institute for Scientific Information on Coffee) ha pubblicato oggi la terza edizione del Report Le cose buone della vita: il consumo di caffè può ridurre il rischio di sviluppare l’Alzheimer?” che raccoglie le più recenti evidenze scientifiche su consumo di caffè e morbo di Alzheimer.
 
Circa 26 milioni di persone in tutto il mondo sono malate di Alzheimer. In particolare in Europa, il progressivo invecchiamento della popolazione sembra essere correlato ad un aumento della malattia1.
 
Gli highlights del III Report ISIC:
 
  • Una metanalisi pubblicata quest'anno su Nutrition evidenzia che il consumo moderato di caffè può ridurre fino al 27% il rischio di sviluppare il morbo di Alzheimer3.
  • Il ruolo della dieta mediterranea: alcuni frutti, ortaggi e bevande – tra cui il caffè -  contengono polifenoli. Queste molecole, presenti anche nel caffè, agiscono sulle cellule cerebrali per ridurre l'infiammazione, diminuire la mortalità dei neuroni e mantenere bilanciati i livelli di acetilcolina, una sostanza chimica che funge da neurotrasmettitore e che viene rilasciata dalle cellule nervose per inviare segnali alle altre cellule. Tra i polifenoli, viene segnalato l'acido ferulico per il suo effetto positivo nella prevenzione dai problemi alla vista 4-8.
  • La caffeina, contenuta nel caffè, inoltre ha mostrato di ridurre due marcatori tipici dell’Alzheimer:  l'accumulo del peptide beta-amiloide, e la iperfosforilazione di proteina tau9. Inoltre ridurrebbe anche la morte dei neuroni, soprattutto nelle aree del cervello che giocano un ruolo nella memoria10. Infine, come neuro-stimolante, produce elevati livelli di acetilcolina11
  • Un ulteriore recentissimo  studio ha evidenziato il ruolo svolto dalla quercetina, uno dei componenti del caffè,  quale neuroprotettore nei confronti sia della malattia dell’Alzheimer che nel morbo di Parkinsons 12.
  • Una vasta letteratura scientifica riporta i numerosi benefici associati ad un moderato consumo di caffè su ulteriori importanti aspetti della fisiologia umana: dalla memoria alla concentrazione, dalla performance fisica al rallentamento del fisiologico declino cognitivo legato all’età, dalla riduzione del rischio di malattie neurodegenerative (come appunto il morbo di Alzheimer e la malattia di Parkinson) a una forte azione preventiva e protettiva nei confronti del diabete di tipo 2 e di alcune malattie del fegato tra cui cirrosi, steatosi ed epatite.

Il caffè, assunto quotidianamente in sicurezza per centinaia di anni, è parte integrante della storia e della cultura nel nostro Paese; il suo consumo è fortemente radicato nei costumi alimentari degli italiani, che si esprimono attraverso le pratiche e i valori della dieta mediterranea, riconosciuta tra le migliori del mondo.
 
Un’assunzione moderata di caffè, tipicamente 3-5 tazzine al giorno, come indicato dall’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) nel suo parere sulla sicurezza della caffeina, viene associata nella letteratura scientifica a una serie di benefici fisiologici e può far parte di una dieta sana ed equilibrata e di uno stile di vita attivo.
 
 
Riferimenti
1.       Alzheimer Europe (2010) 'The impact of Alzheimer’s disease in Europe'. Available at:  
www.alzheimer-europe.org/EN/Research/PharmaCog/Why-Pharmacog/(language)/eng-GB 
  1. EFSA (2015) Scientific Opinion on the Safety of Caffeine. EFSA Journal, 13(5):4102.
3.       Liu Q.-P. et al. (2016) Habitual coffee consumption and risk of cognitive decline/dementia: A systematic review and meta-analysis of prospective cohort studies. Nutr, 32(6):628-36.
4.       Perez-Jimenez et al. (2011) Dietary intake of 337 polyphenols in French adults. Am J Clin Nutr, 93(6):1220-1228. 
5.       Kim H.S. et al. (2004) Inhibitory effects of long-term administration of ferulic acid on microglial activation induced by intracerebroventricular injection of beta-amyloid peptide (1-42) in mice. Biol Pharm Bull, 27:120-1.
6.       Cho J.Y. et al. (2005) Inhibitory effects of long-term administration of ferulic acid on astrocyte activation induced by intracerebroventricular injection of beta-amyloid peptide (1-42) in mice. Prog Neuropsychopharmacol Biol Psychiatry, 29:901-7.
7.       Wenk G.L. et al. (2004) Attenuation of chronic neuroinflammation by a nitric oxide-releasing derivative of the antioxidant ferulic acid. J Neurochem, 89:484–493.
8.       Yan J.J. et al. (2001) Protection against beta-amyloid peptide toxicity in vivo with long-term administration of ferulic acid. Br J Pharmacol, 133(1):89-96.
9.       Laurent C. et al. (2014) Beneficial effects of caffeine in a transgenic model of Alzheimer’s disease-like tau pathology. Neurobiol Aging, 35(9):2079-90.
10.    Dall’Igna O.P. et al. (2003) Neuroprotection by caffeine and adenosine A2A receptor blockade of β-amyloid neurotoxicity. Br. J. Pharmacol, 138:1207–1209.
11.    Fredholm B. et al. (1999) Actions of caffeine in the brain with special reference to factors that contribute to its widespread use. Pharmacol Rev, 51:83–133.
12.    Lee M. et al. (2016) Quercetin, not caffeine, is a major neuroprotective component in coffee. Neurobiol Aging, 46:113-123.

 

Il Consorzio Promozione Caffè riunisce Aziende che producono e commercializzano le diverse tipologie di caffè torrefatto, caffè decaffeinato, caffè solubile e capsule e cialde di caffè. 

Da oltre 20 anni il Consorzio è impegnato a promuovere un programma di educazione e informazione su caffè e caffeina e i loro effetti sulla salute, sulla base delle evidenze scientifiche pubblicate.

L'Istituto per l'Informazione scientifica sul caffè (ISIC) è un’organizzazione internazionale senza scopo di lucro costituita nel 1990 e dedicata allo studio, alla raccolta e alla divulgazione di studi e ricerche scientifiche in tema di "caffè e salute".

ISIC rispetta l'etica della ricerca scientifica in tutte le sue attività e la sua comunicazione si basa su solide basi scientifiche, studi pubblicati su riviste scientifiche “peer-reviewed”. 


Fanno parte di ISIC alcune tra le principali aziende europee del caffè.

ISIC organizza e aggiorna il sito www.coffeeandhealth.org che mette a disposizione della comunità scientifica, dei professionisti del settore e dei media un database di oltre 600 abstract degli studi internazionali più significativi in tema di caffè e salute, con più di 400 articoli scientifici resi disponibili negli ultimi sei anni.

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