CorrieredelWeb.it Arredo&Design Arte&Cultura Cinema&Teatro Eco-Sostenibilità Editoria Fiere&Sagre Formazione&Lavoro Fotografia


IltuoComunicatoStampa ICTechnology Marketing&Comunicazione MilanoNotizie Mostre Musica Normativa TuttoDonna Salute Turismo



Cerca nel blog

Visualizzazione post con etichetta Parkinson. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Parkinson. Mostra tutti i post

venerdì 22 dicembre 2017

CNR: individuata alterazione nel Parkinson

                                                      
Parkinson: individuata alterazione nella fase iniziale della malattia
La struttura modificata è quella che sovrintende all'apprendimento motorio e a determinarne l'alterazione è l'eccesso della proteina alfa-sinucleina, il cui accumulo porta poi in fase avanzata alla morte dei neuroni dopaminergici e alla manifestazione della malattia. 

La scoperta, opera di un team coordinato da Elvira De Leonibus di Igb-Cnr e Istituto Telethon, permette una diagnosi precoce e lo sviluppo di nuove terapie. Il lavoro è stato pubblicato su Brain.

Un team formato da Elvira De Leonibus, responsabile del Laboratorio di neuropsicofarmacologia dell'Istituto di genetica e biofisica del Consiglio nazionale delle ricerche (Igb-Cnr) di Napoli e Faculty presso l'Istituto Telethon di genetica e medicina (Tigem) di Pozzuoli, Barbara Picconi e Paolo Calabresi della Fondazione Santa Lucia Irccs e dell'Università di Perugia, ha scoperto un nuovo meccanismo di memoria cellulare attivato dall'apprendimento motorio, che viene alterato nelle fasi iniziali della malattia di Parkinson. Il lavoro, finanziato dalla Fondazione con il Sud e dal Miur, è stato pubblicato sulla rivista Brain.

La memoria motoria è l'abilità attraverso cui impariamo a compiere azioni come scrivere, andare in bicicletta, suonare uno strumento, ed è caratterizzata da un apprendimento lento e progressivo che richiede tanto addestramento ma che, una volta acquisito, consente di compiere automaticamente i movimenti. Si sapeva già che la sede cerebrale dell'apprendimento motorio fosse il corpo striato, una struttura antica del cervello posta al di sotto della corteccia cerebrale. Non era chiaro, invece, come le cellule dello striato riuscissero a ricordare quanto già appreso e, partendo da lì, ad apprendere nuovi movimenti e a perfezionare quelli noti. 

"Nel nostro studio abbiamo scoperto, in modelli animali, che l'esercizio motorio lascia un segno per giorni nei neuroni dello striato", spiega De Leonibus, coordinatrice del team di ricerca. "Se applichiamo uno stimolo elettrico ai neuroni dello striato di animali non addestrati, questi danno una risposta inibitoria; se lo stesso stimolo è applicato ad animali sottoposti alle prime sessioni di apprendimento, i neuroni rispondono eccitandosi e questo li rende riconoscibili e consente di perfezionare i movimenti appresi. Tuttavia, una volta che l'esercizio motorio viene acquisito alla perfezione e il movimento viene effettuato automaticamente, i neuroni tornano a dara una risposta inibitoria allo stimolo elettrico". 

Il gruppo di ricerca, che ha coinvolto numerosi giovani ricercatori, come Nadia Giordano e Attilio Iemolo, ha studiato la rilevanza di questa nuova forma di memoria cellulare nella malattia di Parkinson, i cui sintomi (tremori a riposo e lentezza nei movimenti) indicano la morte di un particolare tipo di cellule che porta allo striato la dopamina.  "Oggi sappiamo che l'aumento nella produzione della proteina alfa-sinucleina può da sola portare alla morte dei neuroni dopaminergici e, quindi, allo sviluppo della malattia. I ricercatori hanno quindi inserito all'interno delle cellule che producono dopamina il gene dell'alfa-sinucleina umana, in modo che questa venisse prodotta in quantità spropositate nelle cellule che rilasciano dopamina nello striato, determinandone la morte", prosegue la ricercatrice dell'Igb-Cnr. 

"Si è visto così che molto prima di arrivare alla morte l'eccesso di alfa-sinucleina impediva agli animali di effettuare automaticamente i movimenti appresi. Questi risultati identificano per la prima volta una manifestazione clinica molto precoce nell'apprendimento motorio che precede la morte dei neuroni nella malattia di Parkinson. È quindi un campanello d'allarme utile per la diagnosi precoce e per lo sviluppo di nuove terapie che, se somministrate subito, possono prevenire o rallentare la morte dei neuroni".

I ricercatori si sono chiesti a questo punto in che modo l'eccesso di alfa-sinucleina impedisse la formazione della memoria cellulare, una domanda importante per capire le primissime modificazioni biologiche legate allo sviluppo del Parkinson. "Abbiamo visto che l'eccesso di alfa-sinucleina preveniva la formazione della memoria cellulare riducendo drasticamente la quantità del trasportatore della dopamina, una sorta di controllore dei punti di contatto tra diversi neuroni, e quando i livelli di questo trasportatore si riducono tutte le vescicole di dopamina rilasciate disturbano il corretto scambio di informazioni tra le cellule nervose e, dunque, la formazione della memoria motoria", conclude De Leonibus. 

"L'identificazione di bassi livelli del trasportatore della dopamina in questo stadio precoce, quando ancora non c'è neurodegenerazione, è perciò un aspetto molto rilevante per la diagnosi della malattia. I risultati di questa ricerca suggeriscono che bassi livelli del trasportatore non necessariamente indicano la morte dei neuroni dopaminergici, ma possono invece indicare una sinucleinopatia, un'ipotesi diagnostica che merita approfondimenti mirati con indagini genetiche e prelievo di liquor, al fine di prevederne l'evoluzione".

Questo risultato è stato reso possibile anche grazie ai finanziamenti di Fondazione Telethon che proprio in questi giorni sta promuovendo #presente, la campagna di sensibilizzazione e raccolta fondi per la ricerca scientifica contro le malattie genetiche rare. Inoltre, fino al 23 dicembre si terrà la 28° edizione della Maratona televisiva in collaborazione con la Rai e fino al 24 dicembre sarà possibile fare una donazione inviando un sms o chiamando il numero solidale 45518



Roma, 22 dicembre 2017

La scheda
Che cosa: scoperta di meccanismo di memoria cellulare alterato nelle fasi iniziali della malattia di Parkinson Doi: awx351
Chi: Istituto di genetica e biofisica del Cnr di Napoli, Istituto Telethon di Pozzuoli, Fondazione Santa Lucia Irccs, Università di Perugia


--
www.CorrieredelWeb.it

giovedì 22 dicembre 2016

A Natale piatti golosi per le persone con disfagia - Gipsy in the kitchen cucina con il Centro Clinico NeMO

La collaborazione tra “A Gipsy in the Kitchen”, la cui I blogger Alice Agnelli e Alessandro Madami, autori del blog A Gipsy in the Kitchen, “regalano” al Centro Clinico NeMO, centro di eccellenza ad alta specializzazione per il trattamento delle malattie neuromuscolari, la ricetta di due piatti natalizi speciali, al tempo stesso appetitosi e facili da mangiare anche per chi ha la disfagia, cioè la difficoltà di deglutire sia liquidi che solidi


Milano, 22 dicembre 2016 Il Natale può essere una festa per il palato anche per chi è colpito da disfagia, cioè la difficoltà di deglutire sia liquidi che solidi: per questa ragione Alice Agnelli e Alessandro Madami, autori del noto blog A Gipsy in the Kitchen, hanno realizzato in collaborazione con il Centro Clinico NeMO, centro di eccellenza ad alta specializzazione per il trattamento delle malattie neuromuscolari, una videoricetta per preparare un piatto natalizio speciale, che sarà online da domani, 23 dicembre, su www.agipsyinthekitchen.com. 

Il piatto presentato è una vellutata di castagne e funghi cucinata a quattro mani dalla food blogger con Matilde, una ragazza di 13 anni affetta da Atrofia Muscolare Spinale (SMA).

La collaborazione tra “A Gipsy in the Kitchen”, la cui pagina Facebook conta oltre 38mila likers, e il Centro Clinico NeMO è iniziata già la tre settimane fa quando Alice e Matilde hanno preparato insieme dei deliziosi pancakes alla zucca in diretta sulla pagina Facebook della blogger, dove il video è ancora visibile qui.

Il Centro Clinico NeMO (NEuroMuscolar Omnicentre) è un centro clinico ad alta specializzazione per il trattamento delle malattie neuromuscolari, patologie altamente invalidanti che colpiscono attualmente in Italia circa 40.000 persone. 

Nel 2015 sono stati seguiti nelle quattro sedi del NeMO (Milano, Roma, Arenzano (GE) e Messina) quasi 3.000 pazienti

La video ricetta e la diretta Facebook sono parte del progetto “Aggiungi un posto a tavola” che punta a migliorare la qualità di vita dei pazienti con disfagia e delle loro famiglie, proponendo loro ricette pensate e realizzate da grandi chef per essere al tempo stesso appetitose e facili da mangiare.

Alberto Fontana, presidente della Fondazione Serena Onlus, l’ente gestore del Centro Clinico NeMO, sottolinea: “Ringraziamo Alice Agnelli, Alessandro Madami e tutti coloro che ci stanno supportando in questo progetto.
Per noi del Centro Clinico NeMO la qualità di vita dei pazienti è una priorità e per questo riteniamo che sia molto importante che le persone con disfagia possano mangiare piatti non solo nutrienti ma anche piacevoli e gustosi.
Tanto più in occasione del Natale quando la tavola non è solo il luogo dove nutrirsi, ma anche quello dove riunirsi con i propri cari e celebrare i propri affetti”.

Gaia e Matilde, due cuoche provette!

Il progetto “Aggiungi un posto a tavola” è stato lanciato con un video in cui Matilde, insieme all’amica Gaia, anche lei affetta da SMA, hanno preparato insieme a due noti chef, Roberto Di Pinto e Misha Sukyas, un tiramisù e una crespella con i gamberi: non ricette comuni, ma studiate appositamente per essere di facile deglutizione e appetitose.

Il video è visibile qui di seguito: 

Ispirazione del progetto è il libro “Nutrirsi con gusto”, nato dal coinvolgimento di due professionisti della cucina, Mauro Uliassi (due stelle Michelin) e Paolo Piaggesi: un libro di ricette “particolari”. 

Il testo è stato realizzato con la collaborazione di medici specialisti in alimentazione e riabilitazione e al suo interno sono presentati 38 ricette, di antipasti, primi, secondi e dolci.

Hanno aderito al progetto, oltre ad Alice Agnelli e Alessandro Madami, Andrea Besuschio (“pasticceria Besuschio” di Abbiategrasso - Milano), Eugenio Boer (“Essenza” – Milano), Roberto Di Pinto (“Bulgari Hotel” – Milano), Christian Milone (“Trattoria Zappatori” di Pinerolo - Torino), Matteo Monti (“Rebelot” - Milano), Davide Oldani (“D’O” di Cornaredo – Milano), Eugenio Roncoroni (“Al Mercato” - Milano), Diego Rossi e Pietro Caroli ("Trippa" - Milano), Misha Sukyas (“Puzzle” - Milano).

La disfagia
Nell’ambito delle patologie neurologiche la disfagia è un problema frequente, tanto da presentarsi nel 70% dei pazienti e nelle patologie neuromuscolari riguarda addirittura la quasi totalità delle persone

Non si tratta di una malattia in sé, ma di un sintomo di alcune patologie. Consiste, infatti, in una difficoltà, percepita o rilevata, di deglutire il cibo o i liquidi. 

Sono molto numerose le patologie a cui può accompagnarsi, acute e croniche, internistiche e chirurgiche, degli adulti e dei bambini: ad esempio ictus, malattia di Alzheimer, malattia di Parkinson, neoplasie oro-faringee, paralisi cerebrali infantili. 

La disfagia comporta come possibili conseguenze diversi rischi per la salute: malnutrizione, disidratazione e di polmonite da ingestione

Anche l’assunzione delle terapie può essere messa a rischio da questo problema. Un ulteriore pericolo a cui sono esposte le persone con difficoltà di deglutire è il soffocamento.

 
Il Centro Clinico NeMO (NEuroMuscolar Omnicentre) è un centro clinico ad alta specializzazione, pensato per rispondere in modo specifico alle necessità di chi è affetto da malattie neuromuscolari come la Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA), le Distrofie Muscolari e l’Atrofia Muscolare Spinale (SMA). 

Si tratta di patologie altamente invalidanti con un grave impatto sociale, caratterizzate da lunghi e complessi percorsi di cura e assistenziali, per le quali, purtroppo, al momento non c’è possibilità di guarigione. 

Queste malattie interessano attualmente circa 40.000 persone in tutto il Paese. 

Il NeMO ha quattro sedi sul territorio nazionale: Milano, Messina, Arenzano (Genova), Roma.

mercoledì 21 settembre 2016

Alzheimer e caffè: un consumo moderato può contribuire a ridurre il rischio fino al 27%

21 settembre 2016
XXII GIORNATA MONDIALE DELL’ALZHEIMER

Il rapporto dell’Institute for Scientific Information on Coffee pubblicato oggi presenta le più recenti ricerche scientifiche sugli effetti benefici derivati dal consumo di caffè e il morbo di Alzheimer


Milano, 21 settembre 2016 – In occasione della Giornata Mondiale Alzheimer, ISIC (Institute for Scientific Information on Coffee) ha pubblicato oggi la terza edizione del Report Le cose buone della vita: il consumo di caffè può ridurre il rischio di sviluppare l’Alzheimer?” che raccoglie le più recenti evidenze scientifiche su consumo di caffè e morbo di Alzheimer.
 
Circa 26 milioni di persone in tutto il mondo sono malate di Alzheimer. In particolare in Europa, il progressivo invecchiamento della popolazione sembra essere correlato ad un aumento della malattia1.
 
Gli highlights del III Report ISIC:
 
  • Una metanalisi pubblicata quest'anno su Nutrition evidenzia che il consumo moderato di caffè può ridurre fino al 27% il rischio di sviluppare il morbo di Alzheimer3.
  • Il ruolo della dieta mediterranea: alcuni frutti, ortaggi e bevande – tra cui il caffè -  contengono polifenoli. Queste molecole, presenti anche nel caffè, agiscono sulle cellule cerebrali per ridurre l'infiammazione, diminuire la mortalità dei neuroni e mantenere bilanciati i livelli di acetilcolina, una sostanza chimica che funge da neurotrasmettitore e che viene rilasciata dalle cellule nervose per inviare segnali alle altre cellule. Tra i polifenoli, viene segnalato l'acido ferulico per il suo effetto positivo nella prevenzione dai problemi alla vista 4-8.
  • La caffeina, contenuta nel caffè, inoltre ha mostrato di ridurre due marcatori tipici dell’Alzheimer:  l'accumulo del peptide beta-amiloide, e la iperfosforilazione di proteina tau9. Inoltre ridurrebbe anche la morte dei neuroni, soprattutto nelle aree del cervello che giocano un ruolo nella memoria10. Infine, come neuro-stimolante, produce elevati livelli di acetilcolina11
  • Un ulteriore recentissimo  studio ha evidenziato il ruolo svolto dalla quercetina, uno dei componenti del caffè,  quale neuroprotettore nei confronti sia della malattia dell’Alzheimer che nel morbo di Parkinsons 12.
  • Una vasta letteratura scientifica riporta i numerosi benefici associati ad un moderato consumo di caffè su ulteriori importanti aspetti della fisiologia umana: dalla memoria alla concentrazione, dalla performance fisica al rallentamento del fisiologico declino cognitivo legato all’età, dalla riduzione del rischio di malattie neurodegenerative (come appunto il morbo di Alzheimer e la malattia di Parkinson) a una forte azione preventiva e protettiva nei confronti del diabete di tipo 2 e di alcune malattie del fegato tra cui cirrosi, steatosi ed epatite.

Il caffè, assunto quotidianamente in sicurezza per centinaia di anni, è parte integrante della storia e della cultura nel nostro Paese; il suo consumo è fortemente radicato nei costumi alimentari degli italiani, che si esprimono attraverso le pratiche e i valori della dieta mediterranea, riconosciuta tra le migliori del mondo.
 
Un’assunzione moderata di caffè, tipicamente 3-5 tazzine al giorno, come indicato dall’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) nel suo parere sulla sicurezza della caffeina, viene associata nella letteratura scientifica a una serie di benefici fisiologici e può far parte di una dieta sana ed equilibrata e di uno stile di vita attivo.
 
 
Riferimenti
1.       Alzheimer Europe (2010) 'The impact of Alzheimer’s disease in Europe'. Available at:  
www.alzheimer-europe.org/EN/Research/PharmaCog/Why-Pharmacog/(language)/eng-GB 
  1. EFSA (2015) Scientific Opinion on the Safety of Caffeine. EFSA Journal, 13(5):4102.
3.       Liu Q.-P. et al. (2016) Habitual coffee consumption and risk of cognitive decline/dementia: A systematic review and meta-analysis of prospective cohort studies. Nutr, 32(6):628-36.
4.       Perez-Jimenez et al. (2011) Dietary intake of 337 polyphenols in French adults. Am J Clin Nutr, 93(6):1220-1228. 
5.       Kim H.S. et al. (2004) Inhibitory effects of long-term administration of ferulic acid on microglial activation induced by intracerebroventricular injection of beta-amyloid peptide (1-42) in mice. Biol Pharm Bull, 27:120-1.
6.       Cho J.Y. et al. (2005) Inhibitory effects of long-term administration of ferulic acid on astrocyte activation induced by intracerebroventricular injection of beta-amyloid peptide (1-42) in mice. Prog Neuropsychopharmacol Biol Psychiatry, 29:901-7.
7.       Wenk G.L. et al. (2004) Attenuation of chronic neuroinflammation by a nitric oxide-releasing derivative of the antioxidant ferulic acid. J Neurochem, 89:484–493.
8.       Yan J.J. et al. (2001) Protection against beta-amyloid peptide toxicity in vivo with long-term administration of ferulic acid. Br J Pharmacol, 133(1):89-96.
9.       Laurent C. et al. (2014) Beneficial effects of caffeine in a transgenic model of Alzheimer’s disease-like tau pathology. Neurobiol Aging, 35(9):2079-90.
10.    Dall’Igna O.P. et al. (2003) Neuroprotection by caffeine and adenosine A2A receptor blockade of β-amyloid neurotoxicity. Br. J. Pharmacol, 138:1207–1209.
11.    Fredholm B. et al. (1999) Actions of caffeine in the brain with special reference to factors that contribute to its widespread use. Pharmacol Rev, 51:83–133.
12.    Lee M. et al. (2016) Quercetin, not caffeine, is a major neuroprotective component in coffee. Neurobiol Aging, 46:113-123.

 

Il Consorzio Promozione Caffè riunisce Aziende che producono e commercializzano le diverse tipologie di caffè torrefatto, caffè decaffeinato, caffè solubile e capsule e cialde di caffè. 

Da oltre 20 anni il Consorzio è impegnato a promuovere un programma di educazione e informazione su caffè e caffeina e i loro effetti sulla salute, sulla base delle evidenze scientifiche pubblicate.

L'Istituto per l'Informazione scientifica sul caffè (ISIC) è un’organizzazione internazionale senza scopo di lucro costituita nel 1990 e dedicata allo studio, alla raccolta e alla divulgazione di studi e ricerche scientifiche in tema di "caffè e salute".

ISIC rispetta l'etica della ricerca scientifica in tutte le sue attività e la sua comunicazione si basa su solide basi scientifiche, studi pubblicati su riviste scientifiche “peer-reviewed”. 


Fanno parte di ISIC alcune tra le principali aziende europee del caffè.

ISIC organizza e aggiorna il sito www.coffeeandhealth.org che mette a disposizione della comunità scientifica, dei professionisti del settore e dei media un database di oltre 600 abstract degli studi internazionali più significativi in tema di caffè e salute, con più di 400 articoli scientifici resi disponibili negli ultimi sei anni.

Disclaimer

Protected by Copyscape


Il CorrieredelWeb.it è un periodico telematico nato sul finire dell’Anno Duemila su iniziativa di Andrea Pietrarota, sociologo della comunicazione, public reporter e giornalista pubblicista, insignito dell’onorificenza del titolo di Cavaliere al merito della Repubblica Italiana.

Il magazine non ha fini di lucro e i contenuti vengono prodotti al di fuori delle tradizionali Industrie dell'Editoria o dell'Intrattenimento, coinvolgendo ogni settore della Società dell'Informazione, fino a giungere agli stessi utilizzatori di Internet, che così divengono contemporaneamente produttori e fruitori delle informazioni diffuse in Rete.

Da qui l’ambizione ad essere una piena espressione dell'Art. 21 della Costituzione Italiana.

Il CorrieredelWeb.it oggi è un allegato della Testata Registrata AlternativaSostenibile.it iscritta al n. 1088 del Registro della Stampa del Tribunale di Lecce il 15/04/2011 (Direttore Responsabile: Andrea Pietrarota).

Tuttavia, non avendo una periodicità predefinita non è da considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n.62 del 07/03/2001.

L’autore non ha alcuna responsabilità per quanto riguarda qualità e correttezza dei contenuti inseriti da terze persone, ma si riserva la facoltà di rimuovere prontamente contenuti protetti da copyright o ritenuti offensivi, lesivi o contrari al buon costume.

Le immagini e foto pubblicate sono in larga parte strettamente collegate agli argomenti e alle istituzioni o imprese di cui si scrive.

Alcune fotografie possono provenire da Internet, e quindi essere state valutate di pubblico dominio.

Eventuali detentori di diritti d'autore non avranno che da segnalarlo via email alla redazione, che provvederà all'immediata rimozione oppure alla citazione della fonte, a seconda di quanto richiesto.

Per contattare la redazione basta scrivere un messaggio nell'apposito modulo di contatto, posizionato in fondo a questa pagina.

Modulo di contatto

Nome

Email *

Messaggio *