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venerdì 25 maggio 2018

In Italia il 6° meeting mondiale sulla salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro (summit e premiazioni)

6° GLOBAL HEALTHY WORKPLACE AWARDS&SUMMIT

DA TUTTO IL MONDO A BERGAMO PER PREMIARE SALUTE E SICUREZZA NEI LUOGHI DI LAVORO

6 – 7 settembre 2018

EX-Monastero di Sant'Agostino

Via delle Mura, 2 - Bergamo

Bergamo, 25 MAGGIO 2018 - Dopo Londra 2013, Shanghai 2014, Florianopolis (Brasile) 2015, Washington DC 2016, Singapore 2017, il Global Center for Healthy Worplaces, ente di certificazione internazionale, sceglie Bergamo, per la prima volta nella sua storia, come meta del 6° Global Healty Workplace Awards & Summit.

L'evento, in programma il 6 e il 7 settembre 2018, celebra e premia a livello mondiale le aziende che più si sono impegnate, in accordo con il modello di azione dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, nella promozione della salute nei luoghi di lavoro.

La scelta di Bergamo non è casuale: ATS Bergamo infatti, grazie all'alleanza con Confindustria Bergamo, ha attivato nel 2012 il primo programma standardizzato di promozione della salute nei luoghi di lavoro (WHP) in Lombardia, diventando modello virtuoso anche a livello europeo.

I temi del Summit, illustrati in presenza del direttore della Scuola di Affari Internazionali degll'Istituto di Studi politici di Parigigià presidente del Consiglio dei ministri italiano, Enrico Letta, e di numerosi esperti di fama internazionale, spazieranno dallo sviluppo di programmi innovativi per promuovere salute e benessere al lavoro, alle nuove sfide aperte dall'Intelligenza Artificiale nella promozione del benessere, fino agli investimenti in salute e ai fattori di successo e gli elementi innovativi rileavti nella creazione di ambienti di lavoro salubri.

il Premio viene assegnato a due aziende multinazionali, due medie imprese e due piccole aziende da una giuria d'eccellenza: Stephen Bevan, Institute for Emplyment Studies UK, Alberto Jose Niituma Ogata, ABQV Brazil, Joseph A. Leutzinger, Health Improvement Solutions USA, Edieth Essie Clarke, M.Ed Sci Occupational Health, FZ Safety & Healty Centre of Ghana e dalla prof. Cordia Chu AM, Centre for Enviornment and Population Health, Griffith University Australia.


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mercoledì 28 febbraio 2018

Fecondazione eterologa, il nuovo test di compatibilità genetica riduce di 150 volta il rischio di avere un figlio malato

Fecondazione eterologa, il nuovo test di compatibilità genetica riduce di 150 volte il rischio di avere un figlio malato
Il centro per la fertilità ProCrea lancia lo screening preventivo delle malattie recessive che verifica la combinazione dei patrimoni genetici tra donatore e ricevente per i casi di ovodonazione e ricorso a un donatore di seme

Nella fecondazione eterologa c'è un elemento in più per poter scegliere la donatrice o il donatore migliore: il confronto genetico. Il centro di medicina della riproduzione ProCrea di Lugano lancia il matching genetico per le coppie con problemi di infertilità che fanno ricorso ad un donatore di seme oppure all'ovodonazione

Una verifica di compatibilità genetica che va ben oltre i classici parametri di selezione dei donatori e delle donatrici. «È un esame approfondito con un solo obiettivo: ridurre da 1 su 200/300 a 1 su 30mila il rischio che il figlio possa presentare malattie genetiche recessive», precisa Marina Bellavia, ginecologa e specialista del centro Procrea.

Al gruppo sanguigno e alle caratteristiche fisiche per la scelta di un donatore ProCrea aggiunge lo screening preventivo delle malattie recessive. Concretamente, prosegue, «parliamo di un esame che prende in considerazione 550 geni responsabili di 650 malattie genetiche rare e raffronta la possibilità che la combinazione dei due patrimoni genetici possa dare origine a un bambino con una grave malattia genetica rara».

Per quanto definite come rare, le malattie genetiche recessive, che possono essere trasmesse da genitori ai figli, sono molte. Secondo le stime dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), esistono circa 8.000 malattie monogeniche diverse delle quali 1.100 recessive. 

Nei Paesi sviluppati queste malattie sono responsabili del 18% dei ricoveri pediatrici e del 20% della mortalità infantile. «Siamo tutti portatori sani di almeno tre malattie recessive gravi», aggiunge Giuditta Filippini direttore del laboratorio di genetica molecolare di ProCrea. «Spesso gli stessi genitori non sanno di essere portatori sani di una data malattia genetica, anche perché questo stato non comporta solitamente sintomi particolari».

Il matching genetico si effettua analizzando un normale campione di sangue delle persone interessate (donatrice o donatore e partner). 

«Dall'analisi otteniamo una serie di informazioni sul loro patrimonio genetico che permettono l'identificazione di circa 550 geni e delle varianti presenti su ognuno di esso - spiega Filippini -. Molte di queste varianti sono innocue, mentre alcune sono classificate come patogenetiche. Con l'ausilio di un particolare software e con la supervisione di un esperto in genetica medica, possiamo filtrare le varianti patogenetiche presenti sullo stesso gene in entrambi i genitori biologici. Questa condizione comporta un rischio molto alto (25%) di avere un bambino malato. L'esperienza del genetista è fondamentale nell'interpretazioni dei risultati e nella valutazione delle varianti individuate. Con il test di compatibilità il risultato è sorprendente: se non troviamo nessuna "compatibilità genetica" possiamo arrivare a diminuire il rischio di concepire figli malati fino a 150 volte rispetto a quanto riportato dalle statistiche».

Il test viene particolarmente consigliato nel caso della donazione dei gameti. In questo caso, infatti, se si dovesse presentare il caso di "compatibilità" per una malattia genetica, la scelta è molto semplice e indolore: cambiare il donatore di gameti. Da non dimenticare che «oggi guarire da una malattia genetica non è possibile. In questo caso è invece possibile prevenirla», conclude Filippini.

ProCrea - Con una lunga esperienza nel campo della medicina della riproduzione, ProCrea è il maggiore centro di fertilità della Svizzera ed è un polo di riferimento internazionale. ProCrea è composto da un'équipe professionale di medici, biologi e genetisti specialisti in fisiopatologia della riproduzione. Unico centro svizzero ad avere al suo interno un laboratorio accreditato di genetica molecolare, ProCrea esegue analisi genetiche per lo studio dell'infertilità con tecniche d'avanguardia. La sede principale è a Lugano in via Clemente Maraini, 8. 

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martedì 13 febbraio 2018

Giornata nazionale UniVax: “Vacciniamo i ragazzi contro l’epidemia di bufale sui vaccini”

Giornata nazionale UniVax: "Vacciniamo i ragazzi contro l'epidemia di bufale sui vaccini"

La confusione sui vaccini alimentata dalle molte bufale che circolano in Rete è pericolosa perché può portare a comportamenti dannosi per la salute
Come proteggersi da questo rischio? 

La Società Italiana di Immunologia, Immunologia Clinica e Allergologia (SIICA) ha pensato a una sorta di "vaccinazione" contro l'epidemia di fake news sui vaccini. Il farmaco da somministrare in questo caso è una discussione libera ma scientificamente informata sull'argomento.

E' nato così il progetto UniVax Day: una giornata - che si svolgerà nelle principali Università italiane fra il 15 e il 16 Febbraio - dedicata ai ragazzi degli ultimi due anni delle scuole superiori per affrontare il tema sulla base delle evidenze scientifiche di cui disponiamo oggi.

Gli esperti (immunologi, infettivologi, igienisti, microbiologi) incontrano i ragazzi per parlare di come funzionano i vaccini, quali vantaggi danno e quali rischi comportano, del perché vanno somministrati e a chi, ma anche per ascoltare i dubbi degli studenti e rispondere alle loro domande. 

"UniVax Day - dice Angela Santoni, presidente della SIICA - avrà una cadenza annuale e si svolgerà in contemporanea e con un programma analogo in vari Atenei italiani. Lo scopo è rendere i giovani più consapevoli dell'efficacia e dei rischi delle vaccinazioni, riportando il tema all'interno di un discorso scientifico ed evitando che diventi un problema ideologico o politico".

Secondo le stime dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), ogni anno grazie ai vaccini si prevengono da 2 a 3 milioni di morti nel mondo. "Il vaccino – prosegue Santoni – non è un farmaco come gli altri perché non protegge solo la persona che lo assume, ma, impedendo la circolazione dell'agente infettivo, protegge anche tutti gli altri, comprese le persone più fragili come i bambini che hanno un sistema immunitario compromesso". 

Tuttavia, quando le persone smettono di vaccinarsi, malattie infettive che oggi nei Paesi come il nostro sono diventate rare - come la difterite, il morbillo, la parotite, la poliomielite - possono tornare facilmente ad essere una minaccia. La copertura vaccinale in Italia per alcune malattie infettive è ancora al di sotto della soglia considerata dall'OMS indispensabile per la protezione della popolazione.

L'UniVax Day 2018 si svolgerà il 16 Febbraio all'Università Sapienza di Roma e alle Università di Genova, Brescia, Torino, Verona, Udine, Firenze, Catanzaro, Palermo. Il 15 Febbraio all'Università di Messina, il 21 all'Università di Ancona. A Milano due appuntamenti: il 21 all'Humanitas University e il 23 all'Università degli Studi. Si prevede che parteciperanno circa 5.000 studenti.

CorrieredelWeb.it 

martedì 3 ottobre 2017

Organizzazione Mondiale della Sanità: la dieta mediterranea fa salire l’Italia ai vertici della longevità mondiale


OMS: COLDIRETTI, CON DIETA MEDITERRANEA +2 ANNI VITA

La dieta mediterranea fa salire l'Italia ai vertici della longevità mondiale dopo il Giappone con un'età media della popolazione di 44,9 anni che si è allungata di due anni esatti nel giro dell'ultimo decennio. 

E' quanto afferma la Coldiretti il riferimento allo studio dell'OMS sull'invecchiamento della popolazione che vede l'Italia ai vertici. 

Un risultato che è il frutto di un calo delle nascite che scendono nel 2016 ad appena 473.438, il minimo storico dal 2008, ma anche – sottolinea la Coldiretti – delle scelte salutiste a tavola che nel 2017 hanno visto un aumento record dei consumi dei prodotti della dieta mediterranea che va dal +7% per il pesce fresco fino alla crescita del 6% per la frutta fresca, che non è stata mai cosi' presente in tavola da inizio secolo. 

La dieta mediterranea fondata principalmente su pane, pasta, frutta, verdura, carne, olio extravergine e il tradizionale bicchiere di vino consumati a tavola in pasti regolari è stata riconosciuta universalmente essere un elisir di lunga vita tanto da meritarsi l'iscrizione nella lista del patrimonio culturale immateriale dell'umanità dell'Unesco il 17 novembre 2010. 
L'apprezzamento mondiale per la dieta mediterranea - spiega la Coldiretti - si deve agli studi dello scienziato americano Ancel Keys che per primo ne ha evidenziato gli effetti benefici dopo aver vissuto per oltre 40 anni ad Acciaroli in provincia di Salerno. 

La dieta mediterranea riconosciuta dall'Unesco non è solo alimentazione ma – conclude la Coldiretti – un insieme di competenze, conoscenze, pratiche e tradizioni che vanno dal paesaggio alla tavola, tra cui la coltivazione, la raccolta, la pesca, la conservazione, la trasformazione, la preparazione e, in particolare, il consumo di cibo.



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giovedì 12 novembre 2015

MORTALITÀ MATERNA: OMS, DAL 1990 AD OGGI QUASI 11 MILIONI DI VITTIME NEL MONDO

IN ITALIA UN TASSO DI MORTALITÀ MATERNA TRA I MIGLIORI A LIVELLO GLOBALE

L’Organizzazione Mondiale della Sanità presenta oggi il Rapporto Globale sulla Mortalità Materna e scatta una fotografia del fenomeno negli ultimi 25 anni. Ridotta la mortalità del 44% a livello globale, ma in Africa Subshariana muoiono ancora 546 donne ogni 100 000 nascite. Italia nella top ten mondiale per basso tasso di mortalità materna, esempio di eccellenza tra i Paesi del G7.

A livello globale, negli ultimi 25 anni, quasi 11 milioni di donne hanno perso la vita per dare alla luce il loro bambino o per complicanze durante la gravidanza, una cifra pari alla somma degli abitanti di Londra e Berlino. Ma una buona notizia c’è. Nel mondo, la mortalità materna si è ridotta di quasi il 44% negli ultimi 25 anni, passando dalle 532 mila vittime del 1990 a 303 mila di quest’anno, con un rapporto globale stimato di 216 morti materne ogni 100 mila nascite, in netto calo rispetto al 1990 che quando si attestava a 385.

E’ quanto è emerso dal Rapporto Globale sulla Mortalità Materna realizzato dall’Organizzazione Mondale della Sanità in collaborazione con UNICEF, UNFPA, Banca Mondiale e la Divisione Popolazione delle Nazioni Unite, presentato oggi presso l’Istituto Superiore di Sanità, e che scatta una fotografia dei progressi compiuti nell'ambito degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio.

La riduzione drastica della mortalità materna avvenuta anche in Italia la colloca nella top ten mondiale dei Paesi con i più bassi tassi di mortalità materna, con un numero di 4 morti materne ogni 100mila nascite tra i migliori al mondo ai livelli di Francia, Inghilterra, Germania e Stati Uniti.

"Gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio hanno innescato degli sforzi senza precedenti per ridurre la mortalità materna e abbiamo fatto un importante passo avanti" ha dichiarato Flavia Bustreo Vice Direttore Generale, Salute della Famiglia, delle Donne e dei Bambini dell’OMS. "Negli ultimi 25 anni, globalmente siamo riusciti quasi a dimezzare il rischio di una donna di morire per cause legate alla gravidanza. Ma questo non è sufficiente. L’Italia, che ha raggiunto uno dei risultati tra i migliori al mondo per la salute materna grazie ad un sistema sanitario efficiente e agli screening durante tutta la gravidanza, può giocare un ruolo chiave sia nel contesto del prossimo G7, che nell’impegno preso dal Premier Matteo Renzi in materia di cooperazione internazionale per sostenerci nel porre fine entro il 2030 a queste morti evitabili”.

Il raggiungimento di questo obiettivo richiede un grande impegno, nei prossimi 15 anni, anche nella formazione di ostetriche e operatori sanitari soprattutto nei Paesi in cui il tasso di mortalità materna è ancora elevato.

L’Italia è onorata di ospitare la conferenza sul rapporto globale di mortalità materna dell’OMS, non solo per la storica collaborazione che abbiamo da anni con la più prestigiosa organizzazione mondiale in tema di salute e sanità – ha dichiarato Walter Ricciardi Presidente dell’Istituto Superiore di Sanitàma anche perché ci offre l’occasione di accendere i riflettori su una sanità buona come quella che fa del nostro sistema di sorveglianza un’eccellenza e un modello per tutto il Sud dell’Europa. Un sistema che, in linea con gli obiettivi dell’OMS permette l’aggiornamento continuo dei professionisti sanitari e la razionalizzazione dell’assistenza al fine di prevenire le morti evitabili”.

DOVE LA GRAVIDANZA È ANCORA UN RISCHIO PER LA VITA
Nel mondo, nonostante gli sforzi, infatti, solo 9 Paesi (Bhutan, Capo Verde, Cambogia, Iran, Repubblica Democratica Popolare del Laos, Maldive, Mongolia, Ruanda e Timor Est) hanno raggiunto l’obiettivo di ridurre la mortalità materna di almeno il 75% entro il 2015. E nonostante i progressi, in alcuni di questi Paesi i tassi di mortalità materna rimangono superiori alla media globale. “Come abbiamo visto con tutti gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio relativi alla salute, il rafforzamento del sistema sanitario deve essere integrato ad altre azioni per ridurre la mortalità materna – ha spiegato Flavia Bustreo L'educazione delle donne e delle ragazze, in particolare di coloro che vivono ai margini della società, è la chiave per la sopravvivenza loro e dei loro figli. L’Istruzione è l’unica leva che fornisce loro le conoscenze base per cambiare pratiche tradizionali che mettono in pericolo la vita sia loro che dei loro figli."

Ed è nei Paesi in via di sviluppo che si registra il 99% delle morti materne di tutto il mondo, Il 66% dei casi nella sola Africa sub-sahariana, nonostante si sia comunque registrato un miglioramento importante con il 44% di morti materne in meno dal 1990 ad oggi, passando da 987 a 546 ogni 100 mila donne.  

In Asia orientale si registra il miglior risultato per la salute materna: il tasso di mortalità è sceso drasticamente del 72%. Mentre nelle regioni sviluppate, il tasso di mortalità materna è sceso del 48% tra il 1990 e il 2015 (passando da 23 a 12 casi ogni 100 000).

“Per aiutare i Paesi a raggiungere l'ambizioso obiettivo di porre fine alle morti materne evitabili entro il 2030, l’OMS ha presentato da poco la nuova Strategia Globale per la salute delle donne, dei bambini e degli adolescenti lanciata dal Segretario Generale delle Nazioni Unite all’Assemblea Generale lo scorso Settembre 2015. La risposta da parte dei paesi ed altri stakeholder della comunità internazionale è stata immediata e forte, con un impegno iniziale del valore totale di 25 miliardi di dollari. Il nuovo obiettivo è la riduzione dei decessi materni a meno di 70 ogni 100 000 nascite e per raggiungerlo tutti i Paesi dovranno andare avanti ad un ritmo ancora più veloce portando il tasso di riduzione della mortalità materna annuo da 2,3% a 7,5%” commenta Flavia Bustreo.

I progressi ottenuti sino ad ora sono dovuti, in parte, a un migliore accesso degli interventi semplici, ma efficaci, come l'assistenza prenatale e l’assistenza qualificata durante e immediatamente dopo il parto. Garantire assistenza qualificata durante la gravidanza e al momento della nascita permette di ridurre il rischio di infezione, così come la somministrazione dell’ossitocina immediatamente dopo il parto per ridurre il rischio di emorragie. Monitorare la gravidanza permette di individuare e affrontare i casi potenzialmente mortali come l'ipertensione indotta, in molti casi, dalla gravidanza stessa.

SALUTE DI DONNE E BAMBINI: LA NUOVA STRATEGIA GLOBALE PER IL 2030
In linea con gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, la nuova Strategia Globale propone la realizzazione di programmi che siano pensati, guidati e compiuti dagli stessi Paesi e resi concreti attraverso investimenti sostenibili. Allo stesso tempo, chiede la realizzazione di sistemi sanitari più solidi, dotati di personale qualificato e capace di dare un servizio alla popolazione che sia adeguato e di qualità. Chiede che tutte le donne, i bambini e gli adolescenti abbiano pieno accesso ai servizi di prevenzione, alle cure e al trattamento ovunque ne abbiano bisogno nel mondo e in qualsiasi momento. E perché questo possa realizzarsi chiede alla comunità internazionale e ai paesi di realizzare approcci innovativi al finanziamento, allo sviluppo dei prodotti e ad efficienti servizi sanitari e promuovere in tutto il mondo la prevenzione. 

"L'obiettivo di porre fine alla mortalità materna entro il 2030 è un traguardo ambizioso e realizzabile a condizione che raddoppino anche i nostri sforzi – sostiene Flavia Bustreo. Per questo è stata lanciata la piattaforma Global Financing Facility (GFF) per il finanziamento e il sostegno di Every Woman Every Child e il raggiungimento degli Obiettivi di Salute e Sviluppo Sostenibili per la salute di donne, bambini e adolescenti”

Sarà anche importante concentrarsi sugli altri problemi di salute che possono influenzare la salute materna. Da un’analisi dell’OMS del 2014 sui dati provenienti da 115 paesi emerge che le condizioni mediche preesistenti come il diabete, la malaria, l'HIV, l'obesità hanno causato il 28% delle morti materne.

L’IMPORTANZA DEI SISTEMI DI RACCOLTA DATI
Le stime 2015 del Rapporto Globale sulla Mortalità Materna presentano gli enormi progressi compiuti verso il 5 Obiettivo Sviluppo del Millennio per la riduzione della mortalità materna. Il Rapporto mette in luce un forte calo della mortalità materna nel corso degli ultimi 25 anni. Allo stesso tempo, emerge come i Paesi stiano facendo un lavoro importante nella raccolta di dati che comprende le nascite, le morti e le cause di morte per capire perché, dove e quando le donne muoiono e che cosa si può fare per prevenirne la morte. Dal 2012, l'OMS, l’UNFPA e i partner hanno sviluppato un sistema di monitoraggio sulla morte materna, per notificarne e indentificarne cause e mettere in atto i migliori metodi di prevenzione.

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