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venerdì 19 gennaio 2018

Osservatorio nutrizionale: il segreto della longevità degli italiani

LA DIETA MEDITERRANEA ALLUNGA LA VITA

A seguito di una importante ricerca pubblicata da "The Lancet", l'Osservatorio nutrizionale Grana Padano ha effettuato uno studio sull'alimentazione che conferma la longevità degli italiani.

 

(Desenzano del Garda, 19 gennaio 2018) - Dopo i recenti studi pubblicati sulla prestigiosa rivista scientifica "The Lancet" nell'ambito del progetto Prospective Urban Rural Epidemiology (P.U.R.E.), gli esperti dell'Osservatorio Grana Padano hanno valutato le abitudini alimentari di 4500 italiani, adulti, 57% donne 43% maschi di età media 52 anni per identificare il rischio di mortalità correlata all'alimentazione in relazione ai dati emersi dallo studio P.U.R.E.. Lo studio dell'Osservatorio conferma che le abitudini alimentari del campione di italiani studiati forniscono la quantità di macronutrienti che lo studio associa ad una minore mortalità.
I due studi di Lancet, infatti, hanno cercato di comprendere a livello globale il rapporto tra alimentazione e mortalità. Secondo un primo studio, di Miller e colleghi, un'alimentazione con un apporto moderato di frutta, verdura e legumi, e un basso contenuto di carboidrati, è associata a un rischio inferiore di morte e un alto consumo di vegetali non è necessario perché non diminuisce ulteriormente il rischio. Invece, secondo l'altro studio di Dehghan e colleghi, un più alto contenuto di grassi nell'alimentazione, pari a circa il 35% dell'apporto energetico, è associato a un rischio inferiore di morte. Una dieta ricca di carboidrati, fino a rappresentare oltre il 60% dell'apporto energetico, è legata invece a una mortalità più alta.
Dallo studio fatto dall'Osservatorio Grana Padano, è emerso che il consumo calorico medio giornaliero è di 2000 Kcal per le donne e 2200 Kcal per gli uomini. Non vi è nessuna differenza significativa tra uomini e donne nella ridistribuzione dei macronutrienti e mediamente gli intervistati introducono 16,2 % di energia proveniente da proteine, 1.15 g\kg di peso corporeo per le donne 1g\kg di peso corporeo per gli uomini, 49.3% dell'energia da carboidrati e il 34.5% da lipidi.
La Dott.ssa Michela Barichella del comitato scientifico OGP e Presidente di Brain and Malnutrition Association Onlus afferma:
"Lo studio dell'Osservatorio evidenzia che le abitudini degli Italiani intervistati si avvicinano molto alle percentuali di energia derivate da macronutrienti correlate a un più basso tasso di mortalità emerse dallo studio P.U.R.E. Questo potrebbe spiegare in parte il fatto che la nostra popolazione è tra le più longeve al mondo, ed anche che la dieta mediterranea in generale è la più salutare".
Dai dati Istat 2016 si evidenzia, infatti, che la vita media in Italia per le donne è di circa 85 anni mentre per gli uomini è di circa 80 anni. Le percentuali di macronutrienti associate a un minor rischio di mortalità dello studio P.U.R.E. sono molto simili alle percentuali consigliate secondo i LARN (livelli di assunzione di riferimento di Nutrienti ed energia per la popolazione italiana) che raccomandano di trarre dai carboidrati un rapporto medio tra i 50-55% di energia e dai lipidi tra 20-35% dell'energia totale introdotta. 

I LARN suddividono i vari tipi di lipidi e consigliano una quota di grassi saturi inferiori al 10% del totale e i PUFA (grassi polinsaturi tra i quali omega 3 e omega 6) compresi tra 5-10%. Dallo studio OGP emerge che gli intervistati introducono l'11% di energia proveniente da grassi saturi e il 4.9% dell'energia totale deriva dai PUFA.
I dati sul consumo di lipidi saturi e PUFA del campione dello studio OGP si discostano dai valori consigliati dai LARN, ma il totale dei lipidi consumato è praticamente identico (34,5 vs. 35%) ai dati emersi dallo studio  americano che ha coinvolto, diciotto Paesi e più di 135.000 persone, il quale afferma che è l'apporto totale di grassi: saturi, monoinsaturi e polinsaturi, indipendentemente dal rapporto tra loro, a essere associato a un minore rischio di malattie come infarto, o morte per malattie cardiovascolari. I grassi, saturi, vengono in un certo senso "riabilitati" e cade quella "demonizzazione" tipica degli ultimi decenni che ci porta a ridurre i grassi nella nostra alimentazione, in particolare quelli di latte e derivati.
Da quanto emerge dallo studio P.U.R.E. e dai risultati dell'indagine OGP si può evincere che si possa mangiare con più tranquillità i piatti della tradizione gastronomica italiana, come le prelibatezze mangiate durante le passate feste natalizie e di fine anno, senza ovviamente dimenticare il valore calorico dei grassi che quei piatti apportano e ricordare di limitare sempre gli zuccheri e gli alcolici.
Gli esperti dell'Osservatorio hanno stilato 5 utili consigli per introdurre la "giusta" quantità di grassi.
  1. Utilizzare olio extravergine d'oliva, come condimento (20-30 grammi al giorno, 4-6 cucchiaini), è un alimento ricchissimo di proprietà nutritive grassi monoinsaturi e vitamina E: dal gusto e dal sapore intenso, ha un'elevata digeribilità ed è stabile alle alte temperature.
  2. Consumare latte e latticini, tutti i giorni. Due porzioni di latte (cad. 200 ml) o yogurt (cad.125 g) oltre alla ricotta, che non è un formaggio fresco come spesso si pensa, ma un latticino ottenuto lavorando il siero del latte. È ricca di lattoferrina una proteina importante per i suoi effetti antinfiammatori.
  3. Formaggio fresco o stagionato è consigliato come secondo piatto 2-3 porzioni a settimana (cad.100 g fresco e 50 g stagionato). I formaggi stagionati come il Grana Padano DOP sono ricchi di vitamine, proteine ad alto valore biologico e soprattutto calcio; pertanto oltre a consumarlo come secondo, questo formaggio si può mangiare anche tutti i giorni, per esempio 2-3 cucchiai di grattugiato (cad. 10 grammi) per insaporire i primi piatti al posto del sale.
  4. Il pesce, in particolare quello azzurro e il salmone, è ricco di omega3; nella dieta mediterranea, il pesce andrebbe consumato almeno tre volte a settimana per un totale di almeno  600 grammi di parte edibile.
  5. La frutta secca, noci, mandorle, ecc., è ricca di acidi grassi polinsaturi se ne può consumare 15-20 grammi ogni giorno. L'avocado, un frutto ricchissimo di diverse vitamine come la vitamina A, B, C, E, apporta tanta fibra, sali minerali come potassio e magnesio e alte quantità di omega3, se ne può tranquillamente mangiare 1-2 a settimana. 
SCHEDA INFORMATIVA
L'Osservatorio Grana Padano nasce nel 2004 grazie all'impegno del Consorzio Tutela Grana Padano in collaborazione con FIMP (Federazione Italiana Medici Pediatri) e SIMG (Società Italiana di Medicina Generale). Dall'inizio del 2005 sta fotografando gli stili alimentari della popolazione italiana con appositi questionari somministrati da Medici e Pediatri di libera scelta ai loro assistiti, ai quali nel 2007 si sono aggiunti Dietisti e altri Medici Specialisti. Dal 2015 un'equipe di Dietisti residenti in tutte le regioni d'Italia affiancano i medici del territorio offrendo nei loro ambulatori il servizio di anamnesi alimentare e sugli stili di vita, utilizzando il nuovo software online. I dati raccolti con le anamnesi, oltre che informare l'assistito, sono elaborati per dare informazioni di carattere osservazionale-epidemiologico che periodicamente sono diffusi alla società civile.
Stato dell'arte
Ha coinvolto 1.451 Medici di Medicina Generale, 673 Pediatri, 372 Dietisti che hanno somministrato 30.493 anamnesi alimentari (interviste) di cui 14.347 in età pediatrica e 16.146 adulti.
Obiettivi
Educare l'intervistato ad una corretta alimentazione e suggerire uno stile di vita quale prevenzione primaria, secondo quanto identificato dal programma "Guadagnare Salute" del Ministero della Salute.
Ottenere una stima qualitativa dell'assunzione di nutrienti e delle abitudini quali fumo e attività fisica.
Fornire al medico un pratico strumento operativo per somministrare l'anamnesi nutrizionale.
Identificare i principali errori nutrizionali e di stile di vita degli italiani e diffondere la cultura della good practice.
Metodologia
Ogni medico, pediatra, dietista e operatore sanitario, effettua l'anamnesi in un'area riservata online dove risiede il software. L'anamnesi è somministrata solo a soggetti che non soffrono d'importanti patologie ed è effettuata come una ricerca osservazionale (il medico intervista il suo assistito, o il genitore nel caso di minori) l'intervista è guidata da un questionario elettronico che raccoglie: età, sesso, peso e altezza per calcolare il BMI, la circonferenza addominale, lo svolgimento di attività fisica, il tempo trascorso in attività sedentarie (guardare la TV, utilizzare il PC, fare giochi elettronici) e l'abitudine al fumo.
La parte alimentare valuta la frequenza di assunzione settimanale o mensile dei più importanti e diffusi alimenti consumati in Italia, i dati dichiarati vengono elaborati dal software che calcola il contenuto in macronutrienti e micronutrienti e di conseguenza quanti se ne sono assunti con la dieta abituale. Il software elabora e somma i nutrienti assunti e li paragona al fabbisogno giornaliero di ogni individuo, distinto per età e sesso, per valutarne lo scostamento rispetto ai valori standard. Le eccedenze e deficienze di nutrienti significative vengono evidenziate per correggere l'errore nutrizionale emerso dall'anamnesi. Gli scostamenti dei nutrienti vengono poi riclassificati in cibi da assumere più o meno frequentemente. Oltre a ciò il software permette, solo al medico, di suggerire comportamenti personalizzati in base al quadro clinico del soggetto e produce un documento che può essere consegnato agli intervistati.
Comitato scientifico OGP
Proff.ssa Michela Barichella: Medico specializzato in scienza dell'alimentazione, Presidente di Brain and Malnutrition Association, Prof.ssa ac. Università degli Studi di Milano.
Prof. Claudio Maffeis: Medico Pediatra, Direttore Unità Operativa Complessa di Pediatria ad Indirizzo Diabetologico e Malattie del Metabolismo,  Azienda Ospedaliera Universitaria Integra di Verona,
Direttore Centro Regionale Diabetologia Pediatrica - Professore Ordinario di Pediatria, Università di Verona.
Prof. Sergio Coccheri: Medico specializzato in cardiologia e angiologia Ordinario di Malattie cardiovascolari dell'Università di Bologna.
Prof. Davide Festi: Medico specializzato in gastroenterologia, Ordinario di Gastroenterologia, Direttore della Scuola di specializzazione e Preside del corso di laurea in dietetica dell'Università di Bologna.
Prof. Alessandro Lubisco: statistico, Docente di scienze statistiche dell'Università di Bologna.



giovedì 2 novembre 2017

Salute: convegno “Invecchiamento di successo 2017: ageing opportunities” / 11 novembre - Fondazione Ferrero, Alba: "La scienza della longevità" - intervengono Piero Angela, Marcello Cesa-Bianchi, Giancarlo Isaia, Maria Rita Parsi, Marcel Rufo





sabato 11 novembre 2017

Fondazione Ferrero - Alba (CN)

La scienza della longevità

Intervengono:
Piero Angela, Marcello Cesa-Bianchi, Giancalo Isaia, Maria Rita Parsi, Marcel Rufo

Modera: Piero Bianucci

Giornata divulgativa aperta al pubblico



del convegno "Invecchiamento di successo 2017: ageing opportunities"

 (9-10-11 novembre - Alba, Fondazione Ferrero)



Nell'ambito delle giornate di studio "Invecchiamento di successo 2017: ageing opportunities", sabato 11 novembre, ad Alba, alla Fondazione Ferrero, si terrà una giornata divulgativa aperta al pubblico dal titolo "La scienza della longevità", a cui interverranno Piero Angela, Marcello Cesa-Bianchi, Giancarlo Isaia, Maria Rita Parsi, Marcel Rufo, moderati da Piero Bianucci.

Il convegno, accreditato ECM, è organizzato dalla Fondazione Ferrero, in collaborazione con l'Accademia di Medicina di Torino e con l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Un evento di eccellenza che si svolge sotto l'alto Patrocinio del Parlamento Europeo: tre intense giornate di studio, formazione e divulgazione per parlare di invecchiamento da un punto di vista scientifico e sociale con l'aiuto di esperti e ospiti internazionali.


L'aumento della longevità della popolazione estende progressivamente le aspettative di sopravvivenza in buona salute degli anziani e rappresenta, al tempo stesso, una conquista e una sfida. Le persone, grazie ai progressi della scienza e della tecnologia, oggi vivono in media più a lungo. Tuttavia un aumento dell'aspettativa di vita non necessariamente comporta una qualità di vita migliore. 

Con l'invecchiamento aumentano le patologie cronico-degenerative e crescono in modo esponenziale i costi dell'assistenza sanitaria. La sfida posta dall'invecchiamento della società si confronta con i tradizionali modelli di organizzazione sanitaria, sociale e d economica che spesso vedono nell'anziano un problema anziché una risorsa. Oltre al ripensamento dei modelli di cura, si rende quindi necessario un cambiamento culturale per garantire una piena vita attiva agli anziani, attraverso l'individuazione di sani stili di vita e di un'adeguata prevenzione sanitaria. 


In questa direzione la Fondazione Ferrero, impegnata dal 1983 nel miglioramento della qualità della vita della persona anziana, ha proposto, attraverso innovativi modelli di welfare aziendale, dei percorsi di invecchiamento attivo ai propri lavoratori anziani, sia quando ancora occupati, sia dopo il pensionamento. 


A fronte di una consolidata esperienza, la Fondazione organizza dal 2013 convegni di studi a cadenza biennale e a carattere internazionale per promuovere la riflessione sui cambiamenti demografici con le conseguenti ricadute sociali, promuovendo un modello in cui il mondo senior viene affrontato come risorsa positiva e come occasione per nuove esperienze.


Le giornate di studio del 9 e 10 novembre saranno articolate in quattro sessioni scientifiche:

• Longevità (Laura Fratiglioni, Paolo Vineis, Michele De Luca, Claudio Franceschi, Giuseppe Poli)

• Fragilità (Felice Cardillo Piccolino, Pasquale Strazzullo, Silvio Garattini, José Viña, Mario Bo)

• Economia e Welfare (Tito Boeri, Walter Ricciardi, Sarah Harper, Claudio Lucifora, Elio Laudani, Andrea Saglietti)

• Tecnologia e Ambiente (Roberto Cingolani, Enrico Mairov, Roberto Bernabei, Antonio Navarra)



Prima del convegno, nei giorni 7 e 8 novembre, si svolgerà alla Fondazione Ferrero il workshop del progetto di ricerca europeo «Lifepath», che studia i percorsi biologici sottostanti alle differenze sociali nell'Healthy ageing. 

Il workshop è riservato ai ricercatori del progetto Lifepath.

Le giornate di venerdì 10 e sabato 11 rientrano tra gli appuntamenti di aggiornamento e formazione continua dell'Ordine dei Giornalisti. 


Per informazioni:
tel. 0173 295094

mercoledì 18 ottobre 2017

Salute e Slow Food. Dieta Mediterranea: pubblicato per la prima volta in italiano il best seller mondiale di Ancel e Margaret Keys


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Pubblicato per la prima volta in italiano
un best seller mondiale:
La Dieta Mediterranea di Ancel e Margaret Keys

Era il 1975 quando i ricercatori americani Ancel e Margaret Keys pubblicarono Oltreoceano il libro How To Eat Well and Stay Well. The Mediterranean Way, destinato a passare alla storia facendo conoscere la Dieta Mediterranea in tutto il mondo.

In questo testo, diventato una pietra miliare della cultura gastronomica, per la prima volta viene usata l'espressione "dieta mediterranea".

Va a Slow Food Editore e all'associazione Dieta Mediterranea Ancel Keys Pioppi: alimentazione e stile di vita il merito di aver tradotto e pubblicato, per la prima volta in Italia, questo best seller mondiale con il titolo La dieta mediterranea. Come mangiare bene e stare bene.
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Un lavoro attualissimo che fonda le sue radici nel 1952 quando i coniugi Key appresero di come nelle corsie del Policlinico napoletano non ci fossero pazienti con malattie cardiovascolari

Nacque così la ricerca che portò i due ricercatori, fisiologo lui e chimico lei, a stabilirsi nel Cilento: i Keys si resero presto conto di come la Dieta Mediterranea non fosse solamente un fatto di nutrizione ma anche uno stile di vita.

Furono gli stessi studiosi a intuire la comunicabilità della scoperta, coniando quel termine che oggi tutti collegano alla longevità, nonostante la parola dieta rischiasse, allora come oggi, di allontanare gli interessati dalla tavola. 

Questo è anche uno dei motivi per cui la gastronomia mediterranea è stata spesso mal interpretata, guardata con sufficienza dall'alta cucina perché considerata troppo popolare, quasi sempliciotta.

Invece, scrivono i due ricercatori, mostrando tutto il loro entusiasmo nell'avventura che li aveva portati a visitare osterie e friggitorie, recensendo parmigiana di melanzane e alici fritte, pasta e fagioli e pizza: «La cucina mediterranea ci regala una tale ricchezza di delizie gustative, tante e felici sorprese a tavola, tanto piacere per la gola in piatti che sono per la maggior parte economici e facili da preparare, che meriterebbe di essere esaltata comunque, anche se non esistessero prove della sua straordinaria salubrità».

Collana: asSaggi
Confezione: cartonato con sovracoperta
Formato: 13x21 cm
Pagine: 591
Prezzo di copertina: 18 Euro

Nello shop on line di Slow Food Editore a 15,30 Euro anzichè 18




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martedì 3 ottobre 2017

Organizzazione Mondiale della Sanità: la dieta mediterranea fa salire l’Italia ai vertici della longevità mondiale


OMS: COLDIRETTI, CON DIETA MEDITERRANEA +2 ANNI VITA

La dieta mediterranea fa salire l'Italia ai vertici della longevità mondiale dopo il Giappone con un'età media della popolazione di 44,9 anni che si è allungata di due anni esatti nel giro dell'ultimo decennio. 

E' quanto afferma la Coldiretti il riferimento allo studio dell'OMS sull'invecchiamento della popolazione che vede l'Italia ai vertici. 

Un risultato che è il frutto di un calo delle nascite che scendono nel 2016 ad appena 473.438, il minimo storico dal 2008, ma anche – sottolinea la Coldiretti – delle scelte salutiste a tavola che nel 2017 hanno visto un aumento record dei consumi dei prodotti della dieta mediterranea che va dal +7% per il pesce fresco fino alla crescita del 6% per la frutta fresca, che non è stata mai cosi' presente in tavola da inizio secolo. 

La dieta mediterranea fondata principalmente su pane, pasta, frutta, verdura, carne, olio extravergine e il tradizionale bicchiere di vino consumati a tavola in pasti regolari è stata riconosciuta universalmente essere un elisir di lunga vita tanto da meritarsi l'iscrizione nella lista del patrimonio culturale immateriale dell'umanità dell'Unesco il 17 novembre 2010. 
L'apprezzamento mondiale per la dieta mediterranea - spiega la Coldiretti - si deve agli studi dello scienziato americano Ancel Keys che per primo ne ha evidenziato gli effetti benefici dopo aver vissuto per oltre 40 anni ad Acciaroli in provincia di Salerno. 

La dieta mediterranea riconosciuta dall'Unesco non è solo alimentazione ma – conclude la Coldiretti – un insieme di competenze, conoscenze, pratiche e tradizioni che vanno dal paesaggio alla tavola, tra cui la coltivazione, la raccolta, la pesca, la conservazione, la trasformazione, la preparazione e, in particolare, il consumo di cibo.



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martedì 26 settembre 2017

Salute: speranza vita al top dove dieta mediterranea

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Salute: speranza vita al top dove dieta mediterranea
Francia, Spagna e Italia sul podio dei Paesi con popolazione più longeva in Ue


La dieta mediterranea fa salire Francia, Spagna e Italia sul podio dei Paesi europei con maggiore speranza di vita a conferma dell’impatto della sana alimentazione sulla salute. 

E’ quanto afferma la Coldiretti sulla base del report Istat "Anziani: le condizioni di salute in Italia e nell'Unione Europea" dal quale si evidenzia che in Italia la speranza di vita a 65 anni è pari a 18,9 anni per gli uomini e a 22,2 per le donne che la colloca al terzo posto dopo Francia e Spagna nella graduatoria europea nel 2015. 

La dieta mediterranea fondata principalmente su pane, pasta, frutta, verdura, carne, olio extravergine e il tradizionale bicchiere di vino consumati a tavola in pasti regolari ha consentito - sottolinea la Coldiretti - di conquistare valori record nella longevità tanto che l’Italia si è collocata ai vertici della classifica Bloomberg Global Health Index su 163 Paesi per la popolazione maggiormente in salute e sana a livello mondiale nel 2016. 

Il ruolo della dieta mediterranea per la salute è stato riconosciuto da numerosi studi scientifici ed anche dall’iscrizione nella lista del patrimonio culturale immateriale dell’umanità dell’Unesco avvenuta il 17 novembre 2010. 

L’apprezzamento mondiale per la dieta mediterranea – spiega la Coldiretti - si deve agli studi dello scienziato americano Ancel Key che per primo ne ha evidenziato gli effetti benefici dopo aver vissuto per oltre 40 anni ad Acciaroli in provincia di Salerno. 

La dieta mediterranea riconosciuta dall’Unesco non è solo alimentazione ma – sostiene la Coldiretti - un insieme di competenze, conoscenze, pratiche e tradizioni che vanno dal paesaggio alla tavola, tra cui la coltivazione, la raccolta, la pesca, la conservazione, la trasformazione, la preparazione e, in particolare, il consumo di cibo. 

La dieta mediterranea (da greco diaita, o stile di vita) promuove infatti - conclude la Coldiretti - l’interazione sociale, dal momento che i pasti collettivi rappresentano il caposaldo di consuetudini sociali ed occasioni di festa.

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