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lunedì 11 giugno 2018

Per il ghiaccio alimentare ancora alto il rischio di contaminazione

GHIACCIO ALIMENTARE: RESTA ALTO IL RISCHIO DI CONTAMINAZIONE

L'ISTITUTO NAZIONALE DEL GHIACCIO ALIMENTARE RICHIAMA GLI OPERATORI ALL'UTILIZZO DEL MANUALE PER IL «GHIACCIO SICURO»

Da una verifica della Regione Siciliana, il 25% dei locali presenta non conformità


11 giugno 2018 – Quanto è sicuro il ghiaccio che bevi? 

INGA Istituto Nazionale Ghiaccio Alimentare ha presentato ieri con l'assessorato alla Salute della Regione Sicilia e le Asp della Regione i risultati di un'analisi condotta su 125 operatori del settore alimentare da cui è emerso che il 25% produce e utilizza ghiaccio contaminato

Un problema, questo, che non riguarda solo la Sicilia ma l'Italia intera. Sono ancora troppo pochi, infatti, gli operatori che non ripongono la giusta attenzione al ghiaccio alimentare.

L'allarme era stato lanciato già nel Giugno del 2016 quando INGA aveva presentato il primo Manuale di corretta prassi igienica per la produzione di ghiaccio alimentare, documento approvato dal Ministero della Salute e redatto, per la prima volta in Europa, per stabilire le buone prassi nella gestione del ghiaccio. 

E il tema ritorna centrale ancora oggi con la richiesta sempre più diffusa di ghiaccio alimentare per raffreddare le bevande e non solo.
"La filiera della somministrazione – dice Dario Pistorio, Presidente Regionale Fipe Sicilia è molto importante. Noi rappresentiamo 15 mila aziende del territorio siciliano tra lidi balneari, ristoranti, discoteche, pub. Apprezzo moltissimo i primi passi delle Asp che ci danno indicazioni importanti. Il ghiaccio è un alimento e come tale si deve trattare. Si deve sanificare e capire quale è lo stato dell'acqua dei pubblici esercizi. Perché somministrando ghiaccio andiamo a mettere del liquido nei cocktail che poi possono diventare alimenti patogeni nel nostro corpo".

La Regione Siciliana è al momento l'unica a essersi occupata della questione, avviando specifiche attività di verifica che hanno portato all'elaborazione di un apposito piano regionale. In particolare, nel corso del 2016 stati controllati 125 operatori del settore alimentare: dall'analisi è emerso che il 25% non era conforme alle normative. Ciò vuol dire che 67 operatori erano non conformi, 66 per ragioni microbiologiche e 1 per ragioni di tipo chimico. Il ghiaccio risultava dunque contaminato per una mancanza di attenzione igienica nella fase della produzione e della conservazione.

«Sono dati che richiedono un'immediata presa di coscienza da parte di tutte le Amministrazioni e di tutti gli Enti preposti ai controlli. – dichiara Carlo Stucchi, Presidente dell'Istituto Italiano Ghiaccio Alimentare di Roma - Purtroppo la produzione, conservazione e somministrazione di ghiaccio non sono tenute nella dovuta considerazione e nella maggioranza dei casi non vengono incluse nel sistema HACCP. Il Manuale che abbiamo redatto , inedito per completezza, autorevolezza e specificità dei temi trattati, consente a tutti di mettersi in regola e indica per la prima volta tutte le norme necessarie a garantire che il ghiaccio arrivi al consumatore privo di contaminanti fisici, chimici, ma soprattutto biologici. Per questo, ringrazio la Regione Siciliana e l'Assessorato alla Salute per l'attenzione dedicata al tema e chiedo a tutte le altre Regioni di dimostrare la stessa attenzione e sensibilità nelle verifiche».

Fondamentale è, infatti, una presa di coscienza culturale. Una nuova consapevolezza che riconosca il ghiaccio come ingrediente alimentare a tutti gli effetti che a seguito di scarsa igiene, mancanza di sanificazione dei macchinari, manipolazione impropria può andare incontro a contaminazioni. Troppo spesso, soprattutto nei piccoli esercizi che autoproducono ghiaccio, non vengono effettuate con continuità le operazioni di sanificazione delle macchine produttrici e delle relative attrezzature utilizzate per lo stoccaggio. Tutto questo espone a gravi rischi visto che il ghiaccio alimentare nasconde possibili contaminanti fisici, chimici e biologici.
Il ghiaccio, infatti, se autoprodotto, deve essere considerato nella valutazione dei pericoli e dei rischi svolta con la metodologia HACCP come previsto dal Regolamento CE 852/2004 del Parlamento Europeo e del Consiglio e deve essere oggetto, come tutti gli alimenti, di applicazione di corrette prassi igieniche al fine di evitare contaminazioni e rischi per la salute dei consumatori.

Per questo INGA ha condiviso con gli Enti preposti al controllo sul territorio una check-list per l'autovalutazione da parte degli stessi operatori della propria produzione di ghiaccio: uno strumento dedicato alla sicurezza alimentare che permette di conoscere le corrette procedure per tenere sotto controllo l'autoproduzione e il prodotto finale.

«Il ghiaccio rappresenta all'interno del panorama alimentare uno dei cicli produttivi più a rischio. Per questo il Ministero ha collaborato alla realizzazione del Manuale per la corretta prassi operativa per la produzione del ghiaccio alimentare, un documento che può garantire maggiore qualità, sicurezza e tracciabilità e che merita di essere sempre più conosciuto e utilizzato dagli operatori per la massima tutela dei consumatori finali» – spiega Giuseppe Plutino della Direzione Generale per l'Igiene e la Sicurezza degli alimenti del Ministero della Salute.

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INGA Istituto Nazionale Ghiaccio Alimentare è un Ente Non Profit, con sede in Roma, che si pone l'obiettivo primario dello studio, della promozione e della diffusione di una corretta informazione sul Ghiaccio Alimentare.
L'Associazione si propone inoltre le seguenti finalità a carattere:
  • Operativo: attraverso la diffusione di una corretta informazione sul tema del Ghiaccio Alimentare presso l'Opinione Pubblica e la sensibilizzazione delle Autorità Centrali, Regionali e Locali in merito alle politiche da attuare ai fini dello sviluppo del relativo mercato;
  • Diplomatico: attraverso l'instaurazione ed il mantenimento di rapporti di tipo istituzionale con Enti caratterizzati da finalità analoghe e/o complementari aventi sede in Italia come in altre Nazioni, con particolare riferimento all'Europa ed agli Stati Uniti;
  • Filantropico: attraverso la promozione e valorizzazione delle risorse intellettuali e materiali inespresse, relative al settore specifico del Ghiaccio Alimentare, presenti su tutto il territorio italiano.


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lunedì 23 ottobre 2017

Glifosate, Confagricoltura: "Nelle decisioni europee si tenga conto delle valutazioni scientifiche"

GLIFOSATE, CONFAGRICOLTURA: "NELLE DECISIONI EUROPEE SI TENGA CONTO DELLE VALUTAZIONI SCIENTIFICHE"

"Sul glifosate, come su tutte le altre questioni, le decisioni delle istituzioni europee devono essere basate sempre su pareri scientifici e non ideologici". Lo sottolinea Confagricoltura in relazione alla riunione del 25 ottobre del Comitato Permanente europeo sull'autorizzazione o meno all'utilizzo del glifosate.

Osserva quindi Confagricoltura: "Si sta facendo un grande polverone mediatico che non tiene conto che i due organismi scientifici europei di riferimento in materia - l'Efsa (Autorità europea per la sicurezza alimentare) e l'Echa (Agenzia europea per le sostanze chimiche) - hanno fornito solide prove scientifiche a sostegno dell'autorizzazione del glifosate".

"I pareri forniti dalle due istituzioni scientifiche difatti evidenziano che non sussistono pericoli per la salute umana e per l'ambiente – prosegue l'Organizzazione agricola –. La molecola inoltre viene anche utilizzata nell'agricoltura conservativa e consente di prevenire l'erosione del suolo, di ridurre le emissioni di gas a effetto serra e di aumentare la materia organica nel suolo".

"Se non verranno adottate scelte consapevoli da parte dei decisori politici europei, il rischio è che, da una parte si screditeranno gli organismi scientifici dell'Unione europea, dall'altra l'agricoltura si troverà sempre più in difficoltà, potendo disporre di un numero sempre minore di principi attivi per la protezione delle colture – conclude Confagricoltura -. Senza contare che impedirne l'utilizzo vorrebbe dire favorire i paesi terzi che esportano verso la Ue, dato che per loro il glifosate resterebbe a completa disposizione".


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martedì 17 ottobre 2017

Salute. Lorenzin conferma a Greenpeace che l’italia voterà no al rinnovo del glifosato


GLIFOSATO: IL MINISTRO DELLA SALUTE CONFERMA A GREENPEACE CHE L'ITALIA VOTERÀ NO AL RINNOVO

ROMA, 17.10.17 – Questa mattina gli attivisti di Greenpeace hanno offerto un simbolico "aperitivo al glifosato" al ministro Beatrice Lorenzin, aprendo uno striscione con la scritta "La salute non è in vendita, Stop glifosato", di fronte al Ministero della Salute. 

Nel frattempo due attivisti vestiti con tuta protettiva, maschera antigas ed erogatore di pesticidi a spalla, hanno simulato l'irrorazione con il glifosato dell'ingresso, del piazzale antistante il Ministero e di alcuni alimenti esposti.

Durante la manifestazione il ministro della Salute ha raggiunto gli attivisti dichiarando che l'Italia si opporrà al rinnovo dell'autorizzazione al glifosato il prossimo 25 ottobre, quando i Paesi Ue saranno chiamati a votare.

«Siamo molto soddisfatti, finalmente la posizione del governo italiano è chiara e inequivocabile. 
Autorizzare per altri dieci anni una sostanza che sta già inquinando il nostro ambiente ed è classificata come probabilmente cancerogena per l'uomo sarebbe un gesto irresponsabile. Adesso tocca agli altri Paesi europei esprimersi con altrettanta fermezza per tutelare la salute e l'ambiente» dichiara Federica Ferrario, responsabile campagna Agricoltura di Greenpeace Italia.


Dopo le rivelazioni che stanno emergendo grazie ai cosiddetti "Monsanto Papers" e lo scandalo del "copia-incolla" - ovvero parti del rapporto dell'Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) che ha valutato i rischi dell'uso del glifosato sono stati copiati dalla richiesta di rinnovo dell'autorizzazione di Monsanto - nessuno può affermare con certezza che il glifosato è sicuro. 

Greenpeace chiede perciò di istruire un'inchiesta per verificare l'esistenza di eventuali indebite influenze da parte di Monsanto o di altri produttori di glifosato sulle valutazioni che collegano il glifosato con il cancro negli esseri umani.

La valutazione in discussione in sede europea riguarda, infine, solo il principio attivo, non le formulazioni che vengono effettivamente commercializzate, per le quali nessuno sta verificando i rischi. 

Nella sua valutazione del 2015, l'EFSA ha riferito che non è possibile escludere effetti avversi dei formulati a base di glifosato. Eppure si vuole delegare questa valutazione ai singoli Paesi membri, che dovrebbero valutarne il rischio e garantire la sicurezza.  

Intanto, 1,3 milioni di europei (più di 70 mila persone in Italia), hanno firmato in meno di cinque mesi, l'Iniziativa dei cittadini europei (ECI) per vietare il glifosato, assicurare che le valutazioni scientifiche dei pesticidi per l'autorizzazione in Ue si basino esclusivamente su studi pubblicati, e per proteggere persone e l'ambiente dai pesticidi tossici. 

È l'ECI sottoscritta più rapidamente in assoluto da quando l'Ue ha introdotto questo strumento nel 2012, promossa in Italia da una coalizione composta da oltre 45 associazioni.

lunedì 2 ottobre 2017

Salute e alimentazione: AICS, sul salmone consumatori attendono risposte

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Andrea Nesi (AICS): "Nessuno ci ha detto se dobbiamo smettere di consumare salmone d'allevamento norvegese o se i giornalisti di RAI 3 verranno sanzionati"

Sono trascorsi mesi dalla messa in onda della trasmissione di RAI 3 'Indovina chi viene a tavola' dedicata al salmone norvegese d'allevamento (www.raiplay.it/video/2017/03/Indovina-chi-viene-a-cena-5a49ec28-eba6-4454-a09f-f5266e628999.html). 


Un servizio molto accurato e che definisce il salmone norvegese d'allevamento come uno dei cibi più contaminati che finiscono sulle nostre tavole. Qualcosa di estremamente pesante, corredato di testimonianze di scienziati, documentazione varia ivi comprese analisi di laboratorio.

La replica di Eurofishmarket su Il Fatto Alimentare (www.ilfattoalimentare.it/rai3-salmone-replica.html), è molto blanda non entra nel merito in modo accurato. 
Ma in ogni caso si sostiene che i dati siano tutt'altri.

"Il salmone è un esempio importante ed ingombrante ma il principio vale ed è applicabile ad altre circostanze simili in ambito alimentare: a seguito di una trasmissione come quella di RAI 3 sul salmone, non possono esserci terze vie, o il salmone d'allevamento norvegese deve essere vietato perchè attenta alla nostra salute o i giornalisti di RAI 3 devono essere pesantemente sanzionati" così Andrea Nesi responsabile ambiente di AICS 

"Ovviamente visionando la trasmissione RAI e leggendo la replica della controparte, ci si può formare facilmente un'idea sul dove si trovi la verità. Ma noi non siamo giudici e dunque pretendiamo che le nostre autorità si esprimano con chiarezza a riguardo. Verranno puniti gli allevatori di salmone o la RAI?"  continua Nesi

"Per questo, per la necessità di fare chiarezza ripeto, ho parlato con il presidente di Aics, Bruno Molea, anche segretario della commissione di vigilanza Rai, e invierò una lettera al ministero della salute ed al ministero dell'Ambiente affinché sciolgano i nostri dubbi" conclude Nesi.

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