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martedì 20 marzo 2018

ALLERGIE E MAL DI PRIMAVERA: ARRIVANO GLI OPEN DAY ANTI ACARO

ALLERGIE E MAL DI PRIMAVERA: ARRIVANO GLI OPEN DAY ANTI ACARO

Il tour partirà da Roma il 22 marzo

Pistoia, 20/03/2018 – Secondo le ultime statistiche, in Europa sono 70 milioni le persone affette da patologie allergiche, nel nostro Paese un italiano su tre lo è, mentre il 50% dichiara di aver avuto almeno una volta un episodio di sospetta natura allergica. Tra i disturbi più diffusi ci sono asma e rinite di cui soffrono, rispettivamente, 3 e 12 milioni di italiani provocate da pollini, acari della polvere o peli di animali, come cani e gatti.

La Primavera, come noto, rappresenta il periodo in cui tali disturbi vivono il loro apice. Per questo PerDormire, brand leader nella produzione e distribuzione di sistemi letto, ha ideato l'iniziativa "No Allergy Days", al fine di promuovere le buone pratiche per contrastare tale fenomeno. L'iniziativa si svolgerà in quattro città italiane presso i negozi PerDormire: si parte il 22 marzo a Roma in Piazza Gondar 18; si proseguirà il 23 marzo a Napoli in via Domenico Fontana 45; a Torino presso I Viali Shopping Park di Nichelino e, infine, il 5 aprile e a Fidenza il 6 aprile presso il Fidenza Shopping Park.

Durante i quattro open day, a ingresso libero, un esperto della sanificazione della camera da letto e un "Personal trainer del sonno" terranno una lezione formativa sul tema al fine di svelare i segreti per sanificare e igienizzare la camera da letto per ridurre al minimo i disturbi causati dalle allergie e garantirsi sonni d'oro.

Durante gli incontri sarà spiegato come una pulizia imprecisa permetta la proliferazione degli acari della polvere in casa, che sono i più importanti allergeni negli ambienti chiusi e costituiscono la principale causa d'asma all'uomo. Seguiranno poi i consigli su come ridurre al minimo la loro presenza con una pulizia accurata, utilizzando prodotti specialistici e atossici, soprattutto in camera da letto, luogo dove trascorriamo la maggior parte del nostro tempo, circa un terzo della nostra vita. Inoltre, durante ogni appuntamento saranno distribuiti campioni omaggio dell'innovativo prodotto Vi-Sept, ideale per bonificare l'intero sistema letto.

Ma quali sono allora le regole per una perfetta pulizia della camera da letto? Ecco il decalogo stilato da PerDormire:  

1.     Arieggiare la camera ogni giorno per almeno per mezz'ora;

2.     Nelle giornate di sole esporre all'aria aperta cuscini, materassi, peluche possibilmente sotto i raggi diretti del sole (Gli acari sono fotofobici cioè muoiono se esposti alla luce solare). L'ideale sarebbe farlo almeno una volta ogni 15 giorni;

3.     Sostituire le lenzuola una volta a settimana e lavarle ad una temperatura di almeno 60°;

4.     Privilegiare per piumoni e coperte il lavaggio ad acqua in lavatrice (la pulizia a secco non è efficace contro gli acari);

5.     Stendere e far asciugare lenzuola e biancheria all'aria aperta;

6.     Lavare frequentemente peluche e tende di stoffa. Se non potete lavare i peluche potete metterli in un sacchetto di plastica e successivamente metterli in freezer per 12- 24 ore, per uccidere gli acari;

7.     Per le pulizie di casa usare un panno umido o antistatico per pulire i mobili, almeno una volta a settimana, ed evitare l'impiego della scopa e dello spolverino, che sollevano la polvere senza eliminarla;

8.     Non utilizzare pulitori al vapore per il materasso, per non aumentare i livelli di umidità;

9.     Durante la pulizia della casa tenere le finestre aperte;

10.  Se la casa è dotata di riscaldamento ad aria o di condizionatori i filtri devono essere puliti ogni mese.



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domenica 11 marzo 2018

Il pomodoro 'bronzeo' per alleviare i sintomi delle infiammazioni croniche intestinali

Il pomodoro 'bronzeo' per alleviare i sintomi delle infiammazioni croniche intestinali

Si chiama 'bronzeo' una nuova linea di pomodoro che contiene una combinazione unica di polifenoli in grado di migliorare i sintomi delle patologie infiammatorie dell'intestino. 

Lo studio, condotto dall'Istituto di scienze delle produzioni alimentari del Cnr, è stato pubblicato sulla rivista Frontiers in Nutrition

 

Più di 2.2 milioni di Europei e 1.5 milioni di Americani soffrono di infiammazioni croniche intestinali, per le quali, ad oggi, non esiste una cura. I polifenoli, una famiglia di metaboliti secondari derivati dalle piante, possono rappresentare una valida strategia terapeutica per la cura dei sintomi di tali patologie. Da una ricerca dell'Istituto di scienze delle produzioni alimentari del Consiglio nazionale delle ricerche (Ispa-Cnr), unità di Lecce, in collaborazione con Cathie Martin ed Eugenio Butelli del John Innes Centre, Norwich e con Marcello Chieppa dell'Irccs 'S. De Bellis' di Castellana Grotte (Ba), emerge che una giusta combinazione di polifenoli può attenuare i sintomi dell'infiammazione intestinale. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Frontiers in Nutrition.

"Frutta e verdura sono alimenti ricchi di polifenoli, ma per ottenere la giusta combinazione e le giuste quantità attraverso la dieta dovremmo assumerne una varietà e quantità elevatissime", spiega Angelo Santino dell'Ispa-Cnr coordinatore dello studio. "Nei nostri laboratori siamo riusciti ad ottenere, attraverso un approccio di ingegneria metabolica, una linea di pomodori, che abbiamo chiamato 'bronzeo' per il colore metallico e bronzato della loro buccia, che contengono una combinazione unica di polifenoli. Si tratta, in particolare di flavonoli, antocianine e stilbenoidi la cui azione sinergica è stata valutata in topi affetti da infiammazione cronica intestinale".

"I risultati ottenuti dalle prove in vivo, dimostrano chiaramente che questa combinazione di polifenoli è in grado di migliorare i sintomi dell'infiammazione intestinale", sottolinea Aurelia Scarano dell'Ispa-Cnr. "Tra gli effetti benefici riscontrati, abbiamo osservato un miglioramento nella composizione del microbiota, con arricchimento in batteri lattici positivi e una riduzione sia nel contenuto di sangue nelle feci sia nella secrezione di fattori infiammatori". 

"È stato interessante notare come gli effetti benefici di un singolo pomodoro 'bronzeo' sulle infiammazioni intestinali siano paragonabili a quelli di 5 Kg di uva rossa, notoriamente ricca in polifenoli", conclude Giovanna Giovinazzo dell'Ispa-Cnr.

L'ingegneria metabolica rappresenta una risorsa importante che consentirà di ottenere in futuro alimenti funzionali arricchiti in specifici elementi fitochimici e dall'elevato potere nutrizionale che potranno essere utilizzati per la prevenzione e come adiuvanti nella terapia di importanti patologie croniche umane.

 

Immagine: pomodoro maturo della linea 'bronzeo'

 La scheda

Chi: Istituto di scienze delle produzioni alimentari del Cnr, unità di Lecce

Che cosa: Studio su una linea di pomodoro ottenuta in laboratorio che contiene una combinazione unica di polifenoli in grado di alleviare i sintomi delle patologie infiammatorie intestinali. 'Combined dietary anthocyanins, flavonols and stilbenoids alleviate inflammatory Bowel disease symptoms in mice', Frontiers in Nutrition, doi: 10.3389/fnut.2017.00075.



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giovedì 8 marzo 2018

L'infertilità nella donna: il 15 e il 24 marzo, doppio incontro per le coppie al centro ProCrea

L'infertilità nella donna: il 15 e il 24 marzo, doppio incontro per le coppie al centro ProCrea

La clinica di medicina della riproduzione di Lugano organizza due "porte aperte" informativi per quanti sono alla ricerca di un figlio. La partecipazione è libera con registrazione

 

Endometriosi, fattori tubarici ed età avanzata. Questi tre elementi sono responsabili di oltre il 50% dei casi di infertilità nelle donne. Le altre cause sono riconducibili a problemi ormonali, di ovulazione o uterine. «Ma resta sempre una quota di casi dove l'infertilità non è riconducibile a nessuna causa apparente. Per questo è importante parlare di infertilità, comprendere di cosa si tratta e conoscere le soluzioni», spiega Michael Jemec, direttore medico del centro di medicina della riproduzione ProCrea di Lugano.

Giovedì 15 e sabato 24 marzo, ProCrea organizza due incontri gratuiti dedicati alle coppie che sono alla ricerca di un figlio. «L'infertilità è un tema delicato, di cui non si parla abbastanza nonostante ci sia bisogno di fare chiarezza perché spesso, anche a fronte di una gravidanza che non arriva, non ci si pone il problema. Eppure l'infertilità è una patologia che statisticamente interessa circa il 15% delle coppie in età fertile», aggiunge Jemec. «Affrontare il tema è quindi fondamentale non solamente perché si possono comprendere meglio le cause che ostacolano una gravidanza, ma soprattutto perché è importante sapere che esistono delle risposte puntuali».

Muoversi tra esami e tecniche di procreazione assistita non è semplice. Il rischio è di perdersi. «Il tema della riproduzione è assolutamente delicato sia sotto il profilo prettamente medico sia sotto quello psicologico. È fondamentale sapere, confrontarsi con esperti del settore per comprendere quali passi fare per arrivare ad una gravidanza», ricorda Jemec. «Sono proprio questi gli obiettivi che ci hanno spinto ad organizzare i nostri "porte aperte": momenti di confronto aperto, occasioni per capire insieme le probabili cause e le possibili soluzioni».

Giovedì 15 marzo dalle 18 alle 21 e sabato 24 marzo dalle 14 alle 17.30 saranno spiegate le cause che possono indurre problemi di infertilità, gli esami cui sottoporsi per avere una diagnosi completa e le possibili strade da percorrere per arrivare alla genitorialità. Dagli esami genetici alle tecniche di fecondazione assistita, fino all'ovodonazione, gli esperti di ProCrea si metteranno a disposizione per spiegare come affrontare un tema spesso difficile.

In entrambi gli appuntamenti il programma prevede l'incontro dal titolo "Trattamento e accompagnamento nell'infertilità" all'interno del quale interverranno medici per spiegare i "Trattamenti della procreazione medicalmente assistita", biologi per parlare di "Analisi genetiche in procreazione medicalmente assistita" e della "Biologia nella medicina della riproduzione". Non ultimo "L'accompagnamento durante i trattamenti" con un aiuto-medico.

Al termine ci sarà la possibilità di incontrare gli specialisti per approfondire gli argomenti e visitare la struttura.

La partecipazione alle giornate "Porte Aperte" è gratuita e aperta a tutti, previa iscrizione alla segreteria di ProCrea: chiamando il numero +41.91.9245555 o lo 02.600.63041 (dall'Italia senza costi aggiuntivi). Oppure inviando una mail all'indirizzo info@procrea.ch indicando nell'oggetto "Giornata Porte Aperte" con la data di interesse.

 

ProCrea - Con una lunga esperienza nel campo della medicina della riproduzione, ProCrea è il maggiore centro di fertilità della Svizzera ed è un polo di riferimento internazionale. ProCrea è composto da un'équipe professionale di medici, biologi e genetisti specialisti in fisiopatologia della riproduzione. Unico centro svizzero ad avere al suo interno un laboratorio accreditato di genetica molecolare, ProCrea esegue analisi genetiche per lo studio dell'infertilità con tecniche d'avanguardia. La sede principale è a Lugano in via Clemente Maraini, 8. 




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Salute. CNR: Un passo avanti contro il cancro al seno

Il Cnr nel team di ricercatori che, attraverso simulazioni al computer, ha compreso i meccanismi molecolari responsabili della la resistenza ai farmaci di uso clinico. Alla base di questo fenomeno ci sono le mutazioni somatiche del recettore estrogenico α che si verificano anche a seguito di lunghi trattamenti terapici. Lo studio è pubblicato su Scientific Reports

I meccanismi molecolari che determinano la resistenza del cancro al seno ai farmaci in uso clinico, come il tamoxifene, sono stati oggetto di uno studio pubblicato su Scientific Reports coordinato da Alessandra Magistrato dell'Istituto officina dei materiali del Consiglio nazionale delle ricerche (Iom-Cnr) di Trieste. L'utilizzo delle simulazioni al computer ha consentito al team di ricercatori di comprendere come le mutazioni degli estrogeni di tipo α (ERα) siano responsabili dell'inefficacia dei trattamenti.

 "Gli estrogeni, ormoni sessuali femminili, sono responsabili della crescita cellulare. Quando un estrogeno si lega al recettore ERα lo attiva, facendolo legare a tratti specifici del DNA, e innesca, di conseguenza, la produzione di RNA messaggero (trascrizione cellulare)", spiega Alessandra Magistrato. "In questo modo, gli estrogeni danno l'ordine alle cellule di crescere, svolgendo funzioni di fondamentale importanza tra cui lo sviluppo dei caratteri sessuali femminili, il ciclo mestruale, il rimodellamento delle ossa. Tuttavia, se prodotti in concentrazione troppo elevata, tali ormoni possono determinare una crescita cellulare innaturale e quindi indurre o peggiorare il cancro".

Il tamoxifene è un farmaco utilizzato per ostacolare il cancro al seno. Legandosi al recettore ERα, il tamoxifene non solo impedisce che gli estrogeni vi si leghino, ma ne cambia anche la forma, impedendo la produzione di RNA messaggero e quindi l'attivazione del segnale di crescita cellulare. "Tuttavia le mutazioni somatiche (cambiamenti di amminoacidi) del recettore ERα, che si verificano con elevata incidenza (fino al 40%) in pazienti con carcinoma mammario metastatico sottoposti a trattamenti medici prolungati, sono responsabili di fenomeni di resistenza ai farmaci in uso clinico", aggiunge la ricercatrice.

Le simulazioni al computer possono essere utilizzate come microscopio che permette di seguire i movimenti di proteine e farmaci e di predire anche alcune importanti proprietà chimico-fisiche. "Gli studi condotti dal nostro team hanno rivelato che alcune mutazioni ricorrenti (cioè L536Q, Y537S, Y537N, D538G) inducono cambiamenti strutturali nel recettore ERα, tali da renderlo attivo in assenza di estrogeni e in presenza di farmaci come il tamoxifene.  Immaginando ERα come un interruttore, che normalmente si accende solo in presenza di estrogeni e si spegne in presenza di tamoxifene, le mutazioni rendono ERα sempre acceso, quindi attivo anche in presenza di farmaci antitumorali.  Ciò, oltre a spiegare i motivi dell'inefficacia del tamoxifene, ha permesso di predire quali caratteristiche i nuovi farmaci dovrebbero avere per poter 'spegnere l'interruttore'; cioè la forma e dimensione di molecole in grado di ostacolare i cambiamenti strutturali di ERa indotti dalle mutazioni. Tale conoscenza consentirebbe di impedire l'attivazione del recettore mutato e permetterebbe di combattere efficacemente i tipi di cancro al seno refrattari alle terapie comunemente utilizzate", conclude Magistrato. I risultati forniscono pertanto informazioni importanti per lo sviluppo di terapie mirate a combattere le forme resistenti di cancro alla mammella e potrebbero in futuro consentire alla comunità scientifica e medica di compiere un passo avanti verso la 'medicina di precisione', calibrata sui profili genetici dei pazienti e sulla progressione della malattia. Lo studio è parte di un progetto finanziato ad Alessandra Magistrato dall'Associazione italiana per la ricerca sul cancro (Airc).

 

Roma, 8 marzo 2018

 

La scheda

Chi: Istituto officina dei materiali del Consiglio nazionale delle ricerche (Iom-Cnr), Trieste

Che cosa: comprensione dei meccanismi molecolari di resistenza del cancro al seno ad alcuni farmaci in uso clinico, attraverso simulazioni al computer.

A Computational Assay of Estrogen Receptor α Antagonists Reveals the Key Common Structural Traits of Drugs Effectively Fighting Refractory Breast Cancers

M Pavlin, A Spinello, M Pennati, N Zaffaroni, S Gobbi, A Bisi, G Colombo, A Magistrato, Scientific reports 8 (1), 649, 2018 



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mercoledì 7 marzo 2018

Atrofia muscolare spinale: nuovo farmaco già disponibile in 11 regioni

Bilancio a tre mesi dall'avvio in Italia del primo trattamento sanitario per la SMA

 

ATROFIA MUSCOLARE SPINALE 
NUOVO FARMACO GIÀ DISPONIBILE IN 11 REGIONI
Terapia Nusinersen: 18 i centri attivi e 19 individuati come prescrittori

 

In undici regioni d'Italia, il trattamento clinico per l'atrofia muscolare spinale – malattia genetica rara conosciuta anche come Sma – è già realtà. A tre mesi dall'avvio della somministrazione ufficiale di Spinraza, primo e unico farmaco al mondo per la patologia, la mappa dei centri ospedalieri dislocati nella penisola restituisce un quadro generale significativo, che mostra quanto è stato realizzato e cosa occorre fare per garantire a tutti i pazienti affetti, bambini e adulti, il diritto alla cura.

«L'obiettivo basilare delle nostre attività e della raccolta fondi è quello di supportare ciascuna regione nella dotazione di almeno una struttura specializzata. Siamo a poco più della metà del percorso e dunque sentiamo il dovere di informare i soci, i donatori e tutti i cittadini, sull'attuale stato dell'arte della terapia Nusinersen in Italia», afferma Daniela Lauro, presidente diFamiglie Sma, la onlus che sta lavorando in prima linea a questo importantissimo progetto sanitario, che ha cambiato in modo epocale l'approccio alla malattia.

 

Ad oggi (7 marzo) sono 18 i centri autorizzati operativi, e si trovano in Campania, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Piemonte, Sicilia, Toscana e Veneto (la mappa dettagliata è consultabile al link (www.famigliesma.org/centri-di-somministrazione/). Inoltre, sempre queste regioni – a cui si aggiungono Calabria, Puglia e Trentino Alto Adige – hanno identificato altri 19 centri prescrittori, avviando l'iter burocratico e amministrativo per l'autorizzazione, e successivamente per la formazione del personale medico. «Dalle risposte ricevute può senz'altro desumersi che i centri si sono fattivamente attivati per rendere operativo il trattamento: riorganizzandosi al proprio interno, creando reti per la condivisione di tecniche e criteri di infusione, sedendo ad appositi tavoli tecnici regionali per lo scioglimento dei nodi finanziari burocratici», spiega la vicepresidente di Famiglie Sma Cristina Ponzanelli che, in qualità di avvocato incaricato dal Consiglio direttivo, ha sollecitato ufficialmente le strutture ad entrare nel circuito nazionale della terapia Nusinersen.

Sono 37 in Italia le strutture ospedaliere finora individuate per poter effettuare l'infusione del farmaco Spinraza, tutte già contattate da Famiglie Sma: la loro adesione è in continuo aggiornamento, settimana dopo settimana. «Possiamo affermare – continua l'avv. Ponzanelli – che per quanto riguarda i pazienti pediatrici la somministrazione è ormai a pieno regime; più complessa invece la situazione per i pazienti adulti, ma ci stiamo muovendo molto anche su questo fronte. Siamo fiduciosi che l'avvio di altri centri sia vicino».

Quali sono le problematiche che rallentano i tempi?«Numerose famiglie chiedono spiegazioni a proposito – spiega la vicepresidente – la ragione è meramente di natura organizzativa. Affinché il centro medico si attivi è necessario attestare prima la disponibilità finanziaria di ciascuna Regione, e per calcolarla occorre censire i pazienti. Bisogna poi identificare il personale medico idoneo e stabilire le modalità opportune con cui seguire i pazienti. Nel compimento di ciascuna di queste fasi l'associazione Famiglie Sma offre un supporto a 360 gradi, attraverso il contributo di una squadra di esperti che interviene nei diversi ambiti: medico-scientifico, legislativo, logistico, psicoterapeutico».cid:image001.jpg@01D3B60F.9CAFD4D0


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STUDIO Studenti a tavola, gli italiani sono tra i più salutisti al mondo: 9 su 10 scelgono di mangiare sano

STUDENTI A TAVOLA, SVELATE LE ABITUDINI ALIMENTARI IN GIRO PER IL MONDO: GLI ITALIANI SONO TRA I PIÙ SALUTISTI IN ASSOLUTO

Un sondaggio internazionale condotta da Sodexo su oltre 4mila universitari ha rivelato che gli italiani sono secondi nella classifica degli studenti che mangiano più sano: quasi 9 su 10 (87%) scelgono quest'abitudine, battuti solo dai cinesi (90%). 

Gli italiani sono anche tra i meno disposti ad imparare a cucinare e a risparmiare saltando un pasto.

Se una volta la felicità era "un bicchiere di vino con un panino", oggi gli studenti italiani ammettono di preferire uno stile alimentare più salutista: addirittura l'87% dei giovani ha infatti sottolineato l'importanza di alimentarsi in maniera sana. Nello specifico il 61% mangia cibo sano ma senza farne un'imposizione, mentre per il 26% è un aspetto fondamentale della propria vita. 

La medaglia d'oro di questa speciale classifica va però ai cinesi (90%), mentre chiudono il podio a pari merito spagnoli e indiani (84%), seguiti da americani (80%) e inglesi (78%). 

Cifre confermate dalla percentuale di chi invece non si cura minimamente di ciò che mangia, ovvero solo l'1% degli italiani, contro il 4% dei britannici e il 3% degli statunitensi. Il 57% degli studenti italiani consuma il pranzo al sacco preparato a casa, contro il 46% di americani e inglesi, mentre il 35% lo fa all'interno dell'università, dato importante se raffrontato al 19% di iberici e indiani o al 6% dei cinesi. 

A dispetto di quanto si possa pensare, gli italiani sono anche i meno propensi a imparare a cucinare: solo il 30% vorrebbe acquisire competenze in questo campo, superati solo dai cinesi (22%), contro il 42% degli americani e il 39% degli indiani. 

Il cibo rimane comunque un must per i giovani del Bel Paese, infatti piuttosto che risparmiare saltando un pasto (10%), gli italiani non uscirebbero con gli amici (43%), abbandonerebbero un hobby (33%) o addirittura non accenderebbero il riscaldamento (13%).

È quanto emerge dal recente sondaggio a livello mondiale condotto da Sodexo intervistando oltre 4000 studenti in Italia, Cina, Stati Uniti, Spagna, Regno Unito e India relativamente allo stile di vita universitario, per andare a scoprire, tra i diversi aspetti analizzati, quali sono le abitudini alimentari degli studenti italiani rispetto a quello dei pari età internazionali.

"Non sorprende che dove e cosa mangiano gli studenti vari in funzione della cultura e delle strutture; sappiamo infatti quanto diverse siano le abitudini alimentari nelle varie parti del mondo – spiega Franco Bruschi, Head of Schools & Universities Segment Med Region di Sodexo – Il nostro sondaggio ha rivelato che meno della metà degli studenti consuma il pranzo all'interno del campus, presso un ristorante, caffè o negozio dell'università. Questo sembra indicare che le università hanno ancora spazi di miglioramento nel rendere le opzioni per pranzare all'interno dei campus più allettanti, aspetto sul quale possiamo offrire loro il nostro supporto e la nostra vasta esperienza. Dallo studio è anche evidente come non manchi la consapevolezza dei benefici di un'alimentazione sana; proprio per questo Sodexo offre, nei locali da noi gestiti in tutto il mondo, la possibilità di effettuare scelte sane, gustose ed anche consapevoli, grazie ai consigli che i nostri esperti mettono a disposizione dei commensali, per consentire loro di costruirsi liberamente una sana alimentazione e, più in generale, corretti stili di vita".

Tra le usanze più caratteristiche dei corpi studenteschi all'estero, gli studenti cinesi tendono molto di più ad acquistare il pasto che a prepararlo personalmente, con l'82% di loro che pranza nel campus, il 71% che paga in contanti nelle mense e il 52% in bar, caffè o ristoranti all'esterno del campus. 

Solo il 6% degli studenti cinesi mangia un pranzo al sacco nel campus, percentuale che sale al 9% per chi mangia fuori dal campus. 

Gli studenti spagnoli tendono più degli altri a mangiare a casa dei genitori (59%), così come gli studenti indiani (49%). 

Rispetto agli altri, gli americani preferiscono uscire dal campus per il pranzo, con il 46% che mangia un pranzo al sacco o ordina presso un ristorante o un Café. 

Gli studenti del Regno Unito infine prediligono prepararsi personalmente il pranzo e mangiarlo a casa propria.

"Negli ultimi anni è cresciuta la consapevolezza, soprattutto nei più giovani, che alimentarsi in modo sano è un importante investimento a lungo termine per il mantenimento di un buono stato di salute – spiega Paola Palestini, Professoressa di Biochimica, coordinatore del master ADA  Alimentazione e Dietetica Applicata e membro del Presidio della Qualità Didattica presso l'Università degli Studi di Milano-Bicocca – Questa nuova consapevolezza non è solo italiana, come ci si potrebbe aspettare in quanto culla della dieta mediterranea e di una biodiversità agricola di alta qualità, ma è presente, anche se in percentuali minori, in paesi dove questi presupposti sono poco presenti  come USA e Inghilterra. A questa consapevolezza è connessa la ricerca da parte di una buona percentuale di studenti di trovare cibi a basso contenuto calorico e/o vegani/vegetariani nei locali e nei negozi dell'università. Quello che mi ha sorpreso in questo sondaggio, è che gli studenti cinesi sono quelli a cui maggiormente interessa mangiar sano e cercano cibi a basso contenuto calorico, prodotti equo-solidali, di origine locale e sostenibili. Questo risultato stride con i media che riportano spesso di alimenti di bassa qualità provenienti dalla Cina e dati preoccupanti di inquinamento ambientale. Forse nelle nuove generazioni di uno dei paesi popolosi del mondo, si sta facendo strada una consapevolezza virtuosa?".

A livello di tipologia di piatti infatti il 44% circa degli studenti si aspetta di trovare cibi a basso contenuto calorico, privi di allergeni e vegani/vegetariani nei locali e nei negozi dell'università. 
Il Regno Unito e l'India tendono più ad aspettarsi prodotti vegani e vegetariani, mentre gli studenti americani cercano un'ampia offerta di insalate mentre quelli spagnoli piatti privi di allergeni. 

Gli studenti cinesi tendono molto di più a cercare cibi a basso contenuto calorico, prodotti equo-solidali, di origine locale e sostenibili: ben oltre la metà di loro cerca queste opzioni. 

Poco meno di un terzo degli studenti pagherebbe di più per cibi del commercio equo e solidale/prodotti in modo etico, e solo un terzo non sarebbe disposto a farlo. 

Gli studenti cinesi sono disposti a pagare di più per queste tipologie di cibo e per piatti a basso contenuto calorico, mentre gli studenti indiani pagherebbero di più per opzioni vegetariane o vegane o per un'insalata e gli studenti italiani per cibi di origine locale. 

Gli studenti britannici sono meno propensi a pagare di più per uno qualsiasi di questi tipi di cibo (40%), così come un terzo degli studenti spagnoli e americani.


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Al via lo studio P.i.n.k.: Diagnosi precoce e medicina personalizzata contro il tumore al seno


 
Migliorare la diagnosi precoce del tumore al seno e avvicinare sempre più al 100 la quota di donne che superano la malattia. 

È questo l'obiettivo dello Studio P.i.n.k.– Prevention Imaging Network Knowledge, che la Fondazione Umberto Veronesi e l'Istituto di fisiologia clinica del Consiglio nazionale delle ricerche (Ifc-Cnr) presentano martedì 6 marzo 2018 a Milano.

Lo Studio P.i.n.k. è un progetto di ricerca nazionale dedicato alla diagnostica oncologica e alla medicina personalizzata. Il suo obiettivo è confrontare le attuali tecniche di diagnosi del tumore al seno e identificare, per ogni donna a seconda del suo profilo di rischio, l'approccio di prevenzione più efficace. 

Saranno coinvolte 50.000 donne in tutta Italia.

Con la diagnosi precoce i tumori si curano meglio, le prospettive di guarigione aumentano e le terapie si fanno meno invasive e meno costose. Nel caso dei tumori al seno l'autopalpazione, le visite senologiche e le tecniche di diagnosi per immagini contribuiscono a identificare sempre più lesioni in fase precoce, con percentuali di sopravvivenza a cinque anni anche del 90%.

I rapidi progressi nel campo della diagnosi, però, se da un lato permettono di scoprire sempre più tumori anche molto piccoli, dall'altro possono comportare il rischio di diagnosi e terapie non necessarie (sovra-diagnosi e sovra-trattamenti), con costi sociali e economici crescenti.

Per questo motivo l'Istituto di fisiologia clinica del Consiglio nazionale delle ricerche (Ifc-Cnr) ha elaborato lo Studio P.i.n.k., con l'intento di valutare diverse tecniche di diagnosi del tumore al seno (mammografia, ecografia e tomosintesi) per arrivare a una personalizzazione dei percorsi di prevenzione secondaria.
Il progetto è sostenuto dalla Fondazione Umberto Veronesi e vede la partecipazione di un network di radiologi italiani che operano in 24 fra ospedali, università e centri privati. Si propone di coinvolgere 50.000 donne di almeno 40 anni d'età che, dopo l'esame diagnostico, metteranno a disposizione dei ricercatori i loro dati clinici.

"Dal 2003 la Fondazione Umberto Veronesi si impegna per migliorare la vita di tutti promuovendo la ricerca scientifica d'avanguardia e una corretta informazione sui temi della salute", afferma Paolo Veronesi, Presidente di Fondazione Umberto Veronesi e Direttore Programma Senologia IEO. "Il carcinoma del seno resta per le donne il tumore più frequente, con oltre 50.000 nuove diagnosi l'anno attese. Resta inoltre la sesta causa di morte in generale e la prima di natura oncologica (oltre 12.000 vittime nel 2014). Le terapie, la diagnosi precoce e anche il grande impegno delle donne per la prevenzione hanno permesso di migliorare costantemente i tassi di sopravvivenza. C'è bisogno di nuovi passi avanti, e crediamo che un progetto di ricerca come lo Studio P.i.n.k., sostenuto dalla Fondazione, possa portare a conoscenze cruciali per trasformare il tumore al seno in una malattia superabile nella stragrande maggioranza dei casi".

"Lo Studio P.i.n.k. nasce nel 2009 da un'intuizione del Prof. Umberto Veronesi che condusse uno studio su 1.258 donne asintomatiche cui fu diagnosticato un carcinoma della mammella 'solo' con l'imaging diagnostico (ecografia, mammografia, etc.)", racconta Edgardo Montrucchio, Direttore di Senologica del Centro di diagnostica senologica integrata per la prevenzione primaria e secondaria del tumore alla mammella di La Spezia e membro del comitato scientifico del progetto. "Le donne mostrarono una sopravvivenza a 5 anni del 98,6%, di molto superiore alla media italiana ed europea del periodo. Oggi puntiamo a migliorare la diagnosi armonizzando le varie metodiche di imaging, rimodulando gli intervalli fra un esame e l'altro e soprattutto personalizzando l'iter sulle caratteristiche della donna, recuperando così anche una 'umanizzazione' del percorso diagnostico così cara al professor Veronesi".

"Valuteremo nel modo più accurato possibile il contributo diagnostico delle singole metodiche e la validità del loro utilizzo integrato nella capacità di identificare un numero crescente di tumori (detection rate) e sempre più precocemente, ovvero con la maggiore anticipazione diagnostica possibile", spiega Sabrina Molinaro, responsabile della Sezione di epidemiologia e ricerca sui servizi sanitari dell'Istituto di fisiologia clinica del Consiglio nazionale delle ricerche e altresì coordinatore del progetto. "Lo Studio P.i.n.k. consentirà di misurare l'efficacia delle singole tecniche e delle loro diverse combinazioni nella diagnosi di varie forme di tumore e per varie tipologie di donne. L'efficacia verrà valutata sulla base della specificità e della sensibilità delle varie tecniche, ma non solo, specifica Sabrina Molinaro: "Il numero dei centri coinvolti, il numero di donne partecipanti e il monitoraggio dei risultati nel tempo permetteranno di verificare, nel lungo periodo, se e quanto si possa ottenere una riduzione della mortalità per effetto di due fattori: una efficiente anticipazione diagnostica e campagne di prevenzione indirizzate a gruppi di donne in base al loro pattern di rischio".

"La diagnosi precoce è universalmente riconosciuta come la migliore arma per ridurre la mortalità da carcinoma mammario" commenta Vincenzo Lattanzio, Direttore di "Senologia e Salute" del Centro di diagnostica senologica clinica integrata di Bari. "Accanto alla mammografia, che rimane tuttora il test di elezione nello screening di massa, l'incessante sviluppo della tecnologia e l'affinamento delle metodologie ha messo a disposizione dei radiologi senologi altri efficaci strumenti diagnostici come l'ecografia e la tomosintesi (o mammografia 3D) e, come secondo livello, la mammografia con mezzo di contrasto e le procedure interventistiche. La definizione ed attuazione di percorsi diagnostici integrati, attuati in tempo reale dallo specialista 'dedicato', consentono oggi livelli di accuratezza elevata in termini di sensibilità e specificità e diminuzione dei falsi negativi e falsi positivi. Affidabilità ed umanizzazione costituiscono i requisiti inderogabili della diagnostica senologica clinica, alla base dello Studio P.i.n.k.".

Roma, 7 marzo 2018

La scheda

Chi: Ifc-Cnr, Fondazione Umberto Veronesi
Che cosa: Avvio progetto P.i.n.k.: Diagnosi precoce e medicina personalizzata contro il tumore al seno


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