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martedì 12 maggio 2020

La salute mentale del 42% degli italiani è a rischio a causa della crisi del coronavirus

La salute mentale del 42% degli italiani è a rischio a causa della crisi del coronavirus

Uno studio internazionale rivela che 5 italiani su 10 si sono sentiti depressi e senza speranza per il futuro

La ricerca condotta da Open Evidence, uno spin-off della Universitat Oberta de Catalunya, ha intervistato 10.551 persone in Italia, Spagna e Regno Unito

Il 65% degli italiani ritiene che il governo non dovrebbe concentrarsi solo su come contenere il contagio, ma anche come evitare una crisi economica


Uno studio internazionale, condotto dallo spin-off della Universitat Oberta de Catalunya (UOC, in Spagna) Open Evidence, rivela che la salute mentale del 42% degli italiani è a rischio a causa della crisi del coronavirus. L'indagine, che ha coinvolto ricercatori dell'Università degli studi di Milano, dell'Università degli studi di Trento, Glasgow University, della Tillburg University e dell'Universidad Nacional de Colombia, mostra che il 65% della popolazion italiana ritiene "il governo non dovrebbe concentrarsi solo su come contenere il contagio, ma anche come evitare una crisi economica". 

Il progetto di ricerca, che prevede tre rilevazioni tra i cittadini di Italia, Spagna e Regno Unito scaglionati in tre settimane consecutive tra il 24 aprile e il 17 maggio, ha lo scopo di valutare i cambiamenti nel comportamento della popolazione legati allo stress e ai traumi nel contesto della pandemia e del distanziamento sociale e di analizzare le opinioni dei cittadini rispetto alla comunicazione e alle risposte del governo di fronte alla crisi sanitaria. 

I dati raccolti nella prima rilevazione, condotta su 10.551 persone (3.504 in Italia, 3.524 in Spagna e 3.523 nel Regno Unito) tra il 24 aprile e il primo maggio, mostrano che la maggioranza della popolazione, di età compresa tra i 18 e i 75 anni, si è sentita in qualche momento di questo periodo stressata, depressa o angosciata per il futuro: 59% in Italia (il 13% per 5-7 giorni, il 18% per 3-4 giorni, il 28 % per 1-2 giorni), 67% in Spagna (il 13%, per 5-7 giorni, il 22% per 3-4 giorni, il 32% per 1-2 giorni), e 57% nel Regno Unito (il 12%, per 5-7 giorni, il 19% per 3-4 giorni, il  26% per 1-2 giorni). "I dati offrono un'immagine legata all'impatto del distanziamento sociale, che avrà conseguenze sociali e sanitarie a cui dobbiamo farci trovare preparati", avverte Cristiano Codagnone, cofondatore dello spin-off della UOC Open Evidence, che ha diretto il progetto. 

L'analisi di questi e altri dati, come per esempio il tipo di abitazione (di proprietà interamente pagata, di proprietà con mutuo, in affitto, ecc.) e le condizioni di vita (metri quadrati dell'abitazione, numero di persone che ci vivono, presenza di bambini in età scolare), o di altri potenziali fattori quali la perdita del lavoro, la chiusura della propria attività, la perdita di reddito o l'essersi sottoposti al test per il COVID-19, ha permesso di ottenere un indicatore generale dello stato di salute mentale dei cittadini. I risultati rivelano che la salute mentale del 42% degli italiani è a rischio. Nel caso della Spagna e del Regno Unito a essere rispettivamente a rischio sono il 46% e il 41% della popolazione. 


Anche l'economia è importante 

In tutti e tre i paesi la grande maggioranza dei partecipanti concorda con l'affermazione secondo la quale " il governo non dovrebbe concentrarsi solo su come contenere il contagio, ma anche come evitare una crisi economica ": circa il 65% in Italia e quasi il 60% sia in Spagna che nel Regno Unito. 

I cittadini si sono anche espressi sulle misure di distanziamento sociale. Quasi il 65% degli italiani e circa il 70% degli spagnoli e degli inglesi concordano con l'affermazione secondo la quale "il governo non deve solo comunicare ai cittadini cosa fare per rispettare le misure di sicurezza, ma anche spiegare chiaramente quali sono i piani per la riapertura". 


Tre serie di risultati sull'impatto socioeconomico del COVID-19 

Lo studio prende in considerazione tre serie consecutive di rilevazioni realizzati con gli stessi cittadini dei tre paesi. È stata appena pubblicata la prima tornata di risultati corrispondente all'inchiesta svoltasi dal 24 aprile al primo maggio. 

La seconda indagine, che analizza l'impatto della situazione sulle capacità cognitive, la percezione del rischio, la fiducia e l'altruismo dei partecipanti, è stata effettuata tra il 2 e il 9 maggio e i risultati sono attesi per la settimana del 18 maggio

Per quanto riguarda il terzo sondaggio, che sarà condotto dal 10 al 17 maggio, si concentrerà sull'incertezza e sui conflitti legati alla privacy e al bene comune, nonché sugli interessi individuali e collettivi relativi alla distribuzione delle risorse. I risultati saranno pubblicati nella settimana del 25 maggio.


I dati dell'indagine sono stati analizzati tramite un algoritmo 

Lo spin-off della UOC Open Evidence, è specializzato nella ricerca tramite big data per studiare l'impatto di diversi fattori sulla società. L'altro cofondatore, Codagnone, spiega che Open Evidence ha sviluppato un algoritmo per analizzare tutte le variabili sociodemografiche e socioeconomiche raccolte nell'indagine



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lunedì 11 maggio 2020

È giunta l’ora che la sanità si trasformi digitalmente

È giunta l'ora che la sanità si trasformi digitalmente

Di Massimiliano Grippaldi, Regional Sales Manager di PFU Emea Limited in Italia 

 

Ogni grave crisi dà luogo a una carenza di risorse, e l'ambito dell'assistenza sanitaria non ne è esente. Anche nei periodi più tranquilli, l'invecchiamento della popolazione, i finanziamenti limitati, le richieste di continui miglioramenti nella cura dei pazienti rappresentano sfide significative. La tecnologia svolgeun ruolo vitale per i fornitori di assistenza sanitaria, dal personale in prima linea ai team amministrativi, e può aiutarli a concentrarsi meno sui compiti ripetitivi e più sulla cura del paziente. Ma non può essere introdotta ad hoc. Affinché si verifichi un vero cambiamento, i sistemi sanitari devono abbracciare la trasformazione digitale.

 

Assistenza sanitaria

Ltrasformazione digitale deve partire da come viene gestita l'informazione.

Uno dei problemi che gli attuali operatori sanitari si trovano ad affrontare è che i dati relativi ai pazienti sono ancora in gran parte cartacei. Laddove alcuni settori hanno proceduto all'estrazione e alla digitalizzazione delle informazioni, la carta rimane il mezzo principale per registrare e conservare i dati dei pazienti. Ma, per migliorare l'esperienza di curaè necessario gestire le informazioni sanitarie in modo più efficiente, garantendo al contempo la privacy e la salvaguardia fisica delle cartelle cliniche: le informazioni digitali soddisfano questa esigenzasemplificando la gestione e consentendo una protezione centralizzata

 

Inizio digitale

Le iniziative di e-health non sono sconosciute agli operatori sanitari. In Italia, la start-up digitale TeiaCareha raccolto 1,1 milioni di euro per accelerare lo sviluppo della sua tecnologia di monitoraggio digitale Ancelia, che si avvale di algoritmi di AI e di visione artificiale per assistere gli infermieri nella cura dei pazienti anziani. Nel Regno Unito, l'applicazione NHS consente agli utenti di vedere comodamente i medicinali disponibili, ordinarli e scegliere dove ritirarli. Possono inoltre prenotare e cancellare gli appuntamenti presso il proprio ambulatorio medico di base, e persino accedere in modo sicuro alla loro cartella clinica. In Germania, il rilevamento intelligente della fibrillazione atriale per la prevenzione dell'ictus è supportato dallo sviluppo dell'applicazione "Preventicus Heartbeats", che consente agli smartphone di analizzare il ritmo del battito cardiaco dell'utente con un tasso di precisione paragonabile a quello di un monitor ECG. 

 

Tutti questi sono segnali promettenti di un futuro digitale nell'assistenza sanitaria, ma è necessario un approccio a beneficio di personale e pazienti.

 

Il futuro

Ci sono tuttavia segnali che indicano che un futuro digitale della sanità potrebbe essere presto realtà. Nel Regno Unito, una versione digitale sostituirà presto quella analogica del "libro rosso" in cui il personale medico e i genitori registrano e trovano informazioni sul loro bambino, comprese le date di vaccinazione e la crescita. Si tratterà di un primo importante documento digitale di salute personale (PHR, Digital Personal Health Record) che accompagnerà gli utenti per tutta la vita.

 

Tra qualche tempo, gli operatori sanitari utilizzeranno i dati dei dispositivi indossabili, i batteri intestinali, il DNA digitale e i dati del genoma per fare diagnosi e persino prevedere cosa è più probabile che ci succeda e quindi evitarlo.

 

La via da seguire

Per ottenere la trasformazione digitale, i fornitori di servizi sanitari devono iniziare a digitalizzare i loro dati sin da ora per supportare i pazienti futuri. Il cambiamento deve avvenire in ogni momento e in ogni punto del processo, anche presso l'accettazione in ospedale, dove passaporti e documenti d'identità vengono forniti dal paziente affinché il personale amministrativo ne faccia una copia. Invece di creare più carta con le fotocopiesarebbe meglio convertire questi documenti direttamente in documenti digitali utilizzando una soluzione di acquisizione da scrivania. Questi scanner possono essere utilizzati per digitalizzare in modo rapido ed efficiente cartelle cliniche, moduli e documenti vari senza danneggiarli e senza che il personale debba allontanarsi dal punto di contatto con il cliente.

 

La conversione delle cartelle cliniche, nuove ed esistenti, da cartacee a digitali, aiuta a ridurre l'onere amministrativo, semplificando la gestione delle informazioni sui pazienti. Le cartelle digitali inoltreriducono i costi, poiché i processi digitali possono essere più facilmente automatizzati e accelerati. La sicurezza viene gestita memorizzando i dati fuori sede nel cloud o in luoghi alternativi di back-up, dove sono protetti da potenziali problemi. Trasformare le registrazioni cartacee in PCH digitali è un lavoro enorme, ma implementando la tecnologia di imaging documentale, le organizzazioni sanitarie possono supportare la trasformazione digitale e contribuirecosì a migliorare la gestione delle informazioni e l'esperienza del paziente.



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Salute. CNR: Taglia e cuci dell’RNA: conoscere il meccanismo di splicing per curare malattie complesse

Taglia e cuci dell'RNA: conoscere il meccanismo di splicing per curare malattie complesse

Passi avanti nella comprensione del meccanismo di splicing, il "taglia e cuci" attraverso cui le cellule convertono l'informazione genetica in una forma pronta per innescare la sintesi proteica. Lo studio dell'Istituto officina dei materiali del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Iom) pubblicato su Acs Catalysis, spiega per la prima volta come avviene la seconda fase del meccanismo chimico di splicing, per eventuali terapie di patologie connesse, come le leucemie e altri tipi di tumore



Uno studio dell'Istituto officina dei materiali del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Iom) in collaborazione con l'Istituto nazionale di chimica di Ljubljiana pubblicato su Acs Catalysis, spiega come avviene il meccanismo chimico dello splicing dell'RNA messaggero. Lo studio si focalizza su uno step critico per la formazione di un RNA messaggero maturo. L'RNA è l'acido nucleico che, insieme al più famoso DNA, costituisce un pilastro del codice genetico. Nelle cellule eucariotiche un macchinario molecolare chiamato spliceosoma svolge un processo di taglia e cuci che converte l'RNA messaggero in una forma matura, pronta cioè a essere letta per dare luogo alla sintesi proteica.

Affinché avvenga la sintesi di una proteina le cellule usano le informazioni contenute nell'RNA messaggero, che a sua volta viene generato a partire da sequenze di DNA, i geni. Tuttavia, nei geni, i tratti di DNA che codificano per proteine, chiamati esoni, sono intervallati da lunghe sequenze di DNA che non servono a tale scopo, gli introni. Per questo è necessario lo splicing, il processo con il quale le cellule tagliano in modo molto preciso gli introni (le sequenze non codificanti per proteine) da un RNA messaggero prematuro e ricuciono tra di loro gli esoni. Un minuscolo errore in questo processo porta alla formazione di una sequenza di RNA messaggero sbagliato che sua volta codifica per proteine sbagliate.

"Questo macchinario molecolare, è uno dei più complessi delle cellule eucariotiche ed è composto da centinaia di proteine e cinque filamenti di RNA che si intersecano in una fitta rete d'interazioni", spiega Alessandra Magistrato del Cnr-Iom. "Lo spliceosoma agisce nello stesso modo in tutte le cellule eucariotiche operando con un meccanismo estremamente complesso e articolato che non sempre avviene correttamente: in presenza di mutazioni, piccole variazioni di amminoacidi nella parte proteica di questo macchinario, può verificarsi quello che si chiama splicing aberrante, responsabile di alcune patologie come la leucemia, la retinite pigmentosa, e alcuni tipi di tumori tra cui il melanoma e il tumore al seno", aggiunge Borisek dell'Istituto nazionale di chimica di Ljubljiana.

La complessità di questo sistema è tale che la ricerca sta ora muovendo solo i primi passi verso una sua completa comprensione a livello atomistico. Questa però è fondamentale per l'identificazione di inibitori necessari alla cura, e talvolta alla prevenzione, delle numerose patologie annesse.

"Il nostro studio è svolto con delle sofisticate simulazioni, possibili grazie all'utilizzo di moderni supercomputer, che ci permettono di vedere con la risoluzione atomistica come avviene questo processo di taglia e cuci", conclude Magistrato.

 

Roma, 11 maggio 2020

 

Immagine: reaction mechanism of the second ligation step of splicing


La scheda

 

Chi: Istituto officina dei materiali del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Iom)

Che cosa: Uno studio sulla seconda fase del meccanismo di splicing attraverso il quale le cellule operano la sintesi proteica, DOI: 10.1021/acscatal.0c00390




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sabato 9 maggio 2020

La preoccupazione per il virus sposta i consumi a favore dei prodotti confezionati e degli acquisti online. Carta e cartone al top per sicurezza e sostenibilità.

Ricerca SWG per Comieco: la preoccupazione per il virus sposta i consumi a favore dei prodotti confezionati e degli acquisti online.

Carta e cartone al top per sicurezza e sostenibilità.

 

Milano, maggio 2020 L'emergenza sanitaria Covid-19 ci ha resi molto più sensibili agli aspetti della salute e della sicurezza, ma ha modificato anche il nostro atteggiamento verso il packaging? Quali sono le funzioni attribuite agli imballaggi? Quali i materiali migliori? Che impatto ha avuto l'emergenza sugli acquisti online? A questi e altri quesiti risponde lo studio che Comieco, Consorzio Nazionale Recupero e Riciclo degli Imballaggi a base Cellulosica, ha commissionato all'Istituto di Ricerca SWG e presentato ieri nel corso del Netcomm Forum Live.

L'indagine quantitativa, realizzata su un campione rappresentativo di 1.000 individui, evidenzia come l'emergenza sanitaria che stiamo vivendo abbia portato il 33% del campione a modificare le proprie scelte d'acquisto in favore dei prodotti imballati: addirittura il 46% di chi prima dell'emergenza comprava prevalentemente prodotti sfusi si è orientato nuovamente verso i confezionati. Questo cambiamento testimonia come il packaging costituisca una garanzia imprescindibile in termini di sicurezza e protezione dal virus. Interrogati sulle loro preferenze, i consumatori italiani non hanno dubbi: la carta e il cartone sono la prima scelta per il 45% degli intervistati. La motivazione è altrettanto netta: 3 italiani su 4 considerano carta e cartone più sostenibili. In termini di abitudini di acquisto, è sempre maggiore il ricorso all'e-commerce: secondo i dati resi noti da Netcomm durante l'emergenza Covid-19 i nuovi e-shopper hanno raggiunto quota 2 milioni. Un'abitudine nuova ma destinata a consolidarsi: Comieco rileva che quasi la totalità degli intervistati (soprattutto tra i più attenti alle questioni ambientali) dichiara di voler continuare con l'ecommerce.

"Questo boom dell'e-commerce significa anche una maggiore quantità di imballaggi, soprattutto in carta e cartone, che entra nelle case e che va quindi gestita con particolare attenzione: diventa così centrale il ruolo della raccolta differenziata" – dichiara Carlo Montalbetti, Direttore Generale Comieco. "Dalla nostra indagine emerge che la maggior parte del campione non ha cambiato abitudini nel farla (65%) ma circa un terzo (32%) dichiara invece di prestare più attenzione a separare correttamente i materiali".



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mercoledì 29 aprile 2020

CORONAVIRUS. SCLEROSI MULTIPLA, LO STUDIO: TERAPIE ANTI COVID-19 NON SONO DANNOSE

CORONAVIRUS. SCLEROSI MULTIPLA, LO STUDIO: TERAPIE ANTI COVID-19 NON SONO DANNOSE
AISM E SIN PRESENTANO PRIMI DATI PROGETTO CON CENTRI ITALIANI
 
Roma - Le terapie anti-Coronavirus non hanno effetti negativi sulle persone con sclerosi multipla. E' quanto emerge da una prima analisi prodotta sulla base dei dati raccolti nella piattaforma Covid-19 e sclerosi multipla, il progetto pilota di raccolta di informazioni cliniche sulle persone con sm che hanno sviluppato l'infezione da Covid-19. Curato dall'Associazione italiana Sclerosi multipla e dalla Societa' italiana di Neurologia, il progetto coinvolge oggi 78 centri
italiani e oltre 28 centri di 15 Paesi esteri.
La prima istantanea, illustrata nel corso di una conferenza stampa su GoMeeting, e' stata scattata grazie alle informazioni raccolte all'8 aprile scorso su un totale di 232 pazienti dei primi 38 centri che hanno aderito. Come ha spiegato il professor Marco Salvetti della Sapienza, ospedale Sant'Andrea di Roma, "i primi risultati sono rassicuranti" e mostrano che "non ci sono terapie dannose". Di 232 pazienti con sm, che mostravano sintomi da Covid-19, 'solo' 6 si sono trovati in situazione critica e di questi 1 e' guarito e 5 sono deceduti (il 2%). Il dato significativo e' che i decessi riguardavano persone con particolare fragilita' legata alla disabilita', alle comorbidita' e/o all'eta' avanzata.
 
"Tutti i deceduti - ha spiegato Salvetti - avevano una forma progressiva in stato avanzato e piu' di 60 anni. Di questi solo 2 facevano una terapia". Secondo gli esperti e' comunque troppo presto per trarre conclusioni. "Al momento - ha spiegato Maria Pia Sormani del dipartimento di Biostatistica dell'Universita' di Genova - nel database sono stati inseriti i dati clinici di 500 pazienti". Questi saranno oggetto di studi piu' approfonditi e gia' "nei prossimi giorni i primi dati saranno pubblicati sulla rivista scientifica Lancet Neurology", come assicura il presidente della Fondazione Aism, Mario Alberto Battaglia, aggiungendo che "in questo scenario per far fronte ai problemi piu' urgenti e pianificare una risposta a lungo termine ai cambiamenti che la pandemia Covid-19 impone nella vita e sull'assistenza sanitaria delle persone con sm, l'associazione
dei pazienti Aism con la sua Fondazione (Fism) e il Gruppo di studio sulla sm della Societa' italiana di Neurologia (Sin) hanno, gia' dalle prime settimane dell'epidemia, istituito un Programma di attivita' per affrontare l'emergenza a breve, medio e lungo termine anche relativamente alle tematiche di sanita' pubblica e di advocacy".
Per Gioacchino Tedeschi, presidente della Societa' italiana di
Neurologia, "il programma e' stato realizzato secondo i suggerimenti ricevuti da un gruppo di diversi neurologi che operano in condizioni di elevata emergenza e da rappresentanti di Aism e Fism e costituisce un esempio di collaborazione virtuosa tra una societa' scientifica e un'associazione di persone con una malattia neurologica. Questa attivita' di ricerca ed assistenza e' anche possibile grazie all'Aism e alla rete dei centri clinici di riferimento per la sm in Italia, una realta' unica nel panorama internazionale, che in Italia e' attiva dal 1996. Questa rete da sempre permette di affrontare i temi scientifici che riguardano la SM in modo collegiale su tutto il territorio nazionale".


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venerdì 24 aprile 2020

‘Covid-19 Il Virus della Paura’: scienza e informazione ai tempi del Coronavirus

'Covid-19 Il Virus della Paura'
scienza e informazione ai tempi del Coronavirus

Paesi Edizioni presenta il primo libro espressamente dedicato al virus che ha bloccato il mondo

'Covid-19 Il Virus della Paura'. L'infettivologo Massimo Andreoni - primario del reparto di Malattie infettive del policlinico Tor Vergata di Roma - e lo psicoterapeuta Giorgio Nardone - esperto di disturbi fobico-ossessivi - sono gli autori del primo libro espressamente dedicato all'argomento, edito da Paesi Edizioni, il cui contenuto intende divulgare correttamente scienza e informazione ai tempi del Coronavirus, basata su analisi scientifiche e fonti giornalistiche.
 
Partendo dalle certezze sull'origine del virus - che fuga le ipotesi fantasiose sulla creazione in laboratorio di un agente infettivo prodotto in Cina – i due autori affrontano e analizzano le fasi e gli episodi che hanno portato a un caos mondiale inaspettato, mettendo in discussione certezze e abitudini della popolazione mondiale. L'opera è finalizzata anche a comprendere le dinamiche dei rischi connessi alle epidemie e le loro possibili conseguenze sanitarie, sociali, politiche ed economiche a livello internazionale. Un libro che, in definitiva, intende onorare la scienza e la classe medico-sanitaria, diffondendo cultura e rendendo un doveroso tributo a coloro i quali hanno perso la vita a causa di questa epidemia.
 
L'iniziativa nasce da un'idea di Massimo Tortorella, presidente di Consulcesi, il network legale a tutela dei professionisti della sanità, che da vent'anni assiste e lavora al fianco di medici e operatori sanitari, e che ha appena donato un milione di euro per l'emergenza Coronavirus: «Siamo nati per stare al fianco degli operatori sanitari e nella nostra storia la missione è stata difenderli con le battaglie legali. Ora li sosteniamo con mascherine, tute, ventilatori, respiratori, ma pensiamo anche ai loro pazienti».
 
In copertina l'opera «Infermiera con l'orecchino di perla» dell'artista italiana Lady Be, rielaborazione del celeberrimo quadro del pittore seicentesco Johannes Veermer «La ragazza col turbante», meglio nota come «La ragazza con l'orecchino di perla», che veste i panni di un'infermiera che indossa una mascherina, simbolo inconfondibile della nuova quotidianità. L'opera è stata battuta all'asta lo scorso 2 aprile per 6.500 euro. L'intero importo è già stato donato agli ospedali e alla Croce Rossa.
 
Il libro sarà in vendita a partire dal 25 aprile in formato eBook al costo di 5€ e verrà lanciato in esclusiva venerdì 24 aprile, in abbinamento gratuito al quotidiano Libero. I proventi saranno devoluti alla Protezione Civile



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SALUTE. PEDIATRI: VACCINI PREVENGONO MALATTIE, BUON CIBO NON NE CAUSA ALTRE

SALUTE. PEDIATRI: VACCINI PREVENGONO MALATTIE, BUON CIBO NON NE CAUSA ALTRE

 

IN AIUTO NUTRIPIATTO. SIPPS: ERRORE DA EVITARE? PREMIARE BIMBI CON DOLCE

 

Roma, 24 apr. - "Una corretta alimentazione, nei primi anni di vita del bambino, può essere considerata alla pari della prevenzione primaria, aiutando ad evitare alcune patologie croniche che si possono avere a distanza di decenni. Se i vaccini prevengono le malattie, una corretta nutrizione non ne causa altre". Lo dichiara alla Dire, Giuseppe Di Mauro, presidente della Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale (SIPPS), che aggiunge: "Per avere un anziano più sano, dobbiamo avere un bambino curato bene, che abbia dei corretti stili di vita e nutrizionali".

   Difatti il presidente della Sipps presenta ai genitori italiani il progetto 'Nutripiatto'. Uno strumento di educazione alimentare semplice e intuitivo, formato da un piatto e da una guida, e pensato per bambini dai 4 ai 12 anni divisi in tre fasce d'età (4/6, 7/9, 10/12), quelle più critiche per il sovrappeso e l'obesità in Italia.

   "Oggi più che raccomandare di mangiare di qualità, bisogna consigliare cosa mangiare e soprattutto indicare quali sono le porzioni giuste. Da qui- prosegue il pediatra- l'invenzione di un piatto con all'interno degli scomparti che mostrano in maniera intuitiva le giuste proporzioni che i vari gruppi alimentari hanno in un pasto principale preparato per il bambino"

   Sviluppato da Nestlé con la supervisione scientifica della Sipps e dell'Università Campus BioMedico di Roma, 'Nutripiatto' mostra infatti le corrette proporzioni dei gruppi alimentari che fanno parte dei pasti, adeguando, man mano che il bambino cresce, le quantità dei cibi a tavola. "'Nutripiatto'- spiega Di Mauro- prevede 5 pasti nelle 24 ore con due spuntini, uno a metà mattinata e uno il pomeriggio. Questi servono a non arrivare affamati all'appuntamento del pranzo e della cena. Nella guida sono inserite anche delle ricette con le relative quantità giuste da mettere in un piatto di dimensioni reali, che separa i vari gruppi alimentari. Il documento evidenzia anche l'importanza dell'idratazione, dell'acqua- ricorda il presidente della SIPPS- che spesso i bambini, anche se hanno sete, non chiedono. Dovrebbero bere almeno un litro e mezzo di acqua al giorno e, se non la chiedono, i genitori devono stare attenti a offrirla. La guida non dimentica l'importanza dell'attività motoria, che va a completare la lista dei corretti stili di vita".

   Gli errori da non commettere sono: "Non gratificare o premiare il bambino (per un compito fatto bene) con dei dolcetti. Un dolce- fa presente Di Mauro- raffigurerà così un qualcosa di buono o di migliore rispetto agli altri alimenti. Non bisogna poi saltare la prima colazione, che è il pasto fondamentale della giornata, il primo dopo il lungo digiuno notturno. In questa fase di emergenza- conclude- 'Nutripiatto' può essere un'opportunità per correggere gli stili di vita e, coinvolgendo i bambini, anche il preparare insieme le pietanze da mangiare può diventare un gioco divertente".

   Tutti possono scaricare la guida illustrativa pratica, disponibile al link: https://www.sipps.it/wp/wp-content/uploads/2019/11/Guida_Nutripiatto_2.0.pdf

Pediatri, nutrizionisti e insegnanti possono richiedere il Nutripiatto scrivendo all'indirizzo: N4HK@it.nestle.com, per i consumatori saranno presto resi disponibili i Nutripiatto nel sito internet www.nutripiatto.nestle.it

 




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