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lunedì 3 ottobre 2016

"Oracoli" , il nuovo spettacolo teatrale della Compagnia "Il dirigibile" del Dipartimento di Salute Mentale della Romagna a Forlì venerdì 7 ottobre






ASS.I.P.RO.V. Centro Servizi per il Volontariato Forlì-Cesena, Volabo,
Dipartimento di Salute Mentale di Forlì, Compagnia “Il Dirigibile”- DSM di Forlì, Ausl della Romagna,
Centro Diego Fabbri di Forlì  con il
Patrocinio del Comune di Forlì

in collaborazione con le
Associazioni di Volontariato del Coordinamento Comitato
Locale donazioni organi di Forlì

Nell'ambito del progetto regionale “Il volontariato è un dono di tutti”

Presentano

Venerdì 7 Ottobre 2016  ore  21.00


lo spettacolo teatrale

“ORACOLI”

Compagnia: “Il Dirigibile”
regia e sceneggiatura: Michele Zizzari

presso

 Teatro Testori
via Vespucci, 11 – Forlì

“Oracoli” tenta di creare – attraverso frammenti narrativi e suggestioni surreali – una rete di relazioni tra la dimensione privata, soggettiva e individuale e quella pubblica, oggettiva, collettiva, perfino universale. Una rete come trama di un’improbabile comunicazione tra le nostre origini, il presente che viviamo e quel che potrebbe essere il futuro.
Ad ascoltare e ad accogliere queste istanze individuali sono tre insolite Donne-Oracolo, che non temono di  ribaltare le questioni a loro rivolte, spiazzando il punto di vista comune. Una lucida saggezza concede loro di vedere oltre il desiderio individuale, oltre le circostanze e le aspettative soggettive. Le loro risposte sibilline azzardano visioni profetiche e denunciano inadeguatezze, contraddizioni e ingiustizie.

Il percorso rientra  nell’ambito della 5° edizione del progetto Un palcoscenico per tutti, promosso dal DSM-DP, in collaborazione con il Centro Diego Fabbri di Forlì, ha come obiettivo principale la valorizzazione delle attività di produzione artistica relative alla salute mentale e parte dall’esperienza che il Centro Diurno Psichiatrico (U.O. Psichiatria) coordinato dalla dr.ssa Paola Longhi compie da anni, in collaborazione con gli Istituti Scolastici Superiori del territorio. Il teatro diventa uno strumento di contrasto all’emarginazione sociale e un’occasione per promuovere una migliore qualità della vita dei pazienti. Nel contempo, i giovani studenti vengono sensibilizzati su un tema sociale rilevante, contribuendo allo sviluppo di una cultura dell’integrazione e dell’emancipazione delle varie “diversità”.

Per info- ASS.I.P.RO.V Viale Roma, 124 Forlì tel. 0543/36327 – e mail info@assiprov.it


INGRESSO UNICO € 5,00

L'INCASSO SARA' INTERAMENTE DEVOLUTO ALLE ASSOCIAZIONI DI VOLONTARIATO DEL COORDINAMENTO COMITATO LOCALE DONAZIONE ORGANI DI FORLI'
N.B. Eccezionalmente, l'appuntamento avrà inizio alle ore 18.30



lunedì 19 ottobre 2015

LA BALBUZIE A SCUOLA

La balbuzie è un disordine del ritmo della parola nel quale il paziente sebbene sappia con precisione ciò che vorrebbe dire, non è in grado di farlo a causa di arresti, ripetizioni o prolungamenti della parola e del suono che nascono in maniera del tutto involontaria. 


É un problema che affligge grandi e piccoli, condizionando l'individuo nell'organizzare la sua vita sociale e demotivandolo. Il meccanismo di trasmissione del disturbo non è ancora del tutto chiaro, ma recenti studi clinici hanno rintracciato le motivazioni in una predisposizione geneticamente determinata o acquisita sulla quale si innescano dei fattori scatenanti come influenze dovute ad atteggiamenti familiari errati, traumi e condizionamenti ambientali nello stringere rapporti interpersonali.

Si è riscontrata una maggiore frequenza di ricorrenza della balbuzie in ambienti familiari eccessivamente correttivi, ansiosi e accondiscendenti.

Il disfluente spesso è una persona sensibile e socievole, molto interessata ai a rapportarsi con gli altri e a stringere amicizia: proprio per questo motivo è portato ad adottare un comportamento di difesa nei confronti della frustrazione che reca il suo disturbo e dalla difficoltà nell'esprimersi. Così diventa il contrario di ciò che vorrebbe essere e il suo atteggiamento si dirige sempre più a fondo nel mondo dell'introverso, completamente contrastato dalla sua sfera intensa, ricca ma inespressa.

Nella sua crescita il bambino attraversa diverse fasi, e il momento in cui comincia a sviluppare un senso della competenza verbale da lui percepita è all'età di 6/7 anni, in cui si rende consapevole di balbettare e l'insegnante a scuola, così come il genitore a casa, dovrà cercare di modellare il comportamento del bambino, mantenendone o accrescendone l'autostima, che è un fattore fondamentale in questa fase perchè esso comincerà a vedere una rappresentazione di sè stesso incerta, frammentata e la maggior parte delle volte svalutata, così come lo è il suo modo di parlare.

Intorno agli 8 anni il bambino disfluente sarà completamente in grado di percepire precisamente la negatività delle sue competenze verbali: questo è il momento in cui è indicato iniziare una terapia multifattoriale, cioè che vede la sincronia di 3 figure che sono il terapeuta, la scuola, e la famiglia.

Nelle 25 sedi dell’Associazione Italiana La Nuova Parola si lavora sui fattori emotivi del balbuziente, coinvolgendo gli insegnanti con una grande attenzione alla gestualità e alle differenze fra bambini; la scuola, infatti è il luogo dove un individuo cresce, apprende e impara a rapportarsi con gli altri.
Nella vita di tutti i giorni
il bambino passa la maggior parte del suo tempo a scuola e sebbene questo rappresenti un ambiente costruttivo, la dimensione sociale e il confronto con gli altri fanno si che esso vada incontro a sofferenze dello stato d'animo, frustrazioni ed esperienze poco piacevoli.



L'insegnante rappresenta il punto di riferimento dell'alunno e può intervenire sulla sua autostima sul modo di vedere il disturbo verbale: per mezzo dell'effetto pigmalione, si avrà un potere cognitivo sul bambino che può essere sfruttato facendo commenti sulla sua bravura nel parlare o raccontare storie, dandogli così un'idea positiva sulla sua parola; il beneficio si ottiene diminuendo il tasso di disfluenza verbale perchè il bambino crederà all'idea della propria parole così come è stata descritta dall'insegnante e diverrà per esso la realtà. 

Ognuno ha un proprio vissuto, caratteristiche individuali, comportamenti geneticamente determinati, condizioni sociali dell'ambiente in cui si vive e si cresce: tutti questi fattori concorrono alla soglia di tolleranza della frustrazione scatenata da un problema, e che può trasformarsi in un blocco alla capacità di esprimersi e quindi verbalizzare nelle relazioni che sono i colori e le attese di vita che un individuo ha e matura nel tempo e nei rapporti con il mondo. In una dimensione di squilibrio nasce un blocco emotivo che elimina il desiderio di parlare ed esclude l'associazione della rappresentazione verbale come manifestazione di sè.

La cooperazione con gli altri in lavori di gruppo e nelle difficoltà comuni, l'allenamento alle attività creative, l'assunzione di responsabilità e la gratificazione derivante da ciò, sono dei metodi adeguati che l'insegnante può adottare per far sentire a proprio agio il bambino. Tutto ciò per prevenire l'emarginazione e la nascita di emozioni negative che colpevolizzano gli altri della propria condizione, o la negazione di un evento spiacevole pur di non affrontarlo verbalmente, o la messa in atto di sentimenti opposti a quelli che realmente si provano.

martedì 17 giugno 2014

Artrite reumatoide (AR): parte la campagna “AR IO NE PARLO”



Artrite reumatoide (AR): parte la campagna “AR IO NE PARLO” per sostenere le persone con AR ad affrontare le sfide quotidiane con cui devono confrontarsi ogni giorno nella gestione della malattia.

Milano, 17 giugno 2014 – L’artrite reumatoide è una malattia reumatica cronica che colpisce soprattutto le donne. Se non curata in modo corretto e nei tempi giusti, con il trascorrere del tempo diventa invalidante permanentemente. Potete avere maggiori informazioni sulla patologia consultando ad esempio il sito dell’associazione pazienti ANMAR (http://www.anmar-italia.it/).  

La chiave per la gestione di questa patologia si trova principalmente in due fattori: diagnosi precoce e terapia corretta. Fare diagnosi precoce, oggi possibile grazie ai progressi ottenuti nelle indagini diagnostiche con esami non invasivi né dolorosi, vuol dire individuare quanto prima i segni della malattia (per evitare che degenerino) e trattare così l’AR fin dall’inizio con un conseguente miglior controllo della sintomatologia e dei disturbi correlati. Fatta la diagnosi, il reumatologo individua il trattamento più adeguato, principalmente farmacologico (oggi esistono terapie innovative in grado di migliorare significativamente la qualità di vita del paziente, come i farmaci biologici). Succede troppo spesso però che i pazienti di AR trovino difficoltà a seguire il trattamento: talvolta il paziente si dimentica di prendere la terapia o decide autonomamente di non prenderla per via degli effetti collaterali o a fronte di un miglioramento temporaneo. Eppure assumere i farmaci in modo costante è fondamentale perché solo con la regolarità è possibile tenere sotto controllo i sintomi nel lungo periodo. Molti di questi dubbi e preoccupazioni potrebbero essere superati parlandone con lo specialista reumatologo. Purtroppo, e per ragioni diverse, questo non sempre avviene.
Si potrebbe pensare che il proprio medico non abbia abbastanza tempo, oppure si trova difficoltoso spiegare la propria situazione personale ed i limiti cui si va incontro nella quotidianità. Ancora, la mancata aderenza alla terapia genera talvolta senso di colpa o imbarazzo con una conseguente reticenza a parlarne con lo specialista. E’ invece importante comprendere che il ruolo del medico va ben oltre la diagnosi e le indicazioni terapeutiche standard: è il referente della salute del paziente e per questo a lui vanno espresse perplessità e difficoltà e chiesti consigli. Questo anche perché alcuni dati mostrano come dopo aver discusso i propri problemi rispetto al trattamento dell’AR con il proprio reumatologo e ricevuto indicazioni di apportare un cambiamento nella terapia, circa il 79% delle persone con AR riferisce un miglioramento nella salute complessiva[i]. Da qui il rapporto tra dialogo-terapia corretta e la necessità di definire un dialogo costruttivo con lo specialista.
Esistono associazioni di medici specializzati che perseguono proprio il fine di rispondere ai bisogni del paziente (http://www.reumatologia.it/ruolo-istituzionale.asp e http://www.croi.it/).

Proprio per sensibilizzare le persone con AR sull’opportunità di costruire un dialogo con il reumatologo per migliorare la gestione della malattia e quindi la qualità della propria vita, è nata la campagna “AR io ne parlo” realizzata da Roche con il patrocinio dell’associazione nazionale di pazienti ANMAR onlus.
L’iniziativa invita le persone con AR ad instaurare un dialogo aperto e trasparente (da qui il titolo della campagna) con il proprio reumatologo per migliorare i risultati del trattamento.
La campagna mette a disposizione dei pazienti e di quanti se ne prendono cura il sito web Arioneparlo.it (http://www.arioneparlo.it/) dove trovare informazioni e strumenti pratici che aiutano a seguire la terapia in modo corretto, oltre che suggerimenti su come comunicare con il proprio reumatologo. Inoltre il 18 e il 19 giugno, rispettivamente in Piazza Città Lombardia e in Piazza Argentina, verranno distribuiti materiali informativi e si terrà una performance artistica.
Per chi riesce a passare nelle piazze lo spettacolo sarà sicuramente suggestivo. Un’attrice - una donna, perché sono le donne sono le più colpite dalla malattia, per un rapporto 3:1 rispetto agli uomini - interpreterà, all’interno di una cabina di plexiglass, le difficoltà quotidiane e comunicative che accompagnano le persone con artrite reumatoide.  Una prospettiva al femminile sulla patologia si può trovare anche nella sezione dedicata del sito di O.N.Da (http://www.ondaosservatorio.it/aree/3/it/artrite-reumatoide).
Se non conoscete la malattia e volete saperne di più, ma soprattutto se cercate suggerimenti concreti per migliorarne la gestione potete visitare il sito web della campagna “AR io ne parlo” e iniziare a usare gli strumenti proposti (http://www.arioneparlo.it/strumenti-di-monitoraggio/). Le pagine del sito presentano contenuti, testimonianze e consigli pratici per aiutare i pazienti a comunicare più serenamente con i propri medici.


[i] Roche RA Monotherapy Research: survey data on file 2012.

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