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mercoledì 20 giugno 2018

Il Gruppo Bomi annuncia l'accordo vincolante per l'acquisizione di Farma Logistica S.r.l.

Il Gruppo Bomi annuncia l'accordo vincolante per l'acquisizione di Farma Logistica S.r.l.

Vaprio d'Adda, 19 giugno 2018Bomi Italia S.p.A. ("Bomi" o la "Società" o "Emittente"), holding del Gruppo Bomi, leader nel settore della logistica biomedicale e della gestione di prodotti ad alta tecnologia per la tutela della salute e quotata sul sistema multilaterale di negoziazione AIM Italia / Mercato Alternativo del Capitale annuncia di aver sottoscritto in data odierna un accordo vincolante (l'"Accordo") finalizzato all'acquisizione del 100% del capitale sociale di "Farma Logistica S.r.l." ("Farma Logistica"), società attiva nel settore della logistica e trasporti per il settore healthcare nell'area Centro-Sud Italia sita a Somma Vesuviana (Napoli).

Farma Logistica è specializzata nella gestione, stoccaggio e distribuzione di prodotti farmaceutici, parafarmaceutici su tutto il territorio nazionale, in particolare nell'area Centro-Sud Italia, con diversi mezzi di proprietà a temperatura controllata rispondenti a tutte le norme di Legge che regolano le suddette tipologie di trasporto. Farma Logistica è inoltre specializzata nel deposito e trasporti di merci pericolose soggette alla normativa ADR. Nel 2017 Farma Logistica ha realizzato un fatturato pari a circa Euro 5,3 milioni con un Ebitda Adjusted (secondo i principi di Gruppo IAS) pari a circa Euro 0,8 milioni ed una Posizione Finanziaria Netta (secondo i principi di Gruppo IAS) pari a circa Euro 0,4 milioni.

Attraverso questa operazione, che permetterà al Gruppo Bomi di creare interessanti sinergie nella propria rete di servizio di trasporto e ulteriori possibilità di cross-selling, il Gruppo Bomi prosegue la propria strategia di consolidamento in Europa.

L'operazione, conclusa per un corrispettivo pari a Euro 2.900.000, prevede il pagamento di un corrispettivo al closing di Euro 1.450.000 e per il residuo 50% (cinquanta per cento) ovvero per ulteriori Euro 1.450.000,00, entro e non oltre lo spirare del 36° (trentaseiesimo) mese successivo alla data del closing, oltre ad una componente in earn-out (fino a massimi ulteriori Euro 1.100.000) legata al raggiungimento di alcuni parametri di performance, inserendosi pertanto a pieno titolo nella strategia di espansione e crescita per linee esterne perseguita dal Gruppo Bomi.

È previsto che il closing dell'operazione avvenga al perfezionamento di alcune condizioni sospensive usuali per questo tipo di operazioni, e comunque entro il termine finale del 30 giugno 2018.

Marco Ruini, Amministratore Delegato di Bomi Italia S.p.A. ha così commentato: "Siamo lieti di aver raggiunto questo accordo con un'impresa di eccellenza del sud Italia, con cui Bomi Group collabora già da diversi anni per la gestione delle spedizioni del centro e sud Italia. Tale operazione permetterà al Gruppo Bomi di espandere geograficamente la propria rete diretta di servizio di trasporto avvalendosi della pluriennale esperienza di Farma Logistica ed inoltre apre ulteriori possibilità di cross-selling."

Eliseo Ulivo, Amministratore Unico di Farma Logistica S.r.l. commenta come segue: "Sono molto contento di entrare a far parte di un Gruppo internazionale con l'esperienza di Bomi, ciò rappresenta una grande occasione di crescita per Farma Logistica. Continueremo a collaborare con la consueta professionalità e con rinnovata passione, contribuendo alla strategia di sviluppo e crescita del Gruppo Bomi." 



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martedì 19 giugno 2018

Novartis: lancia oggi la nuova campagna 2018 di "SAi se hai la SA? Scegli il tuo futuro"

Al via la nuova campagna sulla Spondilite Anchilosante di Novartis:

SAi se hai la SA? Scegli il tuo futuro

Patrocinata da APMAR Onlus, la campagna nasce per supportare chi soffre di Spondilite Anchilosante e alzare il livello di attenzione su segni e sintomi riconducibili alla patologia spesso sottovalutati 

La corretta valutazione dei sintomi e il conseguente consulto dello specialista possono accorciare i tempi diagnostici, a volte lunghi fino a 10 anni 

La campagna si svilupperà principalmente sulla Rete tramite una campagna web, e un sito dedicatocollegato al relativo canale Facebook 

Milano, 19 giugno 2018 – "Mi svegliavo con un costante dolore alla schiena e una rigidità diffusa. Passavano diversi minuti prima di potermi muovere normalmente. Anche di giorno mi sentivo dolorante, soprattutto dopo essere stato fermo per un po'. Ho visto diversi medici, sono passati mesi che poi sono diventati anni senza avere una diagnosi chiara; avevo la SA".  

Queste le parole di un giovane paziente che rappresentano la storia di molti con Spondilite Anchilosante (SA), malattia infiammatoria cronica della spina dorsale. Una patologia con sintomi facilmente associabili ad altre più comuni e con conseguenze meno importanti. 

Oggi per arrivare ad una corretta diagnosi possono occorrere in media dai 7 ai 10 anni. Un lungo periodo per una malattia che può progredire fino a dare rilevanti limitazioni nei movimenti e gravi conseguenze sulla qualità della vita di chi ne soffre. 

Per accelerare il percorso diagnostico della SA parte in questi giorni la campagna promossa da Novartis, con il patrocinio di APMAR Onlus - Associazione Nazionale Persone con Malattie Reumatologiche e Rare - che ha l'obiettivo di informare su questa patologia poco conosciuta e di difficile diagnosi e spingere le persone ad attivarsi: "SAi se hai la SA? Scegli il tuo futuro". 

Si tratta di una doppia attivazione: da una parte l'obiettivo della Campagna è spingere chi ha sintomi riconducibili alla patologia a procedere alla compilazione di un breve questionario di autovalutazione, disponibile online, e rivolgersi al proprio medico di base in caso di una maggioranza di risposte positive. Dall'altra si rivolge ai pazienti diagnosticati fornendo strumenti ed esortandoli ad affrontare la patologia in maniera attiva prendendo in mano la propria vita, vivendo le proprie passioni, facendosi aiutare in questo dalla famiglia, gli amici e il proprio reumatologo.  

Tra i vari consigli offerti, la Campagna suggerisce anche quello di praticare costante attività fisica che può portare notevoli benefici fisici e psicologici; l'importante è scegliere quella più adatta alla propria condizione e parlarne con il medico di fiducia. 

"Yoga, Tai chi, PilatesNordic Walking sono alcuni esempi di attività fisica facilmente praticabili e di grande aiuto ai pazienti che contribuiscono a migliorare il benessere complessivo delle persone con malattie croniche, tra cui le malattie reumatiche" ha affermato Antonella Celano, Presidente dell'Associazione Nazionale Persone con Malattie Reumatologiche e Rare (APMAR). "Iniziative come queste possono contribuire non solo ad aumentare il livello di informazione sulla patologia e mantenere alto il livello di attenzione di opinione pubblica e Istituzioni ma anche  a fornire strumenti pratici e utili per migliorare la qualità di vita per chi ne soffre. L'edizione di quest'anno ha anche un ulteriore valore: quello di fornire un semplice strumento, un questionario, per non sottovalutare alcuni sintomi e rivolgersi con tempestività allo specialista giusto. Bisogna sempre ricordarsi che una diagnosi precoce fa la differenza per una migliore qualità di vita, soprattutto nelle patologie croniche". 

"Per velocizzare il percorso diagnostico terapeutico di chi soffre di SA e ridurre quindi le sensazioni dolorose tipiche della malattia è necessario creare cultura attorno alla SA, considerando che per le caratteristiche dei suoi sintomi viene confusa molto spesso con altre patologie" ha aggiunto Ennio Lubrano Professore Associato di Reumatologia presso Università degli Studi del Molise. "Quando sono presenti mal di schiena costante, per più di tre mesi, con dolore particolarmente nelle ore notturne, e/o rigidità mattutina che migliora con il movimento, è bene rivolgersi a un reumatologo. Prima si riconosce, prima si può correre ai ripari. Oggi grazie ai progressi della ricerca scientifica, i pazienti possono beneficiare di farmaci di nuova generazione che sono in grado di inibire il processo infiammatorio di questa patologia, migliorando la qualità di vita dei pazienti". 

"Ascoltare le esigenze dei pazienti, comprendere i loro problemi e intervenire per contribuire a risolverli è la ragion d'essere di Novartis" afferma Angela Bianchi, Head of Communications, Patient Advocacy & Public Affairs Novartis. "Il nostro è un impegno che si sviluppa a ogni livello, dalla ricerca scientifica all'informazione e sensibilizzazione del più vasto pubblico, per migliorare le conoscenze su determinate patologie, come la spondilite anchilosante, e incoraggiarne la cura".  

La spondilite anchilosante (SA) colpisce 600.000 persone solo in Italia. E' una patologia dolorosa e spesso progressivamente invalidante, causata da un'infiammazione della colonna vertebrale che può determinare danni irreversibili. Si tratta di una patologia che colpisce maggiormente i soggetti giovani di sesso maschile e di età superiore ai 25 anni
Fino al 70% dei pazienti che soffrono della forma severa di SA sviluppa, nel corso di qualche anno, fusione dei corpi vertebrali con significativa riduzione della mobilità della colonna. Depressione, ansia e isolamento sono conseguenze, spesso inevitabili, per chi soffre di questa patologia

Novartis  
Novartis fornisce innovative soluzioni terapeutiche in grado di far fronte alle esigenze, in continua evoluzione, dei pazienti e della società. 
Con sede a Basilea, in Svizzera, Novartis offre un portafoglio diversificato per meglio rispondere a queste esigenze: farmaci ad alto contenuto di innovazione, farmaci generici e biosimilari a costi competitivi e prodotti per la cura dell'occhio. 
Novartis detiene una leadership globale in ognuna di queste aree. 
Nel 2017, le attività del Gruppo hanno registrato un fatturato di 49,1 miliardi di dollari, mentre circa 9 miliardi di dollari sono stati investiti in Ricerca & Sviluppo. Le società del Gruppo Novartis contano circa 122.000 collaboratori. 
I prodotti Novartis sono disponibili in 155 Paesi del mondo


lunedì 18 giugno 2018

Salute e Lavoro. Nasce il magazine aiasmag di AIAS – Confcommercio-Imprese per l’Italia, la storica Associazione professionale Italiana Ambiente e Sicurezza

IASMAG IL NUOVO RIVOLUZIONARIO MAGAZINE SULLA SICUREZZA E IL BENESSERE NEI LUOGHI DI VITA E DI LAVORO

 

Milano 18 giugno 2018 - Nasce aiasmag, il nuovo magazine di AIAS – Confcommercio-Imprese per l'Italia (Associazione professionale Italiana Ambiente e Sicurezza)uno strumento nuovo, completo einnovativo per diffondere la cultura della sicurezza e del benessere negli ambienti di vita e di lavoro.

 

Un appuntamento puntuale che raccoglie i punti di vista di autorevoli opinionisti ed esperti del settore,avvalendosi di contributi di tecnici e specialisti,manager, imprenditori, docenti e rappresentanti delle istituzionicon aggiornamenti e approfondimenti sui principali temi d'attualità e sulle novità legislative e normative. 

aiasmag valorizza e diffonde le iniziative promosse sul territorio dall'Associazione, evidenzia le best practiced'impresa, stimolando il dibattito e il confronto su temi di straordinaria importanza quali la Sicurezza sul lavoro, la Sostenibilità e la Formazione professionale. 

 

La Direzione del magazine è affidata a Enzo Argante,giornalista e professionista la cui vasta esperienza nelle tematiche legate alla Sostenibilità d'Impresagarantisce l'autorevolezza e la qualità dell'informazione.

 

aiasmag si rivolge a tutto il mondo interessato ai temi della Salute, della Sicurezza, della Sostenibilità e della Formazione; vuole essere quindi un propulsore di informazione e divulgatore di competenze per la crescita di una nuova cultura della Salute e della Sicurezza, valorizzando ulteriormente il ruolo che dal 1975 AIAS – Associazione professionale Italiana Ambiente e Sicurezza – Confcommercio-Imprese per l'Italia detiene grazie al quotidiano impegno sui luoghi di lavoro dei suoi Associati.

 

Verrà presentato mercoledì 20 giugno 2018 alle ore 17.00 presso la Sede di AIAS in via Gustavo Fara 35 a Milano



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Salute e Afa estiva: HoMedics presenta MyChill, una comfort-zone del fresco, in formato portatile



Una comfort-zone, ma in formato portatile: HoMedics presenta MyChill
 

Il brand leader nel settore della salute del corpo presenta il suo primo sistema di raffrescamento totalmente personale
 
Freddo sì o freddo no? Nelle roventi estati in città, l'aria condizionata è una delle maggiori cause di discussioni e incomprensioni tra colleghi, amici e parenti: c'è chi non può farne a meno, chi proprio non la sopporta e chi invece preferisce alternare on/off per tutto il giorno.
Per mettere fine una volta per tutte all'eterna guerra del freddo, HoMedics presenta MyChill, l'innovativo sistema di raffrescamento che "rispetta gli spazi di tutti": grazie al suo formato compatto e alla sua innovativa tecnologia, rappresenta infatti la soluzione ideale per creare una "comfort-zone" del freddo, localizzando l'azione rinfrescante e creando un vero e proprio spazio personale.
 
In ufficio, in casa e durante le normali attività quotidiane, MyChill è la soluzione di raffrescamento altamente personalizzabile e rispettosa dell'ambiente: utilizzando un sistema di raffrescamento evaporativo adiabatico, che replica il naturale processo di evaporazione dell'acqua, la novità di casa HoMedics agisce sull'aria calda in entrata, trasformandola in aria fresca e permettendone anche una notevole riduzione della secchezza.
 
Il suo innovativo sistema lo rende diverso dai normali condizionatori: mentre questi ultimi utilizzano sostanze refrigeranti che impattano sull'ambiente, consumando al contempo una maggior quantità di energia, MyChill produce naturalmente l'aria e non utilizza refrigeranti chimici, evitando così consumi e costi troppo elevati e riducendo notevolmente l'impatto ambientale.

MyChill è disponibile in due diverse versioni, pensate per soddisfare le più svariate esigenze.
 
HoMedics MyChill PAC-20
 Prezzo al pubblico: € 99.99

HoMedics MyChill PAC-30
Prezzo al pubblico: € 119.90
  
Le due versioni di MyChill sono disponibili a partire da maggio 2018 nelle principali catene di elettronica e della GDO, sui siti di Amazon e Homedics



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domenica 17 giugno 2018

MSD. Infezioni batteriche e contrasto all’antibiotico resistenza in Italia


Infezioni batteriche e contrasto all'antibiotico resistenza in Italia:
la risposta è nella Partnership di valore tra tutti gli attori del sistema
 
La prevalenza di ceppi batterici resistenti nel nostro Paese è tra le più alte d'Europa:
molto è stato fatto e molto resta da fare per arginare e gestire il problema.
A Roma, esperti a confronto in un convegno organizzato da MSD Italia, alla ricerca di soluzioni e proposte condivise per affrontare il problema della resistenza
 antimicrobica nel nostro Paese.
 
Roma, 17 giugno 2018 - Gli antibiotici, dalla loro introduzione circa settanta anni fa, hanno ridotto in maniera significativa il numero dei decessi causati dalle malattie infettive e migliorato lo stato di salute dei cittadini. Parallelamente allo sviluppo degli antibiotici si è, però, verificata la resistenza batterica, che oggi è un problema a livello mondiale. Di contrasto all'antibiotico-resistenza si è parlato oggi al Convegno dal titolo 'Scenari, priorità e obiettivi, secondo un approccio One Health", un evento organizzato a Roma, da MSD Italia, che ha visto confrontarsi associazioni, rappresentanti delle Istituzioni e del mondo scientifico.
L'eccessivo e inappropriato utilizzo degli antibiotici negli uomini e negli animali e le scarse pratiche di controllo delle infezioni hanno trasformato l'antibiotico-resistenza in una seria minaccia alla salute pubblica globale. Questo comporta un prolungamento della degenza ospedaliera, il fallimento terapeutico e un significativo numero di morti, con conseguente incremento dei costi sanitari. Gli specialisti che sono intervenuti hanno illustrato le dimensioni del fenomeno e si sono confrontati sulle possibili linee di intervento.
 
Nella prima parte dell'evento si sono susseguite le relazioni di: Ranieri Guerra, Assistant Director General OMS; Gianni Rezza, Direttore del Dipartimento di Malattie Infettive, Parassitarie ed Immunomediate, Istituto Superiore di Sanità; Claudio D'Amario, Direttore Generale della Prevenzione Sanitaria del Ministero della Salute; Prof. Giovanni Battista Gaeta, Ordinario e Direttore UOC Malattie Infettive dell'Università della Campania Luigi Vanvitelli; Prof. Giuseppe Signoriello, membro della Commissione sull'Antibiotoco-Resistenza della Regione Campania; Tonino Aceti, Coordinatore Nazionale per i Diritti del Malato, Cittadinanzattiva.
 
In una seconda parte si sono confrontati in una Tavola Rotonda i rappresentati delle Società Scientifiche coinvolte nel contrasto all'antibiotico-resistenza: Prof. Massimo Andreoni, Direttore Scientifico SIMIT; Prof. Matteo Bassetti, Vice Presidente SITA; Dott.ssa Carla Fontana, Delegato Regionale Lazio AMCLI, Prof. Francesco Menichetti, Presidente GISA.
 
I numeri del problema
In Europa, oltre 4 milioni di persone l'anno vengono colpite da infezioni batteriche ospedaliere, con 25mila morti stimate per infezioni provenienti da germi resistenti. Le infezioni correlate all'assistenza (ICA) colpiscono ogni anno circa 284mila pazienti causando circa 4.500-7.000 decessi. [1]
Nel mondo, nel 2050, le infezioni batteriche causeranno circa 10 milioni di morti l'anno, superando ampiamente i decessi per tumore (8,2 ml/anno), diabete (1,5 ml/anno) o incidenti stradali (1,2 ml/anno) con un impatto negativo – secondo recenti stime del Fondo Monetario Internazionale – di circa il 3,5% sul PIL mondiale[2]. L'Italia è il primo paese europeo per utilizzo di antibiotici in ambito umano e terzo per uso sugli animali negli allevamenti intensivi, secondo i dati dell'Agenzia Europea per i medicinali (EMA)[3]. Secondo i dati dell'Istituto Superiore di Sanità, in Italia il livello di antibiotico-resistenza si colloca fra i più elevati in Europa con una percentuale annuale di pazienti infetti fra il 7 e il 10%. Inoltre, sempre secondo i dati dell'ISS, ogni anno, in Italia, si verificano in Italia 450-700 mila
 
 
infezioni in pazienti ricoverati in ospedale (soprattutto infezioni urinarie, seguite da infezioni della ferita chirurgica, polmoniti e sepsi). Di queste, si stima che circa il 30% siano potenzialmente prevenibili (135-210 mila) e che siano direttamente causa del decesso nell'1% dei casi (1350-2100 decessi prevenibili in un anno)[4].
 
Stewardship antimicrobica e caso campano
In Italia è stato redatto un Piano Nazionale per il Contrasto all'AntibioticoResistenza (PNCAR), nel 2017, valido per il triennio 2017-2020, che rappresenta la strategia italiana per far fronte all'aumento dell'antibiotico-resistenza e della diffusione di microrganismi resistenti agli antibiotici. Il PNCAR prevede uno sforzo di coordinamento nazionale, obiettivi specifici e azioni programmate. In linea con gli obiettivi del PNCAR, la Regione Campania ha recentemente approvato, nell'ambito dell'attuazione del Piano Regionale della Prevenzione 2014-2108, delle Linee di indirizzo per tutte le Aziende del Sistema Sanitario Regionale sulle azioni di contrasto al fenomeno dell'antibiotico resistenza e sulle attività di prevenzione e controllo delle infezioni da organismi resistenti agli antibiotici. Il documento campano intende fornire a tutte le figure professionali coinvolte nei percorsi prescrittivi, raccomandazioni generali ed indicazioni specifiche, rispettivamente per la realizzazione dei programmi di antimicrobial stewardship e per l'implementazione locale dei protocolli di terapia antibiotica empirica. Tali protocolli, da utilizzare sia in ambito ospedaliero sia territoriale, possono essere utili nel limitare l'uso improprio degli antibiotici.
 
L'approccio One Health
Per contrastare la resistenza antimicrobica, dunque, è necessario quello che viene definito approccio One Health, che coinvolga medicina umana e veterinaria, ricerca, agricoltura e comunicazione.
Lavorare insieme per promuovere e sostenere la Stewardship antimicrobica, è fondamentale, perché solo attraverso un uso appropriato di antibiotici negli animali e negli uomini si può contrastare l'AMR.
La Ricerca si deve impegnare per trovare nuove molecole antibiotiche. Mentre è necessario diffondere la cultura della prevenzione come «arma» a supporto della lotta alla resistenza antimicrobica e promuovere l'adozione di stili di vita sani e comportamenti sanitari corretti attraverso la corretta informazione.  
 
Una chiamata alla co-responsabilità
Per essere parte della soluzione, ogni attore deve tenere fede a una responsabilità che dipende direttamente dalla funzione che ricopre: i medici e i ricercatori per quanto riguarda l'appropriatezza e la ricerca; le istituzioni per l'attuazione e la sostenibilità; i farmacisti, gli infermieri e il personale ospedaliero per il rispetto dei protocolli; i pazienti e i caregiver per i comportamenti corretti e il rispetto delle indicazioni del medico; giornalisti per la corretta informazione.
 
"Noi di MSD, siamo convinti che la lotta alle malattie infettive non possa prescindere da una chiamata alla co-responsabilità, che coinvolga sia gli attori pubblici sia i privati, nel rispetto del ruolo e della funzione di ciascuno" spiega Nicoletta Luppi, Presidente e Amministratore Delegato di MSD Italia "Per questo crediamo fermamente nella costruzione di Partnership, trasparenti e di Valore, a fianco del mondo scientifico, dei Pazienti e della Sanità Pubblica. E per questo, continuiamo a mantenere il nostro impegno a investire in Ricerca, senza accontentarci degli eccezionali traguardi che abbiamo raggiunto nei nostri 127 anni di storia ma lavorando senza sosta per individuare e rendere disponibili nuovi farmaci e vaccini che possano fare la differenza, contribuendo efficacemente a contrastare le infezioni e l'insorgenza di resistenze".
 

[1] Fonte: Commissione Europea: Piano d'azione contro la resistenza antimicrobica
[2] Oneill Report. December 2014 "Review on Antimicrobial Resistance"
[3] ECDC/EFSA/EMA Second joint report on the integrated analysis of the consumption of antimicrobial agents and occurrence of antimicrobial resistance in bacteria from humans and food-producing animals, EFSA Journal 2017


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lunedì 11 giugno 2018

Per il ghiaccio alimentare ancora alto il rischio di contaminazione

GHIACCIO ALIMENTARE: RESTA ALTO IL RISCHIO DI CONTAMINAZIONE

L'ISTITUTO NAZIONALE DEL GHIACCIO ALIMENTARE RICHIAMA GLI OPERATORI ALL'UTILIZZO DEL MANUALE PER IL «GHIACCIO SICURO»

Da una verifica della Regione Siciliana, il 25% dei locali presenta non conformità


11 giugno 2018 – Quanto è sicuro il ghiaccio che bevi? 

INGA Istituto Nazionale Ghiaccio Alimentare ha presentato ieri con l'assessorato alla Salute della Regione Sicilia e le Asp della Regione i risultati di un'analisi condotta su 125 operatori del settore alimentare da cui è emerso che il 25% produce e utilizza ghiaccio contaminato

Un problema, questo, che non riguarda solo la Sicilia ma l'Italia intera. Sono ancora troppo pochi, infatti, gli operatori che non ripongono la giusta attenzione al ghiaccio alimentare.

L'allarme era stato lanciato già nel Giugno del 2016 quando INGA aveva presentato il primo Manuale di corretta prassi igienica per la produzione di ghiaccio alimentare, documento approvato dal Ministero della Salute e redatto, per la prima volta in Europa, per stabilire le buone prassi nella gestione del ghiaccio. 

E il tema ritorna centrale ancora oggi con la richiesta sempre più diffusa di ghiaccio alimentare per raffreddare le bevande e non solo.
"La filiera della somministrazione – dice Dario Pistorio, Presidente Regionale Fipe Sicilia è molto importante. Noi rappresentiamo 15 mila aziende del territorio siciliano tra lidi balneari, ristoranti, discoteche, pub. Apprezzo moltissimo i primi passi delle Asp che ci danno indicazioni importanti. Il ghiaccio è un alimento e come tale si deve trattare. Si deve sanificare e capire quale è lo stato dell'acqua dei pubblici esercizi. Perché somministrando ghiaccio andiamo a mettere del liquido nei cocktail che poi possono diventare alimenti patogeni nel nostro corpo".

La Regione Siciliana è al momento l'unica a essersi occupata della questione, avviando specifiche attività di verifica che hanno portato all'elaborazione di un apposito piano regionale. In particolare, nel corso del 2016 stati controllati 125 operatori del settore alimentare: dall'analisi è emerso che il 25% non era conforme alle normative. Ciò vuol dire che 67 operatori erano non conformi, 66 per ragioni microbiologiche e 1 per ragioni di tipo chimico. Il ghiaccio risultava dunque contaminato per una mancanza di attenzione igienica nella fase della produzione e della conservazione.

«Sono dati che richiedono un'immediata presa di coscienza da parte di tutte le Amministrazioni e di tutti gli Enti preposti ai controlli. – dichiara Carlo Stucchi, Presidente dell'Istituto Italiano Ghiaccio Alimentare di Roma - Purtroppo la produzione, conservazione e somministrazione di ghiaccio non sono tenute nella dovuta considerazione e nella maggioranza dei casi non vengono incluse nel sistema HACCP. Il Manuale che abbiamo redatto , inedito per completezza, autorevolezza e specificità dei temi trattati, consente a tutti di mettersi in regola e indica per la prima volta tutte le norme necessarie a garantire che il ghiaccio arrivi al consumatore privo di contaminanti fisici, chimici, ma soprattutto biologici. Per questo, ringrazio la Regione Siciliana e l'Assessorato alla Salute per l'attenzione dedicata al tema e chiedo a tutte le altre Regioni di dimostrare la stessa attenzione e sensibilità nelle verifiche».

Fondamentale è, infatti, una presa di coscienza culturale. Una nuova consapevolezza che riconosca il ghiaccio come ingrediente alimentare a tutti gli effetti che a seguito di scarsa igiene, mancanza di sanificazione dei macchinari, manipolazione impropria può andare incontro a contaminazioni. Troppo spesso, soprattutto nei piccoli esercizi che autoproducono ghiaccio, non vengono effettuate con continuità le operazioni di sanificazione delle macchine produttrici e delle relative attrezzature utilizzate per lo stoccaggio. Tutto questo espone a gravi rischi visto che il ghiaccio alimentare nasconde possibili contaminanti fisici, chimici e biologici.
Il ghiaccio, infatti, se autoprodotto, deve essere considerato nella valutazione dei pericoli e dei rischi svolta con la metodologia HACCP come previsto dal Regolamento CE 852/2004 del Parlamento Europeo e del Consiglio e deve essere oggetto, come tutti gli alimenti, di applicazione di corrette prassi igieniche al fine di evitare contaminazioni e rischi per la salute dei consumatori.

Per questo INGA ha condiviso con gli Enti preposti al controllo sul territorio una check-list per l'autovalutazione da parte degli stessi operatori della propria produzione di ghiaccio: uno strumento dedicato alla sicurezza alimentare che permette di conoscere le corrette procedure per tenere sotto controllo l'autoproduzione e il prodotto finale.

«Il ghiaccio rappresenta all'interno del panorama alimentare uno dei cicli produttivi più a rischio. Per questo il Ministero ha collaborato alla realizzazione del Manuale per la corretta prassi operativa per la produzione del ghiaccio alimentare, un documento che può garantire maggiore qualità, sicurezza e tracciabilità e che merita di essere sempre più conosciuto e utilizzato dagli operatori per la massima tutela dei consumatori finali» – spiega Giuseppe Plutino della Direzione Generale per l'Igiene e la Sicurezza degli alimenti del Ministero della Salute.

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INGA Istituto Nazionale Ghiaccio Alimentare è un Ente Non Profit, con sede in Roma, che si pone l'obiettivo primario dello studio, della promozione e della diffusione di una corretta informazione sul Ghiaccio Alimentare.
L'Associazione si propone inoltre le seguenti finalità a carattere:
  • Operativo: attraverso la diffusione di una corretta informazione sul tema del Ghiaccio Alimentare presso l'Opinione Pubblica e la sensibilizzazione delle Autorità Centrali, Regionali e Locali in merito alle politiche da attuare ai fini dello sviluppo del relativo mercato;
  • Diplomatico: attraverso l'instaurazione ed il mantenimento di rapporti di tipo istituzionale con Enti caratterizzati da finalità analoghe e/o complementari aventi sede in Italia come in altre Nazioni, con particolare riferimento all'Europa ed agli Stati Uniti;
  • Filantropico: attraverso la promozione e valorizzazione delle risorse intellettuali e materiali inespresse, relative al settore specifico del Ghiaccio Alimentare, presenti su tutto il territorio italiano.


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Ospedale Koelliker: bilancio positivo per il primo trimestre 2018

 

PRIMO TRIMESTRE 2018: BILANCIO POSITIVO PER L'OSPEDALE KOELLIKER


In seguito al Consiglio di Amministrazione tenutosi lo scorso 8 maggio presso l'Ospedale e Casa di Cura Koelliker di Torino, il neo Amministratore Delegato Alberto Ansaldi fa il punto della situazione.

La società chiude il primo trimestre 2018 con un fatturato in crescita del 10% rispetto all'esercizio precedente, e un risultato operativo di circa 400.000 Euro largamente al di sopra del break even, ovvero il primo obiettivo del nuovo management.

"Si tratta di un dato estremamente positivo – commenta l'Amministratore Delegato Alberto Ansaldi – perché testimonia la forte inversione di tendenza rispetto ai risultati dell'ultimo biennio, ma soprattutto perché è stato ottenuto grazie al lavoro di squadra delle risorse interne e del corpo medico, che hanno aderito al progetto di cambiamento con entusiasmo e motivazione. È questo solo l'inizio del percorso, perché le nostre ambizioni sono alte, al pari delle potenzialità che questa struttura può esprimere".

Nel triennio 2016-2018 sono stati molti gli investimenti realizzati da parte della struttura, il totale è di oltre 12 milioni, che hanno permesso non solo di acquistare strumentazioni all'avanguardia e nuove tecnologie, ma anche di completare il processo di digitalizzazione dei sistemi interni e ampliare l'offerta con nuove divisioni mediche caratterizzate da un innovativo approccio multidisciplinare. 

Investimenti che hanno riguardato anche il comparto delle risorse umane del Koelliker, che da PMI diventa Grande Impresa grazie a un aumento del 6% del dipendenti (da 245 a 260).

L'Ospedale e Casa di Cura Koelliker nasce nel 1928 per iniziativa dell'industriale torinese Enrico Koelliker, che perse drammaticamente due figli in tenera età. Conosciuto un tempo come 'Ospedalino' – punto di riferimento pediatrico a Torino al quale si sono avvicinate generazioni di bambini e genitori – è oggi un Centro di Cura Polispecialistico e una struttura sanitaria d'eccellenza accreditata con il Servizio Nazionale e con i principali enti di assistenza privata.

Una moderna Società per Azioni che si contraddistingue per una forte propensione al cambiamento e all'investimento, sempre finalizzati a migliorare l'offerta sanitaria. Il Management aziendale è stato infatti totalmente rinnovato dal settembre 2014, processo che si è completato nell'ottobre 2017 con la nomina del nuovo Amministratore Delegato Alberto Ansaldi. 

Diversi sono stati inoltre i miglioramenti in ambito medico e organizzativo-gestionale, operati in un'ottica di ottimizzazione del servizio e di un'assistenza che guarda all'eccellenza come elemento distintivo.

È proprio la panoramica numerica sull'operatività dell'Ospedale Koelliker a rivelare oggi la rilevanza della struttura per il territorio che la ospita: con una media di 3.000 utenti al giorno gestiti attraverso lo sportello, il centralino telefonico e l'App Prenoting Koelliker, l'Ospedale si conferma una realtà sanitaria di punta per Torino e la sua provincia.
I numeri della Società
Unità Operative: 17
Visite annue: 62.000 – media giornaliera: 248
     di cui pediatriche: 12.000 – media giornaliera: 48
Esami DIM (Diagnostica per Immagini): 100.000 – media giornaliera: 400
     di cui pediatriche: 3.700 – media giornaliera: 15
Medici: 143
     di cui tecnici: 15
Posti letto: 150
Sale operatorie: 5
Interventi chirurgici: 5.000 – media giornaliera: 25
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