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giovedì 7 luglio 2016

Biscotti ai fagioli, contro diabete e celiachia

Uno studio dell'Ibba-Cnr, pubblicato sulla rivista Frontiers in Plant Science, spiega come i prodotti da forno a base di farina di fagiolo, rispetto a quelli con farina di mais e/o frumento, abbiano un migliore bilanciamento aminoacidico, un maggior contenuto di fibre, un minore indice glicemico e contenuto di amido, dimostrandosi quindi adatti a persone celiache o intolleranti al glutine e diabetiche. 


La farina ottenuta da varietà di fagioli privi di composti antinutrizionali riduce l'indice glicemico dei prodotti da forno. La notizia arriva da uno studio pubblicato sulla rivista Frontiers in Plant Science, realizzato da un gruppo di ricercatori guidato da Francesca Sparvoli dell'Istituto di biologia e biotecnologia agraria del Consiglio nazionale delle ricerche (Ibba-Cnr).  La ricerca illustra la produzione di biscotti ipoglicemici, biofortificati e gluten-free.

"I legumi sono alimenti di origine vegetale con ottime proprietà nutritive. Le caratteristiche delle loro proteine sono complementari a quelle dei cereali e sono spesso usate nei prodotti privi di glutine", spiega Sparvoli. "I semi, però, contengono elementi, come l'acido fitico, lectine e inibitori di enzimi, che interferiscono con l'assorbimento dei nutrienti compromettendo il loro valore nutrizionale".

I ricercatori per la cottura dei biscotti, in combinazione con diverse proporzioni di farina di mais e/o di frumento, hanno isolato e utilizzato la farina del fagiolo lpa1 e della tipologia Lady Joy. "I biscotti contenenti farina di fagiolo sono migliori da un punto di vista nutrizionale rispetto a quelli con la solo farina di mais e/o frumento, poiché hanno un migliore bilanciamento aminoacidico, un maggior contenuto di fibre, un minore indice glicemico e contenuto di amido", precisa la ricercatrice dell'Ibba-Cnr. 

"L'uso della farina di fagiolo lpa1 ha ridotto infatti del 50% il contenuto di acido fitico nei biscotti, rendendo così più semplice l'assorbimento del ferro. Invece i biscotti a base di farina Lady Joy sono particolarmente ipoglicemici perché, oltre a non contenere lectine tossiche attive, presentano quantità discrete di inibitore dell'α-amilasi, proteina che contribuisce a ridurre il picco insulinico post-prandiale in chi soffre di iperglicemia".

Infine, presso il laboratorio di analisi sensoriale dell'Università degli Studi di Milano sono stati portati avanti dei test sulla gradevolezza di questi nuovi prodotti da forno. "I biscotti contenenti fino al 50% di farina di fagiolo su quelle totali risultano gradevoli in modo comparabile a quelli di controllo e si dimostrano adatti a persone celiache o intolleranti al glutine in quanto gluten-free, ossia fatti senza farina di frumento. Per il momento i biscotti non sono ancora disponibili sul mercato, ma ci auguriamo che si possa presto arrivare a una produzione a livello industriale", conclude Sparvoli.

 

Roma, 7 luglio 2016

La scheda

Chi: Istituto di biologia e biotecnologia agraria del Cnr (Ibba-Cnr)

Che cosa: Prodotti da forno a base di farina di fagiolo presentano un maggior contenuto di fibre, un minore indice glicemico e contenuto di amido. Studio pubblicato su 'Frontiers in Plant Science' 'Exploitation of common bean flours with low antinutrient content for making nutritionally enhanced biscuits' http://journal.frontiersin.org/article/10.3389/fpls.2016.00928/full




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Sigarette elettroniche. Public Health England e le più importanti istituzioni sanitarie UK sostengono ufficialmente e-cig


Fontem Ventures accoglie con favore la dichiarazione di Public Health England sulle sigarette elettroniche


7 luglio 2016 - Fontem Ventures accoglie con favore la dichiarazione congiunta sulle sigarette elettroniche di Public Health England (l'Agenzia di Sanità Pubblica) e di altre organizzazioni operanti nell'ambito della salute pubblica del Regno Unito, che sostengono il ruolo dei dispositivi nella cessazione del fumo, così come l'orientamento di Public Health England sullo svapo nei luoghi pubblici, affermando chiaramente che non c'è alcuna prova del danno provocato dal vapore passivo delle sigarette elettroniche.

Public Health England, insieme ad Action on Smoking and Health (ASH), alla British Lung Foundation, al Cancer Research UK, a Public Health Action, al Royal College of Physicians e al Royal Society for Public Health UK, oltre ad altre organizzazioni, ha rilasciato una dichiarazione congiunta in cui afferma che "le sigarette elettroniche sono significativamente meno dannose del fumo (...) Più di 1,3 milioni di utilizzatori di sigarette elettroniche nel Regno Unito ha smesso completamente di fumare".

Oggi, inoltre, Public Health England ha pubblicato un parere sullo svapo nei luoghi pubblici rivolto ai datori di lavoro e alle organizzazioni in cui si sottolinea che i datori di lavoro devono essere liberi di fissare le proprie politiche, ma che "queste politiche dovrebbero tenere conto delle evidenze e fare una netta distinzione tra svapo e fumo". Public Health England sottolinea inoltre che "non ci sono attualmente prove del danno provocato dal vapore passivo della sigaretta elettronica e i rischi sono probabilmente molto bassi. Fino ad ora, inoltre, non ci sono state evidenze relativamente al fatto che le sigarette elettroniche avvicinino i giovani al fumo" e i datori di lavoro dovrebbero "supportare i fumatori a smettere di fumare e a non ricadere nel vizio".

L'affermazione si basa sul rapporto dello scorso anno di Public Health England, su un recente rapporto del Royal College of Physicians e sul parere del Consiglio Superiore della Sanità del Belgio secondo cui le sigarette elettroniche possono essere usate come strumento per smettere di fumare.

"Questo parere conferma il crescente consenso sul fatto che lo svapo e l'utilizzo di sigarette elettroniche sono significativamente meno dannosi del fumo tradizionale e dovrebbero essere incoraggiati come alternativa al fumo" commenta Fontem Ventures, azienda leader nel settore e-cig e produttrice del brand internazionale blu. "Mentre le sigarette elettroniche non sono commercializzate come prodotti per la cessazione del fumo, un recente studio pubblicato sulla rivista Addiction ha dimostrato che lo svapo ha aiutato 6,1 milioni di persone in tutta l'Unione Europea a smettere di fumare".

"Inoltre, Public Health England, ma non solo, ha sottolineato che lo svapo nei luoghi pubblici non ha alcun impatto significativo sulla qualità dell'aria, e questo conferma la lungimiranza della regolamentazione italiana dove, già dal 2014, è stato stabilito di lasciare autonomia nel permettere o meno ai vapers di utilizzare la sigaretta elettronica nella maggior parte degli spazi pubblici chiusi" conclude l'azienda.



Informazioni su Fontem Ventures
Fontem Ventures è l'azienda proprietaria di blu, marchio leader nel settore delle sigarette elettroniche negli Stati Uniti e nel Regno Unito. Con sede nei Paesi Bassi e presente in due continenti, Fontem Ventures è una società di beni di consumo innovativa, fondata nel 2012, impegnata nello sviluppo di un portafoglio di prodotti in grado di soddisfare le esigenze dei consumatori, tra cui i prodotti dello svapo elettronico di altissima qualità.




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mercoledì 6 luglio 2016

Forum della Sostenibilità e Opportunità nel settore della Salute



Forum della Sostenibilità e dell'Opportunità nel settore della Salute


Firenze, Stazione Leopolda
23 - 24 Settembre 2016

E' un'occasione speciale, forse unica, in cui i responsabili politici e delle scelte del Sistema Sanitario di diverse Regioni incontrano le imprese per condividere obiettivi e progetti di innovazione e sviluppo.
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Via Tartini 5B, 50144 Firenze
Tel. +39 055 / 357223
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Scacco alle malattie genetiche gravi: con un prelievo di sangue si riduce di 150 volte la possibilità di trasmetterle ai figli

«In pochi sanno di essere portatori sani: il matching genetico di coppia permette di individuare più di 600 malattie genetiche recessive», spiega il centro di medicina della riproduzione ProCrea di Lugano

Scacco alle malattie genetiche. Basta un semplice prelievo di sangue per individuare la presenza di 600 malattie genetiche recessive. E la probabilità di avere un figlio malato passa da 1 caso su 200 a 1 su 30.000 circa.

«Curare una malattia genetica non è possibile. È invece possibile prevenirla», afferma Michael Jemec, specialista in medicina della riproduzione del centro per la fertilità ProCrea di Lugano.

«Il matching genetico tra due partner permette di individuare mutazioni su oltre 550 geni  arrivando a diminuire il rischio di concepire figli malati fino a 150 volte. Se finora i test genetici erano specifici ed in grado di individuare una singola malattia alla volta - ad esempio talassemia o fibrosi cistica -, con questo test andiamo a comprendere un ventaglio decisamente più ampio di patologie, indicando se una persona è portatrice sana di una delle 600 malattie genetiche recessive conosciute e più frequenti».

Secondo le stime dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), esistono circa 8.000 malattie monogeniche diverse delle quali 1.100 recessive. Nei Paesi sviluppati queste malattie sono responsabili del 18% dei ricoveri pediatrici e del 20% della mortalità infantile.

«Siamo tutti portatori sani di almeno tre malattie recessive gravi», spiega Giuditta Filippini, direttrice del laboratorio di genetica molecolare ProcreaLab.

«Spesso gli stessi genitori non sanno di essere portatori sani di una data malattia genetica, anche perché questo stato non comporta solitamente sintomi particolari».

Alcuni elementi però possono fornire indicazioni utili: il fatto che ci siano precedenti in famiglia può far supporre la presenza di una problematica a livello genetico, ma anche problemi di infertilità, per esempio un certo tipo di infertilità maschile può essere indice della presenza di mutazioni sul gene della fibrosi cistica.

«Quando però due portatori sani della stessa malattia genetica arrivano a combinare i loro geni, c'è un reale rischio di trasmettere la malattia al futuro figlio. In un caso ogni quattro, ovvero nel 25%, il nascituro sarà malato», afferma Filippini.

La United Kingdom's Genetics Commission ha dichiarato di non aver trovato alcun motivo sociale, etico o legale per non dover proporre questo test a livello di screening dell'intera popolazione che si appresta alla pianificazione famigliare.

Osserva la direttrice del laboratorio ProcreaLab: «Il test è però soprattutto raccomandato ai pazienti che si accingono ad una terapia eterologa, con donatori di gameti per individuare il donatore che presenta il più basso rischio riproduttivo per la coppia in questione. L'esame è consigliato anche a coppie con un rischio di partenza elevato, per esempio coppie di consanguinei o etnie con alto rischio di trasmettere malattie recessive».

Conclude: «Arrivare a debellare una malattia genetica è ad oggi ancora impossibile. È possibile però individuare il proprio rischio riproduttivo e discutere su come affrontarlo, con l'aiuto di esperti e con tutto il tempo necessario prima della gravidanza».


ProCrea - Con una lunga esperienza nel campo della medicina della riproduzione, ProCrea è il maggiore centro di fertilità della Svizzera ed è un polo di riferimento internazionale.
ProCrea è composto da un'équipe professionale di medici, biologi e genetisti specialisti in fisiopatologia della riproduzione.
Unico centro svizzero ad avere al suo interno un laboratorio accreditato di genetica molecolare (www.procrealab.ch), ProCrea esegue analisi genetiche per lo studio dell'infertilità con tecniche d'avanguardia. La sede principale è a Lugano in via Clemente Maraini, 8. www.procrea.ch.



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martedì 5 luglio 2016

In estate, una corretta idratazione passa anche da un buon caffè

A confermarlo è SISA (Società Italiana di Scienza dell'Alimentazione) che ha analizzato gli studi più recenti, evidenziando che il caffè, consumato con moderazione, può far parte della dieta estiva anche per gli sportivi. 

Non esiste infatti correlazione tra consumo di caffè e disidratazione.



Milano, 5 luglio 2016 – Con l'avvicinarsi della stagione calda ritorna l'attenzione alle necessità di una corretta idratazione dell'organismo. 

E' noto infatti che conservare un corretto equilibrio idrico è essenziale per la buona salute, e a questo fine l'assunzione di liquidi deve compensare la perdita di fluidi, così da assicurare un'adeguata idratazione dei tessuti corporei.

Accade così che in questa fase dell'anno riemerga il falso mito della correlazione tra consumo di caffè e disidratazione. Facciamo chiarezza: studi condotti fra il 1997 e il 2005 hanno evidenziato che la caffeina consumata ad alte dosi (pari o superiori a 500 mg), eserciterebbe un modesto effetto diuretico, instaurando un meccanismo di tolleranza tale da ridurre il potenziale diuretico.

Su questo tema si è espressa SISA (Società Italiana di Scienza dell'Alimentazione), che precisa: "La maggior parte degli studi disponibili sono stati condotti utilizzando caffeina pura al punto da rendere non confrontabili i dati ottenuti con gli studi che somministrano sui soggetti volontari la bevanda caffè. 

In particolare uno studio[1] pubblicato nel 2000 ha mostrato l'assenza, in partecipanti abituati alla assunzione di caffeina (circa 3 mg/kg/die), di effetti negativi sullo stato di idratazione, tanto da spingere i ricercatori a pronunciarsi circa l'infondatezza del suggerimento di escludere bevande contenenti caffeina dal fabbisogno quotidiano di liquidi. 

Un secondo e più recente studio[2] - che ha stimato l'acqua totale corporea attraverso il metodo considerato di elezione, attraverso la tecnica della "doubly labelled water dilution" in bevitori abituali di caffè - ha mostrato con molta chiarezza l'inesistenza del rischio di disidratazione in presenza di normali o modeste assunzioni di caffè da parte di consumatori abituali.

Un altro aspetto particolarmente interessante, del quale negli ultimi anni si sono interessati svariati gruppi di ricerca, riguarda l'assunzione di caffè da parte degli sportivi, potenzialmente più a rischio di disidratazione nello svolgimento abituale di sforzi fisici comportanti un'intensa sudorazione e/o in gare di resistenza, spesso in ambienti caldo-umidi. 

Anche in questi casi le conclusioni sono state piuttosto concordi: né la caffeina né il caffè come tale hanno dimostrato di esercitare, durante l'esercizio fisico, un' influenza negativa sull'equilibrio idrico, sul bilancio idroelettrolitico o sulla termoregolazione. 

In aggiunta a ciò, le esperienze condotte hanno messo in luce, in occasione della interruzione della assunzione di caffè e thè, evidenti effetti negativi sulle prestazioni.

Anche in estate quindi, un'assunzione moderata, pari a 400 mg di caffeina al giorno (circa 4-5 tazzine di caffè), è sicura nella popolazione adulta, parte di una dieta sana ed equilibrata e di uno stile di vita attivo.


Il Consorzio Promozione Caffè riunisce Aziende che producono e commercializzano le diverse tipologie di caffè torrefatto, caffè decaffeinato, caffè solubile e capsule e cialde di caffè. Da oltre 20 anni il Consorzio è impegnato a promuovere un programma di educazione e informazione su caffè e caffeina e i loro effetti sulla salute, sulla base delle evidenze scientifiche pubblicate.


S.I.S.A.
Società Italiana di Scienza dell'Alimentazione
Via Bu Meliana, 12
00195  Roma

[1] Grandjean A, Reimers K, Bannick K, Haven M. The effect of caffeinated, non-caffeinated, caloric and non-caloric beverages on hydration. Journal of the American College of Nutrition 2000;19(5):591-600.
[1] Killer S.C., Blannin A.K. and Jeukendrup A.E. (2014). No evidence of dehydration with moderate daily coffee intake: a counterbalanced cross-over study in a free-living population, PLOS ONE.


[1] Grandjean A, Reimers K, Bannick K, Haven M. The effect of caffeinated, non-caffeinated, caloric and non-caloric beverages on hydration. Journal of the American College of Nutrition 2000;19(5):591-600.
[2] Killer S.C., Blannin A.K. and Jeukendrup A.E. (2014). No evidence of dehydration with moderate daily coffee intake: a counterbalanced cross-over study in a free-living population, PLOS ONE.



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Iniziano a settembre le riprese del film su G.B.Morgagni

Ciak si gira: a settembre le prime riprese della docufiction storica su Giovanni Battista Morgagni
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Inizieranno a settembre le riprese della docufiction storica sulla vita del celebre anatomopatologo forlivese Giovan Battista Morgagni (Forlì 1682- Padova 1771), nata da un'idea del gruppo Ausl Romagna Cultura. Considerato il fondatore dell'anatomia patologica nella sua forma contemporanea, fu definito da Rudolf Virchow il Padre della patologia moderna. "Sua Maestà anatomica", così come era chiamato il Morgagni in Europa, pubblicò nel 1761 il suo massimo contributo alla medicina, De sedibus et causis morborum per anatomen indagatis.
La grande opera del forlivese stabilì una volta per sempre la correlazione tra osservazione anatomica e pratica clinica, spostando l'accento dallo studio della natura della malattia a quello della sede della malattia. È una delle opere più celebri ed importanti della storia della medicina che pose le basi di un nuovo sistema fondato su un rigoroso metodo sperimentale, in modo tale che la patologia poté finalmente diventare una scienza sperimentale.
La produzione cinematografica, realizzata con il contributo dell'Istituto Oncologico Romagnolo e il sostegno dell'imprenditore Daniele Versari, nasce da un'idea del gruppo Ausl Romagna Cultura, all'interno del progetto "G.B.Morgagni: Sua Maestà Anatomica", che ha già visto la realizzazione di un convegno  in collaborazione con la Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì (ottobre 2015) e di un sito Internet dedicato (www.morgagnipatologo.it), a cura degli studenti dei Licei forlivesi.
Il regista della docufiction, che verrà realizzata con riprese nell'antica farmacia di Lugo e in molti altri luoghi di Forlì e della Romagna, sarà Cristiano Barbarossa, già regista di Superquark e autore di numerosi programmi televisivi per la Rai.
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Potrebbe interessarti: http://www.forlitoday.it/cronaca/documentario-storico-giovan-battista-morgagni-riprese-rai.html
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sabato 2 luglio 2016

Il prof. Giorgio Ercolani questa sera in televisione



Il  professor Giorgio Ercolani, neo direttore dell'UO di Chirurgia e Terapie Oncologiche Avanzate  dell'ospedale di Forlì e docente all'Università di Bologna alla trasmissione Salute Informa di VideoRegione
Il professor Giorgio Ercolani, neo direttore dell'UO di Chirurgia e Terapie Oncologiche Avanzate dell'ospedale di Forlì e docente all'Università di Bologna alla trasmissione "Salute Informa" di VideoRegione  nelle seguenti date:

VIDEOREGIONE (posizione 12 sul telecomando)
02 e 05 luglio 2016 ore 18:30
03 e 06 luglio ore 00:15


Il prof. Giorgio Ercolani, forlivese, 47 anni, docente associato al Policlinico Sant’Orsola di Bologna con un curriculum professionale e accademico di grande prestigio. Autore e co-autore di più di 540 pubblicazioni suddivise in 2 libri, 21 Capitoli di Libro, 240 lavori a stampa pubblicati su riviste nazionali ed internazionali, il prof. Ercolani Ha eseguito più di 2500 interventi, riguardanti principalmente la chirurgia oncologica ed in particolare, la chirurgia epato-bilio-pancreatica, e la chirurgia dei trapianti solidi addominali . E’ membro della Società Italiana di Chirurgia, International Hepato-Biliary-Pancreatic Association and International Society of Liver Transplantation, svolge attività di reviewer per le riviste scientifiche: Annals of Surgical Oncology, BMC Surgery, European Journal of Surgical Oncology, World Journal of Surgery, World Journal of Surgical Oncology, Plos One. E' Consultant Editor di Updates in Surgery.

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