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venerdì 8 dicembre 2017

3a edizione dell’Aviva Community Fund: aperte le candidature per il sostegno alla salute



AVIVA DI NUOVO A FIANCO DEL NON PROFIT ITALIANO

3a edizione dell'Aviva Community Fund:
aperte le candidature per il sostegno alla salute


Sono state aperte il 5 dicembre 2017 le candidature alla terza edizione di Aviva Community Fund, fondo benefico di Aviva, assicurazione tra i leader in Europa e presente in Italia dal 1921, per il finanziamento di organizzazioni non profit attive sul territorio italiano. Con questa iniziativa, che ha debuttato in Italia nel 2015, Aviva vuole sottolineare l'importanza del lavoro delle organizzazioni locali in favore del territorio e delle comunità. 

Le donazioni messe a disposizione quest'anno sono in totale 10. Tre, invece, le categorie oggetto di candidatura: "Sostegno alla salute", "Al fianco degli anziani" e "Occupazione". Per ciascuna categoria Aviva mette a disposizione un premio da 15 e uno da 8 mila euro, a cui si aggiungono 4 premi speciali da 5 mila euro.

Due premi, uno da 15 e uno da 8 mila euro, verranno destinati ai progetti orientati al sostegno della ricerca scientifica, della prevenzione e dell'assistenza a persone affette da problemi di salute e/o alle loro famiglie. Tali premi verranno assegnati nell'ambito dei 7 progetti finalisti di categoria. Tutti i progetti finalisti, inoltre, concorreranno all'attribuzione di ulteriori 4 premi speciali, trasversali alle categorie fissate.

È possibile candidare il proprio progetto a favore della comunità locale accedendo al sito www.avivacommunityfund.it, previa registrazione e compilando l'apposito form. Sarà possibile presentare online il proprio progetto fino alle ore 18 del 15 febbraio 2018. Dall'1 al 29 marzo 2018, invece, sarà possibile votare online per i progetti candidati. 

I 7 progetti più votati di ciascuna categoria passeranno al vaglio della giuria dell'Aviva Community Fund, che sceglierà i 2 progetti più meritevoli per ciascuna. Saranno, inoltre, attribuiti 4 premi speciali, individuati tra i 21 finalisti indipendentemente dalla categoria di appartenenza. I vincitori saranno annunciati il 15 maggio 2018.

Arianna Destro, Chief Customer Officer di Aviva, commenta: "Il successo delle edizioni precedenti ci ha spronato a continuare su questo percorso che ci vede al fianco delle comunità in cui operiamo. Il ruolo che le organizzazioni non profit svolgono a sostegno dei cittadini è imprescindibile e noi di Aviva vogliamo supportarle nel loro lavoro quotidiano. Spesso per organizzazioni molto radicate sul territorio, ma magari di piccole o medie dimensioni, è difficile farsi conoscere e ottenere i finanziamenti necessari a progredire nel loro lavoro. È proprio a queste realtà che vogliamo rivolgerci. Quest'anno ci focalizzeremo su tre importanti campi di azione: salute, anziani e occupazione, dove la voglia di rimboccarsi le maniche e di mettersi in gioco possono davvero fare la differenza."

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AVIVA COMMUNITY FUND  -  IL PROGETTO IN SINTESI
FASI
Candidatura dei progetti
Votazione online
Annuncio dei finalisti
Annuncio dei 10 vincitori


dal 05/12/2017 al 15/02/2018
dal 01/03/2018 al 29/03/2018
12/04/2018
15/05/2018

CATEGORIA CANDIDATURE
Sostegno alla salute
Al fianco degli anziani

Occupazione
DESCRIZIONE

Progetti orientati al sostegno della ricerca scientifica, della prevenzione e dell'assistenza a persone affette da problemi di salute e/o le loro famiglie.
Progetti che promuovano la partecipazione attiva alla vita sociale e comunitaria degli anziani e l'inclusione sociale degli anziani soli, avvicinandoli al mondo digitale e facilitandoli insieme alle loro famiglie ad affrontare la vita di tutti i giorni.
Progetti che puntino alla riqualificazione di persone inoccupate, ad avviare per loro percorsi formativi, con un'attenzione particolare a donne e giovani, e a supportare le attività imprenditoriali che impiegano categorie svantaggiate di lavoratori (es: disabili, ex detenuti, ecc.).


Sono disponibili 2 finanziamenti per ogni categoria: 3 finanziamenti da 15.000 € e 3 finanziamenti da 8.000 €. Verranno inoltre attribuiti 4 premi speciali da 5.000 €.
LA CANDIDATURA PER AVIVA COMMUNITY FUND IN 5 PUNTI
1) Aviva Community Fund è un fondo benefico che mette a disposizione 10 donazioni a sostegno dei progetti di altrettante associazioni non profit operanti sul territorio italiano.
2) I progetti possono essere candidati sul sito www.avivacommunityfund.it dal 5 dicembre 2017 al 15 febbraio 2018 in tre diverse categorie: sostegno alla salute, al fianco degli anziani, occupazione. Qualunque cittadino italiano maggiorenne può candidare un progetto. Ciascun progetto può essere candidato solo una volta, ma ogni utente può candidare più progetti.
3) Per essere candidato, un progetto deve necessariamente essere a favore di un'organizzazione non profit che sia stata costituita da almeno 1 anno dall'inizio dell'iniziativa (prima del 05/12/2016); avere un impatto positivo sulla comunità locale; avere luogo in Italia; essere già in buona fase di svolgimento/completamento alla data del 31 dicembre 2018.
4) I progetti potranno essere votati online dal'1 al 29 marzo 2018. Registrandosi al sito dell'Aviva Community Fund, ogni utente avrà diritto a 10 voti da destinare a uno o più progetti. Per ottenere più voti possibile, è possibile promuovere il progetto invitando amici e familiari a votare, organizzando piccoli eventi, condividendo il progetto sui social media o sfruttando altre occasioni di visibilità (previo consenso dell'organizzazione di riferimento).
5) I progetti più votati raggiungeranno la finale e una giuria decreterà i 10 vincitori. I vincitori saranno annunciati il 15 maggio 2018.
Ulteriori informazioni e termini e condizioni sono disponibili sul sito www.avivacommunityfund.it.

Chi è Aviva:
Solidità, Semplicità, Innovazione: le 3 parole chiave di Aviva.

• Solidità: Con oltre 300 anni di storia e 33 milioni di clienti in 16 Paesi, Aviva è uno dei principali gruppi assicurativi al mondo. Aviva Italia ha una capillare presenza sul territorio, grazie a oltre 500 agenzie plurimandatarie, consulenti finanziari e accordi con primari gruppi bancari italiani (come UBI Banca, Unicredit, Banca Popolare di Bari). Aviva Italia è un'azienda in crescita (utile operativo 2016 circa +10% vs.py), con oltre 550 dipendenti e riconosciuta tra le aziende "Top Employers Italia". Aviva vuole ricambiare la fiducia accordatagli dagli oltre 2 milioni di Clienti italiani, investendo in attività no-profit in Italia come ad esempio l'"Aviva Community Fund".
• Semplicità: In un settore complesso e articolato, Aviva ha scelto la semplicità come codice base della relazione con i propri clienti con soluzioni e comunicazioni chiare, trasparenti e immediate.
• Innovazione: Aviva investe sul futuro, sull'innovazione tecnologica "Fintech" per migliorare sempre più i rapporti con i clienti. Per questo, a livello mondiale ha creato tre centri di eccellenza: i "Digital Garage" di Londra, Singapore e Canada; e in Italia Aviva collabora con PoliHub, il centro-incubatore di start-up del Politecnico.
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SANITÀ. Il Gruppo Garofalo acquisisce la Casa di Cura Prof.Nobili (BO)

Il Gruppo Garofalo acquisisce la Casa di Cura Prof.Nobili

Prosegue la politica di espansione sul territorio nazionale del gruppo sanitario romano: siglata una nuova acquisizione in provincia di Bologna

Roma, 8 dicembre 2017 - Il Gruppo Garofalo, realtà imprenditoriale italiana tra i leader nel settore della sanità privata, ha concluso oggi un'altra importante operazione di sviluppo supportata nell'operazione dalla banca d'affari internazionale Alantra: a soli cinque mesi dall'acquisizione della ligure Fides Medica, infatti, il Gruppo annuncia l'acquisto della Casa di Cura Prof. Nobili di Castiglione dei Pepoli, in provincia di Bologna. 
Una struttura polispecialistica, considerata una eccellenza ospedaliera, che insieme all'Hesperia Hospital, complesso ospedaliero tra i più importanti d'Italia, va a consolidare la presenza del Gruppo Garofalo nell'ambito della Regione Emilia-Romagna.
La Casa di Cura Prof. Nobili, situata a soli 35 km da Bologna, svolge funzioni di ospedale per il territorio, possiede 86 posti letto e dispone di due divisioni, una destinata alla medicina e lungodegenza, l'altra alla chirurgia. 
Dispone inoltre di un'area dedicata all'attività di diagnostica ambulatoriale, con attrezzature performanti e due risonanze magnetiche di ultima generazione. 
Presente poi una sala per la dialisi con 6 posti letto ed un Punto di Primo Intervento, riconosciuto e finanziato dalla Regione Emilia-Romagna. 
La struttura ha un organico di oltre 150 unità tra dipendenti e liberi professionisti, fattura circa 10 milioni di euro ed ha un margine operativo lordo (Ebitda) di circa 1 milione e mezzo di euro. 
Alla guida della Casa di Cura permarrà l'attuale management ed in particolare il suo Amministratore Delegato Dott. Luigi Gallina, anche per garantire la continuità della gestione.
"Il nostro obiettivo è quello di proseguire in un percorso di crescita selezionando regioni e comparti in cui poter sviluppare il nostro intervento- spiega l'Avv. Maria Laura Garofalo, Presidente del Gruppo Garofalo- consolidando inoltre le nostre performance cliniche e gestionali, che hanno sinora consentito uno sviluppo sano ed imponente, nonostante le difficoltà del settore colpito pesantemente da continui interventi di spending review. Va considerato infatti che la sanità privata accreditata si trova in un momento storico particolarmente significativo e di svolta, orientato verso operazioni di consolidamento e di concentrazione, dove la qualità del servizio e dell'assistenza sanitaria a livello nazionale richiedono investimenti mirati ed in linea con gli standard internazionali."
Il Gruppo Garofalo, fondato nel 1957 dal chirurgo Raffaele Garofalo e dai due fratelli Antonio e Mario, ha iniziato nel 2000 un processo di forte espansione sotto la guida della figlia del suo fondatore, l'Avv. Maria Laura Garofalo divenendo oggi proprietario di 25 strutture sanitarie e socio-assistenziali collocate in 6 regioni italiane (Lazio, Piemonte, Emilia-Romagna, Veneto, Toscana e Liguria), con oltre 2500 posti letto e 4500 collaboratori, tra dipendenti e liberi professionisti. 
Il Gruppo, grazie a una guida lungimirante copre tutti i comparti del settore sanitario e socio assistenziale (pazienti acuti, chirurgia di altissima, media e bassa complessità, riabilitazione motoria, cardiologica e nutrizionale, coma in stato vegetativo persistente, RSA, psichiatria e centri diagnostici) ed il suo fatturato ammonta a circa 300 milioni di euro.


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Produzione agroalimentare, Ambiente e Salute: la Campania è oggi la regione più monitorata d'Italia

Produzione agroalimentare, Ambiente e Salute: la Campania è oggi la regione più monitorata d'Italia.

Oltre il 99,98% dei campionamenti eseguiti su 10 mila aziende agroalimentari regionali ha superato i test dell'IZSM (Ministero della Salute).

Il mercato si lascia alle spalle le speculazioni sulla "terra dei fuochi" e l'export torna a crescere.


Portici, 8 dicembre 2017 - L'Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno (ISZM) ha analizzato 10 mila aziende del settore agroalimentare campano e su circa 30 mila campionamenti sono emersi solo 6 casi di positività. Il 99,98% ha quindi superato i test dell'Istituto.

Si è partiti da questo dato, presentato oggi a Portici nell'ambito dell'iniziativa Le nuove frontiere della Ricerca su Ambiente, Cibo e Salute - promossa dall'IZSM e dalla Regione Campania - per illustrare gli sviluppi di un piano scientifico integrato che per capillarità, durata ed estensione non ha uguali in Europa.

All'evento sono intervenuti il Presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, il Presidente dell'Istituto Superiore di Sanità Walter Ricciardi, il direttore dell'IZSM Antonio Limone e il Direttore del Dipartimento di Agraria dell'Università degli Studi di Napoli Matteo Lorito.

I progetti dell'Istituto, nati per dare una risposta scientifica all'allarme mediatico sulla "terra dei fuochi" e alle preoccupazioni e speculazioni che ne sono seguite, si sono mossi in 3 direzioni: Aziende agroalimentari, Ambiente e Salute.

-    Aziende agroalimentari

Su circa 30 mila campionamenti, effettuati presso 10 mila aziende dell'agroalimentare sull'intero territorio regionale per la ricerca di contaminanti chimici e microbiologici potenzialmente dannosi per la salute del consumatore, sono emersi solo 6 casi di positività. Ciò significa che nel 99.98% dei casi i campionamenti hanno superato i test.

Questo lavoro ha permesso di dare vita a QRCODE Campania, un sistema di certificazione delle produzioni agroalimentari locali grazie al quale il consumatore può facilmente verificare sicurezza e tracciabilità dei prodotti messi in commercio.

-    Ambiente

Attraverso il progetto Campania Trasparente e il lavoro svolto da una Task Force interministeriale è stato condotto un piano di monitoraggio integrato con valutazione analitica sulle principali matrici ambientali: suolo, acqua, aria. L'attività, effettuata sull'intero del territorio regionale, pari a 13.000 km2 centri urbani inclusi, ha dato vita alla più completa analisi mai realizzata in una regione italiana.

Le criticità individuate grazie alla sinergia con il gruppo interministeriale terra dei fuochi riguardano solo 33 ettari che sono stati immediatamente interdetti alla produzione agricola. In collaborazione con le autorità competenti sono in corso ulteriori approfondimenti sulle aree critiche individuate.

-    Salute

Il progetto SPES (Studio di Esposizione nella Popolazione Suscettibile) ha coinvolto 4.200 campani tra 20 e 50 anni residenti in aree a differente pressione ambientale con l'obiettivo di valutarne, attraverso analisi del sangue, la potenziale esposizione ad agenti contaminanti.

I primi risultati sui metalli pesanti indicano che la presenza di questi inquinanti, individuata nei residenti che hanno partecipato allo studio, è inferiore alla media nazionale. È al momento in corso l'analisi dei campioni raccolti per l'eventuale rilevazione di contaminanti organici (diossine e idrocarburi).

Le indagini coordinate dall'IZSM, e tutt'ora in corso, costituiscono una "operazione trasparenza" basata su rigorosi criteri scientifici, con l'obiettivo di fornire risposte ai cittadini, alle istituzioni, agli operatori della filiera agroalimentare ed al mercato. 

Le indagini, durate oltre 3 anni, sono state realizzate con un modello di cooperazione multidisciplinare innovativo e virtuoso che ha visto la partecipazione di decine di istituzioni di ricerca, scientifiche ed accademiche tra cui l'Enea, il CNR, l'Istituto Superiore di Sanità e le principali Università Campane.

Oltre alla grande e legittima preoccupazione della popolazione, la campagna mediatica sulla "terra dei fuochi" ha determinato imponenti danni alla filiera agroalimentare di tutto il territorio ragionale. Danni dovuti a speculazioni sui prezzi e non sui volumi (i prodotti venivano comunque acquistati ma a prezzi molto inferiori) e stimati in 300 Ml. di euro nel 2014 e 200 Ml. di euro nel 2015.

Grazie alle evidenze scientifiche delle analisi finora condotte - dagli Enti pubblici e dagli stessi laboratori della grande distribuzione - e all'impegno del tessuto produttivo regionale oggi si registra un'importante inversione di tendenza.

I più recenti dati sulle esportazioni della Campania resi noti dalla Banca di Italia il mese scorso, indicano che nel primo semestre del 2017 si è registrato un incremento delle esportazioni del 14,3% rispetto allo stesso periodo del 2016 raggiungendo quota 271 milioni di euro. Rispetto al 2015 l'incremento è stato del 19%.

In particolare, la filiera del pomodoro campano ha fatto registrare un +13% e i prodotti ortivi +18%. Oggi nei 2.500 ettari della Piana del Sele viene prodotto circa il 50% dell'insalata in busta dell'intero mercato europeo.

La pasta campana ha registrato un aumento delle esportazioni pari al 12% e un indotto totale di oltre 400 Ml. di euro e per la mozzarella di bufala campana DOP l'esportazione è cresciuta negli ultimi 3 anni del 32%, ciò anche grazie al sistema di tracciabilità di filiera messo a punto dall'IZSM e condiviso con il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali.




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Salute: GIOCO PATOLOGICO, VIA LIBERA DALLA CONFERENZA STATO-REGIONI ALLE LINEE D'AZIONE SU PREVENZIONE, CURA E RIABILITAZIONE

GIOCO PATOLOGICO, VIA LIBERA DALLA CONFERENZA STATO-REGIONI ALLE LINEE D'AZIONE SU PREVENZIONE, CURA E RIABILITAZIONE

ROMA - La Conferenza Stato-Regioni ha dato il via libera all'intesa sullo schema di regolamento del ministero della Salute di adozione delle "Linee d'azione per garantire le prestazioni di prevenzione, cura e riabilitazione rivolte alle persone affette da gioco d'azzardo patologico".

Secondo quanto anticipato ieri da Agipronews, nel documento il ministero della Salute suggerisce di aumentare le imposte sul gioco, stabilire per legge un tetto alle vincite (così da fissare il margine dei gestori), di migliorare la lotta all'evasione, di aumentare le sanzioni e di arrivare a un testo unico per riorganizzare le norme che disciplinano il settore. 
MSC/Agipro

MINISTERO SALUTE, LINEE GUIDA SULLA PREVENZIONE: «TESTO UNICO E REATO DI EVASIONE FISCALE NEI GIOCHI»

ROMA - Introdurre un Testo unico in materia di gioco pubblico per semplificare l'impianto normativo che regola il settore e inasprire l'impianto sanzionatorio «sia penale che amministrativo». È una delle raccomandazioni del Ministero della Salute contenute nelle "Linee d'azione per garantire le prestazioni di prevenzione, cura e riabilitazione rivolte alle persone affette dal gioco d'azzardo patologico», che saranno discusse domani nella Conferenza Stato-regioni e che Agipronews ha potuto visionare. 

Le indicazioni vengono date nell'ottica di «rendere maggiormente efficace il sistema di tutela del gioco pubblico». Tra le misure caldeggiate vi è anche quella la creazione di una autonoma «fattispecie di reato di evasione delle imposte sui giochi in tema di prelievo erariale unico e imposta unica sulle scommesse», che integri quelle previste dal Decreto Legislativo di marzo del 2000. In altre parole si vorrebbero introdurre sanzioni ad hoc (con tanto di sequestro preventivo dei beni) per chi ha una concessione statale sui giochi ed evade le tasse. 

Al capitolo raccolta abusiva di scommesse il Ministero della Salute suggerisce invece di estendere anche a questa tipologia di illecito «la responsabilità amministrativa della persona giuridica» e la confisca («affidamento in giudiziale custodia alle Forze di Polizia con facoltà d'uso» si legge nel testo) delle attrezzature utilizzate per le attività di raccolta: quindi personal computer, stampanti e altre strumentazioni. AG/Agipro

MINISTERO SALUTE: «PER PREVENZIONE AUMENTARE PRELIEVO FISCALE E FISSARE TETTO MASSIMO DI VINCITE»

ROMA - Aumentare il prelievo fiscale e stabilire per legge un tetto di vincite massimo, in modo da fissare il margine dei gestori. Sono i suggerimenti contenuti nelle linee guida del Ministero della salute sulle azioni di prevenzione e cura del gioco patologico. Nel documento che Agipronews ha potuto visionare, uno dei punti chiave è la prevenzione attraverso «la regolazione della distribuzione delle vincite/perdite». 

L'attuale prelievo sulle vlt (6%), ad esempio, consente ai concessionari di arrivare a payout altissimi. Inoltre, «in tutte le attività di gioco online il prelievo fiscale è solo il 20% del margine del gioco», con una percentuale di vincite che in questo caso può arrivare al 98%. Una politica aggressiva che porta il giocatore a vincere spesso piccole somme, ma contemporaneamente anche a giocare più a lungo. «Una tecnica di prevenzione efficace - si legge ancora - potrebbe essere quella di aumentare il prelievo fiscale (delle vlt, ndr) a una percentuale del 10-12%. Sicuramente questa misura si può dimostrare efficace» a ridurre il rischio di creare nuovi giocatori problematici. 

Secondo il Ministero, «la riduzione dell'attività non avrebbe impatto sulle entrate fiscali»; per quanto riguarda la riduzione dei ricavi della filiera, le linee guida suggeriscono di introdurre «una percentuale di vincite massime fissata dallo Stato. Cioè il margine ai gestori sarebbe fissato dallo Stato e in questo modo le vincite si potrebbero ridurre ulteriormente». Il taglio sarebbe dunque graduale e consentirebbe «un assestamento di tutto il processo senza spostare sui siti online illegali molti giocatori». LL/Agipro

MINISTERO SALUTE, LINEE GUIDA SULLA PREVENZIONE: «TERAPIA DI GRUPPO E STRUTTURE SPECIALIZZATE PER CURARE I MALATI»

ROMA - Colloqui motivazionali, psicoterapia cognitivo-comportamentale, terapia di gruppo, tutoraggio economico e trattamenti integrati a carattere multidisciplinare. Così il Ministero della Salute indirizza gli operatori della sanità pubblica nella cura delle persone affette da disturbo da gioco patologico. 

Le raccomandazioni sono contenute nelle  "Linee d'azione per garantire le prestazioni di prevenzione, cura e riabilitazione rivolte alle persone affette dal gioco d'azzardo patologico", che saranno discusse domani nella Conferenza Stato-regioni e che Agipronews ha potuto visionare. Nella parte del documento che si occupa del "Percorso diagnostico terapeutico e assistenziale" viene anche suggerito di affiancare «trattamenti residenziali o semiresidenziali» al percorso di recupero ambulatoriale. 

In altre parole il giocatore patologico sarebbe ospitato da una struttura di accoglienza dove la separazione temporanea «dal proprio ambiente», un contesto «con ridotti stimoli e richiami al gioco» e il «confronto e la riflessione» a contatto con altre persone affette dallo stesso disturbo, faciliterebbero il «cambiamento della sua struttura di pensiero» stimolando il «processo di cambiamento». Infine, il servizio pubblico dovrebbe incaricarsi di effettuare periodiche azioni di monitoraggio e verifica dei percorsi di cura e dei loro risultati. AG/Agipro

MINISTERO SALUTE: «NELLE SALE INTERVENTI SOFT SU GIOCATORE, ANCHE SOCIAL NETWORK UTILI PER PREVENZIONE»

ROMA - Raccogliere e integrare dati sulle attività del giocatore, analizzarle attraverso modelli adeguati e instaurare con il giocatore un rapporto per «aumentarne consapevolezza e percezione del rischio». Sono gli ulteriori suggerimenti contenuti nelle linee guida del Ministero della salute sulle azioni di prevenzione e cura del gioco patologico. Nel documento che Agipronews ha potuto visionare viene posto particolare rilievo al modelli di intervento per le sale. 

«L'approccio non deve essere di tipo allarmistico/inibitorio», raccomanda il Ministero, che invece propone interventi che stimolino la consapevolezza del giocatore, come la somministrazione di messaggi che però non infastidiscano la dinamica del gioco. Uno spostamento dell'attenzione che dovrebbe compiersi «nella maniera meno intrusiva possibile», in modo da gestire con efficacia interventi nel «contesto dell'ambiente di gioco». Le linee guida prevedono anche la possibilità  di interagire con i giocatori anche tramite social network, in modo da «potenziare l'efficacia del sistema di prevenzione attraverso l'utilizzo delle appropriate leve psicosociali». Infine, un ruolo importante spetta anche alle azioni di formazione, sia con la riqualificazione degli addetti agli sportelli di informazione, sia con la formazione stessa del personale che opera nelle sale da gioco. LL/Agipro

MINISTERO SALUTE: DALL'ACCOGLIENZA AL "FOLLOW UP", LE SETTE FASI DEL PERCORSO DI CURA

ROMA - Un percorso articolato in sette fasi, dal primo approccio al paziente fino all'assistenza post-terapia. È quanto prevedono le linee guida del Ministero della salute sulle azioni di prevenzione e cura del gioco patologico che il servizio pubblico dovrà garantire. La prima fase, quella di accoglienza, partirà dopo la consulenza chiesta dal giocatore o dalla sua famiglia ai Servizi territoriali per le dipendenze patologiche presso le Asl. 

Dopo una serie di colloqui, in cui verranno raccolte informazioni necessarie per la diagnosi, si passerà alla «valutazione diagnostica multidisciplinare», per un preciso inquadramento del caso anche in relazioni ad altre eventuali problematiche. Al termine del percorso di valutazione, arriverà la definizione del programma terapeutico: il trattamento si articolerà in una serie di interventi specifici, tra cui colloqui motivazionali, psicoterapie, tutoraggio economico, supporto sociale, collaborazione con associazioni di tutela economica. 

L'efficacia di tale programma sarà poi essere monitorata e verificata con cadenza trimestrale, prima della conclusione del percorso terapeutico, che potrà variare in base alla complessità clinica. L'ultima fase del trattamento prevede il follow up del giocatore, con cui sono previsti due o più incontri nell'anno successivo alla conclusione della terapia. LL/Agipro



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Salute: Pet per diagnosi precoce Alzheimer

Con la Pet diagnosi più precoce di Alzheimer

Grazie ai passi avanti compiuti nelle analisi effettuate tramite questa metodica da un gruppo di ricerca del quale fanno parte anche ricercatori dell'Istc e dell'Ibfm del Cnr, diventa più chiara e precisa l'identificazione dei soggetti con deficit cognitivo che evolverà nella malattia. Tramite un software l'encefalo viene suddiviso in sezioni e 'regioni' di cui si analizza con tecniche statistiche avanzate il segnale metabolico. 

Lo studio è pubblicato sull'European Journal of Nuclear Medicine Molecular Imaging.

L'esame più utilizzato per mettere in evidenza eventuali alterazioni anatomiche ippocampali o corticali caratteristiche della malattia di Alzheimer è la Risonanza magnetica, ma in un caso su cinque questa metodica non caratterizza con certezza la natura dello stato patologico e del suo sviluppo. 

Marco Pagani dell'Istituto di scienze e tecnologie della cognizione del Consiglio nazionale delle ricerche (Istc-Cnr) in collaborazione con Fabrizio De Carli dell'Istituto di bioimmagini e fisiologia molecolare  (Ibfm-Cnr), con il dipartimento Ambiente e salute dell'Istituto superiore di sanità, con il dipartimento di Neuroscienze dell'Università di Genova e con il Karolinska Hospital di Stoccolma, studia da anni il modo di ottimizzare le analisi dei dati del metabolismo cerebrale attraverso il ricorso a un'altra tecnica, la Tomografia ad emissione di positroni (Pet). 

I risultati delle ricerche, che confermano prestazioni migliori della Pet nella predizione della malattia di Alzheimer, sono stati pubblicati nel mese di novembre sull'European Journal of Nuclear Medicine Molecular Imaging

La Malattia di Alzheimer, patologia neurologica degenerativa che colpisce il cervello, conducendo progressivamente il malato a uno stato di totale dipendenza, è nella maggior parte dei casi preceduta da deficit cognitivo lieve. "In alcuni casi però tale deficit non è dovuto a patologie neurodegenerative ma ad altre cause, ad esempio a uno stato depressivo acuto o cronico. È importante dunque già nella fase iniziale avere una diagnosi certa del disturbo e della sua possibile evoluzione, per effettuare i corretti interventi terapeutici e per consentire ai familiari di gestire adeguatamente l'impegnativa assistenza del paziente", spiega Pagani. 

"La Pet, in particolare la Pet cerebrale con Fluorodeossiglucosio (Fdg-Pet), una tecnica di neuroimmagini funzionali assai diffusa e disponibile sul territorio nazionale a costi contenuti, è indubbiamente da preferire alla Risonanza magnetica per rivelare se il deficit cognitivo sia o no dovuto ad Alzheimer. Inoltre, può aiutare nella valutazione dello stato di progressione delle malattie neurodegenerative".

Il team coordinato da Pagani ha apportato alcune innovazioni per ottimizzare le analisi statistiche dei dati di metabolismo cerebrale tramite questa metodologia. 

"La novità introdotta dal nostro gruppo multidisciplinare di ricercatori e clinici consiste nel segmentare in 90 sezioni l'encefalo, tramite un software disponibile in rete, e accorparle in 20 'meta-regioni' con caratteristiche funzionalmente comuni", continua il ricercatore dell'Istc-Cnr. 

"L'intensità del segnale in ogni regione, proporzionale alla rispettiva attività metabolica, viene poi analizzata con tecniche statistiche avanzate in grado di identificare le regioni che meglio differenziano i gruppi diagnostici. Abbiamo applicato queste metodologie in modo prospettico a un gruppo di pazienti con un livello simile di deficit cognitivo, che in alcuni casi è evoluto in Malattia di Alzheimer entro 2-5 anni e in altri casi non è evoluto dopo 7 anni. Grazie a questa tecnica siamo riusciti a identificare nel 93% dei casi i soggetti non successivamente colpiti da questa forma di demenza".

Questo metodo consente di arrivare in modo rapido ad una diagnosi più chiara e tempestiva e apre orizzonti nuovi per la diagnosi precoce. "Alla Pet eseguita alla prima visita con valutazione neuropsicologica, i pazienti che non hanno sviluppato l'Alzheimer mostrano differenze metaboliche minime o nulle rispetto ai soggetti di controllo sani, mentre nelle persone che si sarebbero ammalate le differenze erano accentuate e proporzionali al tempo di decorso della malattia", conclude Pagani. 

"Nel momento in cui la metodologia verrà condivisa si potrà creare un database attraverso il quale confrontare gli esami dei pazienti con quelli dei gruppi sani e dei patologici, consentendo ai clinici di effettuare una diagnosi più precisa e di supportare nel modo migliore il malato e chi lo assiste".

Roma, 8 dicembre 2017

La scheda
Chi: Istituto di scienze e tecnologie della cognizione del Cnr, Istituto di bioimmagini e fisiologia molecolare del Cnr, dipartimento Ambiente e salute dell'Istituto superiore di sanità, dipartimento di Neuroscienze dell'Università di Genova, Karolinska Hospital di Stoccolma,
Che cosa: analisi Pet per individuazione precoce dei deficit cognitivi che evolveranno in Malattia di Alzheimer



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giovedì 7 dicembre 2017

Salute: Stop all’uso del mercurio in odontoiatria entro il 2022

Le ONG attive nella tutela della salute pubblica e dell'ambiente hanno lanciato un appello all'Unione Europea per eliminare dal 2022 l'uso del mercurio in odontoiatria.

Il mercurio è attualmente utilizzato nelle otturazioni in amalgama dentale che è un material facilmente sostituibile. Il mercurio è una neurotossina pericolosa che può danneggiare il sistema nervoso, renale e cardiovascolare.

Dato che l'amalgama dentale è composta al 50% da mercurio, la Convenzione di Minamata sul Mercurio richiede che ogni nazione partecipante ne riduca l'uso.

Nel 2017, l'Unione Europea ha adottato un divieto di amalgama per i bambini di età inferiore a 15 anni e, da luglio 2018, anche per le donne in gravidanza e in allattamento. La nuova norma impone, inoltre, a ciascuno Stato membro di definire un piano nazionale per ridurre gradualmente l'uso di amalgama e chiede alla Commissione Europea di presentare una raccomandazione nel 2020 sull'opportunità di eliminare del tutto l'amalgama.

In occasione di un incontro delle organizzazioni non governative il 21-22 novembre a Berlino si è stabilito di chiedere una data entro la quale mettere al bando qualsiasi uso del mercurio in odontoiatria nell'Unione Europea e questo obiettivo è diventato parte della "Dichiarazione di Berlino".

Il vertice di due giorni ha attirato dirigenti di organizzazioni odontoiatriche, di università, ONG nazionali, europee e internazionali impregnate nella tutela dell'ambiente, della salute e dei diritti delle donne, nonché alcune parti interessate e i decisori dell'UE e della Germania.
           
Stefan Eck, eurodeputato tedesco, che ha sostenuto il divieto parziale di amalgama nel Parlamento europeo, ha elogiato la dichiarazione di Berlino: "È stato importante partecipare a questo summit a Berlino, farò del mio meglio per lavorare con la società civile per raggiungere l'obiettivo di un'odontoiatria senza amalgama in Europa".

Charlie Brown dell'Alleanza Mondiale per un'Odontoiatria Senza Mercurio, che ha organizzato il summit, ha dichiarato: "La Dichiarazione di Berlino mette in parallelo gli stessi obiettivi della società civile per l'Africa e l'Asia: rispettivamente la "Dichiarazione di Abuja" (2014) e la "Dichiarazione di Dhaka" (2015),."

Elena Lymberidi-Settimo dell'European Environmental Bureau (EEB), che ha ospitato la prima conferenza europea per porre fine all'amalgama un decennio fa, ha dichiarato:
"La Dichiarazione di Berlino evidenzia una campagna decennale da parte dell'EEB per portare l'odontoiatria senza mercurio in tutto il continente. È ora che gli Stati membri si rimbocchino le maniche e aprano la strada ".

Florian Schulze di IG Umwelt Zahn Medizin, che ha ospitato il Summit e ha lanciato una
Campagna nazionale, ha detto: "La Germania può eliminare l'amalgama in anticipo, nel 2019. L'uso dell'amalgama ora è molto basso e i dentisti sono pronti ad effettuare il passaggio ad un'odontoiatria senza mercurio. Tutto quello che dobbiamo fare è apportare cambiamenti nel sistema assicurativo che siano equi per i dentisti e giusti per i consumatori ".

Philippe Vandendaele di Health Care Without Harm-Europe, ha dichiarato: "Abbiamo co-diretto la campagna per porre fine al mercurio in altri due dispositivi medici, termometri e sfigmomanometri, e ora l'Europa deve affrontare il lavoro sul terzo, l'amalgama dentale".

La dott.ssa Francesca Romana Orlando, giornalista e Vice Presidente di AMICA dichiara: "Non c'è alcuna ragione valida per cui si debba usare un potete veleno come il mercurio per la ricostruzione odontoiatrica quando ci sono tante alternative meno tossiche a base di resine e compositi, tanto più che in Italia non risulta ci siano produttori di amalgama e, quindi, non ci sarebbero nemmeno delle ricadute negative di tipo economico."

La dott.ssa Silvia Pleschka di Women Engage for a Future Future, ha dichiarato:
"La protezione sancita per i bambini, le donne incinte e le donne che allattano al seno deve essere estesa a tutti i livelli, nell'UE e altrove."



domenica 3 dicembre 2017

Italiani: preoccupati per la salute, i sintomi li cercano su internet


• Più di 1 adulto su 3 pensa di non essere in buona salute e il 40% ha sofferto di ansia nell'ultimo mese. Una delle cause principali? Il lavoro.

• Ancora basso il ricorso all'assicurazione sanitaria.



C'è la salute tra le preoccupazioni principali degli italiani. In linea con quanto avviene anche nel resto del mondo, le paure di una malattia grave (41%), della diffusione di pandemie (36%) o di soffrire di salute precaria (28%) pesano meno solo delle preoccupazioni legate a terrorismo (47%) e precarietà sul lavoro (43%). Oltre 1 italiano adulto su 3, infatti, ritiene che la propria condizione di salute non sia buona, ma solo "media" (27%) o "cagionevole" (7%).

È quanto emerge dal Consumer Attitudes Survey, indagine internazionale realizzata dal gruppo assicurativo Aviva - tra i leader in Europa e presente in Italia dal 1921 – sulla percezione della propria salute in 14 paesi del mondo.

ANSIA: NE HA SOFFERTO IL 40% NELLE ULTIME QUATTRO SETTIMANE
Alla domanda sull'ansia, il 40% degli italiani adulti afferma di averne sofferto nel mese precedente all'indagine. Un dato inferiore solo a quello dell'India, dove i livelli di ansietà si attestano al 60%.

Figura 1 Livelli di ansia nei vari paesi 

Sentirsi meno stressati, ansiosi o depressi, infatti, è in cima alle ambizioni di salute degli italiani (33%). Seguono il desiderio di dormire meglio (28%) e quello di perdere peso/migliorare la propria forma fisica (25%). La causa principale dello stress? Per 2 italiani su 5 è il lavoro. Una situazione che si riflette anche nelle fasce d'età più giovani: il 35% delle persone tra i 18 e i 34 anni teme un aumento del livello di stress e depressione nel corso dei prossimi 12 mesi, mentre l'insicurezza lavorativa è la preoccupazione principale per quasi la metà dei Millennials (1).

INVECCHIARE PREOCCUPA MENO DELLE MALATTIE
In cima alla lista delle preoccupazioni degli italiani legate al proprio benessere fisico, ci sono le patologie gravi (30%), che preoccupano ben più degli effetti dell'invecchiamento sulla salute (18%).

Nonostante in Italia la popolazione adulta utilizzi il web o le app come strumenti di pagamento o di gestione in misura minore rispetto agli altri paesi analizzati (-8%), quando si tratta di informarsi su sintomi o diagnosi mediche, gli italiani sono tra i più assidui nella ricerca di informazioni online (41%; +9%).

A proposito di ricerche online su sintomi e patologie, italiani e irlandesi (rispettivamente 41% e 39%) sono superati soltanto da turchi e indonesiani (rispettivamente 42% e 48%). Affidarsi al web per trovare questo genere di informazioni è una pratica meno diffusa in Cina (16%) e India (5%). Una curiosità: rispetto alla media degli altri paesi analizzati, gli italiani sono anche più propensi a leggere su forum e social media le esperienze di altre persone con stessi sintomi, patologie o disturbi.

ASSICURAZIONI SANITARIE
La salute risulta quindi essere tra le principali preoccupazioni degli italiani. Tuttavia meno di 1 partecipante al sondaggio su 10 afferma di possedere un prodotto assicurativo dedicato. I valori risultano invece più alti in altri Paesi europei come ad es. la Francia in cui la percentuale sale al 34%.

Nel dettaglio, tra gli italiani partecipanti al sondaggio, solo l'8% ha dichiarato di possedere un'assicurazione sanitaria privata e ancora meno – il 6% dei rispondenti – afferma di avere una forma di copertura sulle malattie gravi.

Arianna Destro, Chief Customer Officer di Aviva, ha commentato: "Nonostante la salute sia una preoccupazione centrale per gli italiani, il ricorso alle assicurazioni dedicate è ancora basso. Le polizze assicurative giocano un ruolo importante per garantire tranquillità e sicurezza e credo che spetti anche a noi, aziende leader nel panorama assicurativo nazionale, agevolare un cambiamento di prospettiva. Come Aviva, abbiamo già da tempo intrapreso questo percorso. Abbiamo messo a punto prodotti completi e allo stesso tempo semplici da comprendere e utilizzare, dedicati alla protezione della salute della persona e della famiglia. Inoltre stiamo già pensando al futuro, progettando soluzioni digitali e partnership con start up per costruire insieme nuovi servizi in questo ambito".

(1) Per Millennials si intendono i nati tra il 1980 e il 1995.


METODOLOGIA E CAMPIONE
Lo studio internazionale Aviva Consumer Attitudes Survey è stato condotto da IPSOS Mori su un campione di 1.000 adulti maggiorenni, tramite panel online, per ognuno dei seguenti paesi: Indonesia, Hong Kong India, Singapore, Turchia, Polonia, Italia, Spagna, Francia, UK, Irlanda, USA e Canada. Unica eccezione è stata la Cina, dove sono state condotte 1.515 interviste tramite una metodologia mista (panel online e interviste face-to-face). Le interviste sono state condotte nel periodo marzo-maggio 2017.
I dati sono rappresentativi del profilo della popolazione adulta presente sul web in ciascun paese.

Aviva offre una gamma di prodotti per la tutela della salute, pensati per rispondere alle esigenze tutti anche grazie a coperture flessibili e personalizzabili.

Chi è Aviva: Solidità, Semplicità, Innovazione: le 3 parole chiave di Aviva.

Solidità: Con oltre 300 anni di storia e 33 milioni di clienti in 16 Paesi, Aviva è uno dei principali gruppi assicurativi al mondo. Aviva Italia ha una capillare presenza sul territorio, grazie a oltre 500 agenzie plurimandatarie, consulenti finanziari e accordi con primari gruppi bancari italiani (come UBI Banca, Unicredit, Banca Popolare di Bari). 
Aviva Italia è un'azienda in crescita (utile operativo 2016 circa +10% vs.py), con oltre 550 dipendenti e riconosciuta tra le aziende "Top Employers Italia". Aviva vuole ricambiare la fiducia accordatagli dagli oltre 2 milioni di Clienti italiani, investendo in attività no-profit in Italia come ad esempio l'"Aviva Community Fund".

Semplicità: In un settore complesso e articolato, Aviva ha scelto la semplicità come codice base della relazione con i propri clienti con soluzioni e comunicazioni chiare, trasparenti e immediate.

Innovazione: Aviva investe sul futuro, sull'innovazione tecnologica "Fintech" per migliorare sempre più i rapporti con i clienti. Per questo, a livello mondiale ha creato tre centri di eccellenza: i "Digital Garage" di Londra, Singapore e Canada; e in Italia Aviva collabora con PoliHub, il centro-incubatore di start-up del Politecnico



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