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venerdì 16 settembre 2016

Antibiotico-resistenza: dichiarazioni dell'industria non possono essere garanzia per i consumatori



La recente inchiesta di Altroconsumo, che ha trovato contaminazioni da E.coli resistente agli antibiotici nel 63% di 40 campioni di pollo al dettaglio, ha evidenziato nuovamente che l'antibiotico-resistenza è un grave problema nel nostro Paese.  

CIWF Italia ribadisce che i piani di riduzione degli antibiotici dell'industria non possono fungere da garanzia per i consumatori. Il nostro Paese ha bisogno urgentemente di un piano cogente e dettagliato per monitorare e ridurre i consumi che tuteli la salute dei consumatori e il benessere degli animali. 

Resistenza alle cefalosporine – Altroconsumo ha analizzato 40 campioni di carne di pollo al dettaglio proveniente da macellerie e supermercati di Roma e Milano.
Ben il 63% di questi campioni era contaminato con Escherichia coli resistenti a diverse cefalosporine, che sono antibiotici di ultima generazione e rappresentano armi di vitale importanza per difendere la nostra salute.

Una situazione critica - L'inchiesta conferma quanto già denunciato più volte da CIWF Italia e quanto emerso a inizio anno con la pubblicazione del report ministeriale sull'incidenza di batteri antibioticoresistenti nel settore avicolo.

Per questo, CIWF Italia ha lanciato nei mesi scorsi una petizione al Ministro della Salute Lorenzin perché produca al più presto un piano di monitoraggio e riduzione dei consumi nel nostro Paese.

In Italia, infatti, la situazione è critica: non solo il 71% degli antibiotici venduti nel nostro Paese è destinato agli animali negli allevamenti, ma anche guardando esclusivamente all'utilizzo di antibiotici in zootecnia, l'Italia è il terzo maggiore consumatore tra i paesi europei.

Questo utilizzo indiscriminato è legato anche alle scarse condizioni di benessere animale con cui spesso vengono allevati gli animali.

Portati al limite delle loro possibilità fisiologiche si ammalano facilmente, ed essendo allevati in capannoni a decine di migliaia, è sufficiente che si ammali un solo animale perché diventi necessario trattare tutto il gruppo.

I piani di riduzione dell'industria – L'industria, con la supervisione del Ministero della Salute, ha avviato due piani di riduzione del consumo degli antibiotici, per il pollo e il coniglio, che però sono solo volontari. Inoltre i dati relativi a questi piani non sono pubblici: non sappiamo quanti allevamenti abbiano aderito, che tipo di allevamento questi conducano e in che modo vengano ridotti i consumi.

Senza queste informazioni è impossibile parlare in maniera affidabile di una riduzione percentuale del consumo di antibiotici.

Anche perché è importante sottolineare che la riduzione dei consumi di antibiotici non deve arrivare semplicemente con la fine del loro utilizzo, ma deve essere parte di un percorso di miglioramento degli standard di benessere, che renda sempre meno necessario l'utilizzo dei farmaci continuando a garantire agli animali una buona qualità di vita.

Necessario un piano cogente e trasparente – "Per affrontare il problema dell'antibiotico-resistenza abbiamo bisogno urgentemente di un piano obbligatorio per monitorare i consumi in maniera omogenea. La ricetta elettronica è già in uso in via sperimentale in alcune regioni e dovrebbe essere utilizzata al più presto in tutto il territorio nazionale" ha dichiarato Annamaria Pisapia direttrice di CIWF Italia Onlus che ha aggiunto: "I piani dell'industria, per il pollo e il coniglio, per quanto possano rappresentare un inizio, non possono sostituirsi a un piano nazionale, cogente e dettagliato redatto secondo criteri di massima trasparenza, che riduca i consumi di antibiotici negli allevamenti per proteggere la salute dei cittadini e tutelare il benessere degli animali. L'antibiotico-resistenza è un problema grave e urgente a livello globale, l'Italia devi assumersi al più presto le sue responsabilità."

APPROFONDIMENTI

Escherichia coli e antibiotico-resistenza


Escherichia coli è la più comune causa di infezioni del tratto urinario e del sangue, e può causare anche  meningiti. Queste infezioni devono essere trattate con antibiotici.
Le infezioni urinarie sono le seconde più comuni infezioni al mondo (dopo quelle respiratorie) con una stima di 150 milioni di casi all'anno.

Si prevede che l'antibiotico-resistenza potrebbe uccidere una persona ogni 3 secondi entro il 2050 e più di un terzo di questi decessi sarà causato da E.coli resistenti agli antibiotici. [1]

Le infezioni da E.coli resistente agli antibiotici stanno crescendo in Europa e in molti paesi extra europei.

Nel 2010  lo European Centre for Disease Prevention and Control (ECDC) ha descritto la sempre crescente resistenza agli antibiotic di E.coli come "eccezionale" [2],  e gli ultimi dati di ECDC mostrano che (nonostante la diffusa preoccupazione per i rischi per la salute umana provocati da E.coli), fra il 2011 e il 2014 la resistenza agli antibiotici-chiave come le moderne cefalosporine, i fluorochinoloni e le gentamicine è rimasta ad alti levelli o è addirittura aumentata [3].

La crescente resistenza agli antibiotici-chiave nelle infezioni da E.coli si traducono in più fallimenti nei trattamenti e in alcuni casi in serie infezioni del sangue. Nessun nuovo antibiotico è stato scoperto per trattare E.coli negli ultimi 35 anni.

L'uso eccessivo di antibiotici nella medicina umana è parte del problema, ma sono sempre di più le evidenze scientifiche provenienti da vari studi che  mostrano come l'uso routinario di antibiotici sugli animali negli allevamenti intensivi è un importante fattore che contribuisce alla resistenza di E.coli. [4].

  1. O Neill report
  2. European Centre of Disease Prevention and Control, 2011. Antimicrobial resistance surveillance in Europe 2010,
  3. European Centre of Disease Prevention and Control, 2015. Antimicrobial resistance surveillance in Europe 2014,
  4. www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/19508163, www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4424434/pdf/rstb20140085.pdf,
    http://amr-review.org/sites/default/files/Antimicrobials%20in%20agriculture%20and%20the%20environment%20-%20Reducing%20unnecessary%20use%20and%20waste.pdfhttp://www.thelancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140-6736(15)00473-0/abstract
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